Nel monastero di Crest

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Titolo: Nel monastero di Crest

Autore: Sandrine Destombes

Editore: Rizzoli

Traduzione: Maurizio Ferrara

Una pattuglia della polizia è ferma da ore lungo una strada in mezzo ad un bosco, fa freddo, non passa nessuno. Si intravede una auto, una piccola Peugeot, la pattuglia intima l’alt e il conducente si ferma, appena il poliziotto si distrae accende il motore e parte veloce per schiantarsi poco più avanti. Un semplice controllo si trasforma nella scena di un delitto. Il conducente muore sul colpo e la bambina che era in macchina sembra grave. Il luogo dell’incidente diventa il centro di una indagine che porta a scoprire poco distante il cadavere di un uomo privo degli occhi. Non sembrano esserci collegamenti tra l’incidente d’auto e il ritrovamento del cadavere, ma mai fidarsi delle apparenze. Il tenente Perceval Benoit conduce l’indagine che presto lo porterà a bussare al vicino monastero di Crest, una costruzione isolata e misteriosa che ospita un gruppo di suore diretta dalla Badessa Joséphine Ballard. La struttura aiuta ed ospita donne dal passato e dal presente difficile. Il monastero agli occhi di Benoit appare come un luogo pieno di misteri e di fatti che non possono essere raccontati. La presenza di sole donne e la preclusione agli uomini rende l’ambiente ancora più oscuro e inquietante di quanto non fosse di suo. La storia narrata è costruita su una trama molto solida e ben strutturata, ambientata nella provincia francese, che sembra deliziosa ed incantata vedendola in cartolina ma che in realtà nasconde fatti sanguinari e violenti come le principali città in mano alle peggiori organizzazioni criminali. Questo libro parla soprattutto di donne la cui vita è stata rovinata dagli uomini, di donne che hanno rovinato la vita di altri, di donne che si rovinano da sole. Tante donne, tante storie diverse, tante sofferenze diverse. Nel monastero di Crest racconta un mistero che mette sotto tensione il lettore per le vicende che interessano alcune protagoniste, con le sofferenze del tenente, la pena per la sorte della bambina coinvolta nell’incidente. La soluzione del caso arriva solo alla fine come sempre nei gialli ben congegnati. Avere al centro della vicenda il Monastero e l’organizzazione religiosa è risultata una ottima idea per dare all’intrigo una dose aggiuntiva di mistero e creare una atmosfera oscura ed appassionante. Un ottimo noir, con protagonisti dalla grande personalità, un piano criminale attuato con folle precisione e determinazione, una mente folle capace di abbindolare chiunque, scoperta e messa in crisi solo dalla determinazione e dal buon senso dei poliziotti che al di sopra delle ideologie, delle gerarchie e dei luoghi comuni, portano avanti il loro ideale di giustizia, dimostrandosi più bravi dei geni del crimine che devono combattere.

I cerchi nell’acqua

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Titolo: I cerchi nell’acqua

Autore: Alessandro Robecchi

Editore: Sellerio

Un romanzo poliziesco questo I cerchi dell’acqua, con protagonisti Ghezzi e Carella, due personaggi già noti ai lettori di Alessandro Robecchi. Un antiquario famoso viene ucciso in circostanze apparentemente inspiegabili, Ghezzi è impegnato nella ricerca di uno scassinatore che è sparito senza lasciare tracce, mentre Carella, noto a tutti per essere un poliziotto integerrimo, viene segnalato alla guida di una auto di lusso in visite serali ai locali più malfamati della città. I due poliziotti lavorano insieme, sono una coppia di investigatori affiatata, ma sono molto diversi per temperamento e per modi di fare, anche se sono accumunati dall’avere una grande sensibilità verso gli altri. Il titolo del romanzo è anche il tema ricorrente del libro, ossia che le ingiustizie si propagano proprio come i cerchi nell’acqua, arrivando molto lontano.

Il libro oltre a raccontare le vicende criminali ci parla del malessere del Ghezzi, un uomo di quasi sessant’anni, poliziotto da sempre, che ha rinunciato alla carriera per continuare il suo lavoro sul campo, ma che comincia ad accusare la stanchezza per le troppe cose che lo addolorano, per le troppe persone che soffrono, senza che nessuno possa fare nulla per loro. Anche Carella ha i suoi pensieri che lo turbano nel profondo. Solo che lui è giovane, ha lo stesso grado di Ghezzi, è irruente ed indisciplinato, non segue i regolamenti ma segue il suo istinto, ha sete di giustizia, vuole vendicare chi non è in grado di farlo. Le indagini personali dei due poliziotti si intrecciano con l’indagine principale della procura. La trama del libro è interessante per i molti personaggi tutti diversi tra loro che partecipano a vario titolo alla trama. Ci sono molti criminali di vario livello e di varia crudeltà, alcuni personaggi attigui al malaffare ma che in fondo sono brave persone, i poliziotti con i loro pensieri, difficoltà familiari, gioie e dolori. Il romanzo mostra il volto oscuro e nascosto di Milano, dove la malavita entra sempre più prepotentemente nella vita quotidiana, tra sfruttamento della prostituzione, immigrazione clandestina, traffico di ragazze, spaccio di droga, strozzinaggio, sempre più diffuso e pericoloso, ricettazione e ogni forma di attività lecita che possa fare da copertura alle attività illecite. Un libro con tanti personaggi, con molta azione e molta analisi psicologica, che mostra le difficoltà dei poliziotti, i rischi che devono prendere, le conseguenze emotive del loro lavoro che influenzano non poco la loro vita privata. Un libro dove il lato umano e morale ha grande importanza anche nel giudicare criminali e fuorilegge. A volte per riuscire a condannare un grande criminale si può farla passare liscia ad un fuorilegge minore, se collabora o se mostra pentimento. Certe decisioni sono al limite della legalità, sono i poliziotti che possono decidere in base al loro personale metro di giudizio, sono forse ingiuste, ma quanti compromessi nella vita sono necessari per ottenere dei risultati? Bellissima la copertina con una illustrazione di una Alfa Romeo Giulia Super, auto che fu per tanti anni il simbolo della polizia.

