La ragazza del Kyushu

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Titolo: La ragazza del Kyushu

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Traduzione: Gaia Maria Follaco

“La ragazza del Kyushu” è Kirilo, una giovane impiegata cha abita a Kitakyushu (la città dove è nato l’autore Matsumoto Seicho). Kirilo arriva a Tokio dopo un lungo viaggio in treno per incontrare il famoso avvocato Kinzo Otsuka, un principe del foro, un penalista tra i più famosi del Giappone. Kirilo vuole chiedere a Otsuka di difendere il fratello che è stato accusato di aver ucciso una donna che gli aveva prestato ad usura dei soldi. Kirilo è una donna mite e gentile, durante l’incontro con l’avvocato spiega le ragioni della sua visita. Otsuka risponde negativamente alla richiesta della ragazza, sia perché è molto impegnato ma anche e soprattutto perché la donna ammette candidamente di non avere i soldi per pagarlo. Chiede una cospicua riduzione della parcella ed una dilazione del pagamento. Ma Otsuka non vuole saperne, deve raggiungere l’amante in un esclusivo club di golf e non vuole perdere tempo in chiacchiere inutili. Kirilo insiste, prova anche a tornare il giorno successivo per un nuovo incontro con l’avvocato, ma riceve un secondo e definitivo rifiuto da parte della sua segretaria. Kirilo lascia Tokio, offesa ed umiliata, senza aver raggiunto il risultato che sparava, ma la sua vita cambierà in modo inaspettato e la cosa avrà conseguenze inimmaginabili per altri protagonisti del libro.

Questo libro è un giallo con una trama costruita con abilità e precisione dove ogni parte del racconto è funzionale allo sviluppo degli eventi futuri e nulla è lasciato al caso, è il caso di dirlo, con nipponica precisione. Un racconto con una serie di eventi che creano una tensione sempre crescente, con uno stile narrativo essenziale, senza lungaggini o digressioni. I dialoghi e le ambientazioni sono tipiche giapponesi ed abbastanza diverse da quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente noi occidentali. I modi ed i comportamenti dei giapponesi sono molto diversi rispetto alle nostre abitudini, la cortesia e l’apparenza sono molto più importanti che da noi e tutto deve avvenire con sequenze e modalità ben precise, per non apparire scortesi o troppo sfrontati.

Il romanzo racconta come le ferite della vita possono cambiare le persone, di come il dolore possa portare a produrre azioni vendicative incredibili, di come la superficialità e l’egoismo possano portare persone importanti a commettere errori fatali. Il libro ci racconta qualcosa sul sistema giudiziario giapponese, lo mostra come una macchina non proprio efficiente, dove si prendono per buone soluzioni di comodo tanto per arrivare ad una conclusione, senza nessuna pietà o considerazione per un innocente condannato addirittura alla pena di morte. Ma certe ferite trovano conforto solo con la vendetta, se la giustizia non fa il suo dovere.

 

Marie la strabica

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Titolo: Marie La Strabica

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione: Laura Frausin Guarino

Questo romanzo di Georges Simenon fu pubblicato per la prima volta del 1952 ed ora Adelphi lo ripubblica con la traduzione di Laura Fraustin Guarino.

Sylvie e Marie sono le due protagoniste del libro “Marie la strabica”. La storia inizia con Sylvie diciassettenne e Marie 10 mesi più grande che lavorano alla pensione Les Ondines di Fouras, un piccolo centro di villeggiatura della Charente Marittima, nella regione della Nuova Aquitania, non lontano dalla più nota cittadina di La Rochelle. Le due ragazze sono cresciute insieme e apparentemente sono grandi amiche, anche se il loro rapporto è un sentimento di amore ed odio alimentato dalle grandi differenze caratteriali. Le due amiche non potrebbero essere più diverse una dall’altra. Marie è piccolina, bruttina, poco aggraziata, strabica, senza abilità particolari, senza nessuna ambizione o aspirazione, di grande onesta ed affidabilità, che conosce molto bene il carattere dell’amica. Sylvie invece è bella, estroversa, in particolare dotata di un seno prorompente che attira l’attenzione dei maschi, con una gran voglia di cambiare vita, di uscire dalla povertà in cui è costretta dalla nascita.

