Come ordinare una biblioteca

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Titolo: Come ordinare una biblioteca

Autore: Roberto Calasso

Editore: Adelphi

Roberto Calasso è un grande intellettuale, un grande scrittore e un grande editore. Con questo libro abbiamo l’occasione di conoscerlo come bibliofilo. Un uomo come lui che ha raggiunto in tutto quello che ha fatto i più alti livelli, non poteva che essere un bibliofilo esclusivo, raffinato, un collezionista di libri antichi, frequentatore di aste dove sono battuti volumi e cimeli di scrittori unici e rari. Un collezionista con una vita ricca di esperienze legate ai libri, con la conoscenza diretta degli scrittori, tanti episodi da raccontare, tante conoscenze da condividere con i suoi lettori, il tutto raccontato con passione ed entusiasmo raro. Calasso racconta anche come alcuni scrittori famosissimi interagiscono con i libri delle proprie biblioteche, con che metodo evidenziano i passi più importanti dei libri mentre leggono, dove scrivono i commenti o prendono appunti, se usano la penna o la matita. Il libro è diviso in quattro capitoli, dove Calasso racconta tutto il suo sapere in fatto di libri, i suoi acquisti, le sue abitudini, le sue esperienze. Il primo capitolo si intitola Come ordinare una biblioteca e racconta di tutto un po’ in fatto di libri. Il secondo capitolo parla dell’importanza delle riviste letterarie. Il terzo capitolo racconta di come nacquero le recensioni delle opere letterarie. Nel quarto capitolo racconta Come ordinare una libreria, in pratica un discorso tenuto dall’Autore nel 2019 ad una scuola per librai. Il libro parla di libri e dei loro collezionisti L’ordine di una biblioteca non può essere studiato a tavolino, non può essere ridotto ad un ordine alfabetico per autore, per titolo del libro o per casa editrice. Non serve fissare delle regole o delle procedure, ogni libro deve stare accanto ai libri suoi simili o che siano utili tra di loro secondo lo schema mentale del bibliofilo, secondo il suo criterio mentale che sicuramente non sarà condiviso da altri collezionisti. Non tutti i criteri si applicano efficacemente ad ogni tipo di libro. Lo stesso vale per le librerie. Gli appassionati di libri hanno il piacere di cercare libri che non conoscono, che trovano per caso, vicino al libro che vogliono comprare. E l’ordine non è fisso, costante, è qualcosa in divenire, che cambio sempre, con il passare del tempo. Una scrittura un po’ esclusiva, elitaria, come è nelle corde dell’autore.

Momenti trascurabli vol.3

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Titolo: Momenti trascurabili vol.3

Autore: Francesco Piccolo

Editore: Einaudi

Francesco Piccolo è arrivato al terzo atto dei suoi “Momenti trascurabili”. Questo, come i due precedenti, è un libro breve di pura evasione e relax con qualche spunto originale e esilarante su come vedere le cose che accadono quotidianamente. Il libro raccoglie i pensieri dell’autore sulle cose più comuni della giornata, quelle a cui di solito non si presta molta attenzione perché sono considerate irrilevanti fino a quando non se ne comprende l’importanza. Piccolo scrive in modo divertente, ironico, ha una sua gentile irriverenza, caratterizzata da un fondo leggero di malinconia. Ci racconta aneddoti e dettagli delle sue giornate, con le sue piccole ossessioni, difetti, cose dimenticate e dubbi esistenziali. Analizza i rapporti tra familiari, amici e conoscenti, riflette sul tempo che passa e il conseguente inevitabile invecchiamento, pensa alle cose che lo mettono a suo agio oppure quelle che lo imbarazzano, nonostante gli anni e le esperienze accumulate. Difficile non provare solidarietà, non trovare punti in comune con le sue piccole ossessioni, che spesso coincidono con le nostre. I suoi difetti sono i nostri difetti, ci sentiamo solidari con lui e ci rincuoriamo e ci sentiamo meno soli nelle nostre fragilità, leggendo i suoi pensieri. Piccolo ci insegna che non esistono momenti trascurabili, anche le piccole cose vanno analizzate ed approfondite, perché non sono poi così trascurabili se vogliamo dare importanza alla nostra vita.

 

L’odore dell’India

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Titolo: L’odore dell’India

Autore: Pier Paolo Pasolini

Editore: Guanda

Nel 1961, Pier Paolo Pasolini in compagnia di Alberto Moravia ed Elsa Morante, fecero un viaggio in india per partecipare ad un convegno commemorativo del centenario della nascita di Tagore, poeta, scrittore e filosofo indiano. Moravia era l’inviato del Corriere della Sera, mentre Pasolini era l’inviato del Giorno. Pasolini raccolse le sue impressioni di viaggio in questo libro L’odore dell’India, che rappresenta uno dei migliori libri scritti in italiano per chi vuole conoscere l’India. Moravia scrisse il suo di libro su questo viaggio, ma questa è una storia diversa.

