Ninfa Dormiente

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Titolo: Ninfa Dormiente

Autore: Ilaria Tuti

Editore: Longanesi

Il commissario Teresa Battaglia e l’ispettore Massimo Marini, insieme alla loro squadra investigativa, sono impegnati in una indagine che riguarda un omicidio avvenuto settanta anni prima, nel 1945. Il nipote del pittore Alessio Andrian ha ritrovato un dipinto dello zio che rappresenta un volto di donna, un quadro bellissimo ed inquietante, testimonianza di un delitto che sarebbe stato troppo facile attribuire all’artista. Il quadro risulterà disegnato non con inchiostro ma con sangue e tessuto cardiaco umano. Teresa Battaglia è incaricata dell’indagine che sembra impossibile da risolvere. Un delitto commesso settanta anni prima, senza alcun indizio sull’identità della vittima, testimoni o persone che possano aiutare a ricostruire i fatti. Il pittore Alessio Andrian è ancora in vita ma è ridotto ad uno stato vegetativo proprio dal 1945, quando fu ritrovato nei boschi della Val Resia in condizioni terribili, scambiato per un cadavere e salvato per miracolo dalla morte. L’indagine prende forma e porterà la squadra di investigatori a conoscere nel profondo l’antica civiltà che vive nella Val Resia, a combattere il male che si manifesta e si confonde con riti antichi e superstizioni recenti, tra realtà e tradizioni popolari. L’indagine diventa un viaggio complicato tra fatti storici, incidenti familiari e follia omicida, sullo sfondo della vita difficile e violenta degli anni che videro la fine della Seconda Guerra Mondiale, in una zona che ha subito grandi perdite umane e ferite ancora oggi non rimarginate. Teresa Battaglia e Massimo Marini dovranno combattere anche con i fantasmi del loro passato, ricordi di vite difficili che è impossibile dimenticare, con cui sono costretti a fare i conti. Questo libro rivela sui protagonisti Battaglia e Marini molto di più di quanto non abbia fatto il libro precedente dal titolo “I fiori sopra l’inferno”, mostrandoli nelle loro debolezze ed incertezze, per meglio chiarire le affinità che li avvicinano anche se apparentemente sembrano respingersi.

La protagonista indiscussa del libro è il Commissario Teresa Battaglia. Una persona provata dalla vita e dalle condizioni di salute che le creano non pochi problemi, ma che riesce con la volontà, determinazione e con la sua umanità molto particolare, ad andare avanti e guidare la sua squadra verso i successi investigativi. La scelta di inventare una protagonista di oltre sessant’anni, in condizioni precarie di salute, con un fisico fuori forma che non aiuta, è molto coraggiosa ma risulta una delle carte vincenti della produzione letteraria di Ilaria Tuti. Il libro mostra le sue parti migliori nelle descrizioni dei luoghi, molto precise e veritiere, nella storia e nelle usanze degli abitanti della Val Resia, piena di riferimenti e dettagli, a dimostrazione di un lavoro di ricerca approfondito ed accurato. I personaggi sono ben caratterizzati ed i loro pensieri e le loro emozioni sono rese molto bene nel racconto. La squadra investigativa è composta da persone normali e non da supereroi invincibili senza limiti e difetti, come a volte capita di leggere in altri thriller. La storia parte in modo originale ed intrigante, con un alone di mistero che sembra impenetrabile fino a quando le indagini prendono corpo ed inizia l’avventura nella storia recente della Val Resia. Nel 1945 sono accaduti fatti crudeli, la fine della guerra ha fatto dimenticare alcuni degli episodi che hanno dato origine alla trama del libro. Il nipote del pittore ha riportato alla luce alcuni eventi che dovevano restare segreti. C’è chi non vuole che la storia torni al centro dell’attenzione e farà di tutto per evitarlo. La trama svelerà tutto alla fine, come ogni thriller che si rispetti. La storia si svolge nel presente con frequenti flash-back nel 1945 che rivelano alcuni aspetti dei fatti avvenuti all’epoca, anche se la soluzione del caso sarà svelata solo alla fine del racconto quando il mistero sarà del tutto chiarito. L’epilogo del libro mi ha lasciato qualche perplessità. Come accade in cucina quando troppi ingredienti a volte non migliorano la pietanza, così nel finale di questo libro ci sono troppe cose. Forse sarebbe stato meglio semplificare.

Crisis

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Titolo: Crisis

Autore: Frank Gardner

Editore: Longanesi

Traduzione: Adria Tissoni

Luke Carlton è un ex marine in prova all’MI6 per diventare un gestore di operazioni ad alto rischio. La sua esperienza e la sua abilità nelle azioni sul campo lo portano ad essere utilizzato in rischiose missioni operative come quella che lo vede protagonista dell’indagine sulla morte di un ufficiale dei servizi segreti britannici in Colombia. Luke è un abile soldato abituato alla guerriglia nella giungla ed in territori avversi ed ha una ottima conoscenza della lingua locale, per questo è l’agente inglese più adatto alle operazioni contro i Narcos. Le indagini portano Luke sulle tracce di uno dei più potenti e pericolosi trafficanti di droga della Colombia, Nelson Garcia detto “El Pobrecito”, un uomo che sia i servizi segreti inglesi che americani vorrebbero morto. Luke dovrà fare i conti con poliziotti corrotti che vanificheranno una importante operazione militare che stava conducendo all’arresto di Garcia e che invece porterà alla sua cattura. Sarà sottoposto a terribili torture ma riuscirà a fuggire, a salvarsi e continuare le indagini che gli faranno scoprire un complotto di dimensioni internazionali, che partirà dalla Colombia passando per la Corea del Nord per arrivare in Inghilterra che sarà la sede scelta per un attentato che potrebbe avere conseguenze catastrofiche se portato a termine. L’attentato di Londra è la vendetta di Garcia contro la Nazione che gli ha provocato ingenti perdite umane ed economiche. Agenti segreti, eserciti nazionali e truppe dei narcos, spie inglesi infiltrate nelle famiglie dei trafficanti, uomini dei narcos infiltrati nella società inglese, una guerra globale del crimine organizzato agli stati che lo combattono. Se la sua vita come agente non è semplice, la vita privata di Luke è anch’essa complicata. La fidanzata Elise non conosce esattamente le sue attività a difesa della nazione e non capisce le sue sparizioni per giorni senza avere sue notizie oppure il motivo di alcuni comportamenti distratti quando sono insieme e perché ogni tanto deve correre perché i suoi capi lo cercano. Anche lei avrà modo di conoscere la crudeltà dei nemici della Nazione e di Luke, riuscirà a salvarsi dopo aver rischiato grosso e scoprirà i motivi per cui essere orgogliosa del suo fidanzato.

