Il borghese Pellegrino

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Titolo: Il borghese Pellegrino

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Sellerio

La vicenda è ambientata nei pressi di Firenze, nel 1900. Il Commendatore Secondo Gazzolo è un ricco industriale dell’industria conserviera dell’epoca ed è anche proprietario del castello di Campoventoso, dove ha organizzato un fine settimana per definire alcuni ricchi accordi commerciali per la sua azienda. Il Commendatore ha riunito il grande gastronomo Pellegrino Artusi, anche abile mercante di stoffe, il professore Paolo Mantegazza, medico di grande fama, il ragioniere Bonci e sua figlia Delia, il banchiere Viterbo, Everardo D’Ancona delegato del consiglio Italia Turchia e il suo collega turco Reza Kemal Akuyan. Il fine settimana inizia con qualche piccolo screzio tra i presenti, ma gli interessi economici in ballo sono tali da superare le divergenze. Il fatto più eclatante avviene la notte seguente. Uno degli ospiti viene ritrovato cadavere nella sua camera da letto. Inevitabile l’intervento delle forze dell’ordine, con l’arrivo dell’incaricato dell’indagine Saverio Maria Artistico, grande amico dell’Artusi. Artistico sospetta da subito che la morte del povero ospite non sia dovuta a cause naturali e inizia le indagini per scovare l’assassino. La soluzione del caso sarà possibile grazie alla collaborazione dell’Artusi.

Il romanzo è un classico giallo “a porta chiusa”, con tutti i presenti nel castello sospettati dell’omicidio e il poliziotto che indaga senza trascurare nessuna ipotesi. Ognuno dei presenti è sospettato per quello che ha fatto durante il soggiorno nel castello o per i vantaggi che avrebbe avuto in seguito alla morte dell’ospite. Malvaldi conduce il lettore attraverso le vicende della trama per raccontare i vari punti di vista dei protagonisti, di professioni diverse, così come diverse erano le loro appartenenze sociali e finanziarie, la loro visione del momento storico. Il 1900 era un momento favorevole all’iniziativa privata e le possibilità di fare affari offerte dalle aperture dei mercati internazionali erano molto attraenti per coloro che avessero voglia di rischiare. La scrittura è ironica e divertente, la trama è ben costruita e l’ambientazione ben fatta e molto verosimile. Il libro rende omaggio alla figura di Pellegrino Artusi che appare anche nella sua veste di grande conoscitore della chimica, materia in cui Malvaldi gioca in casa.

Io sono il castigo

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Titolo: Io sono il castigo

Autore: Giancarlo De Cataldo

Editore: Einaudi

A Roma, in un incidente stradale come tanti, rimane ucciso un famoso cantante degli anni Sessanta, soprannominato Ciuffo d’Oro, ora diventato un importante boss dell’industria discografica. L’inchiesta parte come incidente stradale ma presto si tramuta in indagine per omicidio. Alla vittima non mancano i nemici ma nessuno tra le persone coinvolte nell’inchiesta sembra capace di uccidere. Il magistrato che segue il caso è Manrico Spinori della Rocca, per gli amici Rick. Un uomo posato e gentile, di famiglia nobile ormai decaduta, con una madre vittima del vizio del gioco d’azzardo. Manrico è un appassionato di opera lirica, segue tutti i concerti che può, andando anche in giro per l’Europa per soddisfare la sua voglia di musica. Vive solo, ha un certo successo con le donne, soprattutto se appassionate di opera lirica. Il magistrato lavora con una nuova collega, una ispettrice dal fisico avvenente e statuario per il suo metro e ottanta, con qualche tatuaggio e dalla parlata molto romana, quasi da coatta. La squadra investigativa di Manrico Spinori della Rocca inizia l’indagine alla scoperta dei segreti di Ciuffo d’Oro, della sua famiglia e delle sue numerose amichette del cuore.

