Il treno dei bambini

index

Titolo: Il treno dei bambini

Autore: Viola Ardone

Editore: Einaudi

Siamo a Napoli nel 1946. Amerigo Speranza è un bambino di sette anni che vive con sua madre Antonietta. Una vita dura, senza soldi, nella povertà più assoluta. Il marito di Antonietta è partito per l’America per tentare la fortuna ma di lui non ci sono notizie. Amerigo è un ragazzino vispo, nel quartiere è conosciuto come Nobel perché sa tante cose, è curioso, ogni giorno ascolta ed impara. Non ha possibilità di studiare, deve aiutare la madre e guadagnare qualche soldo facendo lavori umili. Non ci sono prospettive per lui, la povertà non lascia scampo. Antonietta decide di separarsi da Amerigo e di mandarlo al Nord, con uno dei treni organizzati dal Partito Comunista Italiano, una iniziativa di solidarietà in cui alcune famiglie del nord Italia ospiteranno per qualche tempo dei bambini del sud, per strapparli alla povertà e dare loro la possibilità di studiare e vivere in condizioni migliori. Amerigo sarà ospitato da una famiglia di Modena, troverà una nuova madre, dei fratelli ed un padre, che gli insegnerà la passione per la musica, gli regalerà un violino che diventerà la sua ragione di vita. La nuova vita di Amerigo è molto diversa dalla precedente e la nostalgia di casa dei primi tempi sarà presto dimenticata per fare posto al timore del ritorno a casa e di perdere tutto quel benessere inaspettato.

Il libro “Il treno dei bambini” è diviso in due parti. La prima in cui si descrive l’infanzia di Amerigo e la seconda, che ha inizio dopo un salto di cinquant’anni in avanti, quando Amerigo ritorna nei suoi luoghi di origine. La narrazione dell’infanzia di Amerigo occupa la maggior parte del romanzo ed è senza dubbio la parte migliore del libro. La storia è raccontata con gli occhi di un bambino ed è resa in modo magistrale da Viola Ardone. Il mondo di Amerigo, i suoi giochi, le sue emozioni, i suoi sentimenti, sono descritti in modo impeccabile. La vita povera e umile dei quartieri napoletani è descritta con realismo, trasferendo al lettore la gioia di vivere e l’energia di un ragazzino ma anche la povertà, il degrado e le difficili condizioni di vita. Così come le emozioni per la nuova vita in una città di cui non capisce la lingua, non conosce il cibo, le difficoltà di inserimento a scuola, la scoperta della musica, tutto è raccontato con grande abilità e realismo.

La seconda parte del libro sposta in avanti il calendario di cinquant’anni. La vita di Amerigo è cambiata, non ha nulla in comune con le sue origini. Il suo quartiere invece è rimasto simile a quello che aveva lasciato. La storia de “Il treno dei bambini” fa parte di quelle pagine del nostro passato che non hanno avuto notorietà e sono state in gran parte dimenticate. Viola Ardone è riuscita a descrivere la storia di Amerigo, dalla estrema povertà ed al dolore per l’allontanamento dalla famiglia, ai timori per l’inserimento nella nuova famiglia alla gioia per la nuova vita, senza mai cadere nel patetico o esagerare con i toni drammatici. Un libro che emoziona per la storia, che stupisce per la scrittura, lineare di grande efficacia, che ci mostra un paese ancora capace di gesti di umana solidarietà.

Lo spirito della fantascienza

index

Titolo: Lo spirito della fantascienza

Autore: Roberto Bolano

Editore: Adelphi

Traduzione: Ilide Carmignani

Noto il libro tra le novità in libreria e la copertina mi colpisce, come pure il titolo. Scoprirò più tardi che le immagini sono degli ingrandimenti di polvere cosmica. Inevitabile l’acquisto. “Lo spirito della fantascienza” è il primo romanzo di Roberto Bolano, scritto nel 1984 che racconta la storia di due amici, Jan Schrella e Remo Moran. La storia è ambientata a Città del Messico negli anni settanta. Jan è un tipo che passa la sua vita chiuso in casa a leggere romanzi di fantascienza ed a scrivere lettere ai suoi autori preferiti. Remo invece a casa non ci sta mai, collabora con alcune riviste di letteratura, partecipa a seminari di poesia. Conosce José Arco, un poeta conosciuto in un seminario, con cui intraprende un percorso di iniziazione all’amore ed alla letteratura. Il libro è un continuo saltare da una parte all’altra, ossia dalle lettere di Jan ed alle dichiarazioni che rilascia ad una fantomatica intervistatrice in qualità di vincitore di un premio, alle avventure di Remo, impegnato nella sua avventura “on the road”. Un libro con una atmosfera sempre mutevole, che passa dal fervore giovanile alla tristezza, dalla povertà alla tenerezza. Un libro che mescola creatività, visioni del futuro, storie dolorose del passato, cultura giovanile e amore per la poesia e la letteratura, il tutto mescolato con uno stile che cambia in continuazione, in linea con lo spirito dell’autore, irrequieto e anticonvenzionale. Molto belle le immagini del quaderno che conteneva le scritture e riscritture dell’opera, tutto scritto a mano con una calligrafia minuta ed ordinata, così come lo schema del racconto era ben definito prima della scrittura. Quasi una conferma che l’ispirazione deve sempre essere sostenuta da una attenta ed ordinata pianificazione di quello che si vuole scrivere.

Turbolenza

index

Titolo: Turbolenza

Autore: David Szalay

Editore: Adelphi

Traduzione: A.Rusconi

Un romanzo breve composto da dodici racconti, ciascuno con un protagonista di una storia che ha in comune con le altre lo sfondo di un viaggio in aereo. Le storie sono apparentemente scollegate tra loro, ma proseguendo con la lettura si ritrovano alcuni personaggi già incontrati in precedenza. Brevi storie che raccontano la precarietà della vita, che può essere scossa da un momento all’altro da un evento improvviso che destabilizza e che toglie importanza a tutto il resto. Proprio come le turbolenze sconquassano l’aereo che improvvisamente perde la sua apparente robustezza e sicurezza ed i passeggeri smettono di pensare alla bellezza del volo, alla comodità dei sedili od alla qualità del cibo e sperano solo di atterrare incolumi, in preda al terrore di precipitare. David Szalay ha scelto un modo originale e coinvolgente per raccontare la precarietà della condizione umana, in cui siamo soli ad affrontare i grandi cambiamenti e le grandi sfide che la vita ci riserva.

