I soldi sono tutto

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Titolo: I soldi sono tutto

Autore: Fabio Calenda

Editore: Mondadori

La storia si svolge a Roma, tra il novembre 2006 e dicembre 2009. Gianni Alecci è il protagonista del libro. 55 anni, sposato con Eleonora, ricca di famiglia, moglie scontenta e petulante. Una suocera che non ha alcuna stima in lui, un lavoro che non gli ha dato le soddisfazioni che avrebbe voluto. Un figlio trentenne andato via di casa quando aveva solo 16 anni e che sta facendo una carriera strepitosa nel mondo dell’alta finanza.  Un secondo figlio di 15 anni con poca voglia di studiare e molta voglia di divertirsi.

La vita di Gianni è all’insegna dell’insoddisfazione e della frustrazione, umiliato da moglie e suocera dal continuo confronto con il figlio maggiore, per la sua intelligenza e per la invidiabile carriera. Gianni Alecci sfoga le sue insoddisfazioni familiari e professionali con una giovane amante, che spera in lui per riuscire a migliorare la sua condizione sociale, ma che scoprirà presto di aver scelto la persona sbagliata.

Gianni non molla, continua a cercare l’occasione per prendersi dalla vita le rivincite che crede di meritare. Punta tutto sui soldi, vuole farne tanti per tentare la scalata sociale che gli consentirebbe di zittire le critiche di moglie e suocera. Incontra un suo amico, Alberto Lepore, un avvocato di successo ma anche grande investitore che è riuscito a moltiplicare il suo patrimonio grazie a scelte sagge ed oculate. Alberto spiega a Gianni come è riuscito a diventare ricco e lo introduce nel mondo dei fondi off-shore gestiti da un vero fuoriclasse della finanza di nome Vincenzo Greco, un vecchio compagno di scuola di Gianni. Inizia una nuova avventura per Gianni che investe i pochi soldi dei suoi risparmi personali, poi convince moglie e suocera ad affidare a Greco i risparmi di famiglia. Inizia la carriera di Gianni nel mondo della finanza, comincia una nuova fase della sua vita. I guadagni crescono a dismisura, frequenta persone importanti, posti esclusivi. Tutto sembra andare per il meglio, Gianni sembra ben avviato verso la vetta che aveva deciso di raggiungere. Siamo nel 2008, anno terribile per la finanza mondiale, quando la crisi innescata dal fallimento di una famosa banca d’affari americana, porta Vincenzo Greco al carcere e Gianni alla rovina, sia finanziaria che familiare.

Il romanzo è ambientato nella zona Nord di Roma, quella dei quartieri bene, delle famiglie storicamente ricche, dei grandi avvocati, notai e professionisti in genere che vivono per ostentare la propria ricchezza e che sono gratificati dall’invidia dei poveri di spirito che li prendono come esempio. Un mondo cinico, arido di sentimenti, fatto di persone che ignorano affetti e famiglie, che sono interessati solo ai soldi.

Gianni è un uomo superficiale, ingenuo e poco portato al ragionamento, attratto dai soldi e dalla finta felicità che possono dare se non si provvede anche alla propria crescita personale. Un libro che si ispira alla truffa realmente avvenuta in quel periodo, negli stessi quartieri in cui è ambientato il libro e che vuole mettere a nudo i limiti ed i difetti di una alta borghesia che è mostrata in tutta la sua pochezza e povertà di sentimenti. Solo alla fine del racconto, quando ormai per Gianni sembra tutto perduto, arriverà per lui un aiuto insperato, dall’ultima persona da cui si sarebbe aspettato un gesto di solidarietà. Qui la storia si arricchisce per la prima volta di comportamenti saggi e sensati da parte di uno dei protagonisti, che in apparenza sembrava il più lontano e freddo nei confronti di Gianni. Il racconto si conclude con un messaggio di speranza. Tutti possono trovare la giusta strada nella vita, per merito proprio o grazie a qualcuno che ci vuole bene.

Figlie del mare

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Titolo: Figlie del mare

Autore: Mary Lynn Bracht

Editore: Longanesi

Questo libro ci porta in estremo oriente, più precisamente in Corea.  La trama si sviluppa in due epoche diverse, il 1943 e il 2011 ed ha il merito di raccontare alcune vicende avvenute durante la seconda guerra mondiale poco note a noi occidentali.