Durante il periodo trascorso insieme a servizio alla pensione Les Ondines, un ragazzo ritardato di nome Louis, si impicca dopo essere stato sorpreso di notte nei locali della pensione. Marie capisce subito che dietro questo episodio c’è coinvolta la sua amica Sylvie, che inizia così fin da giovane, ad utilizzare il suo corpo come strumento in grado di assicurarle quella salita della scala sociale a cui ambisce a tutti i costi. Le due amiche si promettono reciprocamente di affrontare il futuro insieme, con Sylvie che assicura Marie che una vota diventata ricca la avrebbe presa a lavorare per se e Marie le avrebbe pettinato i capelli tutte le mattine. Discorsi tra ragazze di diciotto anni, con tutta la vita davanti, una frase innocente detta senza malizia, anche se premonitrice di un futuro molto lontano. Alla fine della stagione estiva le due amiche si trasferiscono a Parigi, lontane dalle rispettive case, per trovare una vita migliore. Vivranno insieme per quasi dieci mesi quando Sylvie provocherà a Marie una ferita di quelle che non si possono rimarginare. Le due amiche si lasceranno e le loro vite prenderanno strade molto diverse. Marie continuerà la sua vita modesta facendo la cameriera e poi la badante di un anziano signore. Sylvie userà la sua esuberante femminilità per tentare quella scalata sociale a cui tanto ambiva. Si ritroveranno nel 1950 quando Sylvie, andrà a cercare la sua amica Marie per chiederle un favore, per aiutarla in una questione di eredità.

In questo romanzo Simenon si getta nell’impresa di voler analizzare il carattere delle donne, in particolare alcuni aspetti delle relazioni di amicizia tra le donne. Tutto il romanzo si basa sulla differenza di carattere delle due protagoniste, così diverse eppure così attratte una dall’altra, riuscendone a cogliere i contrasti e le affinità in modo profondo e ben definito. Con il suo stile che va dritto al punto, essenziale e deciso, Simenon riesce ancora una volta a sorprendere per la facilità con cui è passato da un genere all’altro senza mai sbagliare un colpo.

 

Il sospettato

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Titolo: Il sospettato

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione: Marina Karam

Romanzo breve, solo 140 pagine. Si legge in un soffio, si inizia e si finisce senza interruzioni.

La storia è ambientata tra i gruppi anarchici dell’epoca e racconta un possibile attentato che dovrebbe distruggere una fabbrica di aerei che si trova a Parigi. Se l’attentato dovesse essere compiuto ci sarebbero decine di morti innocenti, gente semplice, operai, persone della stessa classe sociale da cui provengono gli attentatori.

Siamo nel 1938, tra Bruxelles e Parigi. Il protagonista è Pierre Chave che decide di evitare una strage che sta per essere compiuta da parte di Robert, un giovane anarchico che era stato quasi un suo allievo, ma che aveva poi deciso di non seguire più le sue idee. Pierre viene avvisato di quello che Robert sta per compiere dal Barone, un altro anarchico. Ma il tempo è poco, bisogna agire in fretta.

Robert è già partito per Parigi. Pierre è ricercato in Francia come disertore ma non esita a superare la frontiera per fermare Robert, per evitare la strage. Pierre è un anarchico che non crede nella strada della violenza e del terrorismo e non esita a lasciare la moglie ed il figlio a Bruxelles, alle prese con la polizia che è alla ricerca di Pierre, pur di continuare a professare il suo credo. Pierre non si impaurisce per avere la polizia che gli soffia sul collo, non se la prende con i suoi compagni che lo considerano un traditore, ma crede nelle sue idee e non si ferma davanti a nulla pur di evitare inutili morti. Ma non solo, vuole anche salvare Robert, perché macchiandosi di una colpa così grande cosa sarebbe stato della sua vita?

