I bastardi vanno all’inferno

Titolo: I bastardi vanno all’inferno

Autore: Frédéric Dard

Editore: Rizzoli

Traduzione: Elena Cappellini

 

Una storia ambientata nel sud della Francia, negli anni Cinquanta. Due galeotti si trovano nella stessa cella. Uno è una spia, l’altro è un agente dei servizi segreti sotto copertura, con la missione di scoprire il più possibile sulla spia. I due sono subito diffidenti uno dell’altro, si accusano a vicenda, si picchiano, finiscono nelle celle di rigore, poi tornano nella stessa cella e decidono di evadere insieme. La fuga sarà una avventura imprevedibile, con una strana donna che entra nella vita dei due. Il lettore non sa quale è la spia e quale è l’agente. E dalla lettura non scaturiscono indizi.

Frédéric Dard è stato un grande autore attivo fin dagli anni Quaranta, scomparso nel 2000. Questo libro, I bastardi vanno all’inferno, uscito nel 1956, è una delle sue opere che viene ristampata in Italia in questo periodo in cui l’autore sta avendo una meritata riscoperta. Una storia cruda, una atmosfera cupa, una trama con uno sviluppo lineare nella sua complessità, con i protagonisti che si sfidano in continuazione in un braccio di ferro psicologico. La storia è tutta costruita sull’evoluzione del rapporto tra la spia e l’agente segreto. Da odio e diffidenza a prima vista, vivono una serie di vicissitudini e di dolorose avventure. Ogni volta che un barlume di amicizia comincia a fare breccia, c’è la paura di diventare amici che riporta le relazioni al punto di partenza. Ma il tempo fa il suo lavoro, come pure le sofferenze, l’odio si stempera, diventa sopportazione, poi collaborazione che mai arriva a diventare totale reciproca fiducia. Un finale duro, anche se non inaspettato. Una storia che è una intensa e coinvolgente indagine nell’animo umano, una ambientazione noir che si adatta alla perfezione ai contenuti del romanzo. Uno stile di scrittura netto, diretto, senza fronzoli, che colpisce il bersaglio in modo implacabile.

Perdenti

Titolo: Perdenti

Autore: Gianluca Ferraris

Editore: Piemme

Una storia Noir ambientata a Milano, dedicata ai perdenti, categoria di persone numerosa e che tutti fanno finta che non esista, così concentrati ad esaltare le vite e le carriere dei vincenti. In questo libro i perdenti sono avvocati di successo caduti in disgrazia, ex cantanti di successo, poliziotti frustrati, ragazzi con esistenze difficili. Da vincenti a perdenti il passo è breve. Qualche problema familiare o sentimentale, qualche distrazione con l’alcol o alla ricerca di compagnie notturne e la vita cambia completamente. Ne sa qualcosa l’avvocato Ligas, che ha visto la sua vita cambiare drasticamente in pochissimo tempo, dal divorzio con la moglie, all’allontanamento dal prestigioso studio di avvocati di cui era socio. Sarà la difesa della ex star della musica Giacomo Nava, accusato ingiustamente di aver ucciso un poliziotto, a dare a Ligas la forza per recuperare fiducia in sé stesso e provare a dare una svolta alla sua vita.

Milano viene descritta come una città dove tutti sono impegnati a cercare il successo e il guadagno, non importa se questi traguardi sono raggiunti a discapito del rispetto della legge. Una città dai due volti, quello elegante ed esclusivo delle zone dei ricchi e quello delle periferie, dove la malavita comanda e domina la vita di molte persone. La scrittura di Ferraris è molto incisiva, con uno stile irriverente, pieno di ironia, la trama è lineare e ben costruita, le descrizioni degli ambienti molto precise ed efficace. Molti i temi sociali toccati dal romanzo, dalla condizione dei genitori separati, soprattutto i padri, la diffusione delle droghe, la violenza sulle donne, le difficoltà di comunicazione tra giovani e genitori ed adulti in genere. Un quadro sociale poco allegro, una storia che poco spazio lascia all’ottimismo. Solo il finale lascia qualche spazio all’ottimismo, ma solo per chi ha voglia di combattere.

