I superstiti del Télémaque

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Titolo: I superstiti del Télémaque

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione: Simona Mambrini

La Adelphi continua con la pubblicazione dei libri gialli di Georges Simenon. L’ultimo della serie è il romanzo I superstiti del Télémaque, una storia che sa di mare, di pesce e di vite dure e difficili. L’ambientazione della storia è nel piccolo borgo marinaro di Fécamp, in Normandia, affacciato sul Canale della Manica. Un mare insidioso e per niente cortese con i pescatori che trovano abbondanti quantità di pesce ma anche condizioni meteo e di mare spesso proibitive. Georges Simenon è stato uno scrittore in grado di raccontare in modo veritiero ed appassionante la vita di provincia francese ed anche in questo caso non viene meno al suo stile scarno e diretto.

La storia racconta la vicenda dei fratelli Pierre e Charles Canut, che abitano con la madre a Fécamp, cittadina della Normandia, affacciata sul canale della Manica. Pierre viene accusato dell’omicidio di Février, un ex marinaio ritrovato con la gola tagliata a casa sua. Il marinaio ucciso era uno dei superstiti del naufragio del Télémaque, una nave affondata nelle acque al largo del Brasile, in cui morì in circostanze misteriose il padre dei fratelli Canut. Mentre Pierre si trova in carcere, suo fratello Charles, convinto della sua innocenza, inizia una personale indagine per scoprire il vero colpevole. Man mano che la storia avanza, aumentano i sospettati per l’omicidio, viene scoperto un testamento, oltre che vecchie storie e relazioni sentimentali tenute nascoste. Charles è un uomo di natura mite e gentile, che vuole molto bene al fratello e lo ha sempre aiutato e protetto. Conduce una vita semplice, impiegato delle ferrovie ed innamorato di una giovane che serve da bere in un caffè del paese. Charles diventa il protagonista del racconto, un uomo tranquillo che indossa per una volta le vesti dell’eroe che cerca il riscatto da una vita anonima oltre che la salvezza per il fratello. Una storia di povertà, di difficoltà psicologiche, di drammi e disagi famigliari, raccontata con tutta la forza che Simenon riesce a dare nel raccontare le vicende delle vite altrui.

Simenon è stato un grande amante del mare e della vita a bordo delle navi, prese il brevetto di capitano e navigò a lungo per i mari del Nord. Fu proprietario di una barca che fu costruita proprio a Fécamp su cui ha trascorso lunghi periodi della sua vita. Questo libro è un omaggio di Simenon alla sua passione per il mare e la vita dei marinai, fatto a modo suo, raccontando la crudeltà del destino che non fa sconti a nessuno.

Il manifesto del rinoceronte

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Titolo: Il manifesto del rinoceronte

Autore: Adam Gopnik

Editore: Guanda

Traduzione: Isabella C. Blum

Il manifesto del rinoceronte, con sottotitolo “l’avventura del liberalismo”, ripercorre la storia del liberalismo, dalle origini fino ad oggi. L’autore è un giornalista del New Yorker, il giornale un po’ fighetto dell’America progressista, tifosa di Obama e contraria a Trump. Gopnik è un ottimo scrittore di saggi di storia, uno scrittore raffinato con uno stile chiaro e fluido. Il libro parla del liberalismo, dei suoi nemici, dei suoi punti di forza, del fatto che le idee liberali siano comunque il vero motore dei grandi progressi sociali che l’umanità è riuscita a compiere. Anche se sembra che negli ultimi anni le risposte delle urne elettorali stiano premiando movimenti populistici o tendenti al totalitarismo o all’integralismo religioso, Adam Gopnik è un convinto sostenitore delle idee liberali e lo dimostra con questo libro. Vuole dare l’esempio a tutti coloro che sembrano aver perso l’abitudine di guardare al liberalismo come fonte di idee per il progresso sociale e civile.

Nel breve periodo possono avere la meglio movimenti di estrema destra o sinistra, ma alla lunga è sempre il liberalismo che segna il passo del progresso. Il libro presenta le sue tesi con dovizia di riferimenti a fatti storici, saggi e testi di vario tipo, risultati politici inconfutabili. Le tesi sono portate avanti con buone argomentazioni e con il garbo di chi è convinto dei propri argomenti. Le tesi di Gopnik ci lasciano sperare che quello che stiamo attraversando sia uno dei tanti momenti di transizione e che prima o poi passerà il momento dei governi populisti, finiranno i razzismi di vario tipo e le intolleranze verso le minoranze etniche e le diversità di genere. Così come prima o poi anche le grandi potenze mondiali governate da regimi totalitari travestiti da sistemi democratici dovrebbero evolversi e seguire le indicazioni del liberalismo. Un libro interessante che lascia aperta la speranza che il cammino del progresso sociale non si sta interrompendo ma prosegue sia pure con qualche intralcio. La soluzione migliore per la politica mondiale non sarà né la destra né la sinistra, ma il liberalismo con la sua collocazione centrale e con il suo avanzare lento e graduale. Almeno secondo Gopnik.

