La danza del Gorilla

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Titolo: La danza del gorilla

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: Rizzoli

Gorilla soffre di disturbo dissociativo dell’identità. In lui convivono due persone, il Gorilla e il Socio, il suo alter ego, sempre pronto ad intervenire ed in genere a mettere nei guai il Gorilla. Vive ad Amsterdam, su una barca, apparentemente lontano dai guai in cui aveva vissuto negli anni precedenti. Ora deve tornare a Milano, un suo amico è morto e non può mancare al suo funerale. Ha inizio così “La danza del gorilla”, l’ultimo in ordine di tempo, dei romanzi di Sandrone Dazieri. Un romanzo noir ambientato nella Milano contemporanea, una città che muta in continuazione, dove i soldi comandano su tutto.

Sandrone Dazieri scrive in modo lineare e scorrevole, racconta storie forti in modo diretto e veritiero. Così come il Gorilla ha una doppia personalità, la citta di Milano viene descritta come una città moderna ed affascinante con i suoi nuovi quartieri e grattacieli ma che dietro il velo della modernità, nasconde la città dei disperati, dei drogati, degli immigrati clandestini, di coloro che non hanno mai abbandonato la lotta politica clandestina. E’ qui che si scatena la scrittura di Dazieri, quando c’è da descrivere le verità scomode, gli ambienti criminali delle città moderne. Un romanzo che racconta un mondo in cui il denaro comanda anche la giustizia e decide chi deve pagare e quanto. Il denaro non riesce a comandare solo il Gorilla, un uomo che ha deciso di vivere fuori dal coro. Un libro che tritura la realtà moderna e la critica. Un libro che piacerà a chi vuole leggere una storia dissacrante, piena di azione e ben costruita.

La ragazza del Kyushu

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Titolo: La ragazza del Kyushu

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Traduzione: Gaia Maria Follaco

“La ragazza del Kyushu” è Kirilo, una giovane impiegata cha abita a Kitakyushu (la città dove è nato l’autore Matsumoto Seicho). Kirilo arriva a Tokio dopo un lungo viaggio in treno per incontrare il famoso avvocato Kinzo Otsuka, un principe del foro, un penalista tra i più famosi del Giappone. Kirilo vuole chiedere a Otsuka di difendere il fratello che è stato accusato di aver ucciso una donna che gli aveva prestato ad usura dei soldi. Kirilo è una donna mite e gentile, durante l’incontro con l’avvocato spiega le ragioni della sua visita. Otsuka risponde negativamente alla richiesta della ragazza, sia perché è molto impegnato ma anche e soprattutto perché la donna ammette candidamente di non avere i soldi per pagarlo. Chiede una cospicua riduzione della parcella ed una dilazione del pagamento. Ma Otsuka non vuole saperne, deve raggiungere l’amante in un esclusivo club di golf e non vuole perdere tempo in chiacchiere inutili. Kirilo insiste, prova anche a tornare il giorno successivo per un nuovo incontro con l’avvocato, ma riceve un secondo e definitivo rifiuto da parte della sua segretaria. Kirilo lascia Tokio, offesa ed umiliata, senza aver raggiunto il risultato che sparava, ma la sua vita cambierà in modo inaspettato e la cosa avrà conseguenze inimmaginabili per altri protagonisti del libro.

Questo libro è un giallo con una trama costruita con abilità e precisione dove ogni parte del racconto è funzionale allo sviluppo degli eventi futuri e nulla è lasciato al caso, è il caso di dirlo, con nipponica precisione. Un racconto con una serie di eventi che creano una tensione sempre crescente, con uno stile narrativo essenziale, senza lungaggini o digressioni. I dialoghi e le ambientazioni sono tipiche giapponesi ed abbastanza diverse da quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente noi occidentali. I modi ed i comportamenti dei giapponesi sono molto diversi rispetto alle nostre abitudini, la cortesia e l’apparenza sono molto più importanti che da noi e tutto deve avvenire con sequenze e modalità ben precise, per non apparire scortesi o troppo sfrontati.

Il romanzo racconta come le ferite della vita possono cambiare le persone, di come il dolore possa portare a produrre azioni vendicative incredibili, di come la superficialità e l’egoismo possano portare persone importanti a commettere errori fatali. Il libro ci racconta qualcosa sul sistema giudiziario giapponese, lo mostra come una macchina non proprio efficiente, dove si prendono per buone soluzioni di comodo tanto per arrivare ad una conclusione, senza nessuna pietà o considerazione per un innocente condannato addirittura alla pena di morte. Ma certe ferite trovano conforto solo con la vendetta, se la giustizia non fa il suo dovere.

 

La ragazza che doveva morire

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Titolo: La ragazza che doveva morire

Autore: David Lagercrantz

Editore: Marsilio

Traduzione: Laura Cangemi

La saga di Millennium è arrivata al sesto capitolo. Il romanzo si chiama “La ragazza che doveva morire”. La formidabile serie di romanzi iniziata da Stieg Larsson, morto prematuramente, proseguita da David Lagercrantz, arriva all’epilogo.

Lisbeth Salander è sparita, ha venduto l’appartamento di Stoccolma ed è partita per un luogo sconosciuto. Neanche Mikael Blomkvist sa dove si trova la sua amica hacker. Lisbeth vuole chiudere definitivamente i conti con la odiata sorella che si è sistemata in Russia dove gestisce le sue numerose attività illecite. Un senza tetto viene trovato senza vita in un parco pubblico di Stoccolma, con in tasca il numero di telefono proprio di Mikael Blomkvist, che viene subito coinvolto nelle indagini. Inizia una trama che intreccia storie diverse, con un ritmo serrato, un continuo incalzare di eventi, tra inchieste di Mikael, azioni di Lisbeth che cerca vendetta per sé e per chiunque lei ritenga di meritare la sua protezione, avventure di vario tipo di altri protagonisti, l’indagine su una sfortunata spedizione sull’Everest che coinvolge il povero barbone ritrovato cadavere nel parco. Un libro che mette insieme criminali russi, aziende produttrici di “fake news”, il passato di Lisbeth che torna sempre a mettere in pericolo lei e Mikael, una storia che riguarda molto da vicino il ministro della difesa svedese e che sarà oggetto di un fortunato numero della rivista “Millennium” che si confermerà come la migliore rivista di giornalismo di inchiesta della Svezia.

