Sabbia Nera

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Titolo: Sabbia Nera

Autore: Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi

Il corpo mummificato di una donna viene rinvenuto in una villa in stato di abbandono di proprietà di una storica famiglia catanese. Le analisi scientifiche diranno che la morte risale a quasi sessant’anni prima. I resti dell’abbigliamento del cadavere stanno a testimoniare che era una persona benestante, che vestiva in modo accurato ed alla moda. L’incarico di indagare sul caso viene affidato al vicequestore Giovanna Guarrasi, Vanina per gli amici. Ad aiutare le indagini il commissario ormai in pensione Biagio Patanè e la squadra di poliziotti della Guarrasi, un gruppo ben affiatato ed assortito. La scoperta della mummia costringe le autorità a riaprire un caso di omicidio che sembrava chiuso ed a indagare sulla identità della mummia che appare ai più sconosciuta. Un passato che torna e che porterà ad allungare la striscia di sangue da allora ai giorni nostri.

La protagonista è il vicequestore Guarrasi, una figura di poliziotto inedita nel fiorire di gialli italiani degli ultimi anni, una donna con un passato doloroso che non ha piacere di ricordare e che fa di tutto per dimenticarlo.

La ricostruzione del giallo è un modo per raccontare la Catania di oggi, rimasta ancorata al suo passato, con le sue tradizioni gastronomiche e le usanze linguistiche.

La trama del libro è ben costruita, le indagini portano in continuazione nuovi elementi che cambiano gli scenari e che ampliano la rosa dei possibili colpevoli.

La storia è intricata, raccontata con ritmo e continui cambiamenti di scena, per una lettura appassionata e piacevole.

Il libro è scritto da Cristina Cassar Scalia, medico di professione con la passione per la scrittura. A lei va il merito di aver scritto un giallo originale, senza troppi riferimenti alla sua professione, dimostrando ottime doti di scrittura dove ha ben dosato gli inserimenti delle frasi in lingua sicula che non sono troppo invadenti e non rallentano la lettura per il lettore che non ha dimestichezza con tale parlata.

Sembra che i diritti del libro siano stati acquistati per farne una serie TV. Se il progetto andrà in porto, il confronto con una delle serie TV dedicate ad un commissario di polizia ambientate in Sicilia sarà inevitabile ed anche molto impegnativo. Questo primo libro dedicato al vicequestore Guarrasi sembra comunque avere le carte in regola per tentare questa strada con ottime probabilità di successo.

Molto bella la copertina di Andrea Calisi.

The game

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Titolo: The game

Autore: Alessandro Baricco

Editore: Einaudi

“The game” è l’ultimo libro di Alessandro Baricco, un saggio sulla rivoluzione digitale che ha caratterizzato gli ultimi vent’anni. La maggior parte della popolazione mondiale è interessata al fenomeno, come dimostrano i grandi successi di aziende come Google, Facebook, Amazon, Alibaba, LinkedIn, Apple e molte altre. Queste aziende stanno cambiando la nostra vita rivoluzionando le regole del business nei rispettivi settori, diventando sempre più potenti e ricche, al punto di essere difficilmente controllabili, sia dal punto di vista normativo che dal punto di vista fiscale.

E’ naturale che tale fenomeno sia al centro degli interessi di coloro che studiano la nostra società e la sua evoluzione.

Alessandro Baricco è un uomo di cultura, scrittore di romanzi e saggi, è uno dei fondatori della principale scuola di scrittura creativa italiana, quindi un uomo “analogico” che si è inoltrato nel mondo digitale per elaborare il proprio punto di vista.

Il titolo “The game” riassume in una parola la tesi principale del libro, ossia l’attuale evoluzione digitale che stiamo vivendo si ispira al mondo dei video giochi per realizzare quello che è il desiderio della maggior parte delle persone, ossia di avere la sensazione di giocare utilizzando i vari strumenti tecnologici del momento, anche quando stanno lavorando o durante lo svolgimento delle altre azioni della vita quotidiana.

Il libro è interessante, scritto in modo chiaro, ben strutturato e documentato. L’autore analizza l’evoluzione digitale per capire come questa abbia influito sui modi di pensare delle persone e come questi cambiamenti siano in qualche modo una reazione a quanto avvenuto nel 900, uno dei peggiori periodi per l’umanità, almeno secondo il punto di vista di Baricco. Il libro tratta di tecnologie che sono viste con gli occhi di un umanista, più interessato ai comportamenti delle persone che al punto di vista tecnico. I vari argomenti sono trattati in modo chiaro e discorsivo, ricorrendo in alcuni casi a mappe che aiutano a comprendere il quadro di insieme. Sarà interessante rileggere “The game” tra qualche tempo per valutare le tesi esposte, quando la rivoluzione digitale, fenomeno inarrestabile che aumenta di continuo la velocità di crescita, ci avrà portato verso scenari al momento impossibili da individuare.