Crisis è un thriller mozzafiato scritto con abilità da Frank Gardner, un giornalista inviato di guerra ed esperto di sicurezza internazionale, che nel raccontare azioni di spionaggio e di guerriglia gioca sul suo terreno preferito. La trama è ben costruita con grande tensione e continui cambi di scena, raccontando di tecnologie all’avanguardia utilizzate sia dai criminali che dai servizi segreti, strategia di guerra e di difesa, tecniche di indagine e vita quotidiana nelle ville dei trafficanti di droga colombiani, tra continue fughe e vite sempre in bilico tra la folle ricchezza e la paura di un intervento di qualche esercito che possa porre fine a tutto. Merito a Gardner per aver saputo costruire una trama originale mescolando servizi segreti, narcotrafficanti e un attentato che avrebbe potuto sconvolgere la citta di Londra. Tutto bene quindi? Non del tutto. Se la trama è interessante e coinvolgente, i personaggi protagonisti sono poco interessanti e quasi scontati. Luke Carlton è un super soldato, un uomo coraggioso che antepone il suo dovere nei confronti dello stato per cui lavora a tutto il resto, vita privata compresa.  Ma alla fine dei conti risulta un personaggio poco attraente, senza fascino particolare. Stessa cosa per gli altri personaggi, nessuno di loro colpisce. Un libro riservato agli appassionati del genere ma che difficilmente troverà sostenitori tra gli altri lettori.

L’avvocato colpevole

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Titolo: L’avvocato colpevole

Autore: John Fairfax

Editore: Piemme

Traduzione: Alfredo Colitto

John Fairfax è uno pseudonimo, il vero nome dell’autore è William Broderik, filosofo e teologo che è stato anche frate per alcuni anni prima di lavorare come avvocato e poi successivamente come scrittore. Usa lo pseudonimo quando scrive legal thriller come “L’avvocato colpevole”.

William Benson ha vent’anni e viene condannato all’ergastolo per un omicidio che lui dichiara di non aver commesso. Le prove sono tutte contro di lui e la giuria non avrà esitazioni nel condannarlo. In carcere decide di studiare legge, di laurearsi e di superare l’esame da avvocato. Tutti lo sconsigliano, cercano di convincerlo a non provarci nemmeno, perché avrebbe avuto contro l’ordine professionale e tutti gli avvocati. Il sistema si sarebbe ribellato, la professione di avvocato è riservata a persone dal passato integerrimo, un assassino non potrà mai difendere qualcuno in un tribunale. Benson non si arrende, va dritto per la sua strada. Per avere lo sconto di pena confessa ciò che non ha commesso, deve farlo per uscire di galera prima possibile. Dopo dieci anni di detenzione, Benson esce per buona condotta. Non ha amici, nessuno che lo sostenga. Apre il suo studio in una ex pescheria. Trova spesso immondizia davanti la porta di casa, ogni tanto qualcuno per strada lo aggredisce, per provocarlo, per farlo reagire. Ma Benson sa perfettamente che una sua reazione potrebbe riportarlo in galera per sempre, è un ergastolano che è uscito di galera per buona condotta, ma è una decisione revocabile, provvisoria, non può permettersi errori. Solo una persona lo ritiene degno di fiducia, Tess de Vere, all’epoca della condanna di William era una stagista dello studio legale che aveva difeso Benson, allora aveva creduto nella sua innocenza ed ora non teme di compromettere la sua carriera continuando a credere in Benson, nella sua innocenza come imputato nel processo e nelle sue buone intenzioni nella professione di avvocato. William e Tess lavoreranno insieme alla difesa di una donna, Sarah, accusata di aver ucciso il suo amante. Le prove sono tutte contro di lei, sembra una difesa senza speranza, proprio come era stato il processo di William. I due proveranno a far vincere la giustizia, contro tutto e contro tutti. Dovranno combattere contro l’opinione pubblica e contro l’ordine degli avvocati, contro l’accusa della loro cliente, che conduce il processo non per trovare la verità ma solo per condannare Sarah e quindi Benson. Il romanzo racconta in dettaglio la cronaca del processo dove Benson è il difensore e l’indagine sul suo processo da parte di Tess de Vere, per capire se può fidarsi dell’uomo per cui sta mettendo a repentaglio la sua promettente carriera. Il lettore si trova combattuto, da un lato è portato a credere nell’innocenza di Benson, a considerarlo un piccolo eroe, un paladino dei deboli, dall’altra i fatti e le prove non sono così nette ed indiscutibili e la sua innocenza viene spesso messa in dubbio dall’evolversi della storia. L’autore riesce benissimo a dosare le informazioni, aggiungendo di volta in volta, maggiori informazioni per seminare nuovi indizi e nuovi dubbi sia su Benson che su Sarah. Benson è un personaggio per cui il lettore non può che fare il tifo. Nonostante la condanna ingiusta si laurea, passa l’esame da avvocato, studia e si prepara per la sua carriera legale con una determinazione ammirevole, vuole migliorare il funzionamento della giustizia, vuole evitare che altri innocenti finiscano in galera, come è capitato a lui. Combatte contro tutti per dimostrare che è giusto dare una seconda possibilità anche a chi ha commesso gravi colpe ma ha scontato la propria pena. Benson diventa un rappresentante di tutti coloro che non sono riusciti ad avere questa seconda possibilità e sono rimasti emarginati dalla società. Per gli amanti del genere “legal thriller” un romanzo da leggere senza alcun dubbio.

Il sigillo del cielo

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Titolo: Il sigillo del cielo

Autore: Glenn Cooper

Editore: Nord

Traduzione: Barbara Ronca

Glenn Cooper ha scritto un nuovo romanzo che vede come protagonista Cal Donovan, professore di Teologia alla Università di Hardvard. Dopo “Il segno della croce”, “Il debito” e “I figli di Dio”, l’ultimo libro si intitola “Il sigillo del cielo”. La formula è ormai collaudata e vincente. Una avventura nel presente che ha le radici nel passato, fatti storici realmente accaduti con una dose non indifferente di contributi della fantasia dell’autore, tutto messo insieme con abilità, in una trama appassionante e coinvolgente. Il libro ruota attorno alla capacità di alcune persone di entrare in contatto con entità sovrannaturali, le forze del bene e del male. Per farlo bisogna conoscere una lingua speciale, che si apprende solo se si hanno poteri personali straordinari. Solo pochi possono si possono mettere in contatto con angeli e demoni. Ma per farlo servono anche delle pietre speciali, una specie di antenna capace di amplificare le doti del veggente per migliorare il contatto con le forze dell’aldilà.