Storia di un piccolo eroe del popolo, una storia romantica che in qualche modo nobilita chi crede nella lotta per un mondo migliore, senza cadere nella trappola dell’estremismo e del terrorismo. Solita ambientazione cupa delle storie di Simenon, ambienti poveri , nessuna ombra di benessere, solo povertà e stenti. Storia scritta con gran ritmo, quasi un thriller di azione. Se vi piace Simenon, da non perdere.

Vite che non sono la mia

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Titolo: Vite che non sono la mia

Autore: Emmanuel Carrère

Editore: Adelphi

Traduzione: Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio

Un libro in cui l’autore parla di avvenimenti che ha vissuto in prima persona e che sono anche le sue più grandi paure, le cose che più lo terrorizzano, ossia la morte di un figlio per i genitori e la morte della madre per i figli ed il marito. Il libro ha inizio nel 2004. Emmanuel Carrère è in vacanza nello Sri Lanka, con la compagna Hélène e i figli, quando l’isola è sconvolta dal terribile tsunami che provocò morte e distruzione in molti paesi asiatici. Emmanuel e la sua famiglia furono fortunati. L’hotel in cui risiedevano non fu colpito dalla onda mortale, anzi loro non la videro proprio. Ma dovettero assistere impotenti al dolore di chi, sopravvissuto, aveva perso familiari, parenti e amici, oltre alla casa, tutti gli averi, il posto di lavoro. La terribile onda non risparmiò nessuno, non fece distinzione tra giovani e vecchi, uomini e donne, bambini e anziani, poveri o ricchi. Portò via tutto quello che trovò sulla sua strada, senza eccezioni. I coniugi Carrère aiutarono una coppia di francesi che avevano perso la loro figlioletta, Juliette. Parteciparono con loro alla ricerca straziante del corpicino, vagando da un ospedale all’altro, tra morte e distruzione. Cercarono, per quanto possibile in momenti così terribili, di dare conforto ai genitori della piccola Juliette, di partecipare al loro dolore, di aiutarli a superare quei momenti così duri. Tornarono a Parigi sconvolti dalle emozioni provate in quella che doveva essere una vacanza e che invece si rivelò una delle esperienze più dolorose della loro vita. Non ebbero il tempo per riprendersi dalla esperienza di morte e di distruzione che avevano appena vissuto che arrivò la notizia che la sorella di Hélène, anche lei di nome Juliette come la povera bambina portata via dallo tsunami, è malata terminale, ormai nessuna cura può essere utile, c’è solo da aspettare l’inevitabile fine. Juliette era un magistrato, una donna coraggiosa che non si era lasciata abbattere da una malattia che le aveva fatto perdere l’uso delle gambe, si era sposata ed era madre di tre bambine. La morte arrivò nel giro di pochi giorni, implacabile, senza dare una minima speranza ai familiari. Subito dopo la sua morte, un magistrato di nome Étienne chiese ai familiari di Juliette di andare a casa sua, voleva conoscerli, voleva parlare di Juliette. Scoprirono un uomo che per una malattia aveva perso una gamba, che aveva vissuto la sua carriera di magistrato a fianco di Juliette, con cui aveva trovato una affinità ed una sintonia del tutto sconosciuta ai familiari.

Étienne racconta delle grandi battaglie che Juliette e lui avevano combattuto a difesa delle persone sovraindebitate e contro i comportamenti delle banche e delle società finanziarie. Insieme erano riusciti a cambiare alcune leggi e molte persone in gravi difficoltà finanziarie trassero grandi benefici dalle battaglie che i due magistrati avevano combattuto.

Carrère racconta le storie delle due Juliette in modo netto, crudo ma anche con sensibilità. Parla di morte, malattia e dolore che colpiscono le persone che ci sono attorno, mentre siamo impegnati a vivere la nostra vita, senza preoccuparci di quello che accade agli altri. Morte e dolore degli altri sono trattati con delicata umanità, senza eccedere nella spettacolarizzazione del dolore, ma con misura, con uno stile senza fronzoli ma capace di emozionare e commuovere il lettore.