 

Il borghese Pellegrino

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Titolo: Il borghese Pellegrino

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Sellerio

La vicenda è ambientata nei pressi di Firenze, nel 1900. Il Commendatore Secondo Gazzolo è un ricco industriale dell’industria conserviera dell’epoca ed è anche proprietario del castello di Campoventoso, dove ha organizzato un fine settimana per definire alcuni ricchi accordi commerciali per la sua azienda. Il Commendatore ha riunito il grande gastronomo Pellegrino Artusi, anche abile mercante di stoffe, il professore Paolo Mantegazza, medico di grande fama, il ragioniere Bonci e sua figlia Delia, il banchiere Viterbo, Everardo D’Ancona delegato del consiglio Italia Turchia e il suo collega turco Reza Kemal Akuyan. Il fine settimana inizia con qualche piccolo screzio tra i presenti, ma gli interessi economici in ballo sono tali da superare le divergenze. Il fatto più eclatante avviene la notte seguente. Uno degli ospiti viene ritrovato cadavere nella sua camera da letto. Inevitabile l’intervento delle forze dell’ordine, con l’arrivo dell’incaricato dell’indagine Saverio Maria Artistico, grande amico dell’Artusi. Artistico sospetta da subito che la morte del povero ospite non sia dovuta a cause naturali e inizia le indagini per scovare l’assassino. La soluzione del caso sarà possibile grazie alla collaborazione dell’Artusi.

Il romanzo è un classico giallo “a porta chiusa”, con tutti i presenti nel castello sospettati dell’omicidio e il poliziotto che indaga senza trascurare nessuna ipotesi. Ognuno dei presenti è sospettato per quello che ha fatto durante il soggiorno nel castello o per i vantaggi che avrebbe avuto in seguito alla morte dell’ospite. Malvaldi conduce il lettore attraverso le vicende della trama per raccontare i vari punti di vista dei protagonisti, di professioni diverse, così come diverse erano le loro appartenenze sociali e finanziarie, la loro visione del momento storico. Il 1900 era un momento favorevole all’iniziativa privata e le possibilità di fare affari offerte dalle aperture dei mercati internazionali erano molto attraenti per coloro che avessero voglia di rischiare. La scrittura è ironica e divertente, la trama è ben costruita e l’ambientazione ben fatta e molto verosimile. Il libro rende omaggio alla figura di Pellegrino Artusi che appare anche nella sua veste di grande conoscitore della chimica, materia in cui Malvaldi gioca in casa.

I valori che contano

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Titolo: I valori che contano

Autore: Diego De Silva

Editore: Einaudi

I valori che contano è un romanzo con un duplice contenuto, divertente e irriverente per la parte che ha a che fare con la professione del protagonista, l’avvocato Vincenzo Malinconico, mentre la parte che riguarda la malattia di Vincenzo diventa triste e profonda. Il personaggio di Vincenzo Melanconico è il prodotto della vivace fantasia e della abilità di scrittore di Diego De Silva, che è riuscito a creare un protagonista che è il trionfo dell’uomo medio, che spende con oculatezza, che si accontenta di quello che ha, con doti umane uniche e con una capacità di vedere le cose con la giusta ironia anche quando potrebbero avere risvolti drammatici. Un uomo che riesce a superare le sue fragilità con una filosofia di vita del tutto personale. La storia ha inizio con una ragazza in slip davanti alla porta di casa di Vincenzo, lui la fa entrare e la nasconde. Di fronte alla polizia nega di aver dato asilo alla ragazza, spergiurando di non averla vista, con la sua scaltrezza di avvocato riesce a liberarsi facilmente della scomoda presenza del poliziotto. Scopre che la ragazza è fuggita ad una retata della buoncostume in una casa d’appuntamenti, proprio sopra il suo appartamento. Inizia l’avventura di Vincenzo Malinconico e del suo socio avvocato, una coppia di persone esilaranti per motivi diametralmente opposti. I due si ritrovano a dover affrontare il sindaco, ossia il padre della ragazza in slip, oltre che tutelare gli interessi della ragazza dai possibili attacchi della stampa e dei social. La vicenda giudiziaria segue il suo corso quando ad un certo punto Vincenzo scopre di avere un tumore ad un testicolo. Inizia quindi la sua convivenza con la malattia, una operazione immediata, l’attesa dell’esito degli esami, le sedute di chemio. Vincenzo è un uomo di cinquant’anni, separato, si vede con una sua ex cliente che ha qualche esitazione ad andare a vivere con lui, ha da poco raggiunto un certo successo professionale grazie al suo nuovo socio. Il nuovo recente benessere non lo ha cambiato, è rimasto la persona semplice, modesta e fragile che è sempre stato, anche se sorretto da un invidiabile spirito di sopravvivenza ed una ironia che lo aiuta di fronte alle grandi sfide della vita. Malinconico affronta la malattia come affronta il suo lavoro, non vuole essere un principe del foro così come non vuole essere un eroe che lotta contro una malattia. La malattia lo pone di fronte alla scoperta dell’importanza delle cose che contano nella vita e di quanto poche esse siano. In genere la scoperta avviene solo quando si è vicini alla morte. Quando forse è troppo tardi.

