Il club degli uomini

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Titolo: Il club degli uomini

Autore: Leonard Michaels

Editore: Einaudi

Traduzione: Katia Bagnoli

“Il club degli uomini” è stato pubblicato nel 1978, un periodo in cui le donne avevano già conquistato i loro spazi per parlare di politica, di identità, della funzione all’interno della società. Nello stesso tempo gli uomini dimostravano di non avere le stesse capacità organizzative e spirito di iniziativa delle donne.

La voce narrante è un conoscente di Cavanaugh, ex giocatore professionista di pallacanestro, che sta organizzando un club riservato a soli uomini. Una cosa seria, una occasione per socializzare al di fuori della vita professionale e matrimoniale. L’invito è esteso a sette uomini che decidono di incontrarsi per una serata senza mogli o amanti, anche se non mancano le perplessità. Nessuno sa esattamente cosa accadrà in quella serata, ma provare non costa molto, in fondo si tratta solo di una serata. Il gruppo si incontra a casa di Harry Kramer, non tutti si conoscono, ma dopo qualche momento di imbarazzata esitazione, ognuno di loro inizia a parlare del più e meno per poi, quasi naturalmente, andare a raccontare qualcosa che riguarda il proprio passato. Tutti parlano inevitabilmente di donne, non delle mogli, ma delle altre, amanti occasionali o conoscenze casuali. Se qualcuno parla della propria moglie lo fa solo per raccontare aneddoti in cui la donna è uscita dal suo ruolo di moglie tradizionale ed ha abbandonato l’atteggiamento remissivo per avere un comportamento aggressivo, dominante, come se fosse lei l’altra. Ogni racconto è la dichiarazione di un fallimento, un modo per dimenticare per sempre le illusioni giovanili e prendere atto della necessità di basare la propria vita su sentimenti reali e concreti, basando il rapporto con la propria consorte sulla lealtà. La serata termina burrascosamente con l’arrivo della moglie di Kramer che non si aspettava di avere ospiti a casa, così come non si aspettava il disordine, la sporcizia e la devastazione del frigorifero di casa che era pieno di cose da mangiare che sarebbero servite per l’incontro con le sue amiche previsto per il giorno dopo. I due coniugi Kramer iniziano a litigare per risolvere l’improvvisa e giustificata crisi isterica di cui è preda la moglie, mentre gli altri ospiti, dopo qualche tentativo di aiutare a pulire e mettere a posto, sono caldamente invitati ad andare via. Salgono su una vettura e si dirigono verso San Francisco per una colazione alle luci dell’alba.

Il libro è una esplorazione dei pensieri degli uomini, che sono sempre alla ricerca di novità, insoddisfatti di quello che hanno e convinti che il meglio lo troveranno nella prossima avventura, per poi scoprire che è tutta una illusione. I sette ospiti de “Il club degli uomini”, che per l’autore sono rappresentativi del modo di pensare degli uomini, non ci fanno una grande figura, dimostrandosi interessati solo a donne, tradimenti e sesso, in una continua e perenne ricerca della prossima conquista. Gli uomini si dimostrano immaturi nonostante l’età di tutti i presenti sia intorno a quarant’anni, superficiali ed incapaci di tenere a bada i loro istinti. Le donne dimostrano di aver trovato il loro senso della vita, gli uomini sono ancora alla ricerca del loro. Un libro scritto nel 1978 che mantiene la sua attualità. Non è facile cambiare la testa degli uomini.

La scuola

La scuola 01

Titolo: La scuola

Autore: Herman Koch

Editore: Neri Pozza

Traduzione: Stefano Musilli

“La scuola” è un romanzo di Herman Koch, romanziere olandese, scritto nel 1989 e recentemente pubblicato in Italia da Neri Pozza. Il romanzo racconta la storia di un ragazzo, figlio unico, nato in una famiglia benestante e progressista, che vive in un quartiere bene di Amsterdam e viene iscritto dalla famiglia in una scuola riservata ai figli di famiglie facoltose, che applica il metodo “Montanelli”. Chiaro il riferimento al metodo Montessori che nel romanzo cambia nome probabilmente per evitare qualche problema legale.

La famiglia del ragazzo si è traferita da poco nel quartiere. La situazione familiare del ragazzo non è serena. La madre è malata e morirà in breve tempo, il padre è un giornalista, ha una amante, la moglie è a conoscenza del tradimento, una situazione molto difficile da sopportare per tutti i membri della famiglia. Il ragazzo è la voce narrante del romanzo che contiene molti spunti autobiografici della vita di Koch. In pratica è Koch ragazzo che racconta, osserva con gli occhi del ragazzo che fu ma ragiona con la testa della persona che è diventato. La storia narra principalmente i fatti che accadono durante la giornata scolastica, con gli insegnanti insoddisfatti che fanno il loro lavoro senza molto impegno e soddisfazione, con i ragazzi che lavorano pigramente sapendo che dovranno impegnarsi poco per andare avanti. Il libro critica fortemente il metodo “Montanelli”, ritenuto troppo blando e troppo poco formativo. Ad accentuare la sfiducia nel metodo scolastico c’è l’arrivo di un nuovo studente, Jan Wildschut, un ragazzo un po’ ritardato, che agli occhi degli altri studenti, dà l’impressione di uno che si approfitta della sua condizione per fare pena ai professori ed ottenere la loro indulgenza. Questo provoca la reazione degli altri giovani che invece di essere così pazienti con lui lo prenderebbero a schiaffi, convinti che si stiam prendendo troppe libertà grazie alla sua condizione.