Mai come oggi l’uomo ha tante possibilità di volare, tutti lo fanno, per piacere o per lavoro, per inseguire i propri sogni o per appagare la voglia di conoscenza. E tutti sanno cosa si prova quando si vola. Si è soli con se stessi in preda ai propri pensieri, in balia degli eventi senza poter fare nulla per cambiarli. Così nella vita siamo in balia di quello che ci riserva il destino, in modo imprevedibile e improvviso.

Macchine come me

index

Titolo: Macchine come me

Autore: Ian McEwan

Editore: Einaudi

Traduzione: Susanna Basso

La storia è ambientata nel 1982 di un tempo diverso da quello attuale. Ci sono già i telefoni cellulari, c’è internet ed i computer dominano la vita quotidiana. Sempre in questo tempo inventato, i Beatles stanno per uscire con un nuovo disco ed Alan Turing non è morto anzi sta lavorando intensamente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sono stati immessi sul mercato 25 robot antropomorfi, dall’aspetto decisamente realistico, tredici donne chiamate Eva e dodici uomini chiamati Adam. I robot sono in grado di sviluppare la propria personalità e la propria coscienza, propri gusti personali, esattamente come gli umani. La differenza principale è che lo fanno con una velocità superiore grazie alla potenza degli algoritmi che li governano.  Charlie Friend è un trentaduenne che decide di acquistare uno degli Adam disponibili, per usarlo alla stregua di un “animale da compagnia”. Anche Alan Turing ne acquista uno identico e Charlie riuscirà ad entrare in contatto con lui per scambiare le proprie esperienze con i robot. Charlie ha una vicina di casa, Miranda, di cui è innamorato. Charlie e Miranda si ritroveranno a vivere una serie di esperienze di vita condivise con Adam, che come gli altri robot in commercio si ritroveranno ad evolversi al di là delle previsioni dei loro programmatori, arrivando non solo a sviluppare comportamenti logici e razionali, ma anche sviluppando senso etico e coscienza di sé. I risultati dell’evoluzione andranno ben al di là degli intenti dei loro programmatori. Qualcuno di loro arriverà addirittura a chiedersi quale fosse il senso della loro vita, arrivando a risposte e comportamenti del tutto analoghi a quelli di tanti umani.  Ian Mc Ewan ha scritto questo libro inventando molti eventi, cambiandone la datazione in alcuni casi, raccontando cose vere in altri. Una specie di riscrittura del tempo passato, di come poteva essere stato se alcune cose fossero andate diversamente. Il romanzo “Macchine come me” descrive come potrebbero comportarsi robot molto evoluti vivendo a stretto contatto con gli umani. Tali tipologie di robot potrebbero essere il risultato estremo della ricerca che sta sviluppando programmi di intelligenza artificiale sempre più evoluti, in grado di simulare i comportamenti umani. Nel romanzo sono addirittura capaci di sviluppare una sorta di inconscio simile a quello umano quando di notte si ricaricano e viaggiano negli spazi infiniti di internet alla ricerca di chissà cosa, esattamente come la mente umana durante le fasi di sonno. Difficile definire il genere del libro. Potrebbe essere di fantascienza ma in realtà è più una storia di una umana vendetta e relative conseguenze legali. La presenza e la partecipazione diretta di Adam alle vicende, comporta alcuni problemi imprevisti per Charlie e Miranda, che si troveranno alle prese delle conseguenze delle scelte di Adam. Il romanzo ruota attorno ad un problema morale che vede coinvolti tutti i protagonisti, con robot ed umani dai comportamenti simili che si distinguono con difficoltà. Cosa caratterizza gli umani e cosa caratterizza i robot? E se i robot possono provare sentimenti o avere concetti etici, chi può essere più calcolatore tra un umano ed un robot? Qualora l’intelligenza artificiale dovesse diventare anche una coscienza artificiale, il suo proprietario avrebbe i diritto di spegnerla come fosse un elettrodomestico qualsiasi?

 

Miss Islanda

index

Titolo: Miss Islanda

Autore: Auður Ava Ólafsdóttir

Editore: Einaudi

Traduzione: Stefano Rosatti

Miss Islanda è l’ultimo romanzo scritto da Auður Ava Ólafsdóttir. A parte un brevissimo prologo del 1942, la storia ha inizio nel 1963. Hekla è una ragazza che ha un sogno, diventare scrittrice. Il suo nome è quello di un vulcano che dopo un secolo di silenzio, nel 1947 si svegliò con una eruzione imponente a cui Hekla assistette, accompagnata dal padre. Lo spettacolo dell’eruzione segnò Hekla, le insegnò a guardare in alto, a trovare nel cielo idee meravigliose, fonti di ispirazione per i sogni da realizzare nella vita. E lei continuò a guardare in alto, lontano, per sognare una vita migliore di quella che poteva offrirle un paese dalla natura impetuosa ma poco ospitale come l’Islanda. Hekla a ventun anni si trasferisce a Reykjavik per trovare un lavoro, per mantenersi lavorando con la possibilità di frequentare gli ambienti degli scrittori, per contattare le case editrici, per tentare di realizzare il suo sogno. Hekla va a vivere a casa di un suo amico di infanzia, DJ Johnsson, con cui ha condiviso anni di amicizia adolescenziale ed ora condivide la voglia di libertà e di cambiare vita. L’Islanda di quel periodo è descritta come un paese gretto e retrogrado, maschilista e omofobo, dove le donne non possono fare le scrittrici dato che sono destinate solo a sposarsi e fare le mamme e le mogli, mentre DJ, omosessuale, non ha un posto in una società che disdegna ed emargina i diversi, “gli invertiti”. Hekla è molto bella e da più parti le propongono di partecipare al concorso di Miss Islanda, ma lei rifiuta, con determinazione e coraggio. Non vuole essere quello che tutti le chiedono, lei vuole diventare una scrittrice, è quello che vuole fare e lo farà, con tutta la determinazione e il coraggio che dimostrerà di avere.

