La Parata

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Titolo: La Parata

Autore: Dave Eggers

Editore: Feltrinelli

Traduzione: Francesco Pacifico

Un libro ambientato in un indefinito paese del Terzo Mondo appena uscito da una lunga e sanguinosa guerra civile. Per celebrare l’armistizio tra le fazioni in lotta viene organizzata una parata che si dovrà svolgere su una nuova strada che sarà costruita per unire il Nord del paese, più avanzato, con il Sud, più arretrato, per garantire prosperità e benessere per l’intero paese. Una opera pubblica di grande utilità a vantaggio di tutti. Ma sarà proprio così? Il lavoro viene commissionato ad una impresa del Primo Mondo che invia due tecnici specializzati che utilizzeranno una macchina futuristica capace di costruire 23 chilometri di strada al giorno, quindi capace di completare l’opera in soli 10 giorni. La strada sarà perfettamente dritta, un vero prodigio tecnologico per la velocità di realizzazione e la qualità del lavoro finito. I tempi per la costruzione sono strettissimi, non c’è da perdere una sola ora di lavoro per rispettare il programma, le conseguenze di un ritardo sarebbero disastrose, per i due tecnici ed anche per l’Azienda costruttrice. I due tecnici non hanno un nome, solo un numero li contraddistingue, ossia Quattro e Nove. Parole semplici, facili da ricordare.

Numero Nove ha il compito di guidare un quad e di liberare la strada da eventuali ostacoli e per evitare qualsiasi tipo di intoppo che possa rallentare l’azione della macchina asfaltatrice, chiamata RS-80, guidata da numero Quattro, un lavoratore esperto, affidabile e rispettoso dei regolamenti.

I due sono uno il contrario dell’altro. Quattro ligio al dovere, segue le regole, non vuole avere contatti con la popolazione locale, vuole fare il suo lavoro senza problemi per poter tornare a casa in fretta evitando qualsiasi tipo di imprevisto all’Azienda. Numero Nove invece ha continui rapporti con la popolazione locale, cena con loro, passa le serate con chi incontra per strada, tutti comportamenti proibiti dal regolamento e anche pericolosi. Nove correrà grandi rischi e metterà a repentaglio la riuscita della costruzione della strada, che solo grazie all’impegno di Quattro sarà portata a termine. Ma non solo, Nove con i suoi comportamenti costringerà Quattro ad affrontare problemi di natura etica, cose a cui è del tutto impreparato.

Un racconto allegorico, tutta l’azione è finalizzata alla costruzione della strada per lo svolgersi dell’attesa parata. Il racconto mostra come le vere intenzioni di tante iniziative vengono scoperte solo quando è troppo tardi e di come anche le migliori intenzioni possono portare a risultati nefasti. Le differenze di comportamento tra Quattro, razionale e poco comunicativo, e Nove, più umano ed estroverso, rappresentano anche gli estremi dei comportamenti di molte persone appartenenti ad alcune società moderne. Alcuni comportamenti sembrano meritori di approvazione ma in realtà facilitano chi persegue il male, mentre chi apparentemente ha comportamenti da disapprovare in realtà è meno pericoloso di quanto sembri. C’è anche un episodio in cui sono tirate in ballo le ONG, in particolare un episodio in cui una presunta dottoressa non si comporta come ci si sarebbe dovuto aspettare, quasi a voler sottolineare come in alcune circostanze le ONG si trovano a svolgere funzioni che non sono adatte alle loro organizzazioni.

Dave Eggers è un autore schietto ed autentico, che si preoccupa di comprendere il mondo in cui viviamo per quello che è, senza fermarsi alle apparenze, a cui piace scrivere libri originali e in qualche modo visionari. In questo libro è andato oltre, raccontando un futuro molto prossimo, anzi in buona parte già in essere, in una ambientazione indefinita e in un tempo indefinito, scrivendo un romanzo con molti significati nascosti ed enigmatici che lascia il lettore pieno di dubbi e di domande. Alcune risposte possono essere trovate osservando quanto è accaduto in alcuni paesi africani negli ultimi anni.

Il censimento dei radical chic

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Titolo: Il censimento dei radical chic

Autore: Giacomo Papi

Editore: Feltrinelli

Siamo nel futuro prossimo di una Italia che ha subito molti cambiamenti dovuti alla definitiva affermazione del populismo come metodo per conquistare il consenso adottato dagli ultimi governi. In questa nuova Italia è proibito parlare in modo forbito, esprimere pensieri complessi, la semplicità del linguaggio è ormai garantita dalle leggi dello stato. Gli intellettuali sono una scomoda eredità del passato, danno fastidio con la loro spocchia e presunzione, meritano una giusta lezione. La prima vittima del nuovo volere popolare è il professor Prospero, colpevole di aver citato Spinoza durante un dibattito televisivo. Il povero accademico viene ritrovato sul pianerottolo di casa sua, massacrato di botte da alcuni sconosciuti. Il ministro degli interni approfitta dell’omicidio per istituire il “Registro Naturale degli intellettuali e dei radical chic”, un censimento di coloro che per titoli accademici, studi e letture “si credono più intelligenti degli altri”. La scusa è proteggerli, in realtà li si vuole intimorire e schedare, per controllarli e possibilmente isolarli. Molti di loro non ci cascano e svuotano le librerie, nascondono i libri e buttano via quei capi di abbigliamento che sono il segno caratteristico dell’appartenenza alle fazioni “radical chic” come golfini di cachemire, giacche di velluto a coste, morbide sciarpe dai colori pastello. La figlia del professor Prospero, Olivia, residente da anni a Londra, torna in Italia per il funerale del padre e scopre un paese cambiato in modo incomprensibile. Svolge una sua personale indagine per capire le cause che hanno provocato l’omicidio del padre. Inizia un viaggio tragicomico nell’assurda situazione che sta vivendo l’Italia narrata nel romanzo, raccontata in termini paradossali ma verosimili nel contesto del libro.

