The warehouse

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Titolo: The Warehouse

Autore: Rob Hart

Editore: DeA

Traduzione: Carlo Prosperi

Siamo in un futuro prossimo abbastanza simile alla nostra epoca. Le auto sono solo elettriche e le emissioni di CO sono state ridotte anche se il livello dei mari ha sommerso alcune città importanti. La vita quotidiana delle persone è influenzata fortemente da Cloud, una società di distribuzione di dimensioni enormi, capace di consegnare ovunque i prodotti che commercializza, consegnandoli con i suoi droni, ecologici, veloci, pratici e senza pilota. Ogni genere di prodotto è disponibile nell’immenso catalogo di Cloud che grazia a politiche sempre più aggressive ha distrutto il mercato globale, diventando di fatto l’unico attore presente sul mercato della distribuzione. Per molte persone Cloud non solo è l’unico posto dove comprare le merci, il cibo, ogni genere di prodotto, ma anche l’unico posto dove andare a lavorare. Cloud è una perfetta macchina organizzativa che fa di tutto per tenere alta la produttività dei dipendenti, che svolgono solo incarichi semplici e di basso livello, come mettere i beni venduti negli scaffali o prendere i generi e metterli sui nastri trasportatori per poterli spedire. Chi non tiene il passo viene licenziato. Regole semplici, crudeli e spietate. I dipendenti di Cloud vivono all’interno di Cloud in minuscoli appartamenti, mangiano solo il cibo di Cloud, consumano solo prodotti per loro disponibili in Cloud, sono controllati in tutto quello che fanno. La parola “sindacato” non può essere neanche pronunciata e le libertà individuali sono molto limitate.

Il libro ha tre principali protagonisti. Uno è mr. Gigson, il fondatore e proprietario di Cloud, un uomo ricchissimo che è malato terminale e ha deciso che prima di morire vuole visitare tutte le sue aziende. In alcuni capitoli del libro parla in prima persona della sua genialità, del suo grande spirito imprenditoriale ed innovativo messo a disposizione delle persone per facilitare le loro vite.

Il secondo protagonista è Paxson, un piccolo imprenditore che per anni ha accarezzato il sogno di mettersi in proprio e di avere una propria attività ma proprio per colpa di Cloud ha dovuto chiudere l’azienda, rinunciare al suo sogno e rimasto senza lavoro gli è rimasta come unica possibilità andare a lavorare per  Cloud.

La terza protagonista è Zinnia, una ex professoressa che nasconde dietro un aspetto avvenente e di brava impiegata l’attività di spia, assunta da un misterioso mandante per scoprire segreti di Cloud per riuscire a colpirla e farla fallire.

The Warehouse è un thriller scritto in un futuro non molto diverso da quello che potrebbe essere il mondo in cui vivremo tra qualche anno. In fondo anche oggi ci sono alcune megacorporation così ricche e potenti da essere superiori per potere reale e finanziario di molti stati sovrani, capaci quindi di accerchiare le leggi o farle modificare a proprio vantaggio, senza temere in nessun modo l’operato dei governi e delle loro eventuali contromisure. Già oggi in molte aziende i diritti dei lavoratori sono stati sacrificati e cancellati in nome della produttività, della globalizzazione, della riduzione dei costi di esercizio. In cambio di un salario modesto e non garantito, le persone accettano condizioni di lavoro che negli anni settanta o ottanta sarebbero state impossibili da imporre. Questo viene descritto e rappresentato da stampa e media in genere come il nuovo che avanza mentre invece è solo il vecchio che trionfa, azzerando i progressi fatti da anni ed anni di lotte per i diritti dei lavoratori. Siamo diventati incapaci di reagire, accettiamo supinamente tutto quello che ci viene imposto da una classe politica ormai incapace di avere un progetto per il nostro futuro e che subisce l’operato di aziende potenti, veloci nell’attuare le proprie politiche e che si approfittano della colpevole inerzia dei vari governi per metterli di fronte al fatto compiuto e quindi in condizioni in cui è difficile tirnare indiatro.

