Il difensore

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Titolo: Il difensore
Autore: Steve Cavanagh
Editore: TEA
Traduzione: Guido Calza

L’autore Steve Cavanagh ha studiato giurisprudenza, ha lavorato come investigatore e come avvocato civilista prima di iniziare la sua carriera di scrittore di gialli. Mi piacciono le persone che sono capaci di dare una svolta alla propria vita cambiando radicalmente attività, dopo aver studiato e iniziato una carriera coerente con gli studi fatti. Ci vuole coraggio e determinazione in misura fuori dell’ordinario per riuscire a cambiare in modo così netto.

Il difensore è un libro che vede l’avvocato Eddie Flynn come protagonista di una strana ed avventurosa corsa contro il tempo. Eddie ha avuto un passato da truffatore e borseggiatore, poi è passato all’altra parte diventando avvocato. Una mattina viene intercettato per strada da un noto boss della mafia russa che gli affida l’incarico di difenderlo nel processo che sta per iniziare. Gli viene messo addosso un cappotto da cui pendono due fili, collegati ad una bomba che dovrebbe uccidere il testimone chiave del processo, qualora le cose si dovessero mettere male. Per garantirsi la massima collaborazione da parte dell’avvocato, il gruppo di mafiosi che lo ha forzatamente ingaggiato, gli ha anche rapito la figlia Amy. Eddie si trova quindi costretto a vincere, oppure ad essere condannato a morte insieme a sua figlia e altre persone presenti al processo ed ha solo 48 ore per riuscirci.

Per essere l’opera prima di Steve Cavanagh, questo libro è un romanzo originale e tutto sommato riuscito. Il protagonista, ossia l’avvocato Flynn, è un bel personaggio. E’un avvocato che difende criminali con un passato da ladro borseggiatore e di truffatore professionista, esperienze che di solito sono difficilmente riscontrabili nella stessa persona. L’avventura con i russi sarà per lui una esperienza terribile, vivere con una bomba addosso non è facile per nessuno, ma sarà proprio grazie alle sue esperienze di borseggiatore che riuscirà ad ottenere le informazioni decisiveper salvare se stesso e sua figlia. Tutta l’azione è concentrata in 48 ore, il tempo che il boss della mafia russa sotto processo ha concesso a Flynn. Eddie mette tutto sé stesso alla ricerca della soluzione, usando metodi legali ed illegali, la sua scaltrezza ed esperienza oltre al suo coraggio per salvare la sua vita e quella della figlia. Qualche episodio della trama è inverosimile ma tutto sommato la storia è intrigante e piacevole. Per gli appassionati del genere legal thriller estremo.

L’enigma della camera 622

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Titolo: L’enigma della camera 622

Autore: Joël Dicker

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Milena Zemira Ciccimarra

Lo scrittore Joël Dicker  è uno dei protagonisti della storia che inizia con lui che sta scrivendo un romanzo da dedicare al suo editore, Bernard de Fallois, morto nel 2018, l’anno in cui il libro è ambientato. Reduce da una delusione sentimentale, Dicker decide di trascorrere qualche giorno di vacanza in montagna, presso il Palace de Verbier, un lussuoso hotel della famosa località alpina. Dicker alloggia nella stanza numero 623. La sua vicina di stanza è una affascinante donna inglese, bella e curiosa, che subito stabilisce un contatto con lo scrittore. Ovvio che sia bellissima, Dicker non sarà Proust ma mica è tonto. Se deve dividere l’avventura con una donna sconosciuta è chiaro che se la sceglie come si deve. La stanza della donna ha il numero 621 bis. L’anomalia nella numerazione delle stanze incuriosisce la coppia che inizia ad indagare sul motivo della non esistenza della stanza numero 622. Dicker e la sua nuova amica iniziano una indagine personale su quanto accaduto quindici anni prima. Dopo qualche ingenuo tentativo di depistaggio da parte del personale dell’albergo, i due improvvisati detective scoprono che l’Hotel de Verbier aveva ospitato la festa annuale di una famosa Banca d’Affari di Ginevra fino a 15 anni prima, quando accadde qualcosa di tragico legato proprio alla stanza numero 622. I due non demordono e affrontano le indagini con attenzione e determinazione.

La trama mette insieme due romanzi, uno quello che vede Dicker e la sua amica indagare sui fatti relativi al mistero della stanza 622 e l’altro che racconta le trame e le vicende che si svolsero attorno alla Banca Ebezner, una delle banche d’affari più importanti di Givevra, che culminarono con quanto accaduto nella stanza 622 dell’Hotel de Verbier. Dicker nella parte che lo vede protagonista riesce sia a rendere omaggio al suo editore, a cui lo lega vera ammirazione e stima incondizionata, che a descrivere il suo modo di scrivere, come costruisce le sue trame e come è la sua routine quotidiana quando è impegnato nella scrittura di un romanzo.