Il ragazzo esprime giudizi molto pesanti sulla scuola che frequenta a cominciare dal fatto che la retta è di 16 volte maggiore di quella delle scuole normali e soprattutto non concepisce come un metodo nato per favorire l’apprendimento scolastico di ragazzi di classi sociali povere, sia invece adottato in una scuola per ragazzi appartenenti a famiglie benestanti. Giudica la scuola un vero disastro educativo, autoreferenziale, senza risultati pratici, incapace di formare le persone. Il ragazzo Koch si rende conto che la formazione di una persona passa attraverso sacrifici e disciplina, che i risultati non sono frutto della fortuna ma dell’impegno. Ma qui l’io narrante non è tanto il ragazzo ma Koch adulto, che in ogni pagina del libro trova uno spunto per attaccare il modello sociale progressista benestante, il conformismo della società e la falsità delle relazioni della classe sociale a cui appartiene, sia nella finzione del romanzo che nella vita reale. Kock combatte la sua guerra contro l’ipocrisia con uno stile diretto e pungente, incurante di colpire duro. E’ così che si fa la guerra al nemico. In questo quadro di ribellione, l’attacco al metodo “Montanelli” rientra nella guerra all’ipocrisia ed al buonismo che non dà risultati ma crea solo disastri. Ci vuole altro nella vita.

Benevolenza cosmica

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Titolo: Benevolenza cosmica

Autore: Fabio Bacà

Editore: Einaudi

Kurt O’Reilly è un trentenne che vive a Londra e lavora in un ufficio di statistica governativo. E’ sposato con Elizabeth, famiglia benestante, scrittrice emergente, personalità eccentrica. Il loro matrimonio non va benissimo, i due vivono separati in due appartamenti diversi anche se hanno regolari e felici rapporti sessuali. Kurt sta vivendo un momento difficile della sua vita. E’ infelice. Il motivo di tale infelicità è la fortuna che lo perseguita. Ha un piccolo problema ad un occhio e il suo medico curante gli dice che tra tutti i casi studiati, quel tipo di malattia ha un esito mortale, tranne il suo. Pur lavorando poco e senza entusiasmo, è stato promosso, ricevendo un congruo aumento di stipendio. Ha acquistato una automobile usata che ha un numero di serie con una particolare sequenza numerica ed un riccone la vuole acquistare per una cifra che è oltre il doppio del suo valore. Un investimento finanziario di sole 2.000 sterline gli frutta in un solo giorno oltre 40.000 sterline. Viene colpito per errore da un proiettile durante il tentativo di fermare un pazzo che si voleva suicidare e riceve un indennizzo di 65.000 sterline. Prende un taxi il cui autista è all’ultima corsa prima di andare in pensione e non chiede di essere pagato. Tutto ciò che lo riguarda ha un esito fortunato oltre ogni ragionevole previsione. Ma Kurt sa che c’è qualcosa che non va, che non riesce a capire. Vi sente vittima di questa fortuna che lo assilla, la trova innaturale, fuori luogo. Si sente insoddisfatto anche se non riesce a capire l’origine di questa insoddisfazione. La conclusione del libro cerca di dare un senso alla vita di Kurt che troverà la giusta direzione in modo quanto meno imprevedibile.

Fabio Bacà è al suo esordio letterario che in questo romanzo esordisce esibendo una scrittura brillante e divertente, con una trama originale, quasi irresistibile nella prima metà, mentre la seconda parte perde di spinta per concludere in modo forse inferiore alle attese. Il racconto è ben ambientato in una Londra vulcanica e assediata dal traffico. Gli eventi del racconto si susseguono con un ritmo incalzante e spesso sorprendono per la fantasia dell’invenzione.

Il libro tratta in modo simpatico e ironico il rapporto di Kurt con il proprio destino e con il concetto di fortuna. La conclusione è che la nostra vita è un mistero insondabile a cui nessuna religione o legge fisica riuscirà a spiegarne il significato. Copertina del libro irresistibile per il colore e per la grafica.

Suite 200

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Titolo: Suite 200 L’ultima notte di Ayrton Senna

