I segreti del professore – Cristina Rava

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Titolo: I segreti del professore

Autore: Cristina Rava

Editore: Rizzoli

Un noir interregionale, tra Piemonte e Liguria, una ambientazione ben riuscita con descrizioni dei luoghi molto efficaci. Protagonista l’ex commissario di polizia Bartolomeo Rabaudengo, pensionato libero da impegni familiari, con il medico legale Ardelia Spinola, entrambi coinvolti in una indagine su alcuni omicidi commessi da un serial killer. Altri protagonisti del romanzo nascondono delle verità che non possono essere svelate. Il professore Federico Giraudo è uno scrittore affermato che vive in disparte, non ha grandi contatti con il mondo esterno, vive con un dolore che non può manifestare, ha affidato la sua vendetta a tre fogli in cui descrive i fatti che tanto dolore gli hanno provocato. Una parrucchiera aspirante scrittrice riesce a scrivere una storia misteriosa e agghiacciante, che trova anche un editore. La fonte di ispirazione del racconto rimane un mistero. Una ecologista ed uno psicoterapeuta vengono uccisi e ci sono molte analogie tra i due assassinii con il contenuto del romanzo della parrucchiera. Le vittime sembrano essere uccise secondo un rituale ben studiato, con tre colpi sparati al petto, a formare un macabro triangolo sul corpo dei poveri cadaveri. Nessun indizio, nessun punto di partenza per una indagine complicata e che con il passare del tempo rischia di vedere aumentare il numero delle vittime.

La storia racconta le vicende di molti personaggi, tante storie d’amore, alcune possibili altre impossibili, alcuni tradimenti. Tante storie parallele che all’inizio il lettore segue con qualche difficoltà, ma piano piano la trama di dispiega e tutto trova la sua giusta collocazione. Un romanzo dal ritmo incalzante e ben scadenzato, una storia complessa e costruita con inventiva, raccontata con dovizia di riferimenti alle abitudini dei luoghi in cui si svolgono i fatti. Il commissario Rabaudengo si dimostra simpatico e molto attivo e intraprendente per essere un pensionato. Un noir ben assortito per qualche ora di evasione in questo periodo di quarantena forzata.

Nero come la morte – Tullio Avoledo

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Titolo: Nero come la notte

Autore: Tullio Avoledo

Editore: Marsilio

“Le Zattere” è un edificio residenziale per gente facoltosa che è stato abbandonato prima che fosse finito che si trova in una città del nord est non meglio definita. Ora è occupato da una comunità di emarginati provenienti da ogni zona da cui ci sia una ragione per scappare. Sergio Stoker in passato era un bravo poliziotto, ma aveva avuto qualche problema con la droga e con la violenza con cui firmava le sue indagini. Un giorno si risveglia nell’ospedale precario delle Zattere. Non ricorda molto della sua vita precedente, non sa perché si trova lì. Rimane tra la vita e la morte per un tempo indefinito. Quando è guarito, il Consiglio della Comunità Le Zattere gli affida il compito di indagare sulla morte di tre ragazze della comunità. Sergio Stokar inizia una indagine che si rivelerà molto pericolosa anche per uno come lui abituato da sempre a vivere pericolosamente. Stokar indaga e ricostruisce sé stesso, il suo passato e la memoria di quello che è stato ed ora non è più. Il suo corpo è malmesso, ci sono evidenti cicatrici che sono il lascito del suo passato. La sua mente è condizionata dai suoi ricordi, che sono quelli di un razzista e feroce poliziotto che applica la legge con metodi tutti suoi, di un ex marito che è stato abbandonato dalla moglie a causa dei suoi problemi.

In questo romanzo le ambientazioni sono quelle di un degrado totale, sociale e urbano, dove il male è ovunque anche se a volte rivestito da una facciata esteriore di appartenenza alla società normale. La scoperta della verità sulle morti delle ragazze costringerà Stokar ad un percorso tra i vari inferni delle nostre città, tra i capi della malavita organizzata e alcuni esponenti della finanza, sette segrete ed ogni forma di depravazione sociale. Le Zattere sono viste dalla gente comune come la prova del degrado della nostra società che invece è ovunque, senza possibilità di poter sperare in un miglioramento. Una storia molto “noir”, raccontata in modo efficace, intrecciando le vicende del romanzo con riferimenti alla economia e la politica dei giorni nostri. Per tutto il libro si ha l’impressione che nulla possa cambiare un mondo così degradato che non ha alcuna possibilità di cambiamento tranne che nel finale quando di intravede una speranza.

