Il coltello

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Titolo: Il Coltello

Autore: Jo Nesbo

Editore: Einaudi

Traduzione: Eva Kampmann

Il coltello è il dodicesimo romanzo di Jo Nesbo con protagonista Harry Hole.  Il libro inizia con Hole che è stato buttato fuori di casa dalla moglie Rakel a causa del suo alcolismo senza limiti. Hole è ridotto a vivere in un piccolo appartamento, tra sporcizia e bottiglie vuote. E’ un brutto momento per lui, è stato degradato ad agente semplice ed è stato anche sospeso dal servizio. Un pomeriggio, risvegliatosi da una sbornia colossale, si accorge di avere i vestiti e le mani sporchi di sangue. Non ricorda nulla di quello che è successo la sera prima ma le condizioni in cui si trova non lasciano sperare nulla di buono.

La trama è basata su un intreccio complesso che pagina dopo pagina si complica e si arricchisce di nuovi protagonisti e particolari. Il filo conduttore delle varie storie raccontate nel libro è la vendetta, nelle varie forme possibili, come conseguenza di torti o violenze subite. Jo Nesbo con questo romanzo si conferma come grande costruttore di trame criminali ma anche un grande conoscitore dell’animo umano, riuscendo a descrivere la psicologia dei personaggi con grande capacità. Il senso di giustizia di Harry Hole lo porterà a condurre le indagini anche se sospeso dal servizio, con la solita determinazione anche se i risultati dovessero essere per lui fatali. La Norvegia, idealizzata da noi mediterranei come una specie di paradiso sociale, viene descritta in questo romanzo come un paese dove alcolismo, suicidi, criminalità di ogni tipo e consumo di droghe sono all’ordine del giorno, descrivendo una realtà molto più dura e meno affascinante di quella generalmente considerata. La storia parte con un delitto che appare assurdo e senza movente e le indagini prendono di continuo direzioni che di volta in volta si riveleranno errate, per un epilogo impensabile e del tutto imprevedibile. Jo Nesbo riesce di continuo a depistare il lettore, confondendolo con falsi indizi per allontanarlo dalla soluzione finale, con abilità e grande inventiva. I dialoghi tra i protagonisti sono tra le cose migliori del libro, a dimostrazione delle capacità dell’autore. Un libro complesso, con personaggi violenti, che racconta storie crude e molto lontane dalla quotidianità, con un personaggio complesso e contraddittorio come Harry Hole, sempre in lotta con le sue debolezze personali, i suoi nemici criminali e l’alcolismo da cui non riesce proprio ad allontanarsi. Di poliziotti devastati dall’alcol la letteratura è piena, ma Harry riesce ad affascinare i lettori per il suo modo di essere una persona libera, che non cerca gratificazioni personali ma vuole trovare la verità e trovare giustizia, ad ogni costo.

Il treno dei bambini

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Titolo: Il treno dei bambini

Autore: Viola Ardone

Editore: Einaudi

Siamo a Napoli nel 1946. Amerigo Speranza è un bambino di sette anni che vive con sua madre Antonietta. Una vita dura, senza soldi, nella povertà più assoluta. Il marito di Antonietta è partito per l’America per tentare la fortuna ma di lui non ci sono notizie. Amerigo è un ragazzino vispo, nel quartiere è conosciuto come Nobel perché sa tante cose, è curioso, ogni giorno ascolta ed impara. Non ha possibilità di studiare, deve aiutare la madre e guadagnare qualche soldo facendo lavori umili. Non ci sono prospettive per lui, la povertà non lascia scampo. Antonietta decide di separarsi da Amerigo e di mandarlo al Nord, con uno dei treni organizzati dal Partito Comunista Italiano, una iniziativa di solidarietà in cui alcune famiglie del nord Italia ospiteranno per qualche tempo dei bambini del sud, per strapparli alla povertà e dare loro la possibilità di studiare e vivere in condizioni migliori. Amerigo sarà ospitato da una famiglia di Modena, troverà una nuova madre, dei fratelli ed un padre, che gli insegnerà la passione per la musica, gli regalerà un violino che diventerà la sua ragione di vita. La nuova vita di Amerigo è molto diversa dalla precedente e la nostalgia di casa dei primi tempi sarà presto dimenticata per fare posto al timore del ritorno a casa e di perdere tutto quel benessere inaspettato.

Il libro “Il treno dei bambini” è diviso in due parti. La prima in cui si descrive l’infanzia di Amerigo e la seconda, che ha inizio dopo un salto di cinquant’anni in avanti, quando Amerigo ritorna nei suoi luoghi di origine. La narrazione dell’infanzia di Amerigo occupa la maggior parte del romanzo ed è senza dubbio la parte migliore del libro. La storia è raccontata con gli occhi di un bambino ed è resa in modo magistrale da Viola Ardone. Il mondo di Amerigo, i suoi giochi, le sue emozioni, i suoi sentimenti, sono descritti in modo impeccabile. La vita povera e umile dei quartieri napoletani è descritta con realismo, trasferendo al lettore la gioia di vivere e l’energia di un ragazzino ma anche la povertà, il degrado e le difficili condizioni di vita. Così come le emozioni per la nuova vita in una città di cui non capisce la lingua, non conosce il cibo, le difficoltà di inserimento a scuola, la scoperta della musica, tutto è raccontato con grande abilità e realismo.

La seconda parte del libro sposta in avanti il calendario di cinquant’anni. La vita di Amerigo è cambiata, non ha nulla in comune con le sue origini. Il suo quartiere invece è rimasto simile a quello che aveva lasciato. La storia de “Il treno dei bambini” fa parte di quelle pagine del nostro passato che non hanno avuto notorietà e sono state in gran parte dimenticate. Viola Ardone è riuscita a descrivere la storia di Amerigo, dalla estrema povertà ed al dolore per l’allontanamento dalla famiglia, ai timori per l’inserimento nella nuova famiglia alla gioia per la nuova vita, senza mai cadere nel patetico o esagerare con i toni drammatici. Un libro che emoziona per la storia, che stupisce per la scrittura, lineare di grande efficacia, che ci mostra un paese ancora capace di gesti di umana solidarietà.

