I superstiti del Télémaque

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Titolo: I superstiti del Télémaque

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione: Simona Mambrini

La Adelphi continua con la pubblicazione dei libri gialli di Georges Simenon. L’ultimo della serie è il romanzo I superstiti del Télémaque, una storia che sa di mare, di pesce e di vite dure e difficili. L’ambientazione della storia è nel piccolo borgo marinaro di Fécamp, in Normandia, affacciato sul Canale della Manica. Un mare insidioso e per niente cortese con i pescatori che trovano abbondanti quantità di pesce ma anche condizioni meteo e di mare spesso proibitive. Georges Simenon è stato uno scrittore in grado di raccontare in modo veritiero ed appassionante la vita di provincia francese ed anche in questo caso non viene meno al suo stile scarno e diretto.

La storia racconta la vicenda dei fratelli Pierre e Charles Canut, che abitano con la madre a Fécamp, cittadina della Normandia, affacciata sul canale della Manica. Pierre viene accusato dell’omicidio di Février, un ex marinaio ritrovato con la gola tagliata a casa sua. Il marinaio ucciso era uno dei superstiti del naufragio del Télémaque, una nave affondata nelle acque al largo del Brasile, in cui morì in circostanze misteriose il padre dei fratelli Canut. Mentre Pierre si trova in carcere, suo fratello Charles, convinto della sua innocenza, inizia una personale indagine per scoprire il vero colpevole. Man mano che la storia avanza, aumentano i sospettati per l’omicidio, viene scoperto un testamento, oltre che vecchie storie e relazioni sentimentali tenute nascoste. Charles è un uomo di natura mite e gentile, che vuole molto bene al fratello e lo ha sempre aiutato e protetto. Conduce una vita semplice, impiegato delle ferrovie ed innamorato di una giovane che serve da bere in un caffè del paese. Charles diventa il protagonista del racconto, un uomo tranquillo che indossa per una volta le vesti dell’eroe che cerca il riscatto da una vita anonima oltre che la salvezza per il fratello. Una storia di povertà, di difficoltà psicologiche, di drammi e disagi famigliari, raccontata con tutta la forza che Simenon riesce a dare nel raccontare le vicende delle vite altrui.

Simenon è stato un grande amante del mare e della vita a bordo delle navi, prese il brevetto di capitano e navigò a lungo per i mari del Nord. Fu proprietario di una barca che fu costruita proprio a Fécamp su cui ha trascorso lunghi periodi della sua vita. Questo libro è un omaggio di Simenon alla sua passione per il mare e la vita dei marinai, fatto a modo suo, raccontando la crudeltà del destino che non fa sconti a nessuno.

I valori che contano

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Titolo: I valori che contano

Autore: Diego De Silva

Editore: Einaudi

I valori che contano è un romanzo con un duplice contenuto, divertente e irriverente per la parte che ha a che fare con la professione del protagonista, l’avvocato Vincenzo Malinconico, mentre la parte che riguarda la malattia di Vincenzo diventa triste e profonda. Il personaggio di Vincenzo Melanconico è il prodotto della vivace fantasia e della abilità di scrittore di Diego De Silva, che è riuscito a creare un protagonista che è il trionfo dell’uomo medio, che spende con oculatezza, che si accontenta di quello che ha, con doti umane uniche e con una capacità di vedere le cose con la giusta ironia anche quando potrebbero avere risvolti drammatici. Un uomo che riesce a superare le sue fragilità con una filosofia di vita del tutto personale. La storia ha inizio con una ragazza in slip davanti alla porta di casa di Vincenzo, lui la fa entrare e la nasconde. Di fronte alla polizia nega di aver dato asilo alla ragazza, spergiurando di non averla vista, con la sua scaltrezza di avvocato riesce a liberarsi facilmente della scomoda presenza del poliziotto. Scopre che la ragazza è fuggita ad una retata della buoncostume in una casa d’appuntamenti, proprio sopra il suo appartamento. Inizia l’avventura di Vincenzo Malinconico e del suo socio avvocato, una coppia di persone esilaranti per motivi diametralmente opposti. I due si ritrovano a dover affrontare il sindaco, ossia il padre della ragazza in slip, oltre che tutelare gli interessi della ragazza dai possibili attacchi della stampa e dei social. La vicenda giudiziaria segue il suo corso quando ad un certo punto Vincenzo scopre di avere un tumore ad un testicolo. Inizia quindi la sua convivenza con la malattia, una operazione immediata, l’attesa dell’esito degli esami, le sedute di chemio. Vincenzo è un uomo di cinquant’anni, separato, si vede con una sua ex cliente che ha qualche esitazione ad andare a vivere con lui, ha da poco raggiunto un certo successo professionale grazie al suo nuovo socio. Il nuovo recente benessere non lo ha cambiato, è rimasto la persona semplice, modesta e fragile che è sempre stato, anche se sorretto da un invidiabile spirito di sopravvivenza ed una ironia che lo aiuta di fronte alle grandi sfide della vita. Malinconico affronta la malattia come affronta il suo lavoro, non vuole essere un principe del foro così come non vuole essere un eroe che lotta contro una malattia. La malattia lo pone di fronte alla scoperta dell’importanza delle cose che contano nella vita e di quanto poche esse siano. In genere la scoperta avviene solo quando si è vicini alla morte. Quando forse è troppo tardi.