Dove crollano i sogni

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Titolo: Dove crollano i sogni

Autore: Bruno Morchio

Editore: Rizzoli

Genova, quartiere periferico della Certosa. Blondi è una ragazza di diciassette anni che ha smesso di studiare dopo la terza media, vive in un piccolo appartamento con la madre, infermiera in un ospizio, single, ancora giovane ed anche di bell’aspetto, ma si è lasciata andare, sempre sciatta e trascurata, alla sera beve per dimenticare. Blondi è una ragazza sveglia, intelligente, è fidanzata con Cris, un ragazzo inutilmente bello, una testa vuota che pensa solo a passare il tempo con gli amici al bar, sogna una moto, ma non fa nulla per comprarla, meno che mai lavorare. Blondi non ci sta a buttare la sua vita nel quartiere, non vuole lavorare in condizioni miserabili per pochi soldi come la madre, vuole una vita migliore ed è disposta a tutto pur di ottenerla. Sogna di andare a vivere in Costa Rica. Il sogno diventa una ossessione, la sua vita diventa la ricerca dell’occasione che le possa consentire di partire.

L’ossessione di Blondi mette in marcia il romanzo che dovrebbe raccontare la realizzazione di un sogno e invece diventa il soggetto per un noir ambientato a Genova, nel quartiere del famoso ponte crollato due anni fa, divenuto il simbolo del fallimento sociale e progettuale di questa Italia. I quartieri periferici si assomigliano tutti. Un tempo abitati da famiglie operaie che riuscivano a vivere dignitosamente con il proprio lavoro, ora quartieri poveri, dove le famiglie vivono con sempre maggiori difficoltà economiche, tra privazioni e mancanza di mezzi per assicurare un futuro migliore ai figli. La storia ha come protagonisti dei ragazzi, più o meno di vent’anni, che sono già persi, incapaci di pensare al proprio domani, capaci solo di vivere il presente, senza sogni, prospettive, senza futuro. Si accontentano di vivacchiare, qualche spinello, pomeriggi e serate al bar. Niente impegno, niente lavoro, meglio andare al mare. Un quadro desolante e disperato di una generazione perduta, condannata dalla crisi della città e della società, incapace di trovare il modo di formare e indirizzare nel modo giusto i suoi giovani. Un libro triste, pregno di un pessimismo senza via di scampo. Lo stile è semplice, diretto, c’è molto slang giovanile nei dialoghi. Una trama coinvolgente e ben ritmata anche se non c’è empatia per i giovani protagonisti, c’è rabbia per la loro inettitudine e la mancanza di energia, di volontà. Questo libro non traccia un ritratto lusinghiero dei giovani d’oggi, ma è anche un modo per rinfacciare a quelli più grandi il loro di fallimento, per come hanno ridotto la società. Non è colpa dei giovani se si ritrovano a vivere in un paese ridotto in queste condizioni, con la scuola pubblica spesso inadeguata, senza concrete prospettive di trovare un lavoro che li faccia crescere, che li aiuti a divenire responsabili. L’educazione dei figli ricade quasi completamente sulle famiglie, che spesso sono inadeguate e senza mezzi economici per seguire e formare i figli come servirebbe. E’ anche colpa di chi è arrivato prima, di chi non ha fatto niente per evitare tutto questo.

Il grande sonno

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Titolo: Il grande sonno

Autore: Raymond Chandler

Editore: Adelphi

Traduzione: Gianni Pannofino

Philip Marlowe è un giovane investigatore privato che viene ingaggiato da un ricco e anziano ex generale che ha ricevuto una lettera con cui viene ricattato. Marlowe si mette subito al lavoro e scoprirà presto come le intraprendenti figlie del generale siano in vario modo collegate ad alcuni personaggi di spicco della malavita di Los Angeles. Dal libro è stato tratto un famoso film in cui hanno recitato alcune grandi star del cinema americano.

Il grande sonno è stato pubblicato nel 1939 ed è considerato il romanzo che ha inventato il genere “noir”, in cui le vicende criminali sono raccontate con inedito realismo trattando temi scottanti come la corruzione e la violenza molto diffusa nella società.

L’investigatore Marlowe è un personaggio inedito per la letteratura gialla dell’epoca, grande fisico, veste con eleganza nonostante non sia ricco, ha solo 33 anni ma ha già vissuto tante vicende scottanti e pericolose. Si comporta come i malviventi che deve contrastare e collabora con la polizia senza apparire mai in prima fila. E’ un tipo solitario, non si prende troppo sul serio, affronta la vita con sarcasmo ed è sempre molto critico con le persone benestanti che conducono una vita agiata lontana dalla quotidianità delle persone comuni. Ha grande rispetto per i suoi clienti ed ha un grande senso del dovere. Il libro è ambientato a Los Angeles quanto era ancora una città equivoca, lontana dai fasti ed il lusso di oggi, piena di locali malfamati.