Questo “Io sono il castigo” è un giallo che vede come protagonista un magistrato affascinante e di buon livello sociale contrapposto ad una investigatrice di modeste origini che è tutta il contrario di lui, ma i due insieme costituiscono una coppia ben assortita dalle buone intuizioni. De Cataldo si è divertito ad adattare il linguaggio usato nel testo alle origini dei personaggi, creando situazioni simpatiche e divertenti, senza nessuno snobismo. L’avventura è ambientata a Roma che si presenta in tutto lo splendore dei variopinti personaggi che la abitano, che vanno dai nobili che vivono fuori dal tempo ai nuovi arricchiti, agli avventurieri di vario tipo fino alle persone semplici. Ben fatti i riferimenti alle opere liriche famose e meno famose che vanno ad arricchire la trama senza appesantirla con molti riferimenti alle similitudini delle trame del melodramma con le vicende quotidiane. Manrico tra le indagini, le preoccupazioni che gli procura la madre e la frequentazione dei teatri, ha la fortuna di incontrare una misteriosa ed appassionata melomane, con cui inizia una simpatica ed intrigante amicizia. Siamo molto lontani dalle storie violente e crudeli di Romanzo Criminale, questo è un libro giallo dai tratti gentili, scritto in modo lineare e con un filo di umorismo. Qui anche gli assassini hanno un cuore grande.

Mercato nero

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Titolo: Mercato nero

Autore: Gian Mauro Costa

Editore: Sellerio

Ballarò è il quartiere del centro storico di Palermo famoso per la vita notturna. Una sera, nel momento di massimo affollamento, viene ucciso un uomo, che cade all’improvviso per terra. L’uomo si chiama Ernesto Altavilla ed appartiene ad una famiglia molto ricca dell’aristocrazia palermitana. La morte è dovuta ad un proiettile che lo ha colpito da distanza ravvicinata. L’ucciso è una persona rispettabilissima, senza precedenti e senza nemici. E’ stato ucciso per errore? Un proiettile vacante? La morte di Ernesto è un vero rompicapo. Angela Mazzola è un agente semplice della squadra mobile ma questa volta viene prestata alla sezione omicidi per essere infiltrata nei locali di Ballarò, data la sua avvenenza e la sua buona conoscenza dei vini, per riuscire a trovare uno spunto per le indagini dell’omicidio Altavilla.

La storia, a parte un breve prologo a Torino, si svolge interamente a Palermo. Le indagini partono dai locali di Ballarò e dal mondo degli immigrati nigeriani che trovano facili lavori temporanei nei tanti esercizi commerciali del quartiere, con le loro storie dolorose e spesso violente, con le incertezze dell’attraversata del mare verso la speranza di una vita nuova, le difficoltà ad inserirsi nella società del paese che li ospita, la povertà che li rende fragili ed esposti alle lusinghe della malavita o delle organizzazioni terroristiche. Angela ed i suoi colleghi sono persone che provengono da famiglie umili, sanno cosa vuol dire vivere con pochi soldi, guardano gli immigrati senza pregiudizi e sono pronti ad aiutarli quando vedono nei loro occhi la sincera voglia di integrarsi e vivere onestamente. Le indagini dell’omicidio avanzano lentamente ma inesorabilmente e grazie alle doti personali di Angela, si arriverà alla conclusione del caso con i colpevoli che pagheranno per i loro sbagli. Il romanzo mostra la città di Palermo come una città multietnica, dai mille volti e dalle mille sfaccettature, con i difetti delle grandi città, con la consueta criminalità che opera e controlla tutto, ma anche con molte persone alla ricerca del riscatto, per sé stessi e per la città in cui vivono. Angela Mazzola è una poliziotta, è uno spirito libero, una donna con una visione moderna di se stessa, capace di interpretare ruoli diversi a seconda delle circostanze, capace di superare i luoghi comuni e riuscire ad imporre la sua personalità in un mondo che per le donne non è mai semplice. La scrittura di Gian mauro Costa è leggera, ironica, a tratti pungente, ma sempre piacevole. Palermo è lo sfondo ideale per il romanzo e la città fa quasi da protagonista principale.

Una lettera per Sara

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Titolo: Una lettera per Sara