Cambiare l’acqua ai fiori

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Titolo: Cambiare l’acqua ai fiori

Autore: Valérie Perrin

Editore: e/o

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Il libro narra le vicende sentimentali e di vita di Violette, di suo marito e di altri personaggi che vengono in contatto con lei. Violette è una persona dall’aspetto dimesso e da lei poco valorizzato, ma ha una personalità spiccata, riesce a creare subito la giusta empatia con chiunque la incontri. Le vicende della vita la hanno portata a diventare custode di un cimitero di un piccolo centro della Borgogna. La sua vita è stata dura e difficile, ma lei è riuscita a superare tutte le prove riuscendo a mantenere sempre viva la sua naturale gentilezza. Un giorno al cimitero si presenta un poliziotto, viene da Marsiglia, deve soddisfare una richiesta di sua madre morta da pochi giorni, ossia di essere sepolta nel cimitero di Violette. Dall’incontro con il poliziotto la vita di Violette cambia improvvisamente.

L’inizio del libro mi è piaciuto, la storia di un amore tormentato tra due giovani, le difficoltà, la contrarietà dei genitori di lui, i due innamorati che non potevano vivere uno senza l’altro. La storia segue diversi livelli temporali, passato e presente si intrecciano, un gran numero di personaggi vedono le loro vicende di vita incontrarsi in modo inaspettato. La storia è articolata e complessa, la voce narrante cambia in certi capitoli per aumentare la chiarezza del racconto, momenti drammatici si alternano a tratti leggeri e ironici, tutto ben fatto e ben distribuito. Molti i riferimenti ad altre opere letterarie ed a canzoni di successo, che danno un senso di completezza sensoriale alla lettura impegnando anche l’udito. Il libro parla di sentimenti, dolori, emozioni, delusioni e rimpianti trovando sempre le parole giuste per esprimere il tutto e colpire la sensibilità del lettore. Ma ad un certo punto del romanzo è come se la trama si sia avvitata su sé stessa e la spinta della storia sia andata perdendo di forza. Forse sarebbe bastato osare di più nella trama per rendere il libro perfetto. Ho comprato questo romanzo perché ne avevo sentito parlare bene nella libreria in cui faccio la maggior parte dei miei acquisti. Nella quarta di copertina ho letto che il libro aveva vinto un premio ad un concorso francese presieduto da Michel Bussi, uno dei miei autori preferiti di questi tempi.  Ho scoperto tardi questo libro, ho letto recensioni contrastanti, tanti giudizi positivi, alcuni entusiasti ma anche diversi giudizi poco lusinghieri. Le aspettative erano molto alte e sono state soddisfatte solo in parte. Per me è un buon libro, non lo reputo un capolavoro assoluto, riconosco che non il mio genere preferito e quindi il mio giudizio ne risente.

I ragazzi della Nickel

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Titolo: I ragazzi della Nickel

Autore: Colson Whitehead

Editore: Mondadori

Traduzione: Silvia Pareschi

Questo libro ha vinto il premio Pulitzer nel 2020. Colson Whitehead aveva già vinto lo stesso premio nel 2017 con il romanzo “La ferrovia sotterranea”.

I ragazzi della Nickel è un libro che parla di razzismo e di diritti negati. Siamo negli anni sessanta. Elwood vive in un paesino a sud di Atlanta, è stato abbandonato dai genitori e vive con la nonna. E’ un bravo ragazzo, gli piace studiare, lavora nel tempo libero per mettere i soldi da parte, vuole andare al college, studia gli insegnamenti di Martin Luther King. Ma il destino gli tende un agguato, senza colpe, solo per sfortuna, si ritrova in un riformatorio. In un lampo tutti i suoi progetti svaniscono, i suoi sogni si interrompono. Anche i sacrifici della nonna per pagare un avvocato per ridargli la libertà saranno inutili. Rimane chiuso nella Nickel, la scuola riformatorio, un luogo senza legge e senza giustizia. Elwood subisce soprusi e violenze di ogni tipo. Impara sulla sua pelle che l’unica possibilità è di non farsi troppo notare, di stare quieto, di aspettare il momento giusto per fuggire. Deve resistere, per ottenere giustizia, per vedere riconosciuti i suoi diritti. Nella Nickel troverà un amico, Turner, insieme sognano la libertà, faranno di tutto per ritrovarla.