La trama è complessa ed articolata, abbondano le descrizioni precise e dettagliate che sono una specie di marchio di fabbrica dell’autore, tutto è raccontato in modo diretto, senza filtri, i dialoghi sono diretti ma anche pieni di fascino ed eleganza.  A distanza di oltre ottant’anni dalla pubblicazione, il libro mantiene inalterato il suo fascino, anche per il lettore di oggi di libri gialli e noir che escono ogni anno a centinaia, pieni di azioni mirabolanti, tecnologie inarrivabili ed effetti speciali. Ma quanti di questi libri saranno attuali a ottant’anni dalla pubblicazione?

I segreti del professore

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Titolo: I segreti del professore

Autore: Cristina Rava

Editore: Rizzoli

Un noir interregionale, tra Piemonte e Liguria, una ambientazione ben riuscita con descrizioni dei luoghi molto efficaci. Protagonista l’ex commissario di polizia Bartolomeo Rabaudengo, pensionato libero da impegni familiari, con il medico legale Ardelia Spinola, entrambi coinvolti in una indagine su alcuni omicidi commessi da un serial killer. Altri protagonisti del romanzo nascondono delle verità che non possono essere svelate. Il professore Federico Giraudo è uno scrittore affermato che vive in disparte, non ha grandi contatti con il mondo esterno, vive con un dolore che non può manifestare, ha affidato la sua vendetta a tre fogli in cui descrive i fatti che tanto dolore gli hanno provocato. Una parrucchiera aspirante scrittrice riesce a scrivere una storia misteriosa e agghiacciante, che trova anche un editore. La fonte di ispirazione del racconto rimane un mistero. Una ecologista ed uno psicoterapeuta vengono uccisi e ci sono molte analogie tra i due assassinii con il contenuto del romanzo della parrucchiera. Le vittime sembrano essere uccise secondo un rituale ben studiato, con tre colpi sparati al petto, a formare un macabro triangolo sul corpo dei poveri cadaveri. Nessun indizio, nessun punto di partenza per una indagine complicata e che con il passare del tempo rischia di vedere aumentare il numero delle vittime.

La storia racconta le vicende di molti personaggi, tante storie d’amore, alcune possibili altre impossibili, alcuni tradimenti. Tante storie parallele che all’inizio il lettore segue con qualche difficoltà, ma piano piano la trama di dispiega e tutto trova la sua giusta collocazione. Un romanzo dal ritmo incalzante e ben scadenzato, una storia complessa e costruita con inventiva, raccontata con dovizia di riferimenti alle abitudini dei luoghi in cui si svolgono i fatti. Il commissario Rabaudengo si dimostra simpatico e molto attivo e intraprendente per essere un pensionato. Un noir ben assortito per qualche ora di evasione in questo periodo di quarantena forzata.

Nero come la morte – Tullio Avoledo

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Titolo: Nero come la notte

Autore: Tullio Avoledo

Editore: Marsilio

“Le Zattere” è un edificio residenziale per gente facoltosa che è stato abbandonato prima che fosse finito che si trova in una città del nord est non meglio definita. Ora è occupato da una comunità di emarginati provenienti da ogni zona da cui ci sia una ragione per scappare. Sergio Stoker in passato era un bravo poliziotto, ma aveva avuto qualche problema con la droga e con la violenza con cui firmava le sue indagini. Un giorno si risveglia nell’ospedale precario delle Zattere. Non ricorda molto della sua vita precedente, non sa perché si trova lì. Rimane tra la vita e la morte per un tempo indefinito. Quando è guarito, il Consiglio della Comunità Le Zattere gli affida il compito di indagare sulla morte di tre ragazze della comunità. Sergio Stokar inizia una indagine che si rivelerà molto pericolosa anche per uno come lui abituato da sempre a vivere pericolosamente. Stokar indaga e ricostruisce sé stesso, il suo passato e la memoria di quello che è stato ed ora non è più. Il suo corpo è malmesso, ci sono evidenti cicatrici che sono il lascito del suo passato. La sua mente è condizionata dai suoi ricordi, che sono quelli di un razzista e feroce poliziotto che applica la legge con metodi tutti suoi, di un ex marito che è stato abbandonato dalla moglie a causa dei suoi problemi.

In questo romanzo le ambientazioni sono quelle di un degrado totale, sociale e urbano, dove il male è ovunque anche se a volte rivestito da una facciata esteriore di appartenenza alla società normale. La scoperta della verità sulle morti delle ragazze costringerà Stokar ad un percorso tra i vari inferni delle nostre città, tra i capi della malavita organizzata e alcuni esponenti della finanza, sette segrete ed ogni forma di depravazione sociale. Le Zattere sono viste dalla gente comune come la prova del degrado della nostra società che invece è ovunque, senza possibilità di poter sperare in un miglioramento. Una storia molto “noir”, raccontata in modo efficace, intrecciando le vicende del romanzo con riferimenti alla economia e la politica dei giorni nostri. Per tutto il libro si ha l’impressione che nulla possa cambiare un mondo così degradato che non ha alcuna possibilità di cambiamento tranne che nel finale quando di intravede una speranza.

La danza del Gorilla – Sandrone Dazieri

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Titolo: La danza del gorilla

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: Rizzoli

Gorilla soffre di disturbo dissociativo dell’identità. In lui convivono due persone, il Gorilla e il Socio, il suo alter ego, sempre pronto ad intervenire ed in genere a mettere nei guai il Gorilla. Vive ad Amsterdam, su una barca, apparentemente lontano dai guai in cui aveva vissuto negli anni precedenti. Ora deve tornare a Milano, un suo amico è morto e non può mancare al suo funerale. Ha inizio così “La danza del gorilla”, l’ultimo in ordine di tempo, dei romanzi di Sandrone Dazieri. Un romanzo noir ambientato nella Milano contemporanea, una città che muta in continuazione, dove i soldi comandano su tutto.