E verrà un altro inverno

E VERRA' UN ALTRO INVERNO

Titolo: E verrà un altro inverno

Autore: Massimo Carlotto

Editore: Rizzoli

La storia è ambientata in una non definita piccola città del Nord Italia, in una valle con tre paesi e con una unica strada che la attraversa. Bruno Madera è un ricco imprenditore immobiliare che sposa in seconde nozze Federica, unica erede della dinastia Pesenti, famiglia ricca ed influente della valle, appartenente al gruppo dei “maggiorenti”, composto dalle famiglie con il maggior potere, sia economico che politico, che riescono a comandare e decidere il futuro della valle e dei suoi abitanti. Federica ha sposato Bruno senza amarlo, seguendo il volere del padre che invece ha benedetto il matrimonio per motivi economici, dato che la famiglia Pesenti, a causa di alcuni investimenti sbagliati, si trova in condizioni difficili. Federica chiede a Bruno di trasferirsi nella valle e lui, per amore della moglie, accetta. L’inserimento di Bruno nel paese risulterà abbastanza difficoltoso, alcune voci maligne lo vogliono vicino alla criminalità organizzata che avrebbe favorito alcuni suoi affari. Bruno sarà oggetto di alcuni episodi di intimidazione, per invitarlo ad abbandonare la valle. Federica tradirà Bruno con un suo ex e questa discutibile relazione darà inizio ad una serie di eventi imprevedibili. L’unica persona che si mostrerà amica di Bruno è una guardia giurata, una persona ben inserita tra gli abitanti della valle, con la convinzione che le vicende del paese debbano essere risolte tra i valligiani, senza chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. La serie di eventi lo vedrà protagonista, insieme agli altri valligiani, di vicende criminali dove nulla è quello che sembra.

Un romanzo con molti protagonisti, che subiscono le decisioni dei poteri forti, dei maggiorenti, rappresentati dal padre di Federica, che con le sue manipolazioni e il suo freddo opportunismo, dimostra tutta l’inadeguatezza della classe dirigente. Massimo Carlotto è uno scrittore molto attento a rappresentare la realtà della nostra società, trattando temi come la criminalità, la politica, i danni che possono essere causati dall’esposizione mediatica. Altro tema molto sentito da Carlotto è quello delle ingiustizie sociali e delle poche possibilità che hanno le persone di migliorare la propria condizione, un errore è sufficiente per essere messo ai margini, dove la delinquenza organizzata attende per reclutare la manovalanza di cui ha bisogno per condurre i propri loschi affari. Una trama costruita alla perfezione, una serie di eventi concatenati che danno vita ad una storia inquietante, che racconta il nostro paese attraverso le bassezze di cui una comunità apparentemente pacifica è capace, dove bugie, corruzione e fame di guadagno rendono lecito qualsiasi comportamento. Tutti sono contro tutti in una specie di far west dove conta solo il tornaconto personale. Una scrittura priva di orpelli, molto incisiva ed efficace per un ottimo romanzo.

Lontano da casa

LONTANO DA CASA

Titolo: Lontano da casa

Autore: Enrico Pandiani

Editore: Salani

Jasmina Nazeri è una italiana, di origine iraniana. La sua vita è dedicata agli altri, insegna italiano agli immigrati, aiuta quelli che non hanno nulla. Una sera torna a casa e trova dei poliziotti che la stanno aspettando. La invitano a seguirli per un riconoscimento, lei è amica di molti nel quartiere per via del suo lavoro. In un prato vede un corpo, è un uomo di colore, è girato di spalle. Un poliziotto gira la testa del cadavere, lo vede in faccia e riconosce Taiwo, un suo studente con cui ha avuto una breve relazione. Come è possibile che sia stato ucciso? Ci saranno altre morti tra gli irregolari, sembra che qualcuno si diverta ad ucciderli senza motivo. Jasmina si trova coinvolta nelle indagini sull’assassinio di Taiwo, conosce una poliziotta, Pandora, una donna contro tutto il mondo, dal razzismo esagerato e con un carattere insopportabile. Jasmina e Pandora, due persone dal carattere opposto che più non si può, tra di loro nascerà una inaspettata collaborazione.

Una storia ambientata nella periferia di Torino, un tempo abitata dai ceti medi, ora terra di confine, tra la normalità e l’assoluta povertà, tra la legge e l’assoluta illegalità. Un libro popolato da personaggi emarginati, vite fragili, piene di imprevisti, in balia di un destino spesso avverso e implacabile. Il libro e la sua trama, tra il poliziesco e il noir, ci racconta l’evoluzione delle nostre città, il decadimento della vita sociale, le difficoltà delle persone con poche risorse, le segregazioni a cui sono costrette tante persone che potrebbero essere invece delle grandi risorse. Un libro con una trama ben costruita e dei personaggi raccontati soprattutto attraverso i dialoghi, ciascuno con personalità originali e descritte in modo approfondito. Una storia attuale e coinvolgente, di grande interesse.

Fiori

FIORI

Titolo: Fiori

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi

“Fiori” è l’undicesimo romanzo che vede protagonisti i “bastardi”, ossia i poliziotti del commissariato di Pizzofalcone, un quartiere nel centro di Napoli. Il Commissariato di Pizzofalcone è sempre a rischio di essere chiuso, i poliziotti devono scoprire i colpevoli in fretta, non si possono permettere passi falsi. Devono affrontare la diffidenza delle persone del quartiere che non vogliono testimoniare, che non vogliono essere coinvolte nelle indagini, che non si fidano dei poliziotti. Ma i “Bastardi” sono tenaci, affrontano il loro lavoro come una missione, indagano in tutte le direzioni, contro tutto e contro tutti.