La danza del Gorilla – Sandrone Dazieri

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Titolo: La danza del gorilla

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: Rizzoli

Gorilla soffre di disturbo dissociativo dell’identità. In lui convivono due persone, il Gorilla e il Socio, il suo alter ego, sempre pronto ad intervenire ed in genere a mettere nei guai il Gorilla. Vive ad Amsterdam, su una barca, apparentemente lontano dai guai in cui aveva vissuto negli anni precedenti. Ora deve tornare a Milano, un suo amico è morto e non può mancare al suo funerale. Ha inizio così “La danza del gorilla”, l’ultimo in ordine di tempo, dei romanzi di Sandrone Dazieri. Un romanzo noir ambientato nella Milano contemporanea, una città che muta in continuazione, dove i soldi comandano su tutto.

Sandrone Dazieri scrive in modo lineare e scorrevole, racconta storie forti in modo diretto e veritiero. Così come il Gorilla ha una doppia personalità, la citta di Milano viene descritta come una città moderna ed affascinante con i suoi nuovi quartieri e grattacieli ma che dietro il velo della modernità, nasconde la città dei disperati, dei drogati, degli immigrati clandestini, di coloro che non hanno mai abbandonato la lotta politica clandestina. E’ qui che si scatena la scrittura di Dazieri, quando c’è da descrivere le verità scomode, gli ambienti criminali delle città moderne. Un romanzo che racconta un mondo in cui il denaro comanda anche la giustizia e decide chi deve pagare e quanto. Il denaro non riesce a comandare solo il Gorilla, un uomo che ha deciso di vivere fuori dal coro. Un libro che tritura la realtà moderna e la critica. Un libro che piacerà a chi vuole leggere una storia dissacrante, piena di azione e ben costruita.

La ragazza del Kyushu – Matsumoto Seicho

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Titolo: La ragazza del Kyushu

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Traduzione: Gaia Maria Follaco

“La ragazza del Kyushu” è Kirilo, una giovane impiegata cha abita a Kitakyushu (la città dove è nato l’autore Matsumoto Seicho). Kirilo arriva a Tokio dopo un lungo viaggio in treno per incontrare il famoso avvocato Kinzo Otsuka, un principe del foro, un penalista tra i più famosi del Giappone. Kirilo vuole chiedere a Otsuka di difendere il fratello che è stato accusato di aver ucciso una donna che gli aveva prestato ad usura dei soldi. Kirilo è una donna mite e gentile, durante l’incontro con l’avvocato spiega le ragioni della sua visita. Otsuka risponde negativamente alla richiesta della ragazza, sia perché è molto impegnato ma anche e soprattutto perché la donna ammette candidamente di non avere i soldi per pagarlo. Chiede una cospicua riduzione della parcella ed una dilazione del pagamento. Ma Otsuka non vuole saperne, deve raggiungere l’amante in un esclusivo club di golf e non vuole perdere tempo in chiacchiere inutili. Kirilo insiste, prova anche a tornare il giorno successivo per un nuovo incontro con l’avvocato, ma riceve un secondo e definitivo rifiuto da parte della sua segretaria. Kirilo lascia Tokio, offesa ed umiliata, senza aver raggiunto il risultato che sparava, ma la sua vita cambierà in modo inaspettato e la cosa avrà conseguenze inimmaginabili per altri protagonisti del libro.

Questo libro è un giallo con una trama costruita con abilità e precisione dove ogni parte del racconto è funzionale allo sviluppo degli eventi futuri e nulla è lasciato al caso, è il caso di dirlo, con nipponica precisione. Un racconto con una serie di eventi che creano una tensione sempre crescente, con uno stile narrativo essenziale, senza lungaggini o digressioni. I dialoghi e le ambientazioni sono tipiche giapponesi ed abbastanza diverse da quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente noi occidentali. I modi ed i comportamenti dei giapponesi sono molto diversi rispetto alle nostre abitudini, la cortesia e l’apparenza sono molto più importanti che da noi e tutto deve avvenire con sequenze e modalità ben precise, per non apparire scortesi o troppo sfrontati.

Il romanzo racconta come le ferite della vita possono cambiare le persone, di come il dolore possa portare a produrre azioni vendicative incredibili, di come la superficialità e l’egoismo possano portare persone importanti a commettere errori fatali. Il libro ci racconta qualcosa sul sistema giudiziario giapponese, lo mostra come una macchina non proprio efficiente, dove si prendono per buone soluzioni di comodo tanto per arrivare ad una conclusione, senza nessuna pietà o considerazione per un innocente condannato addirittura alla pena di morte. Ma certe ferite trovano conforto solo con la vendetta, se la giustizia non fa il suo dovere.