Giacomo Papi ha scritto un libro breve, facile, non poteva fare altrimenti, come garantito dal timbro nella quarta di copertina che assicura che “Questo libro non contiene parole difficili.” Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana DL, 17/6, n. 1728”, con una scrittura scorrevole, ironica e tagliente. Molto divertente l’idea di inserire le note a piè di pagina scritte dal funzionario incaricato della semplificazione dei testi dell’apposito ministero. Il libro descrive un paese immaginario che assomiglia molto all’Italia del presente proiettata in un futuro prossimo. Ma anche altri Paesi Occidentali potrebbero trovarsi in condizioni simili, non siamo soli. Le politiche populiste hanno lo scopo preciso di assecondare gli istinti delle persone, per ottenerne più facilmente il consenso. I liberi pensieri sono difficili da prevedere, da controllare. Le emozioni delle persone sono governate da regole ben precise che sono state studiate in modo scientifico dal marketing, prima con lo scopo di vendere più facilmente i prodotti di largo consumo, ora con lo scopo di guadagnare il consenso politico. Il libro rappresenta in modo paradossale le conseguenze portate all’estremo del fenomeno della semplificazione, già presente in molte forme nella nostra società. Il calo dei lettori dei quotidiani, chi ormai legge gli articoli di fondo, il calo delle vendite dei libri, chi ormai perde tempo a leggere volumi che non sono più di moda neanche come oggetti di arredamento. I talk show televisivi, dove conta solo chi urla di più, senza dare spazio a chi vorrebbe argomentare in modo pacato ma completo. Lo scenario raccontato nel “Censimento dei radical chic” non è così vicino per fortuna, ma la tendenza è in atto e non è affatto incoraggiante. Ci vorrebbe un cambio di tendenza, soprattutto per dare alle nuove generazioni gli strumenti per imparare a pensare con la propria testa. L’Italia è già un paese in declino economico e culturale e certo non ha bisogno di peggiorare la sua situazione.

Il finale del libro prende spunto da “Farhenheit 451”, ma è un rendere omaggio al capolavoro di Ray Bradbury, non una banale scopiazzata. Almeno lo spero.

Cari fanatici

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Titolo: Cari fanatici

Autore: Amos Oz

Editore: Feltrinelli

Traduzione: Elena Loewenthal

La recente scomparsa di Amos Oz ha riportato i suoi libri in primo piano sugli scaffali delle librerie. Tra i vari titoli disponibili ho scelto “Cari fanatici”, una raccolta di tre saggi, “Cari fanatici, Tante luci e non una luce, Sogni di cui Israele farebbe bene a sbarazzarsi il prima possibile” che raccolgono frasi, concetti, ricordi e pensieri dell’autore elaborati dalla sua esperienza e anticipati nelle varie occasioni pubbliche a cui aveva partecipato. Il libro è breve ma ogni parola pesa ed ha valore, sia per chi la pensa come l’autore ma anche per i suoi detrattori. Amos Oz è da sempre un fautore del dialogo tra Israele e Palestina ed è favorevole al riconoscimento dello stato palestinese per porre fine al conflitto arabo israeliano e imboccare in medio oriente una nuova strada verso una pace duratura costruita su basi solide. Lo scopo del libro è quello di dimostrare come il fanatismo sia il principale male dei nostri tempi e nello stesso tempo fornire argomenti logici e solidi per contrastare con la ragione le tesi dei fanatici di ogni tipo. La scrittura di Amos Oz è sempre chiara ed incisiva, ricca di esempi e riferimenti alla cultura e storia del suo paese, alle sacre scritture, alle parole ed insegnamenti dei suoi avi. Amos Oz ci indica la strada della moderazione per affrontare gli argomenti dei fanatici, che non vuol dire essere pacifista ad oltranza o cedere sempre l’altra guancia; gli assassini vanno puniti, così come la prepotenza che è la madre della violenza. Per combattere i fanatismi possiamo usare armi non convenzionali, come la fantasia e l’ironia, trasformare gli slogan in azioni concrete per far venire fuori le contraddizioni contenute nelle parole stesse dei fanatici, per fare breccia nel muro che il fanatico costruisce contro i suoi nemici. Un libro che esprime idee coraggiose, destinato a tutti noi, per aiutarci a non cadere nelle trappole tese dai nemici della nostra civiltà.