Un fioraio viene ucciso nel suo negozio. Era una persona amata e rispettata da tutto il quartiere, una persona gentile e premurosa, che conosceva tutto dei fiori, che li sapeva consigliare ai suoi clienti in base alla tipo di persona a cui andavano regalati ed alla circostanza. In una città come Napoli l’assassinio di un commerciante fa subito pensare alla malavita organizzata, allo strozzinaggio. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso dai soliti omicidi, troppa violenza, troppo accanimento contro una persona a cui tutti volevano bene.

De Giovanni ci continua a raccontare Napoli, sia la città che i suoi cittadini, con i suoi racconti a metà tra il giallo ed il noir, con personaggi di grande spessore umano, che a loro volta sono perfettamente inseriti nella trama, che risulta sempre credibile e ben costruita. De Giovanni esprime tutta la sua sensibilità quando tratta i sentimenti ed i pensieri dei suoi personaggi, descrive i luoghi usando uno stile efficace riuscendo a far vedere al lettore quello che vuole come se avesse una telecamera. La sua scrittura cresce e si adatta allo scopo che si prefigge ed in questo libro descrive i profumi dei fiori, grandi protagonisti del racconto, cogliendo sfumature uniche ed originali. Questa indagine riserva un finale inaspettato e imprevedibile. Nei suoi romanzi De Giovanni esibisce la normalità della vita quotidiana delle persone comuni per raccontare storie piene di cose straordinarie. E questa normalità è una delle chiavi del successo.

L’assassino ci vede benissimo

L'ASSASSINO CI VEDE BENISSIMO

Titolo: L’assassino ci vede benissimo

Autore: Christian Frascella

Editore: Einaudi

Il protagonista è un investigatore privato, chiamato Contrera, ex poliziotto, sempre in bolletta, senza un ufficio, riceve i suoi clienti in una lavanderia a gettoni. Nato e residente a Barriera, un quartiere di Torino abitato per lo più da immigrati, dove regnano povertà degrado e violenza. Ha dovuto lasciare la polizia per una storia poco edificante di droga sequestrata e sparita. Ha lasciato la moglie e la figlia, che lo odiano, vive a casa della sorella con il cognato che non vede l’ora di sbatterlo fuori. Una vita tremenda, un disastro dopo l’altro, un continuo tirare avanti sull’orlo del precipizio, una incapacità cronica di risolvere i problemi. Nonostante tutto continua ad affrontare il suo destino con la sua irresistibile sfrontata irriverenza, di chi non ha nulla da perdere. A modo suo è un buon investigatore, cialtrone sì ma affidabile e rispettoso dei suoi clienti, che come lui vivono vite difficili. La storia inizia con un marocchino che si rivolge a lui per difendersi da un commerciante di auto usate che gli ha affibbiato una carretta che si è rotta dopo pochi minuti dall’acquisto. Un doppio omicidio viene commesso in una rivendita di kebab in cui casualmente era presente proprio Contrera, che si salva grazia ad un improvviso quanto fortunato problema allo stomaco. Il principale indiziato dell’omicidio è un amico di Contrera, un extracomunitario, a cui daranno la caccia sia la polizia che la ronda del quartiere, un gruppo di esaltati convinti di ripulire Barriera da spacciatori e malviventi con la violenza e le armi. Contrera si batterà per dimostrare l’innocenza del suo amico e per trovare il vero responsabile del doppio omicidio. L’ambientazione noir e la situazione di degrado del quartiere hanno come contraltare la vita di Contrera, un personaggio che esplora le varie forme di cialtroneria unita ad una ironia ed una leggerezza senza eguali. L’ambientazione è molto realista, con la faccia peggiore di Torino mostrata con realismo, senza esagerazioni, mostrando tutti i limiti della situazione sociale dei quartieri che un tempo erano popolari ed ora vedono i pochi abitanti autoctoni costretti a convivere con extracomunitari di ogni provenienza. A questo sfacelo sociale si uniscono i disastri combinati da Contrera con la sua ex moglie, con la sua nuova compagna, con sua figlia e sua sorella. Solo la piccola nipote lo adora, unica sua relazione familiare che non sia un disastro. Frascella scrive in modo brillante, fluido, allentando la tensione del racconto con un efficace sarcasmo. Contrera è un grottesco fallito, che si accontenta del pochissimo che ha, che non si aspetta nulla dagli altri, che si accontenta della soddisfazione morale che ricava dalla sua attività di investigatore. Forse è questo che lo rende così irresistibile.