Sandrone Dazieri scrive in modo lineare e scorrevole, racconta storie forti in modo diretto e veritiero. Così come il Gorilla ha una doppia personalità, la citta di Milano viene descritta come una città moderna ed affascinante con i suoi nuovi quartieri e grattacieli ma che dietro il velo della modernità, nasconde la città dei disperati, dei drogati, degli immigrati clandestini, di coloro che non hanno mai abbandonato la lotta politica clandestina. E’ qui che si scatena la scrittura di Dazieri, quando c’è da descrivere le verità scomode, gli ambienti criminali delle città moderne. Un romanzo che racconta un mondo in cui il denaro comanda anche la giustizia e decide chi deve pagare e quanto. Il denaro non riesce a comandare solo il Gorilla, un uomo che ha deciso di vivere fuori dal coro. Un libro che tritura la realtà moderna e la critica. Un libro che piacerà a chi vuole leggere una storia dissacrante, piena di azione e ben costruita.

La ragazza del Kyushu – Matsumoto Seicho

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Titolo: La ragazza del Kyushu

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Traduzione: Gaia Maria Follaco

“La ragazza del Kyushu” è Kirilo, una giovane impiegata cha abita a Kitakyushu (la città dove è nato l’autore Matsumoto Seicho). Kirilo arriva a Tokio dopo un lungo viaggio in treno per incontrare il famoso avvocato Kinzo Otsuka, un principe del foro, un penalista tra i più famosi del Giappone. Kirilo vuole chiedere a Otsuka di difendere il fratello che è stato accusato di aver ucciso una donna che gli aveva prestato ad usura dei soldi. Kirilo è una donna mite e gentile, durante l’incontro con l’avvocato spiega le ragioni della sua visita. Otsuka risponde negativamente alla richiesta della ragazza, sia perché è molto impegnato ma anche e soprattutto perché la donna ammette candidamente di non avere i soldi per pagarlo. Chiede una cospicua riduzione della parcella ed una dilazione del pagamento. Ma Otsuka non vuole saperne, deve raggiungere l’amante in un esclusivo club di golf e non vuole perdere tempo in chiacchiere inutili. Kirilo insiste, prova anche a tornare il giorno successivo per un nuovo incontro con l’avvocato, ma riceve un secondo e definitivo rifiuto da parte della sua segretaria. Kirilo lascia Tokio, offesa ed umiliata, senza aver raggiunto il risultato che sparava, ma la sua vita cambierà in modo inaspettato e la cosa avrà conseguenze inimmaginabili per altri protagonisti del libro.

Questo libro è un giallo con una trama costruita con abilità e precisione dove ogni parte del racconto è funzionale allo sviluppo degli eventi futuri e nulla è lasciato al caso, è il caso di dirlo, con nipponica precisione. Un racconto con una serie di eventi che creano una tensione sempre crescente, con uno stile narrativo essenziale, senza lungaggini o digressioni. I dialoghi e le ambientazioni sono tipiche giapponesi ed abbastanza diverse da quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente noi occidentali. I modi ed i comportamenti dei giapponesi sono molto diversi rispetto alle nostre abitudini, la cortesia e l’apparenza sono molto più importanti che da noi e tutto deve avvenire con sequenze e modalità ben precise, per non apparire scortesi o troppo sfrontati.

Il romanzo racconta come le ferite della vita possono cambiare le persone, di come il dolore possa portare a produrre azioni vendicative incredibili, di come la superficialità e l’egoismo possano portare persone importanti a commettere errori fatali. Il libro ci racconta qualcosa sul sistema giudiziario giapponese, lo mostra come una macchina non proprio efficiente, dove si prendono per buone soluzioni di comodo tanto per arrivare ad una conclusione, senza nessuna pietà o considerazione per un innocente condannato addirittura alla pena di morte. Ma certe ferite trovano conforto solo con la vendetta, se la giustizia non fa il suo dovere.

 

La ragazza che doveva morire – David Lagercrantz

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Titolo: La ragazza che doveva morire

Autore: David Lagercrantz

Editore: Marsilio

Traduzione: Laura Cangemi

La saga di Millennium è arrivata al sesto capitolo. Il romanzo si chiama “La ragazza che doveva morire”. La formidabile serie di romanzi iniziata da Stieg Larsson, morto prematuramente, proseguita da David Lagercrantz, arriva all’epilogo.

Lisbeth Salander è sparita, ha venduto l’appartamento di Stoccolma ed è partita per un luogo sconosciuto. Neanche Mikael Blomkvist sa dove si trova la sua amica hacker. Lisbeth vuole chiudere definitivamente i conti con la odiata sorella che si è sistemata in Russia dove gestisce le sue numerose attività illecite. Un senza tetto viene trovato senza vita in un parco pubblico di Stoccolma, con in tasca il numero di telefono proprio di Mikael Blomkvist, che viene subito coinvolto nelle indagini. Inizia una trama che intreccia storie diverse, con un ritmo serrato, un continuo incalzare di eventi, tra inchieste di Mikael, azioni di Lisbeth che cerca vendetta per sé e per chiunque lei ritenga di meritare la sua protezione, avventure di vario tipo di altri protagonisti, l’indagine su una sfortunata spedizione sull’Everest che coinvolge il povero barbone ritrovato cadavere nel parco. Un libro che mette insieme criminali russi, aziende produttrici di “fake news”, il passato di Lisbeth che torna sempre a mettere in pericolo lei e Mikael, una storia che riguarda molto da vicino il ministro della difesa svedese e che sarà oggetto di un fortunato numero della rivista “Millennium” che si confermerà come la migliore rivista di giornalismo di inchiesta della Svezia.