Autore: Giorgio Terruzzi

Editore: RDS Mediagroup spa

Giorgio Terruzzi è un giornalista/scrittore conosciuto tra gli appassionati di corse automobilistiche e non. Era uno dei pochi giornalisti con cui Ayrton Senna aveva un vero rapporto di amicizia e di stima reciproca. Il libro “Suite 200” racconta la notte che precedette il Gran Premio di Imola del primo maggio 1994, una data indimenticabile per tutti gli appassionati di F1 e di sport in genere. La cronaca di quella notte è il pretesto per ripercorrere la vita di Senna, la sua carriera di pilota e la sua avventura umana al di fuori delle corse. Terruzzi è uno scrittore di grande sensibilità, capace di raccontare come pochi le persone, i segni distintivi del carattere, debolezze e punti di forza. In questo libro dà il meglio di sé, guidato ed ispirato dall’amicizia che lo legava ad Ayrton. Senna è stato un grande pilota di auto, forse il più grandi di tutti i tempi, di sicuro il più amato. Il suo incidente è stato uno degli eventi indimenticabili di quegli anni. Disse Lucio Dalla, che di Senna era un grande fan, che tutti si ricordavano cosa stessero facendo o dove fossero quel disgraziato primo maggio del 1994 quando l’auto di Senna si schiantò contro il muro. Se ad Ayrton Senna vivo erano riservate manifestazioni di amore e di affetto fuori del comune in ogni parte del mondo, alla salma di Ayrton sono stati tributati onori unici nella storia moderna. La bara avvolta nella bandiera brasiliana imbarcata in business class nell’ultimo volo verso casa, per non farlo stare nella stiva come una cassa di materiale qualsiasi. Il trasporto della salma dall’aeroporto di San Paolo alla Camera ardente dell’edificio dell’Assemblea municipale di San Paolo. 31 chilometri di strada tra due ali uniche di persone che piangevano ed applaudivano il loro eroe. Una dimostrazione di amore collettivo incredibile. Senna era amato dalla povera gente. Non era uno di loro, era nato in una famiglia ricca, ma la sua umanità e generosità lo resero un modello per coloro che cercavano nelle imprese altrui il riscatto da una vita povera e misera. Senna è stato uno dei principali fenomeni mediatici della storia dello sport. A renderlo grande è stato il suo coraggio e la sua forza come pilota sempre pronto a cogliere ogni sfida e ad alzare continuamente l’asticella allo scopo di dimostrare di essere il più grande di tutti, contrapposta alla sua fragilità di uomo, alle sue incertezze nella vita privata e sentimentale. Ayrton trovava nella fede in Dio la spinta per essere il migliore e l’ispirazione per comportarsi nel modo più adeguato. Io adoravo Senna pilota e mi emozionava Senna uomo. Il suo casco giallo e verde è stampato nella mia memoria, nel mio cuore. Sono passati 25 anni. E come tutti gli anni, alle 14,17 rivedrò lo schianto alla curva del Tamburello dell’autodromo di Imola ed alle 18,40 risentirò la dottoressa che nell’ultimo comunicato medico di quella giornata, ci disse che il nostro eroe ci aveva lasciato. Ha fatto bene Terruzzi a scrivere questo libro, uscito nel 2014 ed ora riapparso in edicola. Anche i miti hanno bisogno di qualcuno che continui a parlare di loro, per svelare qualche particolare inedito, per rinnovare un dolore ma soprattutto per alimentare il ricordo. E per commuoversi ancora una volta.

Resoconto

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Titolo: Resoconto

Autore: Rachel Cusk

Editore: Einaudi

Traduzione: Anna Nadotti

Una scrittrice inglese di nome Faye, divorziata, due figli, quasi una fotocopia di Rachel Cush, sta andando in Grecia per tenere un seminario di scrittura creativa. Prima di prendere il volo per Atene incontra a pranzo un ricco uomo d’affari interessato a fondare una rivista letteraria. Durante l’incontro si parla poco di affari e molto della vita privata del riccone, senza concludere nulla di interessante. Durante il volo per Atene la scrittrice inizia una conversazione con il suo vicino di posto, un uomo appartenente ad una famiglia greca benestante. I due parlano per tutta la durata del viaggio, lui soprattutto racconta della sua vita, dei suoi divorzi, dei suoi tracolli finanziari, di suo figlio con gravi problemi. Lui ha bisogno di parlare mentre Faye è interessata ad ascoltare, l’intesa funziona fino all’atterraggio ad Atene. All’arrivo, in aeroporto, i due si scambiano i numeri di telefono, con la promessa di Faye di accettare l’invito di lui a fare una gita sulla sua barca.

Faye inizia il corso di scrittura, conosce i partecipanti, ascolta i dibattiti che si aprono durante le lezioni, quando i partecipanti raccontano il contenuto del proprio compito. Tra una lezione e l’altra, la scrittrice incontra un suo amico che a sua volta le presenta una sua amica scrittrice greca. Altre storie, altre vite, altre esperienze. Per Faye ogni storia ascoltata è l’occasione per riflettere sulla sua vita, sui suoi sentimenti. Matrimoni, divorzi, figli, relazioni tra genitori e figli, nostalgia, incomprensioni tra coniugi, realizzazione dei propri sogni, solitudine, questi sono gli argomenti che Faye ascolta in queste giornate trascorse ad Atene, ben descritta come città caotica, trafficata ma affascinante con mille attrattive non solo artistiche.

Un libro strano, anomalo, in cui la protagonista dice pochissime parole, lascia raccontare agli altri quelle cose che le sono necessarie per comprendere se stessa. La storia parla anche di scrittori e di scrittura, senza alcun compiacimento, anzi, come qualcosa che non aiuta e si avverte anche una certa insofferenza verso i romanzi. il libro è pervaso da un senso di solitudine, voluta nel caso della protagonista, combattura invece da altri personaggi.

La versione di Fenoglio

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Titolo: La versione di Fenoglio

Autore: Gianrico Carofiglio

Editore: Einaudi

Pietro Fenoglio è un maresciallo dei carabinieri prossimo alla pensione. Giulio è un ragazzo di 23 anni, gentile, ben educato, sensibile e ancora alla ricerca della sua strada. I due si conoscono facendo fisioterapia dopo una operazione ortopedica, il caso ha voluto che fossero assegnati agli stessi turni. Le sedute di fisioterapia si trasformano in lunghi e piacevoli incontri con Fenoglio che trasmette a Giulio le sue esperienze investigative e di vita mentre Giulio racconta i suoi dubbi esistenziali, le sue difficoltà, le sue incertezze. Il maresciallo Fenoglio si dimostra un eccellente narratore che trasforma le sue esperienze di carabiniere in fantastici racconti che insegnano ad indagare, a scoprire le menzogne, a riconoscere i buoni dai cattivi. I racconti parlano anche di amore, di amicizia, della vita quotidiana, di come aiutare la fortuna, di come comportarsi di fronte alle varie situazioni che la vita ci obbliga ad affrontare. Il libro descrive il modo in cui il maresciallo Fenoglio ha risolto i suoi casi, con impegno e dedizione, a piccoli passi, grazie al suo ingegno ed al suo buon senso. Fenoglio riesce a dare alla sua professione quasi un significato artistico, quando avvicina il mestiere di investigatore a quello dello scrittore, per via dell’uso delle parole che deve essere fatto in entrambi i casi. Le tecniche di Fenoglio comportano anche il sapersi adattare alle varie situazioni, ad essere come l’acqua che si adatta alla forma del contenitore che la contiene, oppure saper cambiare punto di vista quando non si riesce a trovare una soluzione.