Nel monastero di Crest

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Titolo: Nel monastero di Crest

Autore: Sandrine Destombes

Editore: Rizzoli

Traduzione: Maurizio Ferrara

Una pattuglia della polizia è ferma da ore lungo una strada in mezzo ad un bosco, fa freddo, non passa nessuno. Si intravede una auto, una piccola Peugeot, la pattuglia intima l’alt e il conducente si ferma, appena il poliziotto si distrae accende il motore e parte veloce per schiantarsi poco più avanti. Un semplice controllo si trasforma nella scena di un delitto. Il conducente muore sul colpo e la bambina che era in macchina sembra grave. Il luogo dell’incidente diventa il centro di una indagine che porta a scoprire poco distante il cadavere di un uomo privo degli occhi. Non sembrano esserci collegamenti tra l’incidente d’auto e il ritrovamento del cadavere, ma mai fidarsi delle apparenze. Il tenente Perceval Benoit conduce l’indagine che presto lo porterà a bussare al vicino monastero di Crest, una costruzione isolata e misteriosa che ospita un gruppo di suore diretta dalla Badessa Joséphine Ballard. La struttura aiuta ed ospita donne dal passato e dal presente difficile. Il monastero agli occhi di Benoit appare come un luogo pieno di misteri e di fatti che non possono essere raccontati. La presenza di sole donne e la preclusione agli uomini rende l’ambiente ancora più oscuro e inquietante di quanto non fosse di suo. La storia narrata è costruita su una trama molto solida e ben strutturata, ambientata nella provincia francese, che sembra deliziosa ed incantata vedendola in cartolina ma che in realtà nasconde fatti sanguinari e violenti come le principali città in mano alle peggiori organizzazioni criminali. Questo libro parla soprattutto di donne la cui vita è stata rovinata dagli uomini, di donne che hanno rovinato la vita di altri, di donne che si rovinano da sole. Tante donne, tante storie diverse, tante sofferenze diverse. Nel monastero di Crest racconta un mistero che mette sotto tensione il lettore per le vicende che interessano alcune protagoniste, con le sofferenze del tenente, la pena per la sorte della bambina coinvolta nell’incidente. La soluzione del caso arriva solo alla fine come sempre nei gialli ben congegnati. Avere al centro della vicenda il Monastero e l’organizzazione religiosa è risultata una ottima idea per dare all’intrigo una dose aggiuntiva di mistero e creare una atmosfera oscura ed appassionante. Un ottimo noir, con protagonisti dalla grande personalità, un piano criminale attuato con folle precisione e determinazione, una mente folle capace di abbindolare chiunque, scoperta e messa in crisi solo dalla determinazione e dal buon senso dei poliziotti che al di sopra delle ideologie, delle gerarchie e dei luoghi comuni, portano avanti il loro ideale di giustizia, dimostrandosi più bravi dei geni del crimine che devono combattere.

I cerchi nell’acqua

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Titolo: I cerchi nell’acqua

Autore: Alessandro Robecchi

Editore: Sellerio

Un romanzo poliziesco questo I cerchi dell’acqua, con protagonisti Ghezzi e Carella, due personaggi già noti ai lettori di Alessandro Robecchi. Un antiquario famoso viene ucciso in circostanze apparentemente inspiegabili, Ghezzi è impegnato nella ricerca di uno scassinatore che è sparito senza lasciare tracce, mentre Carella, noto a tutti per essere un poliziotto integerrimo, viene segnalato alla guida di una auto di lusso in visite serali ai locali più malfamati della città. I due poliziotti lavorano insieme, sono una coppia di investigatori affiatata, ma sono molto diversi per temperamento e per modi di fare, anche se sono accumunati dall’avere una grande sensibilità verso gli altri. Il titolo del romanzo è anche il tema ricorrente del libro, ossia che le ingiustizie si propagano proprio come i cerchi nell’acqua, arrivando molto lontano.

Il libro oltre a raccontare le vicende criminali ci parla del malessere del Ghezzi, un uomo di quasi sessant’anni, poliziotto da sempre, che ha rinunciato alla carriera per continuare il suo lavoro sul campo, ma che comincia ad accusare la stanchezza per le troppe cose che lo addolorano, per le troppe persone che soffrono, senza che nessuno possa fare nulla per loro. Anche Carella ha i suoi pensieri che lo turbano nel profondo. Solo che lui è giovane, ha lo stesso grado di Ghezzi, è irruente ed indisciplinato, non segue i regolamenti ma segue il suo istinto, ha sete di giustizia, vuole vendicare chi non è in grado di farlo. Le indagini personali dei due poliziotti si intrecciano con l’indagine principale della procura. La trama del libro è interessante per i molti personaggi tutti diversi tra loro che partecipano a vario titolo alla trama. Ci sono molti criminali di vario livello e di varia crudeltà, alcuni personaggi attigui al malaffare ma che in fondo sono brave persone, i poliziotti con i loro pensieri, difficoltà familiari, gioie e dolori. Il romanzo mostra il volto oscuro e nascosto di Milano, dove la malavita entra sempre più prepotentemente nella vita quotidiana, tra sfruttamento della prostituzione, immigrazione clandestina, traffico di ragazze, spaccio di droga, strozzinaggio, sempre più diffuso e pericoloso, ricettazione e ogni forma di attività lecita che possa fare da copertura alle attività illecite. Un libro con tanti personaggi, con molta azione e molta analisi psicologica, che mostra le difficoltà dei poliziotti, i rischi che devono prendere, le conseguenze emotive del loro lavoro che influenzano non poco la loro vita privata. Un libro dove il lato umano e morale ha grande importanza anche nel giudicare criminali e fuorilegge. A volte per riuscire a condannare un grande criminale si può farla passare liscia ad un fuorilegge minore, se collabora o se mostra pentimento. Certe decisioni sono al limite della legalità, sono i poliziotti che possono decidere in base al loro personale metro di giudizio, sono forse ingiuste, ma quanti compromessi nella vita sono necessari per ottenere dei risultati? Bellissima la copertina con una illustrazione di una Alfa Romeo Giulia Super, auto che fu per tanti anni il simbolo della polizia.