Ci sono tutti gli ingredienti che hanno determinato il successo della serie. Avventura, tecnologia, giornalismo, vite private dei protagonisti, relazioni sentimentali, personaggi unici dalla personalità quanto meno originale, che hanno reso la saga “Millennium” una delle più fortunate produzioni letterarie degli ultimi anni. Ho letto il libro tutto di un fiato, così come è stato per gli altri cinque. Sarà anche una operazione commerciale per sfruttare il successo dovuto alla vena creativa di Stieg Larsson, ma David Lagercrantz è stato bravo a proseguire la serie, senza snaturare il carattere dei protagonisti, apportando qualche piccolo aggiornamento dato che il tempo passa per tutti.  In questo sesto romanzo Lisbeth porta i capelli corti, veste in modo sobrio ed ha rinunciato ai piercing per meglio confondersi tra la gente per portare a compimento i suoi piani. Mikael è rimasto il solito idealista eternamente attratto dalle donne ma come giornalista si trova in difficoltà a raccontare il mondo contemporaneo dove è difficile catturare i lettori raccontando la verità frutto di grandi inchieste e combattere la montagna di fake news che inonda il mondo dell’informazione. David Lagercrantz ha saputo adattare il suo stile a quello del suo predecessore, riuscendo comunque a dare la sua impronta caratteristica, fatta di analisi dettagliate ed attenzione per i dettagli, riuscendo ad arricchire la saga con ulteriori tre romanzi senza creare discontinuità rispetto ai precedenti. Ma tutto ha una fine e da “fan” della serie credo che sia un bene che la saga “Millennium” termini qui. I personaggi non hanno nessun segreto, ne hanno viste e combinate di tutti i colori e il rischio di ripetersi o di essere prevedibili e di perdere mordente è molto forte, anche se fin qui l’autore non ha mostrato alcun segnale di stanchezza. Una chiusura in bellezza, il velo di tristezza per aver finito di leggere l’ultimo libro della serie è subito rimosso dal ricordo del divertimento che Lisbeth e Mikael ci hanno regalato.

Il delitto ha le gambe corte

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Titolo: Il delitto ha le gambe corte

Autore: Christian Frascella

Editore: Einaudi

E’ la sera della festa di Barriera di Milano, un tempo quartiere proletario ed industriale della Torino del dopoguerra, ora area in crisi in attesa di piani di recupero e di riqualificazione che ha perso la sua connotazione originale per diventare un quartiere multietnico con gli inevitabili problemi legati al declino industriale ed il conseguente degrado sociale. E’ una sera di festa, le diverse comunità del quartiere si abbandonano a canti e danze, è l’occasione per conoscersi e per mostrare agli altri le tradizioni delle proprie origini. Una ragazza americana, Catherine Rovelli, giovane e bellissima, incrocia lo sguardo con Contrera e dà inizio al romanzo.

Contrera è nativo di Barriera, non vorrebbe essere nato in nessun altro posto, detective non proprio di successo con ufficio in una lavanderia a gettoni gestita da un extracomunitario. Era un poliziotto ma è stato allontanato dal corpo perché ha cercato di spacciare la droga sequestrata alla malavita. Ha divorziato dalla moglie ed ha una figlia adolescente che vede pochissimo a cui non è in grado di versare alcun tipo di aiuto economico. Vive a casa della sorella Paola, mal sopportato dal cognato ma adorato dai nipotini. Un vero disastro la vita di Contrera che continua a fare il detective anche se da questa attività non riesce a guadagnare abbastanza per condurre una vita autonoma. Ma lui è uno spirito libero e non cede, vuole continuare la sua vita di stenti ma condotta in libertà, anche se questo vuol dire sfruttare la sorella che gli presta l’automobile e ogni tanto anche qualche soldo. Questo “Il delitto ha le gambe corte” è il secondo libro che vede Contrera come protagonista, questa volta impegnato in tre diverse indagini. La prima è relativa al ritrovamento di Catherine, scomparsa dopo aver ucciso uno spacciatore investendolo con l’automobile. La ex moglie di Contrera è perseguitata da uno stalker che la molesta e che minaccia anche sua figlia Valentina. Contrera sarà costretto ad una nuova convivenza con la ex moglie ed anche con sua figlia Valentina per proteggerle e cercare di annientare lo stalker. Oltre a questo, Contrera deve anche ritrovare un cuoco cinese scomparso, che è un ottimo conoscente di arti marziali e che si rivela essere un tipo molto pericoloso e inavvicinabile ed a farne le spese sarà proprio il povero Contrera.

La storia mette insieme le avventure collegate alle tre indagini e Contrera si ritroverà ad affrontare ‘ndrangheta, mafia nigeriana, spacciatori, ex colleghi, ex moglie, figlia, cognato, vecchie amicizie, senza avere l’aiuto e la comprensione di nessuno, a parte la sorella. Le varie scene sono raccontate con umorismo e sarcasmo, con continui cambi di ambiente, imprevisti e colpi di scena che rendono la lettura piacevole e varia. Contrera combatte la sua squallida situazione con l’unica arma che riesce a maneggiare, ossia l’ironia, con cui prova a risolvere le situazioni incresciose in cui si trova, sempre in fuga dalle sue responsabilità, ma mai completamente sconfitto. Teoricamente il libro dovrebbe essere inserito nella categoria Noir ma è anche un romanzo sulla società attuale, ne descrive le contraddizioni, l’immoralità e l’ipocrisia. Contrera più che un detective sembra un personaggio della commedia all’italiana, sbruffone, cialtrone, ma in fondo, nonostante tutto, con un suo senso morale che lo porta a scoprire la verità, anche a discapito della sua incolumità.