Il racconto su svolge su diversi piani temporali e racconta le avventure di molti personaggi, dai banchieri vecchio stampo, alle nuove generazioni meno accorte ed imprudenti, madri e figlie scappate dal paese di origine e rifugiate in Svizzera alla ricerca di un migliore futuro e di un buon matrimonio, romantici sognatori ed i loro figli ambiziosi e coraggiosi. Si raccontano amori, speranze, delusioni, dolori, complotti, trame, giochi sotterranei e sotterfugi, piccoli e grandi imbrogli, giustificati dal potere e dai soldi che la banca Ebezner è in grado di garantire ai suoi dirigenti. C’è di tutto in questo libro, una trama complessa ed articolata, resa in modo chiaro ed affascinante da Dicker che si conferma come scrittore di talento e ottimo produttore di best sellers. Questo libro costringe il lettore ad essere come il passeggero di un carrello lanciato a folle velocità sulle montagne russe, non può che subire il percorso e le relative emozioni, senza potere fare altro, senza poter scendere. Un libro dove nessuno è come sembra, dove i personaggi appaiono per quello che non sono per poi apparire in modo nuovo, diverso, sorprendente. Un susseguirsi di emozioni e colpi di scena che si esaurisce solo con l’ultima pagina del libro. Vi consiglio di leggerlo senza farvi troppe domande. E’ divertimento puro.

Il passato non muore

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Titolo: Il passato non muore

Autore: Lee Child

Editore: Longanesi

Traduzione: Adria Tissoni

L’ultimo libro di Lee Child dal titolo “Il passato non muore” allunga la lista di romanzi con protagonista Jack Reacher, un ex militare, pluridecorato, fisico possente ed allenato, esperto di arti marziali, grande conoscitore di ogni tipo di arma, ottimo tiratore, addestrato a vivere in tutte le condizioni. Ha scelto di vivere senza fissa dimora, girando per l’America, vivendo nei motel, cambiando spesso i vestiti acquistandone di nuovi piuttosto che girare con pesanti e ingombranti valige. Viaggia spesso facendo l’autostop, preferendo le vie secondarie, per evitare troppe attenzioni. Durante un viaggio verso la California, Jack si ritrova a pochi chilometri da Laconia, la città dove nacque suo padre. Non aveva previsto questa visita ma la curiosità di conoscere meglio le sue radici familiari ebbe il sopravvento. Voleva vedere la casa paterna, conoscere chi lo aveva conosciuto, saperne qualcosa in più. Le sorprese cominciano subito dato che dalle prime richieste di informazioni, sembra che nessun Reacher sia mai vissuto a Laconia.

A pochi chilometri da Laconia, ci sono due ragazzi, Shorty e Patty, che provengono dal Canada, vogliono arrivare a New York, hanno delle cose da vendere e credono di poter fare buoni affari una volta raggiunta la città della mela. Il loro viaggio non è semplice, sono a bordo di una auto vecchia e poco affidabile, le temperature dell’acqua e dell’olio sono alle stelle, sentono che il motore sta per saltare per aria. Vedono il cartello che indica un motel, seguono l’indicazione e raggiungono un posto strano. Trovano quello che è a tutti gli effetti un motel, isolato da tutto, senza nessun ospite. I proprietari del motel cercano di riparare la vettura dei due ragazzi, si preoccupano di chiamare un meccanico, sembrano premurosi e gentili, ma c’è qualcosa di strano e Shorty e Patty scopriranno presto di aver scelto il posto sbagliato.

Due storie che sembrano completamente separate ma che convergono verso un comune epilogo. La storia che riguarda in prima persona Jack Reacher parte lentamente e procede senza particolari colpi di scena, mentre la storia che riguarda i due ragazzi canadesi fin dalle prime pagine riesce subito ad essere misteriosa ed inquietante. I ragazzi che gestiscono il motel sono affamati di soldi e per arricchirsi hanno escogitato un sistema per soddisfare i desideri di ricchi depravati che non hanno alcun rispetto della vita umana. Il libro racconta la vita nell’America sperduta, lontana dai fasti delle città più famose e conosciute e lo fa con un protagonista come Jack Reacher che rappresenta un supereroe dei nostri giorni, una specie di Rambo in borghese, sempre pronto ad aiutare i più deboli, quando stanno per essere sopraffatti dal cattivo di turno. Lee Child come scrittore rientra nella categoria dei grandi affabulatori, i suoi libri sono storie che catturano i lettori a cui piacciono le gesta dei grandi giustizieri che vivono al limite della legge ma che rappresentano il sogno dell’uomo comune contro le sopraffazioni e le ingiustizie che è costretto a subire in una società sempre più violenta e ingiusta.

 