 

La ragazza che doveva morire – David Lagercrantz

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Titolo: La ragazza che doveva morire

Autore: David Lagercrantz

Editore: Marsilio

Traduzione: Laura Cangemi

La saga di Millennium è arrivata al sesto capitolo. Il romanzo si chiama “La ragazza che doveva morire”. La formidabile serie di romanzi iniziata da Stieg Larsson, morto prematuramente, proseguita da David Lagercrantz, arriva all’epilogo.

Lisbeth Salander è sparita, ha venduto l’appartamento di Stoccolma ed è partita per un luogo sconosciuto. Neanche Mikael Blomkvist sa dove si trova la sua amica hacker. Lisbeth vuole chiudere definitivamente i conti con la odiata sorella che si è sistemata in Russia dove gestisce le sue numerose attività illecite. Un senza tetto viene trovato senza vita in un parco pubblico di Stoccolma, con in tasca il numero di telefono proprio di Mikael Blomkvist, che viene subito coinvolto nelle indagini. Inizia una trama che intreccia storie diverse, con un ritmo serrato, un continuo incalzare di eventi, tra inchieste di Mikael, azioni di Lisbeth che cerca vendetta per sé e per chiunque lei ritenga di meritare la sua protezione, avventure di vario tipo di altri protagonisti, l’indagine su una sfortunata spedizione sull’Everest che coinvolge il povero barbone ritrovato cadavere nel parco. Un libro che mette insieme criminali russi, aziende produttrici di “fake news”, il passato di Lisbeth che torna sempre a mettere in pericolo lei e Mikael, una storia che riguarda molto da vicino il ministro della difesa svedese e che sarà oggetto di un fortunato numero della rivista “Millennium” che si confermerà come la migliore rivista di giornalismo di inchiesta della Svezia.

Ci sono tutti gli ingredienti che hanno determinato il successo della serie. Avventura, tecnologia, giornalismo, vite private dei protagonisti, relazioni sentimentali, personaggi unici dalla personalità quanto meno originale, che hanno reso la saga “Millennium” una delle più fortunate produzioni letterarie degli ultimi anni. Ho letto il libro tutto di un fiato, così come è stato per gli altri cinque. Sarà anche una operazione commerciale per sfruttare il successo dovuto alla vena creativa di Stieg Larsson, ma David Lagercrantz è stato bravo a proseguire la serie, senza snaturare il carattere dei protagonisti, apportando qualche piccolo aggiornamento dato che il tempo passa per tutti.  In questo sesto romanzo Lisbeth porta i capelli corti, veste in modo sobrio ed ha rinunciato ai piercing per meglio confondersi tra la gente per portare a compimento i suoi piani. Mikael è rimasto il solito idealista eternamente attratto dalle donne ma come giornalista si trova in difficoltà a raccontare il mondo contemporaneo dove è difficile catturare i lettori raccontando la verità frutto di grandi inchieste e combattere la montagna di fake news che inonda il mondo dell’informazione. David Lagercrantz ha saputo adattare il suo stile a quello del suo predecessore, riuscendo comunque a dare la sua impronta caratteristica, fatta di analisi dettagliate ed attenzione per i dettagli, riuscendo ad arricchire la saga con ulteriori tre romanzi senza creare discontinuità rispetto ai precedenti. Ma tutto ha una fine e da “fan” della serie credo che sia un bene che la saga “Millennium” termini qui. I personaggi non hanno nessun segreto, ne hanno viste e combinate di tutti i colori e il rischio di ripetersi o di essere prevedibili e di perdere mordente è molto forte, anche se fin qui l’autore non ha mostrato alcun segnale di stanchezza. Una chiusura in bellezza, il velo di tristezza per aver finito di leggere l’ultimo libro della serie è subito rimosso dal ricordo del divertimento che Lisbeth e Mikael ci hanno regalato.

Il delitto ha le gambe corte – Christian Frascella

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Titolo: Il delitto ha le gambe corte

Autore: Christian Frascella

Editore: Einaudi

E’ la sera della festa di Barriera di Milano, un tempo quartiere proletario ed industriale della Torino del dopoguerra, ora area in crisi in attesa di piani di recupero e di riqualificazione che ha perso la sua connotazione originale per diventare un quartiere multietnico con gli inevitabili problemi legati al declino industriale ed il conseguente degrado sociale. E’ una sera di festa, le diverse comunità del quartiere si abbandonano a canti e danze, è l’occasione per conoscersi e per mostrare agli altri le tradizioni delle proprie origini. Una ragazza americana, Catherine Rovelli, giovane e bellissima, incrocia lo sguardo con Contrera e dà inizio al romanzo.