Il difensore

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Titolo: Il difensore
Autore: Steve Cavanagh
Editore: TEA
Traduzione: Guido Calza

L’autore Steve Cavanagh ha studiato giurisprudenza, ha lavorato come investigatore e come avvocato civilista prima di iniziare la sua carriera di scrittore di gialli. Mi piacciono le persone che sono capaci di dare una svolta alla propria vita cambiando radicalmente attività, dopo aver studiato e iniziato una carriera coerente con gli studi fatti. Ci vuole coraggio e determinazione in misura fuori dell’ordinario per riuscire a cambiare in modo così netto.

Il difensore è un libro che vede l’avvocato Eddie Flynn come protagonista di una strana ed avventurosa corsa contro il tempo. Eddie ha avuto un passato da truffatore e borseggiatore, poi è passato all’altra parte diventando avvocato. Una mattina viene intercettato per strada da un noto boss della mafia russa che gli affida l’incarico di difenderlo nel processo che sta per iniziare. Gli viene messo addosso un cappotto da cui pendono due fili, collegati ad una bomba che dovrebbe uccidere il testimone chiave del processo, qualora le cose si dovessero mettere male. Per garantirsi la massima collaborazione da parte dell’avvocato, il gruppo di mafiosi che lo ha forzatamente ingaggiato, gli ha anche rapito la figlia Amy. Eddie si trova quindi costretto a vincere, oppure ad essere condannato a morte insieme a sua figlia e altre persone presenti al processo ed ha solo 48 ore per riuscirci.

Per essere l’opera prima di Steve Cavanagh, questo libro è un romanzo originale e tutto sommato riuscito. Il protagonista, ossia l’avvocato Flynn, è un bel personaggio. E’un avvocato che difende criminali con un passato da ladro borseggiatore e di truffatore professionista, esperienze che di solito sono difficilmente riscontrabili nella stessa persona. L’avventura con i russi sarà per lui una esperienza terribile, vivere con una bomba addosso non è facile per nessuno, ma sarà proprio grazie alle sue esperienze di borseggiatore che riuscirà ad ottenere le informazioni decisiveper salvare se stesso e sua figlia. Tutta l’azione è concentrata in 48 ore, il tempo che il boss della mafia russa sotto processo ha concesso a Flynn. Eddie mette tutto sé stesso alla ricerca della soluzione, usando metodi legali ed illegali, la sua scaltrezza ed esperienza oltre al suo coraggio per salvare la sua vita e quella della figlia. Qualche episodio della trama è inverosimile ma tutto sommato la storia è intrigante e piacevole. Per gli appassionati del genere legal thriller estremo.

Concupiscenza Libraria

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Titolo: Concupiscenza Libraria

Autore: Giorgio Manganelli

Editore: Adelphi

Giorgio Manganelli è stato un grande uomo di cultura, giornalista e critico letterario, non avevo mai letto nulla di suo. L’uscita di questo libro “Concupiscenza Libraria” mi ha dato l’occasione di conoscerlo. Si tratta di un libro complesso che necessita di una lettura impegnativa anche se di sicuro fascino. Ho acquistato questo libro augurandomi di imparare qualcosa da un maestro della recensione ma mi sono dovuto subito rendere conto che non posso neanche minimamente considerarmi un modesto allievo. Manganelli è stato un letterato che ha creato un genere a sé stante, quello della critica come opera letteraria. Scriveva in modo deciso, perentorio, usando un vocabolario forbito ed esclusivo, con riferimenti ad altre opere di autori noti e meno noti, che solo una ristretta cerchia di lettori poteva conoscere. Aveva un modo del tutto personale di incuriosire il lettore portandolo su territori inaspettati, costringendolo a vedere le cose in modo unico ed originale. Le sue recensioni sono ben diverse da quelle che è possibile leggere oggi sui quotidiani o sui loro inserti dedicati alla letteratura. All’epoca la recensione era parte integrante ed importante del quotidiano. Manganelli rappresentò il più alto livello del recensore, interpretando la sua professione di critico mettendosi allo stesso livello degli scrittori che recensiva. Manganelli scrisse per molti quotidiani e riviste, tra il meglio che fosse pubblicato in quegli anni. Scrisse anche per L’Illustrazione Italiana, rivista stupenda e prestigiosa che terminò le pubblicazioni negli anni Sessanta. Il mondo della critica letteraria di Manganelli ormai non c’è più. Oggi la letteratura è diventata un prodotto da vendere e la critica letteraria è uno strumento di marketing, può essere buona fin che si vuole ma alla fine è un mezzo per vendere. Il marketing ha cambiato le regole. Manganelli fece sua la classificazione dei lettori fatta da Hermann Hesse che li suddivideva in tre categorie: gli ingenui, gli infantili e il lettore supremo ed infimo, colui che legge di tutto senza distinzione. In base a tale classificazione ho scoperto di essere nella categoria degli “ingenui” ossia coloro che si appassionano alle storie che leggono. Felice di esserlo.