L’angelo

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Titolo: L’angelo

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: Mondadori

Il treno Milano Roma arriva alla stazione Termini. Le porte della carrozza di Top Class non si aprono. Il capotreno le apre dall’esterno e sale sul treno. Un collega lo sta aspettando per consumare qualcosa al bar nella imminente pausa dal servizio e non vedendolo arrivare si incammina verso la carrozza. Sale e si accorge subito che il suo amico è accasciato a terra, un fiotto di sangue pende dalla bocca.  Morto, senza ombra di dubbio. Il ferroviere dà immediatamente l’allarme e preoccupandosi solo del collega, non si rende conto che tutti i passeggeri della carrozza sono morti, riversi a terra nelle posizioni più impensabili, soffocati da qualcosa presente nell’aria. Colomba Caselli è la prima investigatrice ad entrare nella carrozza. Dopo pochi minuti arriva la  rivendicazione dall’Isis, ma i due presunti combattenti, nel leggere il comunicato, non riescono ad essere molto convincenti, c’è qualcosa che non quadra.  Colomba si rivolge a Dante, l’uomo capace di scoprire meglio di chiunque altro chi mente. Si riforma così, a pochi mesi dalla conclusione dell’indagine che ha eliminato il “padre”, colui che tenne prigioniero Dante per 11 anni, la coppia protagonista di “Uccidi il padre”. I due questa volta sono alle prese con una indagine su un crimine di portata internazionale che li porterà da Roma a Berlino e poi ancora a Venezia. I due scopriranno presto che l’attentato al treno è stato solo un depistaggio per coprire un delitto commesso da una killer russa chiamata Giltiné che ha in mente un piano criminale molto vasto per vendicarsi di coloro che le hanno rovinato la vita. Il romanzo è scritto con lo stile consueto di Dazieri, brevi capitoli, molta azione e continui cambi di ambientazione con frequenti colpi di scena. Questa volta la storia è arricchita da protagonisti che provengono da servizi segreti di vari paesi, diverse operazioni si intersecano in una trama complessa. In questo libro compare un presunto fratello di Dante, la cui presenza rende la storia ancora più misteriosa ed avvincente. Colomba e Dante sono sempre gli indiscussi protagonisti, con le loro debolezze e paure, sempre uniti e pronti a tutto per combattere il male, ma questa volta le loro storie personali hanno un peso minore della trama, per fare posto ad altri personaggi dell’intelligence internazionale e relativi complotti. Questo non riduce l’importanza di Colomba e Dante che rimangono due straordinari protagonisti di una storia avvincente ed intrigante.

Uccidi il padre

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Titolo: Uccidi il padre

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: Mondadori

Periferia di Roma. Due agenti trovano un uomo in stato confusionale. Racconta che sua moglie e suo figlio sono scomparsi. Era andato a fare un picnic con la famiglia a qualche chilometro da dove era stato trovato. Si era addormentato dopo aver mangiato e non si è reso conto di nulla. Al suo risveglio moglie e figlio erano spariti. La polizia inizia subito le ricerche. Dopo poco trovano la moglie, orrendamente decapitata. Colomba Caselli è una poliziotta in congedo, si sta riprendendo dopo essere rimasta coinvolta in un attentato esplosivo a Parigi, viene richiamata in servizio per indagare sul caso. La versione del marito della vittima non la convince e Colomba chiede la collaborazione di Dante Torre, un esperto di persone scomparse e di abusi su minori. Dante da piccolo è stato rapito e tenuto prigioniero per 11 anni, rinchiuso in un silos, costretto a subire le volontà del suo carceriere che si faceva chiamare “il padre”. Dante arriva sul luogo dove è stata uccisa la donna e riconosce subito nell’omicidio la firma “del padre”.

Colomba Caselli e Dante Torre sono due persone dalla psicologia molto fragile, Colomba si fa forza da sola, Dante resiste prendendo una quantità inaudita di medicinali, per farsi forza, per non crollare.  I due singolarmente sono deboli e fragili, ma lavorando insieme superano i propri limiti e diventano una formidabile coppia di investigatori, fuori da ogni standard disciplinare e regolamentare, ma in grado di sconfiggere chiunque. Il thriller è un susseguirsi di eventi imprevedibili ed incalzanti. Colomba e Dante, due fuori di testa, eccentrici e imprevedibili, due personaggi costruiti e descritti in modo originale ed impeccabile, protagonisti di un romanzo pieno di fatti criminosi che diventa anche un trattato sulle debolezze e le virtù dell’animo umano, esplorato nei suoi aspetti più bui e profondi da Dazieri, con abilità e crudezza. La vicenda di Uccidi il padre rivela i collegamenti tra alcuni fatti criminosi, apparentemente opera di menti criminali impazzite, con i mandanti da ricercare molto lontano, addirittura tra le istituzioni del nostro e di altri paesi occidentali. Uscito per la prima volta nel 2014, ambientato per la maggior parte a Roma, città che in questo libro perde il suo fascino antico per divenire la location ideale di un thriller. Uccidi il padre è un libro pieno di fascino e di potenza narrativa. Da non perdere per gli amanti del genere.

Tempo assassino

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Titolo: Tempo assassino

Autore: Michel Bussi

Editore: e/o

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Michel Bussi ha ambientato questo libro “Tempo assassino” in Corsica. La vicenda ha inizio nel 1989. Una ragazza di 15 anni, Clotilde, è in macchina con la sua famiglia, sono in vacanza in campeggio, come tutti gli anni. All’improvviso l’auto sbanda e precipita in un dirupo. L’auto si incendia e muoiono padre, madre e il fratello, Clotilde è l’unica che si salva.  Dopo 27 anni, Clotilde è sposata con Franck ed è madre di una figlia adolescente di nome Valentine. Decide tornare nel luogo dell’incidente e di ripetere le stesse vacanze che faceva con i genitori, nello stesso campeggio, tutto uguale a quello che fece l’anno dell’incidente. Voleva che la sua famiglia rivivesse con lei i momenti tragici dell’incidente, ma la partecipazione del marito e della figlia alle sue vicende è molto scarsa e questo le provoca una grande delusione. Il momento non è dei migliori per Clotilde quando accade un fatto che la sconvolge. Riceve una lettera scritta a mano, la calligrafia è senza dubbio quella di sua madre e il testo fa riferimento a cose di cui solo lei era a conoscenza. Clotilde non ha dubbi, sua madre è viva e la sta contattando.