Macchine come me

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Titolo: Macchine come me

Autore: Ian McEwan

Editore: Einaudi

Traduzione: Susanna Basso

La storia è ambientata nel 1982 di un tempo diverso da quello attuale. Ci sono già i telefoni cellulari, c’è internet ed i computer dominano la vita quotidiana. Sempre in questo tempo inventato, i Beatles stanno per uscire con un nuovo disco ed Alan Turing non è morto anzi sta lavorando intensamente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sono stati immessi sul mercato 25 robot antropomorfi, dall’aspetto decisamente realistico, tredici donne chiamate Eva e dodici uomini chiamati Adam. I robot sono in grado di sviluppare la propria personalità e la propria coscienza, propri gusti personali, esattamente come gli umani. La differenza principale è che lo fanno con una velocità superiore grazie alla potenza degli algoritmi che li governano.  Charlie Friend è un trentaduenne che decide di acquistare uno degli Adam disponibili, per usarlo alla stregua di un “animale da compagnia”. Anche Alan Turing ne acquista uno identico e Charlie riuscirà ad entrare in contatto con lui per scambiare le proprie esperienze con i robot. Charlie ha una vicina di casa, Miranda, di cui è innamorato. Charlie e Miranda si ritroveranno a vivere una serie di esperienze di vita condivise con Adam, che come gli altri robot in commercio si ritroveranno ad evolversi al di là delle previsioni dei loro programmatori, arrivando non solo a sviluppare comportamenti logici e razionali, ma anche sviluppando senso etico e coscienza di sé. I risultati dell’evoluzione andranno ben al di là degli intenti dei loro programmatori. Qualcuno di loro arriverà addirittura a chiedersi quale fosse il senso della loro vita, arrivando a risposte e comportamenti del tutto analoghi a quelli di tanti umani.  Ian Mc Ewan ha scritto questo libro inventando molti eventi, cambiandone la datazione in alcuni casi, raccontando cose vere in altri. Una specie di riscrittura del tempo passato, di come poteva essere stato se alcune cose fossero andate diversamente. Il romanzo “Macchine come me” descrive come potrebbero comportarsi robot molto evoluti vivendo a stretto contatto con gli umani. Tali tipologie di robot potrebbero essere il risultato estremo della ricerca che sta sviluppando programmi di intelligenza artificiale sempre più evoluti, in grado di simulare i comportamenti umani. Nel romanzo sono addirittura capaci di sviluppare una sorta di inconscio simile a quello umano quando di notte si ricaricano e viaggiano negli spazi infiniti di internet alla ricerca di chissà cosa, esattamente come la mente umana durante le fasi di sonno. Difficile definire il genere del libro. Potrebbe essere di fantascienza ma in realtà è più una storia di una umana vendetta e relative conseguenze legali. La presenza e la partecipazione diretta di Adam alle vicende, comporta alcuni problemi imprevisti per Charlie e Miranda, che si troveranno alle prese delle conseguenze delle scelte di Adam. Il romanzo ruota attorno ad un problema morale che vede coinvolti tutti i protagonisti, con robot ed umani dai comportamenti simili che si distinguono con difficoltà. Cosa caratterizza gli umani e cosa caratterizza i robot? E se i robot possono provare sentimenti o avere concetti etici, chi può essere più calcolatore tra un umano ed un robot? Qualora l’intelligenza artificiale dovesse diventare anche una coscienza artificiale, il suo proprietario avrebbe i diritto di spegnerla come fosse un elettrodomestico qualsiasi?

 

Miss Islanda

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Titolo: Miss Islanda

Autore: Auður Ava Ólafsdóttir

Editore: Einaudi

Traduzione: Stefano Rosatti

Miss Islanda è l’ultimo romanzo scritto da Auður Ava Ólafsdóttir. A parte un brevissimo prologo del 1942, la storia ha inizio nel 1963. Hekla è una ragazza che ha un sogno, diventare scrittrice. Il suo nome è quello di un vulcano che dopo un secolo di silenzio, nel 1947 si svegliò con una eruzione imponente a cui Hekla assistette, accompagnata dal padre. Lo spettacolo dell’eruzione segnò Hekla, le insegnò a guardare in alto, a trovare nel cielo idee meravigliose, fonti di ispirazione per i sogni da realizzare nella vita. E lei continuò a guardare in alto, lontano, per sognare una vita migliore di quella che poteva offrirle un paese dalla natura impetuosa ma poco ospitale come l’Islanda. Hekla a ventun anni si trasferisce a Reykjavik per trovare un lavoro, per mantenersi lavorando con la possibilità di frequentare gli ambienti degli scrittori, per contattare le case editrici, per tentare di realizzare il suo sogno. Hekla va a vivere a casa di un suo amico di infanzia, DJ Johnsson, con cui ha condiviso anni di amicizia adolescenziale ed ora condivide la voglia di libertà e di cambiare vita. L’Islanda di quel periodo è descritta come un paese gretto e retrogrado, maschilista e omofobo, dove le donne non possono fare le scrittrici dato che sono destinate solo a sposarsi e fare le mamme e le mogli, mentre DJ, omosessuale, non ha un posto in una società che disdegna ed emargina i diversi, “gli invertiti”. Hekla è molto bella e da più parti le propongono di partecipare al concorso di Miss Islanda, ma lei rifiuta, con determinazione e coraggio. Non vuole essere quello che tutti le chiedono, lei vuole diventare una scrittrice, è quello che vuole fare e lo farà, con tutta la determinazione e il coraggio che dimostrerà di avere.