In questo “L’odore dell’India”, Pasolini racconta la sua esperienza di viaggio attraverso le sue sensazioni, elaborate dal suo spirito artistico e dalla sua sensibilità, soffermandosi principalmente sulle persone, tralasciando quasi del tutto gli aspetti paesaggistici e urbanistici. Un viaggio alla scoperta degli indiani, del loro rapporto con la religiosità, con la morte, con la povertà. Un tentativo di capire la cultura indiana e l’atteggiamento nei confronti della vita delle persone che vivono in condizioni di assoluta povertà. All’epoca l’India era un paese molto diverso da quello di adesso, ma tutte le profonde e bellissime osservazioni fatte da Pasolini sulle caratteristiche umane degli abitanti dell’India sono tuttora valide. Ad un grande poeta, sensibile e curioso come è stato Pasolini, è bastato un solo viaggio per comprendere l’essenza degli indiani. Egli è riuscito con parole chiare e meravigliose a spiegare quello che ha provato, svelando quello che nessuna guida turistica può essere in grado di far scoprire e che forse un turista normale non riuscirebbe a scoprire neanche visitando il paese più volte.

Il Conte di Montecristo

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Titolo: Il Conte di Montecristo

Autore: Alexandre Dumas

Editore: Corriere della Sera (2020)

Traduzione: Emilio Franceschini

Il periodo di quarantena per il Corona Virus 19 ha visto le librerie chiuse come previsto dalle disposizioni governative e le edicole sono diventate l’unico luogo fisico dove poter comprare dei libri. Tra le tante proposte, questa edizione de Il Conte di Montecristo è stata una ottima e conveniente opportunità di acquisto. Il libro è uno dei più famosi romanzi di tutti i tempi, per la trama avvincente, per il gran numero di personaggi e per la quantità di temi trattati quali l’invidia, il tradimento, la vendetta, l’amore e il pentimento. Avevo letto il libro da ragazzo, ormai troppi anni fa e la rilettura è stata molto utile per la mia memoria ed anche per formulare un nuovo giudizio alla luce della diversa maturità e consapevolezza. La trama del libro è famosissima. Un giovane vicecomandante di marina Edmond Dantès viene arrestato nel giorno del suo fidanzamento a Marsiglia. Era stato denunciato da due suoi amici invidiosi della carriera marinara e della bella fidanzata e complice un magistrato senza scrupoli, l’innocente Edmond viene rinchiuso per 14 anni nel carcere del Castello di If. Nella prigionia incontra il vecchio Abate Faria che gli racconta come impossessarsi di un tesoro immenso e gli offre l’occasione di fuggire dal carcere. Edmond riesce a fuggire, si impossessa del tesoro e diventa ricchissimo. Elabora e mette in opera una vendetta crudele e spietata contro chi lo aveva tradito tanti anni fa.

Umberto Eco ha scritto in una famosa recensione del libro che la trama è ancora oggi avvincente, meno entusiasmante è lo stile con cui il libro è stato scritto per le continue ripetizioni e la lunghezza del testo che non trova giustificazione nelle vicende narrate. Ma ricorda anche che Dumas scriveva per essere letto dal maggior numero di persone  e quindi cercava di incontrare il favore del pubblico di allora, mentre dato che era pagato per il numero di righe pubblicate, una certa lunghezza era dovuta a vili ragioni economiche. La mia rilettura attuale è stata un tuffo nei ricordi di ragazzo, ma anche una lettura interessante e affascinante di un grande libro, una specie di romanzo universale in cui tutti i lettori possono trovare qualcosa di loro gradimento. Ci sono avventure, ingiustizie, fortune, pirati, nobili, schiave e nobildonne, seduzione e amore. Le ambientazioni spaziano da Marsiglia a Parigi, da Roma al Medio Oriente. Un libro scritto per piacere a tutti, che strizza l’occhio al lettore per ammaliarlo e travolgerlo con una serie senza fine di emozioni. Ma alla fine, a lettura conclusa, prevale la sensazione di aver letto un grande romanzo.

