L’enigma della camera 622

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Titolo: L’enigma della camera 622

Autore: Joël Dicker

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Milena Zemira Ciccimarra

Lo scrittore Joël Dicker  è uno dei protagonisti della storia che inizia con lui che sta scrivendo un romanzo da dedicare al suo editore, Bernard de Fallois, morto nel 2018, l’anno in cui il libro è ambientato. Reduce da una delusione sentimentale, Dicker decide di trascorrere qualche giorno di vacanza in montagna, presso il Palace de Verbier, un lussuoso hotel della famosa località alpina. Dicker alloggia nella stanza numero 623. La sua vicina di stanza è una affascinante donna inglese, bella e curiosa, che subito stabilisce un contatto con lo scrittore. Ovvio che sia bellissima, Dicker non sarà Proust ma mica è tonto. Se deve dividere l’avventura con una donna sconosciuta è chiaro che se la sceglie come si deve. La stanza della donna ha il numero 621 bis. L’anomalia nella numerazione delle stanze incuriosisce la coppia che inizia ad indagare sul motivo della non esistenza della stanza numero 622. Dicker e la sua nuova amica iniziano una indagine personale su quanto accaduto quindici anni prima. Dopo qualche ingenuo tentativo di depistaggio da parte del personale dell’albergo, i due improvvisati detective scoprono che l’Hotel de Verbier aveva ospitato la festa annuale di una famosa Banca d’Affari di Ginevra fino a 15 anni prima, quando accadde qualcosa di tragico legato proprio alla stanza numero 622. I due non demordono e affrontano le indagini con attenzione e determinazione.

La trama mette insieme due romanzi, uno quello che vede Dicker e la sua amica indagare sui fatti relativi al mistero della stanza 622 e l’altro che racconta le trame e le vicende che si svolsero attorno alla Banca Ebezner, una delle banche d’affari più importanti di Givevra, che culminarono con quanto accaduto nella stanza 622 dell’Hotel de Verbier. Dicker nella parte che lo vede protagonista riesce sia a rendere omaggio al suo editore, a cui lo lega vera ammirazione e stima incondizionata, che a descrivere il suo modo di scrivere, come costruisce le sue trame e come è la sua routine quotidiana quando è impegnato nella scrittura di un romanzo.

Il racconto su svolge su diversi piani temporali e racconta le avventure di molti personaggi, dai banchieri vecchio stampo, alle nuove generazioni meno accorte ed imprudenti, madri e figlie scappate dal paese di origine e rifugiate in Svizzera alla ricerca di un migliore futuro e di un buon matrimonio, romantici sognatori ed i loro figli ambiziosi e coraggiosi. Si raccontano amori, speranze, delusioni, dolori, complotti, trame, giochi sotterranei e sotterfugi, piccoli e grandi imbrogli, giustificati dal potere e dai soldi che la banca Ebezner è in grado di garantire ai suoi dirigenti. C’è di tutto in questo libro, una trama complessa ed articolata, resa in modo chiaro ed affascinante da Dicker che si conferma come scrittore di talento e ottimo produttore di best sellers. Questo libro costringe il lettore ad essere come il passeggero di un carrello lanciato a folle velocità sulle montagne russe, non può che subire il percorso e le relative emozioni, senza potere fare altro, senza poter scendere. Un libro dove nessuno è come sembra, dove i personaggi appaiono per quello che non sono per poi apparire in modo nuovo, diverso, sorprendente. Un susseguirsi di emozioni e colpi di scena che si esaurisce solo con l’ultima pagina del libro. Vi consiglio di leggerlo senza farvi troppe domande. E’ divertimento puro.

La scomparsa di Stephanie Mailer

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Titolo: La scomparsa di Stephanie Mailer

Autore: Joel Dicker

Editore: La nave di Teseo

Il libro si presenta come un mattone di elevato spessore che incute una certa soggezione. 704 pagine non sono facili da affrontare. Sono in vacanza e le ore giornaliere da dedicare alla lettura possono essere tutte quelle che servono per terminare velocemente La scomparsa di Stephanie Mailer, un thriller ben scritto da Joel Dicker. La grafica della copertina è accattivante, il richiamo ai precedenti romanzi dell’autore, La verità sul caso Harry Quebert e Il libro dei Baltimore sono un ottimo ulteriore motivo per acquistare il volume.

La vicenda si svolge su due piani temporali e racconta tante vicende parallele di personaggi con professioni, estrazioni sociali, età e provenienza le più disparate, che in qualche modo sono legati a Orphea, una cittadina inventata dello stato di New York, nella prestigiosa zona degli Hamptons, all’estremità orientale di Long Island, dove hanno la casa delle vacanze molti abitanti benestanti di New York.

Il 30 luglio 1994 Orphea è pronta ad inaugurare la prima edizione del festival teatrale ma un fatto criminale scolvolge tutti i programmi della giornata. Il sindaco della cittadina viene ucciso insieme alla moglie ed il figlio mentre si trovavano a casa. Di fronte alla casa del sindaco viene trovato anche il cadavere di una donna che era impegnata in una seduta di jogging. Il caso di quadruplo omicidio fu risolto da due agenti del comando della polizia locale, Jesse Rosemberg e Derek Scott.

Il 23 giugno 2014 Jesse Rosemberg, ormai prossimo alla pensione, viene avvicinato dalla giornalista Stephanie Mailer che gli dice che il caso del 1994 non è stato in realtà risolto, che il colpevole individuato a suo tempo non è il vero responsabile del plurimo omicidio. La donna subito dopo aver incontrato il poliziotto sparisce. Viene denunciata la sua scomparsa e iniziano le indagini alla scoperta di che fine ha fatto la donna. Nello stesso tempo ripartono anche le indagini sui fatti del 1994 che vedono sempre Jesse e Derek impegnati a scoprire cosa c’era di sbagliato nel loro lavoro di vent’anni prima. Da qui inizia una storia fatta di intrecci con il passato, nuovi crimini, eventi, coincidenze, nuove piste e nuovi indizi, conclusioni errate, storie d’amore, storie di infedeltà, violenze domestiche, disagi giovanili, di tutto di più.

Tutte le storie parallele risultano avvincenti e congruenti con la trama, nulla è superfluo, nonostante la complessità e la lunghezza del libro. Il lettore con il passare delle pagine si trova quasi ammaliato dalla storia e non riesce ad interrompere la lettura, trovando sempre nuovi motivi di interesse per continuare pagina dopo pagina fino alla fine.

Joel Dicker è molto bravo a scrivere libri con trame complesse, con tanti personaggi, centellinando indizi e particolari della storia con grande abilità e tempismo, riuscendo a tenere sempre altissima la tensione del racconto, senza mai dilungarsi ma cambiando continuamente scena, personaggi, piano temporale. Nel finale lo scrittore si è anche divertito a rendere possibili eventi che sono il contrario di quello che si sarebbe aspettato, quasi a dimostrare che la realtà non è quello che dovrebbe essere.