La seconda parte del libro, quella che racconta la vicenda umana di Juliette ed Étienne, è dedicata a quella parte di società che soffre per la sua condizione finanziaria, che non ha i mezzi per partecipare alla festa del consumo che ormai caratterizza le vite delle persone agiate. Persone che non hanno alcuna possibilità di salire sull’ascensore sociale, per arrivare qualche piano più su, per riuscire a guadagnare qualche soldo in più. ma non ha neppure la possibilità di tentare la scalata sociale per guadagnare più soldi. L’unico mezzo per tentare di scalare il dislivello è l’indebitamento che viene quasi sollecitato dalle banche, senza alcun limite, fino a quando le persone diventano insolventi e perdono quel poco che hanno. Juliette ed Étienne hanno combattuto questa ingiustizia, tra malattie, cure e dolori. Un libro dalla potenza dirompente, che emoziona e commuove e ci fa riflettere su come spesso spendiamo la nostra vita dando importanza a cose che non ne hanno, trascurando invece le cose veramente importanti. La piccola Juliette è scomparsa troppo presto per poterci insegnare qualcosa ed ha potuto lasciarci come eredità solo il dolore dei suoi genitori. La Juliette maggiore, con la sua storia travagliata e piena di sofferenza, ci insegna come vivere e combattere contro una malattia che non lascia scampo, consapevole della fine che la aspetta, preparando se stessa e la sua famiglia all’inevitabile epilogo.

Il cuore vero

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Titolo: Il cuore vero

Autore: Sylvia Townsend Warner

Editore: Adelphi

Traduzione: Laura Noulian

Sylvia Towsend Warner è stata una scrittrice britannica tra le più importanti del Novecento. Il suo romanzo “Il Cuore vero” è stato pubblicato per la prima volta nel 1929 in Inghilterra. In Italia questa di Adelphi nel 2019 è la prima pubblicazione.

La protagonista del romanzo è Sukey Bond, una ragazzina che dopo essere cresciuta in orfanatrofio viene mandata come cameriera presso una famiglia che vive in una fattoria. Qui Sukey conosce Eric, un ragazzo giovane, bello e forse senza tutte le rotelle a posto, ospite della fattoria dove la famiglia lo tiene nascosto per paura del giudizio della gente riguardo la presunta pazzia del giovane.

Sukey si dimostra essere una donna pronta ad affrontare la vita sapendo andare ben oltre l’educazione ricevuta in orfanatrofio. Sukey e Eric si innamorano ma la famiglia del ragazzo si oppone e fa di tutto per allontanarli. Per ostacolare la relazione tra i due viene inventato anche un rapimento del giovane ma grazie a varie peripezie Sukey ritroverà Eric per tenerselo per sempre.

Il libro racconta della storia d’amore tra due ragazzi, ingenui e sognatori, che potranno vivere il loro amore grazie alla determinazione di Sukey che nonostante le difficoltà andrà avanti con la forza che le viene data dalla fiducia nel credere che le cose impossibili possano diventare possibili. L’ambientazione del romanzo è l’Inghilterra di inizio novecento, dove le convenzioni sociali avevano il sopravvento su tutto e dove le persone leggermente fuori dagli schemi e dalle regole erano viste di cattivo occhio anche se non facevano nulla di male.

Sylvia Townsend Warner ha uno stile di scrittura molto tradizionale secondo le consuetudini dell’epoca, con grandiose descrizioni dei paesaggi e della natura, ma per i temi trattati si dimostra essere una scrittrice moderna che ha saputo anticipare i tempi, affrontando l’ipocrisia e il perbenismo dell’epoca con forza e coraggio, dimostrando di essere una donna combattiva ed anticonformista.