Lo scarafaggio

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Titolo: Lo scarafaggio

Autore: Ian Mc Ewan

Editore: Einaudi

Traduzione: Susanna basso

Il protagonista è uno scarafaggio che di punto in bianco si ritrova trasformato nel primo ministro inglese ai tempi di oggi. Il contrario di quanto accade nel racconto di Kafka “Le metamorfosi”, quasi a simboleggiare un mondo che funziona al contrario di come dovrebbe. Così come in natura lo scarafaggio si adatta velocemente ai cambiamenti dell’ambiente, Jim Sams, il nome del Primo Ministro ex scarafaggio, si adatta velocemente alle esigenze della politica, per guadagnare consensi e durare più a lungo, assumendo comportamenti arroganti e imprevedibili di fronte ai giornalisti, lanciando una rivoluzionaria teoria politico-economica in cui il lavoratore paga l’azienda per le ore lavorate e riceve in cambio l’equivalente in denaro quando compra dei beni, a condizione di non accumulare risparmi. Sono in molti ex scarafaggi nel suo ambiente politico ed anche il Presidente degli Stati Uniti è uno di loro. Un libro di pura fantasy applicata alla politica, un modo per mostrare la contrarietà dell’autore a quello che la politica sta decidendo per il suo paese, un modo per mostrarsi contrario alla Brexit a tutti i costi, senza aver trovato un accordo con la UE.

Una voce critica contro la politica attuata da coloro che fanno del populismo la propria bandiera politica, per chi vuole crearsi il sostegno seguendo i sondaggi, avendo come strategia politica fare quello che le persone comuni vogliono. Il libro è poco più di un racconto, troppo breve per essere un manifesto programmatico di un movimento di opposizione, ma abbastanza sarcastico ed irriverente per affondare un discreto colpo ai destinatari dello sberleffo che il libro lancia senza nascondere la mano.

Un’area di tenebra

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Titolo: Un’area di tenebra

Autore: V.S. Naipaul

Editore: Adelphi

Traduzione: Franco Salvatorelli

V.S. Naipaul è stato premio Nobel per la letteratura nel 2001. Era nato a Trinidad nel 1932 da una famiglia indiana trapiantata nei Caraibi per lavorare nelle piantagioni, è scomparso nel 2018. “Un’area di tenebra” è stato completato nel 1964 e racconta il primo viaggio in India che l’autore fece tra il febbraio del 1962 e il febbraio del 1964. Fin dal primo impatto V.S. Naipaul ebbe un rapporto conflittuale con il paese di origine della sua famiglia, iniziato con un piccolo incidente burocratico, descritto nelle prime pagine del libro. L’opera, pur non essendo un saggio antropologico, fornisce un ritratto dell’India di quei tempi e soprattutto degli indiani approfondito e originale, sotto forma di resoconto di viaggio, in cui l’autore riporta le sue impressioni sulle caratteristiche caratteriali degli indiani e sui loro comportamenti. Naipaul racconta gli incontri avuti con le persone, le avventure e le molte disavventure, i paesaggi e la natura. Fornisce una sua interpretazione su come gli indiani siano riusciti a superare indenni il colonialismo inglese, cambiando solo esteriormente ma rimanendo sé stessi interiormente. Attribuisce la poca propensione degli indiani a comportarsi in modo competitivo al sistema delle caste, ufficialmente abolito oggi, ma all’epoca ancora in essere, che giudicava gli indiani in funzione delle attività svolte e non per il risultato ottenuto.

Una delle affermazioni più forti e controcorrente di Naipaul, spiegata dettagliatamente nell’opera, è la facilità con cui si possono leggere sull’India libri che raccontano una realtà che non c’è. Le descrizioni entusiaste di libri e guide turistiche che parlano dell’India come un luogo affascinante ed esotico, pervaso di misticismo e religione, non trovano riscontro con quello che il viaggiatore deve affrontare, ossia una realtà molto lontana da quella che può aver idealizzato leggendo prima di partire i Veda e le Upanishad, qualche libro di yoga o di autorealizzazione oppure ascoltando le idee di qualche santone famoso. È difficile trovare il collegamento tra tali libri e l’incomprensibile, disordinata, sporca e complessa realtà dell’India. Questo era vero nel 1962 ma lo è ancora oggi, anche se la situazione generale sta lentamente cambiando in meglio. Un libro scritto con chiarezza e lucidità, una voce critica ma non per questo poco obiettiva, che riserva al continente indiano pagine poetiche e appassionate. Il libro è rimasto attuale anche se sono passati oltre cinquant’anni dalla sua pubblicazione. L’India di oggi è un paese molto diverso rispetto a quello che Naipaul trovò nel 1962, molte cose sono cambiate e molte altre stanno cambiando velocemente, ma la natura degli indiani non cambia facilmente e non tiene conto di quello che succede all’esterno. Proprio come accadde con il colonialismo. Ma allora Naipaul aveva proprio ragione ?