Era il 1943, quando la giovane Hana, una ragazza di 16 anni coreana, è impegnata in una battuta di pesca. La ragazza è una “haenyeo”, una donna del mare, come lo è sua madre e lo è stata sua nonna e come lo sarà la sua sorellina Emi, di 9 anni, quando avrà raggiunto l’età per iniziare le immersioni. Hana è molto legata ad Emi, la accudisce e la protegge, sogna di crescere con lei, di pescare con lei, di continuare la vita della sua famiglia nell’isola dove sono nate. Alcuni soldati giapponesi arrivano sulla spiaggia dove Hana stava pescando e dove Emi stava tranquillamente aspettando che la sorella finisse il suo lavoro. Hana si accorge del pericolo mentre si trova in mare, torna a riva più velocemente possibile e si lascia catturare dai soldati al posto di Emi. Hana viene imprigionata e deportata in Manciuria dove viene costretta a diventare una “donna di conforto”, in una delle case chiuse gestite dall’esercito giapponese. Per Hana inizia una vita orribile fatta di violenza, morte, orrori di tutti i tipi. Le violenze si ripetono tutti i giorni, di continuo, senza nessuna possibilità di porre fine a quello strazio. L’avventura di Hana continuerà lontana da casa, con ripetuti tentativi di sottrarsi a quel destino infame.

Nel 2011, Emi è una anziana signora che non ha ancora dimenticato la perdita della sorella Hana, un dolore che la ha accompagnata per tutta la vita e non la lascerà più. Durante una visita alla figlia a Seul, accade qualcosa che rinnoverà quel dolore rendendolo più forte che mai.

Il libro racconta principalmente la storia delle due sorelle, della loro separazione, della vita terribile a cui è stata costretta Hana e della vita di Emi vissuta nel doloroso ricordo della perdita della sorella. Ma racconta anche gli orrori di una guerra, quella tra la Corea e il Giappone, uno dei tanti conflitti della seconda guerra mondiale, in particolare racconta il dramma delle “donne di conforto” e le terribili violenze che i giapponesi hanno commesso sulle donne coreane, rapite, deportate e violentate a ripetizione dai soldati destinati al fronte. Non c’è solo guerra e violenza nel racconto, ci sono anche i sentimenti di Hana ed Emi, l’orgoglio ed il coraggio delle povere popolazioni della piccola isola dove le due sorelle vivevano, la forza e la determinazione delle donne “haenyeo”, il coraggio e l’umanità di una tribù mongola che avrà grande importanza per la sorte di Hana.

La scrittura di Mary Lynn Bracht è essenziale ed efficace, in grado di trasmettere con precisione gli orrori e il dolore come pure i sentimenti e le emozioni. Una ottima prova di scrittura, un bel libro che emoziona ed indigna, dove violenze brutali si alternano a gesti di coraggio e di nobiltà d’animo, a rappresentare gli estremi dei comportamenti umani.

La triste vicenda delle “donne di conforto” è una delle tante ferite che la guerra ha provocato e che sono ancora fonte di sofferenza. Il governo giapponese ha riconosciuto tardivamente indennizzi e più volte ha espresso scuse formali ai coreani. Ma certe violenze e certe ferite non possono essere indennizzate così come non possono essere dimenticate solo per aver ricevuto delle scuse.

Senza mai arrivare in cima

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Titolo: Senza mai arrivare in cima – viaggio in Himalaya

Autore: Paolo Cognetti

Editore: Einaudi

Sono in partenza per uno dei miei consueti viaggi di lavoro. Solita tappa alla libreria delle partenze internazionali di Fiumicino, sempre meno libreria e sempre più negozio di souvenir. Lo spazio per le novità è veramente ridotto. Sono alla ricerca di libri non troppo voluminosi, che possano entrare nell’ormai indispensabile zainetto e l’ultimo libro di Cognetti sembra proprio fatto per viaggiatori con solo bagaglio a mano.

Paolo Cognetti è un uomo che ha trovato nella scrittura e nell’amore per la montagna le sue principali ragioni di vita. Per il suo quarantesimo compleanno si è regalato un viaggio in Himalaya con alcuni amici, senza scalare alcuna montagna, d’altra parte Cognetti non è uno scalatore, ma per vivere una esperienza unica e indimenticabile.

Il viaggio può essere affrontato solo camminando, oltre 300 km in alta quota, superando spesso i 5.000 m, ben oltre le quote delle montagne europee più alte raggiungibili solo da abili scalatori, dove anche il minimo movimento costa fatica e spreco di energie. Una avventura condivisa con i suoi amici e soprattutto con le persone e gli animali che vivono nelle zone adiacenti le più grandi montagne del mondo, tra Tibet e Nepal.

Il libro è un diario di viaggio, dove sono annotate le sensazioni, le emozioni, i sentimenti che l’autore ha provato durante una esperienza di viaggio così unica ed estrema. I rapporti di amicizia tra i partecipanti al viaggio si sono rafforzati grazie alle difficoltà condivise, alla lontananza dalla vita normale a cui ciascuno di loro è abituato. Il viaggio richiede sforzi ed energie enormi, sacrifici e sofferenze fisiche, che sono ampiamente ripagate dalla splendida avventura umana che è possibile vivere, stando a stretto contatto con le popolazioni che vivono nelle valli ai piedi delle montagne. Persone che vivono con saggezza e serenità una vita dura in una natura poco ospitale con difficoltà e limitazioni senza alcun segno di rassegnazione, ma con la fierezza della propria diversità.