Miss Islanda descrive una società molto distante da quella attuale, che vede le differenze tra uomini e donne ridotte al minimo. “Miss Islanda” descrive una società arretrata e piena di pregiudizi, dove le donne come Hekla, da cameriera di un hotel, deve subire quotidianamente molestie fisiche e verbali, da parte di clienti abituati a trattare le donne senza rispetto. Ma Hekla non si cura di loro, va avanti per la sua strada, lascia l’impiego all’hotel e si fidanza con un giovane aspirante poeta, che rimane vittima della personalità e della volontà di Hekla. Anche lui sarà lasciato da Hekla che sceglierà di raggiungere DJ nella sua fuga dalla società Islandese. Il libro racconta la straordinaria forza di volontà della protagonista e la sua determinazione a diventare scrittrice ma anche una straordinaria storia di amicizia e di amore tra Hekla e DJ. Un amore che prescinde dai rapporti fisici, che non ci saranno mai data l’omosessualità di DJ, ma proprio dall’anomalia della relazione scaturisce il vero amore tra due persone che decidono di affrontare insieme le difficoltà della vita, sostenendosi a vicenda. Un amore senza sesso ma di grande intensità, pieno di sentimenti. Hekla e DJ non potrebbero essere più diversi, lui fragile e segnato dalla sua diversità, lei coraggiosa e determinata, entrambi contano sulla loro amicizia come punto fermo delle rispettive vite. Una storia di due persone capaci di scelte coraggiose e che sono disposte a tutto  per vedere i propri sogni realizzati. Un libro contro i pregiudizi e le discriminazioni ed un inno al coraggio di intraprendere scelte controcorrente alla ricerca della vita che si desidera vivere.

Possiamo salvare il mondo prima di cena

index

Titolo: Possiamo salvare il mondo prima di cena

Autore: Jonathan Safran Foer

Editore: Guanda

Traduzione: Irene Abigail Piccinini

Questo libro non è un romanzo anche se racconta qualche aneddoto della famiglia di Jonathan o qualche fatto storico rilevante per le tesi portate avanti dall’autore. Non è un saggio scientifico, non ne ha le caratteristiche e le intenzioni. E’ il tentativo di fare qualcosa per salvare l’ambiente individuando i cambiamenti nei comportamenti, individuali e collettivi, che potrebbero dare un contributo decisivo per le sorti della terra. Foer è uno scrittore e cerca di contribuire alla causa facendo quello che gli riesce meglio ovvero scrivere, raccontare delle storie che possano influire sui comportamenti delle persone. Foer è consapevole del fatto che non è facile trattare i temi ambientali scrivendo belle storie che possano colpire le persone al punto di convincerle ad adottare comportamenti diversi ed utili a migliorare la condizione del pianeta. Foer individua negli allevamenti intensivi di animali per l’alimentazione umana uno dei principali problemi della terra e cerca di convincerci che passare ad una dieta vegana sia un grande vantaggio sia per la nostra salute che per quella della terra. Foer crede che la carenza di buone storie sia uno dei motivi del disinteresse della maggior parte delle persone verso i temi ambientali però non coglie l’occasione del libro che ha scritto per creare queste buone storie. Il libro non colpisce, non emoziona, non contiene un solo argomento nuovo e di grande presa sui lettori. Non ci sono dati scientifici inequivocabili, le ricette non convincono, soprattutto perché l’autore cerca di trovare comportamenti individuali virtuosi che possano portare a grandi cambiamenti nei comportamenti collettivi. Non credo che cambiare dieta possa salvare il pianeta. Sembrano tesi improvvisate, troppo semplicistiche e poco convincenti. Personalmente sono convinto della gravità della situazione ma è compito della scienza e della politica la ricerca delle soluzioni. I singoli possono fare poco. Gli scrittori possono fare molto per la causa ambientale ma anche loro devono impegnarsi parecchio. Non ci sono scorciatoie per nessuno.

 

La Parata

index

Titolo: La Parata

Autore: Dave Eggers

Editore: Feltrinelli

Traduzione: Francesco Pacifico

Un libro ambientato in un indefinito paese del Terzo Mondo appena uscito da una lunga e sanguinosa guerra civile. Per celebrare l’armistizio tra le fazioni in lotta viene organizzata una parata che si dovrà svolgere su una nuova strada che sarà costruita per unire il Nord del paese, più avanzato, con il Sud, più arretrato, per garantire prosperità e benessere per l’intero paese. Una opera pubblica di grande utilità a vantaggio di tutti. Ma sarà proprio così? Il lavoro viene commissionato ad una impresa del Primo Mondo che invia due tecnici specializzati che utilizzeranno una macchina futuristica capace di costruire 23 chilometri di strada al giorno, quindi capace di completare l’opera in soli 10 giorni. La strada sarà perfettamente dritta, un vero prodigio tecnologico per la velocità di realizzazione e la qualità del lavoro finito. I tempi per la costruzione sono strettissimi, non c’è da perdere una sola ora di lavoro per rispettare il programma, le conseguenze di un ritardo sarebbero disastrose, per i due tecnici ed anche per l’Azienda costruttrice. I due tecnici non hanno un nome, solo un numero li contraddistingue, ossia Quattro e Nove. Parole semplici, facili da ricordare.

Numero Nove ha il compito di guidare un quad e di liberare la strada da eventuali ostacoli e per evitare qualsiasi tipo di intoppo che possa rallentare l’azione della macchina asfaltatrice, chiamata RS-80, guidata da numero Quattro, un lavoratore esperto, affidabile e rispettoso dei regolamenti.