I Cospiratori

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Titolo: I cospiratori

Autore: Un Su Kim

Editore: HarperCollins

Traduzione: Alberto Pezzotta

Ho comprato questo libro “I cospiratori” di Un Su Kim per la curiosità di leggere un libro del genere “noir” scritto da un autore sudcoreano, cosa abbastanza singolare nel nostro panorama editoriale.

Il protagonista si chiama Raeseng ed è un killer professionista, che lavora agli ordini dei Cospiratori ed esegue i piani organizzati dai Pianificatori. Raeseng non chiede nulla sulla vittima, esegue il suo compito senza esitazioni, rispetta le regole, precise, inderogabili. La vittima viene uccisa, il cadavere viene fatto cremare in un forno per animali, le ceneri disperse per evitare che in nessun modo possa essere ritrovata alcuna traccia che potesse far risalire all’identità della vittima. Un bel giorno Raeseng scopre di essere lui una delle vittime da eliminare e allora per lui tutto cambia.

Un romanzo originale, con i personaggi che indagano sulla propria vita ed un confronto da un mondo antico in via di sparizione ed il nuovo mondo che sta per arrivare ma che in fondo ha gli stessi difetti del vecchio. Tanti richiami alla cultura “pop”, tanti riferimenti ai moderni fenomeni giapponesi ed alla filmografia orientale. Una atmosfera dominata dalla malinconia con molti sconfinamenti nel surreale ed a tratti nell’inverosimile. Molte scene violente raccontate spesso con umorismo. I personaggi sono tutti fuori di testa, le vicende che li riguardano sono grottesche. I dialoghi sono efficaci, le scene raccontate con molto verismo e precisione. Tanti riferimenti ad opere letterarie italiane che probabilmente hanno grande importanza nella cultura coreana. Un libro singolare che non mi ha convinto pienamente ma che merita una segnalazione.

Alla fine del viaggio

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Titolo: Alla fine del viaggio

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

La cittadina di Valdenza è teatro di un efferato ed insolito delitto. Un uomo legato ad una sedia a rotelle viene lasciato in mezzo ai binari ferroviari e viene travolto da un treno in corsa. Ovvio che non è stato un incidente ma un terribile e macabro omicidio proprio alla vigilia del palio di San Jacopo, l’evento dell’anno a Valdenza. Il giorno dopo, durante i festeggiamenti in piazza, un uomo si suicida sparandosi un colpo in pieno viso. Le indagini portano verso una pista pedofila ma gli eventi si susseguono e le indagini scopriranno collegamenti con eventi criminali del passato le cui indagini sono state condotte in modo approssimativo e frettoloso, lasciando diversi dubbi sulle conclusioni tratte a suo tempo degli investigatori. I recenti sviluppi costringeranno le autorità a riaprire indagini chiuse e dimenticate. Un periodo lavorativo difficile per il commissario Casabona, impegnato anche sul fronte della sua vita privata, dato che la moglie Francesca, dopo tante difficoltà passate per guarire da un brutto male, decide di lasciare il marito.

Antonio Fusco è un napoletano trasferito in Toscana ed è un funzionario della Polizia di Stato, oltre che scrittore di romanzi noir. Da addetto ai lavori, conosce alla perfezione i meccanismi delle indagini, le condizioni lavorative dei commissariati, le difficoltà di un lavoro reso famoso da film, sceneggiati e romanzi, che mettono in risalto alcuni aspetti più spettacolari, ma che non sempre rendono giustizia alla fatica, ai sacrifici ed alle rinunce che comporta questo lavoro, che è duro, faticoso, destinato a persone con alto senso del dovere e dello Stato. Nel suo ultimo romanzo, “Alla fine del viaggio”, Antonio Fusco è riuscito a mescolare crimini, indagini e vita privata dei protagonisti, sempre con misura ed attenzione all’aspetto umano. Il commissario Casabona è un uomo dai principi morali saldi, la cui vita non è mai stata in discesa, ha saputo affrontare tanti problemi e difficoltà, ed ora si trova anche a dover sopportare l’abbandono da parte della moglie, un fatto imprevisto, a cui era completamente impreparato. Casabona ha una enorme esperienza di vita maturata sul campo, ha affrontato persone e situazioni di ogni tipo, è diventato un profondo conoscitore dell’animo umano e riesce, in tutte le circostanze, ad analizzare i comportamenti degli altri, senza lasciarsi andare a giudizi affrettati o azioni di cui di potrebbe pentire.  Le indagini riempiranno le giornate lavorative di Casabona che non avrà tanto tempo per pensare alla separazione dalla moglie, anche se la cosa lo rattrista e lo fa soffrire. Ma Casabona è un uomo integro che affronta la difficoltà con razionalità, senza risentimenti. Le indagini sugli omicidi di Valdenza affrontano il mondo della pedofilia e di internet e ci porteranno a conoscere meglio il fenomeno del “dark web” e dei loschi traffici che avvengono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere, spesso nella più totale immunità. Un romanzo dalla trama più complessa rispetto ai precedenti romanzi di Fusco, con tanti personaggi, con storie del presente e del passato, che si intrecciano e rivelano fatti violenti e terribili, che hanno generato a loro volta reazioni per punire colpevoli che la giustizia ufficiale non è riuscita a trovare.