Il titolo del libro ricorda che durante il viaggio non sono state scalate montagne. Ma l’avventura è comunque degna di essere raccontata.

Scalare le montagne è una esperienza solitaria, conoscere popoli e culture diverse che vivono in luoghi così diversi dai nostri, è una esperienza che viene fatta sì dall’individuo ma insieme ad altre persone. Non serve scalare per arrivare in alto, ci si può arrivare anche camminando. Ognuno sceglie la propria meta in base alle proprie possibilità, l’importante è raggiungerla seguendo il cammino che ci si è prefisso.

Hotel Silence

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Titolo: Hotel Silence

Autore: Audur Ava Olafsdottir

Editore: Einaudi

Jonas sta partendo per un viaggio di sola andata per una destinazione indefinita. Ha una madre malata di demenza, una moglia da cui ha divorziato che gli ha comunicato che la figlia che credeva fosse sua invece non lo è. La sua vita è tutta qui, macerie che non si possono ricostruire. Jonas ha un palento particolare per riparare le cose, non tanto per costruirle nuove ma per riparare le cose rotte. Ha deciso di farla finita, di suicidarsi, ma non vuole che a scoprire il suo cadavere sia sua figlia, quindi decide di partire per una destinazione sconosciuta e di farla finita lì, lontano da tutto e da tutti. Porterà con sè la sua valigetta per gli attrezzi. Arriva in un paese che è appena uscito da una guerra terribile, che ha lasciato solo lutti e distruzione. E’ ospite dell’Hotel Silence, i cui proprietari sono due fratelli usciti indenni dalla guerra. Jonas viene coinvolto dai due fratelli in piccole riparazioni, presto troverà nuove ragioni di vita e inizierà una nuova vita, piena di persone a cui dedicare il suo tempo, per aiutarli a superare difficoltà e poter sognare un futuro migliore.

Hotel Silence è un libro triste, delicato, poetico ma nello stesso tempo un testo che riesce a trasmettere positività ed ottimismo. Jonas è un uomo solo che ha perso o almeno crede di aver perso ogni ragione di vita. Ritrova voglia di vivere, di fare qualcosa per aiutare gli altri. Constatare come le ferite delle persone che tutti i giorni combattono per sopravvivere , sono ben più profonde e dolorose delle sue, lo rigenera, gli fornisce nuovi motivi per proseguire la sua avventura terrena. La vita è dura e dolorosa ovunque, ma ognuno di noi deve onorare il dono ricevuto combattendo contro le avversità con tutte le proprie forze, senza mai arrendersi. Un libro in cui si parla di disgrazie personali, di morte, di guerra ma anche di rapporti umani, di solidarietà, di speranza e della possibilità di risorgere dalle macerie, materiali e psicologiche.

Ricordi dormienti

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Titolo: Ricordi dormienti

Autore: Patrik Modiano

Editore: Einaudi

Jean è il protagonista di questo breve e delicato libro sul tema dei ricordi.

Durante una passeggiata sul lungosenna, Jean legge il titolo di un libro su una bancarella e all’improvviso nella sua mente riappaiono eventi della sua gioventù che aveva dimenticato in chissà quale meandro della sua memoria. Luoghi, fatti e incontri con sei donne, molto diverse tra di loro, che in qualche modo hanno segnato la sua vita. Ricorda piccoli dettagli, pensieri, antiche paure. Un passato messo da parte per molto tempo e poi tornato alla memoria per puro caso. I ricordi sono descritti a metà tra un diario ed un sogno, senza particolari nostalgie o rimorsi per qualcosa che poteva essere e non è stato.

Modiano ha vinto un premio Nobel (2014) con la motivazione “per l’arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inesplicabili e scoperto il mondo della vita nel tempo dell’occupazione”. Non poteva che proseguire nella sua produzione letteraria con testi in cui il ricordo ha una valenza dominante. Dimentichiamo per poi ricordare le cose che riteniamo importanti. I ricordi sono le nostre radici che ci aiutano a capire le persone che siamo diventate e sono anche le basi sulle quali costruire il nostro futuro.

Il banchiere di lucifero

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Titolo: Il banchiere di lucifero

Autore: Bradley C.Birkenfeld

Editore: RaiEri

Bradley Birkenfeld voleva diventare un pilota dell’aviazione americana ma il destino lo ha dirottato verso gli studi economici. Il primo impiego in una banca americana poi l’avventura in Svizzera fino a toccare il vertice della finanza. Procurava clienti per la potentissima banca svizzera UBS. Clienti particolari, persone in grado di trasferire milioni e milioni di dollari nei capaci forzieri svizzeri. Soldi messi al sicuro, protetti dal fisco e da ogni tipo di indagine. Birkenfeld procurava clienti importanti provenienti dagli USA, per farlo aveva a disposizione ogni mezzo, aerei privati, imbarcazioni di lusso, eventi esclusivi, cene nei migliori ristoranti del mondo ed ogni mezzo che fosse attraente per quella categorie di persone troppo ricche per poterle attrarle con metodi tradizionali.