Ci sono tutti gli ingredienti che hanno determinato il successo della serie. Avventura, tecnologia, giornalismo, vite private dei protagonisti, relazioni sentimentali, personaggi unici dalla personalità quanto meno originale, che hanno reso la saga “Millennium” una delle più fortunate produzioni letterarie degli ultimi anni. Ho letto il libro tutto di un fiato, così come è stato per gli altri cinque. Sarà anche una operazione commerciale per sfruttare il successo dovuto alla vena creativa di Stieg Larsson, ma David Lagercrantz è stato bravo a proseguire la serie, senza snaturare il carattere dei protagonisti, apportando qualche piccolo aggiornamento dato che il tempo passa per tutti.  In questo sesto romanzo Lisbeth porta i capelli corti, veste in modo sobrio ed ha rinunciato ai piercing per meglio confondersi tra la gente per portare a compimento i suoi piani. Mikael è rimasto il solito idealista eternamente attratto dalle donne ma come giornalista si trova in difficoltà a raccontare il mondo contemporaneo dove è difficile catturare i lettori raccontando la verità frutto di grandi inchieste e combattere la montagna di fake news che inonda il mondo dell’informazione. David Lagercrantz ha saputo adattare il suo stile a quello del suo predecessore, riuscendo comunque a dare la sua impronta caratteristica, fatta di analisi dettagliate ed attenzione per i dettagli, riuscendo ad arricchire la saga con ulteriori tre romanzi senza creare discontinuità rispetto ai precedenti. Ma tutto ha una fine e da “fan” della serie credo che sia un bene che la saga “Millennium” termini qui. I personaggi non hanno nessun segreto, ne hanno viste e combinate di tutti i colori e il rischio di ripetersi o di essere prevedibili e di perdere mordente è molto forte, anche se fin qui l’autore non ha mostrato alcun segnale di stanchezza. Una chiusura in bellezza, il velo di tristezza per aver finito di leggere l’ultimo libro della serie è subito rimosso dal ricordo del divertimento che Lisbeth e Mikael ci hanno regalato.

Il delitto ha le gambe corte – Christian Frascella

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Titolo: Il delitto ha le gambe corte

Autore: Christian Frascella

Editore: Einaudi

E’ la sera della festa di Barriera di Milano, un tempo quartiere proletario ed industriale della Torino del dopoguerra, ora area in crisi in attesa di piani di recupero e di riqualificazione che ha perso la sua connotazione originale per diventare un quartiere multietnico con gli inevitabili problemi legati al declino industriale ed il conseguente degrado sociale. E’ una sera di festa, le diverse comunità del quartiere si abbandonano a canti e danze, è l’occasione per conoscersi e per mostrare agli altri le tradizioni delle proprie origini. Una ragazza americana, Catherine Rovelli, giovane e bellissima, incrocia lo sguardo con Contrera e dà inizio al romanzo.

Contrera è nativo di Barriera, non vorrebbe essere nato in nessun altro posto, detective non proprio di successo con ufficio in una lavanderia a gettoni gestita da un extracomunitario. Era un poliziotto ma è stato allontanato dal corpo perché ha cercato di spacciare la droga sequestrata alla malavita. Ha divorziato dalla moglie ed ha una figlia adolescente che vede pochissimo a cui non è in grado di versare alcun tipo di aiuto economico. Vive a casa della sorella Paola, mal sopportato dal cognato ma adorato dai nipotini. Un vero disastro la vita di Contrera che continua a fare il detective anche se da questa attività non riesce a guadagnare abbastanza per condurre una vita autonoma. Ma lui è uno spirito libero e non cede, vuole continuare la sua vita di stenti ma condotta in libertà, anche se questo vuol dire sfruttare la sorella che gli presta l’automobile e ogni tanto anche qualche soldo. Questo “Il delitto ha le gambe corte” è il secondo libro che vede Contrera come protagonista, questa volta impegnato in tre diverse indagini. La prima è relativa al ritrovamento di Catherine, scomparsa dopo aver ucciso uno spacciatore investendolo con l’automobile. La ex moglie di Contrera è perseguitata da uno stalker che la molesta e che minaccia anche sua figlia Valentina. Contrera sarà costretto ad una nuova convivenza con la ex moglie ed anche con sua figlia Valentina per proteggerle e cercare di annientare lo stalker. Oltre a questo, Contrera deve anche ritrovare un cuoco cinese scomparso, che è un ottimo conoscente di arti marziali e che si rivela essere un tipo molto pericoloso e inavvicinabile ed a farne le spese sarà proprio il povero Contrera.

La storia mette insieme le avventure collegate alle tre indagini e Contrera si ritroverà ad affrontare ‘ndrangheta, mafia nigeriana, spacciatori, ex colleghi, ex moglie, figlia, cognato, vecchie amicizie, senza avere l’aiuto e la comprensione di nessuno, a parte la sorella. Le varie scene sono raccontate con umorismo e sarcasmo, con continui cambi di ambiente, imprevisti e colpi di scena che rendono la lettura piacevole e varia. Contrera combatte la sua squallida situazione con l’unica arma che riesce a maneggiare, ossia l’ironia, con cui prova a risolvere le situazioni incresciose in cui si trova, sempre in fuga dalle sue responsabilità, ma mai completamente sconfitto. Teoricamente il libro dovrebbe essere inserito nella categoria Noir ma è anche un romanzo sulla società attuale, ne descrive le contraddizioni, l’immoralità e l’ipocrisia. Contrera più che un detective sembra un personaggio della commedia all’italiana, sbruffone, cialtrone, ma in fondo, nonostante tutto, con un suo senso morale che lo porta a scoprire la verità, anche a discapito della sua incolumità.