Sette brevi lezioni di fisica

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Titolo: Sette brevi lezioni di fisica

Autore: Carlo Rovelli

Editore: Adelphi

Sette brevi lezioni di fisica è un libro del 2015, edito da Adelphi, per la collana “Piccola Biblioteca”. Un libro breve, sole 88 pagine, piccolo nelle sue dimensioni. L’autore si chiama Carlo Rovelli, è un fisico teorico che insegna all’Università di Marsiglia ed è già stato autore di altri libri di divulgazione scientifica. Il libro riassume 7 brevi lezioni di fisica ognuna dedicata ai seguenti argomenti:

  • La teoria della relatività di Einstein
  • Meccanica Quantistica
  • Il cosmo e la sua architettura
  • Le particelle elementari
  • Gravità quantistica
  • La probabilità e il calore dei buchi neri
  • Ultimo capitolo dedicato all’Uomo.

Il libro è stato scritto con lo scopo di spiegare la fisica quantistica a persone che non hanno una formazione scientifica e riesce benissimo nel suo intento. Gli argomenti sono trattati in modo semplice e chiaro e soprattutto breve, senza perdersi in troppi dettagli e senza esempi ampiamente utilizzati in altre opere di divulgazione che non sempre sono riuscite a raggiungere l’obiettivo della chiarezza. Il libro contiene brevi riferimenti autobiografici sia dell’autore che degli scienziati nominati nei racconti e questi riferimenti rendono la lettura più appassionante.

Rovelli scrive con vera passione per gli argomenti che tratta e che ama e lo fa in modo poco scientifico ma ricorrendo ad una scrittura lineare e chiara con molti riferimenti alla filosofia ed alla cultura umanistica. Sia la fisica che la filosofia studiano le leggi della natura e il pensiero scientifico non contraddice il modo di funzionare della mente umana.

In questo libro si parla di grandi scienziati come Einstein, Galilei, Keplero, Newton, Rubbia, ma per spiegare il loro pensiero l’autore deve ricorrere alle opere di grandi filosofi come Aristotele, Euclide, Kant, Parmenide, Pitagora e Spinoza. Sembra proprio che a raccontare il sapere umano non sia possibile farlo lasciando parlare solo gli scienziati ma è necessario coinvolgere anche i grandi filosofi.

Lezioni di letteratura

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Titolo: Lezioni di letteratura

Autore: Vladimir Nabokov

Editore: Adelphi

Traduzione: Franca Pece

Vladimir Nabokov è stato uno dei maggiori scrittori del novecento. Fu esule dalla Russia a causa del bolscevismo e poi dall’Europa a causa di Hitler. Approdò in America nel 1941 e dal 1948 al 1958 fu insegnante di letteratura russa e di scrittura creativa alla Cornell University. Dagli appunti delle sue lezioni universitarie è stato tratto “Lezioni di letteratura” che è uno dei libri migliori che abbia letto dedicati alla scrittura, ai romanzi, all’arte di scrivere. Il libro svela i segreti delle strutture di alcuni grandi romanzi come Mansfield Park di Jane Austen, Casa Desolata di Charles Dickens, Madame Bovary di Gustave Flaubert, Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson, Dalla parte di Swann di Marcel Proust, La metamorfosi di Franz Kafka, Ulisse di James Joyce. Le riflessioni dell’autore sono accompagnate da immagini che riportano i gli schemi originali disegnati Nabokov per preparare le lezioni. Lui era dedito allo studio dei particolari, alla scoperta di ogni dettaglio, attività indispensabile per capire i grandi romanzi, in cui “lo stile e la struttura solo l’essenza del libro”. Nabokov si rivela come un grande e appassionato professore, dotato di senso dell’umorismo e grande polemista.