La trama si sviluppa su due piani temporali, la storia del 1989 con Clotilde quindicenne che tiene un diario e la storia di ventisette anni dopo, con il passato che ritorna e che sconvolge la mente di Clotilde e che sta per rovinare per sempre il rapporto con marito e figlia. I due periodi storici diversi descrivono l’adolescenza e la maturità di Clotilde, prima ragazzina introversa alle prese con la scoperta del mondo e di sé stessa, poi donna matura alla ricerca della verità su un passato che tanto ha pesato sulla sua vita. L’analisi sulle vite dei protagonisti, sulle vicende familiari, sulle speranze giovanili ed i rimpianti dell’età matura, tutto è descritto con grande sensibilità e realismo, con lo scrittore che riesce a calarsi completamente nella mente dei protagonisti. A rendere ancora più intricata la trama è la voce di un protagonista che legge passi del diario di Clotilde ragazzina. Un ulteriore elemento di mistero e di tensione in una trama che come sempre nei libri di Bussi è complessa e costruita alla perfezione, con personaggi del passato e del presente che si mescolano e partecipano ai racconti di entrambe le ere, per rendere l’intrigo ancora più interessante per il lettore. Una vacanza per scacciare un antico dolore che diventa un incubo che sembra costruito apposta per far rivivere di nuovo lo stesso dolore del passato. Presente e passato si alternano e si intersecano secondo modi sempre nuovi e imprevedibili. Bussi ha scritto con questo libro un piccolo trattato sulle famiglie patriarcali di zone rurali, illustrando alla perfezione i caratteri dei personaggi, evidenziando pregi e difetti degli abitanti della Corsica, che da bravi isolani, sono attaccati alle tradizioni e non vedono di buon occhio intromissioni da parte dei continentali, visti sempre con sospetto e sufficienza. Tutto sapientemente mescolato in una atmosfera piena di tensione e di inganni a cui il lettore non può sottrarsi e non può fare altro che lasciarsi catturare facendosi trasportare dalla turbolenta corrente della trama.

L’ultima storia

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Titolo: L’ultima storia

Autore: John Grisham

Editore: Mondadori

Traduzione: Luca Fusari e Sara Prencipe

Camino Island è una località di villeggiatura della Florida. Bruce Cable è un noto libraio della zona, molto attivo nella scoperta di nuove leve di scrittori e ottimo organizzatore di incontri con i lettori per promuovere le vendite. E’ anche un collezionista di libri antichi e conduce una vita brillante ed agiata nella piccola isola. Un suo amico e vicino di casa è Nelson Kerr, un ex avvocato che ha lasciato l’attività professionale per dedicarsi alla scrittura, con ottimi risultati commerciali. La vita serena e tranquilla dell’isola sta per essere devastata in tutti i sensi da un uragano potentissimo che si abbatterà sull’isola provocando morte e distruzione. Tra le vittime c’è proprio Nelson Kerr, trovato morto fuori di casa nel suo giardino. La morte è dovuta ad una serie di colpi ricevuti alla testa. Dopo qualche iniziale esitazione la polizia non ha dubbi, Nelson è stato assassinato. Una killer professionista si era avvicinata agli amici di Nelson ed era stata con lui poco prima che arrivasse l’uragano. Cosa aveva fatto Nelson per meritare di essere ucciso da un killer? Le indagini sull’omicidio si concentrano sulla vita, sulla attività di scrittore e sulle conoscenze di Nelson. Grazie ad una serie di segnali che lo stesso Nelson aveva lasciato a Bruce Cable, si indagherà sull’ultimo libro scritto da Nelson, quello che nessuno aveva mai letto e che stava ben protetto nel suo computer.

In questo libro Grisham abbandona di nuovo le aule dei tribunali per scrivere un thriller tipo “Il caso Fritzgerard”. Il romanzo è scritto con la consueta maestria. Ottime le descrizioni di Camino Island, del mondo degli scrittori e degli editori. La prima parte del romanzo serve per rendere familiare la storia ed i personaggi al lettore, poi la tensione comincia a salire via via che le indagini vanno avanti, con un susseguirsi di colpi di scena fino al culmine finale. Il libro racconta una storia che parte in una tranquilla località di vacanze ed arriva ad accendere i riflettori sul sistema sanitario americano, sulle pratiche illegali che danneggiano le casse pubbliche a discapito dei malati che a loro insaputa sono vittime di cure proibite che hanno lo scopo di allungare la vita dei pazienti in stato vegetativo per lucrare sui rimborsi. Ci sono tanti soldi in ballo, sufficienti ad innescare una serie di omicidi per coprire la truffa ed i colpevoli. “L’ultima storia” è un libro con ambientazioni accattivanti, una trama di sicura presa e personaggi brillanti che catturano il lettore e lo attirano pagina dopo pagina. Grisham riesce a mostrare i difetti della società americana, evidenziandoli e descrivendoli in dettaglio, ma anche mostrando che il sistema ha gli anticorpi capaci di curarlo quando serve. Lui nei suoi libri ci riesce. L’America nella realtà non ottiene gli stessi risultati di Grisham.