Il padre di Cal, Hiram Donovan, era stato un importante archeologo che nel 1989, durante una campagna di scavi in Iraq, ritrovò una pietra ed intuì immediatamente che aveva dei poteri straordinari, la prese e la spedì alla moglie negli Stati Uniti. Il luogo dello scavo era controllato e Hiram ricevette subito una visita di persone interessate alla pietra. Lui fece resistenza e fu ucciso, come punizione per non aver consegnato la pietra ai suoi nemici, simulando un incidente, ossia una caduta proprio nello scavo del ritrovamento. La moglie di Hiram rimase sconvolta dalla morte del marito e si dimenticò completamente del plico che era arrivato dall’Iraq. Dopo trent’anni dalla morte del padre Hiram, anche la madre di Cal viene uccisa mentre si trovava nel suo appartamento, dalle stesse persone che uccisero suo padre, sempre alla ricerca della pietra ritrovata in Iraq. Lo stesso Cal Donovan si troverà in pericolo. E’ stata dichiarata una specie di guerra a Cal Donovan, da parte di persone dotate dei poteri di chiaroveggenza, che vogliono entrare in possesso della pietra per riuscire ad evocare poteri superiori. Il libro è un susseguirsi di vicende che vedono Cal Donovan nella doppia veste di investigatore e di vittima, che grazie alle sue conoscenze teologiche ed alle sue doti atletiche, retaggio di un passato di atleta di buon livello, unite ad una buona dose di incoscienza, lo rendono un personaggio brillante ed affascinante, una via di mezzo tra Indiana Jones, il protagonista della serie fortunata di film, e Robert Langdon, il protagonista dei romanzi di Dan Brown, anche lui esperto di religioni.

“Il sigillo del cielo” è un romanzo che spazia dagli inizi dell’anno mille all’Inghilterra del 1500, fino ai giorni nostri, dall’Egitto all’Inghilterra e gli Stati Uniti, con la resa dei conti tra Cal Donovan ed i suoi nemici. Il libro è costruito con molta abilità, ha dialoghi efficaci, ricostruzioni storiche dettagliate, descrizioni dei vari luoghi veritiere e ben fatte, una serie di personaggi ben definiti ed affascinanti, tutto in una avventura che mescola misteri religiosi, esoterismo ed azione. Glenn Cooper è di sicuro un grande affabulatore, un grande inventore e narratore di storie intriganti, per una lettura di evasione e di grande relax.

Attacco dalla Cina

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Titolo: Attacco dalla Cina

Autore: Michael Dobbs

Editore: Fazio

Traduzione: Giuseppe Marano

Mai la situazione mondiale era stata così vicina alla catastrofe, alla guerra globale. Le armi in gioco non sono aerei e missili ma i computer. La guerra informatica può essere scatenata da chiunque attaccando centrali elettriche, mercati finanziari, ospedali, archivi di ogni tipo. Il nemico più temuto è la Cina, che sta mandando segnali molto chiari di un prossimo attacco informatico di dimensioni inaudite ai computer dei principali paesi occidentali.

Mao Yanmimg, presidente cinese, sta per mettere in pratica il piano che lo porterà, in caso di successo, a prendere il controllo del mondo intero. Il primo ministro inglese Mark D’Arby viene a conoscenza del piano cinese grazie ad una giovane spia che era diventata amante di Mao Yanming che però aveva scoperto la sua infedeltà e l’aveva uccisa senza alcuna pietà. Il primo ministro inglese organizza un summit segreto, invitando i principali leader occidentali, in un castello scozzese tanto isolato quanto affascinante, situato nella regione del Lorne, un luogo incontaminato con un ricco patrimonio storico e folkloristico.

I presidenti di Stati Uniti e Russia si riuniscono con il primo ministro inglese durante un week end nel castello scozzese, per decidere cosa fare per salvare il Mondo, i propri Stati ed anche le proprie carriere politiche. I leader dei tre grandi paesi sono in Scozia in grande segreto, neanche i loro più stretti collaboratori sono informati sulla loro destinazione. Non hanno a disposizione neanche i telefoni per comunicare, isolamento più totale per prendere decisioni di fondamentale importanza.

Tanti piccoli incidenti stanno mettendo a repentaglio la situazione mondiale, in una regione inglese un reattore nucleare sta andando in crisi senza che gli strumenti diano alcun allarme, così come una nave da guerra americana si ritrova in un posto diverso da quello che indicano i radar. Tutto sembra essere causato dai cinesi, dai loro temibilissimi esperti informatici, capaci di penetrare in tutti i computer del mondo, mettendo a repentaglio l’incolumità di qualsiasi cittadino in qualsiasi parte del mondo.

Durante il soggiorno nel Castello i leader mondiali dovranno fare i conti con la situazione mondiale ma anche con le loro situazioni personali ed i pericoli maggiori che correranno non saranno quelli organizzati dai cinesi.

Un thriller complesso, ambientato in varie parti del mondo, che fornisce un quadro della situazione mondiale molto preoccupante, con i leader alle prese con problemi che sembrano essere più grandi di loro e delle loro capacità. Un libro per gli appassionati di politica internazionale e di spionaggio, con ambientazioni diverse e di certo molto interessanti. Michael Dobbs scrive in modo molto incisivo, con grande ritmo e grande facilità di cambiare scene ed ambientazione, mantenendo sempre alta l’attenzione del lettore, senza perdersi in troppi particolari.