L’ultimo uomo nella torre

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Titolo: L’ultimo uomo nella torre

Autore: Aravind Adiga

Editore: Einaudi

Traduzione: Norman Gobetti

Questo romanzo è stato pubblicato in Italia nel 2012, ricordo di averlo comprato appena uscito, ma era finito nel dimenticatoio delle librerie di casa. Solo oggi ho completato la sua lettura con colpevole ritardo. L’ultimo uomo nella torre racconta la storia di un condominio di Mumbai, inaugurato nel 1959, abitato da persone della media borghesia. All’epoca della costruzione era un palazzo moderno e di prestigio, abitato da persone pacifiche e rispettabili, un esempio di civile convivenza tra appartenenti alle religioni cattolica, indù e musulmana. Tra i condomini un professore, in pensione all’epoca dei fatti narrati dal libro, Yogesh A. Murthy soprannominato Masterji, rimasto vedovo da un anno, con una figlia morta da piccola per un incidente ferroviario ed un figlio che non vede mai sposato con una nuora che non sopporta il suocero. Dopo oltre cinquant’anni il condominio risente dell’età, avrebbe bisogno di manutenzioni che gli inquilini non possono permettersi. La storia ha inizio quando un importante immobiliarista di Mumbai decide di acquistare l’intero condominio per demolirlo e ricostruire al suo posto un complesso residenziale di lusso, riservato a famiglie molto ricche. Per poter fare questo, il costruttore deve avere il benestare ad acquistare dall’unanimità degli inquilini, anche un solo rifiuto renderebbe impossibile l’operazione, dato che la costruzione del condominio era avvenuta sotto forma di cooperativa. Quindi, per assicurarsi la totalità dei consensi, il costruttore, di nome Dharmen Shah, offre un prezzo di acquisto esorbitante, pari a due volte e mezzo il valore di mercato degli appartamenti. Una offerta irripetibile a cui gli inquilini non possono dire di no. Tutti accettano la proposta, tranne Masterji, l’ex professore, che si ritrova da solo a combattere la sua battaglia di libertà, la sua decisione di rinunciare ai soldi e restare a casa sua. La pacifica convivenza imposta dal vivere insieme, quindi dal rispetto delle regole, di fronte alla possibilità offerta dal denaro, trasforma i pacifici abitanti del condominio, in un gruppo violento e vendicativo, in cui anche il passato integerrimo dell’ex professore viene messo in dubbio e distrutto come vendetta per la sua opposizione alla vendita dell’appartamento.

Il libro racconta in modo molto realistico e con un lieve umorismo la condizione attuale della società indiana, in cui convivono sia antiche tradizioni che il consumismo sfrenato in stile occidentale, dove i soldi sono diventati la cosa più importante della vita. Una società che sta cambiando velocemente, con i soldi che girano ad una velocità sempre più vorticosa, dove diventare ricchi è più importante di diventare rispettabili, gli antichi valori sono messi in discussione per riuscire a guadagnare più soldi possibile senza preoccuparsi di altro. I nuovi e bellissimi edifici, simbolo della modernità del paese, sono costruiti da operai pagati pochissimo, sfruttati come schiavi, a contatto con materiali pericolosi con grave danno per la loro salute, senza che nessuno se ne preoccupi. Mentre si abbattono le vecchie case per costruire prestigiosi palazzi, non si fa nulla per ridurre l’inquinamento e migliorare la condizione dei quartieri del ceto medio o delle baraccopoli che sempre più spesso sono sloggiate per fare posto ai nuovi edifici. Anche l’esasperante burocrazia tipica indiana diventa un modo per alimentare la corruzione e quindi permettere solo ai ricchi e potenti di continuare a fare i loro affari senza troppi ostacoli. Il libro descrive una situazione paradossale ma non impossibile, usando una scrittura elegante e gentile anche quando racconta fatti crudeli, riuscendo a cogliere molto bene molti dettagli tipici degli indiani e della vita che conducono, con grande sensibilità e completezza. Un viaggio originale e realistico nell’India attuale, un libro affascinante che mostra cosa possono diventare le persone quando si perde il senso dell’umanità.

La colonna di fuoco

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Titolo: La colonna di fuoco

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

Traduzione: Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli

La colonna di fuoco è il terzo volume della saga che Ken Follett ha dedicato alla città di Kingsbridge, luogo immaginario dell’Inghilterra. Questo volume è ambientato tra il 1558 e il 1620. Le vicende storiche dell’epoca sono quelle delle lotte tra i cristiani fedeli alla Chiesa Cattolica e i protestanti e le relative ricadute sulla monarchia inglese e quella francese. L’azione si svolge tra Inghilterra, Francia, Spagna e Paesi Bassi, rendendo il racconto vario e interessante per l’ampiezza geografica dell’ambientazione e le differenti conseguenze degli stessi fatti storici nei diversi Stati. Anche questo volume, come i due precedenti, colpisce per il gran numero di pagine che conferiscono alla trilogia di Kingsbridge una dimensione “monumentale”, oltre che per il gran numero di personaggi e di storie parallele che finiscono per incontrarsi nell’epilogo del libro che avviene proprio a Kingsbridge. In questo volume il filo conduttore della storia è rappresentato dalla storia d’amore tra due giovani di Kingsbridge, Ned Willard protestante e Margery Fitzgerald cattolica. I due non riescono a coronare il loro sogno d’amore  per via del volere del padre di lei che ha promesso la figlia ad un rampollo di una ricca famiglia cattolica. Margery non ama il suo promesso sposo ma deve rinunciare al suo amato Ned per seguire il volere paterno.