“Lezioni di letteratura” è di grande interesse sia per gli studiosi di letteratura che per gli aspiranti scrittori, ma anche per chi, come me, appassionato lettore, è sempre alla ricerca di qualche insegnamento per diventare un lettore migliore, per riconoscere i particolari che fanno di un romanzo un grande romanzo.  Ci sono alcuni passi del libro che spiegano con grande efficacia la concezione che aveva Nabokov dell’arte del romanzo. Per lui la narrazione è sempre invenzione, non c’è spazio per la verità. Nabokov sostiene che la letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzino inseguito da un lupo ha gridato “al lupo al lupo”, è nata il giorno in cui il ragazzino ha gridato “al lupo al lupo” senza avere nessun lupo che lo inseguiva. La magia della letteratura consisteva nell’invenzione del lupo inesistente. Così come efficacemente descrive le tre caratteristiche che un autore deve avere dentro di se, ossia dell’affabulatore, del maestro e dell’incantatore. L’ultima delle tre doti è quella del grande scrittore. Ma non basta la creatività e la magia dello scrivere, serve anche avere una base scientifica per dare credibilità e sostanza al racconto. Quindi scienza e magia unite insieme. “Lezioni di letteratura” può essere letto come un romanzo, ma conviene leggerlo come un testo da studiare, su una scrivania, con quaderno degli appunti, penna o matita a seconda dei gusti, per segnare tutti gli spunti da ristudiare, ripassare ed approfondire, per capire meglio quello che leggiamo. Un grande libro a cui Nabokov avrebbe voluto dare il sottotitolo “Come diventare un buon lettore”. Un buon lettore non è colui che legge ma colui che rilegge, per cogliere tutti i minimi dettagli e particolari.

Bella la copertina con una immagine che rappresenta gli itinerari di Boom e Stephen nell’Ulisse di Joyce, che rende bene l’idea di cosa troverà il lettore all’interno del libro.

Hypnerotomachia Poliphili

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Titolo: Hypnerotomachia Poliphili

Autore: Francesco Colonna

Editore: Adelphi

Il post su “Il Cristo velato” e il Principe di San Severo mi ha riportato indietro di circa 15 anni, periodo in cui ero completamente preso dalla lettura di testi ermetici ed esoterici o legati ai grandi misteri del passato. Uno dei libri più straordinari in cui mi sono imbattuto è stato senza ombra di dubbio Hypnerotomachia Poliphili. Era appena uscita in libreria l’ultima edizione di Adelphi (era il 2004), quel doppio volume dalla copertina rossa e con quel titolo quasi impronunciabile, attirò subito la mia attenzione e lo acquistai senza indugio. La lettura avvenne dopo qualche mese, dovevo trovare la giusta ispirazione per affrontare un testo simile.

Il libro è attribuito a Francesco Colonna che era un frate domenicano, ordine che accoglieva personaggi poco tradizionali come Giordano Bruno e Tommaso Campanella ed aveva più di qualche collegamento con ambienti e culti esoterici. Il libro è stato scritto in italiano misto al latino tra il 1400 e il 1500 ed è una vera a propria opera d’arte, sia per il testo che per meravigliose centosettanta xilografie che sono inserite nel libro.

Il libro è un testo iniziatico e allegorico, la cui traduzione è “La battaglia d’amore in sogno di Polifilo”, composto da 38 capitoli. Il testo è un romanzo che racconta l’amore di Polifilo per Polia. Polifilo si addormenta e si ritrova in un bosco e seguendo un canto bellissimo inizia un viaggio verso l’amore e la conoscenza. Polifilo trova l’amata Polia dopo aver superato una serie di prove. Inutile cercare di riassumere la trama, troppo lunga, articolata e piena di allegorie, enigmi, misteri, miti. Un viaggio attraverso buona parte delle conoscenze della cultura occidentale dell’epoca, con qualche riferimento anche troppo libertino, trattandosi dell’opera di un frate. Il libro, pur nella sua complessità, è scritto in modo piacevole e coinvolgente per il lettore, che può seguire la storia grazie alle descrizioni dei luoghi e all’azione sempre descritta in modo chiaro. Un libro che nonostante sia stato scritto oltre 500 anni fà, rappresenta ancora un mistero anche per storici e studiosi della materia. Un libro che lascia intendere come a volte la creatività e l’immaginazione di alcuni artisti potrebbe essere stata ispirata da entità sconosciute o al di sopra del naturale.

Inviata speciale

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Titolo: Inviata Speciale

Autore: Jean Echeloz

Editore: Adelphi

Inviata speciale è un libro non facile da definire. Potrebbe essere una via di mezzo tra un noir e una spystory ma in fondo è anche un libro brillante e sarcastico con qualche risvolto comico. Di sicuro non piacerà a tutti data la particolare scrittura ma prima di lasciarsi convincere dalla recensioni negative, meglio giudicare dopo averlo letto.