La vita segreta degli scrittori

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Titolo: La vita segreta degli scrittori

Autore: Guillaume Musso

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Sergio Arecco

Il protagonista di “La vita segreta degli scrittori” è Nathan Fawles, uno scrittore che al culmine del suo successo editoriale, dovuto a tre libri di culto per i suoi appassionati lettori, si ritira nell’isola di Beaumont nel 1999, a sud della Francia, senza avere più contatti con mondo esterno, lontano da TV, stampa, semplici appassionati e suoi ammiratori.  Nel 2018 una giornalista svizzera di nome Mathilde Monney arriva sull’isola di Beaument con l’intenzione di scoprire i segreti che circolano attorno alla vita dello scrittore. Nello stesso giorno dell’arrivo della giornalista, su una spiaggia della piccola isola, viene ritrovato il cadavere di una donna. Le autorità locali decidono di sospendere tutti i trasporti da e verso l’isola per facilitare le indagini ed impedire la fuga dell’assassino, che dato il blocco sarà impossibilitato a fuggire dall’isola. Nathan Fawles vive in modo molto riservato, senza contatti con gli abitanti dell’isola e la villa in cui abita riesce a proteggere in modo efficace la sua privacy. Ma Mathilde Monney è una donna intraprendente e poco arrendevole che trova il modo di entrare nella villa di Nathan Fawles con uno stratagemma. Rapisce il cane dello scrittore e con la scusa di restituirlo al padrone, riesce ad entrare nella villa. L’incontro con Mathilde lascia il segno in Nathan Fawles che prova subito una attrazione inedita verso la giornalista al punto che dopo averla salutata in occasione dell’incontro avuto per riprendersi il cane, non vede l’ora di rivederla. Inizia una frequentazione tra i due che riporterà alla luce eventi del passato tra verità e bugie, tra fatti accaduti e ricostruzioni false. Riemergono fatti criminosi del passato rimasti senza colpevoli che hanno generato dolore, odio, voglia di vendetta. Nella storia si inserisce anche un giovane scrittore infatuato di Nathan Fawles che troverà lavoro proprio nella libreria dell’isola di Beaument con l’idea di incontrare il suo autore preferito per tentare di carpirgli i segreti della sua scrittura.

Un romanzo in cui si parla di crimini efferati ma anche di scrittori, di romanzi, di tecniche di scrittura, del rapporto tra scrittori ed editori, delle motivazioni che portano gli scrittori a scrivere e gli editori a pubblicare. Un thriller costruito con ingegno e originalità, in cui l’appassionato del genere troverà una duplice fonte di interesse. Nella storia criminale, per la costruzione della trama e la moltitudine di storie che contiene, nella parte che riguarda la scrittura, perché questo libro può essere considerato una sorta di manuale dello scrittore esordiente, che vuole saperne di più del mondo che potrebbe frequentare se mai dovesse diventare uno scrittore vero.

“La vita segreta degli scrittori” è un romanzo inedito e brillante, scritto con molta passione da Guillaume Musso, che tratta il mondo della scrittura in tutti i suoi aspetti. Dal romanzo del giovane scrittore che non viene pubblicato per mancanza di editori, a come si lavora per scrivere una inchiesta, a come scrivere lettere d’amore efficaci, alle varie forme di scrittura moderna, tra sms e social media. Ma anche molto altro, con riferimenti a libri ed altre opere, dettagliatamente riportate nella ricca bibliografia a fine libro. Mi è piaciuta molto la copertina. Geniale l’idea della mappa dell’isola con le zone in cui si svolge la storia. Tutto inventato.

Il respiro del sangue

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Titolo: Il respiro del sangue

Autore. Luca D’Andrea

Editore: Einaudi

Luca D’Andrea è un giovane scrittore nato e cresciuto a Bolzano dove tutt’ora vive. Il protagonista del suo romanzo “Il respiro del sangue” si chiama Tony Carcano e di mestiere fa lo scrittore di libri “rosa”. Tony Carcano vive per scrivere, si è isolato dal mondo esterno, divide la sua casa con Freddy, un simpatico cane San Bernardo, e con la sua domestica, di nome Polliana. Il suo consulente legale è l’avvocato Tante Frida, che è anche sua amica affidabile e battagliera. Tony lavora con impegno e si gode i meritati guadagni delle vendite dei suoi libri vivendo in una comoda casa e guidando una auto storica affascinante e prestigiosa come la sua Ford Mustang, di colore rosso, una icona di stile e di potenza, sogno di molti appassionati collezionisti di auto. La vita forse monotona di Tony viene improvvisamente movimentata dall’irruzione di Sibylle, figlia ventenne di Erika, una donna morta annegata nel 1999 in un laghetto della località di Kreuzwirt, in Sud Tirolo. Sibylle percorre in motocicletta il tragitto fino a Bolzano per incontrare Tony che si vede raggiunto da una ragazza in corti short con ìn mano una foto in cui lui appare sorridente accanto al cadavere di Erika. Sibylle chiede a Tony perchè, ma non aspetta la risposta e stampa un sonoro ceffone sulla faccia dello scrittore. Sibylle non vuole credere alla versione delle autorità che hanno archiviato come “suicidio” la morte della madre Erika ed inizia una personale indagine per scoprire la verità, partendo proprio da Tony Carcano.

Inizia una avventura che unisce storie del passato e del presente, persone scomparse e presunti testi magici, racconti esoterici e favole per bambini, simboli misteriosi e spaventose credenze popolari, violenza e follia. C’è di tutto nel “Respiro del sangue”.

Luca D’Andrea ha messo insieme tanti ingredienti diversi creando un thriller con una trama articolata e ingegnosa, riuscendo a dare al racconto un ottimo ritmo che tiene alta l’attenzione del lettore grazie a capitoli brevi, continui cambi di scena, tanti personaggi con storie e vite diverse. Un romanzo in bilico tra omicidi cruenti e storie sovrannaturali con un finale pieno di sorprese e colpi di scena a non finire. Molti riferimenti alla musica pop e rock, a film di culto, libri famosi. Luca d’Andrea ha una scrittura lineare e diretta, non si perde in lunghe digressioni o pesanti descrizioni. Va dritto al punto, colpisce il bersaglio e poi riparte alla ricerca di un nuovo obiettivo. Così pagina dopo pagina, per tutto il romanzo.

Il cuoco dell’Alcyon

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Titolo: Il cuoco dell’Alcyon

Autore: Andrea Camilleri

Editore: Sellerio

Il cuoco dell’Alcyon è l’ultimo libro scritto da Andrea Camilleri con protagonista il Commissario Montalbano. La collana “La memoria” di Sellerio si arricchisce di un nuovo romanzo delle serie ambientata a Vicata, ormai giunta al trentesimo episodio.

In questo romanzo ai soliti coprotagonisti come Fazio, Mimi Augello, Catarella, Livia, Adelina, si aggiungono addirittura uomini dell’FBI, per una operazione di livello internazionale, che coinvolgerà Montalbano e la sua banda. Questo romanzo ha un respiro diverso, insolito, quasi una spy story, una avventura caratterizzata da un ritmo incalzante di eventi con una tensione crescente, insolita rispetto alle storie più tradizionali di Montalbano.