L’enigma della camera 622

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Titolo: L’enigma della camera 622

Autore: Joël Dicker

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Milena Zemira Ciccimarra

Lo scrittore Joël Dicker  è uno dei protagonisti della storia che inizia con lui che sta scrivendo un romanzo da dedicare al suo editore, Bernard de Fallois, morto nel 2018, l’anno in cui il libro è ambientato. Reduce da una delusione sentimentale, Dicker decide di trascorrere qualche giorno di vacanza in montagna, presso il Palace de Verbier, un lussuoso hotel della famosa località alpina. Dicker alloggia nella stanza numero 623. La sua vicina di stanza è una affascinante donna inglese, bella e curiosa, che subito stabilisce un contatto con lo scrittore. Ovvio che sia bellissima, Dicker non sarà Proust ma mica è tonto. Se deve dividere l’avventura con una donna sconosciuta è chiaro che se la sceglie come si deve. La stanza della donna ha il numero 621 bis. L’anomalia nella numerazione delle stanze incuriosisce la coppia che inizia ad indagare sul motivo della non esistenza della stanza numero 622. Dicker e la sua nuova amica iniziano una indagine personale su quanto accaduto quindici anni prima. Dopo qualche ingenuo tentativo di depistaggio da parte del personale dell’albergo, i due improvvisati detective scoprono che l’Hotel de Verbier aveva ospitato la festa annuale di una famosa Banca d’Affari di Ginevra fino a 15 anni prima, quando accadde qualcosa di tragico legato proprio alla stanza numero 622. I due non demordono e affrontano le indagini con attenzione e determinazione.

La trama mette insieme due romanzi, uno quello che vede Dicker e la sua amica indagare sui fatti relativi al mistero della stanza 622 e l’altro che racconta le trame e le vicende che si svolsero attorno alla Banca Ebezner, una delle banche d’affari più importanti di Givevra, che culminarono con quanto accaduto nella stanza 622 dell’Hotel de Verbier. Dicker nella parte che lo vede protagonista riesce sia a rendere omaggio al suo editore, a cui lo lega vera ammirazione e stima incondizionata, che a descrivere il suo modo di scrivere, come costruisce le sue trame e come è la sua routine quotidiana quando è impegnato nella scrittura di un romanzo.

Il racconto su svolge su diversi piani temporali e racconta le avventure di molti personaggi, dai banchieri vecchio stampo, alle nuove generazioni meno accorte ed imprudenti, madri e figlie scappate dal paese di origine e rifugiate in Svizzera alla ricerca di un migliore futuro e di un buon matrimonio, romantici sognatori ed i loro figli ambiziosi e coraggiosi. Si raccontano amori, speranze, delusioni, dolori, complotti, trame, giochi sotterranei e sotterfugi, piccoli e grandi imbrogli, giustificati dal potere e dai soldi che la banca Ebezner è in grado di garantire ai suoi dirigenti. C’è di tutto in questo libro, una trama complessa ed articolata, resa in modo chiaro ed affascinante da Dicker che si conferma come scrittore di talento e ottimo produttore di best sellers. Questo libro costringe il lettore ad essere come il passeggero di un carrello lanciato a folle velocità sulle montagne russe, non può che subire il percorso e le relative emozioni, senza potere fare altro, senza poter scendere. Un libro dove nessuno è come sembra, dove i personaggi appaiono per quello che non sono per poi apparire in modo nuovo, diverso, sorprendente. Un susseguirsi di emozioni e colpi di scena che si esaurisce solo con l’ultima pagina del libro. Vi consiglio di leggerlo senza farvi troppe domande. E’ divertimento puro.

Il passato non muore

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Titolo: Il passato non muore

Autore: Lee Child

Editore: Longanesi

Traduzione: Adria Tissoni

L’ultimo libro di Lee Child dal titolo “Il passato non muore” allunga la lista di romanzi con protagonista Jack Reacher, un ex militare, pluridecorato, fisico possente ed allenato, esperto di arti marziali, grande conoscitore di ogni tipo di arma, ottimo tiratore, addestrato a vivere in tutte le condizioni. Ha scelto di vivere senza fissa dimora, girando per l’America, vivendo nei motel, cambiando spesso i vestiti acquistandone di nuovi piuttosto che girare con pesanti e ingombranti valige. Viaggia spesso facendo l’autostop, preferendo le vie secondarie, per evitare troppe attenzioni. Durante un viaggio verso la California, Jack si ritrova a pochi chilometri da Laconia, la città dove nacque suo padre. Non aveva previsto questa visita ma la curiosità di conoscere meglio le sue radici familiari ebbe il sopravvento. Voleva vedere la casa paterna, conoscere chi lo aveva conosciuto, saperne qualcosa in più. Le sorprese cominciano subito dato che dalle prime richieste di informazioni, sembra che nessun Reacher sia mai vissuto a Laconia.

A pochi chilometri da Laconia, ci sono due ragazzi, Shorty e Patty, che provengono dal Canada, vogliono arrivare a New York, hanno delle cose da vendere e credono di poter fare buoni affari una volta raggiunta la città della mela. Il loro viaggio non è semplice, sono a bordo di una auto vecchia e poco affidabile, le temperature dell’acqua e dell’olio sono alle stelle, sentono che il motore sta per saltare per aria. Vedono il cartello che indica un motel, seguono l’indicazione e raggiungono un posto strano. Trovano quello che è a tutti gli effetti un motel, isolato da tutto, senza nessun ospite. I proprietari del motel cercano di riparare la vettura dei due ragazzi, si preoccupano di chiamare un meccanico, sembrano premurosi e gentili, ma c’è qualcosa di strano e Shorty e Patty scopriranno presto di aver scelto il posto sbagliato.