Miss Islanda descrive una società molto distante da quella attuale, che vede le differenze tra uomini e donne ridotte al minimo. “Miss Islanda” descrive una società arretrata e piena di pregiudizi, dove le donne come Hekla, da cameriera di un hotel, deve subire quotidianamente molestie fisiche e verbali, da parte di clienti abituati a trattare le donne senza rispetto. Ma Hekla non si cura di loro, va avanti per la sua strada, lascia l’impiego all’hotel e si fidanza con un giovane aspirante poeta, che rimane vittima della personalità e della volontà di Hekla. Anche lui sarà lasciato da Hekla che sceglierà di raggiungere DJ nella sua fuga dalla società Islandese. Il libro racconta la straordinaria forza di volontà della protagonista e la sua determinazione a diventare scrittrice ma anche una straordinaria storia di amicizia e di amore tra Hekla e DJ. Un amore che prescinde dai rapporti fisici, che non ci saranno mai data l’omosessualità di DJ, ma proprio dall’anomalia della relazione scaturisce il vero amore tra due persone che decidono di affrontare insieme le difficoltà della vita, sostenendosi a vicenda. Un amore senza sesso ma di grande intensità, pieno di sentimenti. Hekla e DJ non potrebbero essere più diversi, lui fragile e segnato dalla sua diversità, lei coraggiosa e determinata, entrambi contano sulla loro amicizia come punto fermo delle rispettive vite. Una storia di due persone capaci di scelte coraggiose e che sono disposte a tutto  per vedere i propri sogni realizzati. Un libro contro i pregiudizi e le discriminazioni ed un inno al coraggio di intraprendere scelte controcorrente alla ricerca della vita che si desidera vivere.

Il delitto ha le gambe corte

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Titolo: Il delitto ha le gambe corte

Autore: Christian Frascella

Editore: Einaudi

E’ la sera della festa di Barriera di Milano, un tempo quartiere proletario ed industriale della Torino del dopoguerra, ora area in crisi in attesa di piani di recupero e di riqualificazione che ha perso la sua connotazione originale per diventare un quartiere multietnico con gli inevitabili problemi legati al declino industriale ed il conseguente degrado sociale. E’ una sera di festa, le diverse comunità del quartiere si abbandonano a canti e danze, è l’occasione per conoscersi e per mostrare agli altri le tradizioni delle proprie origini. Una ragazza americana, Catherine Rovelli, giovane e bellissima, incrocia lo sguardo con Contrera e dà inizio al romanzo.

Contrera è nativo di Barriera, non vorrebbe essere nato in nessun altro posto, detective non proprio di successo con ufficio in una lavanderia a gettoni gestita da un extracomunitario. Era un poliziotto ma è stato allontanato dal corpo perché ha cercato di spacciare la droga sequestrata alla malavita. Ha divorziato dalla moglie ed ha una figlia adolescente che vede pochissimo a cui non è in grado di versare alcun tipo di aiuto economico. Vive a casa della sorella Paola, mal sopportato dal cognato ma adorato dai nipotini. Un vero disastro la vita di Contrera che continua a fare il detective anche se da questa attività non riesce a guadagnare abbastanza per condurre una vita autonoma. Ma lui è uno spirito libero e non cede, vuole continuare la sua vita di stenti ma condotta in libertà, anche se questo vuol dire sfruttare la sorella che gli presta l’automobile e ogni tanto anche qualche soldo. Questo “Il delitto ha le gambe corte” è il secondo libro che vede Contrera come protagonista, questa volta impegnato in tre diverse indagini. La prima è relativa al ritrovamento di Catherine, scomparsa dopo aver ucciso uno spacciatore investendolo con l’automobile. La ex moglie di Contrera è perseguitata da uno stalker che la molesta e che minaccia anche sua figlia Valentina. Contrera sarà costretto ad una nuova convivenza con la ex moglie ed anche con sua figlia Valentina per proteggerle e cercare di annientare lo stalker. Oltre a questo, Contrera deve anche ritrovare un cuoco cinese scomparso, che è un ottimo conoscente di arti marziali e che si rivela essere un tipo molto pericoloso e inavvicinabile ed a farne le spese sarà proprio il povero Contrera.

La storia mette insieme le avventure collegate alle tre indagini e Contrera si ritroverà ad affrontare ‘ndrangheta, mafia nigeriana, spacciatori, ex colleghi, ex moglie, figlia, cognato, vecchie amicizie, senza avere l’aiuto e la comprensione di nessuno, a parte la sorella. Le varie scene sono raccontate con umorismo e sarcasmo, con continui cambi di ambiente, imprevisti e colpi di scena che rendono la lettura piacevole e varia. Contrera combatte la sua squallida situazione con l’unica arma che riesce a maneggiare, ossia l’ironia, con cui prova a risolvere le situazioni incresciose in cui si trova, sempre in fuga dalle sue responsabilità, ma mai completamente sconfitto. Teoricamente il libro dovrebbe essere inserito nella categoria Noir ma è anche un romanzo sulla società attuale, ne descrive le contraddizioni, l’immoralità e l’ipocrisia. Contrera più che un detective sembra un personaggio della commedia all’italiana, sbruffone, cialtrone, ma in fondo, nonostante tutto, con un suo senso morale che lo porta a scoprire la verità, anche a discapito della sua incolumità.

Trilogia dell’Isola di Lewis

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Titolo: Trilogia dell’Isola di Lewis

