Resto qui

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Titolo: Resto qui

Autore: Marco Balzano

Editore: Einaudi

Curon è un paese del Sudtirolo, al confine di Italia, Austria e Svizzera, dove è ambientato il romanzo “Resto qui” di Marco Balzano. Trina è la voce narrante, una donna forte e coraggiosa che racconta la sua vita alla figlia, che ha abbandonato la famiglia con gli zii quando era ancora piccola, senza più ritornare. Trina non smetterà mai di pensare alla figlia e di sperare nel suo ritorno. La vita a Curon è molto dura. Una valle in cui il tempo si è fermato, dove il progresso sembra non arrivare mai. Una popolazione da sempre divisa tra Austria ed Italia, ma a conti fatti dimenticata da entrambi gli Stati. La narrazione abbraccia il ventennio fascista, la Seconda Guerra Mondiale e l’immediato dopoguerra. Gli abitanti divisi tra la sfiducia verso gli italiani e la speranza vana nella Germania di Hitler. Una vita dura, fatta di fatica e povertà, sempre a curare gli animali, a lavorare nei campi, pochi soldi, tanto freddo e nessuna possibilità di cambiare. Sarà il dopoguerra a segnare per sempre il destino del piccolo paese, più di quanto non abbiano saputo fare due dittature ed una guerra. Curon sarà sepolta dall’acqua dopo che una enorme diga fu costruita per soddisfare la crescente richiesta di energia elettrica. Non serviranno a nulla le proteste dei cittadini, il tentativo di coinvolgere le autorità ecclesiastiche, il Papa, i politici di Roma. Il destino del piccolo paese è stato deciso nel nome del progresso. I suoi abitanti dispersi, cancellati, non riceveranno mai risarcimenti adeguati, nessuno avrà rispetto per le persone e per la loro storia. Trina da giovane voleva fare l’insegnante, ma la lingua tedesca era stata proibita dal fascismo e lei insegnava di nascosto. Il marito Erich partì per il fronte, tornò ferito nel fisico e nell’anima, disse che non sarebbe tornato a combattere. Quando fu guarito e pronto per essere di nuovo arruolato, disertò e fuggi sulle montagne con Trina, mentre il loro figlio maschio si arruolava nelle truppe del Reich. La fine della guerra coincise con l’inizio dei lavori della diga e la piccola comunità di Curon si trovò da sola a combattere la costruzione della diga, contro il progresso che non si può fermare, contro l’arroganza del potere. I progressi dei lavori coincisero con la definitiva sconfitta della comunità, che dovette osservare inerme anche la distruzione del suo cimitero, prima che tutto fosse sepolto per sempre. Il paese fu invaso dalle acque, nulla potè evitare il drammatico evento. Un libro appassionato ed emozionante, che racconta la storia della piccola valle vista dagli occhi di chi ha sempre perso, di chi è sempre stato dalla parte sbagliata. Ma anche di chi non ha mai smesso di amare la sua terra in tutte le circostanze e di difenderla anche quando non c’èra possibilità di vincere. E’ la battaglia dei vinti contro il potere, l’orgoglio delle proprie origini che dà la forza a chi vuole combattere contro chi vuole distruggere una comunità, nel nome di un progresso che non sempre va nella direzione giusta. La diga fu costruita, una piccola civiltà fu distrutta, risibili furono i benefici. L’energia elettrica prodotta fu pochissima e la centrale fu dismessa molto presto. Il campanile che emerge dalle acque del lago, raffigurato nella bellissima copertina, è il monito lasciato per le generazioni future, di come inseguire il progresso, quando non tiene contro della storia e del rispetto per le persone, può fare molti più danni rispetto ai possibili benefici.

