La misura dell’uomo

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Titolo: La misura dell’uomo

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Giunti

Marco Malvaldi non si accontenta di scrivere le storie del “Bar Lume” con i suoi irresistibili vecchietti, ma appena può si dedica a qualcosa di diverso. Questa volta ha scritto un giallo storico con protagonisti Ludovico il Moro e Leonardo da Vinci.

La storia è ambientata nel 1493. Siamo nel Rinascimento, il mondo sta cambiando, Colombo è arrivato in America con le sue Caravelle, il sistema bancario si sta evolvendo facilitando gli scambi commerciali grazie alla diffusione delle lettere di credito. Milano sta attraversando uno dei suoi periodi migliori con Ludovico il Moro. Leonardo da Vinci frequenta il Castello per realizzare alcuni progetti commissionati proprio da Ludovico. Leonardo è già famoso come inventore, pittore, come uomo di scienza. La sua fama ha superato le Alpi e il re di Francia Carlo VIII invia a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto a Ludovico il Moro nella guerra contro gli Aragonesi ma anche con l’incarico segreto di rubare il famoso taccuino dove Leonardo scrive i suoi appunti e disegna gli schizzi dei suoi nuovi progetti, tra cui un fantomatico studio di un automa guerriero progettato per essere invincibile. Leonardo è anche impegnatissimo nella costruzione di un monumento equestre a cui Ludovico il Moro tiene tantissimo, la cui realizzazione è in grave ritardo. In tale situazione storica, un uomo viene trovato ucciso all’interno del Castello e le indagini conseguenti danno il via alla trama del giallo.

Il libro ricostruisce in modo eccellente la parte storica della trama e il lato “umano” di Leonardo, alle prese con vicende terrene quali l’indagine sull’omicidio che porta a scoprire una lettera di credito falsa che in qualche modo coinvolge il Leonardo stesso. Il libro descrive intrighi, giochi di potere, pettegolezzi che si svolgono dentro il Castello dove Ludovico Sforza, duca di Bari, esercita il potere come reggente in nome del nipote. Ludovico è sposato con Beatrice D’Este ma ama Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino, soggetto del famoso ritratto commissionato a Leonardo proprio da Ludovico il Moro. Esilarante il racconto del momento in cui Beatrice scopre che Tommaso ha ordinato a Leonardo il ritratto della sua amante che era stato fatto di nascosto, con sedute di posa notturne. Il libro è scritto da Marco Malvaldi che non si spaventa del blasone dei protagonisti e con il solito stile ironico e irriverente, con alcune parti in linguaggio “rinascimentale” ed alcune parti in toscano moderno, si lancia in una ricostruzione storica degna di un saggio “serio”, scritto da uno storico professionista. Il personaggio di Leonardo è descritto con ironia ed “umanità” inedite. Forse la parte più debole del libro è la parte del “giallo” che non riserba grandi emozioni dalle indagini e relativi sviluppi. Un libro che fornisce una visione inedita sul Rinascimento Italiano ed in particolare di Milano. Nel libro si sono alcuni disegni degli schizzi di Leonardo, una piantina ed una vista del Castello, una pianta di Milano ed una cartina dell’Italia dell’epoca, che impreziosiscono l’edizione stampata. Forse il libro meritava una copertina migliore.

A bocce ferme

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Titolo: A bocce ferme

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Sellerio

“A bocce ferme” è l’ultima opera di Marco Malvaldi, un romanzo giallo ambientato nella inesistente cittadina di Pineta con protagonisti il “gruppo” del Bar Lume, ossia Massimo Viviani titolare del bar, Tiziana contitolare e collaboratrice di Massimo, Marchino banconista, i quattro pensionati Aldo, Ampelio, Pilade e il Rimediotti, oltre ad Alice Martelli, vicequestore di Pineta e fidanzata di Massimo.