L’isola dei cacciatori di uccelli

L’uomo di Lewis

L’uomo degli scacchi

Autore: Peter May

Editore: Einaudi

Traduzione: Chiara Ujka e Anna Mioni

Einaudi ha raccolto in un unico volume i tre romanzi di Peter May ambientati nelle isole Ebridi, in particolare le Ebridi esterne. I tre romanzi sono dei thriller che hanno come protagonista Fin Macleod, nato nell’isola di Lewis e poi trasferitosi ad Edimburgo per studiare all’università senza terminare gli studi, finendo per arruolarsi in polizia. Si è sposato con Mona, ha avuto da lei un figlio che è tragicamente scomparso all’età di otto anni per un incidente stradale. Questo episodio segna la fine del matrimonio tra Fin e Mona. Il primo libro dal titolo “L’isola dei cacciatori di uccelli” racconta il ritorno di Fin nella natia isola di Lewis per partecipare alle indagini dell’omicidio di Angus Macritchie, dato che in precedenza aveva partecipato alle indagini su un omicidio avvenuto ad Edimburgo con modalità simili. Nel secondo libro dal titolo “L’uomo di Lewis”, Fin si trova coinvolto in una nuova indagine per omicidio. Fin ha lasciato la polizia per essere libero e poter ricostruire la fattoria che apparteneva alla sua famiglia. Fin spera in questo modo di dimenticare la perdita del figlio e ricominciare una nuova vita. Nel terzo libro dal titolo “L’uomo degli scacchi” Fin si è ormai trasferito definitivamente nell’Isola di Lewis ed ha trovato lavoro come custode delle terre di una facoltosa persona, con l’incarico di controllare che i cacciatori di frodo non entrino nelle sue proprietà. Le trame dei tre libri sono articolare e connesse tra di loro ed è necessario leggere i tre titoli in ordine cronologico, nel caso in cui si fossero comprati i tre libri separati. I tre romanzi come gialli sono abbastanza tradizionali, c’è un reato, una indagine, una ricerca più o meno appassionante del colpevole, con Fin ed i suoi vecchi amici, con le loro storie, amori giovanili e ragazzate più o meno innocenti, con la vita che ha fatto il suo corso fatto di sacrifici, rinuncie, delusioni e poche soddisfazioni. Ma sono le Isole Ebridi le vere protagoniste dei racconti. Una natura selvaggia, un ambiente poco ospitale, un clima difficile da sopportare con venti impetuosi, freddo e pioggia a volontà, terra brulla e poco generosa a parte la torba. I natii di queste isole fanno di tutto per andare via, per trovare condizioni di vita migliori in Scozia o in altre zone continentali, ma alla fine la nostalgia della terra natia è più forte di ogni disagio o di ogni avversità. La trilogia racconta la durezza della vita isolana, la solitudine, piccoli e grandi torti del passato che ritornano, amplificati dal tempo e dalla delusione per una vita che non è stata quella che i protagonisti avrebbero voluto. Vite di sogni infranti, di amori giovanili che lasciano il segno, di amicizie antiche che non si possono dimenticare. Ma anche il racconto di riti secolari, di abitudini immutabili e rischiose. Una serie di avventure che servono ad indagare sull’animo umano, sulle sue innumerevoli sfaccettature, su quello che sembra e quello che è nella realtà. May scrive in modo molto dettagliato e scrupoloso, con grande attenzione a tutti i dettagli, naturali, sociali e personali. I libri ci mostrano la potenza della natura e del mare, sia nelle manifestazioni naturali che incassano l’oneroso pedaggio in termini di marinai e pescatori che perdono la vita, ma anche nel definire e imprimere nelle persone una sorta di identità tipica degli isolani che difficilmente può essere compresa da chi non è nato in quei luoghi. Una lettura impegnativa ma molto affascinante. Sconsigliata sotto l’ombrellone, meglio su una scrivania, nei pomeriggi di riposo dalla fatiche estive.

Il pianto dell’alba

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Titolo: Il pianto dell’alba

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi

La storia è ambientata nel 1934. Un periodo politico e sociale molto difficile, non solo in Italia. Il commissario Ricciardi è riuscito a sposare la sua amata Enrica, aspettano il primo figlio, con emozione mista a qualche inevitabile timore. La vita di Ricciardi sembra riservargli un insperato squarcio di felicità, per quanto riguarda la sfera privata. Quella professionale va avanti come al solito, con il commissario costretto a vivere la sua condanna ossia la sua facoltà di sentire le ultime parole delle persone morte violentemente. Questo lo rende sempre triste, con i pensieri della sua mente sempre rivolti alle immagini violente che di continuo ha davanti. Ricciardi è un uomo molto ricco, non avrebbe bisogno di lavorare, ma ha un profondo senso del dovere e della giustizia, che lo porta a spendere nelle indagini grande impegno, senza nessun interesse per la sua carriera, il suo unico obiettivo è la ricerca dei colpevoli.

La storia de “Il pianto dell’alba” ha inizio con la scoperta a casa di Livia Vezzi, cantante d’opera innamoratissima del commissario Ricciardi, di un ufficiale tedesco ucciso da un proiettile che lo ha colpito in piena fronte. I due sono distesi sul letto, la Vezzi impugna una pistola, probabilmente l’arma del delitto. La donna è ancora viva anche se priva di conoscenza. Ricciardi con i suoi uomini sono i primi ad intervenire sul luogo ma vengono subito messi da parte dall’arrivo della polizia politica, che prende in mano le indagini. Il motivo è che l’ufficiale tedesco è una spia da tempo tenuta sotto controllo dai servizi segreti, quindi si profila un caso diplomatico scottante e la faccenda della sua morte deve essere gestita con molta attenzione. Ricciardi non si lascia intimidire dalle circostanze ed inizia una indagine non ufficiale con l’obiettivo di dimostrare l’innocenza di Livia Vezzi, che sembra invece destinata ad essere condannata come responsabile dell’omicidio dell’ufficiale. La storia dell’indagine è molto avvincente, raccontata ad un ritmo incalzante in una Napoli ben descritta nei suoi aspetti più caratteristici. Le indagini vanno avanti grazie all’impegno di Ricciardi e dei suoi uomini ma anche per l’apporto che ricevono dalla rete di collaboratori appartenenti al popolo, che pur vivendo in alcuni casi al limite della legge, non esitano ad aiutare la squadra di Ricciardi quando si tratta di fare giustizia. Un libro giallo che racconta di una indagine, ma che è anche un libro sull’amore, sull’importanza dei sentimenti, su come sia importante amare senza limiti e condizioni.

Maurizio Di Giovanni aveva avvisato da tempo che questo sarebbe stato l’ultimo libro con protagonista il commissario Ricciardi, uno dei suoi personaggi più riusciti, per le sue doti umane e per la sua grande sensibilità. Forse per questo che ha spinto molto l’acceleratore degli affetti in questo libro, per rendere l’addio del commissario Ricciardi ai suoi lettori più struggente possibile. Forse troppo.

La logica della lampara

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Titolo: La logica della lampara

Autore: Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi

“La logica della lampara” è il secondo romanzo di Cristina Cassar Scalia con protagonista il vice-questore Vanina Guarrasi, una donna dalla storia familiare difficile, il padre fu ucciso in un agguato mafioso, che affronta la sua vita professionale con totale impegno e passione, la stessa che la porta ad amare i film girati in Sicilia, di cui è collezionista, le cose buone da mangiare e le sue amicizie, che coltiva nel poco tempo libero che le rimane dopo il lavoro. Vanina dirige la sua squadra di investigatori con grande capacità e dedizione, doti ampiamente riconosciute dai suoi superiori.