Dove crollano i sogni

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Titolo: Dove crollano i sogni

Autore: Bruno Morchio

Editore: Rizzoli

Genova, quartiere periferico della Certosa. Blondi è una ragazza di diciassette anni che ha smesso di studiare dopo la terza media, vive in un piccolo appartamento con la madre, infermiera in un ospizio, single, ancora giovane ed anche di bell’aspetto, ma si è lasciata andare, sempre sciatta e trascurata, alla sera beve per dimenticare. Blondi è una ragazza sveglia, intelligente, è fidanzata con Cris, un ragazzo inutilmente bello, una testa vuota che pensa solo a passare il tempo con gli amici al bar, sogna una moto, ma non fa nulla per comprarla, meno che mai lavorare. Blondi non ci sta a buttare la sua vita nel quartiere, non vuole lavorare in condizioni miserabili per pochi soldi come la madre, vuole una vita migliore ed è disposta a tutto pur di ottenerla. Sogna di andare a vivere in Costa Rica. Il sogno diventa una ossessione, la sua vita diventa la ricerca dell’occasione che le possa consentire di partire.

L’ossessione di Blondi mette in marcia il romanzo che dovrebbe raccontare la realizzazione di un sogno e invece diventa il soggetto per un noir ambientato a Genova, nel quartiere del famoso ponte crollato due anni fa, divenuto il simbolo del fallimento sociale e progettuale di questa Italia. I quartieri periferici si assomigliano tutti. Un tempo abitati da famiglie operaie che riuscivano a vivere dignitosamente con il proprio lavoro, ora quartieri poveri, dove le famiglie vivono con sempre maggiori difficoltà economiche, tra privazioni e mancanza di mezzi per assicurare un futuro migliore ai figli. La storia ha come protagonisti dei ragazzi, più o meno di vent’anni, che sono già persi, incapaci di pensare al proprio domani, capaci solo di vivere il presente, senza sogni, prospettive, senza futuro. Si accontentano di vivacchiare, qualche spinello, pomeriggi e serate al bar. Niente impegno, niente lavoro, meglio andare al mare. Un quadro desolante e disperato di una generazione perduta, condannata dalla crisi della città e della società, incapace di trovare il modo di formare e indirizzare nel modo giusto i suoi giovani. Un libro triste, pregno di un pessimismo senza via di scampo. Lo stile è semplice, diretto, c’è molto slang giovanile nei dialoghi. Una trama coinvolgente e ben ritmata anche se non c’è empatia per i giovani protagonisti, c’è rabbia per la loro inettitudine e la mancanza di energia, di volontà. Questo libro non traccia un ritratto lusinghiero dei giovani d’oggi, ma è anche un modo per rinfacciare a quelli più grandi il loro di fallimento, per come hanno ridotto la società. Non è colpa dei giovani se si ritrovano a vivere in un paese ridotto in queste condizioni, con la scuola pubblica spesso inadeguata, senza concrete prospettive di trovare un lavoro che li faccia crescere, che li aiuti a divenire responsabili. L’educazione dei figli ricade quasi completamente sulle famiglie, che spesso sono inadeguate e senza mezzi economici per seguire e formare i figli come servirebbe. E’ anche colpa di chi è arrivato prima, di chi non ha fatto niente per evitare tutto questo.

Il grande sonno

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Titolo: Il grande sonno

Autore: Raymond Chandler

Editore: Adelphi

Traduzione: Gianni Pannofino

Philip Marlowe è un giovane investigatore privato che viene ingaggiato da un ricco e anziano ex generale che ha ricevuto una lettera con cui viene ricattato. Marlowe si mette subito al lavoro e scoprirà presto come le intraprendenti figlie del generale siano in vario modo collegate ad alcuni personaggi di spicco della malavita di Los Angeles. Dal libro è stato tratto un famoso film in cui hanno recitato alcune grandi star del cinema americano.