“I ragazzi della Nickel” è un libro forte, che picchia duro, che fa male. I sogni di un bravo ragazzo che si infrangono contro il muro del razzismo. Una storia che mostra il lato peggiore dell’America che non è ancora stato cancellato, come dimostrano i fatti delle ultime settimane, in cui razzismo e violenza sono tornati alla ribalta. Alcuni progressi sono stati fatti ma la strada da percorrere è ancora lunga. La storia è una opera di finzione ispirata da fatti realmente accaduti, che rappresentano una delle tante, forse troppe, pagine buie della storia americana. Il libro testimonia violenze ed ingiustizie ma trasmette anche qualcosa di positivo come l’insegnamento di Elwood, ossia che anche nelle condizioni più degradate e terribili, non bisogna mai smettere di sperare e di lottare per una vita migliore.

Come ordinare una biblioteca

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Titolo: Come ordinare una biblioteca

Autore: Roberto Calasso

Editore: Adelphi

Roberto Calasso è un grande intellettuale, un grande scrittore e un grande editore. Con questo libro abbiamo l’occasione di conoscerlo come bibliofilo. Un uomo come lui che ha raggiunto in tutto quello che ha fatto i più alti livelli, non poteva che essere un bibliofilo esclusivo, raffinato, un collezionista di libri antichi, frequentatore di aste dove sono battuti volumi e cimeli di scrittori unici e rari. Un collezionista con una vita ricca di esperienze legate ai libri, con la conoscenza diretta degli scrittori, tanti episodi da raccontare, tante conoscenze da condividere con i suoi lettori, il tutto raccontato con passione ed entusiasmo raro. Calasso racconta anche come alcuni scrittori famosissimi interagiscono con i libri delle proprie biblioteche, con che metodo evidenziano i passi più importanti dei libri mentre leggono, dove scrivono i commenti o prendono appunti, se usano la penna o la matita. Il libro è diviso in quattro capitoli, dove Calasso racconta tutto il suo sapere in fatto di libri, i suoi acquisti, le sue abitudini, le sue esperienze. Il primo capitolo si intitola Come ordinare una biblioteca e racconta di tutto un po’ in fatto di libri. Il secondo capitolo parla dell’importanza delle riviste letterarie. Il terzo capitolo racconta di come nacquero le recensioni delle opere letterarie. Nel quarto capitolo racconta Come ordinare una libreria, in pratica un discorso tenuto dall’Autore nel 2019 ad una scuola per librai. Il libro parla di libri e dei loro collezionisti L’ordine di una biblioteca non può essere studiato a tavolino, non può essere ridotto ad un ordine alfabetico per autore, per titolo del libro o per casa editrice. Non serve fissare delle regole o delle procedure, ogni libro deve stare accanto ai libri suoi simili o che siano utili tra di loro secondo lo schema mentale del bibliofilo, secondo il suo criterio mentale che sicuramente non sarà condiviso da altri collezionisti. Non tutti i criteri si applicano efficacemente ad ogni tipo di libro. Lo stesso vale per le librerie. Gli appassionati di libri hanno il piacere di cercare libri che non conoscono, che trovano per caso, vicino al libro che vogliono comprare. E l’ordine non è fisso, costante, è qualcosa in divenire, che cambio sempre, con il passare del tempo. Una scrittura un po’ esclusiva, elitaria, come è nelle corde dell’autore.

Momenti trascurabli vol.3

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Titolo: Momenti trascurabili vol.3

Autore: Francesco Piccolo

Editore: Einaudi

Francesco Piccolo è arrivato al terzo atto dei suoi “Momenti trascurabili”. Questo, come i due precedenti, è un libro breve di pura evasione e relax con qualche spunto originale e esilarante su come vedere le cose che accadono quotidianamente. Il libro raccoglie i pensieri dell’autore sulle cose più comuni della giornata, quelle a cui di solito non si presta molta attenzione perché sono considerate irrilevanti fino a quando non se ne comprende l’importanza. Piccolo scrive in modo divertente, ironico, ha una sua gentile irriverenza, caratterizzata da un fondo leggero di malinconia. Ci racconta aneddoti e dettagli delle sue giornate, con le sue piccole ossessioni, difetti, cose dimenticate e dubbi esistenziali. Analizza i rapporti tra familiari, amici e conoscenti, riflette sul tempo che passa e il conseguente inevitabile invecchiamento, pensa alle cose che lo mettono a suo agio oppure quelle che lo imbarazzano, nonostante gli anni e le esperienze accumulate. Difficile non provare solidarietà, non trovare punti in comune con le sue piccole ossessioni, che spesso coincidono con le nostre. I suoi difetti sono i nostri difetti, ci sentiamo solidari con lui e ci rincuoriamo e ci sentiamo meno soli nelle nostre fragilità, leggendo i suoi pensieri. Piccolo ci insegna che non esistono momenti trascurabili, anche le piccole cose vanno analizzate ed approfondite, perché non sono poi così trascurabili se vogliamo dare importanza alla nostra vita.

 

L’odore dell’India

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Titolo: L’odore dell’India

Autore: Pier Paolo Pasolini

Editore: Guanda

Nel 1961, Pier Paolo Pasolini in compagnia di Alberto Moravia ed Elsa Morante, fecero un viaggio in india per partecipare ad un convegno commemorativo del centenario della nascita di Tagore, poeta, scrittore e filosofo indiano. Moravia era l’inviato del Corriere della Sera, mentre Pasolini era l’inviato del Giorno. Pasolini raccolse le sue impressioni di viaggio in questo libro L’odore dell’India, che rappresenta uno dei migliori libri scritti in italiano per chi vuole conoscere l’India. Moravia scrisse il suo di libro su questo viaggio, ma questa è una storia diversa.