Il libro usa i racconti di fatti polizieschi per affrontare il confronto tra due generazioni, senza conflitti, senza rabbia, ma con l’interesse reciproco ad ascoltare quello che dice l’altro, con rispetto ed amicizia.

E’ l’amicizia tra Fenoglio e Giulio il vero tema del libro. Fenoglio è vicino alla pensione, sta per concludere la sua vita lavorativa, sente che deve lasciare in qualche modo un suo testamento e trova in Giulio un giovane realmente interessato a quello che lui ha da raccontare e da insegnare. Giulio è il figlio che Fenoglio non ha avuto, così come Fenoglio è per Giulio il sostituto di suo padre, troppo impegnato con il suo lavoro per avere tempo per il figlio. Ma Fenoglio non è il padre di Giulio e riesce ad essere molto più paziente e comprensivo di un padre, riuscendo a trattare con leggerezza e comprensione le insicurezze del ragazzo. Per i due protagonisti trovare una persona disposta ad ascoltare quello che l’altro ha da dire è di grande aiuto e piacere.

Il libro ha anche il modo di trattare l’argomento dell’amore, grazie alla figura della fisioterapista che ha in cura i due protagonisti e che riesce ad attrarre le attenzioni di Fenoglio che sperava proprio che lei si accorgesse di lui, nonostante la differenza di età.

In questo libro Carofiglio ha voluto sorprendere i suoi lettori, con una storia piena di sentimenti e di umanità, scritta con il solito stile chiaro e scorrevole che diventa tecnico e professionale quando tratta le parti relative ai processi ed ai codici, quando emerge il Carofiglio magistrato. Ma è il Carofiglio scrittore quello che preferisco.

Il censimento dei radical chic

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Titolo: Il censimento dei radical chic

Autore: Giacomo Papi

Editore: Feltrinelli

Siamo nel futuro prossimo di una Italia che ha subito molti cambiamenti dovuti alla definitiva affermazione del populismo come metodo per conquistare il consenso adottato dagli ultimi governi. In questa nuova Italia è proibito parlare in modo forbito, esprimere pensieri complessi, la semplicità del linguaggio è ormai garantita dalle leggi dello stato. Gli intellettuali sono una scomoda eredità del passato, danno fastidio con la loro spocchia e presunzione, meritano una giusta lezione. La prima vittima del nuovo volere popolare è il professor Prospero, colpevole di aver citato Spinoza durante un dibattito televisivo. Il povero accademico viene ritrovato sul pianerottolo di casa sua, massacrato di botte da alcuni sconosciuti. Il ministro degli interni approfitta dell’omicidio per istituire il “Registro Naturale degli intellettuali e dei radical chic”, un censimento di coloro che per titoli accademici, studi e letture “si credono più intelligenti degli altri”. La scusa è proteggerli, in realtà li si vuole intimorire e schedare, per controllarli e possibilmente isolarli. Molti di loro non ci cascano e svuotano le librerie, nascondono i libri e buttano via quei capi di abbigliamento che sono il segno caratteristico dell’appartenenza alle fazioni “radical chic” come golfini di cachemire, giacche di velluto a coste, morbide sciarpe dai colori pastello. La figlia del professor Prospero, Olivia, residente da anni a Londra, torna in Italia per il funerale del padre e scopre un paese cambiato in modo incomprensibile. Svolge una sua personale indagine per capire le cause che hanno provocato l’omicidio del padre. Inizia un viaggio tragicomico nell’assurda situazione che sta vivendo l’Italia narrata nel romanzo, raccontata in termini paradossali ma verosimili nel contesto del libro.

Giacomo Papi ha scritto un libro breve, facile, non poteva fare altrimenti, come garantito dal timbro nella quarta di copertina che assicura che “Questo libro non contiene parole difficili.” Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana DL, 17/6, n. 1728”, con una scrittura scorrevole, ironica e tagliente. Molto divertente l’idea di inserire le note a piè di pagina scritte dal funzionario incaricato della semplificazione dei testi dell’apposito ministero. Il libro descrive un paese immaginario che assomiglia molto all’Italia del presente proiettata in un futuro prossimo. Ma anche altri Paesi Occidentali potrebbero trovarsi in condizioni simili, non siamo soli. Le politiche populiste hanno lo scopo preciso di assecondare gli istinti delle persone, per ottenerne più facilmente il consenso. I liberi pensieri sono difficili da prevedere, da controllare. Le emozioni delle persone sono governate da regole ben precise che sono state studiate in modo scientifico dal marketing, prima con lo scopo di vendere più facilmente i prodotti di largo consumo, ora con lo scopo di guadagnare il consenso politico. Il libro rappresenta in modo paradossale le conseguenze portate all’estremo del fenomeno della semplificazione, già presente in molte forme nella nostra società. Il calo dei lettori dei quotidiani, chi ormai legge gli articoli di fondo, il calo delle vendite dei libri, chi ormai perde tempo a leggere volumi che non sono più di moda neanche come oggetti di arredamento. I talk show televisivi, dove conta solo chi urla di più, senza dare spazio a chi vorrebbe argomentare in modo pacato ma completo. Lo scenario raccontato nel “Censimento dei radical chic” non è così vicino per fortuna, ma la tendenza è in atto e non è affatto incoraggiante. Ci vorrebbe un cambio di tendenza, soprattutto per dare alle nuove generazioni gli strumenti per imparare a pensare con la propria testa. L’Italia è già un paese in declino economico e culturale e certo non ha bisogno di peggiorare la sua situazione.