I Cospiratori – Un Su Kim

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Titolo: I cospiratori

Autore: Un Su Kim

Editore: HarperCollins

Traduzione: Alberto Pezzotta

Ho comprato questo libro “I cospiratori” di Un Su Kim per la curiosità di leggere un libro del genere “noir” scritto da un autore sudcoreano, cosa abbastanza singolare nel nostro panorama editoriale.

Il protagonista si chiama Raeseng ed è un killer professionista, che lavora agli ordini dei Cospiratori ed esegue i piani organizzati dai Pianificatori. Raeseng non chiede nulla sulla vittima, esegue il suo compito senza esitazioni, rispetta le regole, precise, inderogabili. La vittima viene uccisa, il cadavere viene fatto cremare in un forno per animali, le ceneri disperse per evitare che in nessun modo possa essere ritrovata alcuna traccia che potesse far risalire all’identità della vittima. Un bel giorno Raeseng scopre di essere lui una delle vittime da eliminare e allora per lui tutto cambia.

Un romanzo originale, con i personaggi che indagano sulla propria vita ed un confronto da un mondo antico in via di sparizione ed il nuovo mondo che sta per arrivare ma che in fondo ha gli stessi difetti del vecchio. Tanti richiami alla cultura “pop”, tanti riferimenti ai moderni fenomeni giapponesi ed alla filmografia orientale. Una atmosfera dominata dalla malinconia con molti sconfinamenti nel surreale ed a tratti nell’inverosimile. Molte scene violente raccontate spesso con umorismo. I personaggi sono tutti fuori di testa, le vicende che li riguardano sono grottesche. I dialoghi sono efficaci, le scene raccontate con molto verismo e precisione. Tanti riferimenti ad opere letterarie italiane che probabilmente hanno grande importanza nella cultura coreana. Un libro singolare che non mi ha convinto pienamente ma che merita una segnalazione.

Alla fine del viaggio

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Titolo: Alla fine del viaggio

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

La cittadina di Valdenza è teatro di un efferato ed insolito delitto. Un uomo legato ad una sedia a rotelle viene lasciato in mezzo ai binari ferroviari e viene travolto da un treno in corsa. Ovvio che non è stato un incidente ma un terribile e macabro omicidio proprio alla vigilia del palio di San Jacopo, l’evento dell’anno a Valdenza. Il giorno dopo, durante i festeggiamenti in piazza, un uomo si suicida sparandosi un colpo in pieno viso. Le indagini portano verso una pista pedofila ma gli eventi si susseguono e le indagini scopriranno collegamenti con eventi criminali del passato le cui indagini sono state condotte in modo approssimativo e frettoloso, lasciando diversi dubbi sulle conclusioni tratte a suo tempo degli investigatori. I recenti sviluppi costringeranno le autorità a riaprire indagini chiuse e dimenticate. Un periodo lavorativo difficile per il commissario Casabona, impegnato anche sul fronte della sua vita privata, dato che la moglie Francesca, dopo tante difficoltà passate per guarire da un brutto male, decide di lasciare il marito.

Antonio Fusco è un napoletano trasferito in Toscana ed è un funzionario della Polizia di Stato, oltre che scrittore di romanzi noir. Da addetto ai lavori, conosce alla perfezione i meccanismi delle indagini, le condizioni lavorative dei commissariati, le difficoltà di un lavoro reso famoso da film, sceneggiati e romanzi, che mettono in risalto alcuni aspetti più spettacolari, ma che non sempre rendono giustizia alla fatica, ai sacrifici ed alle rinunce che comporta questo lavoro, che è duro, faticoso, destinato a persone con alto senso del dovere e dello Stato. Nel suo ultimo romanzo, “Alla fine del viaggio”, Antonio Fusco è riuscito a mescolare crimini, indagini e vita privata dei protagonisti, sempre con misura ed attenzione all’aspetto umano. Il commissario Casabona è un uomo dai principi morali saldi, la cui vita non è mai stata in discesa, ha saputo affrontare tanti problemi e difficoltà, ed ora si trova anche a dover sopportare l’abbandono da parte della moglie, un fatto imprevisto, a cui era completamente impreparato. Casabona ha una enorme esperienza di vita maturata sul campo, ha affrontato persone e situazioni di ogni tipo, è diventato un profondo conoscitore dell’animo umano e riesce, in tutte le circostanze, ad analizzare i comportamenti degli altri, senza lasciarsi andare a giudizi affrettati o azioni di cui di potrebbe pentire.  Le indagini riempiranno le giornate lavorative di Casabona che non avrà tanto tempo per pensare alla separazione dalla moglie, anche se la cosa lo rattrista e lo fa soffrire. Ma Casabona è un uomo integro che affronta la difficoltà con razionalità, senza risentimenti. Le indagini sugli omicidi di Valdenza affrontano il mondo della pedofilia e di internet e ci porteranno a conoscere meglio il fenomeno del “dark web” e dei loschi traffici che avvengono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere, spesso nella più totale immunità. Un romanzo dalla trama più complessa rispetto ai precedenti romanzi di Fusco, con tanti personaggi, con storie del presente e del passato, che si intrecciano e rivelano fatti violenti e terribili, che hanno generato a loro volta reazioni per punire colpevoli che la giustizia ufficiale non è riuscita a trovare.