In questo “L’odore dell’India”, Pasolini racconta la sua esperienza di viaggio attraverso le sue sensazioni, elaborate dal suo spirito artistico e dalla sua sensibilità, soffermandosi principalmente sulle persone, tralasciando quasi del tutto gli aspetti paesaggistici e urbanistici. Un viaggio alla scoperta degli indiani, del loro rapporto con la religiosità, con la morte, con la povertà. Un tentativo di capire la cultura indiana e l’atteggiamento nei confronti della vita delle persone che vivono in condizioni di assoluta povertà. All’epoca l’India era un paese molto diverso da quello di adesso, ma tutte le profonde e bellissime osservazioni fatte da Pasolini sulle caratteristiche umane degli abitanti dell’India sono tuttora valide. Ad un grande poeta, sensibile e curioso come è stato Pasolini, è bastato un solo viaggio per comprendere l’essenza degli indiani. Egli è riuscito con parole chiare e meravigliose a spiegare quello che ha provato, svelando quello che nessuna guida turistica può essere in grado di far scoprire e che forse un turista normale non riuscirebbe a scoprire neanche visitando il paese più volte.

Il Conte di Montecristo

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Titolo: Il Conte di Montecristo

Autore: Alexandre Dumas

Editore: Corriere della Sera (2020)

Traduzione: Emilio Franceschini

Il periodo di quarantena per il Corona Virus 19 ha visto le librerie chiuse come previsto dalle disposizioni governative e le edicole sono diventate l’unico luogo fisico dove poter comprare dei libri. Tra le tante proposte, questa edizione de Il Conte di Montecristo è stata una ottima e conveniente opportunità di acquisto. Il libro è uno dei più famosi romanzi di tutti i tempi, per la trama avvincente, per il gran numero di personaggi e per la quantità di temi trattati quali l’invidia, il tradimento, la vendetta, l’amore e il pentimento. Avevo letto il libro da ragazzo, ormai troppi anni fa e la rilettura è stata molto utile per la mia memoria ed anche per formulare un nuovo giudizio alla luce della diversa maturità e consapevolezza. La trama del libro è famosissima. Un giovane vicecomandante di marina Edmond Dantès viene arrestato nel giorno del suo fidanzamento a Marsiglia. Era stato denunciato da due suoi amici invidiosi della carriera marinara e della bella fidanzata e complice un magistrato senza scrupoli, l’innocente Edmond viene rinchiuso per 14 anni nel carcere del Castello di If. Nella prigionia incontra il vecchio Abate Faria che gli racconta come impossessarsi di un tesoro immenso e gli offre l’occasione di fuggire dal carcere. Edmond riesce a fuggire, si impossessa del tesoro e diventa ricchissimo. Elabora e mette in opera una vendetta crudele e spietata contro chi lo aveva tradito tanti anni fa.

Umberto Eco ha scritto in una famosa recensione del libro che la trama è ancora oggi avvincente, meno entusiasmante è lo stile con cui il libro è stato scritto per le continue ripetizioni e la lunghezza del testo che non trova giustificazione nelle vicende narrate. Ma ricorda anche che Dumas scriveva per essere letto dal maggior numero di persone  e quindi cercava di incontrare il favore del pubblico di allora, mentre dato che era pagato per il numero di righe pubblicate, una certa lunghezza era dovuta a vili ragioni economiche. La mia rilettura attuale è stata un tuffo nei ricordi di ragazzo, ma anche una lettura interessante e affascinante di un grande libro, una specie di romanzo universale in cui tutti i lettori possono trovare qualcosa di loro gradimento. Ci sono avventure, ingiustizie, fortune, pirati, nobili, schiave e nobildonne, seduzione e amore. Le ambientazioni spaziano da Marsiglia a Parigi, da Roma al Medio Oriente. Un libro scritto per piacere a tutti, che strizza l’occhio al lettore per ammaliarlo e travolgerlo con una serie senza fine di emozioni. Ma alla fine, a lettura conclusa, prevale la sensazione di aver letto un grande romanzo.

Lo scarafaggio

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Titolo: Lo scarafaggio

Autore: Ian Mc Ewan

Editore: Einaudi

Traduzione: Susanna basso

Il protagonista è uno scarafaggio che di punto in bianco si ritrova trasformato nel primo ministro inglese ai tempi di oggi. Il contrario di quanto accade nel racconto di Kafka “Le metamorfosi”, quasi a simboleggiare un mondo che funziona al contrario di come dovrebbe. Così come in natura lo scarafaggio si adatta velocemente ai cambiamenti dell’ambiente, Jim Sams, il nome del Primo Ministro ex scarafaggio, si adatta velocemente alle esigenze della politica, per guadagnare consensi e durare più a lungo, assumendo comportamenti arroganti e imprevedibili di fronte ai giornalisti, lanciando una rivoluzionaria teoria politico-economica in cui il lavoratore paga l’azienda per le ore lavorate e riceve in cambio l’equivalente in denaro quando compra dei beni, a condizione di non accumulare risparmi. Sono in molti ex scarafaggi nel suo ambiente politico ed anche il Presidente degli Stati Uniti è uno di loro. Un libro di pura fantasy applicata alla politica, un modo per mostrare la contrarietà dell’autore a quello che la politica sta decidendo per il suo paese, un modo per mostrarsi contrario alla Brexit a tutti i costi, senza aver trovato un accordo con la UE.