The Warehouse di Rob Hart è un libro che denuncia i rischi che stiamo correndo, che tipo di futuro avremo se non cambiamo in fretta direzione e modo di fare. Un buon libro che invita a non accettare che l’avidità ed il cinismo continuino a governare il mondo.

Il gioco del silenzio

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Titolo: Il gioco del silenzio

Autore: Rob Keller

Editore: DeA

Il gioco del silenzio è il romanzo di esordio di Rob Keller, nato nel 1956 e vissuto sul lago di Como, lavorando come maestro orologiaio. Esordire a 63 anni non è una cosa comune ma è la dimostrazione di come la passione e la determinazione possano rendere possibili i sogni quando si vuole vederli realizzati. La vita dell’autore spiega come mai questo romanzo sia ambientato proprio in una villa sul lago di Como chiamata “Villa degli orologi”, una imponente e lugubre proprietà della potentissima famiglia Radlach, in zona molto conosciuta e temuta.

La protagonista del romanzo è Cristina, una criminologa che ha da poco risolto un caso molto impegnativo e si è presa una pausa dal lavoro anche per occuparsi di suo figlio Leone, un bambino che ha un disturbo da deficit di attenzione che ha bisogno di essere seguito con pazienza e dedizione. Un giorno Cristina riceve una telefonata dal padre che la avvisa del suicidio di suo zio Francesco. Cristina è costretta a tornare nel paesino sul lago di Como dove è nata enda cui è fuggita appena  ha potuto, per allontanarsi dal padre con cui aveva un rapporto molto difficile. Vuol dire anche ritornare alla Villa degli Orologi dove suo padre Alessandro e lo zio suicida avevano lavorato per tanti anni a servizio della famiglia radlach. Cristina capisce subito che quello che è stato definito un suicidio in realtà è un omicidio ma non ha intenzione di contribuire alle indagini per non dover ricordare un passato che non ha alcuna intenzione di rivivere. Ma lo sviluppo degli eventi la costringeranno ad occuparsi delle indagini, scoprendo molto di più di quello che poteva immaginare quando ricevette la telefonata del padre.

Il romanzo descrive una storia familiare torbida, difficile, piena di segreti e di violenze, tenute segrete grazie alla potenza della famiglia Radlach ed ai comportamenti ambigui di altri protagonisti delle storie. La scrittura è lineare con una buona tensione che tiene alta l’attenzione del lettore. Rob Keller ha creato personaggi ben caratterizzati, con molti limiti e difetti che li rendono normali e molto reali. Il romanzo ricostruisce il passato di persone che con i loro segreti hanno nascosto violenze, ricatti, ruberie, ricatti e convenienze di vario tipo. Una storia che racconta come l’ambizione e la voglia di salire la scala sociale trasformi anche le migliori persone che per troppa ambizione si comportano in modo opposto a quello che la propria indole suggerirebbe. Il libro mostra anche come troppo spesso i bambini sono vittime di traumi vissuti in tenera età e tali episodi possono avere effetti devastanti sulla loro crescita e sulla loro personalità da adulti.

Un debutto interessante questo di Bob Keller, sia per la sua storia personale, che per la qualità del suo primo lavoro.

Con tanto affetto ti ammazzerò

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Titolo: Con tanto affetto ti ammazzerò

Autore: Pino Imperatore

Editore: DeA

“Con tanto affetto ti ammazzerò” è il secondo libro di Pino Imperatore che vede protagonisti l’ispettore Scapece, il commissario Improta e la famiglia Vitiello con la loro trattoria Parthenope, a Mergellina.

L’avventura inizia in una storica e stupenda casa di Posillipo, Villa Roccaromana, di proprietà della Baronessa Elena De Flavis, la sera dei festeggiamenti del suo novantesimo compleanno. Tra gli invitati i nomi più in vista della alta società napoletana ma anche alcune autorità tra le quali il questore e l’ispettore Scapece con il commissario Improta. La serata sta andando benissimo, tutti gli invitati sono incantati dalla bellezza del posto e dall’atmosfera festosa e serena. Un tenore sta per intonare la celebre aria “Nessun dorma” quando alcuni invitati crollano a terra, narcotizzati. Lo scoppio di un improvviso temporale rende lo scenario ancora più inquietante. In quei momenti di grande scompiglio ed agitazione, la baronessa Elena ed il suo fido maggiordomo Kiribaba spariscono.