I 4 “nonni” spendono la maggior parte della giornata al bar per la disperazione affettuosa di Massimo che se li ritrova sempre tra i piedi e li invita di continuo a cambiare abitudini ma che in realtà non potrebbe fare a meno di loro.

La struttura del libro è quella ben collaudata dall’autore nei precedenti volumi. Succede qualcosa a Pineta, si apre una indagine ufficiale nella questura del luogo e parte contemporaneamente una indagine parallela nella questura non ufficiale, ossia nel Bar Lume, dove Massimo pilota i 4 nonni in modo da sfruttare le sue doti di risolutore di casi giudiziari avvalendosi dell’esperienza e delle conoscenze dei 4 simpatici vecchietti.

Questa volta il caso da risolvere è un vecchio omicidio del 1968 rimasto all’epoca senza colpevole. Le indagini su tale caso devono essere riaperte per via di una questione legata ad una eredità. Tutto inizia con la morte per malattia di Alberto Corradi, proprietario di una importante azienda farmaceutica toscana. La volontà del Corradi è di lasciare tutto al figlio Matteo, ma nel testamento in mano al notaio di Pineta, c’è anche scritto che Alberto Corradi si dichiara responsabile dell’omicidio del fondatore della fabbrica farmaceutica, Camillo Luraschi, padre putativo di Alberto Corradi. L’inchiesta di omicidio viene riaperta dato che Matteo Corradi non potrebbe ereditare ciò che il padre avrebbe ereditato grazie ad un delitto. L’indagine è affidata al vicequestore Alice Martelli e di conseguenza tutto il Bar Lume è coincolto nel caso.

Il libro racconta alcuni episodi che caratterizzarono il 1968 in Toscana, periodo in cui i 4 nonni erano nel pieno delle forze e risulteranno anche protagonisti di alcuni dei fatti principali avvenuti all’epoca. Un riferimento ad un periodo storico importante per l’Italia moderna, che arricchisce il volume di ulteriori spunti interessanti.

Il punto di forza dei libri del Bar Lume non è mai il caso da risolvere. Il vero scopo del romanzo è quello di dare spazio e voce ai protagonisti ed in particolare ai 4 nonni, che rappresentano il pensiero comune, il buon senso delle persone meno istruite ma con esperienza e sale in zucca, che risultano veri e propri maestri di vita. Tra battute, scherzi, prese in giro, tra una risata e l’altra, si racconta l’Italia di provincia, con i suoi pregi e difetti, con le sue storie non sempre edificanti. Nei libri di Malvaldi, le soluzioni dei casi non sono mai banali, sono sempre frutto di intuizioni geniali, in genere di Massimo, vero e proprio investigatore mancato. L’umorismo regna sovrano, con battute a volte ciniche a volte cattive, ma sempre con un elevato grado di comicità. I libri di Malvaldi divertono e nello stesso tempo fanno pensare, con uno stile originale che rende la lettura sempre piacevole ed a tratti esilarante. E’ questo il il motivo principale del grande successo editoriale che hanno i suoi libri.

“A bocce ferme” non deluderà i lettori affezionati. Per coloro che non conoscono la serie, consiglierei di cominciare dai primi libri e leggerli in ordine cronologico.

Scrittori Ingegneri

La passione per la lettura risale a molti anni fà. Più recente la passione per la scrittura.

Per convincermi che nulla è impossibile, sono andato a cercare esempi di ingegneri che hanno avuto successo come scrittori.

I più famosi sono senza dubbio:

  • Fyodor Dostoyevsky
  • Robert Musil
  • Carlo Emilio Gadda

Altri esempi italiani sono:

  • Andrea Barbato
  • Claudio Calabrese
  • Roberto Costantini
  • Luciano De Crescenzo
  • Patrik Fogli
  • Leonardo Sinisgalli
  • Roberto Vacca

Se la ricerca si estende ad altre specialità scientifiche, quali la chimica, l’elenco si arricchisce con:

  • Elias Canetti
  • Primo Levi
  • Marco Malvaldi

Niente male vero ?