OXEN La prima vittima

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Titolo: Oxen – La prima vittima

Autore: Jens Henrik Jensen

Editore: Salani

Traduzione: Margherita Podestà Heir

Oxen è il titolo del libro ma è anche il cognome del protagonista, Niels Oxen, un eroe di guerra danese, un super-soldato capace di azioni mirabolanti, con tante decorazioni. Dopo aver partecipato a molte missioni, divenuto un veterano, ha lasciato l’esercito, ha divorziato dalla moglie, è afflitto da disturbo da stress post-traumatico, si ritrova a vivere ai margini della società, senza fissa dimora, unico suo compagno il fedele Mr. White, un cane di razza samoiedo che ha adottato da oltre tre anni.

Mentre Oxen vagabondeggia nei boschi danesi, due degli uomini più potenti della Danimarca perdono la vita in circostanze sospette, uno in un incidente stradale, l’altro incircostanze mai chiarite ufficialmente durante una gita in canoa. In entrambi i casi un lugubre cerimoniale è stato rispettato, ossia qualche giorno prima della morte, i rispettivi cani delle vittime sono stati ritrovati impiccati. Stessa sorte tocca ad un ex ambasciatore ed al suo cane. Non ci sono più dubbi che si tratta di omicidi che hanno una matrice comune. C’è un serial killer che sta uccidendo secondo un oscuro disegno criminale o per una vendetta di cui non si conoscono i retroscena. L’indagine viene condotta dai vertici dei servizi segreti e Niels Oxen si ritrova ad essere prima sospettato di essere il responsabile degli omicidi, poi ad essere ingaggiato dai servizi per contribuire alle indagini operando in modo non ufficiale, senza alcuna copertura. L’indagine prenderà direzioni impensabili arrivando a scoprire l’operato di una antica società segreta che opera per condizionare ed indirizzare le scelte politiche e strategiche del governo danese.

Un libro di azione, di avventura, di spionaggio, in cui poteri occulti, servizi segreti, politici, donne e uomini di potere si ritrovano coinvolti in una avventura mozzafiato, raccontata con mestiere e senso del ritmo. Una trama articolata, complessa, con protagonisti personaggi originali e ben costruiti, con le loro ambiguità, paure, doppi giochi e comportamenti leciti ed illeciti. Quando potere politico, servizi segreti e uomini d’affari combinano qualche guaio che deve essere nascosto all’opinione pubblica, ognuno mette in campo il peggio di sé e le vittime sono sempre quelle che occupano la parte bassa della gerarchia sociale, pedine di poca importanza in uno scacchiere molto affollato di persone solo apparentemente potenti e rispettabili. Un libro che critica gli interventi militari all’estero condotti per esportare la democrazia, che evidenzia la mancanza di moralità della politica e di chi gestisce il potere a vari livelli, che denuncia come i reduci dalle guerre siano abbandonati a se stessi e destinati anche da veterani ad essere considerati merce avariata da continuare a mandare allo sbaraglio. Un libro che parte come un tipico giallo scandinavo ma che si trasforma via via in un thriller politico ma anche un libro di denuncia contro lo scadimento della classe dirigente e di come viene gestito il potere. Una lettura piacevole e imperdibile per gli amanti del genere.

I Cospiratori

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Titolo: I cospiratori

Autore: Un Su Kim

Editore: HarperCollins

Traduzione: Alberto Pezzotta

Ho comprato questo libro “I cospiratori” di Un Su Kim per la curiosità di leggere un libro del genere “noir” scritto da un autore sudcoreano, cosa abbastanza singolare nel nostro panorama editoriale.

Il protagonista si chiama Raeseng ed è un killer professionista, che lavora agli ordini dei Cospiratori ed esegue i piani organizzati dai Pianificatori. Raeseng non chiede nulla sulla vittima, esegue il suo compito senza esitazioni, rispetta le regole, precise, inderogabili. La vittima viene uccisa, il cadavere viene fatto cremare in un forno per animali, le ceneri disperse per evitare che in nessun modo possa essere ritrovata alcuna traccia che potesse far risalire all’identità della vittima. Un bel giorno Raeseng scopre di essere lui una delle vittime da eliminare e allora per lui tutto cambia.

Un romanzo originale, con i personaggi che indagano sulla propria vita ed un confronto da un mondo antico in via di sparizione ed il nuovo mondo che sta per arrivare ma che in fondo ha gli stessi difetti del vecchio. Tanti richiami alla cultura “pop”, tanti riferimenti ai moderni fenomeni giapponesi ed alla filmografia orientale. Una atmosfera dominata dalla malinconia con molti sconfinamenti nel surreale ed a tratti nell’inverosimile. Molte scene violente raccontate spesso con umorismo. I personaggi sono tutti fuori di testa, le vicende che li riguardano sono grottesche. I dialoghi sono efficaci, le scene raccontate con molto verismo e precisione. Tanti riferimenti ad opere letterarie italiane che probabilmente hanno grande importanza nella cultura coreana. Un libro singolare che non mi ha convinto pienamente ma che merita una segnalazione.

Il Party

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Titolo: Il Party

Autore: Elizabeth Day

Editore: Neri Pozza

Traduzione: Serena Prina

Il Party è un thriller psicologico che racconta la storia dell’amicizia tra Martin Gilmour e Ben Fitzmaurice. Il libro inizia con uno sfarzoso party organizzato da Ben per i suoi quarant’anni nella sua nuova villa. Martin è con la moglie Lucy e verso la fine della festa ha un incontro con Ben e la moglie. Martin uscirà sconvolto dall’incontro con il suo migliore amico e si ritroverà nella stanza degli interrogatori del commissariato di polizia locale. Cosa si nasconde dietro l’amicizia tra i due che era cominciata quando i due erano adolescenti e non aveva mai dato segni di cedimento? Difficile dire di più senza anticipare troppo della trama. Il libro è scritto dal punto di vista cronologico al contrario, inizia praticamente dalla fine e racconta con continui salti all’indietro, in epoche sempre diverse, la storia dell’amicizia dei due ragazzi, fino ad arrivare di nuovo alla famosa festa per i quarant’anni di Ben.