La storia comincia durante una battuta di pesca notturna con la lampara, la caratteristica lampada che serve per attirare i pesci. La lampara è richiamata nel titolo del libro ed è una metafora dell’intero racconto. Due pescatori dilettanti assistono ad una scena inquietante che si svolge a riva rispetto alla posizione della barca su cui si trovano. Due uomini gettano sugli scogli una grossa valigia. Poco dopo una telefonata anonima avvisa la polizia che una giovane donna è scomparsa. Si tratta di una donna, Lorenza Iannino, avvocato ed assistente di un potente e temuto avvocato di Catania. Le indagini partono dalla casa di fronte al tratto di scogliera dove i due pescatori hanno visto gettare la valigia che risulta affittata proprio a Lorenza Iannino. La sera dell’episodio della valigia, a casa di Lorenza era in corso una festa a cui erano presenti uomini politici e professionisti molto conosciuti in città, tutti esponenti della Catania che conta. Inizia un giallo dalla trama complessa, con molti personaggi, con una donna sparita di cui si teme la sorte. Il romando racconta molti dei mali italiani, la collusione della politica con il malaffare, uomini e donne di potere che usano la loro posizione sociale e professionale per commettere abusi di ogni tipo, feste per pochi intimi dove tutto è permesso, dal sesso alla droga agli affari illeciti. Un mondo di persone potenti ma poco rispettabili, pieno di donne e uomini potenti che trattano i loro collaboratori come servi della gleba, ambienti che diventato facile terreno per la crescita di risentimenti e rabbia, eventi del passato mai risolti. Una storia complessa con continui cambi di scenario, dove è difficile individuare colpevoli e innocenti, buoni e cattivi.  Il romanzo scorre piacevolmente, la lettura alterna le fasi dell’indagine con episodi della vita personale del vice-questore Vanina, descrizioni dei luoghi in cui è ambientato il racconto rese in modo piacevole e dettagliato, come le incursioni nelle tradizioni gastronomiche siciliane, tra le più ghiotte d’Italia. Una scrittura che riesce ad essere ironica quanto basta per stemperare la tensione quando gli eventi del racconto la fanno salire troppo. Alcuni inserti di termini siciliani “regionalizzano” il racconto senza per questo fare il verso al Maestro dell’italo-siculo per eccellenza. La vita della protagonista di divide tra Catania e Palermo e nel racconto c’è ampio spazio per descrivere il particolare tipo di campanilismo che vede le due città una contro l’altra su ogni questione della vita quotidiana. Uno dei punti di forza del libro è l’alternanza tra la trama del giallo e gli spunti che raccontano la realtà siciliana, compresi i disagi della ormai mitica “Salerno Reggio Calabria”, i traghetti che attraversano lo stretto di Messina ed i disagi di chi vola tra la Sicilia e Roma, dove l’aeroporto di Fiumicino diventa un luogo simbolo dei ritardi e disservizi possibili per i viaggiatori che devono raggiungere la Sicilia. Un libro piacevole da leggere tutto di un fiato, ottimo per chi è alla ricerca di qualche ora di relax.

Resto qui

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Titolo: Resto qui

Autore: Marco Balzano

Editore: Einaudi

Curon è un paese del Sudtirolo, al confine di Italia, Austria e Svizzera, dove è ambientato il romanzo “Resto qui” di Marco Balzano. Trina è la voce narrante, una donna forte e coraggiosa che racconta la sua vita alla figlia, che ha abbandonato la famiglia con gli zii quando era ancora piccola, senza più ritornare. Trina non smetterà mai di pensare alla figlia e di sperare nel suo ritorno. La vita a Curon è molto dura. Una valle in cui il tempo si è fermato, dove il progresso sembra non arrivare mai. Una popolazione da sempre divisa tra Austria ed Italia, ma a conti fatti dimenticata da entrambi gli Stati. La narrazione abbraccia il ventennio fascista, la Seconda Guerra Mondiale e l’immediato dopoguerra. Gli abitanti divisi tra la sfiducia verso gli italiani e la speranza vana nella Germania di Hitler. Una vita dura, fatta di fatica e povertà, sempre a curare gli animali, a lavorare nei campi, pochi soldi, tanto freddo e nessuna possibilità di cambiare. Sarà il dopoguerra a segnare per sempre il destino del piccolo paese, più di quanto non abbiano saputo fare due dittature ed una guerra. Curon sarà sepolta dall’acqua dopo che una enorme diga fu costruita per soddisfare la crescente richiesta di energia elettrica. Non serviranno a nulla le proteste dei cittadini, il tentativo di coinvolgere le autorità ecclesiastiche, il Papa, i politici di Roma. Il destino del piccolo paese è stato deciso nel nome del progresso. I suoi abitanti dispersi, cancellati, non riceveranno mai risarcimenti adeguati, nessuno avrà rispetto per le persone e per la loro storia. Trina da giovane voleva fare l’insegnante, ma la lingua tedesca era stata proibita dal fascismo e lei insegnava di nascosto. Il marito Erich partì per il fronte, tornò ferito nel fisico e nell’anima, disse che non sarebbe tornato a combattere. Quando fu guarito e pronto per essere di nuovo arruolato, disertò e fuggi sulle montagne con Trina, mentre il loro figlio maschio si arruolava nelle truppe del Reich. La fine della guerra coincise con l’inizio dei lavori della diga e la piccola comunità di Curon si trovò da sola a combattere la costruzione della diga, contro il progresso che non si può fermare, contro l’arroganza del potere. I progressi dei lavori coincisero con la definitiva sconfitta della comunità, che dovette osservare inerme anche la distruzione del suo cimitero, prima che tutto fosse sepolto per sempre. Il paese fu invaso dalle acque, nulla potè evitare il drammatico evento. Un libro appassionato ed emozionante, che racconta la storia della piccola valle vista dagli occhi di chi ha sempre perso, di chi è sempre stato dalla parte sbagliata. Ma anche di chi non ha mai smesso di amare la sua terra in tutte le circostanze e di difenderla anche quando non c’èra possibilità di vincere. E’ la battaglia dei vinti contro il potere, l’orgoglio delle proprie origini che dà la forza a chi vuole combattere contro chi vuole distruggere una comunità, nel nome di un progresso che non sempre va nella direzione giusta. La diga fu costruita, una piccola civiltà fu distrutta, risibili furono i benefici. L’energia elettrica prodotta fu pochissima e la centrale fu dismessa molto presto. Il campanile che emerge dalle acque del lago, raffigurato nella bellissima copertina, è il monito lasciato per le generazioni future, di come inseguire il progresso, quando non tiene contro della storia e del rispetto per le persone, può fare molti più danni rispetto ai possibili benefici.