Il finale del libro prende spunto da “Farhenheit 451”, ma è un rendere omaggio al capolavoro di Ray Bradbury, non una banale scopiazzata. Almeno lo spero.

Le rughe del sorriso

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Titolo: Le rughe del sorriso

Autore: Carmine Abate

Editore: Mondadori

“Le rughe del sorriso” è il titolo dell’ultima opera di Carmine Abate che racconta la storia di Sahra, una donna somala che ha raggiunto il centro di seconda accoglienza di Spillace, un piccolo centro della Calabria.

Sahra è una donna bellissima con un sorriso che colpisce chiunque la guardi.  Sparisce dal centro di accoglienza senza alcun preavviso e senza dare alcuna indicazione su dove fosse diretta o sui motivi della sua improvvisa sparizione. Antonio Cerasa è l’insegnante di italiano del centro di accoglienza, innamorato di Sahra, non si dà pace per la scomparsa della donna e comincia ad indagare sulla sua scomparsa. Le ricerche portano Antonio a ricostruire la storia di Sahra, fatta di povertà, di violenza, di sofferenza, fino alla drammatica traversata del mediterraneo e l’arrivo al centro di accoglienza di Spillace.

La storia di Sahra è la storia di molti migranti, che fuggono da paesi in cui le condizioni di vita sono impossibili, per via delle violenze, della povertà, rischiano la vita per raggiungere paesi dove non sono accettati, dove trovano enormi difficoltà ad integrarsi in un mondo che non li vuole.

La storia parla di razzismo, di pregiudizi, del poco valore della vita dei migranti, di come la vita tende a imporsi anche in condizioni tremende.

“Le rughe del sorriso” è un romanzo che tratta il tema dell’immigrazione con la dolcezza dei sentimenti, usando un linguaggio misto, italiano e calabrese, che aumenta il realismo del racconto.

Si parla di immigrazione, integrazione, razzismo e pregiudizi, di paura degli altri ma anche di amore ed accoglienza. Un libro duro e gentile che aiuta a vedere il fenomeno dell’immigrazione dalla parte dei migranti, senza secondi fini politici, facili populismi e luoghi comuni.

Carmine Abate si conferma scrittore attento al tema dell’emigrazione, prima dal punto di vista degli italiani, ora dal punto di vista dei migranti che arrivano nel nostro paese, trovando il coraggio di scrivere un libro che va controcorrente rispetto al pensiero prevalente ai giorni d’oggi.

Dovremmo ricordarci che tutte le persone vorrebbero avere una vita migliore e che tutti, senza alcuna distinzione, dovrebbero avere la possibilità di tentare di averla questa vita migliore.

Il delitto di Agora

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Titolo: Il delitto di Agora

Autore: Antonio Pennacchi

Editore: Mondadori

“Il delitto di Agora” era già stato pubblicato da Antonio Pennacchi nel 1998 con il titolo “Una nuvola rossa”. Questa nuova versione del libro è stata scritta per correggere alcune parti della storia e per darle un finale completamente diverso. Il libro è ispirato ad un fatto realmente accaduto ad Agora, un paesino dei Monti Lepini, nella zona dell’agro pontino, la terra di Pennacchi.

Il 25 febbraio 1996 ad Agora vengono ritrovati due cadaveri orrendamente uccisi con molteplici coltellate. I due morti sono una coppia di fidanzati, Emanuele Ferrero di 23 anni ed Emanuela Proietti di 17 anni. La scoperta dei due cadaveri viene fatta dal padre della ragazza che con il figlio minore ed un amico delle vittime, si era messo alla ricerca dei due ragazzi quando era ormai evidente che erano scomparsi. Il libro racconta i fatti accertati, le testimonianze, le deposizioni agli inquirenti, pettegolezzi e chiacchiere di paese, cose vere e cose false, il tutto ricostruito e messo insieme con maestria nello stile di Pennacchi, che approfitta di questo “giallo” per raccontare la storia di queste zone, per presentare la cultura contadina e le usanze della zona. Il tema del libro è la difficoltà nel riconoscere il vero dal falso, in un mondo in cui nessuno dice la verità.

L’autore è incontenibile nella scrittura ed appena può mette commenti e riferimenti alla situazione politica italiana, al funzionamento della giustizia, all’informazione. Pennacchi dice che lui non è uno scrittore di gialli e che questa storia non la voleva scrivere. L’autore infatti non ha scritto un vero e proprio giallo ma un libro che ha una doppia veste, quella di giallo ambientato ad Agora ed una storia dei Monti Lepini. Il libro è pieno di citazioni con i riferimenti degli autori, che Pennacchi non dimentica mai di citare per non appropriarsi di idee e frasi altrui.  Antonio Pennacchi è un uomo coerente con i suoi principi oltre che un grande scrittore di fatti e storie delle sue terre.