Usciti di Senna

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Titolo: Usciti di Senna

Autore: Michel Bussi

Editore: e/o

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Ogni cinque anni i velieri più belli del mondo si riuniscono a Rouen per una manifestazione, l’Armada, che costituisce la principale attrattiva della cittadina francese. Le navi in genere sono di proprietà delle marine militari delle varie nazioni e tanto per fare un esempio, per l’Italia partecipa il veliero Amerigo Vespucci, universalmente riconosciuto come un gioiello dell’ingegneria navale. Maline è una giornalista molto in gamba che ha il compito di seguire la manifestazione per conto di un settimanale locale, il Seinomarine. L’Armada richiama tantissimi turisti e spettatori e per il periodo della manifestazione Rouen si trasforma abbandonando il consueto aspetto austero per divenire una cittadina godereccia e festaiola, con decine di eventi e di manifestazioni che fanno da contorno alla Armada. Le vicende raccontate nel libro sono ambientate nel 2008, tranne il prologo che racconta fatti avvenuti 25 anni prima. Nel 2008 la manifestazione è in pieno svolgimento quando un marinaio messicano viene ritrovato cadavere. Nessun indizio e nessun precedente della vita del marinaio riescono ad orientare le indagini verso una possibile soluzione, con la polizia che brancola nel buio. Sarà la giornalista Maline a trovare il collegamento tra la morte del marinaio e gli omicidi successivi che turberanno l’atmosfera di festa. Tornerà a galla una antica leggenda che racconta di un tesoro dei pirati sepolto proprio nella Senna, il fiume che attraversa la città di Rouen.

Michel Bussi è uno scrittore sorprendente. Ogni suo libro è ambientato in luoghi diversi, le circostanze sono sempre diverse, i protagonisti sono personaggi ogni volta inediti e molto diversi tra loro, per sesso, età, professione, esperienze di vita. Una varierà creativa ed una capacità di costruire storie fuori dall’ordinario. La sua scrittura è capace di intrappolare il lettore nella rete della trama fin dalla prime pagine e di tenerlo attaccato al libro fino alla fine, quando il piacere di aver letto una bella storia è pari al rammarico che essa sia finita. Mussi racconta alla perfezione la provincia francese, in ogni suo libro le ambientazioni sono descritte alla perfezione, riuscendo a cogliere ogni volta gli aspetti caratteristici senza trascurare nessun dettaglio, facendo respirare al lettore l’atmosfera dei luoghi in modo molto verosimile. In questo caso l’autore gioca in casa, dato che è nato Normandia ed ha studiato all’Università di Rouen. I libri di Bussi hanno una trama complessa ed originale, sono ricchi di personaggi e di protagonisti, tutti sempre empatici e di effetto, le ambientazioni sono sempre perfette per la trama e ben descritte. La scrittura è chiara e lineare, i caratteri dei personaggi, sia che siano buoni o che siano cattivi, sono sempre descritti al meglio, con i loro pensieri e sentimenti resi espliciti in modo profondo ed accurato. Un libro piacevole, una ottima trama, una scrittura ironica e divertente per una lettura di grande soddisfazione.

La pista

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Titolo: La pista

Autore: Anne Holt

Editore: Einaudi

Traduzione: Margherita Podestà Heir

Anne Holt è una delle principali scrittrici norvegesi, è stata avvocato, giornalista ed anche ministro della giustizia. Ora si dedica totalmente alla scrittura. Non conosco i dettagli delle sue carriere nei vari ambiti, ma se da avvocato a giornalista è un passaggio che hanno fatto molte persone, molte meno sono diventate ministro della giustizia nei rispettivi paesi e ancora meno sono diventati scrittori a tempo pieno. Ammiro questo genere di persone, ossia coloro che hanno saputo evolvere e cambiare attività nel tempo, raggiungendo risultati di assoluto rilievo.

La pista è un thriller sorprendente, di ambientazione nordica che più nordica non si può, visto che è ambientato nel giro dello sport che si chiama sci nordico. La protagonista è l’avvocato Selma Falck, ex atleta, avvocato famoso ed affermato, ha perso tutto per colpa della sua dipendenza dal gioco d’azzardo. Hege Chin Morell è la più forte sciatrice di fondo norvegese, è nel pieno della preparazione per le olimpiadi di PyeongChang, quando viene trovata positiva ad un controllo antidoping. Con la piena convinzione che le analisi fossero state sabotate, il padre di Hege, Jan Morell ingaggia Selma Falck per farle trovare le prove della innocenza della figlia. Dopo pochi giorni dal clamore che la positività di Hege aveva scatenato, un atleta della squadra maschile viene trovato cadavere lungo la strada dell’allenamento. Le analisi dimostreranno che anche lui aveva in corpo la stessa sostanza che era stata trovata nelle analisi di Hege Chin Morell. E’ possibile che i due atleti siano stati dopati a loro insaputa? Forse c’è un complotto contro gli sciatori o contro la Federazione dello sci norvegese?