I due sono uno il contrario dell’altro. Quattro ligio al dovere, segue le regole, non vuole avere contatti con la popolazione locale, vuole fare il suo lavoro senza problemi per poter tornare a casa in fretta evitando qualsiasi tipo di imprevisto all’Azienda. Numero Nove invece ha continui rapporti con la popolazione locale, cena con loro, passa le serate con chi incontra per strada, tutti comportamenti proibiti dal regolamento e anche pericolosi. Nove correrà grandi rischi e metterà a repentaglio la riuscita della costruzione della strada, che solo grazie all’impegno di Quattro sarà portata a termine. Ma non solo, Nove con i suoi comportamenti costringerà Quattro ad affrontare problemi di natura etica, cose a cui è del tutto impreparato.

Un racconto allegorico, tutta l’azione è finalizzata alla costruzione della strada per lo svolgersi dell’attesa parata. Il racconto mostra come le vere intenzioni di tante iniziative vengono scoperte solo quando è troppo tardi e di come anche le migliori intenzioni possono portare a risultati nefasti. Le differenze di comportamento tra Quattro, razionale e poco comunicativo, e Nove, più umano ed estroverso, rappresentano anche gli estremi dei comportamenti di molte persone appartenenti ad alcune società moderne. Alcuni comportamenti sembrano meritori di approvazione ma in realtà facilitano chi persegue il male, mentre chi apparentemente ha comportamenti da disapprovare in realtà è meno pericoloso di quanto sembri. C’è anche un episodio in cui sono tirate in ballo le ONG, in particolare un episodio in cui una presunta dottoressa non si comporta come ci si sarebbe dovuto aspettare, quasi a voler sottolineare come in alcune circostanze le ONG si trovano a svolgere funzioni che non sono adatte alle loro organizzazioni.

Dave Eggers è un autore schietto ed autentico, che si preoccupa di comprendere il mondo in cui viviamo per quello che è, senza fermarsi alle apparenze, a cui piace scrivere libri originali e in qualche modo visionari. In questo libro è andato oltre, raccontando un futuro molto prossimo, anzi in buona parte già in essere, in una ambientazione indefinita e in un tempo indefinito, scrivendo un romanzo con molti significati nascosti ed enigmatici che lascia il lettore pieno di dubbi e di domande. Alcune risposte possono essere trovate osservando quanto è accaduto in alcuni paesi africani negli ultimi anni.

I Leoni di Sicilia

index

Titolo: I Leoni di Sicilia – La saga dei Florio

Autore: Stefania Auci

Editore: EditriceNord

Il libro racconta la storia della famiglia Florio a partire dal 1799 fino al 1868. Una famiglia originaria della Calabria che si trasferì a Palermo alla ricerca di una condizione economica migliore. Una storia di persone coraggiose, dedite al lavoro, ambiziose e desiderose di dare ai propri familiari un futuro migliore. La storia di una famiglia di successo, raggiunto dopo tanti anni di sacrifici e tante sofferenze, sopportando ingiurie e soprusi, ma sempre sostenuti dalla determinazione, dalla voglia di arrivare, dall’ambizione di riscattare una sorte umile, per combattere un destino che sembrava sempre avverso. Una storia interessante ma in fondo simile a quella di tante altre famiglie italiane che hanno saputo creare fortune partendo da attività commerciali o industriali, ma che non hanno trovato una scrittrice come Stefania Auci che ne raccontasse la storia in un libro eccellente come questo “I Leoni di Sicilia”.

Quello che rende speciale questo libro, è il modo in cui è narrata la saga familiare. Il libro unisce la storia indubbiamente interessante della famiglia Florio con una capacità narrativa di Stefania Auci straordinaria nel descrivere i caratteri dei protagonisti, di raccontarne i sentimenti, la bontà, la cattiveria, l’egoismo, la voglia di arrivare, l’ambizione, l’odio e l’amore. Il testo contiene alcuni inserti in siciliano, utilizzati a regola d’arte, per rafforzare i concetti di cui si sta parlando, sfruttando con maestria quella potenza espressiva tipica della “lingua siciliana”. Ogni capitolo ha una introduzione che riassume i principali fatti politici e sociali che hanno contrassegnato il periodo di cui si sta per parlare, riuscendo a spiegare in modo analitico e preciso le scelte strategiche ed imprenditoriali che hanno caratterizzato l’ascesa della famiglia Florio, raccontando le gesta dei protagonisti non solo da un punto di vista storico ma anche “geopolitico” ed economico, spiegandone la grandezza delle intuizioni imprenditoriali e la capacità di innovare con semplicità e chiarezza. La storia è narrata con uno stile schietto, diretto, senza troppi romanticismi, ma con molto realismo, per una lettura appassionante. La copertina mi aveva ingannato. Raffigura due uomini ed una donna, ben vestiti, capigliature molto curate, sullo sfondo il mare, un’atmosfera di benessere, di ricchezza. E’ il ritratto di persone appartenenti all’alta società o alla nobiltà, disegnato da un famoso pittote italiano, noto per i suoi ritratti di persone apartenenti alla nobiltà. Mi aspettavo una storia romantica, sdolcinata, poco adatta ai miei gusti. Invece mi sono dovuto ricredere fin dalle prime pagine. Il libro racconta la saga dei Florio come fosse un libro di azione o di avventura, con un ritmo elevato, senza tempi morti, tenendo sempre altissima l’attenzione del lettore. Una storia segnata da molta sofferenza, dal sudore e dalla fatica, dall’ostilità di coloro che vedevano nella ricchezza dei Florio solo il risultato del lavoro di faccendieri senza sangue nobile, pertanto poco meritevoli di tale successo, raccontata con passione e lucidità, senza eccessi di sentimentalismo ma con raffinata sensibilità.