Il romanzo inizia con la crisi di un cantiere navale di Vicata, con la tensione suscitata dalle proteste degli operai e dal suicidio di uno di loro. La situazione in paese è molto delicata, la polizia si trova in difficoltà a controllare l’ordine pubblico, c’è molta tensione tra gli operai rimasti senza lavoro e le guardie giurate poste a protezione dell’azienda in chiusura. Il proprietario del cantiere navale è un uomo ricco e viziato, noto per il suo stile di vita dispendioso e libertino. Dopo pochi giorni viene ritrovato assassinato, i segni dell’omicidio sembrano quelli di una esecuzione mafiosa. In tutto questo trambusto, una misteriosa imbarcazione, una lussuosa goletta, l’Alcyon, compare e scompare dal porto di Vigata, senza lasciare tracce, senza indizi sui possibili passeggeri. Il commissario Montalbano, oltre alle indagini, deve far fronte alla apparente guerra che i suoi superiori hanno dichiarato al suo commissariato. Infatti lui riceve l’invito a consumare le ferie arretrate e mentre si trova lontano da Vigata, parte lo smantellamento del commissariato con il trasferimento dei suoi fidi collaboratori. La storia prenderà direzioni inaspettate e Montalbano sarà coinvolto in una avventura tra le più pericolose tra le tante conosciute.

Un libro che si discosta dalle storie tradizionali che Camilleri ha scritto per il grande commissario. Questa volta l’autore ha scelto una trama meno “siciliana”, riuscendo a dare un taglio inaspettato alla storia ed anche alle azioni dei personaggi principali, che appaiono in attività inedite. Il solito linguaggio italo-siculo costringe ad una lettura lenta ed attenta, di quello che ormai non è più un dialetto siciliano ma una vera e propria lingua autonoma, “il Camilleriese”. Buon divertimento.

La paziente silenziosa

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Titolo: La paziente silenziosa

Autore: Alex Michaelides

Editore: Einaudi

Traduzione: Seba Pezzani

Alicia Berenson e suo marito Gabriel sono due giovani e affermati artisti. Lei pittrice e lui fotografo, vivono a Londra, in un quartiere esclusivo, hanno successo, tutto sembra andare nel migliore dei modi nella loro vita. Una sera avviene un fatto imprevedibile. Alicia viene ritrovata a casa sua con la pistola che ha appena sparato cinque colpi sul suo adorato marito, seduto e legato ad una sedia, il volto orrendamente dilaniato dalla sequenza di colpi che lo hanno raggiunto. Alicia si chiude nel silenzio più totale. Non parlerà più, né durante il processo, né durante il suo internamento in un ospedale psichiatrico. Il processo non chiarirà tutte le circostanze della morte di Gabriel ma il silenzio di Alicia è preso dalla giuria come la conferma della sua colpevolezza che sarà condannata anche senza prove certe della sua colpevolezza.

Il caso di Alicia attira l’attenzione di Theo Faber, uno psicologo criminale, che decide di occuparsi del caso, sia per aiutare Alicia che per fare luce sulle circostanze della morte di Gabriel. Theo inizia a scavare nel passato di Alicia, dei suoi familiari e delle persone che le sono state vicine, per trovare il modo per scardinare il mutismo della donna e scoprire la verità. L’indagine ruota anche attorno ai quadri di Alicia, in particolare l’ultima sua opera, l’Alcesti, un quadro ispirato alla omonima tragedia di Euripide, che sembra essere un messaggio che la pittrice ha voluto lasciare al mondo prima di chiudersi nel suo mutismo.

Il thriller è ambientato in una Londra per nulla attraente e piuttosto opaca e nella casa di cura dove è ricoverata Alicia. Il romanzo vede l’inserimento di lunghe pagine tratte dal diario di Alicia, un racconto nel racconto, dove la personalità della pittrice è descritta in modo dettagliato e preciso. La scrittura di Alex Michaelides è netta, senza fronzoli, con approfondimenti psicologici credibili, con una trama incalzante ben costruita, con colpi di scena che stupiscono il lettore per originalità e imprevedibilità. Alicia e Theo sono due persone con passati difficili, provengono da esperienze familiari dolorose, sembrano legati da qualcosa di indecifrabile che li unisce e li attrae. Andando avanti con la lettura non è ben chiaro il motivo reale che spinge Theo ad interessarsi del caso di Alicia, ma sembra un dettaglio di poco conto rispetto all’insieme del racconto. Solo alle ultime pagine del libro tutto sarà chiarito e nulla sarà come è sembrato per la maggior parte del libro.

Questo è il primo romanzo di Alex Michaelides e come esordio è sorprendente, quasi come il finale del libro.

Un’ombra nell’acqua

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Titolo: Un’ombra nell’acqua

Autore: Catherine Steadman

Editore: Longanesi

Traduzione: Luca Bernardi

Erin e Mark sono una coppia londinese alla vigilia del matrimonio. Lei produce documentari per la televisione e lui è un trader che lavora nella City, entrambi hanno davanti un futuro professionale ricco di soddisfazioni e di soldi. Stanno per sposarsi, tutto sembra andare nella giusta direzione quando qualcosa spezza l’incantesimo. Mark perde il posto di lavoro in modo del tutto inaspettato. Improvvisamente il futuro sembra meno roseo. Il matrimonio non è in discussione, ma i due decidono di risparmiare sul pranzo, disdicono la prenotazione nel lussuoso ed esclusivo ristorante che avevano scelto, preferendo un pranzo meno sfarzoso e più economico. Ma il viaggio di nozze a Bora Bora viene confermato, è la luna di miele che avevano tanto desiderato e non vogliono rinunciarci. La vacanza procede magnificamente e Erin si lascia convincere a fare una immersione in mare. Appena si immergono vedono sul fondo qualcosa di inaspettato, continuano a scendere e fanno una scoperta che cambierà la loro vita. Proveranno a mantenere il segreto attorno alla loro scoperta ma non sarà possibile e alcuni eventi metteranno in pericolo tutto quello che hanno costruito nella loro vita.