Il grande sonno è stato pubblicato nel 1939 ed è considerato il romanzo che ha inventato il genere “noir”, in cui le vicende criminali sono raccontate con inedito realismo trattando temi scottanti come la corruzione e la violenza molto diffusa nella società.

L’investigatore Marlowe è un personaggio inedito per la letteratura gialla dell’epoca, grande fisico, veste con eleganza nonostante non sia ricco, ha solo 33 anni ma ha già vissuto tante vicende scottanti e pericolose. Si comporta come i malviventi che deve contrastare e collabora con la polizia senza apparire mai in prima fila. E’ un tipo solitario, non si prende troppo sul serio, affronta la vita con sarcasmo ed è sempre molto critico con le persone benestanti che conducono una vita agiata lontana dalla quotidianità delle persone comuni. Ha grande rispetto per i suoi clienti ed ha un grande senso del dovere. Il libro è ambientato a Los Angeles quanto era ancora una città equivoca, lontana dai fasti ed il lusso di oggi, piena di locali malfamati.

La trama è complessa ed articolata, abbondano le descrizioni precise e dettagliate che sono una specie di marchio di fabbrica dell’autore, tutto è raccontato in modo diretto, senza filtri, i dialoghi sono diretti ma anche pieni di fascino ed eleganza.  A distanza di oltre ottant’anni dalla pubblicazione, il libro mantiene inalterato il suo fascino, anche per il lettore di oggi di libri gialli e noir che escono ogni anno a centinaia, pieni di azioni mirabolanti, tecnologie inarrivabili ed effetti speciali. Ma quanti di questi libri saranno attuali a ottant’anni dalla pubblicazione?

I segreti del professore

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Titolo: I segreti del professore

Autore: Cristina Rava

Editore: Rizzoli

Un noir interregionale, tra Piemonte e Liguria, una ambientazione ben riuscita con descrizioni dei luoghi molto efficaci. Protagonista l’ex commissario di polizia Bartolomeo Rabaudengo, pensionato libero da impegni familiari, con il medico legale Ardelia Spinola, entrambi coinvolti in una indagine su alcuni omicidi commessi da un serial killer. Altri protagonisti del romanzo nascondono delle verità che non possono essere svelate. Il professore Federico Giraudo è uno scrittore affermato che vive in disparte, non ha grandi contatti con il mondo esterno, vive con un dolore che non può manifestare, ha affidato la sua vendetta a tre fogli in cui descrive i fatti che tanto dolore gli hanno provocato. Una parrucchiera aspirante scrittrice riesce a scrivere una storia misteriosa e agghiacciante, che trova anche un editore. La fonte di ispirazione del racconto rimane un mistero. Una ecologista ed uno psicoterapeuta vengono uccisi e ci sono molte analogie tra i due assassinii con il contenuto del romanzo della parrucchiera. Le vittime sembrano essere uccise secondo un rituale ben studiato, con tre colpi sparati al petto, a formare un macabro triangolo sul corpo dei poveri cadaveri. Nessun indizio, nessun punto di partenza per una indagine complicata e che con il passare del tempo rischia di vedere aumentare il numero delle vittime.

La storia racconta le vicende di molti personaggi, tante storie d’amore, alcune possibili altre impossibili, alcuni tradimenti. Tante storie parallele che all’inizio il lettore segue con qualche difficoltà, ma piano piano la trama di dispiega e tutto trova la sua giusta collocazione. Un romanzo dal ritmo incalzante e ben scadenzato, una storia complessa e costruita con inventiva, raccontata con dovizia di riferimenti alle abitudini dei luoghi in cui si svolgono i fatti. Il commissario Rabaudengo si dimostra simpatico e molto attivo e intraprendente per essere un pensionato. Un noir ben assortito per qualche ora di evasione in questo periodo di quarantena forzata.

Nero come la morte – Tullio Avoledo

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Titolo: Nero come la notte

Autore: Tullio Avoledo

Editore: Marsilio

“Le Zattere” è un edificio residenziale per gente facoltosa che è stato abbandonato prima che fosse finito che si trova in una città del nord est non meglio definita. Ora è occupato da una comunità di emarginati provenienti da ogni zona da cui ci sia una ragione per scappare. Sergio Stoker in passato era un bravo poliziotto, ma aveva avuto qualche problema con la droga e con la violenza con cui firmava le sue indagini. Un giorno si risveglia nell’ospedale precario delle Zattere. Non ricorda molto della sua vita precedente, non sa perché si trova lì. Rimane tra la vita e la morte per un tempo indefinito. Quando è guarito, il Consiglio della Comunità Le Zattere gli affida il compito di indagare sulla morte di tre ragazze della comunità. Sergio Stokar inizia una indagine che si rivelerà molto pericolosa anche per uno come lui abituato da sempre a vivere pericolosamente. Stokar indaga e ricostruisce sé stesso, il suo passato e la memoria di quello che è stato ed ora non è più. Il suo corpo è malmesso, ci sono evidenti cicatrici che sono il lascito del suo passato. La sua mente è condizionata dai suoi ricordi, che sono quelli di un razzista e feroce poliziotto che applica la legge con metodi tutti suoi, di un ex marito che è stato abbandonato dalla moglie a causa dei suoi problemi.