Una voce critica contro la politica attuata da coloro che fanno del populismo la propria bandiera politica, per chi vuole crearsi il sostegno seguendo i sondaggi, avendo come strategia politica fare quello che le persone comuni vogliono. Il libro è poco più di un racconto, troppo breve per essere un manifesto programmatico di un movimento di opposizione, ma abbastanza sarcastico ed irriverente per affondare un discreto colpo ai destinatari dello sberleffo che il libro lancia senza nascondere la mano.

Un’area di tenebra

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Titolo: Un’area di tenebra

Autore: V.S. Naipaul

Editore: Adelphi

Traduzione: Franco Salvatorelli

V.S. Naipaul è stato premio Nobel per la letteratura nel 2001. Era nato a Trinidad nel 1932 da una famiglia indiana trapiantata nei Caraibi per lavorare nelle piantagioni, è scomparso nel 2018. “Un’area di tenebra” è stato completato nel 1964 e racconta il primo viaggio in India che l’autore fece tra il febbraio del 1962 e il febbraio del 1964. Fin dal primo impatto V.S. Naipaul ebbe un rapporto conflittuale con il paese di origine della sua famiglia, iniziato con un piccolo incidente burocratico, descritto nelle prime pagine del libro. L’opera, pur non essendo un saggio antropologico, fornisce un ritratto dell’India di quei tempi e soprattutto degli indiani approfondito e originale, sotto forma di resoconto di viaggio, in cui l’autore riporta le sue impressioni sulle caratteristiche caratteriali degli indiani e sui loro comportamenti. Naipaul racconta gli incontri avuti con le persone, le avventure e le molte disavventure, i paesaggi e la natura. Fornisce una sua interpretazione su come gli indiani siano riusciti a superare indenni il colonialismo inglese, cambiando solo esteriormente ma rimanendo sé stessi interiormente. Attribuisce la poca propensione degli indiani a comportarsi in modo competitivo al sistema delle caste, ufficialmente abolito oggi, ma all’epoca ancora in essere, che giudicava gli indiani in funzione delle attività svolte e non per il risultato ottenuto.

Una delle affermazioni più forti e controcorrente di Naipaul, spiegata dettagliatamente nell’opera, è la facilità con cui si possono leggere sull’India libri che raccontano una realtà che non c’è. Le descrizioni entusiaste di libri e guide turistiche che parlano dell’India come un luogo affascinante ed esotico, pervaso di misticismo e religione, non trovano riscontro con quello che il viaggiatore deve affrontare, ossia una realtà molto lontana da quella che può aver idealizzato leggendo prima di partire i Veda e le Upanishad, qualche libro di yoga o di autorealizzazione oppure ascoltando le idee di qualche santone famoso. È difficile trovare il collegamento tra tali libri e l’incomprensibile, disordinata, sporca e complessa realtà dell’India. Questo era vero nel 1962 ma lo è ancora oggi, anche se la situazione generale sta lentamente cambiando in meglio. Un libro scritto con chiarezza e lucidità, una voce critica ma non per questo poco obiettiva, che riserva al continente indiano pagine poetiche e appassionate. Il libro è rimasto attuale anche se sono passati oltre cinquant’anni dalla sua pubblicazione. L’India di oggi è un paese molto diverso rispetto a quello che Naipaul trovò nel 1962, molte cose sono cambiate e molte altre stanno cambiando velocemente, ma la natura degli indiani non cambia facilmente e non tiene conto di quello che succede all’esterno. Proprio come accadde con il colonialismo. Ma allora Naipaul aveva proprio ragione ?

L’ultimo uomo nella torre

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Titolo: L’ultimo uomo nella torre