L’agente del caos

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Titolo: L’agente del caos

Autore: Giancarlo De Cataldo

Editore: Einaudi

Un’autore italiano ha scritto un libro sulla vita di un agente americano di nome Jay Dark. Dopo qualche tempo dall’uscita del libro, l’autore viene avvicinato da un avvocato, anche lui americano, che gli offre la sua versione dei fatti e lo invita a scrivere un nuovo libro su Jay Dark, questa volta senza le imprecisioni contenute nell’opera precedente.

Iniziano una serie di incontri tra lo scrittore e l’avvocato con quest’ultimo che racconta la sua versione dei fatti, che a suo dire conosce bene per esserne stato testimone diretto. Il racconto degli incontri tra scrittore ed avvocato si alterna alle storie della vita di Jay Dark, in un piacevole continuo salto temporale e di ambientazione.

Il libro riscrive la storia degli anni sessanta e settanta con i servizi segreti americani impegnati a destabilizzare i movimenti giovanili con l’immissione nel mercato di droghe quali LSD ed eroina. Il libro parla della vita di Jay Dark, agente infiltrato dei servizi all’interno dei gruppi giovanili americani, ma che ha come coprotagonisti personaggi mitici come Timoty Leary, Andy Warhol, la famiglia Kennedy, oppure si parla dei movimenti hippy, del concerto di Woodstock, delle prime manifestazioni giovanili di protesta. I principali eventi di quegli anni, che hanno per molti versi cambiato i costumi dei giovani e quindi delle società occidentali, si sono svolti con la regia ed la supervisione dei servizi americani, secondo teorie che di solito sono liquidate come non verosimili, frutto delle fantasie paranoiche di persone che pensano che tutto ciò che avviene è il risultato di un complotto. Ma c’erano anche attività scientifiche dimostrate per mettere a punto trattamenti chimici, a base di droghe, per ottenere il controllo delle menti. Tutto ruota attorno alle avventure di Jay Dark, l’uomo venuto dal nulla, capace di parlare undici lingue e di assumere identità diverse a seconda delle necessità, il principale spacciatore di LSD della storia.

Un libro originale, coinvolgente, che tratta con giusto distacco eventi epocali per chi ha vissuto quegli anni, senza mai essere indulgente verso i comportamenti trasgressivi comuni all’epoca, tantomeno verso l’uso delle droghe, ma anche affrontanto la storia con passione e coinvolgimento.

“L’agente del caos” è scritto in modo eccellente, coinvolge ex nazisti, scienziati poco normali, agenti segreti, cospiratori, politici, ideali giovanili, sesso, soldi, musica rock in un mix ricchissimo di fatti, eventi e persone, il tutto dosato con con abilità e senso della misura.

Il libro getta una luce nuova e molto particolare sulla cultura psichedelica degli anni sessanta, che tanta influenza ha avuto sulla musica, letteratura e società dei quegli anni. La rilettura di quegli anni risulta molto credibile e il dubbio che quanto scritto nel romanzo sia molto vicino alla verità aleggia nelle mente del lettore.

Giancarlo De Cataldo si conferma come scrittore versatile e capace di trattare temi e trame molto diverse tra loro, usando fatti reali ed invenzione con grande abilità.

Donne che non perdonano

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Titolo: Donne che non perdonano

Autore. Camilla Läckberg

Editore: Einaudi

Tre storie di donne che subiscono violenze domestiche.

Ingrid è felicemente sposata con il direttore del più importante magazine svedese. Ha abbandonato la sua carriera di giornalista per facilitare la carriera del marito. Scopre che il marito la tradisce e la sua vita diventa un incubo.

Viktoria è stata la donna di un importante malavitoso russo, viveva nel lusso più sfrenato, ma dopo l’uccisione del marito è dovuta scappare dalla Russia per rifugiarsi in Svezia e sposarsi con un uomo che la ha costretta ad una vita di sopraffazioni e di violenza.

Birgitta è una maestra elementare che evita di curarsi un tumore al seno per non mostrare i segni delle violenze che è costretta a subire dal marito.