In questo romanzo le ambientazioni sono quelle di un degrado totale, sociale e urbano, dove il male è ovunque anche se a volte rivestito da una facciata esteriore di appartenenza alla società normale. La scoperta della verità sulle morti delle ragazze costringerà Stokar ad un percorso tra i vari inferni delle nostre città, tra i capi della malavita organizzata e alcuni esponenti della finanza, sette segrete ed ogni forma di depravazione sociale. Le Zattere sono viste dalla gente comune come la prova del degrado della nostra società che invece è ovunque, senza possibilità di poter sperare in un miglioramento. Una storia molto “noir”, raccontata in modo efficace, intrecciando le vicende del romanzo con riferimenti alla economia e la politica dei giorni nostri. Per tutto il libro si ha l’impressione che nulla possa cambiare un mondo così degradato che non ha alcuna possibilità di cambiamento tranne che nel finale quando di intravede una speranza.

La danza del Gorilla – Sandrone Dazieri

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Titolo: La danza del gorilla

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: Rizzoli

Gorilla soffre di disturbo dissociativo dell’identità. In lui convivono due persone, il Gorilla e il Socio, il suo alter ego, sempre pronto ad intervenire ed in genere a mettere nei guai il Gorilla. Vive ad Amsterdam, su una barca, apparentemente lontano dai guai in cui aveva vissuto negli anni precedenti. Ora deve tornare a Milano, un suo amico è morto e non può mancare al suo funerale. Ha inizio così “La danza del gorilla”, l’ultimo in ordine di tempo, dei romanzi di Sandrone Dazieri. Un romanzo noir ambientato nella Milano contemporanea, una città che muta in continuazione, dove i soldi comandano su tutto.

Sandrone Dazieri scrive in modo lineare e scorrevole, racconta storie forti in modo diretto e veritiero. Così come il Gorilla ha una doppia personalità, la citta di Milano viene descritta come una città moderna ed affascinante con i suoi nuovi quartieri e grattacieli ma che dietro il velo della modernità, nasconde la città dei disperati, dei drogati, degli immigrati clandestini, di coloro che non hanno mai abbandonato la lotta politica clandestina. E’ qui che si scatena la scrittura di Dazieri, quando c’è da descrivere le verità scomode, gli ambienti criminali delle città moderne. Un romanzo che racconta un mondo in cui il denaro comanda anche la giustizia e decide chi deve pagare e quanto. Il denaro non riesce a comandare solo il Gorilla, un uomo che ha deciso di vivere fuori dal coro. Un libro che tritura la realtà moderna e la critica. Un libro che piacerà a chi vuole leggere una storia dissacrante, piena di azione e ben costruita.

La ragazza del Kyushu – Matsumoto Seicho

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Titolo: La ragazza del Kyushu

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Traduzione: Gaia Maria Follaco

“La ragazza del Kyushu” è Kirilo, una giovane impiegata cha abita a Kitakyushu (la città dove è nato l’autore Matsumoto Seicho). Kirilo arriva a Tokio dopo un lungo viaggio in treno per incontrare il famoso avvocato Kinzo Otsuka, un principe del foro, un penalista tra i più famosi del Giappone. Kirilo vuole chiedere a Otsuka di difendere il fratello che è stato accusato di aver ucciso una donna che gli aveva prestato ad usura dei soldi. Kirilo è una donna mite e gentile, durante l’incontro con l’avvocato spiega le ragioni della sua visita. Otsuka risponde negativamente alla richiesta della ragazza, sia perché è molto impegnato ma anche e soprattutto perché la donna ammette candidamente di non avere i soldi per pagarlo. Chiede una cospicua riduzione della parcella ed una dilazione del pagamento. Ma Otsuka non vuole saperne, deve raggiungere l’amante in un esclusivo club di golf e non vuole perdere tempo in chiacchiere inutili. Kirilo insiste, prova anche a tornare il giorno successivo per un nuovo incontro con l’avvocato, ma riceve un secondo e definitivo rifiuto da parte della sua segretaria. Kirilo lascia Tokio, offesa ed umiliata, senza aver raggiunto il risultato che sparava, ma la sua vita cambierà in modo inaspettato e la cosa avrà conseguenze inimmaginabili per altri protagonisti del libro.