Una banda di idioti

index

Titolo: Una banda di idioti

Autore: John Kennedy Toole

Editore: Marcos Y Marcos

Traduzione: Luciana Bianciardi

Ho scoperto questo libro per caso, sentendone parlare durante la pausa pranzo di una calda giornata lavorativa. Ho ascoltato per caso il dialogo tra due colleghe che parlavano delle loro letture del momento ed ho sentito per la prima volta il titolo “Una banda di idioti”. Ho scoperto che è un libro uscito nel 1980, undici anni dopo il suicidio dell’autore, grazie agli sforzi della madre di Toole che riuscì a fare pubblicare il libro dopo numerosi rifiuti degli editori. Il libro ebbe un grande successo e vinse anche il premio Pulitzer per la narrativa nel 1981. Non potevo non comprare subito un libro con una storia del genere.

La trama è ambientata a New Orleans negli anni sessanta. Il protagonista è Ignatius Reilly, un grosso, grasso ed inetto fannullone, che a trent’anni vive ancora con la madre senza nessuna intenzione di cercarsi un lavoro. Non ha mai lasciato New Orleans, solo una volta ha viaggiato con la corriera ed è stata una avventura per lui da non ripetere mai più nella vita. La madre di Ignatius, Irene Reilly, alla guida della sua vettura, distrugge parte di una abitazione e l’ammontare dei danni provocati dall’incidente, mette in crisi le scarse finanze della famiglia. Irene convince il più che riluttante Ignatius a cercarsi un lavoro per aumentare le entrate della famiglia ed evitare il pignoramento della loro abitazione. Inizia la grottesca ed esilarante avventura nel mondo del lavoro di Ignatius. Descrivere la personalità del protagonista non è affatto semplice. Grande ammiratore della filosofia medioevale, in particolare del filosofo Boezio, lamenta la mancanza di teologia e di geometria del mondo moderno, è convinto di essere nato nel momento sbagliato e che i continui fallimenti della sua vita siano solo il risultato di un disegno del destino a lui avverso. Mangia in quantità smodate ingrassando continuamente, vestendosi in modo anacronistico, con scarsa igiene personale ed una continua emissione di effluvi gassosi che fuoriescono dalla bocca (rutti). In pratica una persona insopportabile e impresentabile. Ignatius si sente circondato da idioti mediocri incapaci di riconoscere il suo genio e quando i continui inevitabili fallimenti che accompagnano le sue azioni quotidiane si manifestano lui è sempre più caparbiamente convinto di non esserne responsabile, attribuendo la colpa al destino avverso e comunque all’idiozia dei comportamenti altrui. Gli altri personaggi del libro che condividono le avventure con Ignatius, sono tutte figure inette e improbabili, come la madre Irene, l’amica epistolare Myrna vera e propria istigatrice di molti comportamenti assurdi di Ignatius, i vari colleghi di lavoro, i poliziotti, i vicini di casa. Tanti idioti che partecipano alle avventure dell’idiota più grande di tutti, con comportamenti esagerati e paradossali, quasi a rappresentare i possibili estremi dell’indole umana.

Un romanzo grottesco, con alcuni comportamenti dei protagonisti talmente fuori di testa da risultare quasi irritanti, ma che nel contesto della storia risultano quasi naturali. Ignatius è un eterno ragazzo, viziato e cresciuto in un ambiente troppo protettivo e pronto a giustificare tutti i suoi insuccessi, con una madre incapace di troncare il legame ossessivo ed esagerato con un figlio che alla fine neanche apprezza tutti gli sforzi materni. Ignatius non vuole confrontarsi con il mondo esterno e trova comodo rifugio nella casa materna, dove può fare tutto quello che vuole, senza dover rendere conto a nessuno, trovando sempre la madre pronta a giustificare ogni sua corbelleria. Ma prima o poi il mondo va affrontato e per le persone normali inizia una fase di crescita e di cambiamento ma non per Ignatius, che nonostante una lunghissima serie di disavventure e di disastri da lui provocati, riesce sempre a rimanere identico a se stesso, ossia l’idiota per eccellenza.

John Kennedy Toole ha scritto un libro surreale, che ad alcuni non piacerà, ma che altri potranno considerare un vero capolavoro. Un libro critico nei confronti della società americana e in qualche modo profetico, dato che ha saputo anticipare ed immaginare alcuni fenomeni che ancora dovevano manifestarsi completamente all’epoca in cui è stato scritto. Un libro speciale, sia per la sua storia che per il contenuto, assolutamente da non perdere.

Marie la strabica

index

Titolo: Marie La Strabica

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione: Laura Frausin Guarino

Questo romanzo di Georges Simenon fu pubblicato per la prima volta del 1952 ed ora Adelphi lo ripubblica con la traduzione di Laura Fraustin Guarino.

Sylvie e Marie sono le due protagoniste del libro “Marie la strabica”. La storia inizia con Sylvie diciassettenne e Marie 10 mesi più grande che lavorano alla pensione Les Ondines di Fouras, un piccolo centro di villeggiatura della Charente Marittima, nella regione della Nuova Aquitania, non lontano dalla più nota cittadina di La Rochelle. Le due ragazze sono cresciute insieme e apparentemente sono grandi amiche, anche se il loro rapporto è un sentimento di amore ed odio alimentato dalle grandi differenze caratteriali. Le due amiche non potrebbero essere più diverse una dall’altra. Marie è piccolina, bruttina, poco aggraziata, strabica, senza abilità particolari, senza nessuna ambizione o aspirazione, di grande onesta ed affidabilità, che conosce molto bene il carattere dell’amica. Sylvie invece è bella, estroversa, in particolare dotata di un seno prorompente che attira l’attenzione dei maschi, con una gran voglia di cambiare vita, di uscire dalla povertà in cui è costretta dalla nascita.