Bradley è un grande affabulatore, attrae i ricchi con tutti i mezzi ed è uno dei migliori procacciatore di clienti di UBS. Opera sul mercato americano quindi tutti i soldi che riesce a far depositare nella banca svizzera sono soldi sottratti al fisco americano. Tutto sembra andare per il meglio nella vita di Bradley che in pochi anni è diventato ricco e con un tenore di vita altissimo, fino a quando il suo mondo dorato comincia a sgretolarsi. La banca si rende conto che le pratiche che in Svizzera sono perfettamente legali, non lo sono negli Stati Uniti, pertanto l’attività della banca è passibile di inchieste e di conseguenti condanne da parte delle autorità americane. UBS comincia a tutelarsi e fare in modo che molte delle colpe ricadano sui loro uomini addetti alla ricerca dei clienti. Bradley si sente incastrato e tradito da coloro che hanno maggiormente usufruito del suo lavoro. Decide di giocare di anticipo, denunciando UBS alle autorità americane e collaborando alle indagini, fornendo documenti, nomi, circostanze. Andrà anche in prigione per aver avuto un ruolo di primo piano nelle attività illecite, ma incasserà un sostanzioso assegno per aver contribuito al recupero di somme enormi al fisco americano.

Il libro è scritto in prima persona da Bradley, un pò spaccone e un pò troppo americano. Non è certo per i meriti letterari che il libro è interessante. Leggere questo libro è utile per chi è interessato a comprendere meglio come funziona il sistema bancario svizzero e internazionale, di come il mondo attuale sia fatto per premiare i ricchi, che godono di benefici e possibilità inconcepibili per i comuni mortali. Un sistema ingiusto che favorisce che è già troppo ricco e lo diventa sempre di più, mentre lo stesso sistema con le persone normali è assolutamente ingiusto e inaccessibile

Leggendo il libro non c’è alcuna simpatia per Birkenfeld, non siamo di fronte a un Robin Hood ma ad una persona che ha tentato di distruggere il sistema bancario svizzero per una vendetta personale verso i suoi superiori e soprattutto per salvare se stesso dalla giustizia americana. Quando si parla di private banking o di alta finanza, di gestioni patrimoniali e dei livelli più alti dei servizi bancari internazionali, il lusso degli uffici e delle prestigiose sedi delle principali banche, serve a coprire attività che non hanno nulla di nobile ma che anzi sono spesso molto ma molto vicine a pratiche illegali o poco lecite. E il potere della finanza e delle banche diventa sempre più grande, più forte delle nazioni e dei loro governi. E di conseguenza anche i popoli che sono sempre meno sovrani e sempre di più sudditi.

A chi appartiene la notte

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Titolo: A chi appartiene la notte

Autore: Patrik Fogli

Editore: Baldini+Castoldi

“A chi appartiene la notte” è l’ultima opera di Patrik Fogli, scrittore ingegnere, categoria di autori che seguo con particolare interesse.

Irene Fontana fugge dal suo passato di giornalista di inchiesta e si rifugia nella casa di sua nonna, sulle colline dell’Appennino reggiano. Irene assiste al ritrovamento del cadavere di un giovane del posto, caduto dalla Pietra di Bismantova. Sembra un suicidio ma la madre del ragazzo non crede che suo figlio possa essersi tolto la vita e chiede ad Irene di indagare, di scoprire tutto il possibile su suo figlio, per capire cosa effettivamente è successo. Per Irene inizia una avventura nel passato della zona, scopre patti segreti tra le famiglie del posto, locali ambigui dove si svolgono feste non proprio regolari, storie di personaggi strani, un universo parallelo del tutto inaspettato.

Patrik Fogli ha una frase sulla sua home page che dice “le cose non si migliorano solo perchè si semplificano”. Questa frase rappresenta anche il suo modo di scrivere. “A chi appartiene la notte” è un libro complesso, con una trama studiata in tutti i particolari, con tanti riferimenti alla mitologia greca, all’occultismo, alla magia, alle storie misteriose che si narra siano collegate con le storie reali, alla vita quotidiana. Tanto per fare qualche esempio si parla del “Cristo velato “ di Giuseppe Sanmartino, una delle sculture più straordinarie realizzate dall’uomo, oppure del mito di Prometeo, della storia di Abramo Lincoln e della misteriosa morte di suo figlio. Quindi un libro complesso che per essere compreso in tutte le sue sfumature necessita qualche ripasso o qualche ricerca on line ogni tanto. Un libro pregevole e inedito, lontano dai gialli e noir tanto in voga di questi tempi. Un libro che racconta il lato oscuro e nascosto della nostra società ma che apre la speranza che le tenebre possano essere illuminate dalla luce di persone come Irene che pur sapendo di dover pagare un prezzo enorme, si dedicano alla ricerca della verità.