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Rizzoli

Maurizio De Giovanni è uno dei giallisti italiani più prolifico ed interessante. È tornato in libreria con il terzo volume della serie che ha come protagonista Sara Morozzi, l’ex agente dei servizi segreti in pensione, che continua la sua saltuaria collaborazione con l’amico ispettore Davide Pardo. Sara ha una particolare abilità nell’interpretazione del linguaggio del corpo, è sempre stata la migliore e non ha perso lo smalto ora che è in pensione ed è diventata anche nonna. Il caso di questo “Una lettera per Sara” ha inizio molti anni fa, quando una ragazza che lavorava in una libreria come commessa viene uccisa in circostanze misteriose senza che il colpevole sia mai stato trovato. Tornati ai giorni nostri, un anziano collega di Davide Pardo, Angelo Fusco ex vicecommissario, malato e male in arnese, si presenta in commissariato, chiedendogli in nome della loro vecchia amicizia, di fare in modo che possa incontrare in carcere un anziano detenuto che, anche lui in punto di morte, vorrebbe confidargli alcuni segreti prima di morire. Pardo è scocciato prima di tutto per essere stato interrotto nella sua pausa caffè del lunedì mattina, un rito propiziatorio per la settimana che inizia che per nulla al mondo dovrebbe essere disturbato, poi per la richiesta del suo ex collega che lo mette in difficoltà, dovendo scomodare persone che non ha piacere di rivedere per poterlo aiutare. Pardo non si lascia intenerire dalle cattive condizioni di salute di Fusco e non fa nulla per aiutarlo. Il detenuto muore senza che l’ex vicecommissario sia riuscito a parlargli e solo allora Pardo decide di aiutare Fusco cercando di scoprire cosa il detenuto voleva confidargli. Inizia una avventura con un gran numero di personaggi, coinvolti in un viaggio nel tempo e nelle sofferenze umane. C’è chi è malato oppure nasconde colpe per le quali non ha mai pagato pegno, chi vive ai margini della legge ma è pieno di coraggio e di buoni pensieri, chi vive la pena di non aver visto condannati gli assassini di una persona cara. C’è molta umanità nei romanzi di De Giovanni, che è un grande narratore ed un bravissimo esploratore dell’animo dei suoi personaggi. Se le sue storie mostrano il lato criminale della società, violenta e crudele, i suoi personaggi mostrano la potenza dei sentimenti e della volontà e dimostrano la loro forza a seconda di come reagiscono alle prove dolorose che il destino gli riserba, quando vedono distrutte le convinzioni più forti e profonde su cui hanno basato la propria vita. L’atmosfera scanzonata dei libri dei Bastardi di Pizzofalcone è sparita, i libri con Sara sono malinconici, ci sono troppi ricordi che hanno lasciato tracce profonde e dolorose, ma il piacere della lettura è sempre lo stesso.

Stella o croce

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Titolo: Stella o croce

Autore: Gian Mauro Costa

Editore: Sellerio

Per scrivere un buon giallo non è necessario inventare storie complicate, con tecnologie spaziali e personaggi straordinari con doti da supereroe. Basta scrivere una storia credibile, con personaggi normali ma ben caratterizzati, con una ambientazione piacevole, una scrittura lineare e piacevole ed il gioco è fatto, come è il caso di Stella o croce di Gian Mauro Costa.

Una donna viene uccisa a Palermo. Era una parruccaia, produceva parrucche su misura, soprattutto per malati oncologici. Era una donna buona e generosa, ben voluta da tutti. Chi può averla uccisa?  A distanza di alcuni mesi dal ritrovamento del cadavere, le indagini sono ferme, nessun indizio, nessuna pista da seguire. Angela Mazzola è una poliziotta, giovane, intraprendente e grazie ad una amicizia in comune con la parruccaia, inizia una sua indagine personale per scoprire il colpevole dell’omicidio. Questo Stella o Croce è il primo libro che l’autore scrive con protagonista Angela Mazzola. Il libro è ambientato a Palermo, con le sue strade trafficate e rumorose, la sua gastronomia esuberante, i suoi abitanti dalla spiccata umanità. Angela è una semplice agente della squadra mobile, decide di indagare per semplice voglia di giustizia, per far prevalere il bene, senza trarne benefici personali. Il libro scorre veloce, i colpi di scena si susseguono con buon tempismo. Il mondo dei clienti della parruccaia era vasto e variegato, una umanità che soffriva in silenzio e subiva il peso della malattia, continuando a vivere la vita delle persone semplici, che viene abilmente descritta e messa in risalto. Un giallo tradizionale, senza alcun riferimento alla mafia e per essere una storia ambientata a Palermo è un pregio non da poco. Una trama ben studiata, originale, ben scritta, per una piacevole ed intrigante lettura.