Durante il periodo trascorso insieme a servizio alla pensione Les Ondines, un ragazzo ritardato di nome Louis, si impicca dopo essere stato sorpreso di notte nei locali della pensione. Marie capisce subito che dietro questo episodio c’è coinvolta la sua amica Sylvie, che inizia così fin da giovane, ad utilizzare il suo corpo come strumento in grado di assicurarle quella salita della scala sociale a cui ambisce a tutti i costi. Le due amiche si promettono reciprocamente di affrontare il futuro insieme, con Sylvie che assicura Marie che una vota diventata ricca la avrebbe presa a lavorare per se e Marie le avrebbe pettinato i capelli tutte le mattine. Discorsi tra ragazze di diciotto anni, con tutta la vita davanti, una frase innocente detta senza malizia, anche se premonitrice di un futuro molto lontano. Alla fine della stagione estiva le due amiche si trasferiscono a Parigi, lontane dalle rispettive case, per trovare una vita migliore. Vivranno insieme per quasi dieci mesi quando Sylvie provocherà a Marie una ferita di quelle che non si possono rimarginare. Le due amiche si lasceranno e le loro vite prenderanno strade molto diverse. Marie continuerà la sua vita modesta facendo la cameriera e poi la badante di un anziano signore. Sylvie userà la sua esuberante femminilità per tentare quella scalata sociale a cui tanto ambiva. Si ritroveranno nel 1950 quando Sylvie, andrà a cercare la sua amica Marie per chiederle un favore, per aiutarla in una questione di eredità.

In questo romanzo Simenon si getta nell’impresa di voler analizzare il carattere delle donne, in particolare alcuni aspetti delle relazioni di amicizia tra le donne. Tutto il romanzo si basa sulla differenza di carattere delle due protagoniste, così diverse eppure così attratte una dall’altra, riuscendone a cogliere i contrasti e le affinità in modo profondo e ben definito. Con il suo stile che va dritto al punto, essenziale e deciso, Simenon riesce ancora una volta a sorprendere per la facilità con cui è passato da un genere all’altro senza mai sbagliare un colpo.

 

Il cartello olandese

index

Titolo: Il cartello olandese

Autore: Federico Van Stegeren

Editore: Mondadori

La copertina lascia poco spazio alla fantasia, qui si parla di droga. “Il cartello olandese” è un libro che narra la storia di tre ragazzi, Gerry, Ian e Dennis. Erano dei piccoli spacciatori di droga che seppero sfruttare il momento della liberalizzazione delle droghe leggere in Olanda per diventare i fornitori di quasi tutti i coffee shop dove era possibile consumare droghe in modo legale e che sarebbero diventati la meta di milioni di ragazzi in cerca di divertimento facile senza rischi. Dietro la apparente innocente libertà e voglia di divertirsi dei coffee shop olandesi, c’è sempre stato il traffico internazionale di droga, un mondo criminale che poco ha a che fare con le libertà individuali e il divertimento. I tre ragazzi capiscono subito che per guadagnare tanti soldi bisogna trattare grandi quantità di merce direttamente con i grandi produttori, senza intermediari. Erano ragazzi svegli e trovarono facilmente i contatti giusti. Dal Libano al Marocco e poi fino all’Afghanistan, poi in Sud America, partivano e trattavano, chiudevano le discussioni commerciali in fretta, senza tentennamenti. Puntuali nei pagamenti e rispettosi degli accordi. Tre manager della droga, sempre pronti a cogliere affari in giro per il mondo, ad inventare i modi migliori per nascondere i grandi quantitativi di droga oggetto dei loro traffici. Erano giovani ed in poco tempo divennero conosciuti e rispettati da tutti. Facevano tutto in prima persona, senza alcun timore delle distanze o della pericolosità dei loro interlocutori o dei posti dove era possibile fare grandi affari. Erano mossi dalla voglia di diventare ricchi, di vivere avventure rischiose, dal piacere di vivere circondati da belle donne e di godersi la vita senza alcun limite. La consapevolezza delle loro capacità cresceva di continuo così come il coraggio di affrontare sfide sempre più difficili e pericolose. “Il cartello olandese” racconta una storia vera, i cui personaggi sono realmente esistiti e le loro avventure sono avvenute realmente. Il libro non è frutto dell’invenzione dell’autore ma è il racconto di una storia vera. Quanto ci sia di romanzato nella storia non lo sappiamo, ma comunque non saperlo non toglie nulla al gusto della lettura. Un libro dal ritmo incalzante, con una trama che è un un susseguirsi di avventure in giro per il mondo, con azioni sempre più rischiose alla ricerca dell’affare del momento. L’autore del libro è Federico Van Stegeren, meglio noto come “Federico l’olandese volante”, una delle voci radiofoniche più popolari, un personaggio molto noto che fu protagonista in Italia degli anni della nascita delle radio private. Chi visse quegli anni si ricorderà l’alone di libertà e di innovazione che circondava le trasmissioni dell’epoca che contribuirono a rendere la nostra società più aperta e libera, prima che la libertà di espressione diventasse solo la scusa per raccogliere e trasmettere pubblicità. Il libro è scritto con uno stile diretto ed essenziale, la storia va avanti senza soste, in un crescendo continuo. I tre amici si renderanno protagonisti di una avventura illecita, fuori legge, ma sempre anteponendo a tutto la fedeltà alla loro amicizia e rispettando tutto quelli che lavorarono per loro. Fuori legge ma personaggi per i quali si prova fin da subito una certa empatia, non per quello che hanno fatto ma per come lo hanno fatto.

Il sospettato

shopping

Titolo: Il sospettato

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Traduzione: Marina Karam

Romanzo breve, solo 140 pagine. Si legge in un soffio, si inizia e si finisce senza interruzioni.

La storia è ambientata tra i gruppi anarchici dell’epoca e racconta un possibile attentato che dovrebbe distruggere una fabbrica di aerei che si trova a Parigi. Se l’attentato dovesse essere compiuto ci sarebbero decine di morti innocenti, gente semplice, operai, persone della stessa classe sociale da cui provengono gli attentatori.

Siamo nel 1938, tra Bruxelles e Parigi. Il protagonista è Pierre Chave che decide di evitare una strage che sta per essere compiuta da parte di Robert, un giovane anarchico che era stato quasi un suo allievo, ma che aveva poi deciso di non seguire più le sue idee. Pierre viene avvisato di quello che Robert sta per compiere dal Barone, un altro anarchico. Ma il tempo è poco, bisogna agire in fretta.