Il respiro del sangue

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Titolo: Il respiro del sangue

Autore. Luca D’Andrea

Editore: Einaudi

Luca D’Andrea è un giovane scrittore nato e cresciuto a Bolzano dove tutt’ora vive. Il protagonista del suo romanzo “Il respiro del sangue” si chiama Tony Carcano e di mestiere fa lo scrittore di libri “rosa”. Tony Carcano vive per scrivere, si è isolato dal mondo esterno, divide la sua casa con Freddy, un simpatico cane San Bernardo, e con la sua domestica, di nome Polliana. Il suo consulente legale è l’avvocato Tante Frida, che è anche sua amica affidabile e battagliera. Tony lavora con impegno e si gode i meritati guadagni delle vendite dei suoi libri vivendo in una comoda casa e guidando una auto storica affascinante e prestigiosa come la sua Ford Mustang, di colore rosso, una icona di stile e di potenza, sogno di molti appassionati collezionisti di auto. La vita forse monotona di Tony viene improvvisamente movimentata dall’irruzione di Sibylle, figlia ventenne di Erika, una donna morta annegata nel 1999 in un laghetto della località di Kreuzwirt, in Sud Tirolo. Sibylle percorre in motocicletta il tragitto fino a Bolzano per incontrare Tony che si vede raggiunto da una ragazza in corti short con ìn mano una foto in cui lui appare sorridente accanto al cadavere di Erika. Sibylle chiede a Tony perchè, ma non aspetta la risposta e stampa un sonoro ceffone sulla faccia dello scrittore. Sibylle non vuole credere alla versione delle autorità che hanno archiviato come “suicidio” la morte della madre Erika ed inizia una personale indagine per scoprire la verità, partendo proprio da Tony Carcano.

Inizia una avventura che unisce storie del passato e del presente, persone scomparse e presunti testi magici, racconti esoterici e favole per bambini, simboli misteriosi e spaventose credenze popolari, violenza e follia. C’è di tutto nel “Respiro del sangue”.

Luca D’Andrea ha messo insieme tanti ingredienti diversi creando un thriller con una trama articolata e ingegnosa, riuscendo a dare al racconto un ottimo ritmo che tiene alta l’attenzione del lettore grazie a capitoli brevi, continui cambi di scena, tanti personaggi con storie e vite diverse. Un romanzo in bilico tra omicidi cruenti e storie sovrannaturali con un finale pieno di sorprese e colpi di scena a non finire. Molti riferimenti alla musica pop e rock, a film di culto, libri famosi. Luca d’Andrea ha una scrittura lineare e diretta, non si perde in lunghe digressioni o pesanti descrizioni. Va dritto al punto, colpisce il bersaglio e poi riparte alla ricerca di un nuovo obiettivo. Così pagina dopo pagina, per tutto il romanzo.

Delitti senza castigo

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Titolo: Delitti senza castigo

Autore: Loriano Macchiavelli

Editore: Einaudi

Tutti gli autori, scrivendo un libro, hanno un obiettivo, uno scopo ben preciso. Alcuni creano storie per sorprendere i lettori con trame complesse, altri puntano tutto sui continui colpi di scena, per intrattenere il lettore e divertirlo. Altri scrittori scrivono “gialli” o “noir” per raccontare il crimine ed esplorare gli aspetti più violenti dell’animo umano. Altri invece usano la trama del libro poliziesco come sfondo per raccontare qualcosa di più importante, che possa essere di insegnamento per tutti i lettori. Loriano Macchiavelli è uno scrittore del genere “noir” ma i suoi libri sono molto di più di un poliziesco. “Delitti senza castigo” è un libro dove i crimini e le indagini servono come contorno a dei contenuti profondi quali sono le lezioni che ci lascia la storia e che non dobbiamo dimenticare. Così come non dobbiamo dimenticare che anche gli ultimi e gli emarginati  hanno diritto alla giustizia, che invece loro viene spesso negata.

Lo stile di scrittura è asciutto, diretto, senza troppi giri di parole. “Delitti senza castigo” racconta fatti accaduti negli anni novanta e nel dopoguerra. I vari delitti irrisolti del presente, raccontano l’Italia di quegli anni, che sono stati il preludio dei grandi cambiamenti politici e sociali che in qualche modo hanno cambiato la vita degli italiani. I racconti del periodo della Seconda guerra mondiale, raccontano alcune stragi naziste viste dal punto di vista di piccoli protagonisti, di persone capitate per caso in avvenimenti terribili ed efferati, di cui non si dovrebbe mai perdere la memoria. Ora come in passato, tanti colpevoli sono rimasti sconosciuti, tante persone non hanno avuto giustizia. I crimini irrisolti spesso hanno come vittime persone ai margini della società, persone di cui nessuno si preoccupa.