“Un’ombra nell’acqua” è il primo romanzo scritto da Catherine Steadman e come esordio è promettente. Il libro cattura il lettore dalla prima pagina e la storia si sviluppa in modo originale ed accattivante con ambientazioni interessanti. La protagonista Erin racconta in prima persona e la scelta è azzeccata perché il risultato è una narrazione incisiva e attraente. Non ho trovato nel romanzo significati particolari, forse dimostrare come la vita di due persone possa cambiare repentinamente, ma secondo me l’obiettivo è stato quello di scrivere una storia avvincente. In effetti il libro si legge bene e garantisce ottimi momenti di relax e di evasione. Questo almeno fino a tre quarti del libro. Qualche dubbio sul finale che mi è sembrato un po’ eccessivo.

L’intruso

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Titolo: L’intruso

Autore: Tana French

Editore: Einaudi

Traduzione: Alfredo Colitto

Gli investigatori Antoniette Conway e Stephen Moran della squadra omicidi di Dublino si trovano ad indagare sulla morte di una ragazza, Aislinn Murray, trovata cadavere nella sua abitazione. La sua fine è stata provocata da un pugno che l’ha stordita e nella caduta la testa ha sbattuto contro il caminetto che le ha provocato la ferita fatale. Sembra un litigio tra due innamorati che ha avuto una conclusione tragica, ma gli investigatori sono abituati ad evitare conclusioni affrettate.
Le indagini conducono verso il presunto fidanzato della ragazza, un certo Rory Fallen, un uomo che gestisce una libreria, con cui Aislinn aveva un appuntamento la sera in cui è morta. La tavola apparecchiata, la casa ordinata e pulita, tutto lascia immaginare ad una cena romantica finita male. Il giovane Rory viene convocato dagli investigatori che cominciano ad interrogarlo. I due investigatori Conway e Moran sono affiancati nelle indagini dal detective Breslin, che ha avuto dal capo della sezione l’ordine di collaborare con i due titolari dell’indagine per aiutarli nella risoluzione del caso. L’indagine si presenta lunga e complicata e gli investigatori si troveranno a fronteggiare una situazione molto complicata che potrà mettere a repentaglio le loro carriere. Il comportamento di Rory è ambiguo e poco lineare, le sue risposte poco convincenti e gli investigatori presto si convinceranno che proprio lui è il probabile colpevole. Ma alcuni episodi avvenuti all’interno della squadra omicidi consigliano prudenza e gli investigatori saranno costretti ad approfondire alcuni aspetti dell’indagine che prenderà direzioni del tutto inaspettate. Le indagini prendono in considerazione la presenza di una seconda persona sulla scena del crimine, per l’appunto “L’intruso”.

La storia è narrata in prima persona da Antoniette Conway, che racconta in dettaglio la sua storia, la storia di Aislinn e tutte le ripercussioni psicologiche che il lavoro di investigatore ha nella vita privata dei poliziotti. Soprattutto come nel caso di Antoniette che non è benvoluta dalla squadra in cui lavora al punto che sta pensando di abbandonarla. Dublino si rivela una città moderna con tante storie di solitudine e di difficoltà sociale, spesso sottovalutate dalle altre persone, impegnate a seguire il corso della propria vita.

“L’intruso” ha una trama complessa pur avendo un numero limitato di personaggi ma Tana French si dimostra molto abile nell’invenzione dell’intreccio, nei cambi di scenario, nelle soluzioni improvvise.

Una parte importante della storia è dedicata agli interrogatori, descrive le tecniche con cui sono condotti, per arrivare a far dire agli interrogati tutto quello che sanno ed anche quello che non vorrebbero dire, lavorando di fino sulla psicologia delle persone e sulla loro condizione di paura e di tensione dovuta alle ripercussioni che potrebbero avere risposte sbagliate.

Anche la vita di relazione tra poliziotti è parte importante del romanzo, con rapporti tra colleghi non sempre trasparenti ed al di sopra di ogni sospetto ed interesse.

La scrittura in prima persona con la protagonista che è la voce narrante, rende le emozioni, le paure e lo stress dei poliziotti in modo molto realistico e veritiero. La protagonista si rivela essere un personaggio difficile, inedito e non sempre facile da definire.

Una storia che sembra prendere strade sempre diverse e che solo alle ultimissime pagine rivelerà il vero colpevole. Un libro per gli amanti del genere che dovranno sostenere una prova consistente date le 624 pagine.

Il tempo della vendetta

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Titolo: Il tempo della Vendetta

Autore: Yrsa Sigurdardottir

Editore: Mondadori

Traduzione dall’inglese: Stefano Massaron

Il tempo della vendetta è l’ultimo libro scritto da Yrsa Sigurdardottir, ingegnere civile islandese che si è dedicata alla scrittura dopo alcuni anni di professione. Ho scritto un post sugli ingegneri scrittori, categoria che seguo con grande interesse e Yrsa è sicuramente un esempio moderno di come si possa diventare buoni scrittori dopo aver studiato discipline molto lontane da quelle letterarie.

Una bambina viene uccisa a Reykjavík, frequentava la scuola media. Dopo dodici anni, viene ritrovata una “capsula del tempo”, ossia una scatola in cui un gruppo di alunni, aveva inserito delle lettere in cui descrivevano come sarebbe stata l’Islanda nel 2016. Una lettera è diversa dalle altre, è anonima e riporta un messaggio terrificante “Le seguenti persone moriranno: K, S, BT, JJ, AV e I. Nessuno sentirà la loro mancanza. Io meno di tutti. Non vedo l’ora.” La macabra anticipazione fa scattare le indagini della polizia che vengono assegnate al detective Huldar ed alla collega psicologa Freya. I due come prima cosa cercano di definire il profilo dell’autore del messaggio. Tutto sembra confermare che la lettera è solo uno scherzo di cattivo gusto di qualche ragazzo in vena di scrivere stupidaggini, quando vengono ritrovate due mani violentemente segate dal corpo a cui appartenevano. Del corpo nessuna traccia. Le indagini portano ad identificare la vittima le cui iniziali sono comprese tra quelle del macabro messaggio trovato nella capsula del tempo. Seguiranno altri crimini le cui vittime hanno le iniziali comprese nell’elenco. Si scatena una vera e propria gara contro il tempo per fermare la carneficina.