Robert è già partito per Parigi. Pierre è ricercato in Francia come disertore ma non esita a superare la frontiera per fermare Robert, per evitare la strage. Pierre è un anarchico che non crede nella strada della violenza e del terrorismo e non esita a lasciare la moglie ed il figlio a Bruxelles, alle prese con la polizia che è alla ricerca di Pierre, pur di continuare a professare il suo credo. Pierre non si impaurisce per avere la polizia che gli soffia sul collo, non se la prende con i suoi compagni che lo considerano un traditore, ma crede nelle sue idee e non si ferma davanti a nulla pur di evitare inutili morti. Ma non solo, vuole anche salvare Robert, perché macchiandosi di una colpa così grande cosa sarebbe stato della sua vita?

Storia di un piccolo eroe del popolo, una storia romantica che in qualche modo nobilita chi crede nella lotta per un mondo migliore, senza cadere nella trappola dell’estremismo e del terrorismo. Solita ambientazione cupa delle storie di Simenon, ambienti poveri , nessuna ombra di benessere, solo povertà e stenti. Storia scritta con gran ritmo, quasi un thriller di azione. Se vi piace Simenon, da non perdere.

Vite che non sono la mia

shopping

Titolo: Vite che non sono la mia

Autore: Emmanuel Carrère

Editore: Adelphi

Traduzione: Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio

Un libro in cui l’autore parla di avvenimenti che ha vissuto in prima persona e che sono anche le sue più grandi paure, le cose che più lo terrorizzano, ossia la morte di un figlio per i genitori e la morte della madre per i figli ed il marito. Il libro ha inizio nel 2004. Emmanuel Carrère è in vacanza nello Sri Lanka, con la compagna Hélène e i figli, quando l’isola è sconvolta dal terribile tsunami che provocò morte e distruzione in molti paesi asiatici. Emmanuel e la sua famiglia furono fortunati. L’hotel in cui risiedevano non fu colpito dalla onda mortale, anzi loro non la videro proprio. Ma dovettero assistere impotenti al dolore di chi, sopravvissuto, aveva perso familiari, parenti e amici, oltre alla casa, tutti gli averi, il posto di lavoro. La terribile onda non risparmiò nessuno, non fece distinzione tra giovani e vecchi, uomini e donne, bambini e anziani, poveri o ricchi. Portò via tutto quello che trovò sulla sua strada, senza eccezioni. I coniugi Carrère aiutarono una coppia di francesi che avevano perso la loro figlioletta, Juliette. Parteciparono con loro alla ricerca straziante del corpicino, vagando da un ospedale all’altro, tra morte e distruzione. Cercarono, per quanto possibile in momenti così terribili, di dare conforto ai genitori della piccola Juliette, di partecipare al loro dolore, di aiutarli a superare quei momenti così duri. Tornarono a Parigi sconvolti dalle emozioni provate in quella che doveva essere una vacanza e che invece si rivelò una delle esperienze più dolorose della loro vita. Non ebbero il tempo per riprendersi dalla esperienza di morte e di distruzione che avevano appena vissuto che arrivò la notizia che la sorella di Hélène, anche lei di nome Juliette come la povera bambina portata via dallo tsunami, è malata terminale, ormai nessuna cura può essere utile, c’è solo da aspettare l’inevitabile fine. Juliette era un magistrato, una donna coraggiosa che non si era lasciata abbattere da una malattia che le aveva fatto perdere l’uso delle gambe, si era sposata ed era madre di tre bambine. La morte arrivò nel giro di pochi giorni, implacabile, senza dare una minima speranza ai familiari. Subito dopo la sua morte, un magistrato di nome Étienne chiese ai familiari di Juliette di andare a casa sua, voleva conoscerli, voleva parlare di Juliette. Scoprirono un uomo che per una malattia aveva perso una gamba, che aveva vissuto la sua carriera di magistrato a fianco di Juliette, con cui aveva trovato una affinità ed una sintonia del tutto sconosciuta ai familiari.

Étienne racconta delle grandi battaglie che Juliette e lui avevano combattuto a difesa delle persone sovraindebitate e contro i comportamenti delle banche e delle società finanziarie. Insieme erano riusciti a cambiare alcune leggi e molte persone in gravi difficoltà finanziarie trassero grandi benefici dalle battaglie che i due magistrati avevano combattuto.

Carrère racconta le storie delle due Juliette in modo netto, crudo ma anche con sensibilità. Parla di morte, malattia e dolore che colpiscono le persone che ci sono attorno, mentre siamo impegnati a vivere la nostra vita, senza preoccuparci di quello che accade agli altri. Morte e dolore degli altri sono trattati con delicata umanità, senza eccedere nella spettacolarizzazione del dolore, ma con misura, con uno stile senza fronzoli ma capace di emozionare e commuovere il lettore.

La seconda parte del libro, quella che racconta la vicenda umana di Juliette ed Étienne, è dedicata a quella parte di società che soffre per la sua condizione finanziaria, che non ha i mezzi per partecipare alla festa del consumo che ormai caratterizza le vite delle persone agiate. Persone che non hanno alcuna possibilità di salire sull’ascensore sociale, per arrivare qualche piano più su, per riuscire a guadagnare qualche soldo in più. ma non ha neppure la possibilità di tentare la scalata sociale per guadagnare più soldi. L’unico mezzo per tentare di scalare il dislivello è l’indebitamento che viene quasi sollecitato dalle banche, senza alcun limite, fino a quando le persone diventano insolventi e perdono quel poco che hanno. Juliette ed Étienne hanno combattuto questa ingiustizia, tra malattie, cure e dolori. Un libro dalla potenza dirompente, che emoziona e commuove e ci fa riflettere su come spesso spendiamo la nostra vita dando importanza a cose che non ne hanno, trascurando invece le cose veramente importanti. La piccola Juliette è scomparsa troppo presto per poterci insegnare qualcosa ed ha potuto lasciarci come eredità solo il dolore dei suoi genitori. La Juliette maggiore, con la sua storia travagliata e piena di sofferenza, ci insegna come vivere e combattere contro una malattia che non lascia scampo, consapevole della fine che la aspetta, preparando se stessa e la sua famiglia all’inevitabile epilogo.