Il protagonista di “Delitti senza castigo” è Sarti Antonio, sergente di polizia, questurino a Bologna, affiancato dal suo compagno di avventure da Rosas, detto il talpone. Sarti Antonio è un piccolo giustiziere di coloro che vivono ai margini dela società, di quelli che non contano, degli esclusi. Sono tempi duri a Bologna, diversi delitti rimangono senza colpevole, la città sembra impazzita. I nervi di Sarti Antonio sono messi a dura prova. Anche un innocuo barbone, noto a tutti come Settecappotti, per la sua abitudine di portare tanti cappotti sia in estate che in inverno, per proteggersi dalle radiazioni cosmiche, viene aggredito e ridotto in fin di vita per le percosse ricevute. Sarti comincia ad indagare su questa aggressione del tutto inspiegabile. L’indagine porta Sarti a villa Rosantico, di proprietà di un facoltoso industriale delle acque minerali e della sua giovane ed avvenente moglie, Elena, che tra ammiccamenti e piccole provocazioni, mette a dura prova i principi morali di Sarti. L’indagine porterà il sergente anche in Calabria, sulle tracce del marito di Elena, ma il cuore del racconto è nella scoperta di un legame indicibile tra alcuni protagonisti del racconto con episodi tra i più sanguinari e violenti accaduti durante la Seconda guerra mondiale.

La paziente silenziosa

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Titolo: La paziente silenziosa

Autore: Alex Michaelides

Editore: Einaudi

Traduzione: Seba Pezzani

Alicia Berenson e suo marito Gabriel sono due giovani e affermati artisti. Lei pittrice e lui fotografo, vivono a Londra, in un quartiere esclusivo, hanno successo, tutto sembra andare nel migliore dei modi nella loro vita. Una sera avviene un fatto imprevedibile. Alicia viene ritrovata a casa sua con la pistola che ha appena sparato cinque colpi sul suo adorato marito, seduto e legato ad una sedia, il volto orrendamente dilaniato dalla sequenza di colpi che lo hanno raggiunto. Alicia si chiude nel silenzio più totale. Non parlerà più, né durante il processo, né durante il suo internamento in un ospedale psichiatrico. Il processo non chiarirà tutte le circostanze della morte di Gabriel ma il silenzio di Alicia è preso dalla giuria come la conferma della sua colpevolezza che sarà condannata anche senza prove certe della sua colpevolezza.

Il caso di Alicia attira l’attenzione di Theo Faber, uno psicologo criminale, che decide di occuparsi del caso, sia per aiutare Alicia che per fare luce sulle circostanze della morte di Gabriel. Theo inizia a scavare nel passato di Alicia, dei suoi familiari e delle persone che le sono state vicine, per trovare il modo per scardinare il mutismo della donna e scoprire la verità. L’indagine ruota anche attorno ai quadri di Alicia, in particolare l’ultima sua opera, l’Alcesti, un quadro ispirato alla omonima tragedia di Euripide, che sembra essere un messaggio che la pittrice ha voluto lasciare al mondo prima di chiudersi nel suo mutismo.

Il thriller è ambientato in una Londra per nulla attraente e piuttosto opaca e nella casa di cura dove è ricoverata Alicia. Il romanzo vede l’inserimento di lunghe pagine tratte dal diario di Alicia, un racconto nel racconto, dove la personalità della pittrice è descritta in modo dettagliato e preciso. La scrittura di Alex Michaelides è netta, senza fronzoli, con approfondimenti psicologici credibili, con una trama incalzante ben costruita, con colpi di scena che stupiscono il lettore per originalità e imprevedibilità. Alicia e Theo sono due persone con passati difficili, provengono da esperienze familiari dolorose, sembrano legati da qualcosa di indecifrabile che li unisce e li attrae. Andando avanti con la lettura non è ben chiaro il motivo reale che spinge Theo ad interessarsi del caso di Alicia, ma sembra un dettaglio di poco conto rispetto all’insieme del racconto. Solo alle ultime pagine del libro tutto sarà chiarito e nulla sarà come è sembrato per la maggior parte del libro.

Questo è il primo romanzo di Alex Michaelides e come esordio è sorprendente, quasi come il finale del libro.