Un libro dalla trama intrigante, basata sull’intreccio del racconto tra passato e presente e sul gioco di non far capire al lettore cosa è accaduto tra i due amici durante la vita passata ed in particolare la sera della festa e perché Martin si trova ad essere interrogato dalla polizia. Il libro tratta il tema dell’amicizia tra due adolescenti, come l’amicizia si trasforma con il passare del tempo. Le differenze sociali impediranno che l’amicizia rimanga quella disinteressata ed ingenua delle prime fasi e il rapporto tra i due diventerà un rapporto di reciproca convenienza. E chi sarà alla fine il vero opportunista? Il povero ragazzo affascinato da quello ricco e bello che farà di tutto per diventarne amico o quello ricco che scoprendo l’influenza che ha sull’amico povero la userà a suo vantaggio?

Di questo libro ho apprezzato la trama, interessante e con un intreccio ben congegnato, ma ho trovato i personaggi leggermente senza mordente. Il finale poi non mi è sembrato all’altezza del resto della trama lasciandomi un senso di incompletezza.

Punizione

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Titolo: Punizione

Autore: Elizabeth George

Editore: Longanesi

Traduzione: Annamaria Biavasco e Valentina Guani

Punizione è il ventesimo romanzo di Elizabeth George con protagonista l’ispettore Lynley, ancora una volta in coppia con il sergente Barbara Hayers.

Ian Druitt è un diacono di Ludlow che viene trovato cadavere nel commissariato di zona, dove era trattenuto in custodia cautelare. Era accusato di un crimine tra i più disumani che possano esistere, eppure tanto diffuso negli ambienti ecclesiastici. Le indagini hanno archiviato il caso come suicidio, ma la famiglia Druitt, facoltosa e molto ben inserita in ambienti politici che contano, rifiuta di credere che il figlio si possa essere suicidato e soprattutto che possa essere coinvolto in atti di pedofilia. Le pressioni della famiglia ottengono che New Scotland Yard si occupi del caso con molta cura e dedizione. Vengono inviate sul posto ad indagare il sergente Barbara Hayers e il suo capo Isabelle Ardery. Il supplemento di indagine non porta a novità di rilievo e le due inviate tornano a casa senza novità di rilievo, almeno apparentemente. Sarà grazie all’intuito e alla determinazione di Barbara se l’indagine riuscirà ad incanalarsi nella giusta direzione ed individuare la fitta rete di intrecci che si nascondono dietro la morte di Druitt.

Il romanzo è scritto in modo impeccabile, con descrizioni dei luoghi e delle situazioni molto accurate e dettagliate, con i caratteri dei personaggi ben definiti. La trama come al solito nel romanzi di Elizabeth Geroge è molto complessa e le connessioni tra i vari personaggi e le diverse storie non sono semplici da capire in anticipo, bisogna arrivare quasi alla fine della storia per riuscire a collegare il tutto. I rapporti personali tra i vari protagonisti del gruppo di investigatori tengono banco quasi come il procedere dell’inchiesta e costituiscono una parte significativa della storia, in particolare la situazione personale di Isabelle Ardery, costretta ad affrontare un periodo molto difficile della sua vita, tra il divorzio, i problemi di alcool e le difficoltà professionali. Un bel thriller, da leggere quando si ha qualche giorno libero, altrimenti la lettura si prolungherebbe per troppo tempo, 682 pagine non sono uno scherzo.

I Leoni di Sicilia

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Titolo: I Leoni di Sicilia – La saga dei Florio

Autore: Stefania Auci

Editore: EditriceNord

Il libro racconta la storia della famiglia Florio a partire dal 1799 fino al 1868. Una famiglia originaria della Calabria che si trasferì a Palermo alla ricerca di una condizione economica migliore. Una storia di persone coraggiose, dedite al lavoro, ambiziose e desiderose di dare ai propri familiari un futuro migliore. La storia di una famiglia di successo, raggiunto dopo tanti anni di sacrifici e tante sofferenze, sopportando ingiurie e soprusi, ma sempre sostenuti dalla determinazione, dalla voglia di arrivare, dall’ambizione di riscattare una sorte umile, per combattere un destino che sembrava sempre avverso. Una storia interessante ma in fondo simile a quella di tante altre famiglie italiane che hanno saputo creare fortune partendo da attività commerciali o industriali, ma che non hanno trovato una scrittrice come Stefania Auci che ne raccontasse la storia in un libro eccellente come questo “I Leoni di Sicilia”.

Quello che rende speciale questo libro, è il modo in cui è narrata la saga familiare. Il libro unisce la storia indubbiamente interessante della famiglia Florio con una capacità narrativa di Stefania Auci straordinaria nel descrivere i caratteri dei protagonisti, di raccontarne i sentimenti, la bontà, la cattiveria, l’egoismo, la voglia di arrivare, l’ambizione, l’odio e l’amore. Il testo contiene alcuni inserti in siciliano, utilizzati a regola d’arte, per rafforzare i concetti di cui si sta parlando, sfruttando con maestria quella potenza espressiva tipica della “lingua siciliana”. Ogni capitolo ha una introduzione che riassume i principali fatti politici e sociali che hanno contrassegnato il periodo di cui si sta per parlare, riuscendo a spiegare in modo analitico e preciso le scelte strategiche ed imprenditoriali che hanno caratterizzato l’ascesa della famiglia Florio, raccontando le gesta dei protagonisti non solo da un punto di vista storico ma anche “geopolitico” ed economico, spiegandone la grandezza delle intuizioni imprenditoriali e la capacità di innovare con semplicità e chiarezza. La storia è narrata con uno stile schietto, diretto, senza troppi romanticismi, ma con molto realismo, per una lettura appassionante. La copertina mi aveva ingannato. Raffigura due uomini ed una donna, ben vestiti, capigliature molto curate, sullo sfondo il mare, un’atmosfera di benessere, di ricchezza. E’ il ritratto di persone appartenenti all’alta società o alla nobiltà, disegnato da un famoso pittote italiano, noto per i suoi ritratti di persone apartenenti alla nobiltà. Mi aspettavo una storia romantica, sdolcinata, poco adatta ai miei gusti. Invece mi sono dovuto ricredere fin dalle prime pagine. Il libro racconta la saga dei Florio come fosse un libro di azione o di avventura, con un ritmo elevato, senza tempi morti, tenendo sempre altissima l’attenzione del lettore. Una storia segnata da molta sofferenza, dal sudore e dalla fatica, dall’ostilità di coloro che vedevano nella ricchezza dei Florio solo il risultato del lavoro di faccendieri senza sangue nobile, pertanto poco meritevoli di tale successo, raccontata con passione e lucidità, senza eccessi di sentimentalismo ma con raffinata sensibilità.