Le assaggiatrici

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Titolo: Le assaggiatrici

Autore: Rosella Postorino

Editore: Feltrinelli

Rosella Postorino per scrivere il romanzo “Le assaggiatrici” si è ispirata alla storia vera di Margot Wolk che è stata assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf.

Nel libro la protagonista è Rosa Sauer, appena arrivata nel 1943 da Berlino a Gross Partsch, un villaggio vicino al quartier generale di Hitler. Rosa è fuggita dai bombardamenti ed ha raggiunto il paese di suo marito, spedito a combattere in Russia, mentre lei è ospite a casa dei suoceri. La vita della giovane Rosa cambia improvvisamente quando viene scelta, insieme ad altre 9 donne, per diventare “assaggiatrice” del cibo che quotidianamente viene servito ad Hitler ed al suo entourage. Il Fuhrer teme di essere avvelenato da uno dei tanti nemici che si stannno prodigando per farlo fuori con tutti i mezzi possibili. Le donne mangiano il cibo preparato per Hilter e vengono tenute sotto osservazione, se entro un’ora non ci sono stati problemi per nessuna delle assaggiatrici, il cibo sarà servito alla tavola del Fuhrer. Il libro racconta la guerra e la follia del nazismo dal punto di vista molto particolare delle “assaggiatrici”, donne in qualche modo privilegiate dato che invece di patire la fame, come tutti i loro familiari e concittadini, hanno la possibilità di mangiare tre volte al giorno, quasi sempre pietanze prelibate, privilegio che potrebbe anche essere la loro condanna a morte in caso di avvelenamento del cibo. Consapevoli dei rischi che corrono, le donne vivono la loro vita, le loro passioni, emozioni e desideri, nonostante l’angosciosa condizione di “assaggiatrici” e le ristrettezze e pericoli della guerra unita alla ferocia con cui il regime nazista teneva a bada i cittadini tedeschi e rastrellava gli ebrei per farli fuori. Le assaggiatrici dividevano la loro giornata con soldati dell’esercito tedesco che nonostante la fedeltà incondizionata ad Hitler ed al suo regime oltre che alla rigida disciplina militare, trovavano spazio per innamorarsi, cedere alle tentazioni, intenerirsi e rendersi capaci anche di gesti umanitari nei confronti delle assaggiatrici, che a loro volta con cinismo ed egoismo, tendevano a sfruttare ogni situazione che potesse garantire dei vantaggi. E’ la vita che fà il suo corso normale anche quando le condizioni sembrerebbero impedire qualsiasi forma di rapposto umano, è la forza di vivere e di sopravvivere che ha il sopravvento su tutto, anche sul male assoluto rappresentato da Hitler e i suoi adepti. Un libro di sentimenti e di emozioni, di storie di persone semplici e spesso sfortunate, capaci di trovare la forza di sopravvivere a tutto quello che di terribile sta accadendo attorno a loro. Un ottimo libro, scritto in modo impeccabile con molta misura e delicatezza in tutte le molteplici situazioni. Un finale a sorpresa del tutto imprevedibile. Ho trovato la copertina poco rappresentativa del contenuto del libro.

 

Eseguendo la Sentenza e Un atomo di verità

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Titolo: Eseguendo la sentenza

Autore: Giovanni Bianconi

Editore: Corriere della Sera

 

Titolo: Un atomo di verità

Autore: Marco Damilano

Editore: Feltrinelli

 

Due libri sul caso Moro. Un rapimento iniziato con una strage (i cinque uomini della scorta) e concluso con l’omicidio dell’uomo politico più importante dell’Italia dell’epoca.

Un evento tanto crudele quanto misterioso che dopo 40 anni rimane avvolto dalla nebbia delle bugie, dei depistaggi, delle false ricostruzioni, delle strane presenze sul luogo del rapimento.

Due libri abbastanza diversi tra loro, il primo è una cronaca dei 55 giorni del rapimento, iniziato il 16 marzo 1978 e concluso il 9 maggio 1978, il secondo è più un racconto di sentimenti e di emozioni legate ai personaggi e luoghi coinvolti nella storia. I due libri citati in questo post non fanno nuova luce sui misteri legati a quanto accaduto nel 1978, ma tengono accesa l’attenzione dell’opinione pubblica su un evento che ha troppe ombre e zone oscure su cui dovrà essere fatta chiarezza. 40 anni sono troppi per non essere riusciti a fare piena luce sul rapimento Moro.

Tanto per mantenere viva la memoria su altri omicidi dell’epoca, un triste elenco:

Oltre ad Aldo Moro, il 9 maggio 1978 fu ucciso Peppino Impastato, giornalista antimafia.

Il 20 marzo 1979 fu ucciso il giornalista Mino Pecorelli.

Il 21 luglio 1979 fu ucciso Boris Giuliano, Capo della Mobile di Palermo

Il 25 settembre 1979 fu ucciso il giudice Cesare Terranova.

Non dobbiamo dimenticare. Dobbiamo continuare a pretendere che la verità venga alla luce.