Delitti senza castigo

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Titolo: Delitti senza castigo

Autore: Loriano Macchiavelli

Editore: Einaudi

Tutti gli autori, scrivendo un libro, hanno un obiettivo, uno scopo ben preciso. Alcuni creano storie per sorprendere i lettori con trame complesse, altri puntano tutto sui continui colpi di scena, per intrattenere il lettore e divertirlo. Altri scrittori scrivono “gialli” o “noir” per raccontare il crimine ed esplorare gli aspetti più violenti dell’animo umano. Altri invece usano la trama del libro poliziesco come sfondo per raccontare qualcosa di più importante, che possa essere di insegnamento per tutti i lettori. Loriano Macchiavelli è uno scrittore del genere “noir” ma i suoi libri sono molto di più di un poliziesco. “Delitti senza castigo” è un libro dove i crimini e le indagini servono come contorno a dei contenuti profondi quali sono le lezioni che ci lascia la storia e che non dobbiamo dimenticare. Così come non dobbiamo dimenticare che anche gli ultimi e gli emarginati  hanno diritto alla giustizia, che invece loro viene spesso negata.

Lo stile di scrittura è asciutto, diretto, senza troppi giri di parole. “Delitti senza castigo” racconta fatti accaduti negli anni novanta e nel dopoguerra. I vari delitti irrisolti del presente, raccontano l’Italia di quegli anni, che sono stati il preludio dei grandi cambiamenti politici e sociali che in qualche modo hanno cambiato la vita degli italiani. I racconti del periodo della Seconda guerra mondiale, raccontano alcune stragi naziste viste dal punto di vista di piccoli protagonisti, di persone capitate per caso in avvenimenti terribili ed efferati, di cui non si dovrebbe mai perdere la memoria. Ora come in passato, tanti colpevoli sono rimasti sconosciuti, tante persone non hanno avuto giustizia. I crimini irrisolti spesso hanno come vittime persone ai margini della società, persone di cui nessuno si preoccupa.

Il protagonista di “Delitti senza castigo” è Sarti Antonio, sergente di polizia, questurino a Bologna, affiancato dal suo compagno di avventure da Rosas, detto il talpone. Sarti Antonio è un piccolo giustiziere di coloro che vivono ai margini dela società, di quelli che non contano, degli esclusi. Sono tempi duri a Bologna, diversi delitti rimangono senza colpevole, la città sembra impazzita. I nervi di Sarti Antonio sono messi a dura prova. Anche un innocuo barbone, noto a tutti come Settecappotti, per la sua abitudine di portare tanti cappotti sia in estate che in inverno, per proteggersi dalle radiazioni cosmiche, viene aggredito e ridotto in fin di vita per le percosse ricevute. Sarti comincia ad indagare su questa aggressione del tutto inspiegabile. L’indagine porta Sarti a villa Rosantico, di proprietà di un facoltoso industriale delle acque minerali e della sua giovane ed avvenente moglie, Elena, che tra ammiccamenti e piccole provocazioni, mette a dura prova i principi morali di Sarti. L’indagine porterà il sergente anche in Calabria, sulle tracce del marito di Elena, ma il cuore del racconto è nella scoperta di un legame indicibile tra alcuni protagonisti del racconto con episodi tra i più sanguinari e violenti accaduti durante la Seconda guerra mondiale.

I tempi nuovi

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Titolo: I tempi nuovi

Autore: Alessandro Robecchi

Editore: Sellerio

Una utilitaria parcheggiata alla periferia di Milano. Nell’interno un cadavere, le mani legate al volante con le fascette di plastica usate in genere dagli elettricisti, il foro di una pallottola alla tempia, un violento colpo alla nuca. Il morto si chiama Filippo Maria Gelsi. Le indagini scopriranno che era un ragazzo a posto, ottimo studente universitario, fidanzato con una brava ragazza, nato in una famiglia di persone rispettabili. Qualche lavoretto saltuario per mettere da parte i soldi per un viaggio in America. Le indagini sono affidate ai sovraintendenti Ghezzi e Carella e nonostante l’abbondanza di indizi, non riescono a capire da dove partire. Alla agenzia investigativa “Sistemi Integrati” di Oscar Falcone, amico di Carlo Monterossi, noto autore televisivo, si presenta una nuova cliente, Gloria Grechi, impiegata amministrativa di uno studio medico, che chiede di indagare sulla scomparsa del marito Alberto. La donna ha un comportamento strano, per niente turbata dalla scomparsa del marito, certa del suo ritrovamento e del fatto che il marito non sia scappato con una amante. Gloria convince l’agenzia ad occuparsi del caso anche grazie ad un congruo anticipo in contanti. L’agenzia ha da poco acquisito una nuova collaboratrice, Agata Cirielli, ex poliziotta e collega di Ghezzi e Carella. Carlo Monterossi, aiuta il suo amico Oscar Falcone nelle attività dell’agenzia, per umana curiosità e si troverà coinvolto in prima persona nelle indagini sulla sparizione del marito della signora Ghechi molto più di quanto avesse potuto immaginare. La trama ha un breve ma significativo spazio per una vicenda tra adolescenti. Una ragazzina di 14 anni si è lasciata fotografare in qualche posa osé da un ragazzo più grande che minaccia di pubblicare le foto, terrorizzando la ragazzina che per la vergogna non vuole più uscire di casa ed andare a scuola. Il ragazzo delle minacce è figlio di un importante personaggio, uno che scrive libri, che parla in televisione e che non vuole credere che suo figlio possa essere coinvolto in una faccenda squallida come quella delle foto. Il padre “intellettuale” userà tutta la sua influenza per evitare che il figlio sia messo in cattiva luce dalla vicenda, ma intanto riceve una pesante lezione che lo umilierà di fronte a tutta la cerchia dei suoi amici. E questo grazie alla generosità di Ghezzi che ha preso a cuore le sorti della ragazzina. Robecchi si diverte a prendere in giro il tipo di intellettuale rappresentato dal padre del ragazzo, che si protegge dietro le sue conoscenze per evitare di prendere atto della realtà e quindi capire che suo figlio è un mezzo delinquente.