Documenti, prego

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Titolo: Documenti, prego

Autore: Andrea Vitali

Editore: Einaudi

Un’auto viaggia tranquillamente in autostrada, è una serata tranquilla nel nord Italia. A bordo tre funzionari di una azienda commerciale in viaggio di lavoro. I tre colleghi hanno lavorato tutto il giorno, sono stanchi. Decidono di fermarsi al primo autogrill che incontrano. Il parcheggio è quasi tutto libero, disattenti si parcheggiano al primo posto che capita, quello riservato ai portatori di handicap. All’interno dell’autogrill ci sono pochi avventori, le ragazze al bancone sono stanche ed assonnate. Arriva una auto scura, scende un personaggio piccolo di statura, entra nell’autogrill, chiede di chi è la macchina con il portatore di handicap, si presenta come un funzionario di un qualche ufficio giudiziario. I tre si presentano, forniscono le generalità, sembra un controllo di routine. Uno di loro ha il documento scaduto. La cosa sembra si possa risolvere con un rimbrotto, ma non è così. La persona con il documento scaduto viene invitata gentilmente ma fermamente a seguire il funzionario nella sua auto.

Inizia una avventura inquietante, a tratti drammatica, a tratti assurda. La storia racconta di eventi che potrebbero essere veri o prodotti dalla immaginazione del protagonista. Il racconto ha la tensione e la dinamica di un thriller, che coinvolge il lettore in un susseguirsi di eventi tra il reale ed il fantastico, tra razionalità e follia. Il finale è difficile da decifrare, tra l’inverosimile e l’incomprensibile.

L’intruso

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Titolo: L’intruso

Autore: Tana French

Editore: Einaudi

Traduzione: Alfredo Colitto

Gli investigatori Antoniette Conway e Stephen Moran della squadra omicidi di Dublino si trovano ad indagare sulla morte di una ragazza, Aislinn Murray, trovata cadavere nella sua abitazione. La sua fine è stata provocata da un pugno che l’ha stordita e nella caduta la testa ha sbattuto contro il caminetto che le ha provocato la ferita fatale. Sembra un litigio tra due innamorati che ha avuto una conclusione tragica, ma gli investigatori sono abituati ad evitare conclusioni affrettate.
Le indagini conducono verso il presunto fidanzato della ragazza, un certo Rory Fallen, un uomo che gestisce una libreria, con cui Aislinn aveva un appuntamento la sera in cui è morta. La tavola apparecchiata, la casa ordinata e pulita, tutto lascia immaginare ad una cena romantica finita male. Il giovane Rory viene convocato dagli investigatori che cominciano ad interrogarlo. I due investigatori Conway e Moran sono affiancati nelle indagini dal detective Breslin, che ha avuto dal capo della sezione l’ordine di collaborare con i due titolari dell’indagine per aiutarli nella risoluzione del caso. L’indagine si presenta lunga e complicata e gli investigatori si troveranno a fronteggiare una situazione molto complicata che potrà mettere a repentaglio le loro carriere. Il comportamento di Rory è ambiguo e poco lineare, le sue risposte poco convincenti e gli investigatori presto si convinceranno che proprio lui è il probabile colpevole. Ma alcuni episodi avvenuti all’interno della squadra omicidi consigliano prudenza e gli investigatori saranno costretti ad approfondire alcuni aspetti dell’indagine che prenderà direzioni del tutto inaspettate. Le indagini prendono in considerazione la presenza di una seconda persona sulla scena del crimine, per l’appunto “L’intruso”.

La storia è narrata in prima persona da Antoniette Conway, che racconta in dettaglio la sua storia, la storia di Aislinn e tutte le ripercussioni psicologiche che il lavoro di investigatore ha nella vita privata dei poliziotti. Soprattutto come nel caso di Antoniette che non è benvoluta dalla squadra in cui lavora al punto che sta pensando di abbandonarla. Dublino si rivela una città moderna con tante storie di solitudine e di difficoltà sociale, spesso sottovalutate dalle altre persone, impegnate a seguire il corso della propria vita.

“L’intruso” ha una trama complessa pur avendo un numero limitato di personaggi ma Tana French si dimostra molto abile nell’invenzione dell’intreccio, nei cambi di scenario, nelle soluzioni improvvise.