Autore: Aravind Adiga

Editore: Einaudi

Traduzione: Norman Gobetti

Questo romanzo è stato pubblicato in Italia nel 2012, ricordo di averlo comprato appena uscito, ma era finito nel dimenticatoio delle librerie di casa. Solo oggi ho completato la sua lettura con colpevole ritardo. L’ultimo uomo nella torre racconta la storia di un condominio di Mumbai, inaugurato nel 1959, abitato da persone della media borghesia. All’epoca della costruzione era un palazzo moderno e di prestigio, abitato da persone pacifiche e rispettabili, un esempio di civile convivenza tra appartenenti alle religioni cattolica, indù e musulmana. Tra i condomini un professore, in pensione all’epoca dei fatti narrati dal libro, Yogesh A. Murthy soprannominato Masterji, rimasto vedovo da un anno, con una figlia morta da piccola per un incidente ferroviario ed un figlio che non vede mai sposato con una nuora che non sopporta il suocero. Dopo oltre cinquant’anni il condominio risente dell’età, avrebbe bisogno di manutenzioni che gli inquilini non possono permettersi. La storia ha inizio quando un importante immobiliarista di Mumbai decide di acquistare l’intero condominio per demolirlo e ricostruire al suo posto un complesso residenziale di lusso, riservato a famiglie molto ricche. Per poter fare questo, il costruttore deve avere il benestare ad acquistare dall’unanimità degli inquilini, anche un solo rifiuto renderebbe impossibile l’operazione, dato che la costruzione del condominio era avvenuta sotto forma di cooperativa. Quindi, per assicurarsi la totalità dei consensi, il costruttore, di nome Dharmen Shah, offre un prezzo di acquisto esorbitante, pari a due volte e mezzo il valore di mercato degli appartamenti. Una offerta irripetibile a cui gli inquilini non possono dire di no. Tutti accettano la proposta, tranne Masterji, l’ex professore, che si ritrova da solo a combattere la sua battaglia di libertà, la sua decisione di rinunciare ai soldi e restare a casa sua. La pacifica convivenza imposta dal vivere insieme, quindi dal rispetto delle regole, di fronte alla possibilità offerta dal denaro, trasforma i pacifici abitanti del condominio, in un gruppo violento e vendicativo, in cui anche il passato integerrimo dell’ex professore viene messo in dubbio e distrutto come vendetta per la sua opposizione alla vendita dell’appartamento.

Il libro racconta in modo molto realistico e con un lieve umorismo la condizione attuale della società indiana, in cui convivono sia antiche tradizioni che il consumismo sfrenato in stile occidentale, dove i soldi sono diventati la cosa più importante della vita. Una società che sta cambiando velocemente, con i soldi che girano ad una velocità sempre più vorticosa, dove diventare ricchi è più importante di diventare rispettabili, gli antichi valori sono messi in discussione per riuscire a guadagnare più soldi possibile senza preoccuparsi di altro. I nuovi e bellissimi edifici, simbolo della modernità del paese, sono costruiti da operai pagati pochissimo, sfruttati come schiavi, a contatto con materiali pericolosi con grave danno per la loro salute, senza che nessuno se ne preoccupi. Mentre si abbattono le vecchie case per costruire prestigiosi palazzi, non si fa nulla per ridurre l’inquinamento e migliorare la condizione dei quartieri del ceto medio o delle baraccopoli che sempre più spesso sono sloggiate per fare posto ai nuovi edifici. Anche l’esasperante burocrazia tipica indiana diventa un modo per alimentare la corruzione e quindi permettere solo ai ricchi e potenti di continuare a fare i loro affari senza troppi ostacoli. Il libro descrive una situazione paradossale ma non impossibile, usando una scrittura elegante e gentile anche quando racconta fatti crudeli, riuscendo a cogliere molto bene molti dettagli tipici degli indiani e della vita che conducono, con grande sensibilità e completezza. Un viaggio originale e realistico nell’India attuale, un libro affascinante che mostra cosa possono diventare le persone quando si perde il senso dell’umanità.

La colonna di fuoco

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Titolo: La colonna di fuoco

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

Traduzione: Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli

La colonna di fuoco è il terzo volume della saga che Ken Follett ha dedicato alla città di Kingsbridge, luogo immaginario dell’Inghilterra. Questo volume è ambientato tra il 1558 e il 1620. Le vicende storiche dell’epoca sono quelle delle lotte tra i cristiani fedeli alla Chiesa Cattolica e i protestanti e le relative ricadute sulla monarchia inglese e quella francese. L’azione si svolge tra Inghilterra, Francia, Spagna e Paesi Bassi, rendendo il racconto vario e interessante per l’ampiezza geografica dell’ambientazione e le differenti conseguenze degli stessi fatti storici nei diversi Stati. Anche questo volume, come i due precedenti, colpisce per il gran numero di pagine che conferiscono alla trilogia di Kingsbridge una dimensione “monumentale”, oltre che per il gran numero di personaggi e di storie parallele che finiscono per incontrarsi nell’epilogo del libro che avviene proprio a Kingsbridge. In questo volume il filo conduttore della storia è rappresentato dalla storia d’amore tra due giovani di Kingsbridge, Ned Willard protestante e Margery Fitzgerald cattolica. I due non riescono a coronare il loro sogno d’amore  per via del volere del padre di lei che ha promesso la figlia ad un rampollo di una ricca famiglia cattolica. Margery non ama il suo promesso sposo ma deve rinunciare al suo amato Ned per seguire il volere paterno.