La trama di questo thriller è ben strutturata, i personaggi sono originali come tutta l’ambientazione, sia per i paesaggi tipici del nord Europa che per l’appartenenza al mondo degli sport invernali, che raramente sono utilizzati per ambientare gialli o thriller. Il romanzo si sviluppa in modo molto lineare e racconta vicende veritiere con un buon epilogo. Il libro disegna una società norvegese molto diversa da quella che di solito siamo portati ad immaginare. La scrittura della Holt, per sua stessa ammissione, raccontando le indagini e le investigazioni, porta a studiare a fondo le caratteristiche degli esseri umani, difetti, ossessioni, debolezze e particolarità. Questo libro è una lettura consigliabile, che descrive un mondo poco conosciuto in cui violenza e corruzione sono più diffuse di quanto non possa sembrare, con personaggi che nelle loro imperfezioni trovano il modo per essere interessanti, con altri che nella loro voglia di essere perfetti sono in realtà fonte di tanti problemi. Stupenda l’immagine in copertina.

Vittima numero 2117

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Titolo: Vittima n. 2117

Autore: Jussi Adler Olsen

Editore: Marsilio

Traduzione: Maria Valeria D’Avino ed Eva Valvo

Durante un naufragio sulle coste di Cipro, una donna muore e la foto del suo cadavere riverso sulla spiaggia fa il giro del mondo. Ma la donna non è annegata, è stata uccisa da un noto terrorista che si trovava con i profughi perché stava infiltrando in Europa alcuni adepti pronti ad immolarsi in un grande attentato suicida. Nella stessa foto, un agente della sezione Q di Copenaghen, Assad, riconosce la moglie e una delle figlie. A Barcellona c’è un display che conta il numero delle vittime nel mare Mediterraneo tra i profughi che per varie ragioni abbandonano i loro paesi per arrivare in Europa. La donna della foto di Cipro è la numero 2117. Un ragazzo che vive in casa solo per giocare a Kill Sublime, che ha in odio i genitori, minaccia di fare una strage quando arriverà alla vittoria numero 2117 con il suo video gioco che ormai è la sua ossessione.

Le vicende della sezione Q sono il pretesto per trattare il tema dei rifugiati e delle infiltrazioni di cellule terroristiche nelle rotte di coloro che fuggono da guerre e repressioni religiose e politiche. Il libro narra storie tremende e dolorose di rifugiati provenienti dall’Iraq e dalla Siria, si sofferma su alcune contraddizioni di tali conflitti e dei danni irreparabili per le popolazioni civili. Conflitti nati sulla base di errate convinzioni o previsioni, comunque portati avanti per garantire gli interessi di pochi a discapito di milioni di civili che sono stati ridotti alla fame, alla povertà e costretti a fuggire dalle loro terre nella speranza di trovare la pace. I grandi movimenti di persone attirano le attenzioni dei terroristi che sono sempre alla ricerca di adepti proprio dove ci sono persone che vivono senza speranze e senza prospettive. La trama ruota attorno alla grande azione di polizia che viene messa in atto per evitare un attentato di dimensioni enormi che sta per essere portato a termine nella città di Berlino e per evitare la strage promessa dal ragazzo fissato con i video games, mentre Assad è impegnato anche a salvare sua moglie e la sua famiglia dal terrorista a cui sta dando la caccia. Le storie parallele si alternano in una trama ben costruita e scandita da tempi serrati. C’è spazio anche per storie personali dei vari componenti della squadra Q in questo ottavo capitolo di una serie che ha decretato il successo dell’autore. Un thriller ben costruito e scritto in modo brillante, che tratta temi importanti e profondi.

Black Twilight

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Titolo: Black Twilight

Autore: Leonardo Maugeri

Editore: Marsilio

L’autore di questo libro, Leonardo Maugeri, scomparso prematuramente a soli 53 anni, è stato un manager del settore petrolifero di altissimo livello con una conoscenza diretta delle vicende che racconta in questo thriller che è frutto della fantasia dell’autore ma include molte storie, personaggi e fatti reali.

L’azione ha inizio nel 1973, quando una spia del KGB, passata al servizio della CIA, rivela ad un agente americano, di avere le prove di un complotto di natura politico-economico che coinvolge le principali potenze mondiali. A pochi giorni dalla rivelazione il cadavere della spia viene ritrovato in mare nel golfo di Stoccolma.  Nel 2013, nel Connecticut, Thomas Bell, un anziano libraio, viene ucciso subito dopo aver incontrato il nipote a cui aveva consegnato alcuni documenti con le prove dell’esistenza di un piano elaborato da un gruppo di potenti, abituato a lavorare nell’ombra, per dare il via ad una crisi energetica che avrebbe cambiato gli equilibri geopolitici mondiali. Questi due episodi, distanti quarant’anni, in realtà sono collegati tra loro e c’è qualcuno che vuole evitare a tutti i costi che la verità sia scoperta e per evitare questo ci sono persone pronte ad uccidere.