Due storie che sembrano completamente separate ma che convergono verso un comune epilogo. La storia che riguarda in prima persona Jack Reacher parte lentamente e procede senza particolari colpi di scena, mentre la storia che riguarda i due ragazzi canadesi fin dalle prime pagine riesce subito ad essere misteriosa ed inquietante. I ragazzi che gestiscono il motel sono affamati di soldi e per arricchirsi hanno escogitato un sistema per soddisfare i desideri di ricchi depravati che non hanno alcun rispetto della vita umana. Il libro racconta la vita nell’America sperduta, lontana dai fasti delle città più famose e conosciute e lo fa con un protagonista come Jack Reacher che rappresenta un supereroe dei nostri giorni, una specie di Rambo in borghese, sempre pronto ad aiutare i più deboli, quando stanno per essere sopraffatti dal cattivo di turno. Lee Child come scrittore rientra nella categoria dei grandi affabulatori, i suoi libri sono storie che catturano i lettori a cui piacciono le gesta dei grandi giustizieri che vivono al limite della legge ma che rappresentano il sogno dell’uomo comune contro le sopraffazioni e le ingiustizie che è costretto a subire in una società sempre più violenta e ingiusta.

 

Io sono il castigo

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Titolo: Io sono il castigo

Autore: Giancarlo De Cataldo

Editore: Einaudi

A Roma, in un incidente stradale come tanti, rimane ucciso un famoso cantante degli anni Sessanta, soprannominato Ciuffo d’Oro, ora diventato un importante boss dell’industria discografica. L’inchiesta parte come incidente stradale ma presto si tramuta in indagine per omicidio. Alla vittima non mancano i nemici ma nessuno tra le persone coinvolte nell’inchiesta sembra capace di uccidere. Il magistrato che segue il caso è Manrico Spinori della Rocca, per gli amici Rick. Un uomo posato e gentile, di famiglia nobile ormai decaduta, con una madre vittima del vizio del gioco d’azzardo. Manrico è un appassionato di opera lirica, segue tutti i concerti che può, andando anche in giro per l’Europa per soddisfare la sua voglia di musica. Vive solo, ha un certo successo con le donne, soprattutto se appassionate di opera lirica. Il magistrato lavora con una nuova collega, una ispettrice dal fisico avvenente e statuario per il suo metro e ottanta, con qualche tatuaggio e dalla parlata molto romana, quasi da coatta. La squadra investigativa di Manrico Spinori della Rocca inizia l’indagine alla scoperta dei segreti di Ciuffo d’Oro, della sua famiglia e delle sue numerose amichette del cuore.

Questo “Io sono il castigo” è un giallo che vede come protagonista un magistrato affascinante e di buon livello sociale contrapposto ad una investigatrice di modeste origini che è tutta il contrario di lui, ma i due insieme costituiscono una coppia ben assortita dalle buone intuizioni. De Cataldo si è divertito ad adattare il linguaggio usato nel testo alle origini dei personaggi, creando situazioni simpatiche e divertenti, senza nessuno snobismo. L’avventura è ambientata a Roma che si presenta in tutto lo splendore dei variopinti personaggi che la abitano, che vanno dai nobili che vivono fuori dal tempo ai nuovi arricchiti, agli avventurieri di vario tipo fino alle persone semplici. Ben fatti i riferimenti alle opere liriche famose e meno famose che vanno ad arricchire la trama senza appesantirla con molti riferimenti alle similitudini delle trame del melodramma con le vicende quotidiane. Manrico tra le indagini, le preoccupazioni che gli procura la madre e la frequentazione dei teatri, ha la fortuna di incontrare una misteriosa ed appassionata melomane, con cui inizia una simpatica ed intrigante amicizia. Siamo molto lontani dalle storie violente e crudeli di Romanzo Criminale, questo è un libro giallo dai tratti gentili, scritto in modo lineare e con un filo di umorismo. Qui anche gli assassini hanno un cuore grande.