Il libro è un grande spaccato della vita sociale dell’epoca, con ampie descrizioni delle condizioni di vita, delle usanze e dei crescenti cambiamenti sociali in corso. In quegli anni il fenomeno più importante in Europa fu la nascita della religione protestante e la crudele e sanguinaria opposizione della Chiesa Cattolica e dei suoi sostenitori. La guerra religiosa era usata come pretesto per lotte di potere e rese dei conti di ogni tipo. In nome della religione ogni cattolico era diventato una spia e doveva denunciare gli eretici protestanti senza esitazione, anche se fossero familiari, amici e concittadini. Forte il riferimento del titolo alle fiamme dei roghi con cui venivano condannati gli eretici e la facilità con cui si veniva condannati. Nel libro ha un ruolo centrale la nascita del primo servizio segreto britannico “al servizio di sua Maestà”, con il giovane Ned Willard spia infiltrata sul campo a difesa della regina Elisabetta. Spie, tradimenti, controspionaggi, intrighi e raggiri, c’è di tutto in questo volume con una trama che si sviluppa quasi come una spy story dei giorni nostri. Intatti i punti di forza dei volumi precedenti ma in questo libro le lotte religiose e le operazioni di spionaggio danno alla trama una effervescenza maggiore rispetto ai volumi precedenti. Il libro è un evidente richiamo all’importanza della libertà religiosa ed una critica a chi usa la religione per accrescere il proprio potere o per vendette e rivalse. I volumi della saga di Kingsbridge sono tutti romanzi storici, ma se nei primi due gli eventi della storia vera erano solo lo sfondo per le avventure dei protagonisti, questo volume vede alcuni personaggi storici tra i protagonisti attivi della trama, uno per tutti Elisabetta Tudor Regina d’Inghilterra. In questo modo la storia ha acquisito di importanza e realismo. Un libro imponente e coinvolgente, degna chiusura della trilogia di Kingsbridge.

Mondo senza fine

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Titolo: Mondo senza fine

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

Mondo senza fine è il secondo volume della trilogia medioevale che Ken Follett ha dedicato alla cittadina di Kingsbridge. Questo libro racconta il periodo compreso tra il novembre del 1327 ed il novembre del 1361. Le vicende storiche fanno da sfondo alle storie personali di tanti personaggi che ruotano attorno alla città di Kingsbridge, al priorato, alla cattedrale in perenne costruzione, ricostruzione e ampliamento. Questo volume ha i pregi del primo, I pilastri della terra, tanti personaggi di diversa estrazione sociale, molti dettagli sui costumi dell’epoca, sul cibo, i commerci e le attività urbane, sulle caratteristiche delle città, delle strade e dei sistemi di trasporto. Il racconto evidenzia le tante sopraffazioni che i nobili compivano sui sudditi, le grandi ingiustizie sociali che erano la normalità all’epoca del sistema feudale. Ma le cose stavano cambiando, i commercianti lavoravano duramente ed accumulavano fortune ingenti e cominciava a montare la rabbia del popolo contro i nobili, incapaci di sfruttare le ricchezze che possedevano impegnati solo a fare intrallazzi e ruberie, senza preoccuparsi delle condizioni dei sudditi. Si intravedeva una possibile evoluzione sociale per i più poveri, con la nobiltà sempre più incapace di essere al passo dei tempi, arroccata a difendere privilegi sempre più insopportabili per la popolazione, contrapposta alle classi commerciali, ricche, intraprendenti e più solidali con il popolo. Le solite lotte per il potere tra la nobiltà vicina alla corona e la chiesa alimentavano le grandi guerre del periodo e davano origine a grandi soprusi e colpi bassi di ogni tipo in occasione di nomine e attribuzione di cariche pubbliche. Quello che rende straordinariamente attuale il libro è la seconda parte che racconta l’arrivo della peste nera in Inghilterra, dello scontro tra la medicina ufficiale legata alla chiesa e quella laica, più legata alle conoscenze degli egizi quindi dei miscredenti musulmani. Gli scontri tra diverse fazioni sono del tutto analoghi a quanto sta accadendo in questi giorni del 2020. La peste nera come il nostro Corona Virus. Nel racconto di Follett, all’epoca c’erano le fazioni decise a chiudere le città per evitare la diffusione del contagio e quelle invece che volevano che tutto rimanesse aperto e funzionante per non fermare il commercio e le attività contadine. C’erano i favorevoli all’uso delle mascherine a protezione delle vie respiratorie e quelli che sostenevano che bisognava solo pregare per sconfiggere la malattia. Esempi di modernismo nell’epoca medioevale e visioni medioevali in epoca attuale. Il libro si legge piacevolmente a dispetto della lunghezza che supera le 1300 pagine, esattamente come I pilastri della terra ma il tutto è leggermente meno brillante, non c’è l’effetto sorpresa del primo libro, alcune vicende sembrano ripetizioni di cose già lette, alcune descrizioni appaiono inutilmente lunghe e dettagliate, quasi che l’obiettivo fosse quello di creare un volume di grandi dimensioni per stupire. Sempre interessanti le parti dedicate alla tecnica delle costruzioni degli edifici, delle cattedrali e dei ponti, divenuti elemento fondamentale per incrementare i traffici commerciali. Più imponente del primo volume, meno sorprendente, comunque sempre interessante.