Contrera è nativo di Barriera, non vorrebbe essere nato in nessun altro posto, detective non proprio di successo con ufficio in una lavanderia a gettoni gestita da un extracomunitario. Era un poliziotto ma è stato allontanato dal corpo perché ha cercato di spacciare la droga sequestrata alla malavita. Ha divorziato dalla moglie ed ha una figlia adolescente che vede pochissimo a cui non è in grado di versare alcun tipo di aiuto economico. Vive a casa della sorella Paola, mal sopportato dal cognato ma adorato dai nipotini. Un vero disastro la vita di Contrera che continua a fare il detective anche se da questa attività non riesce a guadagnare abbastanza per condurre una vita autonoma. Ma lui è uno spirito libero e non cede, vuole continuare la sua vita di stenti ma condotta in libertà, anche se questo vuol dire sfruttare la sorella che gli presta l’automobile e ogni tanto anche qualche soldo. Questo “Il delitto ha le gambe corte” è il secondo libro che vede Contrera come protagonista, questa volta impegnato in tre diverse indagini. La prima è relativa al ritrovamento di Catherine, scomparsa dopo aver ucciso uno spacciatore investendolo con l’automobile. La ex moglie di Contrera è perseguitata da uno stalker che la molesta e che minaccia anche sua figlia Valentina. Contrera sarà costretto ad una nuova convivenza con la ex moglie ed anche con sua figlia Valentina per proteggerle e cercare di annientare lo stalker. Oltre a questo, Contrera deve anche ritrovare un cuoco cinese scomparso, che è un ottimo conoscente di arti marziali e che si rivela essere un tipo molto pericoloso e inavvicinabile ed a farne le spese sarà proprio il povero Contrera.

La storia mette insieme le avventure collegate alle tre indagini e Contrera si ritroverà ad affrontare ‘ndrangheta, mafia nigeriana, spacciatori, ex colleghi, ex moglie, figlia, cognato, vecchie amicizie, senza avere l’aiuto e la comprensione di nessuno, a parte la sorella. Le varie scene sono raccontate con umorismo e sarcasmo, con continui cambi di ambiente, imprevisti e colpi di scena che rendono la lettura piacevole e varia. Contrera combatte la sua squallida situazione con l’unica arma che riesce a maneggiare, ossia l’ironia, con cui prova a risolvere le situazioni incresciose in cui si trova, sempre in fuga dalle sue responsabilità, ma mai completamente sconfitto. Teoricamente il libro dovrebbe essere inserito nella categoria Noir ma è anche un romanzo sulla società attuale, ne descrive le contraddizioni, l’immoralità e l’ipocrisia. Contrera più che un detective sembra un personaggio della commedia all’italiana, sbruffone, cialtrone, ma in fondo, nonostante tutto, con un suo senso morale che lo porta a scoprire la verità, anche a discapito della sua incolumità.

I Cospiratori – Un Su Kim

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Titolo: I cospiratori

Autore: Un Su Kim

Editore: HarperCollins

Traduzione: Alberto Pezzotta

Ho comprato questo libro “I cospiratori” di Un Su Kim per la curiosità di leggere un libro del genere “noir” scritto da un autore sudcoreano, cosa abbastanza singolare nel nostro panorama editoriale.

Il protagonista si chiama Raeseng ed è un killer professionista, che lavora agli ordini dei Cospiratori ed esegue i piani organizzati dai Pianificatori. Raeseng non chiede nulla sulla vittima, esegue il suo compito senza esitazioni, rispetta le regole, precise, inderogabili. La vittima viene uccisa, il cadavere viene fatto cremare in un forno per animali, le ceneri disperse per evitare che in nessun modo possa essere ritrovata alcuna traccia che potesse far risalire all’identità della vittima. Un bel giorno Raeseng scopre di essere lui una delle vittime da eliminare e allora per lui tutto cambia.

Un romanzo originale, con i personaggi che indagano sulla propria vita ed un confronto da un mondo antico in via di sparizione ed il nuovo mondo che sta per arrivare ma che in fondo ha gli stessi difetti del vecchio. Tanti richiami alla cultura “pop”, tanti riferimenti ai moderni fenomeni giapponesi ed alla filmografia orientale. Una atmosfera dominata dalla malinconia con molti sconfinamenti nel surreale ed a tratti nell’inverosimile. Molte scene violente raccontate spesso con umorismo. I personaggi sono tutti fuori di testa, le vicende che li riguardano sono grottesche. I dialoghi sono efficaci, le scene raccontate con molto verismo e precisione. Tanti riferimenti ad opere letterarie italiane che probabilmente hanno grande importanza nella cultura coreana. Un libro singolare che non mi ha convinto pienamente ma che merita una segnalazione.