 

 

Eleanor Oliphant sta benissimo

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Titolo: Eleanor Oliphant sta benissimo

Autore: Gail Honeyman

Editore: garzanti

Eleanor Oliphant è una donna di trent’anni, impiegata come contabile in una piccola azienda, dove è apprezzata per le sue capacità professionali e dove capi e colleghi non danno troppo peso alle sue scarse capacità sociali. La sua è una vita anonima e solitaria, forse una barriera per coprire le profonde ferite che una infanzia travagliata le ha lasciato dentro. La vodka è l’unica compagnia dei suoi week end. Eleanor ha una infatuazione platonica per un musicista sconosciuto, che lei spera possa diventare l’uomo della sua vita. Le cose andranno diversamente con importanti conseguenze.

Il libro racconta un breve e intenso periodo della vita di Eleanor, in cui lei cerca di cambiare abitudini, modo di vestire, pettinatura, per apparire diversa ed aderire ai canoni estetici e comportamentali ritenuti normali dalla maggior parte delle persone. Ma non si può cambiare la propria indole, non basta qualche acquisto per diventare quello che non si è. Un libro in cui è la protagonista che narra in prima persona le sue disavventure, le sue debolezze, i suoi pensieri. Il tipo di narrazione aumenta l’efficacia della descrizione. La storia appare all’inizio una specie di Bridget Jones ma poi il libro prende una piega più intensa e profonda e la commedia iniziale si trasforma in dramma, per poi tornare su toni più rilassati. Un buon libro che racconta come una persona apparentemente fragile e con poche capacità di difesa, possa resistere alle prove dolorose e terribili della vita, trovando dentro di sè la forza di sopravvivere anche quando ha raggiunto il fondo, come capiterà proprio a Eleanor. L’importanza dell’impiego di Eleanor nella socità di computer grafica sarà fondamentale per il suo ritorno alla normalità. Piaccia o no, il lavoro è importante nella vita di ciascuno di noi anche se non tutti siamo disposti a valutare tale importanza nel modo giusto. Una copertina intrigante che si comprende solo alla fine del libro.

Le assaggiatrici

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Titolo: Le assaggiatrici

Autore: Rosella Postorino

Editore: Feltrinelli

Rosella Postorino per scrivere il romanzo “Le assaggiatrici” si è ispirata alla storia vera di Margot Wolk che è stata assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf.

Nel libro la protagonista è Rosa Sauer, appena arrivata nel 1943 da Berlino a Gross Partsch, un villaggio vicino al quartier generale di Hitler. Rosa è fuggita dai bombardamenti ed ha raggiunto il paese di suo marito, spedito a combattere in Russia, mentre lei è ospite a casa dei suoceri. La vita della giovane Rosa cambia improvvisamente quando viene scelta, insieme ad altre 9 donne, per diventare “assaggiatrice” del cibo che quotidianamente viene servito ad Hitler ed al suo entourage. Il Fuhrer teme di essere avvelenato da uno dei tanti nemici che si stannno prodigando per farlo fuori con tutti i mezzi possibili. Le donne mangiano il cibo preparato per Hilter e vengono tenute sotto osservazione, se entro un’ora non ci sono stati problemi per nessuna delle assaggiatrici, il cibo sarà servito alla tavola del Fuhrer. Il libro racconta la guerra e la follia del nazismo dal punto di vista molto particolare delle “assaggiatrici”, donne in qualche modo privilegiate dato che invece di patire la fame, come tutti i loro familiari e concittadini, hanno la possibilità di mangiare tre volte al giorno, quasi sempre pietanze prelibate, privilegio che potrebbe anche essere la loro condanna a morte in caso di avvelenamento del cibo. Consapevoli dei rischi che corrono, le donne vivono la loro vita, le loro passioni, emozioni e desideri, nonostante l’angosciosa condizione di “assaggiatrici” e le ristrettezze e pericoli della guerra unita alla ferocia con cui il regime nazista teneva a bada i cittadini tedeschi e rastrellava gli ebrei per farli fuori. Le assaggiatrici dividevano la loro giornata con soldati dell’esercito tedesco che nonostante la fedeltà incondizionata ad Hitler ed al suo regime oltre che alla rigida disciplina militare, trovavano spazio per innamorarsi, cedere alle tentazioni, intenerirsi e rendersi capaci anche di gesti umanitari nei confronti delle assaggiatrici, che a loro volta con cinismo ed egoismo, tendevano a sfruttare ogni situazione che potesse garantire dei vantaggi. E’ la vita che fà il suo corso normale anche quando le condizioni sembrerebbero impedire qualsiasi forma di rapposto umano, è la forza di vivere e di sopravvivere che ha il sopravvento su tutto, anche sul male assoluto rappresentato da Hitler e i suoi adepti. Un libro di sentimenti e di emozioni, di storie di persone semplici e spesso sfortunate, capaci di trovare la forza di sopravvivere a tutto quello che di terribile sta accadendo attorno a loro. Un ottimo libro, scritto in modo impeccabile con molta misura e delicatezza in tutte le molteplici situazioni. Un finale a sorpresa del tutto imprevedibile. Ho trovato la copertina poco rappresentativa del contenuto del libro.