Una banda di idioti

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Titolo: Una banda di idioti

Autore: John Kennedy Toole

Editore: Marcos Y Marcos

Traduzione: Luciana Bianciardi

Ho scoperto questo libro per caso, sentendone parlare durante la pausa pranzo di una calda giornata lavorativa. Ho ascoltato per caso il dialogo tra due colleghe che parlavano delle loro letture del momento ed ho sentito per la prima volta il titolo “Una banda di idioti”. Ho scoperto che è un libro uscito nel 1980, undici anni dopo il suicidio dell’autore, grazie agli sforzi della madre di Toole che riuscì a fare pubblicare il libro dopo numerosi rifiuti degli editori. Il libro ebbe un grande successo e vinse anche il premio Pulitzer per la narrativa nel 1981. Non potevo non comprare subito un libro con una storia del genere.

La trama è ambientata a New Orleans negli anni sessanta. Il protagonista è Ignatius Reilly, un grosso, grasso ed inetto fannullone, che a trent’anni vive ancora con la madre senza nessuna intenzione di cercarsi un lavoro. Non ha mai lasciato New Orleans, solo una volta ha viaggiato con la corriera ed è stata una avventura per lui da non ripetere mai più nella vita. La madre di Ignatius, Irene Reilly, alla guida della sua vettura, distrugge parte di una abitazione e l’ammontare dei danni provocati dall’incidente, mette in crisi le scarse finanze della famiglia. Irene convince il più che riluttante Ignatius a cercarsi un lavoro per aumentare le entrate della famiglia ed evitare il pignoramento della loro abitazione. Inizia la grottesca ed esilarante avventura nel mondo del lavoro di Ignatius. Descrivere la personalità del protagonista non è affatto semplice. Grande ammiratore della filosofia medioevale, in particolare del filosofo Boezio, lamenta la mancanza di teologia e di geometria del mondo moderno, è convinto di essere nato nel momento sbagliato e che i continui fallimenti della sua vita siano solo il risultato di un disegno del destino a lui avverso. Mangia in quantità smodate ingrassando continuamente, vestendosi in modo anacronistico, con scarsa igiene personale ed una continua emissione di effluvi gassosi che fuoriescono dalla bocca (rutti). In pratica una persona insopportabile e impresentabile. Ignatius si sente circondato da idioti mediocri incapaci di riconoscere il suo genio e quando i continui inevitabili fallimenti che accompagnano le sue azioni quotidiane si manifestano lui è sempre più caparbiamente convinto di non esserne responsabile, attribuendo la colpa al destino avverso e comunque all’idiozia dei comportamenti altrui. Gli altri personaggi del libro che condividono le avventure con Ignatius, sono tutte figure inette e improbabili, come la madre Irene, l’amica epistolare Myrna vera e propria istigatrice di molti comportamenti assurdi di Ignatius, i vari colleghi di lavoro, i poliziotti, i vicini di casa. Tanti idioti che partecipano alle avventure dell’idiota più grande di tutti, con comportamenti esagerati e paradossali, quasi a rappresentare i possibili estremi dell’indole umana.

Un romanzo grottesco, con alcuni comportamenti dei protagonisti talmente fuori di testa da risultare quasi irritanti, ma che nel contesto della storia risultano quasi naturali. Ignatius è un eterno ragazzo, viziato e cresciuto in un ambiente troppo protettivo e pronto a giustificare tutti i suoi insuccessi, con una madre incapace di troncare il legame ossessivo ed esagerato con un figlio che alla fine neanche apprezza tutti gli sforzi materni. Ignatius non vuole confrontarsi con il mondo esterno e trova comodo rifugio nella casa materna, dove può fare tutto quello che vuole, senza dover rendere conto a nessuno, trovando sempre la madre pronta a giustificare ogni sua corbelleria. Ma prima o poi il mondo va affrontato e per le persone normali inizia una fase di crescita e di cambiamento ma non per Ignatius, che nonostante una lunghissima serie di disavventure e di disastri da lui provocati, riesce sempre a rimanere identico a se stesso, ossia l’idiota per eccellenza.

John Kennedy Toole ha scritto un libro surreale, che ad alcuni non piacerà, ma che altri potranno considerare un vero capolavoro. Un libro critico nei confronti della società americana e in qualche modo profetico, dato che ha saputo anticipare ed immaginare alcuni fenomeni che ancora dovevano manifestarsi completamente all’epoca in cui è stato scritto. Un libro speciale, sia per la sua storia che per il contenuto, assolutamente da non perdere.