Black Twilight è un libro dai molti protagonisti e dalle molte storie parallele, con giornalisti di inchiesta, agenti segreti, faccendieri, uomini politici e di potere. Una storia di spionaggio e di fanta-politica economica che vede al centro di tutto il racconto un piano sovversivo con l’intento di ottenere il controllo dell’economia mondiale. Lo schieramento in campo è ampissimo, coinvolge tutta la struttura di potere americana, i principali uomini di potere arabi e di altre nazioni, una guerra non combattuta da eserciti, ma da spie e agenti segreti, che coinvolge tutti e dove tutti sono contro tutti e non ci sono buoni e cattivi ma solo vincitori o vinti. Un racconto dal ritmo forsennato, con omicidi, fughe, indagini, pedinamenti, depistaggi, c’è di tutto, narrato in modo chiaro, lineare, coerente e veritiero, con molti riferimenti a fatti storici avvenuti nella realtà. L’autore si muove nello scacchiere internazionale con grande familiarità, dimostrando tutta la sua competenza sia delle questioni petrolifere che della storia e della politica a partire dagli anni 70.  Tantissimi i colpi di scena che vanno a movimentare una trama complessa e ambientata in vari posti del mondo, dagli Usa, alla Svezia, Turchia e Arabia Saudita, dove anche l’Italia ha un suo piccolo spazio con riferimenti alla poco gloriosa Loggia P2 ed alcuni fatti ad essa collegati. Un libro adrenalinico e pieno di spunti di interesse, che fanno capire quanto grandi siano gli interessi dietro decisioni politiche che influiscono nel settore dell’energia e di come tanti fatti che avvengono sono volutamente costruiti per ottenere reazioni o provocare decisioni politiche atte a favorire giochi di potere più grandi, quasi sempre a favore dei soliti vincitori. Un bel libro che non potrà non piacere agli amanti del genere thriller spy-politico.

La via del male

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Titolo: La via del male

Autore: Robert Galbraith

Editore: TEA

Traduzione: Francesco Bruno

Ecco il terzo capitolo della serie che Robert Galbraith dedica a Cormoran Strike, intitolato Le vie del male. Il sodalizio professionale di Cormoran con Robin Ellacot va avanti con gli alti e bassi dovuti all’andamento degli incassi della agenzia di investigazioni. Un giorno un pacco viene recapitato all’agenzia, destinato a Robin. Il contenuto è una gamba tagliata da poco ad una donna. Anche se il pacco è destinato a Robin, è un chiaro segnale per Cormoran, che ripensando al suo passato, sa che solo quattro persone possono aver fatto una cosa così crudele. I sospetti di Cormoran non coincidono con i sospetti della polizia. Altri omicidi saranno commessi e l’incolumità di Robin sarà sempre più a rischio.

Lo sfondo del racconto è Londra nel 2011, nei giorni del matrimonio di Kate e William, tutti sembrano essere interessati solo al matrimonio del secolo. Ma proprio in quei giorni un assassino si dedica a uccidere donne indifese ed a farle a pezzi, secondo un piano ben preciso, architettato contro Cormoran. La storia alterna le vicende delle indagini con le storie personali di Robin, che arriva a mettere in dubbio il suo matrimonio per colpa del lavoro all’agenzia investigativa e di Cormoran, la cui vita privata è sempre più disordinata e tendente alla solitudine. Le storie dei possibili colpevoli occupano una parte considerevole del libro, ma non sono poi così interessanti e intriganti da meritare tanto spazio. La prima metà abbondante del libro risulta troppo lenta e poco movimentata, mentre la parte finale prende il ritmo giusto per un thriller di questo tipo. La tensione tra Robin e Cormoran cresce di continuo e mai come in questo volume i due sono vicini al punto di non ritorno. Il legame trai i due è sicuramente una delle parti più riuscite della serie. Il talento narrativo di Galbraith (ossia J.K.Rowling) non è in discussione, ma alcune scelte sono rivedibili. Va bene approfondire l’aspetto psicologico dei personaggi, ma in questo libro forse si è troppo calcato la mano sulla psicologia dei sospettati, a discapito dell’azione e del ritmo. E il giudizio finale ne risente.

Una perfetta sconosciuta

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Titolo: Una perfetta sconosciuta

Autore: Alafair Burke

Editore: Pickwick

Traduzione: Elena Cantoni

Alice Humphrey sta attraversando un momento difficile. Figlia di un regista premio Oscar ed una madre attrice famosa, non riesce a trovare la sua strada. Il suo incarico al Metropolitan Museum of Art era frutto delle donazioni del padre e quando queste sono finite è finito anche il suo lavoro. Sono diversi mesi che Alice è disoccupata e non ha grandi prospettive. All’improvviso incontra un uomo che dopo pochi giorni le propone di dirigere una galleria d’arte. Un ignoto finanziatore garantisce la solidità economica dell’operazione. Sembra un sogno, ma non lo è. E’ tutto vero. Alice firma un regolare contratto di lavoro, insieme al suo nuovo conoscente trova lo spazio da affittare per aprire la galleria, l’allestimento avviene in tempi record, così come l’inaugurazione. Poi tutto precipita. L’uomo viene trovato ucciso nella galleria proprio da Alice, che poco dopo si trova a dover fronteggiare un poliziotto che le mostra una foto in cui lei sta baciando lui. Ma Alice non ricorda di averlo mai baciato. Qualcuno sta cercando di incastrarla e lei non ha nessuna idea sul perché.