La vicenda è ambientata a Milano, descritta in modo realistico, lontano dai soliti luoghi comuni. Una città in cui circola un fiume di denaro frutto di attività illecite, come scommesse clandestine, spaccio di droga, malaffare di ogni tipo. Tali attività fruttano molti soldi in contanti, che devono essere riciclati per poter essere di nuovo messi in circolazione. Le attività illecite trovano facile manovalanza in giovani disoccupati o semplici pensionati, a cui non sembra vero di poter raggranellare un po di soldi facili, per una o due ore di lavoro semplice come portare un pacco o una borsa ad un indirizzo ben preciso. Nessuno è al corrente del contenuto dei pacchi, nessuno fa domande troppo dettagliate. La povera gente non ha i mezzi per tirare avanti mentre il crimine cresce e si dilaga a macchia d’olio. Monterossi si trova a combattere la sua guerra personale contro la TV spazzatura e la sua trasmissione “Crazy Love” che pure gli ha garantito fama e ricchezza, ma che ormai è diventata una esibizione continua del peggio che una TV commerciale è in grado di offrire. Una trama articolata e piena di diversi personaggi e storie parallele che alla fine confluiranno tutte in un unico finale. Il libro è scritto con il solito stile divertente ed irriverente di Alessandro Robecchi. Dietro la trama “Noir”, l’autore ha scritto una vera e propria critica ai tempi in cui viviamo, mostrando il lato peggiore della nostra società che spesso tende a ignorare o coprire i fenomeni negativi e di  degrado, nonostante le evindenze . Un libro piacevole, ben scritto, che parte lento per poi prendere una velocità inaspettata, con eventi che si accavallano con un ritmo inarrestabile. i libro è meritatamente ai primi posti delle classifiche di vendita e gli appassionati del genere non rimarranno sicuramente delusi.

Le parole di Sara

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Titolo: Le parole di Sara

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Rizzoli

Sara Morozzi e Teresa Pandolfi hanno lavorato nella stessa unità dei Servizi. Sara ha abbandonato il lavoro dopo la perdita del marito e del figlio. Era stata una grande investigatrice, nessuno come lei sapeva interpretare il linguaggio del corpo. Sara ha rinunciato a tutto, preferendo vivere nell’oblio e nel ricordo del marito e del figlio, riservando tutto l’affetto di cui è capace verso il nipote Massimiliano, il bambino che suo figlio ha concepito con Viola prima di morire. Viola è una ragazza intelligente e capace, fotografa alle prime armi con un certo talento, che è riuscita ad instaurare con Sara un buon rapporto. Le due donne si aiutano a vicenda per superare la situazione difficile in cui si trovano e per dare al bambino tutto l’affetto possibile pur con i limiti della loro situazione famigliare. In questo è di aiuto l’ispettore Davide Pardo, che è molto affezionato al bambino e che prova a tutti i costi di far innamorare Viola, che però non vede il lui il suo uomo ideale. Viola aiuta Sara nelle sue rare indagini, quando qualcuno si ricorda delle sue abilità. Teresa è rimasta in servizio e per non avere intralci nella carriera ha preferito non sposarsi, vivendo avventure brevi, sfruttando la sua avvenenza e la sua posizione gerarchica per avere rapporti con uomini molto più giovani di lei, avventure da una notte, senza nessun coinvolgimento sentimentale. Ma l’ultima avventura di Teresa è stata diversa, si era innamorata di un giovane ricercatore che era stato inserito nell’Unità per uno stage, Sergio Minucci, che ad un certo punto sparisce senza lasciare traccia. Teresa si rivolge alla sua amica Sara per iniziare una personale indagine. Teresa sa che ha infranto delle regole ma vuole scoprire la verità prima che qualcuno insabbi tutto.

Maurizio De Giovanni, nonostante il grande successo del personaggio del Commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone, ha deciso di lanciare una seconda serie di romanzi che vedono Sara Morozzi come protagonista. In questi libri lo stile narrativo è più semplice, la città di Napoli è solo uno sfondo, protagoniste indiscusse della storia sono Sara e Teresa, con i loro pensieri ed i loro problemi. Il libro tratta molti argomenti di estrema attualità come la collusione tra politica e malavita, l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento degli immigrati da parte di imprenditori spietati e privi di umanità, il cattivo funzionamento della giustizia. Sara è uno dei poliziotti il cui senso della giustizia rimane indelebile nonostante non sia più in servizio e nonostante le vicende della vita la abbiano portata ad abbandonare tutto, ad estraniarsi, per scontare il senso di colpa per il figlio a cui non era riuscita a dare l’amore che avrebbe voluto e per convivere con l’immenso dolore dovuto alla morte del marito. Ma se c’è da aiutare i vecchi colleghi in qualche indagine particolare lei è sempre pronta ad entrare in azione. Le sue doti sono sempre le stesse, la capacità di mimetizzarsi, la lettura del linguaggio del corpo, l’intuito investigativo. Nei due libri dedicati a Sara, DeGiovanni mette in secondo piano l’aspetto investigativo per dare maggiore spazio ai sentimenti ed alle riflessioni dei protagonisti. Questo non è un limite del libro ma una diversa impostazione della trama che aiuta ad allargare l’interesse per il libro.

Il metodo della fenice

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Titolo: Il metodo della fenice

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

Il metodo della fenice è il terzo libro che Antonio Fusco ha scritto con protagonista il commissario Casabona, sempre ambientato nella cittadina toscana inventata di Valdenza.

In una discarica viene ritrovato il cadavere di una ragazza, completamente nudo e in parte carbonizzato.

Subito dopo viene ritrovato il cadavere di un uomo, annegato nella sua auto in un lago. Il cadavere è del principale indiziato per l’omicidio della ragazza ritrovata nella discarica.

Segue il ritrovamento di una ragazza accoltellata.