L’appeso di Conakry

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Titolo: L’appeso di Conakry

Autore: Jean Christophe Rufin

Editore: Edizioni e/o

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

L’appeso di Conakry è Jacques Mayères, un ricco ex industriale francese che si è ritirato dagli affari e vive a bordo del suo yacht in giro per il mondo. La sua barca è ancorata a Conakry, capitale della Guinea. Una mattina il suo cadavere viene trovato appeso ad un albero della sua imbarcazione. Le autorità locali iniziano le indagini e il consolato francese incarica Aurel Timescu, un suo addetto, di seguire il caso. Aurel è nato in Romania ed è riuscito a intraprendere la carriera diplomatica per caso, grazie alla famiglia della sua ex moglie. Aurel è un tipo originale, amante del vino bianco, è un buon suonatore di pianoforte, veste sempre in modo troppo pesante per il caldo esagerato africano e indossa sempre occhiali da sole da alpinista. Vestito così è difficile essere presi sul serio e infatti Aurel è spesso oggetto di scherno da parte di colleghi e conoscenti. Aurel decide di iniziare una sua indagine personale sull’omicidio di Jacques Mayères, per dare un senso alla sua presenza a Conakry ed anche perché fare l’investigatore è sempre stato un suo sogno.

La trama del libro è consistente e originale, l’ambientazione è esotica e accattivante, descritta in modo dettagliato e realistico. La situazione generale della Guinea, sia sociale che politica, è ben descritta e il contesto di tutta la storia è molto verosimile. Il porto di Conakry diventa l’ambientazione ideale per una storia come quella raccontata, al centro di traffici di armi e droga da e verso il Sudamerica, ma anche approdo turistico per esperti naviganti, frequentato, come tutti i porti, da una umanità varia, con molti personaggi che conducono una vita di espedienti al limite della legalità. L’omicidio sembra l’epilogo di una rapina andata a finire male ma con il procedere del racconto diventa una nuova storia, quello che sembrava essere un ricco e annoiato milionario francese in cerca di facili avventure si dimostra essere un uomo del tutto diverso e di tutt’altra pasta. L’autore, Jean-Christophe Rufin, è un medico, diplomatico ed è tra i fondatori di Medici senza Frontiere. Un uomo intraprendente, generoso e dotato di molti talenti, tra cui anche quello della scrittura.

Il furto della Divina Commedia

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Titolo: Il furto della divina commedia

Autore: Dario Crapanzano

Editore: Mondadori

Il furto della Divina Commedia è un giallo ambientato a Milano nell’ormai lontano 1954. Il preside di un liceo cittadino. Michele Esposito, ha la passione per i libri antichi. Una inaspettata eredità gli consente di acquistare per una cifra notevole per l’epoca, circa 4 milioni di lire, un antico incunabolo della Divina Commedia. Un volume raro e di grande valore che il preside decide di custodire nella cassaforte della scuola dato che a casa sua non dispone di un posto altrettanto sicuro dove custodire il prezioso oggetto. Passano pochi giorni e il volume sparisce e il preside non può che denunciare il furto alla polizia. L’indagine è affidata a Fausto Lorenzi, un giovane ispettore dal fisico imponente da ex giocatore di pallacanestro. I primi indiziati del furto sono i professori del liceo e la segretaria del preside, Anna Maria Rosellini. Tutto il gruppo viene convocato per essere interrogato dall’ispettore Lorenzi. Pochi giorni dopo la signora Rosellini viene ritrovata cadavere nel suo appartamento. Non ci sono evidenti collegamenti tra l’omicidio della donna e il furto del volume, ma l’ispettore Lorenzi ritiene da subito che i due reati sono collegati tra loro. Le indagini proseguono con sullo sfondo la vita tranquilla della Milano dell’epoca. Lorenzi trova il tempo per indagare e svolgere i suoi doveri professionali insieme a quelli della sua vita privata, essendo separato dalla moglie con un figlio, a cui non fa mai sentire la mancanza della sua compagnia e del suo affetto, così come trova il tempo di corteggiare una ragazza molto sensibile alle sue attenzioni.

Crapanzano ricrea le atmosfere del periodo con molta precisione, eleganza e gentilezza. In quegli anni la vita era semplice, le persone vivevano con moderazione ed equilibrio, apprezzando quel poco che c’era. Un libro piacevole scritto con uno stile limpido e lineare per una lettura rilassante e gratificante.