Il libro ha come protagonista Constance, moglie di Lou Tausk musicista che ha smarrito la vena creativa, il suo misterioso rapimento e il suo ingaggio come spia da inviare in Corea del Nord per destabilizzare il regime locale. In passato Constance era stata l’interprete dell’unico vero successo di Tausk, la canzone Excessif, una hit mondiale che aveva venduto milioni di copie in tutto il mondo, compresa la Corea del Nord. Ed è proprio per questa fama internazionale che Constance viene scelta come spia da infiltrare nel regime NordCoreano.

La trama del romanzo è importante fino ad un certo punto. Il lettore troverà interesse nella capacità dell’autore di descrivere le avventure dei personaggi con ironia, disincanto, senza nessuna partecipazione emotiva, con un distacco che consente anche al lettore di vedere le cose da una certa distanza, senza mai entrare nella mente dei personaggi, si rimane solo osservatori esterni.

Non si prova empatia per i protagonisti del romanzo che per ragioni diverse sono tutti dei perdenti, con vite scombinate, coinvolti in avventure bizzarre, difficilmente dal lieto fine. Il bello del libro è questa narrazione quasi surreale di continue situazioni paradossali con personaggi improbabili, in cui l’autore si diletta in pagine di ottima scrittura nella descrizione di oggetti o di luoghi, restando del tutto distante da sentimenti ed emozioni.

La lettura delle 248 pagine scorre velocemente ed è destinata a chi si adatta facilmente a romanzi fuori dagli schemi tradizionali dei romanzi di genere.

 

Tokio Express

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Titolo: Tokyo Express

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Questo libro non è una novità, è stato un grande successo in Giappone nel lontano 1958, pubblicato in Italia nel 2018.

Matsumoto Seicho è stato definito come il Simenon giapponese. I punti in comune con il grande collega belga sono il tipo di opere, infatti entrambi sono stati grandi giallisti, e la grande produttività. Nel caso dell’autore giapponese, che ha iniziato a pubblicare a quarant’anni compiuti, oltre 1000 opere, tra romanzi, racconti e scritti vari.

Tokyo Express è un giallo che racconta del ritrovamento dei corpi di un uomo ed una donna sulla spiaggia della città di Hakata, città molto distante da Tokio.

Vicino ai due corpi una bottiglia di cianuro. Tutto sembra coincidere con un suicidio d’amore, secondo un classico rituale giapponese.

La polizia locale archivia subito il caso come doppio suicidio di due amanti clandestini.

Il caso viene riaperto dall’ispettore Torigai che non crede alla versione del suicidio e inizia una indagine minuziosa prendendo in considerazione tutti i minimi dettagli che potrebbero contribuire alla soluzione del caso.

I due presunti amanti erano stati visti lungo il binario di una stazione ferroviaria di Tokio dove era in partenza un treno espresso per la città di Hakata.

All’indagine si unisce anche l’ispettore Mihara di Tokio che conduce l’inchiesta che lo porterà a svelare un piano molto articolato basato su un intreccio di treni, orari e stazioni ferroviarie lontane tra loro. Il racconto è basato sulla proverbiale puntualità dei treni giapponesi, caratteristica che evidentemente era già in essere all’epoca della scrittura del libro quando la tecnologia non era paragonabile a quella dei giorni nostri. La puntualità dei treni giapponesi si misura in secondi ed un ritardo anche solo di uno o due minuti è considerato inaccettabile. Il Giappone ha sempre avuto una rete ferroviaria capillare, complicata, che permette di raggiungere qualsiasi punto del territorio. I treni e la loro puntualità sono il fondamento del funzionamento della intera società giapponese. Le note del libro avvertono che tutti gli orari dei treni indicati nel romanzo sono veri ed in vigore nel 1957, a testimonianza del gran lavoro di costruzione della trama fatto dall’autore. Per noi italiani questo libro racconda una realtà molto lontana. Costruire un giallo ed una inchiesta basata sull’assoluto rispetto dell’orario dei treni è qualcosa di inconcepibile per un autore italiano dato che il nostro concetto di puntualità è molto diverso da quello giapponese.