Trilogia dell’Isola di Lewis

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Titolo: Trilogia dell’Isola di Lewis

L’isola dei cacciatori di uccelli

L’uomo di Lewis

L’uomo degli scacchi

Autore: Peter May

Editore: Einaudi

Traduzione: Chiara Ujka e Anna Mioni

Einaudi ha raccolto in un unico volume i tre romanzi di Peter May ambientati nelle isole Ebridi, in particolare le Ebridi esterne. I tre romanzi sono dei thriller che hanno come protagonista Fin Macleod, nato nell’isola di Lewis e poi trasferitosi ad Edimburgo per studiare all’università senza terminare gli studi, finendo per arruolarsi in polizia. Si è sposato con Mona, ha avuto da lei un figlio che è tragicamente scomparso all’età di otto anni per un incidente stradale. Questo episodio segna la fine del matrimonio tra Fin e Mona. Il primo libro dal titolo “L’isola dei cacciatori di uccelli” racconta il ritorno di Fin nella natia isola di Lewis per partecipare alle indagini dell’omicidio di Angus Macritchie, dato che in precedenza aveva partecipato alle indagini su un omicidio avvenuto ad Edimburgo con modalità simili. Nel secondo libro dal titolo “L’uomo di Lewis”, Fin si trova coinvolto in una nuova indagine per omicidio. Fin ha lasciato la polizia per essere libero e poter ricostruire la fattoria che apparteneva alla sua famiglia. Fin spera in questo modo di dimenticare la perdita del figlio e ricominciare una nuova vita. Nel terzo libro dal titolo “L’uomo degli scacchi” Fin si è ormai trasferito definitivamente nell’Isola di Lewis ed ha trovato lavoro come custode delle terre di una facoltosa persona, con l’incarico di controllare che i cacciatori di frodo non entrino nelle sue proprietà. Le trame dei tre libri sono articolare e connesse tra di loro ed è necessario leggere i tre titoli in ordine cronologico, nel caso in cui si fossero comprati i tre libri separati. I tre romanzi come gialli sono abbastanza tradizionali, c’è un reato, una indagine, una ricerca più o meno appassionante del colpevole, con Fin ed i suoi vecchi amici, con le loro storie, amori giovanili e ragazzate più o meno innocenti, con la vita che ha fatto il suo corso fatto di sacrifici, rinuncie, delusioni e poche soddisfazioni. Ma sono le Isole Ebridi le vere protagoniste dei racconti. Una natura selvaggia, un ambiente poco ospitale, un clima difficile da sopportare con venti impetuosi, freddo e pioggia a volontà, terra brulla e poco generosa a parte la torba. I natii di queste isole fanno di tutto per andare via, per trovare condizioni di vita migliori in Scozia o in altre zone continentali, ma alla fine la nostalgia della terra natia è più forte di ogni disagio o di ogni avversità. La trilogia racconta la durezza della vita isolana, la solitudine, piccoli e grandi torti del passato che ritornano, amplificati dal tempo e dalla delusione per una vita che non è stata quella che i protagonisti avrebbero voluto. Vite di sogni infranti, di amori giovanili che lasciano il segno, di amicizie antiche che non si possono dimenticare. Ma anche il racconto di riti secolari, di abitudini immutabili e rischiose. Una serie di avventure che servono ad indagare sull’animo umano, sulle sue innumerevoli sfaccettature, su quello che sembra e quello che è nella realtà. May scrive in modo molto dettagliato e scrupoloso, con grande attenzione a tutti i dettagli, naturali, sociali e personali. I libri ci mostrano la potenza della natura e del mare, sia nelle manifestazioni naturali che incassano l’oneroso pedaggio in termini di marinai e pescatori che perdono la vita, ma anche nel definire e imprimere nelle persone una sorta di identità tipica degli isolani che difficilmente può essere compresa da chi non è nato in quei luoghi. Una lettura impegnativa ma molto affascinante. Sconsigliata sotto l’ombrellone, meglio su una scrivania, nei pomeriggi di riposo dalla fatiche estive.

Il pianto dell’alba

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Titolo: Il pianto dell’alba

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi

La storia è ambientata nel 1934. Un periodo politico e sociale molto difficile, non solo in Italia. Il commissario Ricciardi è riuscito a sposare la sua amata Enrica, aspettano il primo figlio, con emozione mista a qualche inevitabile timore. La vita di Ricciardi sembra riservargli un insperato squarcio di felicità, per quanto riguarda la sfera privata. Quella professionale va avanti come al solito, con il commissario costretto a vivere la sua condanna ossia la sua facoltà di sentire le ultime parole delle persone morte violentemente. Questo lo rende sempre triste, con i pensieri della sua mente sempre rivolti alle immagini violente che di continuo ha davanti. Ricciardi è un uomo molto ricco, non avrebbe bisogno di lavorare, ma ha un profondo senso del dovere e della giustizia, che lo porta a spendere nelle indagini grande impegno, senza nessun interesse per la sua carriera, il suo unico obiettivo è la ricerca dei colpevoli.

La storia de “Il pianto dell’alba” ha inizio con la scoperta a casa di Livia Vezzi, cantante d’opera innamoratissima del commissario Ricciardi, di un ufficiale tedesco ucciso da un proiettile che lo ha colpito in piena fronte. I due sono distesi sul letto, la Vezzi impugna una pistola, probabilmente l’arma del delitto. La donna è ancora viva anche se priva di conoscenza. Ricciardi con i suoi uomini sono i primi ad intervenire sul luogo ma vengono subito messi da parte dall’arrivo della polizia politica, che prende in mano le indagini. Il motivo è che l’ufficiale tedesco è una spia da tempo tenuta sotto controllo dai servizi segreti, quindi si profila un caso diplomatico scottante e la faccenda della sua morte deve essere gestita con molta attenzione. Ricciardi non si lascia intimidire dalle circostanze ed inizia una indagine non ufficiale con l’obiettivo di dimostrare l’innocenza di Livia Vezzi, che sembra invece destinata ad essere condannata come responsabile dell’omicidio dell’ufficiale. La storia dell’indagine è molto avvincente, raccontata ad un ritmo incalzante in una Napoli ben descritta nei suoi aspetti più caratteristici. Le indagini vanno avanti grazie all’impegno di Ricciardi e dei suoi uomini ma anche per l’apporto che ricevono dalla rete di collaboratori appartenenti al popolo, che pur vivendo in alcuni casi al limite della legge, non esitano ad aiutare la squadra di Ricciardi quando si tratta di fare giustizia. Un libro giallo che racconta di una indagine, ma che è anche un libro sull’amore, sull’importanza dei sentimenti, su come sia importante amare senza limiti e condizioni.