Il tunnel

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Titolo: Il Tunnel

Autore: Abraham B.Yehoshua

Editore: Einaudi

Traduzione: Alessandra Shomroni

Un ingegnere stradale israeliano, Zvi Luria, ha superato da poco settant’anni quando gli viene diagnosticato un principio di demenza senile. Inizialmente le malattia si presenta in forma lieve e poco preoccupante ma nel giro di poco tempo le cose precipitano e la vita di Luria cambia completamente. Sua moglie Dina, medico pedriata, è più giovane di lui ed ama suo marito in modo incondizionato, non solo con la gentilezza dei modi che deriva dalla consuetudine di una vita passata insieme ma con la tenerezza che solo una donna ancora innamorata di suo marito può dare. Dina convince il marito che per rallentare il progredire della malattia dovrebbe riprendere a lavorare per il Dipartimento dei Lavori Pubblici, dove ha trascorso tutta la sua carriera di funzionario pubblico. Luria inizua a collaborare senza alcuna retribuizione per un giovane ingegnere, Assael Maimoni, che sta lavorando ad un nuovo progetto di strada e di nascosto anche ad un tunnel segreto che servirà a proteggere alcuni profughi palestinesi. Luria si impegnerà nel lavoro come fosse il suo primo progetto ed avrà un successo personale inaspettato. Luria si ritroverà a dover gestire una improvvisa malattia della moglie, vittima di una infezione, riuscendo a comportarsi in modo adeguato, pur con le sue inevitabili carenze. La malattia di Luria continuerà il suo corso, ma l’ingegnere grazie al paziente amore della moglie, dei figli e del giovane Maimoni, riuscirà a vivere il suo declino con serenità. La trama narra il declino umano di Luria, la perdita di autostima, il cambiamento dei ruoli e delle relazioni in famiglia, le insicurezze provocate dalla sempre meno affidabili capacità mentali, ma anche quella piccola follia che solo la non consapevolezza di quello che si sta facendo rende a volte la malattia capace di far compiere al malato azioni impensabili. Il libro parla anche delle relazioni tra Israele e il popolo Palestinese e dei tentativi che alcune parti della società israeliana stanno facendo per migliorare le relazioni tra i due popoli. Yehoshua è sempre stato un fautore del dialogo tra i due popoli e non perde occasione per manifestare le sue idee a proposito.

Un libro che parla del dolore della malattia ma parla anche di amore, di gentilezza, di tenerezza. Yehoshua è un grande scrittore di sentimenti. Descrive in modo unico i pensieri sbrindellati e sempre più confusi di Luria, l’amore incondizionato della moglie ma anche le sue paure per le condizioni del marito, la gentilezza di Maimoni, l’affetto preoccupato del figlio di Luria. Un libro commovente e coinvolgente, dove il lettore partecipa al declino di Luria come fosse quello di un familiare a cui si augura sempre che possa accadere un miglioramento miracoloso della malattia, ma che nella realtà può solo assistere inerme all’inesorabile compimento del destino. Un libro che lascia anche un barlume di speranza che i popoli israeliani e palestinesi possano un giorno vivere in pace.

I soldi sono tutto

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Titolo: I soldi sono tutto

Autore: Fabio Calenda

Editore: Mondadori

La storia si svolge a Roma, tra il novembre 2006 e dicembre 2009. Gianni Alecci è il protagonista del libro. 55 anni, sposato con Eleonora, ricca di famiglia, moglie scontenta e petulante. Una suocera che non ha alcuna stima in lui, un lavoro che non gli ha dato le soddisfazioni che avrebbe voluto. Un figlio trentenne andato via di casa quando aveva solo 16 anni e che sta facendo una carriera strepitosa nel mondo dell’alta finanza.  Un secondo figlio di 15 anni con poca voglia di studiare e molta voglia di divertirsi.

La vita di Gianni è all’insegna dell’insoddisfazione e della frustrazione, umiliato da moglie e suocera dal continuo confronto con il figlio maggiore, per la sua intelligenza e per la invidiabile carriera. Gianni Alecci sfoga le sue insoddisfazioni familiari e professionali con una giovane amante, che spera in lui per riuscire a migliorare la sua condizione sociale, ma che scoprirà presto di aver scelto la persona sbagliata.

Gianni non molla, continua a cercare l’occasione per prendersi dalla vita le rivincite che crede di meritare. Punta tutto sui soldi, vuole farne tanti per tentare la scalata sociale che gli consentirebbe di zittire le critiche di moglie e suocera. Incontra un suo amico, Alberto Lepore, un avvocato di successo ma anche grande investitore che è riuscito a moltiplicare il suo patrimonio grazie a scelte sagge ed oculate. Alberto spiega a Gianni come è riuscito a diventare ricco e lo introduce nel mondo dei fondi off-shore gestiti da un vero fuoriclasse della finanza di nome Vincenzo Greco, un vecchio compagno di scuola di Gianni. Inizia una nuova avventura per Gianni che investe i pochi soldi dei suoi risparmi personali, poi convince moglie e suocera ad affidare a Greco i risparmi di famiglia. Inizia la carriera di Gianni nel mondo della finanza, comincia una nuova fase della sua vita. I guadagni crescono a dismisura, frequenta persone importanti, posti esclusivi. Tutto sembra andare per il meglio, Gianni sembra ben avviato verso la vetta che aveva deciso di raggiungere. Siamo nel 2008, anno terribile per la finanza mondiale, quando la crisi innescata dal fallimento di una famosa banca d’affari americana, porta Vincenzo Greco al carcere e Gianni alla rovina, sia finanziaria che familiare.

Il romanzo è ambientato nella zona Nord di Roma, quella dei quartieri bene, delle famiglie storicamente ricche, dei grandi avvocati, notai e professionisti in genere che vivono per ostentare la propria ricchezza e che sono gratificati dall’invidia dei poveri di spirito che li prendono come esempio. Un mondo cinico, arido di sentimenti, fatto di persone che ignorano affetti e famiglie, che sono interessati solo ai soldi.