 

Dove mi trovo

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Titolo: Dove mi trovo

Autore: Jhumpa Lahiri

Editore: Guanda

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di origine indiana, nata a Londra, vissuta a New York e poi a Roma. Vincitrice del premio Pulitzer nel 2000, è a tutti gli effetti una scrittrice americana. Ha studiato l’italiano ed ora scrive in italiano. La cosa è sorprendente date le difficoltà che avrà incontrato l’autrice per conoscere la nostra lingua così bene da decidere di usarla per scrivere un libro. Il giudizio su “Dove mi trovo” non può non essere condizionato dalla grande determinazione e volontà che l’autrice ha dovuto trovare per riuscire nel suo intento. Inoltre non può che fare piacere da italiano scoprire che la nostra lingua piaccia così tanto ad una scrittrice affermata in tutto il mondo.

Il libro non si può definire un romanzo, piuttosto una specie di diario in cui l’autrice, in 46 capitoli o piuttosto sarebbe meglio definirli mini-racconti, riporta i suoi stati d’animo ed i suoi pensieri durante le giornate. Le storie sono ambientate in una città sconosciuta (anche se non è difficile immaginare che si tratta di Roma), con protagonista una persona il cui nome non è svelato nel libro. Il filo conduttore del libro è la solitudine della protagonista, che racconta le sue attività quotidiane, i suoi incontri, il quasi amore platonico con un uomo che incontra di solito al supermercato, i dialoghi delle persone ascoltati senza volere, le sensazioni che prova camminando nel quartiere in cui vive, le preoccupazioni per la salute dei genitori, il rimorso per non fare tutto quello che forse dovrebbe fare per loro, la presenza nei suoi pensieri della madre. Brevi racconti in cui si parla di relazioni tra le persone, pensieri, sentimenti e sensazioni. Il tutto scritto e raccontato con semplicità e con una sensibilità che non è comune in noi italiani e che forse l’autrice ha ereditato dai genitori indiani.

Khalil

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Titolo: Khalil

Autore: Yasmina Khadra

Editore: Sellerio

Il nome dell’autore è uno pseudonimo. Il suo vero nome è Mohamed Moulessehoul ed è un ex ufficiale dell’esercito algerino che dopo le prime prove letterarie decise di pubblicare sotto pseudonimo dopo che i suoi superiori avevano giudicato sconvenienti le sue opere. Scelse di proseguire l’attività letteraria usando il nome della moglie che continua ad usare anche ora che vive e lavora in Francia.

Il suo ultimo libro si chiama Khalil e racconta la storia di un giovane originario del Marocco che vive in Belgio che dopo anni di segregazione sociale si lascia convincere da una cellula terroristica ad entrare nel giro di coloro che decidono di sacrificare la propria vita per le ragioni dell’estremismo religioso. Khalil vive la sua vita da emarginato, senza nessuna possibilità di inserimento nella vita sociale di Bruxelles, dove l’unico suo vero affetto che lo lega alla vita terrena è l’amore per la sorella gemella, che vive anche lei in Belgio ma che vede raramente dato che Khalil ha rotto i rapporti con il padre e di conseguenza con l’intera famiglia. Khalil viene scelto per immolarsi nella sera degli attentati di Parigi del 2015, dove arriva munito della sua cintura esplosiva, si apposta in un vagone ben affollato della metropolitana, preme il pulsante che lo dovrebbe proiettare in paradiso e diventare un eroe per la comunità musulmana che approva le gesta degli attentatori suicidi, ma non succede niente. La sua cintura è difettosa e il suo viaggio verso il paradiso è rimandato, mentre un suo amico, anche lui scelto per immolarsi la stessa sera, porta a compimento la sua missione facendosi esplodere nei pressi dello Stade de France. La vita di Khalil diventa molto difficile, più di prima, alcuni sospettano di lui, ha paura di avere la polizia alle costole e teme anche i vertici della organizzazione che lo ha fatto diventare un possibile martire perché potrebbero non credere alla sua versione dei fatti e considerarlo un codardo. Khalil riesce a convincere i capi della sua cellula terroristica che lui non è un traditore, che la sua fede è intatta e che vuole essere scelto nuovamente per una missione suicida che questa volta dovrà avere una conclusione diversa dalla prima. Mentre Khalil di prepara alla missione suicida definitiva, a Bruxelles un suo collega si lascia esplodere nella metropolitana. Tra le vittime l’amata sorella gemella di Khalil, che resta sconvolto dalla perdita e comincia a vedere le cose in modo diverso, al punto da portarlo a prendere una decisione impensabile fino a poco prima.