Maurizio Di Giovanni aveva avvisato da tempo che questo sarebbe stato l’ultimo libro con protagonista il commissario Ricciardi, uno dei suoi personaggi più riusciti, per le sue doti umane e per la sua grande sensibilità. Forse per questo che ha spinto molto l’acceleratore degli affetti in questo libro, per rendere l’addio del commissario Ricciardi ai suoi lettori più struggente possibile. Forse troppo.

La logica della lampara

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Titolo: La logica della lampara

Autore: Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi

“La logica della lampara” è il secondo romanzo di Cristina Cassar Scalia con protagonista il vice-questore Vanina Guarrasi, una donna dalla storia familiare difficile, il padre fu ucciso in un agguato mafioso, che affronta la sua vita professionale con totale impegno e passione, la stessa che la porta ad amare i film girati in Sicilia, di cui è collezionista, le cose buone da mangiare e le sue amicizie, che coltiva nel poco tempo libero che le rimane dopo il lavoro. Vanina dirige la sua squadra di investigatori con grande capacità e dedizione, doti ampiamente riconosciute dai suoi superiori.

La storia comincia durante una battuta di pesca notturna con la lampara, la caratteristica lampada che serve per attirare i pesci. La lampara è richiamata nel titolo del libro ed è una metafora dell’intero racconto. Due pescatori dilettanti assistono ad una scena inquietante che si svolge a riva rispetto alla posizione della barca su cui si trovano. Due uomini gettano sugli scogli una grossa valigia. Poco dopo una telefonata anonima avvisa la polizia che una giovane donna è scomparsa. Si tratta di una donna, Lorenza Iannino, avvocato ed assistente di un potente e temuto avvocato di Catania. Le indagini partono dalla casa di fronte al tratto di scogliera dove i due pescatori hanno visto gettare la valigia che risulta affittata proprio a Lorenza Iannino. La sera dell’episodio della valigia, a casa di Lorenza era in corso una festa a cui erano presenti uomini politici e professionisti molto conosciuti in città, tutti esponenti della Catania che conta. Inizia un giallo dalla trama complessa, con molti personaggi, con una donna sparita di cui si teme la sorte. Il romando racconta molti dei mali italiani, la collusione della politica con il malaffare, uomini e donne di potere che usano la loro posizione sociale e professionale per commettere abusi di ogni tipo, feste per pochi intimi dove tutto è permesso, dal sesso alla droga agli affari illeciti. Un mondo di persone potenti ma poco rispettabili, pieno di donne e uomini potenti che trattano i loro collaboratori come servi della gleba, ambienti che diventato facile terreno per la crescita di risentimenti e rabbia, eventi del passato mai risolti. Una storia complessa con continui cambi di scenario, dove è difficile individuare colpevoli e innocenti, buoni e cattivi.  Il romanzo scorre piacevolmente, la lettura alterna le fasi dell’indagine con episodi della vita personale del vice-questore Vanina, descrizioni dei luoghi in cui è ambientato il racconto rese in modo piacevole e dettagliato, come le incursioni nelle tradizioni gastronomiche siciliane, tra le più ghiotte d’Italia. Una scrittura che riesce ad essere ironica quanto basta per stemperare la tensione quando gli eventi del racconto la fanno salire troppo. Alcuni inserti di termini siciliani “regionalizzano” il racconto senza per questo fare il verso al Maestro dell’italo-siculo per eccellenza. La vita della protagonista di divide tra Catania e Palermo e nel racconto c’è ampio spazio per descrivere il particolare tipo di campanilismo che vede le due città una contro l’altra su ogni questione della vita quotidiana. Uno dei punti di forza del libro è l’alternanza tra la trama del giallo e gli spunti che raccontano la realtà siciliana, compresi i disagi della ormai mitica “Salerno Reggio Calabria”, i traghetti che attraversano lo stretto di Messina ed i disagi di chi vola tra la Sicilia e Roma, dove l’aeroporto di Fiumicino diventa un luogo simbolo dei ritardi e disservizi possibili per i viaggiatori che devono raggiungere la Sicilia. Un libro piacevole da leggere tutto di un fiato, ottimo per chi è alla ricerca di qualche ora di relax.

Marie la strabica

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Titolo: Marie La Strabica

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione: Laura Frausin Guarino

Questo romanzo di Georges Simenon fu pubblicato per la prima volta del 1952 ed ora Adelphi lo ripubblica con la traduzione di Laura Fraustin Guarino.

Sylvie e Marie sono le due protagoniste del libro “Marie la strabica”. La storia inizia con Sylvie diciassettenne e Marie 10 mesi più grande che lavorano alla pensione Les Ondines di Fouras, un piccolo centro di villeggiatura della Charente Marittima, nella regione della Nuova Aquitania, non lontano dalla più nota cittadina di La Rochelle. Le due ragazze sono cresciute insieme e apparentemente sono grandi amiche, anche se il loro rapporto è un sentimento di amore ed odio alimentato dalle grandi differenze caratteriali. Le due amiche non potrebbero essere più diverse una dall’altra. Marie è piccolina, bruttina, poco aggraziata, strabica, senza abilità particolari, senza nessuna ambizione o aspirazione, di grande onesta ed affidabilità, che conosce molto bene il carattere dell’amica. Sylvie invece è bella, estroversa, in particolare dotata di un seno prorompente che attira l’attenzione dei maschi, con una gran voglia di cambiare vita, di uscire dalla povertà in cui è costretta dalla nascita.