La storia è narrata dalla Sigurdardottir con uno stile essenziale, un ritmo incalzante, una trama intricata, capace di affascinare il lettore e di sorprenderlo continuamente. Una storia di una serie di crimini commessi con freddezza e malvagità assoluta da parte di una mente che ha lo scopo principale di uccidere costringendo la vittima a provare il dolore giù grande possibile, unica giustificazione alle irrituali modalità con cui avvengono gli omicidi. I protagonisti sono personaggi privi di fascino particolare, persone normali, con i loro pregi e difetti, coinvolti in una storia crudele iniziata anni prima e che continua a generare violenza e vittime. Alcuni protagonisti hanno passati pesanti di violenze e sofferenze familiari in tenera età. Il libro traccia un quadro della società islandese non proprio idilliaco, con violenze domestiche molto più diffuse di quanto si possa immaginare, con pesanti ripercussioni sulle vite future delle vittime. La maggior parte dei romanzi che arrivano dai paesi nordici sono thriller e libri gialli che raccontano storie che spesso hanno origine da violenze subite dai protagonisti in famiglia o in età adolescenziale. Non che gli altri paesi non abbiano questo tipo di problemi, ma a leggere la produzione letteraria, sembra che in questi paesi la violenza domestica sia un problema irrisolto dall’innegabile progresso sociale che questi paesi hanno raggiunto.

La segretaria

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Titolo: La segretaria

Autore: Renée Knight

Editore: Piemme

Traduzione: Rachele Salerno

Renée Knight è alla sua seconda prova come autrice di thriller psicologici. La segretaria è narrato in prima persona dalla protagonista e la scelta aumenta la presa sul lettore che viene coinvolto subito dalla trama accattivante del romanzo

Christine Butcher è una giovane segretaria di 25 anni, ha voglia di imparare, è ambiziosa, vorrebbe fare carriera, ma non ha una preparazione adeguata, non si sente all’altezza delle migliori. Ma quando ha la possibilità di diventare assistente personale di Mina Appleton, la carismatica e potente figlia del proprietario dell’omonima catena di supermercati della Gran Bretagna, non si lascia sfuggire l’occasione e trova la grinta ed il coraggio per essere scelta.

Mina Appleton è una donna forte e determinata negli affari, quando deve raggiungere uno dei suoi obiettivi non si lascia condizionare dai sentimenti o principi ma la sua immagine pubblica è quella della donna affascinante e di classe che svolge il suo lavoro con dedizione e forte senso etico.

Christine è affascinata da Mina, la vede come una divinità da adorare e fa di tutto per apparire ai suoi occhi efficiente ed affidabile. La storia racconta i 18 anni passati da Christine come segretaria di Mina Appleton, sempre pronta a tutto per soddisfare le esigenze della sua “boss”. Christine dedica completamente la sua vita a Mina, viene lasciata dal marito per colpa della sua dedizione al lavoro e anche la figlia abbandona la madre per andare a vivere con il padre, sempre per colpa del suo attaccamento al lavoro.

Tutto sembra andare bene fino a quando durante una ricorrenza in onore del padre di Mina, morto dopo essere stato allontanato dal comando dell’azienda dalla stessa Mina con la complicità di Christine, un fornitore si presenta sul luogo dell’evento per affrontare Mina, colpevole a suo dire del fallimento della sua azienda agricola, storica fornitrice della catena di supermercati Appleton. Da qui inizia la seconda parte del libro, decisamente più coinvolgente rispetto alla prima, dove le cose cambiano decisamente direzione per i protagonisti.

La storia è scritta in modo lineare e scorrevole, i tratti dei protagonisti sono descritti con molta precisione, mettendo bene in evidenza alcuni aspetti delle relazioni tra persone che lavorano insieme ma con posizioni sociali molto diverse. La figura di Mina, imprenditrice di successo, ambiziosa, bella, intelligente e affascinate, è l’opposto di quella di Christine, modesta, priva di personalità, quasi succube del ruolo, entrambe bisognose una dell’altra, Mina per superare le sue iperattive giornate lavorative con l’aiuto di una collaboratrice affidabile, l’altra per colmare l’insoddisfazione della vita che sta vivendo. Christine rimane vittima di sé stessa, della tendenza a considerare importante solo l’affermazione professionale, trascurando ogni altro aspetto della propria vita.

Questo libro mi da l’occasione di parlare di uno dei temi che personalmente mi sta più a cuore. Ossia quanto siamo disposti a sacrificare della nostra vita privata per il lavoro, per mantenerlo, per fare carriera? E’ giusto trascurare la propria famiglia ed i propri affetti per soddisfare le proprie ambizioni personali?

Personalmente mi ritrovo in una massima di A.P.J. Abdul Kalam, uomo politico indiano, undicesimo presidente dell’India dal 2002 al 2007, noto per le sue idee non convenzionali. La massima dice:

“Ama il tuo lavoro, ma non amare la tua azienda perché non puoi sapere quando lei smetterà di amarti”.

Mai come ora la frase pone un tema molto attuale. La situazione economica è cambiata moltissimo rispetto ai decenni precedenti, il lavoro nelle aziende è diventato molto instabile e spesso ci sono cambiamenti organizzativi nelle aziende, sia per cambi di strategia o per cambi di proprietà, resi necessari dalle disastrate condizioni economiche in cui sono ridotte le aziende per gli errori della proprietà o dei manager. In questi cambiamenti forzati spesso sono persone dalla carriera ineccepibile a pagarne le conseguenze, senza poter in alcun modo far valere i meriti pregressi, trovandosi magari tra gli esclusi dal nuovo corso per via degli inevitabili tagli che le riorganizzazioni comportano. Ad essere troppo attaccati alla azienda per cui si lavora si rischia di perdere delle opportunità di cambiamento o di sacrificare per il lavoro una parte importante della propria vita.

Ognuno di noi dovrebbe dare al lavoro la giusta importanza e la giusta collocazione tra i vari interessi, insieme alla famiglia, alle amicizie, alla propria crescita personale. Siamo persone, non automi o risorse produttive. Abbiamo il dovere di lavorare con impegno per chi ci paga lo stipendio ma abbiamo anche il diritto di essere rispettati per quello che siamo. Ed a pagare dovrebbero essere i veri responsabili delle crisi aziendali. Sarebbe bello.

L’uomo delle castagne

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Titolo: L’uomo delle castagne

Autore: Søren Sveistrup

Editore: Rizzoli

Traduzione: Bruno Berni

Campagna nella periferia di Copenaghen. Un maiale morto semi nascosto da un trattore attira le cornacchie che sorvolano i poveri resti dell’animale. Gli uccelli attirano l’attenzione di un agente di polizia che passa per caso da quelle parti. Conosce il proprietario della fattoria e sa che non avrebbe mai lasciato un animale morto in bella vista nella sua fattoria. C’è qualcosa che non quadra e l’agente decide di entrare in casa. Trova la porta di ingresso socchiusa, entra e vede l’inferno. Un cadavere mutilato ed altri corpi sparsi sul pavimento. Ispeziona tutto l’appartamento e quando arriva nell’ultima stanza trova centinaia di piccoli omini fatti con castagne e fiammiferi. Sono incompleti, storti, diversi uno dall’altro, è evidente che sono stati fatti dalle mani incerte di bambini.