Delitti senza castigo

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Titolo: Delitti senza castigo

Autore: Loriano Macchiavelli

Editore: Einaudi

Tutti gli autori, scrivendo un libro, hanno un obiettivo, uno scopo ben preciso. Alcuni creano storie per sorprendere i lettori con trame complesse, altri puntano tutto sui continui colpi di scena, per intrattenere il lettore e divertirlo. Altri scrittori scrivono “gialli” o “noir” per raccontare il crimine ed esplorare gli aspetti più violenti dell’animo umano. Altri invece usano la trama del libro poliziesco come sfondo per raccontare qualcosa di più importante, che possa essere di insegnamento per tutti i lettori. Loriano Macchiavelli è uno scrittore del genere “noir” ma i suoi libri sono molto di più di un poliziesco. “Delitti senza castigo” è un libro dove i crimini e le indagini servono come contorno a dei contenuti profondi quali sono le lezioni che ci lascia la storia e che non dobbiamo dimenticare. Così come non dobbiamo dimenticare che anche gli ultimi e gli emarginati  hanno diritto alla giustizia, che invece loro viene spesso negata.

Lo stile di scrittura è asciutto, diretto, senza troppi giri di parole. “Delitti senza castigo” racconta fatti accaduti negli anni novanta e nel dopoguerra. I vari delitti irrisolti del presente, raccontano l’Italia di quegli anni, che sono stati il preludio dei grandi cambiamenti politici e sociali che in qualche modo hanno cambiato la vita degli italiani. I racconti del periodo della Seconda guerra mondiale, raccontano alcune stragi naziste viste dal punto di vista di piccoli protagonisti, di persone capitate per caso in avvenimenti terribili ed efferati, di cui non si dovrebbe mai perdere la memoria. Ora come in passato, tanti colpevoli sono rimasti sconosciuti, tante persone non hanno avuto giustizia. I crimini irrisolti spesso hanno come vittime persone ai margini della società, persone di cui nessuno si preoccupa.

Il protagonista di “Delitti senza castigo” è Sarti Antonio, sergente di polizia, questurino a Bologna, affiancato dal suo compagno di avventure da Rosas, detto il talpone. Sarti Antonio è un piccolo giustiziere di coloro che vivono ai margini dela società, di quelli che non contano, degli esclusi. Sono tempi duri a Bologna, diversi delitti rimangono senza colpevole, la città sembra impazzita. I nervi di Sarti Antonio sono messi a dura prova. Anche un innocuo barbone, noto a tutti come Settecappotti, per la sua abitudine di portare tanti cappotti sia in estate che in inverno, per proteggersi dalle radiazioni cosmiche, viene aggredito e ridotto in fin di vita per le percosse ricevute. Sarti comincia ad indagare su questa aggressione del tutto inspiegabile. L’indagine porta Sarti a villa Rosantico, di proprietà di un facoltoso industriale delle acque minerali e della sua giovane ed avvenente moglie, Elena, che tra ammiccamenti e piccole provocazioni, mette a dura prova i principi morali di Sarti. L’indagine porterà il sergente anche in Calabria, sulle tracce del marito di Elena, ma il cuore del racconto è nella scoperta di un legame indicibile tra alcuni protagonisti del racconto con episodi tra i più sanguinari e violenti accaduti durante la Seconda guerra mondiale.

I tempi nuovi

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Titolo: I tempi nuovi

Autore: Alessandro Robecchi

Editore: Sellerio

Una utilitaria parcheggiata alla periferia di Milano. Nell’interno un cadavere, le mani legate al volante con le fascette di plastica usate in genere dagli elettricisti, il foro di una pallottola alla tempia, un violento colpo alla nuca. Il morto si chiama Filippo Maria Gelsi. Le indagini scopriranno che era un ragazzo a posto, ottimo studente universitario, fidanzato con una brava ragazza, nato in una famiglia di persone rispettabili. Qualche lavoretto saltuario per mettere da parte i soldi per un viaggio in America. Le indagini sono affidate ai sovraintendenti Ghezzi e Carella e nonostante l’abbondanza di indizi, non riescono a capire da dove partire. Alla agenzia investigativa “Sistemi Integrati” di Oscar Falcone, amico di Carlo Monterossi, noto autore televisivo, si presenta una nuova cliente, Gloria Grechi, impiegata amministrativa di uno studio medico, che chiede di indagare sulla scomparsa del marito Alberto. La donna ha un comportamento strano, per niente turbata dalla scomparsa del marito, certa del suo ritrovamento e del fatto che il marito non sia scappato con una amante. Gloria convince l’agenzia ad occuparsi del caso anche grazie ad un congruo anticipo in contanti. L’agenzia ha da poco acquisito una nuova collaboratrice, Agata Cirielli, ex poliziotta e collega di Ghezzi e Carella. Carlo Monterossi, aiuta il suo amico Oscar Falcone nelle attività dell’agenzia, per umana curiosità e si troverà coinvolto in prima persona nelle indagini sulla sparizione del marito della signora Ghechi molto più di quanto avesse potuto immaginare. La trama ha un breve ma significativo spazio per una vicenda tra adolescenti. Una ragazzina di 14 anni si è lasciata fotografare in qualche posa osé da un ragazzo più grande che minaccia di pubblicare le foto, terrorizzando la ragazzina che per la vergogna non vuole più uscire di casa ed andare a scuola. Il ragazzo delle minacce è figlio di un importante personaggio, uno che scrive libri, che parla in televisione e che non vuole credere che suo figlio possa essere coinvolto in una faccenda squallida come quella delle foto. Il padre “intellettuale” userà tutta la sua influenza per evitare che il figlio sia messo in cattiva luce dalla vicenda, ma intanto riceve una pesante lezione che lo umilierà di fronte a tutta la cerchia dei suoi amici. E questo grazie alla generosità di Ghezzi che ha preso a cuore le sorti della ragazzina. Robecchi si diverte a prendere in giro il tipo di intellettuale rappresentato dal padre del ragazzo, che si protegge dietro le sue conoscenze per evitare di prendere atto della realtà e quindi capire che suo figlio è un mezzo delinquente.