Tokio Express racconta la storia di una indagine condotta studiando in particolare le motivazioni e i modi che hanno portato l’omicida a compiere il delitto. Il libro è un giallo ma anche a modo suo un libro di denuncia sociale. L’investigatore Mihara porta avanti le indagini contro gli altri colleghi del dipartimento che vorrebbero archiviare il caso. Il libro parla di corruzione ad alto livello, infatti l’uomo trovato morto era implicato in una indagine relativa ad atti di corruzione in affari ministeriali. La denuncia di Matsumoto è chiara ed esplicita, la società giapponese, dietro la puntualità, la gentilezza e l’ineccepibile apparenza, nasconde aspetti sorprendenti e poco lusinghieri. Il libro è interessante ma non certo per la trama incalzante, il ritmo è lento rispetto a quello a cui ci siamo abituati con i gialli più recenti.

 

 

Nella perfida terra di Dio

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Autore: Omar Di Monopoli

Titolo: Nella perfida terra di Dio

Editore: Adelphi

Ho comprato questo libro dopo aver letto una lunga serie di commenti e recensioni positive. Le aspettative erano alte e non sono state tradite dalla lettura.

“Nella perfida terra di Dio” è un romanzo che si svolge in un povero paesino del salento, Rocca Bardata, che racconta le vicende di Tore Della Cucchiara, di suo suocero mbà Nuzzo, Carmine “Capumalata”, suor Narcissa, i due figli di Tore, Gimmo e Michele. Tutto il libro è ambientato in un mondo povero, violento e brutale, dove nessuno ha la possibilità di cambiare il proprio destino.

La trama del libro, pur incalzante e piena di colpi di scena, viene messa in secondo piano dallo stile dell’autore. Il linguaggio usato è un misto di ricercata eleganza, di parole dal sapore antico, di forme dialettali, con risultati sempre originali ed efficaci. Difficile catalogare il libro. E’ forse un giallo, non è un thriller, non è narrativa tradizionale. In genere non riporto brani tratti dai libri di cui parlo, ma per spiegare meglio lo stile dell’autore, ecco un breve estratto dal libro che descrive un duello clandestino tra due cani.

“La caciara degli spettatori aveva raggiunto il suo apice e ora sembravano tutti preda di un raptus che li costringeva a imprecare, ruttare e strepitare senza ritegno. Nel riverbero furioso di muscoli che guizzavano e carni che si dilaniavano, i cani continuavano ad azzuffarsi con ferocia, latrando e smascellando aizzati dalle bastonate dei loro coach e da chissà quale additivo chimico in circolo nelle loro arterie.”

La copertina contiene una fotografia molto suggestiva ma che non ha nulla a che vedere con le zone in cui è ambientata la storia.

Il fiuto del dottor Jean

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Titolo: Il fiuto del dottor Jean

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Questo libro è stato scritto nel 1939 e contiene 4 racconti che hanno come protagonista un giovane medico che scopre di avere un certo talento per le indagini poliziesche. L’ambientazione dei racconti è meno cupa di altre opere di Simenon ed anche il protagonista è un personaggio dotato di una certa brillantezza. Le storie sono ambientate nella zona di La Rochelle e nel sud della Francia, che Simenon descrive con il suo stile scarno ma efficace.

Il medico si scopre abile investigatore grazie alla sua capacità di studiare i dettagli e di capire il modo di operare dei colpevoli. Da quste analisi riesce ad individuare il profilo del colpevole e quindi a scovarlo. Il dottore non ha interesse a consegnare i colpevoli alla giustizia, lui cerca solo la soddisfazione personale, l’ebbrezza di scoprirsi più abile di tanti poliziotti professionisti.

Il libro è breve e si legge molto agevolmente, un paio d’ore di puro relax.