Il respiro del sangue

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Titolo: Il respiro del sangue

Autore. Luca D’Andrea

Editore: Einaudi

Luca D’Andrea è un giovane scrittore nato e cresciuto a Bolzano dove tutt’ora vive. Il protagonista del suo romanzo “Il respiro del sangue” si chiama Tony Carcano e di mestiere fa lo scrittore di libri “rosa”. Tony Carcano vive per scrivere, si è isolato dal mondo esterno, divide la sua casa con Freddy, un simpatico cane San Bernardo, e con la sua domestica, di nome Polliana. Il suo consulente legale è l’avvocato Tante Frida, che è anche sua amica affidabile e battagliera. Tony lavora con impegno e si gode i meritati guadagni delle vendite dei suoi libri vivendo in una comoda casa e guidando una auto storica affascinante e prestigiosa come la sua Ford Mustang, di colore rosso, una icona di stile e di potenza, sogno di molti appassionati collezionisti di auto. La vita forse monotona di Tony viene improvvisamente movimentata dall’irruzione di Sibylle, figlia ventenne di Erika, una donna morta annegata nel 1999 in un laghetto della località di Kreuzwirt, in Sud Tirolo. Sibylle percorre in motocicletta il tragitto fino a Bolzano per incontrare Tony che si vede raggiunto da una ragazza in corti short con ìn mano una foto in cui lui appare sorridente accanto al cadavere di Erika. Sibylle chiede a Tony perchè, ma non aspetta la risposta e stampa un sonoro ceffone sulla faccia dello scrittore. Sibylle non vuole credere alla versione delle autorità che hanno archiviato come “suicidio” la morte della madre Erika ed inizia una personale indagine per scoprire la verità, partendo proprio da Tony Carcano.

Inizia una avventura che unisce storie del passato e del presente, persone scomparse e presunti testi magici, racconti esoterici e favole per bambini, simboli misteriosi e spaventose credenze popolari, violenza e follia. C’è di tutto nel “Respiro del sangue”.

Luca D’Andrea ha messo insieme tanti ingredienti diversi creando un thriller con una trama articolata e ingegnosa, riuscendo a dare al racconto un ottimo ritmo che tiene alta l’attenzione del lettore grazie a capitoli brevi, continui cambi di scena, tanti personaggi con storie e vite diverse. Un romanzo in bilico tra omicidi cruenti e storie sovrannaturali con un finale pieno di sorprese e colpi di scena a non finire. Molti riferimenti alla musica pop e rock, a film di culto, libri famosi. Luca d’Andrea ha una scrittura lineare e diretta, non si perde in lunghe digressioni o pesanti descrizioni. Va dritto al punto, colpisce il bersaglio e poi riparte alla ricerca di un nuovo obiettivo. Così pagina dopo pagina, per tutto il romanzo.

Delitti senza castigo

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Titolo: Delitti senza castigo

Autore: Loriano Macchiavelli

Editore: Einaudi

Tutti gli autori, scrivendo un libro, hanno un obiettivo, uno scopo ben preciso. Alcuni creano storie per sorprendere i lettori con trame complesse, altri puntano tutto sui continui colpi di scena, per intrattenere il lettore e divertirlo. Altri scrittori scrivono “gialli” o “noir” per raccontare il crimine ed esplorare gli aspetti più violenti dell’animo umano. Altri invece usano la trama del libro poliziesco come sfondo per raccontare qualcosa di più importante, che possa essere di insegnamento per tutti i lettori. Loriano Macchiavelli è uno scrittore del genere “noir” ma i suoi libri sono molto di più di un poliziesco. “Delitti senza castigo” è un libro dove i crimini e le indagini servono come contorno a dei contenuti profondi quali sono le lezioni che ci lascia la storia e che non dobbiamo dimenticare. Così come non dobbiamo dimenticare che anche gli ultimi e gli emarginati  hanno diritto alla giustizia, che invece loro viene spesso negata.

Lo stile di scrittura è asciutto, diretto, senza troppi giri di parole. “Delitti senza castigo” racconta fatti accaduti negli anni novanta e nel dopoguerra. I vari delitti irrisolti del presente, raccontano l’Italia di quegli anni, che sono stati il preludio dei grandi cambiamenti politici e sociali che in qualche modo hanno cambiato la vita degli italiani. I racconti del periodo della Seconda guerra mondiale, raccontano alcune stragi naziste viste dal punto di vista di piccoli protagonisti, di persone capitate per caso in avvenimenti terribili ed efferati, di cui non si dovrebbe mai perdere la memoria. Ora come in passato, tanti colpevoli sono rimasti sconosciuti, tante persone non hanno avuto giustizia. I crimini irrisolti spesso hanno come vittime persone ai margini della società, persone di cui nessuno si preoccupa.