La scomparsa della nobildonna fa scattare subito le indagini ed i primi ad essere ascoltati sono i tre figli della De Flavis e la sua unica nipote Noemi. Ne risulta un quadro familiare poco rassicurante. I tre figli della baronessa si dimostrano per nulla sconvolti dalla morte della madre e mostrano senza alcun ritegno interesse solo per l’eredità che li aspetta. Le indagini avranno sempre i tre figli e la nipote al centro delle attenzioni degli investigatori, che saranno portati a credere che il colpevole non possa che essere uno dei tre o addirittura tutti e tre, coalizzati contro una madre che forse non era quella donna raffinata e generosa come era considerata dalla maggior parte delle persone.

La storia del giallo è ben costruita e dotata di una struttura complessa e articolata. Nulla viene fatto trapelare e tutti i sospetti rimangono tali fino alla svolta finale che porta alla conclusione del caso. Il giallo è accompagnato da una serie di storie parallele che coinvolgono a vari livelli sentimenti ed aspetti umani dei vari protagonisti, che contribuiscono alla buona riuscita del libro oltre ad aumentarne lo spessore della storia.

La trama ed il racconto sono arricchite dagli inserti con le pagine dedicate al diario della Baronessa, che descrivono la sua personalità, le sue sofferenze, le varie epoche storiche che ha vissuto e le sue grandi doti umane e di generosità. La sua è la storia di una donna che non si è mai arresa e che ha sempre vissuto guardando al futuro, per costruire quello che aveva in mente e per fare del bene al prossimo. L’atmosfera del romanzo è caratterizzata dall’umorismo che si vive nella trattoria Parthenope, vera e propria sede distaccata del commissariato di Mergellina, dove l’ispettore Scapece prende le decisioni più importanti, riunendo la famiglia Vitiello al gran completo. La scrittura di Pino Imperatore è piena di riferimenti storici e culturali ma anche molto ironica, con mille episodi di vita quotidiana inseriti nella storia principale, per rendere la lettura leggera e veloce. Le descrizioni di Napoli e degli altri luoghi dove si svolgono le scene del libro sono suggestive, cosi come sono spassosi i tanti personaggi comuni che partecipano alla storia. Il libro descrive come le persone, quando diventano schiave dei soldi, perdono completamente la ragione, odio ed egoismo prevalgono su tutti gli altri sentimenti. Un giallo divertente che riesce anche a far pensare alla nostra condizione umana.

Aglio, olio e assassino

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Titolo: Aglio, olio ed assassino

Autore: Pino Imperatore

Editore: DeA

Un titolo forse rivedibile che non rende onore al libro. Una copertina un po’ macabra ma di grande effetto.

Un thriller napoletano scritto da Pino Imperatore, uno scrittore con un grande senso dell’umorismo, profondo conoscitore di Napoli, della sua storia e della sua gastronomia. Un Thriller in cui la trama criminale si alterna a vicende varie della vita semplice e spassosa dei protagonisti. Un libro avvincente e nello stesso tempo divertente oltre che colto per i vari riferimenti alla Napoli storica ed artistica.

La rumorosa preparazione al Natale napoletano viene sconvolta da un omicidio di un ragazzo di una famiglia importante, trovato morto nella sua casa. Il cadavere viene ritrovato condito con aglio olio e peperoncino, secondo quello che sembra un rituale macabro.

L’ispettore Gianni Scapece e il suo capo il commissario Carlo Improta sono incaricati delle indagini e lavorano in un nuovo commissariato di polizia, aperto di recente a Mergellina, proprio di fronte alla Trattoria Phartenope, da sempre gestita da Francesco e Peppe Vitiello con le rispettive famiglie.