Questo libro è un giallo con una trama costruita con abilità e precisione dove ogni parte del racconto è funzionale allo sviluppo degli eventi futuri e nulla è lasciato al caso, è il caso di dirlo, con nipponica precisione. Un racconto con una serie di eventi che creano una tensione sempre crescente, con uno stile narrativo essenziale, senza lungaggini o digressioni. I dialoghi e le ambientazioni sono tipiche giapponesi ed abbastanza diverse da quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente noi occidentali. I modi ed i comportamenti dei giapponesi sono molto diversi rispetto alle nostre abitudini, la cortesia e l’apparenza sono molto più importanti che da noi e tutto deve avvenire con sequenze e modalità ben precise, per non apparire scortesi o troppo sfrontati.

Il romanzo racconta come le ferite della vita possono cambiare le persone, di come il dolore possa portare a produrre azioni vendicative incredibili, di come la superficialità e l’egoismo possano portare persone importanti a commettere errori fatali. Il libro ci racconta qualcosa sul sistema giudiziario giapponese, lo mostra come una macchina non proprio efficiente, dove si prendono per buone soluzioni di comodo tanto per arrivare ad una conclusione, senza nessuna pietà o considerazione per un innocente condannato addirittura alla pena di morte. Ma certe ferite trovano conforto solo con la vendetta, se la giustizia non fa il suo dovere.

 

La ragazza che doveva morire – David Lagercrantz

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Titolo: La ragazza che doveva morire

Autore: David Lagercrantz

Editore: Marsilio

Traduzione: Laura Cangemi

La saga di Millennium è arrivata al sesto capitolo. Il romanzo si chiama “La ragazza che doveva morire”. La formidabile serie di romanzi iniziata da Stieg Larsson, morto prematuramente, proseguita da David Lagercrantz, arriva all’epilogo.

Lisbeth Salander è sparita, ha venduto l’appartamento di Stoccolma ed è partita per un luogo sconosciuto. Neanche Mikael Blomkvist sa dove si trova la sua amica hacker. Lisbeth vuole chiudere definitivamente i conti con la odiata sorella che si è sistemata in Russia dove gestisce le sue numerose attività illecite. Un senza tetto viene trovato senza vita in un parco pubblico di Stoccolma, con in tasca il numero di telefono proprio di Mikael Blomkvist, che viene subito coinvolto nelle indagini. Inizia una trama che intreccia storie diverse, con un ritmo serrato, un continuo incalzare di eventi, tra inchieste di Mikael, azioni di Lisbeth che cerca vendetta per sé e per chiunque lei ritenga di meritare la sua protezione, avventure di vario tipo di altri protagonisti, l’indagine su una sfortunata spedizione sull’Everest che coinvolge il povero barbone ritrovato cadavere nel parco. Un libro che mette insieme criminali russi, aziende produttrici di “fake news”, il passato di Lisbeth che torna sempre a mettere in pericolo lei e Mikael, una storia che riguarda molto da vicino il ministro della difesa svedese e che sarà oggetto di un fortunato numero della rivista “Millennium” che si confermerà come la migliore rivista di giornalismo di inchiesta della Svezia.

Ci sono tutti gli ingredienti che hanno determinato il successo della serie. Avventura, tecnologia, giornalismo, vite private dei protagonisti, relazioni sentimentali, personaggi unici dalla personalità quanto meno originale, che hanno reso la saga “Millennium” una delle più fortunate produzioni letterarie degli ultimi anni. Ho letto il libro tutto di un fiato, così come è stato per gli altri cinque. Sarà anche una operazione commerciale per sfruttare il successo dovuto alla vena creativa di Stieg Larsson, ma David Lagercrantz è stato bravo a proseguire la serie, senza snaturare il carattere dei protagonisti, apportando qualche piccolo aggiornamento dato che il tempo passa per tutti.  In questo sesto romanzo Lisbeth porta i capelli corti, veste in modo sobrio ed ha rinunciato ai piercing per meglio confondersi tra la gente per portare a compimento i suoi piani. Mikael è rimasto il solito idealista eternamente attratto dalle donne ma come giornalista si trova in difficoltà a raccontare il mondo contemporaneo dove è difficile catturare i lettori raccontando la verità frutto di grandi inchieste e combattere la montagna di fake news che inonda il mondo dell’informazione. David Lagercrantz ha saputo adattare il suo stile a quello del suo predecessore, riuscendo comunque a dare la sua impronta caratteristica, fatta di analisi dettagliate ed attenzione per i dettagli, riuscendo ad arricchire la saga con ulteriori tre romanzi senza creare discontinuità rispetto ai precedenti. Ma tutto ha una fine e da “fan” della serie credo che sia un bene che la saga “Millennium” termini qui. I personaggi non hanno nessun segreto, ne hanno viste e combinate di tutti i colori e il rischio di ripetersi o di essere prevedibili e di perdere mordente è molto forte, anche se fin qui l’autore non ha mostrato alcun segnale di stanchezza. Una chiusura in bellezza, il velo di tristezza per aver finito di leggere l’ultimo libro della serie è subito rimosso dal ricordo del divertimento che Lisbeth e Mikael ci hanno regalato.