Gianni è un uomo superficiale, ingenuo e poco portato al ragionamento, attratto dai soldi e dalla finta felicità che possono dare se non si provvede anche alla propria crescita personale. Un libro che si ispira alla truffa realmente avvenuta in quel periodo, negli stessi quartieri in cui è ambientato il libro e che vuole mettere a nudo i limiti ed i difetti di una alta borghesia che è mostrata in tutta la sua pochezza e povertà di sentimenti. Solo alla fine del racconto, quando ormai per Gianni sembra tutto perduto, arriverà per lui un aiuto insperato, dall’ultima persona da cui si sarebbe aspettato un gesto di solidarietà. Qui la storia si arricchisce per la prima volta di comportamenti saggi e sensati da parte di uno dei protagonisti, che in apparenza sembrava il più lontano e freddo nei confronti di Gianni. Il racconto si conclude con un messaggio di speranza. Tutti possono trovare la giusta strada nella vita, per merito proprio o grazie a qualcuno che ci vuole bene.

Figlie del mare

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Titolo: Figlie del mare

Autore: Mary Lynn Bracht

Editore: Longanesi

Questo libro ci porta in estremo oriente, più precisamente in Corea.  La trama si sviluppa in due epoche diverse, il 1943 e il 2011 ed ha il merito di raccontare alcune vicende avvenute durante la seconda guerra mondiale poco note a noi occidentali.

Era il 1943, quando la giovane Hana, una ragazza di 16 anni coreana, è impegnata in una battuta di pesca. La ragazza è una “haenyeo”, una donna del mare, come lo è sua madre e lo è stata sua nonna e come lo sarà la sua sorellina Emi, di 9 anni, quando avrà raggiunto l’età per iniziare le immersioni. Hana è molto legata ad Emi, la accudisce e la protegge, sogna di crescere con lei, di pescare con lei, di continuare la vita della sua famiglia nell’isola dove sono nate. Alcuni soldati giapponesi arrivano sulla spiaggia dove Hana stava pescando e dove Emi stava tranquillamente aspettando che la sorella finisse il suo lavoro. Hana si accorge del pericolo mentre si trova in mare, torna a riva più velocemente possibile e si lascia catturare dai soldati al posto di Emi. Hana viene imprigionata e deportata in Manciuria dove viene costretta a diventare una “donna di conforto”, in una delle case chiuse gestite dall’esercito giapponese. Per Hana inizia una vita orribile fatta di violenza, morte, orrori di tutti i tipi. Le violenze si ripetono tutti i giorni, di continuo, senza nessuna possibilità di porre fine a quello strazio. L’avventura di Hana continuerà lontana da casa, con ripetuti tentativi di sottrarsi a quel destino infame.

Nel 2011, Emi è una anziana signora che non ha ancora dimenticato la perdita della sorella Hana, un dolore che la ha accompagnata per tutta la vita e non la lascerà più. Durante una visita alla figlia a Seul, accade qualcosa che rinnoverà quel dolore rendendolo più forte che mai.

Il libro racconta principalmente la storia delle due sorelle, della loro separazione, della vita terribile a cui è stata costretta Hana e della vita di Emi vissuta nel doloroso ricordo della perdita della sorella. Ma racconta anche gli orrori di una guerra, quella tra la Corea e il Giappone, uno dei tanti conflitti della seconda guerra mondiale, in particolare racconta il dramma delle “donne di conforto” e le terribili violenze che i giapponesi hanno commesso sulle donne coreane, rapite, deportate e violentate a ripetizione dai soldati destinati al fronte. Non c’è solo guerra e violenza nel racconto, ci sono anche i sentimenti di Hana ed Emi, l’orgoglio ed il coraggio delle povere popolazioni della piccola isola dove le due sorelle vivevano, la forza e la determinazione delle donne “haenyeo”, il coraggio e l’umanità di una tribù mongola che avrà grande importanza per la sorte di Hana.

La scrittura di Mary Lynn Bracht è essenziale ed efficace, in grado di trasmettere con precisione gli orrori e il dolore come pure i sentimenti e le emozioni. Una ottima prova di scrittura, un bel libro che emoziona ed indigna, dove violenze brutali si alternano a gesti di coraggio e di nobiltà d’animo, a rappresentare gli estremi dei comportamenti umani.

La triste vicenda delle “donne di conforto” è una delle tante ferite che la guerra ha provocato e che sono ancora fonte di sofferenza. Il governo giapponese ha riconosciuto tardivamente indennizzi e più volte ha espresso scuse formali ai coreani. Ma certe violenze e certe ferite non possono essere indennizzate così come non possono essere dimenticate solo per aver ricevuto delle scuse.

Senza mai arrivare in cima

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Titolo: Senza mai arrivare in cima – viaggio in Himalaya

Autore: Paolo Cognetti

Editore: Einaudi

Sono in partenza per uno dei miei consueti viaggi di lavoro. Solita tappa alla libreria delle partenze internazionali di Fiumicino, sempre meno libreria e sempre più negozio di souvenir. Lo spazio per le novità è veramente ridotto. Sono alla ricerca di libri non troppo voluminosi, che possano entrare nell’ormai indispensabile zainetto e l’ultimo libro di Cognetti sembra proprio fatto per viaggiatori con solo bagaglio a mano.