Il protagonista di “Delitti senza castigo” è Sarti Antonio, sergente di polizia, questurino a Bologna, affiancato dal suo compagno di avventure da Rosas, detto il talpone. Sarti Antonio è un piccolo giustiziere di coloro che vivono ai margini dela società, di quelli che non contano, degli esclusi. Sono tempi duri a Bologna, diversi delitti rimangono senza colpevole, la città sembra impazzita. I nervi di Sarti Antonio sono messi a dura prova. Anche un innocuo barbone, noto a tutti come Settecappotti, per la sua abitudine di portare tanti cappotti sia in estate che in inverno, per proteggersi dalle radiazioni cosmiche, viene aggredito e ridotto in fin di vita per le percosse ricevute. Sarti comincia ad indagare su questa aggressione del tutto inspiegabile. L’indagine porta Sarti a villa Rosantico, di proprietà di un facoltoso industriale delle acque minerali e della sua giovane ed avvenente moglie, Elena, che tra ammiccamenti e piccole provocazioni, mette a dura prova i principi morali di Sarti. L’indagine porterà il sergente anche in Calabria, sulle tracce del marito di Elena, ma il cuore del racconto è nella scoperta di un legame indicibile tra alcuni protagonisti del racconto con episodi tra i più sanguinari e violenti accaduti durante la Seconda guerra mondiale.

La paziente silenziosa

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Titolo: La paziente silenziosa

Autore: Alex Michaelides

Editore: Einaudi

Traduzione: Seba Pezzani

Alicia Berenson e suo marito Gabriel sono due giovani e affermati artisti. Lei pittrice e lui fotografo, vivono a Londra, in un quartiere esclusivo, hanno successo, tutto sembra andare nel migliore dei modi nella loro vita. Una sera avviene un fatto imprevedibile. Alicia viene ritrovata a casa sua con la pistola che ha appena sparato cinque colpi sul suo adorato marito, seduto e legato ad una sedia, il volto orrendamente dilaniato dalla sequenza di colpi che lo hanno raggiunto. Alicia si chiude nel silenzio più totale. Non parlerà più, né durante il processo, né durante il suo internamento in un ospedale psichiatrico. Il processo non chiarirà tutte le circostanze della morte di Gabriel ma il silenzio di Alicia è preso dalla giuria come la conferma della sua colpevolezza che sarà condannata anche senza prove certe della sua colpevolezza.

Il caso di Alicia attira l’attenzione di Theo Faber, uno psicologo criminale, che decide di occuparsi del caso, sia per aiutare Alicia che per fare luce sulle circostanze della morte di Gabriel. Theo inizia a scavare nel passato di Alicia, dei suoi familiari e delle persone che le sono state vicine, per trovare il modo per scardinare il mutismo della donna e scoprire la verità. L’indagine ruota anche attorno ai quadri di Alicia, in particolare l’ultima sua opera, l’Alcesti, un quadro ispirato alla omonima tragedia di Euripide, che sembra essere un messaggio che la pittrice ha voluto lasciare al mondo prima di chiudersi nel suo mutismo.

Il thriller è ambientato in una Londra per nulla attraente e piuttosto opaca e nella casa di cura dove è ricoverata Alicia. Il romanzo vede l’inserimento di lunghe pagine tratte dal diario di Alicia, un racconto nel racconto, dove la personalità della pittrice è descritta in modo dettagliato e preciso. La scrittura di Alex Michaelides è netta, senza fronzoli, con approfondimenti psicologici credibili, con una trama incalzante ben costruita, con colpi di scena che stupiscono il lettore per originalità e imprevedibilità. Alicia e Theo sono due persone con passati difficili, provengono da esperienze familiari dolorose, sembrano legati da qualcosa di indecifrabile che li unisce e li attrae. Andando avanti con la lettura non è ben chiaro il motivo reale che spinge Theo ad interessarsi del caso di Alicia, ma sembra un dettaglio di poco conto rispetto all’insieme del racconto. Solo alle ultime pagine del libro tutto sarà chiarito e nulla sarà come è sembrato per la maggior parte del libro.

Questo è il primo romanzo di Alex Michaelides e come esordio è sorprendente, quasi come il finale del libro.

Documenti, prego

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Titolo: Documenti, prego

Autore: Andrea Vitali

Editore: Einaudi

Un’auto viaggia tranquillamente in autostrada, è una serata tranquilla nel nord Italia. A bordo tre funzionari di una azienda commerciale in viaggio di lavoro. I tre colleghi hanno lavorato tutto il giorno, sono stanchi. Decidono di fermarsi al primo autogrill che incontrano. Il parcheggio è quasi tutto libero, disattenti si parcheggiano al primo posto che capita, quello riservato ai portatori di handicap. All’interno dell’autogrill ci sono pochi avventori, le ragazze al bancone sono stanche ed assonnate. Arriva una auto scura, scende un personaggio piccolo di statura, entra nell’autogrill, chiede di chi è la macchina con il portatore di handicap, si presenta come un funzionario di un qualche ufficio giudiziario. I tre si presentano, forniscono le generalità, sembra un controllo di routine. Uno di loro ha il documento scaduto. La cosa sembra si possa risolvere con un rimbrotto, ma non è così. La persona con il documento scaduto viene invitata gentilmente ma fermamente a seguire il funzionario nella sua auto.

Inizia una avventura inquietante, a tratti drammatica, a tratti assurda. La storia racconta di eventi che potrebbero essere veri o prodotti dalla immaginazione del protagonista. Il racconto ha la tensione e la dinamica di un thriller, che coinvolge il lettore in un susseguirsi di eventi tra il reale ed il fantastico, tra razionalità e follia. Il finale è difficile da decifrare, tra l’inverosimile e l’incomprensibile.