Durante il periodo trascorso insieme a servizio alla pensione Les Ondines, un ragazzo ritardato di nome Louis, si impicca dopo essere stato sorpreso di notte nei locali della pensione. Marie capisce subito che dietro questo episodio c’è coinvolta la sua amica Sylvie, che inizia così fin da giovane, ad utilizzare il suo corpo come strumento in grado di assicurarle quella salita della scala sociale a cui ambisce a tutti i costi. Le due amiche si promettono reciprocamente di affrontare il futuro insieme, con Sylvie che assicura Marie che una vota diventata ricca la avrebbe presa a lavorare per se e Marie le avrebbe pettinato i capelli tutte le mattine. Discorsi tra ragazze di diciotto anni, con tutta la vita davanti, una frase innocente detta senza malizia, anche se premonitrice di un futuro molto lontano. Alla fine della stagione estiva le due amiche si trasferiscono a Parigi, lontane dalle rispettive case, per trovare una vita migliore. Vivranno insieme per quasi dieci mesi quando Sylvie provocherà a Marie una ferita di quelle che non si possono rimarginare. Le due amiche si lasceranno e le loro vite prenderanno strade molto diverse. Marie continuerà la sua vita modesta facendo la cameriera e poi la badante di un anziano signore. Sylvie userà la sua esuberante femminilità per tentare quella scalata sociale a cui tanto ambiva. Si ritroveranno nel 1950 quando Sylvie, andrà a cercare la sua amica Marie per chiederle un favore, per aiutarla in una questione di eredità.

In questo romanzo Simenon si getta nell’impresa di voler analizzare il carattere delle donne, in particolare alcuni aspetti delle relazioni di amicizia tra le donne. Tutto il romanzo si basa sulla differenza di carattere delle due protagoniste, così diverse eppure così attratte una dall’altra, riuscendone a cogliere i contrasti e le affinità in modo profondo e ben definito. Con il suo stile che va dritto al punto, essenziale e deciso, Simenon riesce ancora una volta a sorprendere per la facilità con cui è passato da un genere all’altro senza mai sbagliare un colpo.

 

Le ombre del collegio

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Titolo: Le ombre del collegio

Autore: Jean Failler

Editore: TEA

Traduzione: Alessandro Zabini

Mathilde Tristani è una studentessa che frequenta un prestigioso ed esclusivo collegio di suore nei pressi di Quimperlè, in Bretagna. La ragazza appartiene ad una facoltosa famiglia della zona, proprietaria di molte attività imprenditoriali a cui capo c’è la madre di Matildhe, Anastasie, abile donna d’affari con amicizie molto influenti e fama di donna dura e difficile da affrontare. La ragazza scompare misteriosamente dal collegio e la madre non denuncia direttamente la cosa alla polizia ma lo fa tramite un ministro, suo amico, che fa pressione sul comando della polizia locale per evitare che la scomparsa finisca sui giornali con le negative conseguenze immaginabili. Il commissario Mervent viene informato dai suoi superiori della scomparsa della ragazza e su di lui ricadono le pressioni della famiglia e dei suoi influenti e potenti amici. L’indagine viene affidata a Mary Lester, una giovane poliziotta molto in gamba ma anche poco diplomatica e piuttosto diretta nei modi. Mary viene adeguatamente redarguita dal commissario Mervent sulle attenzioni che dovrà usare per la gestione dell’indagine. Non dovrà avere contatti con la stampa, non dovrà mostrare in giro foto della ragazza scomparsa, non dovrà contattare il padre della ragazza che è in rotta con la madre. Troppe limitazioni, troppi vincoli, non si può condurre una indagine con tutte queste interferenze contro quelle che sono le normali procedure di indagine. Mary si lascia convincere che è più importante salvare la ragazza e mette da parte il suo carattere poco indulgente verso le imposizioni per cercare di risolvere il caso senza creare problemi al suo capo. La scomparsa della ragazza è avvenuta da oltre un mese ma nessuno sembra essersi accorto di quanto accaduto. Nessun testimone, nessun indizio, la ragazza sembra scomparsa nel nulla. Le indagini non lasciano nulla di intentato e piano piano Mary scopre cose che non avrebbe mai immaginato, sia sulla famiglia Tristane che su altre persone che ruotano attorno a tale famiglia potente, ricca ma con molti segreti. Sia la famiglia Tristane che la madre superiora che dirige il collegio sembrano temere più la pubblicità negativa che potrebbe essere scatenata dalla diffusione della notizia della scomparsa di Mathilde che le sorti della ragazza. Una serie di bugie piccole e grandi, verità nascoste e comportamenti ambigui, rendono le indagini lunghe e difficili. Mary Lester è una investigatrice in gamba che non si lascia ingannare né sorprendere ed arriverà alla soluzione del caso, andando anche oltre quello che sarebbe stato il suo stretto dovere di poliziotta.

L’ambientazione del romanzo è la Bretagna, terra affascinante e bellissima, dove il mare è una caratteristica forte e dominante anche nella testa delle persone. Un libro piacevole, per la trama, i luoghi ed anche per il carattere dei protagonisti. L’autore si chiama Iean Failler ed è stato commerciante di pesce per oltre trent’anni prima di dedicarsi completamente alla scrittura. Le ombre del collegio è il suo secondo libro edito in Italia, dopo il Respiro della Marea. Per come scrive si direbbe un amante del mare e della sua terra, oltre che delle storie poliziesche. L’atmosfera dei luoghi ha il sopravvento sulla trama del giallo ma questo non limita il piacere della lettura.