Una serie di omicidi terribili le cui indagini convergono verso la comunità “La siepe” che accoglie bambini con difficoltà familiari o orfani da portare all’adozione. Ma la comunità non è quello che sembra e le indagini porteranno alla luce una lunga sequenza di violenze e di attività illecite a carico dei responsabili della comunità, oltre a trovare i colpevoli degli omicidi.

La storia è ben costruita e il commissario Casabona continua nella sua attività investigativa con la solita determinazione e dedizione. Le sue vicende familiari hanno sempre una certa importanza nella storia che sembrano prendere una piega drammatica.

Il libro racconta una storia che potrebbe essere vera, senza esagerazioni o vicende inverosimili. I personaggi sono persone normali.

I pregi come scrittore di Antonio Fusco e del commissario Casabona sono, in questo libro, simili a quelli già esposti nelle recenti recensioni degli altri libri di Fusco, ossia “Ogni giorno ha il suo male” e “Le vite parallele”.

Consiglio di leggere i 4 libri dedicati al commissario Casabona seguendo la cronologia di uscita.

Ragione da vendere

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Titolo: Ragione da vendere

Autore: Enrico Pandiani

Editore: Rizzoli

Fine agosto, a Parigi fa caldo. Una tranquilla serata estiva a casa di Servandoni, uno dei flic comandati da Pierre Mordenti, denominati “Les Italiens”. Tutto sembra tranquillo quando per strada si sentono colpi di pistola e raffiche di mitra. Un furgone è stato assaltato, un uomo è rimasto ucciso. Servandono e Mordenti si precipitano in strada ma ormai è troppo tardi. Le indagini sull’accaduto sono condotte proprio dalla squadra “Les Italiens” che si ritrovano impegnati nel tentativo di ritrovare una preziosa opera d’arte insieme ad una compagnia ben assortita di criminali e non, tra cui un ambiguo poliziotto inglese, un ricettatore vietnamita, una donna inglese moglie della vittima della sparatoria sotto casa di Servandoni, una giovane avvocato italiana rapita la sera dell’omicidio dell’inglese e tanti altri personaggi tutti interessati alla misteriosa opera d’arte dal valore inestimabile. Per averla molti sono disposti a commettere qualsiasi tipo di crimine, dal plurimo omicidio alla corruzione di poliziotti. L’avventura si svolge a Parigi e nelle zone periferiche a nord. Les Italiens sono una squadra della Polizia Criminale di Parigi. Sono chiamati così per la loro origine italiana. Sono un gruppo affiatato, sono come una famiglia, persone che sono arrivate dove sono percorrendo strade tortuose, a volte sporche, comunque difficili. Hanno sofferto e stretto i denti, ma sono riusciti a lasciarsi alle spalle passati difficili. Sono i migliori, rispettati dai colleghi e dai superiori per le loro capacità di risolvere i casi più difficili.

“Les Italiens” sono la fortunata invenzione di Enrico Pandiani, protagonisti di sette romanzi che sono forse la parte migliore della sua produzione, almeno per i miei gusti. Sono italiani inseriti nella vita e nelle usanze parigine che mantengono tutte le tradizioni italiane.

“Ragione da vendere” è un “noir” dalla trama ben costruita con un crescendo di eventi che coinvolgono il lettore e lo invogliano alla lettura fino alla fine. I protagonisti sono di diverse etnie e riescono a dare al racconto una certa originalità e varietà, senza cadere in facili luoghi comuni.

Enrico Pandiani è uno dei migliori scrittori italiani di Noir. Il suo stile è unico, scrive in modo diretto, schietto, senza troppi giri di parole. I suoi personaggi sono autentici, duri e teneri, spietati e umani. Pierre Mordenti è un poliziotto integerrimo ma pronto a disobbedire alle regole per ottenere il risultato finale, fidandosi del suo intuito nel conoscere le persone. Mordenti è esigente con i colleghi, spietato con i criminali, tenero e protettivo nei confronti della sua compagna e del figlio di lei. Riesce sempre a sdrammatizzare le situazioni più difficili con batture ciniche ed irriverenti. Tutta la squadra de “Les Italiens” è composta da personaggi originali, empatici che spesso mettono a repentaglio la propria vita coinvolgendo anche le loro compagne di vita nelle operazioni sul campo ad aumentare la coesione del gruppo. Mordenti è un grande polizotto che si preoccupa anche di proteggere i suoi colleghi che sbagliano. Un libro coinvolgente e divertente, pieno di riferimenti culturali. Un buon modo per trascorrere qualche ora in pieno relax.

Le vite parallele

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Titolo: Le vite parallele

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

Il commissario Casabona sta vivendo un momento difficile, sua moglie Francesca deve essere operata e lui ha fatto richiesta per ottenere un incarico meno impegnativo per avere più tempo libero. La sua unica preoccupazione è stare vicino alla moglie ed ai due figli Chiara ed Alessandro in questo momento non proprio sereno. Ma i buoni propositi di Casabona vengono rapidamente messi da parte quando arriva la notizia della scomparsa di una bambina di tre anni, Martina Bonelli. La mattina i genitori, Elena Fiano e Mauro Bonelli, non la hanno trovata nella sua cameretta. Nessuna serratura forzata, nessuna finestra rotta, nessun indizio. Il peggior incubo che due genitori possono vivere. La madre di Martina accusa subito un tipo poco raccomandabile con cui ha avuto una breve relazione, Walter Guzman. Elena Fiano mostra agli investigatori alcuni messaggi ricevuti dal Guzman con esplicite minacce. Gli investigatori si mettono subito sulle tracce dell’ex amante della signora Fiano e lo trovano in Costa Azzurra, solo, nessuna traccia della bambina. Dopo un breve interrogatorio della polizia di Nizza, emerge subito l’estraneità dell’uomo al rapimento della bambina. Il giorno dopo Guzman viene ritrovato cadavere dopo essere precipitato dalla finestra dell’albergo in cui alloggiava. Inizia una indagine molto delicata che è anche una corsa contro il tempo per cercare di trovare viva la bambina scomparsa.

