The Chain

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Titolo: The Chain

Autore: Adrian McKinty

Editore: Longanesi

Traduzione: Alberto Pezzotta

La vita di Rachel Klein non era stata facile negli ultimi tempi. Aveva cambiato lavoro, era guarita da un cancro al seno che ancora doveva essere completamente domato, aveva divorziato. Una giornata come altre, una telefonata da un numero anonimo la avvisa che sua figlia Kylie è stata rapita. Non è un rapimento comune. La voce al telefono le dice cosa deve fare, come deve pagare ma soprattutto le dice che per rivedere sua figlia deve rapire un altro ragazzo, per proseguire la terribile catena. Rachel trova dentro di sé la forza per trovare i soldi, per pagare la cifra richiesta, eseguendo alla lettera le istruzioni ricevute e soprattutto mettere in pratica il piano criminale che prevede un rapimento. In poche ore Rachel si trasforma in un freddo e calcolatore criminale per amore della figlia. E’ rimasta intrappolata nella catena.

La storia è ben costruita e ruota attorno alla forza che i genitori possono trovare dentro di sé per salvare i figli in pericolo. In certi casi convinzioni civili e morali perdono ogni significato, i genitori si ritrovano accecati dall’amore per i propri figli, trasformandosi in quello che non sono e che mai vorrebbero essere. L’inventore della catena ha costruito un meccanismo apparentemente perfetto, in cui le sue vittime diventano anche suoi complici, garantendosi l’incolumità nel caso in cui qualcosa dovesse andare storto. Ma non aveva previsto di avere a che fare con Rachel, una donna determinata e coraggiosa, decisa a tutto, sia per salvare la figlia che per interrompere la catena per sempre.

Un libro originale, con una trama costruita con ingegno, in un susseguirsi di eventi incalzanti, per una lettura coinvolgente ma anche destabilizzante. Adrian McKinty ha saputo giocare con il doppio ruolo che i personaggi sono chiamati ad affrontare, ossia quello di amorevoli genitori e di spietati rapitori, di vittime della catena e spietati carnefici, persone gentili e crudeli esecutori di ordini superiori. Con questa dualità dei personaggi che il libro gioca le sue carte migliori, con i protagonisti costretti a diventare quello che non sono per amore dei propri figli, chiamati a giocare una partita che non avrebbero mai voluto iniziare che potrebbe non avere mai fine. L’origine della catena ha inizio da un trauma infantile di un ragazzo e la storia dimostra di come gli eventi dell’infanzia segnato in modo determinante la psicologia di un ragazzo. Un thriller che racconta una trama avvincente ma è anche un modo per indagare la mente umana quando è soggetta a sollecitazioni estreme.

I Cospiratori

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Titolo: I cospiratori

Autore: Un Su Kim

Editore: HarperCollins

Traduzione: Alberto Pezzotta

Ho comprato questo libro “I cospiratori” di Un Su Kim per la curiosità di leggere un libro del genere “noir” scritto da un autore sudcoreano, cosa abbastanza singolare nel nostro panorama editoriale.

Il protagonista si chiama Raeseng ed è un killer professionista, che lavora agli ordini dei Cospiratori ed esegue i piani organizzati dai Pianificatori. Raeseng non chiede nulla sulla vittima, esegue il suo compito senza esitazioni, rispetta le regole, precise, inderogabili. La vittima viene uccisa, il cadavere viene fatto cremare in un forno per animali, le ceneri disperse per evitare che in nessun modo possa essere ritrovata alcuna traccia che potesse far risalire all’identità della vittima. Un bel giorno Raeseng scopre di essere lui una delle vittime da eliminare e allora per lui tutto cambia.

Un romanzo originale, con i personaggi che indagano sulla propria vita ed un confronto da un mondo antico in via di sparizione ed il nuovo mondo che sta per arrivare ma che in fondo ha gli stessi difetti del vecchio. Tanti richiami alla cultura “pop”, tanti riferimenti ai moderni fenomeni giapponesi ed alla filmografia orientale. Una atmosfera dominata dalla malinconia con molti sconfinamenti nel surreale ed a tratti nell’inverosimile. Molte scene violente raccontate spesso con umorismo. I personaggi sono tutti fuori di testa, le vicende che li riguardano sono grottesche. I dialoghi sono efficaci, le scene raccontate con molto verismo e precisione. Tanti riferimenti ad opere letterarie italiane che probabilmente hanno grande importanza nella cultura coreana. Un libro singolare che non mi ha convinto pienamente ma che merita una segnalazione.