Alcuni anni dopo inizia una serie di crimini che cominciano con il rapimento di una ragazzina e proseguono con il ritrovamento di donne uccise dopo aver subito mutilazioni terribili. In tutte le scene del crimine vengono ritrovati gli omini di castagne, uguali a quelli trovati tanti anni fa nella fattoria. Questo elemento ricorrente degli omini di castagne, accentua l’interesse del lettore, essendo un particolare macabro e funesto anche se frutto di un gioco di bambini. Non può che essere una specie di firma di una mente malata che si porta dietro i turbamenti di una infanzia segnata da violenze e soprusi.

Conducono le indagini due detective, Thulin ed Hess, due tipi tra loro completamente diversi che si trovano a lavorare insieme per la prima volta e dopo qualche difficoltà iniziale, il loro rapporto diventa sempre più saldo e collaborativo.

L’uomo delle castagne è un thriller mozzafiato, scritto in modo brillante, con una trama originale, un ritmo incalzante che non lascia respiro al lettore, con personaggi ben definiti e perfettamente aderenti al ruolo. La struttura della trama è piuttosto tradizionale, ossia un serial killer con un passato terribile, due storie parallele che andranno a confluire, una coppia di investigatori dalla vita privata complicata ma che non è parte della storia. Lo stile di scrittura è fluido, diretto, viene raccontato solo l’essenziale legato agli eventi della trama. Il racconto è ambientato in Danimarca, paese considerato molto civile con una organizzazione sociale che protegge e tutela le famiglie disagiate ed in difficoltà ma a quanto pare quanto previsto non è abbastanza per evitare violenze efferate sui ragazzini e sulle donne che nonostante tutto qui come altrove sono le vittime designate dei criminali.

La storia è affascinante nella sua crudeltà e racconta fatti terribili mantenendo una credibilità elevata in tutte le situazioni, quasi fosse il resoconto di fatti realmente accaduti. Il romanzo non si perde in lunghe dissertazioni psicologiche sulla vita dei protagonisti e sui loro disagi e questo va a vantaggio del ritmo e del coinvolgimento del lettore. Tutto il racconto si concentra sui fatti, sulle azioni, sulle emozioni ed il dolore che provano i personaggi.

Søren Sveistrup è al suo esordio come scrittore di romanzi, ma è un noto autore televisivo e sceneggiatore cinematografico. Quindi è comunque uno scrittore professionista. Ciò non toglie che il suo esordio da romanziere non poteva essere migliore.

L’altra donna

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Titolo: L’altra donna

Autore: Daniel Silva

Editore: HarperCollins

Traduzione: Seba Pezzani

L’altra donna è il titolo dell’ultimo libro di Daniel Silva che vede protagonista Gabriel Allon, ora divenuto il capo del Mossad, l’agenzia di intelligence per l’estero di Israele, il secondo servizio segreto più grande dei paesi occidentali, dopo la CIA.

La storia ha inizio a Vienna, una delle città europee preferite dai turisti per la sua storia, il suo romanticismo ma che per Allon rappresenta il peggior ricordo della sua vita, quando una esplosione provocò nel suo cuore e nella sua mente una ferita inguaribile.

Un disertore russo ha chiesto aiuto ai servizi israeliani di cui era un informatore. Doveva essere una operazione facile, ma qualcosa va storto e il russo viene ucciso a pochi metri dalla salvezza davanti agli agenti israeliani che avrebbero dovuto proteggerlo. Nel giro dell’intelligence occidentale tutti sono convinti che siano stati gli stessi israeliani ad uccidere il russo. Allan si convince subito che c’è una talpa nei servizi segreti occidentali coinvolti nell’operazione di Vienna ed è anche un personaggio che ha raggiunto una posizione di vertice dato che pochi funzionari di alto livello erano a conoscenza di quello che stava per accadere. Allan dovrà spendere tutta la sua autorevolezza per convincere i suoi alleati che i servizi israeliani sono estranei all’uccisione e per non vedere compromessi anni di alleanze da lui stesso costruite. Allan comincia la ricerca della talpa, prima di tutto tra i suoi uomini, poi tra i suoi alleati, alla scoperta di chi ha tradito per lavorare per i Russi, gli eterni nemici di Israele e di Allan.

Una storia dalla trama complicata, in cui i servizi segreti di mezzo mondo sono implicati in una vicenda piena di azioni, di eventi tragici e di elevata tensione, con fatti che si svolgono in varie parti del mondo e che hanno influenza in quello che avviene neo vari paesi del mondo focolai di guerre dichiarate e non. Il tutto raccontato da Daniel Silva in modo impeccabile e credibile. Le connessioni geopolitiche mondiali sono raccontate con grande credibilità e le vicende che riguardano i servizi dei vari paesi ed i comportamenti delle varie spie sono riportate in modo così veritiero che a tratti ci si dimentica che si sta leggendo un’opera di fantasia, quali sono tutti i romanzi, e non un resoconto di fatti realmente accaduti. Gabriel Allan è un protagonista dalla personalità carismatica ed unica, con un forte attaccamento alla sua nazione ed alla sua famiglia. La sua squadra di collaboratori è anch’essa composta da persone integerrime che non tradirebbero mai il proprio paese. Le squadre degli altri paesi occidentali appaiono meno affiatate ed affidabili, così come la stampa internazionale viene messa spesso alla berlina dalle parole che Silva fa dire ai suoi personaggi. Il mondo delle spie è un mondo dove non ci si può fidare di nessuno e dove l’inganno è la principale attività da applicare giornalmente. Per gli appassionati di spy story e di thriller questo libro, come gli altri di Daniel Silva, è una specie di parco giochi dove si può trovare tutto quello che il lettore spera di trovare.  Unica nota stonata la descrizione della preparazione di una pasta “cacio e pepe” da parte di Chiara, la moglie di Allan, dove tra gli ingredienti figurano anche l’olio e il burro ! Daniel Silva, scrivi di spie che è il tuo campo, ma lascia perdere la “cacio e pepe”, non è cosa tua.