Antonio Fusco, oltre che scrittore, è un funzionario di Polizia ed è anche criminologo forense. Conosce bene come si conducono le indagini, come funzionano i rapporti tra Polizia e autorità. Conosce come funzionano le menti dei criminali e riesce a costruire trame avvincenti con personaggi che sono definiti da come si comportano, senza troppe descrizioni dettagliate. Fusco scrive in modo molto lineare, chiaro e semplice. La storia diventa subito avvincente, con continui cambi di indiziati, con protagonisti che hanno vite parallele all’insaputa delle persone con cui vivono. Qualche colpo di scena ben dosato tiene alta l’attenzione fino alla conclusione che sarà diversa da come sembra essere destinata a finire. Il commissario Casabona si dimostra essere una persona semplice, con molto senso del dovere, marito affezionato alla moglie ed ai figli. Cerca di stare vicino alla famiglia durante una indagine difficilissima, di quelle che tolgono il sonno. Un libro senza effetti speciali, ben scritto, piano di sentimenti diversi tra loro, dal dolore per la malattia di una persona cara, alla disperazione per la scomparsa di una bambina, alla fredda crudeltà di chi architetta un piano criminale che vede al centro la sorte di una bambina di tre anni.

La palude

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Titolo: La Palude

Autore: Charlotte Link

Editore: Corbaccio

Traduzione: Alessandra Petrelli

Siamo nel Nord dell’Inghilterra, nel 2017. Viene ritrovato il corpo di una ragazzina scomparsa un anno prima a Scarborough, Saskia Morris, di soli quattordici anni. Dopo pochi giorni scompare Amelie Goldsby, anche lei di quattordici anni che fortunatamente viene ritrovata viva. Le circostanze del ritrovamento sono strane e anomale ed anche in mancanza di prove, portano la polizia ad indagare con particolare attenzione sulla persona che ha ritrovato la ragazza. In quei giorni, Kate Linville, sergente di Scotland Yard, si trova a Scarborough per motivi personali legati alla proprietà della casa dei suoi genitori. Kate conosce per caso i genitori di Amelie che, venuti a conoscenza della sua professione, le chiedono di aiutarli nelle indagini per ritrovare la figlia. I rapimenti di Amelie e Saskia vengono ricollegati ad un terzo caso di sparizione di una ragazza, sempre di quattordici anni, Hannah Casweel, avvenuto anni prima. La ragazza non è stata mai ritrovata. I tre casi hanno in comune l’età delle ragazze, ma non ci sono evidenze di un collegamento. Troppo diverse le personalità delle ragazze, il ceto sociale, gli ambienti frequentati. Ma ipotizzare un filo conduttore che collega i tre casi è inevitabile e la pressione sulla polizia locale cresce giorno dopo giorno fino a diventare quasi insopportabile quando le indagini sembrano andare a rilento senza evidenti risultati. Il timore che un serial killer si possa aggirare nella piccola comunità locale è molto forte. La polizia esclude questa eventualità ma il timore resta alto. L’ispettore capo della polizia locale Caleb Hale brancola nel buio. Le indagini non decollano, non ci sono indizi tali da consentire di prendere una direzione precisa. Sarà il sergente Kate Linville a prendere la giusta direzione con le indagini, fingendosi di essere una giornalista che sta scrivendo un articolo sulla scomparsa delle ragazze per riuscire ad indagare senza destare sospetti.

Le indagini proseguono in tutte le direzioni raccontando storie parallele che sorreggono una trama dalla struttura complessa, ben articolata, verosimile nella spietata crudeltà dei fatti narrati. Molti i colpi di scena e le false piste che sorprendono il lettore aumentando l’interesse verso la storia. Il libro parte lento, si sovrappongono eventi, personaggi, storie diverse e apparentemente scollegate tra loro, poi la storia prende ritmo, i fatti si collegano tra loro, gli eventi si susseguono in un crescendo ben riuscito. Il libro è cupo, come il cielo del Nord Inghilterra, poca luce, poca felicità nelle vite raccontate dei vari personaggi. Il libro ricrea molto bene le atmosfere in cui si svolgono i fatti, sia dal punto di vista climatico e ambientale che sociale. I protagonisti vivono vite semplici, con poche prospettive di successo, dove i problemi sono all’ordine del giorno. L’autrice descrive i protagonisti come persone poco appariscenti, quasi scialbe, personaggi che trovano risalto solo nelle loro capacità professionali senza nulla di attraente sul piano personale. Così come il racconto punta tutto sulla complessità della trama e sulla personalità dei protagonisti, senza effetti speciali, azioni mirabolanti o uso di tecnologie esclusive o futuristiche. Una ottima prova da parte di una delle più apprezzate scrittrici tedesche. La copertina è molto bella e esprime bene le atmosfere del libro.

La pietà dell’acqua

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Titolo: La pietà dell’acqua

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

Antonio Fusco è un funzionario della Polizia di Stato, lavora in Toscana dove si occupa di indagini di polizia giudiziaria. Quindi non è uno scrittore professionista ma comunque, nel caso di gialli e thriller deve essere considerato un addetto ai lavori.

La storia è ambientata in Toscana, è agosto, tempo di vacanze e di giornate caldissime. Un cadavere viene ritrovato in campagna nei pressi di un albero che ha una storia legata alla seconda guerra mondiale. Siamo sulle montagne nei pressi di Valdenza. Il delitto viene commesso nei pressi del paesino di Torre Alta, che ha preso il posto del vecchio borgo di Torre Ghibellina, sommerso da un lago artificiale creato nel dopoguerra dalla costruzione di una diga. Nei giorni dell’omicidio il lago è stato svuotato per la manutenzione straordinaria e la zona è piena di turisti accorsi per visitare il paese sommerso. Il commissario Casabona inizia ad indagare con la sua squadra e conosce subito una presunta giornalista francese che si trova sul posto per indagare su un cold case parigino del 1967. L’indagine è ancora alle fasi preliminari che il caso viene tolto alla polizia giudiziaria e viene preso in carico dalla Dia, in particolare dal commissario Morelli, uno squallido arrivista, al servizio di poteri occulti o deviati, nemico giurato di Casabona. Dopo poco tempo l’inchiesta ritorna di competenza del commissario Casabona e le indagini prenderanno la giusta direzione per chi tiene per la verità e la giustizia.