L’angelo

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Titolo: L’angelo

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: Mondadori

Il treno Milano Roma arriva alla stazione Termini. Le porte della carrozza di Top Class non si aprono. Il capotreno le apre dall’esterno e sale sul treno. Un collega lo sta aspettando per consumare qualcosa al bar nella imminente pausa dal servizio e non vedendolo arrivare si incammina verso la carrozza. Sale e si accorge subito che il suo amico è accasciato a terra, un fiotto di sangue pende dalla bocca.  Morto, senza ombra di dubbio. Il ferroviere dà immediatamente l’allarme e preoccupandosi solo del collega, non si rende conto che tutti i passeggeri della carrozza sono morti, riversi a terra nelle posizioni più impensabili, soffocati da qualcosa presente nell’aria. Colomba Caselli è la prima investigatrice ad entrare nella carrozza. Dopo pochi minuti arriva la  rivendicazione dall’Isis, ma i due presunti combattenti, nel leggere il comunicato, non riescono ad essere molto convincenti, c’è qualcosa che non quadra.  Colomba si rivolge a Dante, l’uomo capace di scoprire meglio di chiunque altro chi mente. Si riforma così, a pochi mesi dalla conclusione dell’indagine che ha eliminato il “padre”, colui che tenne prigioniero Dante per 11 anni, la coppia protagonista di “Uccidi il padre”. I due questa volta sono alle prese con una indagine su un crimine di portata internazionale che li porterà da Roma a Berlino e poi ancora a Venezia. I due scopriranno presto che l’attentato al treno è stato solo un depistaggio per coprire un delitto commesso da una killer russa chiamata Giltiné che ha in mente un piano criminale molto vasto per vendicarsi di coloro che le hanno rovinato la vita. Il romanzo è scritto con lo stile consueto di Dazieri, brevi capitoli, molta azione e continui cambi di ambientazione con frequenti colpi di scena. Questa volta la storia è arricchita da protagonisti che provengono da servizi segreti di vari paesi, diverse operazioni si intersecano in una trama complessa. In questo libro compare un presunto fratello di Dante, la cui presenza rende la storia ancora più misteriosa ed avvincente. Colomba e Dante sono sempre gli indiscussi protagonisti, con le loro debolezze e paure, sempre uniti e pronti a tutto per combattere il male, ma questa volta le loro storie personali hanno un peso minore della trama, per fare posto ad altri personaggi dell’intelligence internazionale e relativi complotti. Questo non riduce l’importanza di Colomba e Dante che rimangono due straordinari protagonisti di una storia avvincente ed intrigante.

Uccidi il padre

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Titolo: Uccidi il padre

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: Mondadori

Periferia di Roma. Due agenti trovano un uomo in stato confusionale. Racconta che sua moglie e suo figlio sono scomparsi. Era andato a fare un picnic con la famiglia a qualche chilometro da dove era stato trovato. Si era addormentato dopo aver mangiato e non si è reso conto di nulla. Al suo risveglio moglie e figlio erano spariti. La polizia inizia subito le ricerche. Dopo poco trovano la moglie, orrendamente decapitata. Colomba Caselli è una poliziotta in congedo, si sta riprendendo dopo essere rimasta coinvolta in un attentato esplosivo a Parigi, viene richiamata in servizio per indagare sul caso. La versione del marito della vittima non la convince e Colomba chiede la collaborazione di Dante Torre, un esperto di persone scomparse e di abusi su minori. Dante da piccolo è stato rapito e tenuto prigioniero per 11 anni, rinchiuso in un silos, costretto a subire le volontà del suo carceriere che si faceva chiamare “il padre”. Dante arriva sul luogo dove è stata uccisa la donna e riconosce subito nell’omicidio la firma “del padre”.

Colomba Caselli e Dante Torre sono due persone dalla psicologia molto fragile, Colomba si fa forza da sola, Dante resiste prendendo una quantità inaudita di medicinali, per farsi forza, per non crollare.  I due singolarmente sono deboli e fragili, ma lavorando insieme superano i propri limiti e diventano una formidabile coppia di investigatori, fuori da ogni standard disciplinare e regolamentare, ma in grado di sconfiggere chiunque. Il thriller è un susseguirsi di eventi imprevedibili ed incalzanti. Colomba e Dante, due fuori di testa, eccentrici e imprevedibili, due personaggi costruiti e descritti in modo originale ed impeccabile, protagonisti di un romanzo pieno di fatti criminosi che diventa anche un trattato sulle debolezze e le virtù dell’animo umano, esplorato nei suoi aspetti più bui e profondi da Dazieri, con abilità e crudezza. La vicenda di Uccidi il padre rivela i collegamenti tra alcuni fatti criminosi, apparentemente opera di menti criminali impazzite, con i mandanti da ricercare molto lontano, addirittura tra le istituzioni del nostro e di altri paesi occidentali. Uscito per la prima volta nel 2014, ambientato per la maggior parte a Roma, città che in questo libro perde il suo fascino antico per divenire la location ideale di un thriller. Uccidi il padre è un libro pieno di fascino e di potenza narrativa. Da non perdere per gli amanti del genere.

Cambiare l’acqua ai fiori

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Titolo: Cambiare l’acqua ai fiori

Autore: Valérie Perrin

Editore: e/o

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Il libro narra le vicende sentimentali e di vita di Violette, di suo marito e di altri personaggi che vengono in contatto con lei. Violette è una persona dall’aspetto dimesso e da lei poco valorizzato, ma ha una personalità spiccata, riesce a creare subito la giusta empatia con chiunque la incontri. Le vicende della vita la hanno portata a diventare custode di un cimitero di un piccolo centro della Borgogna. La sua vita è stata dura e difficile, ma lei è riuscita a superare tutte le prove riuscendo a mantenere sempre viva la sua naturale gentilezza. Un giorno al cimitero si presenta un poliziotto, viene da Marsiglia, deve soddisfare una richiesta di sua madre morta da pochi giorni, ossia di essere sepolta nel cimitero di Violette. Dall’incontro con il poliziotto la vita di Violette cambia improvvisamente.