La vicenda è ambientata a Milano, descritta in modo realistico, lontano dai soliti luoghi comuni. Una città in cui circola un fiume di denaro frutto di attività illecite, come scommesse clandestine, spaccio di droga, malaffare di ogni tipo. Tali attività fruttano molti soldi in contanti, che devono essere riciclati per poter essere di nuovo messi in circolazione. Le attività illecite trovano facile manovalanza in giovani disoccupati o semplici pensionati, a cui non sembra vero di poter raggranellare un po di soldi facili, per una o due ore di lavoro semplice come portare un pacco o una borsa ad un indirizzo ben preciso. Nessuno è al corrente del contenuto dei pacchi, nessuno fa domande troppo dettagliate. La povera gente non ha i mezzi per tirare avanti mentre il crimine cresce e si dilaga a macchia d’olio. Monterossi si trova a combattere la sua guerra personale contro la TV spazzatura e la sua trasmissione “Crazy Love” che pure gli ha garantito fama e ricchezza, ma che ormai è diventata una esibizione continua del peggio che una TV commerciale è in grado di offrire. Una trama articolata e piena di diversi personaggi e storie parallele che alla fine confluiranno tutte in un unico finale. Il libro è scritto con il solito stile divertente ed irriverente di Alessandro Robecchi. Dietro la trama “Noir”, l’autore ha scritto una vera e propria critica ai tempi in cui viviamo, mostrando il lato peggiore della nostra società che spesso tende a ignorare o coprire i fenomeni negativi e di  degrado, nonostante le evindenze . Un libro piacevole, ben scritto, che parte lento per poi prendere una velocità inaspettata, con eventi che si accavallano con un ritmo inarrestabile. i libro è meritatamente ai primi posti delle classifiche di vendita e gli appassionati del genere non rimarranno sicuramente delusi.

Le parole di Sara

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Titolo: Le parole di Sara

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Rizzoli

Sara Morozzi e Teresa Pandolfi hanno lavorato nella stessa unità dei Servizi. Sara ha abbandonato il lavoro dopo la perdita del marito e del figlio. Era stata una grande investigatrice, nessuno come lei sapeva interpretare il linguaggio del corpo. Sara ha rinunciato a tutto, preferendo vivere nell’oblio e nel ricordo del marito e del figlio, riservando tutto l’affetto di cui è capace verso il nipote Massimiliano, il bambino che suo figlio ha concepito con Viola prima di morire. Viola è una ragazza intelligente e capace, fotografa alle prime armi con un certo talento, che è riuscita ad instaurare con Sara un buon rapporto. Le due donne si aiutano a vicenda per superare la situazione difficile in cui si trovano e per dare al bambino tutto l’affetto possibile pur con i limiti della loro situazione famigliare. In questo è di aiuto l’ispettore Davide Pardo, che è molto affezionato al bambino e che prova a tutti i costi di far innamorare Viola, che però non vede il lui il suo uomo ideale. Viola aiuta Sara nelle sue rare indagini, quando qualcuno si ricorda delle sue abilità. Teresa è rimasta in servizio e per non avere intralci nella carriera ha preferito non sposarsi, vivendo avventure brevi, sfruttando la sua avvenenza e la sua posizione gerarchica per avere rapporti con uomini molto più giovani di lei, avventure da una notte, senza nessun coinvolgimento sentimentale. Ma l’ultima avventura di Teresa è stata diversa, si era innamorata di un giovane ricercatore che era stato inserito nell’Unità per uno stage, Sergio Minucci, che ad un certo punto sparisce senza lasciare traccia. Teresa si rivolge alla sua amica Sara per iniziare una personale indagine. Teresa sa che ha infranto delle regole ma vuole scoprire la verità prima che qualcuno insabbi tutto.

Maurizio De Giovanni, nonostante il grande successo del personaggio del Commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone, ha deciso di lanciare una seconda serie di romanzi che vedono Sara Morozzi come protagonista. In questi libri lo stile narrativo è più semplice, la città di Napoli è solo uno sfondo, protagoniste indiscusse della storia sono Sara e Teresa, con i loro pensieri ed i loro problemi. Il libro tratta molti argomenti di estrema attualità come la collusione tra politica e malavita, l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento degli immigrati da parte di imprenditori spietati e privi di umanità, il cattivo funzionamento della giustizia. Sara è uno dei poliziotti il cui senso della giustizia rimane indelebile nonostante non sia più in servizio e nonostante le vicende della vita la abbiano portata ad abbandonare tutto, ad estraniarsi, per scontare il senso di colpa per il figlio a cui non era riuscita a dare l’amore che avrebbe voluto e per convivere con l’immenso dolore dovuto alla morte del marito. Ma se c’è da aiutare i vecchi colleghi in qualche indagine particolare lei è sempre pronta ad entrare in azione. Le sue doti sono sempre le stesse, la capacità di mimetizzarsi, la lettura del linguaggio del corpo, l’intuito investigativo. Nei due libri dedicati a Sara, DeGiovanni mette in secondo piano l’aspetto investigativo per dare maggiore spazio ai sentimenti ed alle riflessioni dei protagonisti. Questo non è un limite del libro ma una diversa impostazione della trama che aiuta ad allargare l’interesse per il libro.