Il libro racconta il punto di vista degli attentatori con molta pacatezza, senza fare nessuna apologia, senza nessuna esaltazione delle gesta dei martiri. Racconta cosa non piace della nostra vita occidentale a coloro che ritengono di non dover continuare questa vita e di doversi sacrificare per costruire un ipotetico futuro migliore per coloro che potranno viverlo. L’autore descrive come i vertici delle organizzazioni terroristiche non conoscono minimamente le persone che manderanno a morire, ma ne controllano la personalità a loro piacimento, sapendo esattamente quali argomenti utilizzare per convincerli alla morte. Il libro lancia un messaggio di speranza facendo intendere che anche i martiri possono cambiare idea, che la convivenza pacifica tra religioni diverse non è impossibile, basta che la ragione abbia il sopravvento sulle ideologie, da qualsiasi punto di vista si veda la cosa.

 

 

 

La scomparsa di Josef Mengele

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Titolo: La scomparsa di Josef Mengele

Autore: Olivier Guez

Editore: Neri Pozza

Olivier Guez ha scritto la storia della fuga in Sudamerica di Josef Mengele, l’angelo della morte, il medico scienziato responsabile della morte di migliaia di ebrei, di orribili violenze e terribili crimini contro l’umanità. Si considerava un benefattore, un grande studioso, la cui opera sarebbe stata prima o poi riconosciuta. Era ossessionato dai gemelli che torturava ed uccideva per scoprirne i segreti genetici ed anatomici. Voleva preservare la razza ariana, produrre superuomini. Fu solo un carnefice che non produsse nulla di scientificamente utile.

La sua macabra attività si svolse soprattutto nel campo di concentramento di Auschwitz, dove a partire dal 1943 Mengele aveva il suo laboratorio degli orrori. Riusci ad evitare il processo di Norimberga alla fine della guerra e nel 1949 fuggì in sudamerica partendo dal porto di Genova per raggiungere l’Argentina. In una vita fatta di false identità, fughe e menzogne, visse fino al 1979, quando morì per un attacco cardiaco. Il libro racconta gli ultimi 30 anni della vita di Mengele, la rete di protezioni di cui ha usufruito, le persone che lo hanno aiutato, i rapporti con la sua famiglia. I nazisti in fuga di soldi ne avevano tanti e li utilizzavano per corrompere e per facilitare le attività di protezione. Il libro descrive Mengele come un uomo mai pentito del suo operato, che fino all’ultimo ha creduto nell’ideologia nazista e difeso tutte le azioni criminali fatte dal regine. La caccia ai nazisti nascosti in sudamerica fu portata avanti soprattutto dal Mossad, i servizi segreti israeliani, che molto si adoperarono per catturare Mengele, senza mai riuscirci.

Il libro è una grande opportunità per conoscere più approfonditamente i crimini compiuti da Mengele e per capire cosa può provocare una ideologia aberrante come il nazismo in menti di uomini che si lasciano convincere fino al punto di perdere ogni parvenza di umanità e divenire più realisti del re. In questi anni la memoria delle cose terribili accadute prima e durante la seconda guerra mondiale si sta attenuando mentre sempre più spesso hanno voce in capitolo organizzazioni di vario tipo che guardano con simpatia a regimi che hanno rappresentato i momenti più oscuri della storia dell’umanità. Sono molte le persone che avrebbero bisogno di un ripasso di quanto accaduto in quel periodo così come tutti gli studenti dovrebbero spendere qualche ora in più a studiare i danni enormi che sono stati prodotti dalle ideologie totalitarie.

Nella perfida terra di Dio

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Autore: Omar Di Monopoli

Titolo: Nella perfida terra di Dio

Editore: Adelphi

Ho comprato questo libro dopo aver letto una lunga serie di commenti e recensioni positive. Le aspettative erano alte e non sono state tradite dalla lettura.

“Nella perfida terra di Dio” è un romanzo che si svolge in un povero paesino del salento, Rocca Bardata, che racconta le vicende di Tore Della Cucchiara, di suo suocero mbà Nuzzo, Carmine “Capumalata”, suor Narcissa, i due figli di Tore, Gimmo e Michele. Tutto il libro è ambientato in un mondo povero, violento e brutale, dove nessuno ha la possibilità di cambiare il proprio destino.

La trama del libro, pur incalzante e piena di colpi di scena, viene messa in secondo piano dallo stile dell’autore. Il linguaggio usato è un misto di ricercata eleganza, di parole dal sapore antico, di forme dialettali, con risultati sempre originali ed efficaci. Difficile catalogare il libro. E’ forse un giallo, non è un thriller, non è narrativa tradizionale. In genere non riporto brani tratti dai libri di cui parlo, ma per spiegare meglio lo stile dell’autore, ecco un breve estratto dal libro che descrive un duello clandestino tra due cani.