Le tre donne hanno in comune una vita rovinata dai rispettivi mariti. Queste donne decidono di ribellarsi, di porre fine alle continue violenze, di trovare una soluzione per interrompere le sofferenze. Cercano qualche idea su internet ed immancabilmente trovano un sito di aiuto e sostegno per le donne che subiscono violenze. Tutto cambierà, per loro ma soprattutto per i mariti.

Un libro breve, scritto in modo diretto e lineare, con una trama ben congegnata e con una sequenza di eventi ben ritmata. Le tre storie si intrecciano in modo ordinato, senza creare alcuna confusione.

Il libro è attuale, siamo ai tempi di Me Too, le donne stanno dicendo basta al dominio dei maschi in tutti i settori, dal lavoro alle mura domestiche. Le donne sono passate al contrattacco, vogliono che i colpevoli vengano puniti dalla legge. E se la legge non arriva ci pensano da sole. Come nel libro “Donne che non perdonano”.  Attenti uomini violenti, il vento è cambiato per sempre, indietro non si torna.

Il libro mostra una Svezia che non è proprio quel paradiso sociale che noi mediterranei abbiamo come riferimento per una società avanzata, civile, tollerante e pacifica. Il quadro che emerge dall’ultimo libro di Camilla Läckberg è piuttosto allarmante, viene descritto un degrado sociale degno di un paese sottosviluppato e non avanzato come la Svezia. O la scrittrice ha esagerato per dare al suo racconto maggiore enfasi, oppure non tutto è come ci è stato descritto.

Senza mai arrivare in cima

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Titolo: Senza mai arrivare in cima – viaggio in Himalaya

Autore: Paolo Cognetti

Editore: Einaudi

Sono in partenza per uno dei miei consueti viaggi di lavoro. Solita tappa alla libreria delle partenze internazionali di Fiumicino, sempre meno libreria e sempre più negozio di souvenir. Lo spazio per le novità è veramente ridotto. Sono alla ricerca di libri non troppo voluminosi, che possano entrare nell’ormai indispensabile zainetto e l’ultimo libro di Cognetti sembra proprio fatto per viaggiatori con solo bagaglio a mano.

Paolo Cognetti è un uomo che ha trovato nella scrittura e nell’amore per la montagna le sue principali ragioni di vita. Per il suo quarantesimo compleanno si è regalato un viaggio in Himalaya con alcuni amici, senza scalare alcuna montagna, d’altra parte Cognetti non è uno scalatore, ma per vivere una esperienza unica e indimenticabile.

Il viaggio può essere affrontato solo camminando, oltre 300 km in alta quota, superando spesso i 5.000 m, ben oltre le quote delle montagne europee più alte raggiungibili solo da abili scalatori, dove anche il minimo movimento costa fatica e spreco di energie. Una avventura condivisa con i suoi amici e soprattutto con le persone e gli animali che vivono nelle zone adiacenti le più grandi montagne del mondo, tra Tibet e Nepal.

Il libro è un diario di viaggio, dove sono annotate le sensazioni, le emozioni, i sentimenti che l’autore ha provato durante una esperienza di viaggio così unica ed estrema. I rapporti di amicizia tra i partecipanti al viaggio si sono rafforzati grazie alle difficoltà condivise, alla lontananza dalla vita normale a cui ciascuno di loro è abituato. Il viaggio richiede sforzi ed energie enormi, sacrifici e sofferenze fisiche, che sono ampiamente ripagate dalla splendida avventura umana che è possibile vivere, stando a stretto contatto con le popolazioni che vivono nelle valli ai piedi delle montagne. Persone che vivono con saggezza e serenità una vita dura in una natura poco ospitale con difficoltà e limitazioni senza alcun segno di rassegnazione, ma con la fierezza della propria diversità.

Il titolo del libro ricorda che durante il viaggio non sono state scalate montagne. Ma l’avventura è comunque degna di essere raccontata.

Scalare le montagne è una esperienza solitaria, conoscere popoli e culture diverse che vivono in luoghi così diversi dai nostri, è una esperienza che viene fatta sì dall’individuo ma insieme ad altre persone. Non serve scalare per arrivare in alto, ci si può arrivare anche camminando. Ognuno sceglie la propria meta in base alle proprie possibilità, l’importante è raggiungerla seguendo il cammino che ci si è prefisso.