Una parte importante della storia è dedicata agli interrogatori, descrive le tecniche con cui sono condotti, per arrivare a far dire agli interrogati tutto quello che sanno ed anche quello che non vorrebbero dire, lavorando di fino sulla psicologia delle persone e sulla loro condizione di paura e di tensione dovuta alle ripercussioni che potrebbero avere risposte sbagliate.

Anche la vita di relazione tra poliziotti è parte importante del romanzo, con rapporti tra colleghi non sempre trasparenti ed al di sopra di ogni sospetto ed interesse.

La scrittura in prima persona con la protagonista che è la voce narrante, rende le emozioni, le paure e lo stress dei poliziotti in modo molto realistico e veritiero. La protagonista si rivela essere un personaggio difficile, inedito e non sempre facile da definire.

Una storia che sembra prendere strade sempre diverse e che solo alle ultimissime pagine rivelerà il vero colpevole. Un libro per gli amanti del genere che dovranno sostenere una prova consistente date le 624 pagine.

Il club degli uomini

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Titolo: Il club degli uomini

Autore: Leonard Michaels

Editore: Einaudi

Traduzione: Katia Bagnoli

“Il club degli uomini” è stato pubblicato nel 1978, un periodo in cui le donne avevano già conquistato i loro spazi per parlare di politica, di identità, della funzione all’interno della società. Nello stesso tempo gli uomini dimostravano di non avere le stesse capacità organizzative e spirito di iniziativa delle donne.

La voce narrante è un conoscente di Cavanaugh, ex giocatore professionista di pallacanestro, che sta organizzando un club riservato a soli uomini. Una cosa seria, una occasione per socializzare al di fuori della vita professionale e matrimoniale. L’invito è esteso a sette uomini che decidono di incontrarsi per una serata senza mogli o amanti, anche se non mancano le perplessità. Nessuno sa esattamente cosa accadrà in quella serata, ma provare non costa molto, in fondo si tratta solo di una serata. Il gruppo si incontra a casa di Harry Kramer, non tutti si conoscono, ma dopo qualche momento di imbarazzata esitazione, ognuno di loro inizia a parlare del più e meno per poi, quasi naturalmente, andare a raccontare qualcosa che riguarda il proprio passato. Tutti parlano inevitabilmente di donne, non delle mogli, ma delle altre, amanti occasionali o conoscenze casuali. Se qualcuno parla della propria moglie lo fa solo per raccontare aneddoti in cui la donna è uscita dal suo ruolo di moglie tradizionale ed ha abbandonato l’atteggiamento remissivo per avere un comportamento aggressivo, dominante, come se fosse lei l’altra. Ogni racconto è la dichiarazione di un fallimento, un modo per dimenticare per sempre le illusioni giovanili e prendere atto della necessità di basare la propria vita su sentimenti reali e concreti, basando il rapporto con la propria consorte sulla lealtà. La serata termina burrascosamente con l’arrivo della moglie di Kramer che non si aspettava di avere ospiti a casa, così come non si aspettava il disordine, la sporcizia e la devastazione del frigorifero di casa che era pieno di cose da mangiare che sarebbero servite per l’incontro con le sue amiche previsto per il giorno dopo. I due coniugi Kramer iniziano a litigare per risolvere l’improvvisa e giustificata crisi isterica di cui è preda la moglie, mentre gli altri ospiti, dopo qualche tentativo di aiutare a pulire e mettere a posto, sono caldamente invitati ad andare via. Salgono su una vettura e si dirigono verso San Francisco per una colazione alle luci dell’alba.

Il libro è una esplorazione dei pensieri degli uomini, che sono sempre alla ricerca di novità, insoddisfatti di quello che hanno e convinti che il meglio lo troveranno nella prossima avventura, per poi scoprire che è tutta una illusione. I sette ospiti de “Il club degli uomini”, che per l’autore sono rappresentativi del modo di pensare degli uomini, non ci fanno una grande figura, dimostrandosi interessati solo a donne, tradimenti e sesso, in una continua e perenne ricerca della prossima conquista. Gli uomini si dimostrano immaturi nonostante l’età di tutti i presenti sia intorno a quarant’anni, superficiali ed incapaci di tenere a bada i loro istinti. Le donne dimostrano di aver trovato il loro senso della vita, gli uomini sono ancora alla ricerca del loro. Un libro scritto nel 1978 che mantiene la sua attualità. Non è facile cambiare la testa degli uomini.