“La caciara degli spettatori aveva raggiunto il suo apice e ora sembravano tutti preda di un raptus che li costringeva a imprecare, ruttare e strepitare senza ritegno. Nel riverbero furioso di muscoli che guizzavano e carni che si dilaniavano, i cani continuavano ad azzuffarsi con ferocia, latrando e smascellando aizzati dalle bastonate dei loro coach e da chissà quale additivo chimico in circolo nelle loro arterie.”

La copertina contiene una fotografia molto suggestiva ma che non ha nulla a che vedere con le zone in cui è ambientata la storia.

Il cielo sopra l’Everest

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Titolo: Il cielo sopra l’Everest

Autore: David Lagercrantz

Editore: Marsilio

David Lagercrantz per me era un perfetto sconosciuto fino a quando non è stato scelto per continuare la saga Millennium iniziata da Stieg Larsson, che aveva scritto i primi tre volumi prima della sua prematura morte. Lagercrantz ha scritto fino ad ora altri due volumi della saga, “Quello che non uccide” e “L’uomo che inseguiva la sua ombra”, libri che gli hanno dato successo e fama internazionali. Tutte le sue opere hanno beneficiato di questo successo. Il romanzo “Il cielo sopra l’Everest” era stato scritto nel 2005 e solo nell’aprile del 2018 è stato pubblicato in Italia. Racconta di una tragica spedizione sul monte Everest di un gruppo di scalatori dilettanti, finanziata da un grande imprenditore della moda Paolo Villari, con a capo una guida di grande esperienza, l’italiano Giuseppe Cagliari. La spedizione doveva essere una felice avventura da vivere in totale sicurezza, sia pure nella sua estrema pericolosità, ed invece si è via via trasformata in tragedia. Tra i tanti protagonisti, spicca la personalità di Jacob Engler, uno scalatore solitario che si ritrova coinvolto nella storia e che sarà determinante per salvare i sopravvissuti e che userà tale avventura per trovare una svolta per la propria vita.

La storia è una opera di fantasia ma è stata ispirata da un fatto realmente accaduto, ossia una spedizione del 1996 che si era conclusa drammaticamente con otto morti. L’autore per riuscire a scrivere questo libro ha dedicato molto tempo a documentarsi e studiare le spedizioni in montagna, sia dal punto di vista della tecnica di arrampicata che dal punto di vista del funzionamento del corpo umano e delle sue reazioni alle condizioni avverse che si trovano ad ottomila metri.

Il romanzo tocca molti argomenti quali i rancori che covavano da tempo tra amici che erano tali solo in apparenza, le differenze culturali e religiose tra le popolazioni locali e gli ospiti stranieri, la deturpazione dell’ambiente provocata dalle troppo numerose spedizioni sull’Everest.

Il libro racconta in modo molto efficace le fatiche e le sofferenze fisiche degli scalatori, oltre ai dolori e le sofferenze psicologiche dei vari protagonisti, delle loro difficoltà personali e familiari. A mio giudizio le parti migliori del libro sono proprio quelle che descrivono i dolori fisici degli scalatori, per la mancanza di ossigeno, per gli effetti del congelamento, per le allucinazioni, per la pazzia che è sempre in agguato alle alte quote.

Il libro è scritto come se fosse un thriller, senza pause, con una tensione continua e crescente. Un libro sulle varie sofferenze degli umani, un racconto duro, che non fà sconti a nessuno.

Less

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Autore: Andrew Sean Greer

Titolo: Less

Editore: La nave di Teseo

“Less” è il libro che ha vinto il premio Pulitzer nel 2018. Un premio importante che premia libri importanti.

“Less” racconta la storia di uno scrittore ormai cinquantenne, che dopo aver raggiunto un certo successo, sta attraversando un momento difficile, sia per la sua produzione letteraria, ormai ferma da tempo, che per la sua vita sentimentale. Il suo ex fidanzato si sta per sposare e lui non vuole andare al suo matrimonio. Arthur Less decide di accettare tutti gli inviti a manifestazioni letterarie, corsi universitari, festival di qualsiasi tipo che ha accumulato sulla sua scrivania, per giustificare la sua partenza in un giro del mondo per il Messico, Francia, Germania, Italia, Marocco, India e Giappone che durerà diversi mesi e giustificare così la sua assenza al matrimonio tanto temuto. Il libro racconta la paura di invecchiare del protagonista, i suoi sentimenti e quelli degli altri protagonisti, i paesi in cui si svolge la trama. Arthur Less appare come una persona ingenua e pasticciona, che si sente sempre inadeguato in ogni circostanza, in pratica un perdente di successo.