L’intruso

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Titolo: L’intruso

Autore: Tana French

Editore: Einaudi

Traduzione: Alfredo Colitto

Gli investigatori Antoniette Conway e Stephen Moran della squadra omicidi di Dublino si trovano ad indagare sulla morte di una ragazza, Aislinn Murray, trovata cadavere nella sua abitazione. La sua fine è stata provocata da un pugno che l’ha stordita e nella caduta la testa ha sbattuto contro il caminetto che le ha provocato la ferita fatale. Sembra un litigio tra due innamorati che ha avuto una conclusione tragica, ma gli investigatori sono abituati ad evitare conclusioni affrettate.
Le indagini conducono verso il presunto fidanzato della ragazza, un certo Rory Fallen, un uomo che gestisce una libreria, con cui Aislinn aveva un appuntamento la sera in cui è morta. La tavola apparecchiata, la casa ordinata e pulita, tutto lascia immaginare ad una cena romantica finita male. Il giovane Rory viene convocato dagli investigatori che cominciano ad interrogarlo. I due investigatori Conway e Moran sono affiancati nelle indagini dal detective Breslin, che ha avuto dal capo della sezione l’ordine di collaborare con i due titolari dell’indagine per aiutarli nella risoluzione del caso. L’indagine si presenta lunga e complicata e gli investigatori si troveranno a fronteggiare una situazione molto complicata che potrà mettere a repentaglio le loro carriere. Il comportamento di Rory è ambiguo e poco lineare, le sue risposte poco convincenti e gli investigatori presto si convinceranno che proprio lui è il probabile colpevole. Ma alcuni episodi avvenuti all’interno della squadra omicidi consigliano prudenza e gli investigatori saranno costretti ad approfondire alcuni aspetti dell’indagine che prenderà direzioni del tutto inaspettate. Le indagini prendono in considerazione la presenza di una seconda persona sulla scena del crimine, per l’appunto “L’intruso”.

La storia è narrata in prima persona da Antoniette Conway, che racconta in dettaglio la sua storia, la storia di Aislinn e tutte le ripercussioni psicologiche che il lavoro di investigatore ha nella vita privata dei poliziotti. Soprattutto come nel caso di Antoniette che non è benvoluta dalla squadra in cui lavora al punto che sta pensando di abbandonarla. Dublino si rivela una città moderna con tante storie di solitudine e di difficoltà sociale, spesso sottovalutate dalle altre persone, impegnate a seguire il corso della propria vita.

“L’intruso” ha una trama complessa pur avendo un numero limitato di personaggi ma Tana French si dimostra molto abile nell’invenzione dell’intreccio, nei cambi di scenario, nelle soluzioni improvvise.

Una parte importante della storia è dedicata agli interrogatori, descrive le tecniche con cui sono condotti, per arrivare a far dire agli interrogati tutto quello che sanno ed anche quello che non vorrebbero dire, lavorando di fino sulla psicologia delle persone e sulla loro condizione di paura e di tensione dovuta alle ripercussioni che potrebbero avere risposte sbagliate.

Anche la vita di relazione tra poliziotti è parte importante del romanzo, con rapporti tra colleghi non sempre trasparenti ed al di sopra di ogni sospetto ed interesse.

La scrittura in prima persona con la protagonista che è la voce narrante, rende le emozioni, le paure e lo stress dei poliziotti in modo molto realistico e veritiero. La protagonista si rivela essere un personaggio difficile, inedito e non sempre facile da definire.

Una storia che sembra prendere strade sempre diverse e che solo alle ultimissime pagine rivelerà il vero colpevole. Un libro per gli amanti del genere che dovranno sostenere una prova consistente date le 624 pagine.

Il club degli uomini

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Titolo: Il club degli uomini

Autore: Leonard Michaels

Editore: Einaudi

Traduzione: Katia Bagnoli

“Il club degli uomini” è stato pubblicato nel 1978, un periodo in cui le donne avevano già conquistato i loro spazi per parlare di politica, di identità, della funzione all’interno della società. Nello stesso tempo gli uomini dimostravano di non avere le stesse capacità organizzative e spirito di iniziativa delle donne.

La voce narrante è un conoscente di Cavanaugh, ex giocatore professionista di pallacanestro, che sta organizzando un club riservato a soli uomini. Una cosa seria, una occasione per socializzare al di fuori della vita professionale e matrimoniale. L’invito è esteso a sette uomini che decidono di incontrarsi per una serata senza mogli o amanti, anche se non mancano le perplessità. Nessuno sa esattamente cosa accadrà in quella serata, ma provare non costa molto, in fondo si tratta solo di una serata. Il gruppo si incontra a casa di Harry Kramer, non tutti si conoscono, ma dopo qualche momento di imbarazzata esitazione, ognuno di loro inizia a parlare del più e meno per poi, quasi naturalmente, andare a raccontare qualcosa che riguarda il proprio passato. Tutti parlano inevitabilmente di donne, non delle mogli, ma delle altre, amanti occasionali o conoscenze casuali. Se qualcuno parla della propria moglie lo fa solo per raccontare aneddoti in cui la donna è uscita dal suo ruolo di moglie tradizionale ed ha abbandonato l’atteggiamento remissivo per avere un comportamento aggressivo, dominante, come se fosse lei l’altra. Ogni racconto è la dichiarazione di un fallimento, un modo per dimenticare per sempre le illusioni giovanili e prendere atto della necessità di basare la propria vita su sentimenti reali e concreti, basando il rapporto con la propria consorte sulla lealtà. La serata termina burrascosamente con l’arrivo della moglie di Kramer che non si aspettava di avere ospiti a casa, così come non si aspettava il disordine, la sporcizia e la devastazione del frigorifero di casa che era pieno di cose da mangiare che sarebbero servite per l’incontro con le sue amiche previsto per il giorno dopo. I due coniugi Kramer iniziano a litigare per risolvere l’improvvisa e giustificata crisi isterica di cui è preda la moglie, mentre gli altri ospiti, dopo qualche tentativo di aiutare a pulire e mettere a posto, sono caldamente invitati ad andare via. Salgono su una vettura e si dirigono verso San Francisco per una colazione alle luci dell’alba.

Il libro è una esplorazione dei pensieri degli uomini, che sono sempre alla ricerca di novità, insoddisfatti di quello che hanno e convinti che il meglio lo troveranno nella prossima avventura, per poi scoprire che è tutta una illusione. I sette ospiti de “Il club degli uomini”, che per l’autore sono rappresentativi del modo di pensare degli uomini, non ci fanno una grande figura, dimostrandosi interessati solo a donne, tradimenti e sesso, in una continua e perenne ricerca della prossima conquista. Gli uomini si dimostrano immaturi nonostante l’età di tutti i presenti sia intorno a quarant’anni, superficiali ed incapaci di tenere a bada i loro istinti. Le donne dimostrano di aver trovato il loro senso della vita, gli uomini sono ancora alla ricerca del loro. Un libro scritto nel 1978 che mantiene la sua attualità. Non è facile cambiare la testa degli uomini.