Il libro è un grande spaccato della vita sociale dell’epoca, con ampie descrizioni delle condizioni di vita, delle usanze e dei crescenti cambiamenti sociali in corso. In quegli anni il fenomeno più importante in Europa fu la nascita della religione protestante e la crudele e sanguinaria opposizione della Chiesa Cattolica e dei suoi sostenitori. La guerra religiosa era usata come pretesto per lotte di potere e rese dei conti di ogni tipo. In nome della religione ogni cattolico era diventato una spia e doveva denunciare gli eretici protestanti senza esitazione, anche se fossero familiari, amici e concittadini. Forte il riferimento del titolo alle fiamme dei roghi con cui venivano condannati gli eretici e la facilità con cui si veniva condannati. Nel libro ha un ruolo centrale la nascita del primo servizio segreto britannico “al servizio di sua Maestà”, con il giovane Ned Willard spia infiltrata sul campo a difesa della regina Elisabetta. Spie, tradimenti, controspionaggi, intrighi e raggiri, c’è di tutto in questo volume con una trama che si sviluppa quasi come una spy story dei giorni nostri. Intatti i punti di forza dei volumi precedenti ma in questo libro le lotte religiose e le operazioni di spionaggio danno alla trama una effervescenza maggiore rispetto ai volumi precedenti. Il libro è un evidente richiamo all’importanza della libertà religiosa ed una critica a chi usa la religione per accrescere il proprio potere o per vendette e rivalse. I volumi della saga di Kingsbridge sono tutti romanzi storici, ma se nei primi due gli eventi della storia vera erano solo lo sfondo per le avventure dei protagonisti, questo volume vede alcuni personaggi storici tra i protagonisti attivi della trama, uno per tutti Elisabetta Tudor Regina d’Inghilterra. In questo modo la storia ha acquisito di importanza e realismo. Un libro imponente e coinvolgente, degna chiusura della trilogia di Kingsbridge.

Mondo senza fine

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Titolo: Mondo senza fine

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

Mondo senza fine è il secondo volume della trilogia medioevale che Ken Follett ha dedicato alla cittadina di Kingsbridge. Questo libro racconta il periodo compreso tra il novembre del 1327 ed il novembre del 1361. Le vicende storiche fanno da sfondo alle storie personali di tanti personaggi che ruotano attorno alla città di Kingsbridge, al priorato, alla cattedrale in perenne costruzione, ricostruzione e ampliamento. Questo volume ha i pregi del primo, I pilastri della terra, tanti personaggi di diversa estrazione sociale, molti dettagli sui costumi dell’epoca, sul cibo, i commerci e le attività urbane, sulle caratteristiche delle città, delle strade e dei sistemi di trasporto. Il racconto evidenzia le tante sopraffazioni che i nobili compivano sui sudditi, le grandi ingiustizie sociali che erano la normalità all’epoca del sistema feudale. Ma le cose stavano cambiando, i commercianti lavoravano duramente ed accumulavano fortune ingenti e cominciava a montare la rabbia del popolo contro i nobili, incapaci di sfruttare le ricchezze che possedevano impegnati solo a fare intrallazzi e ruberie, senza preoccuparsi delle condizioni dei sudditi. Si intravedeva una possibile evoluzione sociale per i più poveri, con la nobiltà sempre più incapace di essere al passo dei tempi, arroccata a difendere privilegi sempre più insopportabili per la popolazione, contrapposta alle classi commerciali, ricche, intraprendenti e più solidali con il popolo. Le solite lotte per il potere tra la nobiltà vicina alla corona e la chiesa alimentavano le grandi guerre del periodo e davano origine a grandi soprusi e colpi bassi di ogni tipo in occasione di nomine e attribuzione di cariche pubbliche. Quello che rende straordinariamente attuale il libro è la seconda parte che racconta l’arrivo della peste nera in Inghilterra, dello scontro tra la medicina ufficiale legata alla chiesa e quella laica, più legata alle conoscenze degli egizi quindi dei miscredenti musulmani. Gli scontri tra diverse fazioni sono del tutto analoghi a quanto sta accadendo in questi giorni del 2020. La peste nera come il nostro Corona Virus. Nel racconto di Follett, all’epoca c’erano le fazioni decise a chiudere le città per evitare la diffusione del contagio e quelle invece che volevano che tutto rimanesse aperto e funzionante per non fermare il commercio e le attività contadine. C’erano i favorevoli all’uso delle mascherine a protezione delle vie respiratorie e quelli che sostenevano che bisognava solo pregare per sconfiggere la malattia. Esempi di modernismo nell’epoca medioevale e visioni medioevali in epoca attuale. Il libro si legge piacevolmente a dispetto della lunghezza che supera le 1300 pagine, esattamente come I pilastri della terra ma il tutto è leggermente meno brillante, non c’è l’effetto sorpresa del primo libro, alcune vicende sembrano ripetizioni di cose già lette, alcune descrizioni appaiono inutilmente lunghe e dettagliate, quasi che l’obiettivo fosse quello di creare un volume di grandi dimensioni per stupire. Sempre interessanti le parti dedicate alla tecnica delle costruzioni degli edifici, delle cattedrali e dei ponti, divenuti elemento fondamentale per incrementare i traffici commerciali. Più imponente del primo volume, meno sorprendente, comunque sempre interessante.