Paolo Cognetti è un uomo che ha trovato nella scrittura e nell’amore per la montagna le sue principali ragioni di vita. Per il suo quarantesimo compleanno si è regalato un viaggio in Himalaya con alcuni amici, senza scalare alcuna montagna, d’altra parte Cognetti non è uno scalatore, ma per vivere una esperienza unica e indimenticabile.

Il viaggio può essere affrontato solo camminando, oltre 300 km in alta quota, superando spesso i 5.000 m, ben oltre le quote delle montagne europee più alte raggiungibili solo da abili scalatori, dove anche il minimo movimento costa fatica e spreco di energie. Una avventura condivisa con i suoi amici e soprattutto con le persone e gli animali che vivono nelle zone adiacenti le più grandi montagne del mondo, tra Tibet e Nepal.

Il libro è un diario di viaggio, dove sono annotate le sensazioni, le emozioni, i sentimenti che l’autore ha provato durante una esperienza di viaggio così unica ed estrema. I rapporti di amicizia tra i partecipanti al viaggio si sono rafforzati grazie alle difficoltà condivise, alla lontananza dalla vita normale a cui ciascuno di loro è abituato. Il viaggio richiede sforzi ed energie enormi, sacrifici e sofferenze fisiche, che sono ampiamente ripagate dalla splendida avventura umana che è possibile vivere, stando a stretto contatto con le popolazioni che vivono nelle valli ai piedi delle montagne. Persone che vivono con saggezza e serenità una vita dura in una natura poco ospitale con difficoltà e limitazioni senza alcun segno di rassegnazione, ma con la fierezza della propria diversità.

Il titolo del libro ricorda che durante il viaggio non sono state scalate montagne. Ma l’avventura è comunque degna di essere raccontata.

Scalare le montagne è una esperienza solitaria, conoscere popoli e culture diverse che vivono in luoghi così diversi dai nostri, è una esperienza che viene fatta sì dall’individuo ma insieme ad altre persone. Non serve scalare per arrivare in alto, ci si può arrivare anche camminando. Ognuno sceglie la propria meta in base alle proprie possibilità, l’importante è raggiungerla seguendo il cammino che ci si è prefisso.

Hotel Silence

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Titolo: Hotel Silence

Autore: Audur Ava Olafsdottir

Editore: Einaudi

Jonas sta partendo per un viaggio di sola andata per una destinazione indefinita. Ha una madre malata di demenza, una moglia da cui ha divorziato che gli ha comunicato che la figlia che credeva fosse sua invece non lo è. La sua vita è tutta qui, macerie che non si possono ricostruire. Jonas ha un palento particolare per riparare le cose, non tanto per costruirle nuove ma per riparare le cose rotte. Ha deciso di farla finita, di suicidarsi, ma non vuole che a scoprire il suo cadavere sia sua figlia, quindi decide di partire per una destinazione sconosciuta e di farla finita lì, lontano da tutto e da tutti. Porterà con sè la sua valigetta per gli attrezzi. Arriva in un paese che è appena uscito da una guerra terribile, che ha lasciato solo lutti e distruzione. E’ ospite dell’Hotel Silence, i cui proprietari sono due fratelli usciti indenni dalla guerra. Jonas viene coinvolto dai due fratelli in piccole riparazioni, presto troverà nuove ragioni di vita e inizierà una nuova vita, piena di persone a cui dedicare il suo tempo, per aiutarli a superare difficoltà e poter sognare un futuro migliore.

Hotel Silence è un libro triste, delicato, poetico ma nello stesso tempo un testo che riesce a trasmettere positività ed ottimismo. Jonas è un uomo solo che ha perso o almeno crede di aver perso ogni ragione di vita. Ritrova voglia di vivere, di fare qualcosa per aiutare gli altri. Constatare come le ferite delle persone che tutti i giorni combattono per sopravvivere , sono ben più profonde e dolorose delle sue, lo rigenera, gli fornisce nuovi motivi per proseguire la sua avventura terrena. La vita è dura e dolorosa ovunque, ma ognuno di noi deve onorare il dono ricevuto combattendo contro le avversità con tutte le proprie forze, senza mai arrendersi. Un libro in cui si parla di disgrazie personali, di morte, di guerra ma anche di rapporti umani, di solidarietà, di speranza e della possibilità di risorgere dalle macerie, materiali e psicologiche.

Ricordi dormienti

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Titolo: Ricordi dormienti

Autore: Patrik Modiano

Editore: Einaudi

Jean è il protagonista di questo breve e delicato libro sul tema dei ricordi.

Durante una passeggiata sul lungosenna, Jean legge il titolo di un libro su una bancarella e all’improvviso nella sua mente riappaiono eventi della sua gioventù che aveva dimenticato in chissà quale meandro della sua memoria. Luoghi, fatti e incontri con sei donne, molto diverse tra di loro, che in qualche modo hanno segnato la sua vita. Ricorda piccoli dettagli, pensieri, antiche paure. Un passato messo da parte per molto tempo e poi tornato alla memoria per puro caso. I ricordi sono descritti a metà tra un diario ed un sogno, senza particolari nostalgie o rimorsi per qualcosa che poteva essere e non è stato.

Modiano ha vinto un premio Nobel (2014) con la motivazione “per l’arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inesplicabili e scoperto il mondo della vita nel tempo dell’occupazione”. Non poteva che proseguire nella sua produzione letteraria con testi in cui il ricordo ha una valenza dominante. Dimentichiamo per poi ricordare le cose che riteniamo importanti. I ricordi sono le nostre radici che ci aiutano a capire le persone che siamo diventate e sono anche le basi sulle quali costruire il nostro futuro.