Resto qui

index

Titolo: Resto qui

Autore: Marco Balzano

Editore: Einaudi

Curon è un paese del Sudtirolo, al confine di Italia, Austria e Svizzera, dove è ambientato il romanzo “Resto qui” di Marco Balzano. Trina è la voce narrante, una donna forte e coraggiosa che racconta la sua vita alla figlia, che ha abbandonato la famiglia con gli zii quando era ancora piccola, senza più ritornare. Trina non smetterà mai di pensare alla figlia e di sperare nel suo ritorno. La vita a Curon è molto dura. Una valle in cui il tempo si è fermato, dove il progresso sembra non arrivare mai. Una popolazione da sempre divisa tra Austria ed Italia, ma a conti fatti dimenticata da entrambi gli Stati. La narrazione abbraccia il ventennio fascista, la Seconda Guerra Mondiale e l’immediato dopoguerra. Gli abitanti divisi tra la sfiducia verso gli italiani e la speranza vana nella Germania di Hitler. Una vita dura, fatta di fatica e povertà, sempre a curare gli animali, a lavorare nei campi, pochi soldi, tanto freddo e nessuna possibilità di cambiare. Sarà il dopoguerra a segnare per sempre il destino del piccolo paese, più di quanto non abbiano saputo fare due dittature ed una guerra. Curon sarà sepolta dall’acqua dopo che una enorme diga fu costruita per soddisfare la crescente richiesta di energia elettrica. Non serviranno a nulla le proteste dei cittadini, il tentativo di coinvolgere le autorità ecclesiastiche, il Papa, i politici di Roma. Il destino del piccolo paese è stato deciso nel nome del progresso. I suoi abitanti dispersi, cancellati, non riceveranno mai risarcimenti adeguati, nessuno avrà rispetto per le persone e per la loro storia. Trina da giovane voleva fare l’insegnante, ma la lingua tedesca era stata proibita dal fascismo e lei insegnava di nascosto. Il marito Erich partì per il fronte, tornò ferito nel fisico e nell’anima, disse che non sarebbe tornato a combattere. Quando fu guarito e pronto per essere di nuovo arruolato, disertò e fuggi sulle montagne con Trina, mentre il loro figlio maschio si arruolava nelle truppe del Reich. La fine della guerra coincise con l’inizio dei lavori della diga e la piccola comunità di Curon si trovò da sola a combattere la costruzione della diga, contro il progresso che non si può fermare, contro l’arroganza del potere. I progressi dei lavori coincisero con la definitiva sconfitta della comunità, che dovette osservare inerme anche la distruzione del suo cimitero, prima che tutto fosse sepolto per sempre. Il paese fu invaso dalle acque, nulla potè evitare il drammatico evento. Un libro appassionato ed emozionante, che racconta la storia della piccola valle vista dagli occhi di chi ha sempre perso, di chi è sempre stato dalla parte sbagliata. Ma anche di chi non ha mai smesso di amare la sua terra in tutte le circostanze e di difenderla anche quando non c’èra possibilità di vincere. E’ la battaglia dei vinti contro il potere, l’orgoglio delle proprie origini che dà la forza a chi vuole combattere contro chi vuole distruggere una comunità, nel nome di un progresso che non sempre va nella direzione giusta. La diga fu costruita, una piccola civiltà fu distrutta, risibili furono i benefici. L’energia elettrica prodotta fu pochissima e la centrale fu dismessa molto presto. Il campanile che emerge dalle acque del lago, raffigurato nella bellissima copertina, è il monito lasciato per le generazioni future, di come inseguire il progresso, quando non tiene contro della storia e del rispetto per le persone, può fare molti più danni rispetto ai possibili benefici.

Il cuore vero

index

Titolo: Il cuore vero

Autore: Sylvia Townsend Warner

Editore: Adelphi

Traduzione: Laura Noulian

Sylvia Towsend Warner è stata una scrittrice britannica tra le più importanti del Novecento. Il suo romanzo “Il Cuore vero” è stato pubblicato per la prima volta nel 1929 in Inghilterra. In Italia questa di Adelphi nel 2019 è la prima pubblicazione.

La protagonista del romanzo è Sukey Bond, una ragazzina che dopo essere cresciuta in orfanatrofio viene mandata come cameriera presso una famiglia che vive in una fattoria. Qui Sukey conosce Eric, un ragazzo giovane, bello e forse senza tutte le rotelle a posto, ospite della fattoria dove la famiglia lo tiene nascosto per paura del giudizio della gente riguardo la presunta pazzia del giovane.

Sukey si dimostra essere una donna pronta ad affrontare la vita sapendo andare ben oltre l’educazione ricevuta in orfanatrofio. Sukey e Eric si innamorano ma la famiglia del ragazzo si oppone e fa di tutto per allontanarli. Per ostacolare la relazione tra i due viene inventato anche un rapimento del giovane ma grazie a varie peripezie Sukey ritroverà Eric per tenerselo per sempre.

Il libro racconta della storia d’amore tra due ragazzi, ingenui e sognatori, che potranno vivere il loro amore grazie alla determinazione di Sukey che nonostante le difficoltà andrà avanti con la forza che le viene data dalla fiducia nel credere che le cose impossibili possano diventare possibili. L’ambientazione del romanzo è l’Inghilterra di inizio novecento, dove le convenzioni sociali avevano il sopravvento su tutto e dove le persone leggermente fuori dagli schemi e dalle regole erano viste di cattivo occhio anche se non facevano nulla di male.

Sylvia Townsend Warner ha uno stile di scrittura molto tradizionale secondo le consuetudini dell’epoca, con grandiose descrizioni dei paesaggi e della natura, ma per i temi trattati si dimostra essere una scrittrice moderna che ha saputo anticipare i tempi, affrontando l’ipocrisia e il perbenismo dell’epoca con forza e coraggio, dimostrando di essere una donna combattiva ed anticonformista.