Nel caffè della gioventù perduta

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Titolo: Nel caffè della gioventù perduta

Autore: Patrick Modiano

Editore: Einaudi

Traduzione: Irene Babboni

Nel caffè della gioventù perduta è un romanzo del premio Nobel per la letteratura del 2014 Patrick Modiano. Non c’è una vera e propria trama, ci sono quattro voci narranti che si susseguono e raccontano, ognuna dal proprio punto di vista, la vita di Jacqueline o Louki, come era chiamata tra coloro che frequentavano il caffè Condé. Nel quartiere Latino di Parigi il caffè Condé era un luogo quasi magico dove Louki amava passare il tempo senza che nessuno sapesse realmente chi fosse. Jacqueline era una ragazza solitaria, enigmatica, che viveva vite parallele che non avevano nessun punto di contatto tra loro, una personalità fragile che riusciva ad essere sé stessa solo quando si trovava nella condizione di non essere riconosciuta dalle persone con cui si trovava. Era una donna affascinante, che colpiva gli uomini fin dal primo sguardo, tutti la notavano senza poter fare a meno di ammirarla. Sono passati degli anni e Louki è introvabile. Qualcuno si mette alla sua ricerca, il caffè Condé ha chiuso i battenti, al suo posto un negozio di lusso. La vicenda è una specie di noir sentimentale, con la vita della protagonista indagata prima da un suo ex fidanzato, poi da un investigatore, da lei stessa e dal suo giovane amante. Si scopre un matrimonio non riuscito, una crisi di identità, la voglia di sparire e di essere una persona diversa, fino alla caduta nel male di vivere. Un libro dall’ambientazione affascinante nei caratteristici caffè e nei locali parigini, tipici ritrovi di artisti veri, presunti o falliti oppure di giovani in attesa del proprio destino. Ritrovi dove le persone possono trascorrere la propria vita senza doverne rendere conto a nessuno. Il racconto esprime le difficoltà che le persone hanno nel conoscere veramente gli altri, di quanto sia difficile per donne e uomini trovare la propria strada ed evitare di essere travolti dalla corrente della vita. Un libro scritto con un linguaggio scarno, essenziale, diretto, senza fronzoli, malinconico, ma nello stesso tempo coinvolgente, nella romantica e unica atmosfera parigina. Un libro triste, intenso e drammatico. Quello che si è perso non può essere rivissuto.

I pilastri della terra

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Titolo: I pilastri della terra

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

Traduzione: Roberta Rambelli

I pilastri della terra è un libro monumentale di Ken Follett che racconta le vicende storiche dell’Inghilterra del periodo compreso tra il 1120 e il 1174. Il racconto è ambientato nella cittadina di Kingsbridge, un nome di fantasia, localizzata nella regione del Wiltshire, nella zona sud-ovest dell’isola. Non lo avrei mai letto se non avessi avuto a disposizione il tempo libero che la quarantena da corona virus ci sta concedendo.

