Hotel Silence

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Titolo: Hotel Silence

Autore: Audur Ava Olafsdottir

Editore: Einaudi

Jonas sta partendo per un viaggio di sola andata per una destinazione indefinita. Ha una madre malata di demenza, una moglia da cui ha divorziato che gli ha comunicato che la figlia che credeva fosse sua invece non lo è. La sua vita è tutta qui, macerie che non si possono ricostruire. Jonas ha un palento particolare per riparare le cose, non tanto per costruirle nuove ma per riparare le cose rotte. Ha deciso di farla finita, di suicidarsi, ma non vuole che a scoprire il suo cadavere sia sua figlia, quindi decide di partire per una destinazione sconosciuta e di farla finita lì, lontano da tutto e da tutti. Porterà con sè la sua valigetta per gli attrezzi. Arriva in un paese che è appena uscito da una guerra terribile, che ha lasciato solo lutti e distruzione. E’ ospite dell’Hotel Silence, i cui proprietari sono due fratelli usciti indenni dalla guerra. Jonas viene coinvolto dai due fratelli in piccole riparazioni, presto troverà nuove ragioni di vita e inizierà una nuova vita, piena di persone a cui dedicare il suo tempo, per aiutarli a superare difficoltà e poter sognare un futuro migliore.

Hotel Silence è un libro triste, delicato, poetico ma nello stesso tempo un testo che riesce a trasmettere positività ed ottimismo. Jonas è un uomo solo che ha perso o almeno crede di aver perso ogni ragione di vita. Ritrova voglia di vivere, di fare qualcosa per aiutare gli altri. Constatare come le ferite delle persone che tutti i giorni combattono per sopravvivere , sono ben più profonde e dolorose delle sue, lo rigenera, gli fornisce nuovi motivi per proseguire la sua avventura terrena. La vita è dura e dolorosa ovunque, ma ognuno di noi deve onorare il dono ricevuto combattendo contro le avversità con tutte le proprie forze, senza mai arrendersi. Un libro in cui si parla di disgrazie personali, di morte, di guerra ma anche di rapporti umani, di solidarietà, di speranza e della possibilità di risorgere dalle macerie, materiali e psicologiche.