L’inizio del libro mi è piaciuto, la storia di un amore tormentato tra due giovani, le difficoltà, la contrarietà dei genitori di lui, i due innamorati che non potevano vivere uno senza l’altro. La storia segue diversi livelli temporali, passato e presente si intrecciano, un gran numero di personaggi vedono le loro vicende di vita incontrarsi in modo inaspettato. La storia è articolata e complessa, la voce narrante cambia in certi capitoli per aumentare la chiarezza del racconto, momenti drammatici si alternano a tratti leggeri e ironici, tutto ben fatto e ben distribuito. Molti i riferimenti ad altre opere letterarie ed a canzoni di successo, che danno un senso di completezza sensoriale alla lettura impegnando anche l’udito. Il libro parla di sentimenti, dolori, emozioni, delusioni e rimpianti trovando sempre le parole giuste per esprimere il tutto e colpire la sensibilità del lettore. Ma ad un certo punto del romanzo è come se la trama si sia avvitata su sé stessa e la spinta della storia sia andata perdendo di forza. Forse sarebbe bastato osare di più nella trama per rendere il libro perfetto. Ho comprato questo romanzo perché ne avevo sentito parlare bene nella libreria in cui faccio la maggior parte dei miei acquisti. Nella quarta di copertina ho letto che il libro aveva vinto un premio ad un concorso francese presieduto da Michel Bussi, uno dei miei autori preferiti di questi tempi.  Ho scoperto tardi questo libro, ho letto recensioni contrastanti, tanti giudizi positivi, alcuni entusiasti ma anche diversi giudizi poco lusinghieri. Le aspettative erano molto alte e sono state soddisfatte solo in parte. Per me è un buon libro, non lo reputo un capolavoro assoluto, riconosco che non il mio genere preferito e quindi il mio giudizio ne risente.

I ragazzi della Nickel

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Titolo: I ragazzi della Nickel

Autore: Colson Whitehead

Editore: Mondadori

Traduzione: Silvia Pareschi

Questo libro ha vinto il premio Pulitzer nel 2020. Colson Whitehead aveva già vinto lo stesso premio nel 2017 con il romanzo “La ferrovia sotterranea”.

I ragazzi della Nickel è un libro che parla di razzismo e di diritti negati. Siamo negli anni sessanta. Elwood vive in un paesino a sud di Atlanta, è stato abbandonato dai genitori e vive con la nonna. E’ un bravo ragazzo, gli piace studiare, lavora nel tempo libero per mettere i soldi da parte, vuole andare al college, studia gli insegnamenti di Martin Luther King. Ma il destino gli tende un agguato, senza colpe, solo per sfortuna, si ritrova in un riformatorio. In un lampo tutti i suoi progetti svaniscono, i suoi sogni si interrompono. Anche i sacrifici della nonna per pagare un avvocato per ridargli la libertà saranno inutili. Rimane chiuso nella Nickel, la scuola riformatorio, un luogo senza legge e senza giustizia. Elwood subisce soprusi e violenze di ogni tipo. Impara sulla sua pelle che l’unica possibilità è di non farsi troppo notare, di stare quieto, di aspettare il momento giusto per fuggire. Deve resistere, per ottenere giustizia, per vedere riconosciuti i suoi diritti. Nella Nickel troverà un amico, Turner, insieme sognano la libertà, faranno di tutto per ritrovarla.

“I ragazzi della Nickel” è un libro forte, che picchia duro, che fa male. I sogni di un bravo ragazzo che si infrangono contro il muro del razzismo. Una storia che mostra il lato peggiore dell’America che non è ancora stato cancellato, come dimostrano i fatti delle ultime settimane, in cui razzismo e violenza sono tornati alla ribalta. Alcuni progressi sono stati fatti ma la strada da percorrere è ancora lunga. La storia è una opera di finzione ispirata da fatti realmente accaduti, che rappresentano una delle tante, forse troppe, pagine buie della storia americana. Il libro testimonia violenze ed ingiustizie ma trasmette anche qualcosa di positivo come l’insegnamento di Elwood, ossia che anche nelle condizioni più degradate e terribili, non bisogna mai smettere di sperare e di lottare per una vita migliore.

Tempo assassino

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Titolo: Tempo assassino

Autore: Michel Bussi

Editore: e/o

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Michel Bussi ha ambientato questo libro “Tempo assassino” in Corsica. La vicenda ha inizio nel 1989. Una ragazza di 15 anni, Clotilde, è in macchina con la sua famiglia, sono in vacanza in campeggio, come tutti gli anni. All’improvviso l’auto sbanda e precipita in un dirupo. L’auto si incendia e muoiono padre, madre e il fratello, Clotilde è l’unica che si salva.  Dopo 27 anni, Clotilde è sposata con Franck ed è madre di una figlia adolescente di nome Valentine. Decide tornare nel luogo dell’incidente e di ripetere le stesse vacanze che faceva con i genitori, nello stesso campeggio, tutto uguale a quello che fece l’anno dell’incidente. Voleva che la sua famiglia rivivesse con lei i momenti tragici dell’incidente, ma la partecipazione del marito e della figlia alle sue vicende è molto scarsa e questo le provoca una grande delusione. Il momento non è dei migliori per Clotilde quando accade un fatto che la sconvolge. Riceve una lettera scritta a mano, la calligrafia è senza dubbio quella di sua madre e il testo fa riferimento a cose di cui solo lei era a conoscenza. Clotilde non ha dubbi, sua madre è viva e la sta contattando.