Hotel Silence

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Titolo: Hotel Silence

Autore: Audur Ava Olafsdottir

Editore: Einaudi

Jonas sta partendo per un viaggio di sola andata per una destinazione indefinita. Ha una madre malata di demenza, una moglia da cui ha divorziato che gli ha comunicato che la figlia che credeva fosse sua invece non lo è. La sua vita è tutta qui, macerie che non si possono ricostruire. Jonas ha un palento particolare per riparare le cose, non tanto per costruirle nuove ma per riparare le cose rotte. Ha deciso di farla finita, di suicidarsi, ma non vuole che a scoprire il suo cadavere sia sua figlia, quindi decide di partire per una destinazione sconosciuta e di farla finita lì, lontano da tutto e da tutti. Porterà con sè la sua valigetta per gli attrezzi. Arriva in un paese che è appena uscito da una guerra terribile, che ha lasciato solo lutti e distruzione. E’ ospite dell’Hotel Silence, i cui proprietari sono due fratelli usciti indenni dalla guerra. Jonas viene coinvolto dai due fratelli in piccole riparazioni, presto troverà nuove ragioni di vita e inizierà una nuova vita, piena di persone a cui dedicare il suo tempo, per aiutarli a superare difficoltà e poter sognare un futuro migliore.

Hotel Silence è un libro triste, delicato, poetico ma nello stesso tempo un testo che riesce a trasmettere positività ed ottimismo. Jonas è un uomo solo che ha perso o almeno crede di aver perso ogni ragione di vita. Ritrova voglia di vivere, di fare qualcosa per aiutare gli altri. Constatare come le ferite delle persone che tutti i giorni combattono per sopravvivere , sono ben più profonde e dolorose delle sue, lo rigenera, gli fornisce nuovi motivi per proseguire la sua avventura terrena. La vita è dura e dolorosa ovunque, ma ognuno di noi deve onorare il dono ricevuto combattendo contro le avversità con tutte le proprie forze, senza mai arrendersi. Un libro in cui si parla di disgrazie personali, di morte, di guerra ma anche di rapporti umani, di solidarietà, di speranza e della possibilità di risorgere dalle macerie, materiali e psicologiche.

Ricordi dormienti

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Titolo: Ricordi dormienti

Autore: Patrik Modiano

Editore: Einaudi

Jean è il protagonista di questo breve e delicato libro sul tema dei ricordi.

Durante una passeggiata sul lungosenna, Jean legge il titolo di un libro su una bancarella e all’improvviso nella sua mente riappaiono eventi della sua gioventù che aveva dimenticato in chissà quale meandro della sua memoria. Luoghi, fatti e incontri con sei donne, molto diverse tra di loro, che in qualche modo hanno segnato la sua vita. Ricorda piccoli dettagli, pensieri, antiche paure. Un passato messo da parte per molto tempo e poi tornato alla memoria per puro caso. I ricordi sono descritti a metà tra un diario ed un sogno, senza particolari nostalgie o rimorsi per qualcosa che poteva essere e non è stato.

Modiano ha vinto un premio Nobel (2014) con la motivazione “per l’arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inesplicabili e scoperto il mondo della vita nel tempo dell’occupazione”. Non poteva che proseguire nella sua produzione letteraria con testi in cui il ricordo ha una valenza dominante. Dimentichiamo per poi ricordare le cose che riteniamo importanti. I ricordi sono le nostre radici che ci aiutano a capire le persone che siamo diventate e sono anche le basi sulle quali costruire il nostro futuro.

Il purgatorio dell’angelo

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Titolo: Il purgatorio dell’angelo

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi

Maurizio De Giovanni è uno degli scrittori italiani maggiormente apprezzati al momento e i suoi libri sono puntualmente ai vertici delle classifiche di vendita. La sua carriera è cominciata per caso a 48 anni con la partecipazione ad un concorso letterario per esordienti. La sua storia di scrittore per caso mi piace tantissimo e sembra incredibile che un talento del genere non si fosse manifestato prima.

ll purgatorio dell’angelo è un libro ambientato nel 1933. Il cadavere di un prete viene ritrovato sulla spiaggia di villa Maisto, a Posillipo. Il corpo è di padre Angelo, un anziano gesuita molto ben introdotto nella Napoli bene, essendo confessore di molte persone importanti e facoltose. Il povero padre Angelo è stato trovato inginocchato, con la testa massacrata, in una posizione che lascia intendere che l’assassinio sia stata quasi una esecuzione a cui la vittima si è concessa senza difendersi. Il commissario Ricciardi con la sua squadra si ritrova la responsabilità del caso. Le indagini iniziano senza alcun indizio, sembra incredibile che qualcuno possa aver ucciso un uomo buono, che ha fatto solo del bene, amato da tutti. Il caso di omicidio costituisce la struttura portante della trama che mette insieme le numerose storie parallele raccontate nel libro. Il libro ha due principali temi. Il primo e l’amore nelle sue diversi versioni, tra amici, tra amanti e tra familiari. Il secondo tema è la necessità per alcuni protagonisti di confessare i propri peccati ed il perchè di alcune scelte. Di questo secondo tema non dirò nulla di più per non anticipare nulla dell’indagine. Mentre di esempi di amore non c’è che l’imbarazzo della scelta.