Le varie vicende del libro ruotano attorno alla costruzione della cattedrale di Kingsbridge, con tanti e diversi personaggi, le cui storie personali sono la base portante della trama, che si sviluppa sullo sfondo delle vicende storiche del periodo, caratterizzato da una lunga e sanguinosa guerra civile, dalle lotte tra la nobiltà e la nuova borghesia commerciale che premeva per abbattere il feudalesimo. Non meno cruente erano le lotte tra la Chiesa Cattolica e la Monarchia. La Storia reale e quelle dei personaggi della finzione sono miscelate in modo perfetto, ottenendo un risultato piacevole e di grande interesse. Impossibile riepilogare la trama senza dover occupare pagine su pagine. Il libro racconta l’eterna lotta tra il bene e il male, le continue ed insopportabili sopraffazioni dei potenti contro i poveri, la durezza della vita dell’epoca, sia quella dei nobili che quella dei poveri, le abitudini sociali, le lotte ed i giochi di potere a tutti i livelli. Ma racconta anche tante vicende umane di molti splendidi personaggi, la loro psicologia, gli amori, le delusioni, i dispiaceri, i lutti e le gioie, le poche soddisfazioni e le grandi delusioni. In quegli anni cominciarono le costruzioni delle grandi cattedrali, monumenti alla fede di Dio ma anche dimostrazione della grandezza del genio umano. Dal punto di vista artistico e della tecnica delle costruzioni ci sono spunti di grande interesse, anche per chi non è un tecnico, nel vedere come al tempo partendo da un semplice disegno su una tavoletta di gesso si potessero costruire edifici così grandi ed imponenti, senza strumenti e senza calcoli.  Un libro di dimensioni mastodontiche, oltre 1000 pagine, che incute un certo timore (per anni ho pensato che fosse un mattone micidiale), ma che una volta cominciato si trasforma in un romanzo travolgente, da leggere tutto di un fiato. Molti critici hanno trovato questo libro studiato a tavolino per farlo diventare un “best seller”. Sarà anche vero, ma il risultato finale è comunque sorprendente.

La legge del sognatore

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Titolo: La legge del sognatore

Autore: Daniel Pennac

Editore: Feltrinelli

Traduzione: Yasmina Melaouah

Più che un romanzo è un racconto in cui l’autore mescola sogni e realtà, immaginazione e vita vissuta. Una occasione per raccontare la sua passione per Federico Fellini, per i suoi film, per il modo in cui Fellini faceva nascere i suoi personaggi dei film partendo dai disegni che scaturivano dai suoi sogni, che si affrettava a produrre al mattino appena sveglio. Anche Pennac ama trasformare in racconti i suoi sogni, scrivendo, come esercizio giornaliero, metodico e continuativo, come ha sempre insegnato ai suoi allievi. Un racconto scritto con uno stile scanzonato e leggero in cui Pennac ci fa credere che sua madre è stata la costumista di Fellini, che da ragazzo aveva in camera da letto un disegno del maestro, raccontando sogni della sua infanzia e parti di vera vita vissuta, la sua passione per il teatro e l’incidente domestico che lo ha mandato in ospedale mentre vedeva un film di Fellini. Il libro è anche una raccolta di riflessioni sulla vita trascorsa, sull’età che avanza, sull’attività di scrittore. Un libro delicato e gentile, leggermente visionario, che vuole essere una specie di carezza dell’autore a tutti i suoi lettori.

I baffi

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Titolo: I baffi

Autore: Emmanuel Carrère

Editore: Adelphi

Traduzione: Maurizia Balmelli

Una decisione improvvisa, presa di getto, senza pensarci troppo. Il protagonista è in bagno e decide di cambiare la sua immagine e si taglia i baffi. Niente di speciale, ma un piccolo cambiamento ogni tanto ci vuole, anche solo per la curiosità di vedere le reazioni di sua moglie, degli amici e dei colleghi di lavoro. Con grande sua sorpresa, nessuno si accorge della differenza, anzi tutte le persone che lo circondano dicono che lui i baffi non li ha mai avuti. Lo sostiene la moglie, gli amici con cui va a cena, i suoi colleghi. All’inizio crede che sia uno scherzo organizzato dalla moglie. La cosa prosegue e lui non si capacita di come sia possibile che uno scherzo duri così a lungo e coinvolga così tante persone. La cosa va avanti e lui comincia a temere che la moglie stesse impazzendo o che forse sia già diventata completamente pazza. I dubbi aumentano e il protagonista comincia progressivamente a perdere colpi arrivando a mettere in dubbio la sua intera vita. La storia prosegue con uno smarrimento crescente e sempre più sconcertante.

Un libro inquietante, un thriller psicologico, che descrive l’evoluzione della forma di pazzia distruttiva del protagonista. Tutto inizia da un banale gesto di rottura rispetto alla routine quotidiana, una azione semplice che chiunque può fare ma che in questo caso scatena nel protagonista un cambiamento radicale del punto di vista della sua vita, dei suoi affetti e relazioni, per scoprire che non sopporta più nulla di tutto quello che ha, per desiderare tutt’altro. La narrazione parte lenta e abbastanza piatta ma poi aumenta di ritmo e di intensità riuscendo a descrivere con grande efficacia i turbamenti del protagonista, i suoi momenti di grande sofferenza. Un libro inquietante e terribile che mostra la fragilità delle persone e di come si è sempre soli di fronte alle grandi difficoltà della mente.