Nel caffè della gioventù perduta

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Titolo: Nel caffè della gioventù perduta

Autore: Patrick Modiano

Editore: Einaudi

Traduzione: Irene Babboni

Nel caffè della gioventù perduta è un romanzo del premio Nobel per la letteratura del 2014 Patrick Modiano. Non c’è una vera e propria trama, ci sono quattro voci narranti che si susseguono e raccontano, ognuna dal proprio punto di vista, la vita di Jacqueline o Louki, come era chiamata tra coloro che frequentavano il caffè Condé. Nel quartiere Latino di Parigi il caffè Condé era un luogo quasi magico dove Louki amava passare il tempo senza che nessuno sapesse realmente chi fosse. Jacqueline era una ragazza solitaria, enigmatica, che viveva vite parallele che non avevano nessun punto di contatto tra loro, una personalità fragile che riusciva ad essere sé stessa solo quando si trovava nella condizione di non essere riconosciuta dalle persone con cui si trovava. Era una donna affascinante, che colpiva gli uomini fin dal primo sguardo, tutti la notavano senza poter fare a meno di ammirarla. Sono passati degli anni e Louki è introvabile. Qualcuno si mette alla sua ricerca, il caffè Condé ha chiuso i battenti, al suo posto un negozio di lusso. La vicenda è una specie di noir sentimentale, con la vita della protagonista indagata prima da un suo ex fidanzato, poi da un investigatore, da lei stessa e dal suo giovane amante. Si scopre un matrimonio non riuscito, una crisi di identità, la voglia di sparire e di essere una persona diversa, fino alla caduta nel male di vivere. Un libro dall’ambientazione affascinante nei caratteristici caffè e nei locali parigini, tipici ritrovi di artisti veri, presunti o falliti oppure di giovani in attesa del proprio destino. Ritrovi dove le persone possono trascorrere la propria vita senza doverne rendere conto a nessuno. Il racconto esprime le difficoltà che le persone hanno nel conoscere veramente gli altri, di quanto sia difficile per donne e uomini trovare la propria strada ed evitare di essere travolti dalla corrente della vita. Un libro scritto con un linguaggio scarno, essenziale, diretto, senza fronzoli, malinconico, ma nello stesso tempo coinvolgente, nella romantica e unica atmosfera parigina. Un libro triste, intenso e drammatico. Quello che si è perso non può essere rivissuto.

I pilastri della terra

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Titolo: I pilastri della terra

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

Traduzione: Roberta Rambelli

I pilastri della terra è un libro monumentale di Ken Follett che racconta le vicende storiche dell’Inghilterra del periodo compreso tra il 1120 e il 1174. Il racconto è ambientato nella cittadina di Kingsbridge, un nome di fantasia, localizzata nella regione del Wiltshire, nella zona sud-ovest dell’isola. Non lo avrei mai letto se non avessi avuto a disposizione il tempo libero che la quarantena da corona virus ci sta concedendo.

Le varie vicende del libro ruotano attorno alla costruzione della cattedrale di Kingsbridge, con tanti e diversi personaggi, le cui storie personali sono la base portante della trama, che si sviluppa sullo sfondo delle vicende storiche del periodo, caratterizzato da una lunga e sanguinosa guerra civile, dalle lotte tra la nobiltà e la nuova borghesia commerciale che premeva per abbattere il feudalesimo. Non meno cruente erano le lotte tra la Chiesa Cattolica e la Monarchia. La Storia reale e quelle dei personaggi della finzione sono miscelate in modo perfetto, ottenendo un risultato piacevole e di grande interesse. Impossibile riepilogare la trama senza dover occupare pagine su pagine. Il libro racconta l’eterna lotta tra il bene e il male, le continue ed insopportabili sopraffazioni dei potenti contro i poveri, la durezza della vita dell’epoca, sia quella dei nobili che quella dei poveri, le abitudini sociali, le lotte ed i giochi di potere a tutti i livelli. Ma racconta anche tante vicende umane di molti splendidi personaggi, la loro psicologia, gli amori, le delusioni, i dispiaceri, i lutti e le gioie, le poche soddisfazioni e le grandi delusioni. In quegli anni cominciarono le costruzioni delle grandi cattedrali, monumenti alla fede di Dio ma anche dimostrazione della grandezza del genio umano. Dal punto di vista artistico e della tecnica delle costruzioni ci sono spunti di grande interesse, anche per chi non è un tecnico, nel vedere come al tempo partendo da un semplice disegno su una tavoletta di gesso si potessero costruire edifici così grandi ed imponenti, senza strumenti e senza calcoli.  Un libro di dimensioni mastodontiche, oltre 1000 pagine, che incute un certo timore (per anni ho pensato che fosse un mattone micidiale), ma che una volta cominciato si trasforma in un romanzo travolgente, da leggere tutto di un fiato. Molti critici hanno trovato questo libro studiato a tavolino per farlo diventare un “best seller”. Sarà anche vero, ma il risultato finale è comunque sorprendente.