L’uomo perduto

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Titolo: L’uomo perduto

Autore: Jane Harper

Editore: Bompiani

Traduzione: Claudia Valentini

Siamo abituati a considerare l’Australia spendente delle città simbolo di modernità, del mare, della vita allegra all’aperto, delle spiagge meravigliose, dello sport e del divertimento. L’Australia dell’Uomo perduto è tutt’altro ed è perfettamente descritta dalla copertina del libro. Immense distese di terra, caldo che uccide, vite solitarie nei ranch dedicate all’allevamento del bestiame, tanto lavoro, pochi contati sociali, una natura dura e spietata da prendere sempre con le dovute cautele.

I fratelli Bright non si ritrovano spesso. Questa volta però è diverso. Nathan e Bub guardano il corpo di Cameron esanime, bruciato dal sole, per terra, a tre ore di auto dal suo ranch. Nessuno si spiega come mai Cameron fosse in quel luogo, senza auto, lontano da tutto. Sembrerebbe un suicidio, ma non era da lui un gesto del genere. Suicidio o omicidio, in ogni caso i motivi della sua morte sono da ricercare nella sua vita familiare. Cameron non aveva altro.

Una storia ambientata nell’outback, quella sconfinata area semi desertica interna dell’Australia, anche definito il cuore rosso, per via del colore della terra. La vita nei ranch è molto diversa da quella delle città. C’è solo da lavorare, curare il bestiame, tenere le scorte in casa, cercare di non impazzire per la solitudine. La storia racconta le vicende delle famiglie dei fratelli Bright, il passato ed il presente, invidie sopite e violenze nascoste, la loro gioventù, il timore di un passato che potrebbe ritornare. Chi nasce nell’outback e sopporta la vita che la natura impone, non studia, non ha distrazioni, può solo seguire i ritmi imposti dalla terra, pagandone le conseguenze. Il romanzo ha una ambientazione particolare, descritta alla perfezione, senza ripetizioni, riuscendo sempre a trovare nuovi punti di vista o dettagli utili alla formazione della giusta atmosfera per la storia, con il sole, la polvere, gli ambienti sterminati, la natura ostile e mai accogliente. Una trama con ritmo costante ma incessante, con la verità che viene fuori lentamente ma inesorabilmente.

La forza della natura

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Titolo: La forza della natura

Autore: Jane Harper

Editore: Bompiani

La forza della natura è il secondo libro di Jane Harper che vede tra i protagonisti l’agente federale Aaron Falk, già presente il primo libro dell’autrice, Chi è senza peccato e la sua collega Carmen Cooper.

La storia è ambientata in Australia nella zona montuosa detta Giralang Ranges, nelle vicinanze di Canberra. Una società finanziaria ha organizzato un trekking per gli impiegati, quelle iniziative che tanto piacciono ai responsabili delle risorse umane per fare gruppo, migliorare il gioco di squadra, rinsaldare i rapporti interpersonali. La zona impervia, le difficoltà ad orientarsi, la poca dimestichezza con le mappe, le attrezzature non proprio confortevoli, non mettono a loro agio i partecipanti fin dalla partenza. La vita a contatto con la natura accresce le difficoltà relazionali invece di migliorarle. Le squadre partecipanti sono due, una composta da soli uomini e l’altra composta da sole donne. Dopo qualche giorno al campo base torna la squadra delle ragazze ma sono quattro invece di cinque, manca Alice Russel, la persona più brillante e intraprendente del gruppo. Le quattro superstiti non sanno dare una spiegazione sul motivo della scomparsa. Partono subito le ricerche ma data la zona impervia e piena di pericoli da subito si teme per la sua vita. Alice, oltre ad essere una persona dalla forte indole e dalle indubbie doti professionali, è un testimone chiave in una inchiesta su reati finanziari e riciclaggio di denaro sporco che investe proprio la società per cui lavora, pertanto le indagini cercano di scoprire eventuali collegamenti tra la scomparsa e la particolare posizione di Alice.

La trama racconta storie personali, rapporti tra sorelle, relazioni tra persone che lavorano nella stessa azienda con ambizioni, storie e desideri diversi, con rancori e risentimenti sopiti dalla routine lavorativa quotidiana che invece emergono in tutta la loro carica violenta durante la convivenza forzata dovuta alla partecipazione al trekking. Ci sono anche problemi tra due adolescenti per alcune foto pubblicate sui social. A complicare le relazioni tra i protagonisti, le difficoltà relazionali di giovani figli con i loro genitori. A rendere la storia ancora più contorta c’è la presenza, nella zona in cui è scomparsa Alice, di un serial killer di nome Martin Kovac, che si teme possa aver ucciso la donna. La trama del thriller rende tutti i protagonisti possibili colpevoli o collaboratori dei colpevoli. La verità si coprirà solo alla fine del libro senza che nessun indizio possa indirizzare il lettore verso la soluzione. Un buon thriller, scritto in modo brillante. La storia ha qualche similitudine con Picnic ad Hanging Rock, scritto nel 1967 da Joan Lindsay, per via dell’ambientazione in Australia, della scomparsa di due ragazze in una zona impervia, il richiamo alla forza ed ai misteri della natura.