Il cartello olandese

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Titolo: Il cartello olandese

Autore: Federico Van Stegeren

Editore: Mondadori

La copertina lascia poco spazio alla fantasia, qui si parla di droga. “Il cartello olandese” è un libro che narra la storia di tre ragazzi, Gerry, Ian e Dennis. Erano dei piccoli spacciatori di droga che seppero sfruttare il momento della liberalizzazione delle droghe leggere in Olanda per diventare i fornitori di quasi tutti i coffee shop dove era possibile consumare droghe in modo legale e che sarebbero diventati la meta di milioni di ragazzi in cerca di divertimento facile senza rischi. Dietro la apparente innocente libertà e voglia di divertirsi dei coffee shop olandesi, c’è sempre stato il traffico internazionale di droga, un mondo criminale che poco ha a che fare con le libertà individuali e il divertimento. I tre ragazzi capiscono subito che per guadagnare tanti soldi bisogna trattare grandi quantità di merce direttamente con i grandi produttori, senza intermediari. Erano ragazzi svegli e trovarono facilmente i contatti giusti. Dal Libano al Marocco e poi fino all’Afghanistan, poi in Sud America, partivano e trattavano, chiudevano le discussioni commerciali in fretta, senza tentennamenti. Puntuali nei pagamenti e rispettosi degli accordi. Tre manager della droga, sempre pronti a cogliere affari in giro per il mondo, ad inventare i modi migliori per nascondere i grandi quantitativi di droga oggetto dei loro traffici. Erano giovani ed in poco tempo divennero conosciuti e rispettati da tutti. Facevano tutto in prima persona, senza alcun timore delle distanze o della pericolosità dei loro interlocutori o dei posti dove era possibile fare grandi affari. Erano mossi dalla voglia di diventare ricchi, di vivere avventure rischiose, dal piacere di vivere circondati da belle donne e di godersi la vita senza alcun limite. La consapevolezza delle loro capacità cresceva di continuo così come il coraggio di affrontare sfide sempre più difficili e pericolose. “Il cartello olandese” racconta una storia vera, i cui personaggi sono realmente esistiti e le loro avventure sono avvenute realmente. Il libro non è frutto dell’invenzione dell’autore ma è il racconto di una storia vera. Quanto ci sia di romanzato nella storia non lo sappiamo, ma comunque non saperlo non toglie nulla al gusto della lettura. Un libro dal ritmo incalzante, con una trama che è un un susseguirsi di avventure in giro per il mondo, con azioni sempre più rischiose alla ricerca dell’affare del momento. L’autore del libro è Federico Van Stegeren, meglio noto come “Federico l’olandese volante”, una delle voci radiofoniche più popolari, un personaggio molto noto che fu protagonista in Italia degli anni della nascita delle radio private. Chi visse quegli anni si ricorderà l’alone di libertà e di innovazione che circondava le trasmissioni dell’epoca che contribuirono a rendere la nostra società più aperta e libera, prima che la libertà di espressione diventasse solo la scusa per raccogliere e trasmettere pubblicità. Il libro è scritto con uno stile diretto ed essenziale, la storia va avanti senza soste, in un crescendo continuo. I tre amici si renderanno protagonisti di una avventura illecita, fuori legge, ma sempre anteponendo a tutto la fedeltà alla loro amicizia e rispettando tutto quelli che lavorarono per loro. Fuori legge ma personaggi per i quali si prova fin da subito una certa empatia, non per quello che hanno fatto ma per come lo hanno fatto.

Il sospettato

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Titolo: Il sospettato

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione: Marina Karam

Romanzo breve, solo 140 pagine. Si legge in un soffio, si inizia e si finisce senza interruzioni.

La storia è ambientata tra i gruppi anarchici dell’epoca e racconta un possibile attentato che dovrebbe distruggere una fabbrica di aerei che si trova a Parigi. Se l’attentato dovesse essere compiuto ci sarebbero decine di morti innocenti, gente semplice, operai, persone della stessa classe sociale da cui provengono gli attentatori.

Siamo nel 1938, tra Bruxelles e Parigi. Il protagonista è Pierre Chave che decide di evitare una strage che sta per essere compiuta da parte di Robert, un giovane anarchico che era stato quasi un suo allievo, ma che aveva poi deciso di non seguire più le sue idee. Pierre viene avvisato di quello che Robert sta per compiere dal Barone, un altro anarchico. Ma il tempo è poco, bisogna agire in fretta.

Robert è già partito per Parigi. Pierre è ricercato in Francia come disertore ma non esita a superare la frontiera per fermare Robert, per evitare la strage. Pierre è un anarchico che non crede nella strada della violenza e del terrorismo e non esita a lasciare la moglie ed il figlio a Bruxelles, alle prese con la polizia che è alla ricerca di Pierre, pur di continuare a professare il suo credo. Pierre non si impaurisce per avere la polizia che gli soffia sul collo, non se la prende con i suoi compagni che lo considerano un traditore, ma crede nelle sue idee e non si ferma davanti a nulla pur di evitare inutili morti. Ma non solo, vuole anche salvare Robert, perché macchiandosi di una colpa così grande cosa sarebbe stato della sua vita?

Storia di un piccolo eroe del popolo, una storia romantica che in qualche modo nobilita chi crede nella lotta per un mondo migliore, senza cadere nella trappola dell’estremismo e del terrorismo. Solita ambientazione cupa delle storie di Simenon, ambienti poveri , nessuna ombra di benessere, solo povertà e stenti. Storia scritta con gran ritmo, quasi un thriller di azione. Se vi piace Simenon, da non perdere.

La stagione del fuoco

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Titolo: La stagione del fuoco

Autore: Samuel Bjørk

Editore: Longanesi

Traduzione: Indrid Basso

Un nuovo thriller nordico, ambientato ad Oslo. Il civilissimo nord Europa è teatro di una storia che pur trattandosi di finzione, mostra una società completamente diversa da quella che è generalmente definita come una delle più civili e tranquille d’Europa. Una società che vive sul contrasto tra gli abitanti normali, educati, civili e tolleranti ed enormi disagi giovanili e sociali, spaccio e consumo di droghe, criminali sempre in azione ed omicidi frequenti ed efferati.

Il prologo della storia avviene nel 1999. Un ragazzino viene ritrovato la sera di Natale per strada, in evidente stato di ipotermia, da un signore che stava tornando a casa. Il ragazzino indossa corna di cervo e viene ricoverato in condizioni gravissime. Perchè il ragazzino si trovasse per strada e soprattutto perchè indossasse le corna di cervo sono particolari di assoluta importanza per la storia.