L’amore del Commissario Ricciardi per la sua vicina di casa Enrica, ossia l’amore di un uomo che teme i suoi poteri paranormali scambiati per follia e che ha paura di amare la donna della sua vità per non coinvolgerla nella sua presunta malattia. L’amore del nobile Carlo Marangolo per Bianca Borgati, un amore che non è mai stato fisico ma solo platonico, interrotto dalla morte di lui, che ha vissuto la sua vita con la consapevolezza di aver amato una donna che non avrebbe mai potuto avere ma a cui è rimasto sempre fedele. Le pagine che raccontano l’ultimo incontro tra Carlo e Bianca, dove Carlo sapendo di essere ormai vicino alla morte si congeda da Bianca annunciandole di averla nominata unica erede delle sue immenze ricchezze, sono molto belle e struggenti. L’amore che Raffaele Maione, un poliziotto della squadra di Ricciardi, nutre nei confronti della moglie Lucia e del povero figlio Luca, anche lui poliziotto morto in servizio. Un libro intenso e commovente, con tante storie e personaggi, tutti caratterizzati da una straordinaria umanità, da una grande nobiltà di sentimenti e purezza di pensiero, nonostante le difficoltà che la vita riserva a ciascuno di loro. Un libro molto bello in cui la parte riservata al crimine ed alle indagini perde progressivamente di importanza, sopraffatta dalle grandi pagine in cui l’autore racconta pensieri e sentimenti dei protagonisti. Ci sono anche personaggi brillanti e spiritosi come la Marchesa maria Civita Berardelli. C’è anche la figura di Nelide, figlia di Rosa, domestica di casa Ricciardi, già presente in alcuni libri precedenti, che si guadagna un ruolo di protagonista nella storia e che riesce con la sua umanità a dare un aiuto importante al Commissario.

 

Le fedeltà invisibili

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Titolo: Le fedeltà invisibili

Autore: Delphine De Vigan

Editore: Einaudi

Ero indeciso se comprare o meno questo libro. La storia di due adolescenti dediti ai superalcolici durante l’orario scolastico non mi attraeva moltissimo. Rileggendo il riassunto del libro nella seconda pagina di copertina mi lascio convincere. Compro il libro e lo leggo subito durante la prima parte di un volo per Dubai, prima che la sonnolenza tipica dei viaggi aerei avesse il sopravvento. Mi piace leggere in aereo. Ci sono le condizioni ideali per leggere senza essere disturbati, telefono spento, computer nella cappelliera, basta rifiutare i terribili vassoietti con il cibo ed abbandonarsi alla lettura.

Come in qualche modo temevo, “Le fedeltà invisibili” si è confermato un libro triste e drammatico che ha il merito di essere scritto con grande ritmo e che mostra una grande capacità dell’autrice nel raccontare le debolezze e le inadeguatezze dei protagonisti con molta efficacia senza avere la necessità di soffermarsi troppo sui particolari più degradanti ed umilianti per le persone che vivono tali condizioni di disagio.

“Le fedeltà invisibili” racconta una breve parte della vita di un adolescente problematico, Theo, del suo amico Mathis e delle rispettive famiglie, che vivono situazioni di grande sofferenza spicologica.

Storie di persone fragili che con le loro debolezze influenzano le vite di coloro che vivono al loro fianco. Le fedeltà invisibili richiamate dal titolo sono i rapporti di amore tra genitori e figli che resistono nonostante gli errori che la vita porta a commettere.

I due ragazzi protagonisti si stordiscono con l’alcool a scuola, tra l’indifferenza di professori ed amici e la cecità dei genitori che non si accorgono dei problemi dei figli. L’unica persona che si rende conto del loro disagio è la professoressa di scienze, Helene, una donna forte e sensibile con un passato tremendo di violenze paterne che la hanno resa molto sensibile a scoprire le sofferenze altrui. Nessuno prende sul serio le preoccupazioni di Helene che vengono scambiate come indebite ingerenze nelle vite altrui.

Un libro che nella sua crudezza ci fà capire quanto sia importante seguire la crescita dei nostri ragazzi e quanto sia importante che i genitori investano tantissimo sulla formazione dei propri figli, che altrimenti si ritrovano a dover affrontare la vita senza una adeguata preparazione.