La storia si svolge tra eventi accaduti durante l’occupazione tedesca, proseguiti nel dopoguerra con ripercussioni anche nel presente, tra suicidi eccellenti, omicidi, pistole fantasma, bossoli di provenienza sospetta, politici ambigui, dossier spariti e molto altro per confezionare un giallo ben scritto e affascinante. Un secondo omicidio, il prete del paese, rende il mistero ancora più oscuro ma fornisce la conferma che è in corso una vendetta che parte da lontano e che è ancora in corso secondo il disegno del suo cinico esecutore.

Il libro racconta gli intrecci tra indagini e politica, il ruolo ambiguo e spesso poco chiaro di coloro che lavorano per i servizi segreti. C’è il personaggio del commissario Casabona, un uomo onesto e incorruttibile che si trova a combattere non solo i criminali ma anche coloro che all’interno del sistema antepongono gli interessi personali o di parte alla giustizia. Un bel personaggio, con i suoi problemi familiari, le sue debolezze personali, i suoi limiti caratteriali, molto umani e condivisibili. C’è anche una figura femminile, la poliziotta francese che collabora con il commissario Casabona, Monique Bernard, che contribuisce a dare alla storia un tocco di seduzione e piacevolezza. Casabona e Monique scopriranno il legame con il passato che condannerà l’omicida. Il commissario Casabona troverà il modo ed il coraggio per sconfiggere anche coloro che avevano interessi politici occulti per far tacere parte della verità.

Casabona si rivela uno dei commissari migliori della lunga serie di personaggi scaturiti dalla fantasia degli scrittori di casa nostra. Un libro piacevole, breve e intenso.

Da molto lontano

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Titolo: Da molto lontano

Autore: Roberto Costantini

Editore: Marsilio

“Da molto lontano” è il sesto romanzo di Roberto Costantini, un “noir” che come i precedenti vede protagonista il commissario Michele Balestrieri.

Il libro ha inizio nel 1990 con la scomparsa di un giovane appartenente ad una importante famiglia di imprenditori romani. Il ragazzo è scomparso in circostanze sospette in compagnia di una presunta nuova fidanzata. Siamo in estate, nei giorni delle fasi conclusive dei campionati mondiali di calcio che nel 1990 si erano tenuti proprio in Italia. Le partite di calcio fanno da sfondo alle vicende criminali che vedono il commissario Balestrieri come responsabile delle indagini, insieme all’ispettore Capuzzo, napoletano verace, tifosissimo di Maradona ma anche della nazionale italiana. Le indagini sulla scomparsa dei due giovani nel 1990 saranno chiuse in modo formalmente ineccepibile ma con qualche dubbio di troppo. La storia riparte nel 2018 con il commissario Balestrieri ormai in pensione, ossessionato più che mai dalle vicende che hanno condizionato la sua gioventù ed anche dalle conseguenze del caso del 1990. Balestrieri soffre di vuoti di memoria che non sono i sintomi di una malattia degenerativa ma le conseguenze di un passato duro da ricordare, di una vita in cui molte cose non sono andate per il verso giusto. I colleghi della questura richiameranno Balestrieri a collaborare alle indagini dato che il vecchio caso del 1990 è stato riaperto grazie ad alcune inchieste giornalistiche condotte proprio dalla figlia di Balestrieri, diventata una ottima giornalista. La storia prenderà direzioni imprevedibili e Balestrieri con il suo intuito e con i suoi modi brutali e poco convenzionali darà un contributo decisivo per la risoluzione definitiva del caso. I personaggi del romanzo contribuiscono tutti, senza eccezioni, a rendere l’atmosfera del romanzo appassionante, con continui cambi di scenario, senza che il lettore abbia la minima possibilità di capire cosa accadrà nelle pagine successive. La trama è complessa ed articolata, con varie storie parallele che si vanno ad incontrare in modo imprevedibile. Roberto Costantini è molto bravo a tessere la tela della trama con una serie di eventi realmente accaduti in Italia, aumentando in questo modo l’interesse del lettore e la credibilità della storia. Il libro è anche l’occasione per denunciare i mali dell’Italia e i difetti degli italiani, raccontati senza alcuna benevolenza. Un libro bellissimo, da leggere con attenzione e concentrazione. Per chi non avesse letto i precedenti 5 libri, consiglio di seguire nella lettura la cronologia delle pubblicazioni dei vari volumi, altrimenti alcuni riferimenti alla vita di Balestrieri o alcuni aspetti del suo carattere risulteranno di difficile comprensione.

Roberto Costantini è uno degli esempi contemporanei di “ingegnere” divenuto grande scrittore, categoria che seguo con particolare interesse. Ha scoperto in età avanzata il suo talento per la narrativa e per le trame “noir”. Il personaggio del commissario Balestrieri, con la sua giovinezza ed adolescenza segnate da storie dolorose e violente, è il poliziotto migliore tra i tanti che sono stati inventati nella ricca produzione di “gialli” e “noir” italiani degli ultimi anni. Senza nulla togliere a tutti gli altri personaggi, il commissario Balestrieri è una figura unica, con i suoi difetti, il suo cinismo e il suo atteggiamento di fronte alle sfide che la vita gli propone. Dove arriva lui con le sue indagini si scatenano le forze del male in tutte le sue forme e solo lui con il suo coraggio e la sua forza interiore è capace di trovare il modo di vincere contro avversari che sembrano essere molto più forti di lui.