Anno 2013. Vivian è una ballerina classica di talento, giovane e di grande avvenire. Viene ritrovata cadavere in un lago di montagna, da un padre che con il figlio era andato a pescare. Vicino alla zona dell’omicidio, gli investigatori trovano una macchina fotografica cha ha inciso il n.4 sul vetro dell’obiettivo. Anche questo particolare non è da trascurare.

Holger Munch è l’investigatore capo della squadra omicidi di Oslo, si trova in congedo per accudire la figlia sopravvissuta per miracolo ad un incidente avvenuto durante le indagini sull’ultimo suo caso. Holger non esita un attimo a rientrare in servizio quando gli viene chiesto se si vuole occupare del caso di Vivian. Per prima cosa richiama in servizio Mia Krüger, una giovane e abilissima investigatrice alle prese con qualche problema personale, ed il resto della sua squadra, che a causa della sua essenza, aveva visto i vari membri dissolti nei reparti del corpo di polizia. Dopo la scoperta del cadavere di Vivian, altri omicidi si susseguiranno, con metodi simili, ma con vittime che sembrano essere scelte casualmente, senza alcun legame tra di loro. La trama è complessa, con un gran numero di personaggi, che danno luogo ad una indagine piena di azioni ma anche di grandi analisi psicologiche per individuare l’assassino, che lascia per ogni omicidio alcuni indizi che gli investigatori non riescono a collegare tra di loro. Gli eventi si susseguono con un crescendo di tensione con frequenti falsi indizi che sviano le indagini aumentando la tensione degli investigatori, sempre più impegnati ad individuare la giusta direzione delle indagini, senza però riuscire a trovarla. Non mancano i colpi di scena, che sono inseriti nella trama con ottimo tempismo dall’autore. Samuel Bjørk si dimostra uno scrittore abile sia per la creazione di una trama complessa, sia per la creazione di personaggi nello stesso tempo fragili ma anche dotati di grande personalità e di fredda determinazione nel condurre le indagini. Le personalità complesse e problematiche rendono spesso le figure degli investigatori più interessanti come è il caso di questo La stagione del fuoco, che si rivela un buon libro, che interesserà gli amanti del genere. La natura del Nord Europa aiuta a creare ambientazioni suggestive che comunque sono descritte da Samuel Bjørk con grande abilità. Dalle note di copertina leggo che Samuel è autore teatrale, musicista, cantautore, traduttore di Shakespeare ed ovviamente scrittore. Beh poteva impegnarsi un po di più, la giornata è di 24 ore.

 

Crash

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Titolo: Crash

Autore: Keith Houghton

Editore: La Corte

Traduzione: Stefano Cresti

Il titolo del libro, Crash, richiama il prologo. Jed Allen è il protagonista, che narra in prima persona. Cassie è la donna di cui è innamorato. I due sono a New Yok a bordo di due automobili diverse, fa freddo, le strade sono ghiacciate. C’è un grave incidente che cambierà per sempre la vita di Jed e Cassie. Come conseguenza dell’incidente Jed comincia a soffrire di amnesie, perde i sensi per brevi periodi e quando si riprende non ricorda nulla. Le amnesie in genere durano pochi minuti, ma la situazione tende a peggiorare. Jed si sveglia nel suo ufficio senza ricordare nulla della sua vita precedente. Scopre di essere un architetto, di essere contitolare di uno studio professionale, di avere un socio di nome Gary, di essere in cura dalla dottoressa Merrick, che lo segue e gli fornisce  dei farmaci per curare i suoi problemi. Jed e Gary stanno per chiudere un importante accordo per la realizzazione di un grande progetto con un cliente cinese. Devono passare la serata con il presidente della compagnia e con sua figlia, per concludere l’affare e firmare il contratto. Siamo a New York, la cocaina non manca ed anche qualche pillola di troppo circola con facilità. Jed non ricorda nulla della sua vita e viene guidato da Gary e dalla dottoressa Merrick, per evitare di combinare guai proprio durante una serata importante come quella che sta per iniziare. In quel periodo un serial killer colpisce nella zona di Central Park, accoltellando le vittime e scaricando i corpi vicino alla zona in cui Jed e Gary sono cresciuti. Jed resta sempre vittima dell’ultima amnesia che lo ha colpito, la memoria non torna. La serata con il cliente cinese finisce male, molto male. Cominciano una serie di problemi per Jed che si ritrova ad essere indagato come possibile responsabile degli omicidi attribuiti al serial killer. Jed scopre che la dottoressa Merrik non è solo la sua terapeuta ma anche la sua fidanzata. Ma non ricorda nulla ed è convinto di amare Cassie, la cerca a tutti i costi senza risultati. I problemi di Jed con la polizia aumentano, le prove contro di lui si accumulano, anche l’FBI è alla sua ricerca, tutto lascia credere che è proprio lui il serial killer di Central Park. Jed è sempre senza memoria e non è in grado di difendersi.

Crash è un thriller psicologico, giocato su una presunta doppia vita di Jed e sulla sua perdita della memoria. La storia è avvincente, scritta con buon ritmo, frequenti cambi di scena. La mancanza di memoria di Jed è resa alla perfezione, leggendo ci si immedesima nella situazione, per molti verso poco verosimile, ma nella finzione di un romanzo tante cose poco credibili lo diventano, basta farsi prendere dal racconto e lasciarsi portare dalla trama. La tensione del racconto sale in continuazione, senza intravedere la soluzione fino alla fine. Un libro da leggere se si è alla ricerca di qualche ora di evasione, per rilassarsi e concentrarsi su una lettura non troppo impegnativa. La trama è la cosa migliore del libro, i personaggi non sono indimenticabili ed il contesto è abbastanza scontato. Keith Houghton con questo Crash ha prodotto un libro con qualche spunto originale ed una buona tensione emotiva che lascia un piacevole ricordo di lettura.