 

 

Il signor Cardinaud – Georges Simenon

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Titolo: Il signor Cardinaud

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione: Sergio Arecco

Huber Cardinaud è un uomo felice. Figlio di un cestaio, è riuscito a diventare un impiegato, ha sposato la donna che ha amato fin da quando aveva 15 anni e che gli ha dato due figli. Ha acquistato la casa in cui vive. La raggiunta tranquillità, economica e familiare, gli consente di godersi la passeggiata domenicale, di salutare i conoscenti e di acquistare un dolce in pasticceria. Tutto sembra andare per il meglio quando improvvisamente, tornando a casa proprio da una passeggiata domenicale, non trova più la moglie, la sua adorata Marthe. La casa è in ordine, i letti rifatti, le stanze pulite. Il pranzo nel forno bruciato, chiaro segnale che è successo qualcosa di strano. La figlioletta è stata lasciata dalla vicina, mentre il bambino era con il padre a passeggio. Hubert comincia una ricerca affannosa della moglie, prima dai suoceri poi dai suoi genitori per poi scoprire che la moglie ha un amante e che è fuggita con lui. Il signor Cardinal comincia la ricerca della moglie deciso a tutti i costi di riportarla a casa, chiedendo in prestito dei soldi ed esponendosi al giudizio ed al dileggio degli altri.

La storia racconta come Hubert per amore e per difendere la sua famiglia è pronto a rischiare tutto pur di riportare a casa la moglie. La storia di un matrimonio solo apparentemente felice, di incomprensioni e incomunicabilità tra coniugi, di una donna che si sente compressa e poco realizzata, in pratica infelice. Ma anche la storia di un marito nato in una famiglia povera con una grande voglia di tentare la scalata sociale, per vivere meglio, per dare a sua moglie il benessere a cui era abituata essendo nata in una famiglia benestante. Una storia d’amore, di un uomo che ha il coraggio di affrontare il tradimento con orgoglio e di una donna che non vuole rinunciare alla sua felicità. In questo libro le ambientazioni sono meno cupe rispetto ad altre opere di Simenon, lo stile è al solito scarno ma di grande efficacia.

Il colibrì – Sandro Veronesi

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Titolo: Il Colibrì

Autore: Sandro Veronesi

Editore: La nave di Teseo

Il libro racconta la vita di Marco Carrera, la sua gioventù, le donne principali della sua vita, il destino di sua figlia Adele, il suo rapporto con i genitori e con i suoi due fratelli, Giacomo ed Irene. Marco è un ragazzo come tanti, una gioventù agiata, sci, tennis, benessere ed ottimismo per un futuro brillante, una storia comune a tanti figli della borghesia italiana di quel periodo. Una storia però funestata da tanti lutti, condizionata da tanto dolore e tanti eventi negativi. La sua vita sembrava destinata alla felicità ed all’armonia, con il matrimonio con una moglie bellissima ed una figlia adorabile. I problemi psicologici della bambina porteranno il matrimonio a sgretolarsi e diventare la causa di molti altri problemi.

Colibrì è il soprannome di Marco, per la sua capacità di restare dove si trova, nonostante tutto quello che accade attorno a lui, dal matrimonio fallito, al grande amore per una donna mai sfociato in una vera relazione, anche questo fonte di tanti dispiaceri e delusioni. Dolori personali, dolori familiari, situazioni difficili e impreviste.

Il libro è scritto in modo molto originale, utilizzando capitoli tradizionali, oppure capitoli che sono delle lettere, oppure e-mail e messaggi telefonici. Il romanzo cambia registro in continuazione con momenti quasi umoristici a situazioni drammatiche e dolorose. Si toccano varie tematiche, dal malessere di vivere, infatti molte protagoniste sono in analisi, ai problemi delle relazioni familiari, problemi psicologici di vario tipo fino all’eutanasia. La storia procede a velocità variabile, con alti e bassi, con alcuni eventi incalzanti ed interessanti con parti più lente e meno coinvolgenti. Ma c’è sempre un nuovo evento, un colpo di scena che fa ripartire l’attenzione verso la storia. I vari capitoli raccontano le vicende senza rispettare l’ordine temporale, ma saltando qua e là nelle diverse epoche in cui si svolgono i fatti. La vita di Marco Carrera ci insegna a superare le difficoltà della vita con la forza e la voglia di andare avanti, cercando dopo ogni batosta del destino un motivo per continuare ad andare avanti.