Inizia un incubo per Alice Humphrey, accusata dell’omicidio senza essere in grado di difendersi. Tutto sembra tramare contro Alice. Le sue certezze sono spazzate via, lei stessa non è in grado di dire con certezza se è innocente o è in qualche modo coinvolta nell’omicidio.

Alafair Burke è una grande costruttrice di thriller avvincenti con trame complesse in cui spesso quello che accade mostra le cose in modo diverso dalla realtà. La fragilità della protagonista e l’accanimento dei fatti contro di lei crea fin da subito una grande empatia per Alice che sembra bersagliata dalla sfortuna. Alice è costretta a vivere il peggiore degli incubi, ma nonostante tutto dimostra di avere coraggio e determinazione per riuscire a dimostrare la sua innocenza oltre che ad affrancarsi dalla sua famiglia importante ma invadente ed anche molto chiacchierata. Il libro è ambientato a New York che viene mostrata come una città in crisi economica, molti edifici commerciali vuoti e pronti per essere affittati. Una città che mostra il volto normale, lontano dal glamour delle zone più blasonate e famose. Un buon thriller, una trama complessa, tante storie parallele apparentemente senza collegamenti, che convergono verso la conclusione in tutto troverà il giusto senso.

Il baco da seta

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Titolo: Il baco da sera

Autore: Robert Galbraith

Editore: Tea

Traduzione: Andrea Carlo Cappi

Dopo Il richiamo del cuculo, Il baco da seta è il secondo libro che vede Cormoran Strike con la sua giovane assistente alle prese di una indagine sulla sparizione di uno scrittore, Owen Quine. È la moglie di Quine ad ingaggiare Cormoran come investigatore. Lo scrittore aveva da poco concluso il suo ultimo libro, di cui sono in circolazione solo poche copie manoscritte, in cui descriveva in modo poco lusinghiero la maggior parte delle persone di sua conoscenza, tutte del giro dell’editoria. La pubblicazione di questo libro avrebbe rovinato la reputazione di molte persone, quindi erano in tanti ad avercela con lui. Quine viene trovato cadavere, ucciso in modo violento e anomalo, secondo una specie di rituale descritto proprio nel suo ultimo libro. Cormoran e Robin avranno molto da fare per trovare la soluzione del caso.

Questo secondo giallo di Robert Galbraith (pseudonimo di J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter) è molto più convincente del primo. Una storia ambientata nel mondo dei libri, degli editori e degli scrittori, terreno ben conosciuto da Galbraith. La storia fluisce gradevolmente, il carattere bizzarro dello scrittore Owen Quine ed i contenuti del suo ultimo libro, osceno, perverso e dissacratore, danno alla storia un tono drammatico ma anche anticonvenzionale. Il libro contiene diversi spunti umoristici e tutto sommato non gli si rende torto se lo si giudica divertente. Cormoran e Robin sono due personaggi unici, entrambi dediti al lavoro in modo ossessivo, trascurano la propria vita privata per portare avanti le indagini prendendo anche rischi per la loro incolumità. Non sono ricchi e non lo diventeranno investigando, è la passione che li porta a fare quello che fanno. Un libro molto piacevole, una storia lineare, tanti possibili colpevoli, una soluzione difficile da trovare. Ma Cormoran e Robin sono abituati alle difficoltà.

Dieci piccoli indiani

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Titolo: Dieci piccoli indiani

Autore: Agatha Christie

Editore: Mondadori

Traduzione: Beata Della Frattina

Ho riletto Dieci piccoli indiani dopo tanti anni dalla prima volta. È il giallo che ha venduto più copie di sempre, è stato scritto ottant’anni fa ma non presenta neanche una ruga, catturando il lettore fin dalla prima pagina. La trama è arcinota e può essere riassunta in poche parole. Dieci persone che non si conoscono sono riunite in una sontuosa villa su una piccola isola, Nigger Island, per una vaganza gratuita di qualche giorno, ospiti di un fantomatico signor Owen. Appena riuniti, un disco su un grammofono acceso misteriosamente diffonde nella stanza una voce che accusa i dieci presenti di essere colpevoli di crimini rimasti impuniti. I dieci scoprono di essere prigionieri sull’isola, ogni via di fuga è impedita non essendoci barche per tornare sulla terraferma. Una poesia per bambini anticipa l’ordine con cui i presenti saranno uccisi. Non si salverà nessuno.

Il libro è scritto in modo diretto, gli omicidi avvengono in modo cruento, i dieci presenti sull’isola sono tutti colpevoli e faranno tutti la stessa fine. Uno scenario inquietante. Non c’è l’investigatore, colui che risolve il giallo. Manca il lieto fine. La ripetizione della poesia con la sequenza degli omicidi già programmata ricorda che la morte è la vera giustiziera e che nessuno potrà salvarci da lei. Una poesia macabra, ripetitiva e ossessionante. Un monito continuo per chi è colpevole. Un libro simbolico e pieno di riferimenti ad altre opere, un libro di difficile classificazione, tra l’horror, thriller e mistery. Un libro che fece scalpore all’epoca per la sua originalità, per la violenza e la mancanza della lotta del bene contro il male. Qui c’è solo il male, che vince perché non ha avversari. La storia funziona molto bene anche dopo tanti anni, intimorisce, sorprende ed affascina. Cosa deve fare di più un libro?