La trama si sviluppa su due piani temporali, la storia del 1989 con Clotilde quindicenne che tiene un diario e la storia di ventisette anni dopo, con il passato che ritorna e che sconvolge la mente di Clotilde e che sta per rovinare per sempre il rapporto con marito e figlia. I due periodi storici diversi descrivono l’adolescenza e la maturità di Clotilde, prima ragazzina introversa alle prese con la scoperta del mondo e di sé stessa, poi donna matura alla ricerca della verità su un passato che tanto ha pesato sulla sua vita. L’analisi sulle vite dei protagonisti, sulle vicende familiari, sulle speranze giovanili ed i rimpianti dell’età matura, tutto è descritto con grande sensibilità e realismo, con lo scrittore che riesce a calarsi completamente nella mente dei protagonisti. A rendere ancora più intricata la trama è la voce di un protagonista che legge passi del diario di Clotilde ragazzina. Un ulteriore elemento di mistero e di tensione in una trama che come sempre nei libri di Bussi è complessa e costruita alla perfezione, con personaggi del passato e del presente che si mescolano e partecipano ai racconti di entrambe le ere, per rendere l’intrigo ancora più interessante per il lettore. Una vacanza per scacciare un antico dolore che diventa un incubo che sembra costruito apposta per far rivivere di nuovo lo stesso dolore del passato. Presente e passato si alternano e si intersecano secondo modi sempre nuovi e imprevedibili. Bussi ha scritto con questo libro un piccolo trattato sulle famiglie patriarcali di zone rurali, illustrando alla perfezione i caratteri dei personaggi, evidenziando pregi e difetti degli abitanti della Corsica, che da bravi isolani, sono attaccati alle tradizioni e non vedono di buon occhio intromissioni da parte dei continentali, visti sempre con sospetto e sufficienza. Tutto sapientemente mescolato in una atmosfera piena di tensione e di inganni a cui il lettore non può sottrarsi e non può fare altro che lasciarsi catturare facendosi trasportare dalla turbolenta corrente della trama.

L’ultima storia

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Titolo: L’ultima storia

Autore: John Grisham

Editore: Mondadori

Traduzione: Luca Fusari e Sara Prencipe

Camino Island è una località di villeggiatura della Florida. Bruce Cable è un noto libraio della zona, molto attivo nella scoperta di nuove leve di scrittori e ottimo organizzatore di incontri con i lettori per promuovere le vendite. E’ anche un collezionista di libri antichi e conduce una vita brillante ed agiata nella piccola isola. Un suo amico e vicino di casa è Nelson Kerr, un ex avvocato che ha lasciato l’attività professionale per dedicarsi alla scrittura, con ottimi risultati commerciali. La vita serena e tranquilla dell’isola sta per essere devastata in tutti i sensi da un uragano potentissimo che si abbatterà sull’isola provocando morte e distruzione. Tra le vittime c’è proprio Nelson Kerr, trovato morto fuori di casa nel suo giardino. La morte è dovuta ad una serie di colpi ricevuti alla testa. Dopo qualche iniziale esitazione la polizia non ha dubbi, Nelson è stato assassinato. Una killer professionista si era avvicinata agli amici di Nelson ed era stata con lui poco prima che arrivasse l’uragano. Cosa aveva fatto Nelson per meritare di essere ucciso da un killer? Le indagini sull’omicidio si concentrano sulla vita, sulla attività di scrittore e sulle conoscenze di Nelson. Grazie ad una serie di segnali che lo stesso Nelson aveva lasciato a Bruce Cable, si indagherà sull’ultimo libro scritto da Nelson, quello che nessuno aveva mai letto e che stava ben protetto nel suo computer.

In questo libro Grisham abbandona di nuovo le aule dei tribunali per scrivere un thriller tipo “Il caso Fritzgerard”. Il romanzo è scritto con la consueta maestria. Ottime le descrizioni di Camino Island, del mondo degli scrittori e degli editori. La prima parte del romanzo serve per rendere familiare la storia ed i personaggi al lettore, poi la tensione comincia a salire via via che le indagini vanno avanti, con un susseguirsi di colpi di scena fino al culmine finale. Il libro racconta una storia che parte in una tranquilla località di vacanze ed arriva ad accendere i riflettori sul sistema sanitario americano, sulle pratiche illegali che danneggiano le casse pubbliche a discapito dei malati che a loro insaputa sono vittime di cure proibite che hanno lo scopo di allungare la vita dei pazienti in stato vegetativo per lucrare sui rimborsi. Ci sono tanti soldi in ballo, sufficienti ad innescare una serie di omicidi per coprire la truffa ed i colpevoli. “L’ultima storia” è un libro con ambientazioni accattivanti, una trama di sicura presa e personaggi brillanti che catturano il lettore e lo attirano pagina dopo pagina. Grisham riesce a mostrare i difetti della società americana, evidenziandoli e descrivendoli in dettaglio, ma anche mostrando che il sistema ha gli anticorpi capaci di curarlo quando serve. Lui nei suoi libri ci riesce. L’America nella realtà non ottiene gli stessi risultati di Grisham.