La storia va oltre i fatti criminali narrati e le relative indagini grazie alle descrizioni di fatti storici, monumenti sacri e superstizioni varie di Napoli, quasi il libro fosse un trattato di storie varie napoletane.

La grande cucina napoletana, con i suoi piatti straordinari per sapore, originalità e semplicità degli ingredienti usati, viene raccontata con garbo e senso della misura, grazie all’autore che è riuscito a creare la giusta armonia tra le varie componenti del romamzo.

Un libro unico nel panorama delle storie criminali, che forse farà storcere il naso agli appassionati di thriller classici, ma che merita di essere letto. In cambio il lettore potrà trarne divertimento, qualche perla di saggeza napoletana e forse qualche spunto per le prossime praprazioni gastronomiche.

La settina lapide

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Titolo: La settima lapide

Autore: Igor De Amicis

Editore: DeA

Igor De Amicis è un commissario di polizia penitenziaria per professione e scrittore per hobby. Il suo romanzo di esordio è “La settima lapide”, un noir forte, con una trama ben costruita, sostenuta da personaggi duri e di grande carattere. La storia inizia in un cimitero in cui vengono scoperte 7 lapidi con incisi nomi e cognomi e date di nascita dei destinatari, ma una sola è completata con la data di morte ed occupata da un cadavere . Si tratta di un boss della malavita locale a cui è stata tagliata la gola. Le altre sei lapidi sono destinate ad altrettanti boss della camorra napoletana ancora vivi e vegeti. Un presagio di quello che accadrà a breve, una dichiarazione di morte macabra ed enigmatica. La polizia non riesce a ricostruire il filo che lega i sette nomi incisi nelle pietre ed i motivi della comune sentenza di morte emessa da un oscuro e sconosciuto giudice. L’ultimo nome della lista è Michele Vigilante, soprannominato “tiradritto”. Un uomo crudele la cui ascesa ai vertici del crimine era stata interrotta 20 anni prima per una condanna per omicidio, uno dei tanti e forse uno dei meno importanti. La lunga detenzione non lo ha cambiato, è rimasto un crudele assassino ed uno spietato vendicatore dei suoi nemici, forse più consapevole delle proprie azioni, ora che ha smesso di assumere droghe, ma sempre pronto ad uccidere chi si trova sulla sua strada. In carcere ha letto qualche libro che ha segnato il suo carattere, senza cambiarlo, forse dandogli solo una diversa visione della sua condizione. Appena uscito dal carcere non ha tempo per abituarsi alla libertà che il suo passato gli presenta il conto, mettendosi subito alla sua caccia. Vigilante pagherà il conto, fino in fondo, ma pagheranno anche tutti i suoi nemici. Inizia così un libro che racconta il male in modo diretto, senza giudizi, senza esaltazione della crudeltà ma anche senza alcun velo. La vita estrema nelle carceri, la gavetta dei ragazzini che aspirano ad entrare nel giro della criminalità, la venerazione verso i grandi boss da parte dei sottoposti, che diventa ammirazione e fede quasi religiosa verso coloro che possono disporre delle vite altrui solo con un cenno del capo. Un mondo assurdo e crudele, con la droga che fà da amplificatrice della violenza, strumento necessario per scalare la lunga salita verso i vertici dell’organizzazione criminale e per rimanere nelle posizioni raggiunte. Un mondo in cui la vita delle persone non conta nulla, contano solo i soldi, il potere, il controllo del mercato della droga, vero diavolo dei tempi moderni. Un mondo di criminali in carriera o solo poveracci che cercano di sopravvivere, tutti pronti a tradire, vendicarsi, fare doppi e tripli giochi, con montagne di cadaveri che sono gli effetti collaterali delle attività illecite. Il mondo criminale raccontato da chi lo conosce bene, da chi parla tutti i giorni con criminali, che ne conosce i pensieri, le motivazioni, le debolezze.I personaggi del libro sono quasi tutte vittime, della propria storia criminale o delle azioni criminali altrui. Una storia che racconta tante guerre, tutte senza senza vincitori, ma con solo sconfitti.