Al momento della scomparsa la ragazza indossava

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Titolo: Al momento della scomparsa la ragazza indossava

Autore: Colin Dexter

Editore: Sellerio

Traduzione: Luisa Nera

Una ragazza è scomparsa da due anni. Il responsabile dell’indagine, l’ispettore Ainley, muore in un incidente stradale. L’ispettore Morse eredita tutte le indagini del suo collega deceduto tra cui quella della ragazza scomparsa, Valerie Taylor. Le indagini non sono riuscite a stabilire se la ragazza possa essere ancora viva o tragicamente scomparsa. Morse lavora nella stazione di polizia della Thames Valley, nei pressi di Oxford ed ha come aiutante il sergente Lewis, è un gran lavoratore, dedica alle indagini tutto il tempo necessario, lavora con pazienza e metodo, forse non è brillante come altri suoi colleghi, ma lavora con molta attenzione e cura dei dettagli. Morse è un uomo che vive solo a cui piacerebbe trovare una compagna con cui dividere la vita ma non riesce a trovarla. Ogni tanto si lascia andare e beve qualche bicchiere di troppo ma è sempre puntuale al lavoro, senza eccezioni.

Al momento della scomparsa la ragazza indossava è un giallo scritto in modo brillante con protagonista un investigatore che non sa nulla dell’indagine, non sa bene da dove cominciare, prende in considerazione tutte le ipotesi e procede per tentativi, arrancando spesso nel buio più totale. Procede lentamente con le scoperte, che portano a qualche nuovo indizio che consente all’indagine di progredire e così via. Il racconto procede tra le ipotesi e le deduzioni di Morse, nel lavoro sul campo e nell’analisi dei dati. L’ispettore Morse è un personaggio lontano dagli investigatori tradizionali della letteratura gialla, di solito intelligentissimi, brillanti e geniali. Lui non ha colpi di genio, procede lentamente, senza grosse intuizioni, non ne sa più del lettore che si sente quasi incoraggiato a partecipare all’indagine fornendo qualche contributo. Caratteristiche le atmosfere della campagna inglese, lontane dai fasti e dalla opulenza della vicina Londra. Libro per gli amanti dei gialli tradizionali, basato sull’analisi dei fatti e sul metodo investigativo. La conclusione dell’indagine arriva con ragionamenti semplici senza ricorrere a doti speciali, memorie fuori dal comune o conoscenze scientifiche speciali. Tutto è molto normale, descritto con stile scanzonato e brillante, con un leggero humor tipico britannico che non guasta. Una lettura piacevole.

 

Violette di marzo

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Titolo: Violette di marzo

Autore: Philip Kerr

Editore: Fazi

Traduzione: Patrizia Bernardini

Siamo a Berlino nel 1936, mancano pochi giorni ai Giochi Olimpici, quelli della storica vittoria del velocista di colore Owens nei cento metri piani davanti ad Hitler. Marito e moglie vengono uccisi a casa loro che viene successivamente data alle fiamme. La donna era figlia di un famoso e ricchissimo uomo d’affari, Hermann Six, che incarica l’investigatore privato Bernie Gunther, ex poliziotto, per indagare sul duplice omicidio e soprattutto ritrovare una preziosissima collana di diamanti della figlia Grete, che risulta scompara. La donna non aveva fatto testamento, quindi tutti i suoi beni, compresa la collana, sarebbero andati al marito, Paul Pfarr, che, come avrebbero scoperto le indagini, era una “violetta di marzo”, ossia un affiliato recente al partito nazionalsocialista, che  aveva fatto testamento e designato come unico suo erede il Reich. L’investigatore Bernie Gunther accetta l’incarico dal signor Six, attratto dal generoso compenso offerto, pur consapevole dei rischi che l’indagine avrebbe comportato.

Violette di marzo  è uscito nel 1989 ed è il primo di una trilogia che vede Bernie Gunther come protagonista. L’indagine porterà Bernie ad incontrare figure importanti della politica del momento, quindi personaggi di spicco del Terzo Reich, che passeranno alla storia per le notissime e terribili vicende legate al nazismo. La situazione all’interno del partito nazionalsocialista è ben diversa da quella del gruppo di potere monolitico che potremmo essere portati a credere. Grandi conflitti interni, lotte di potere per prendere le posizioni più vicine ad Hitler, corruzione, violenza, controllo sulla popolazione da parte della polizia esagerato, violento ed eccessivo. Bernie si rivela un abile e scaltro investigatore, anche se la sua intraprendenza gli farà correre moliti rischi per la sua incolumità. I suoi agganci da ex poliziotto lo salveranno da alcune situazioni molto complicate. Bernie è un convinto antinazista che si trova a disagio nel clima tetro della vita quotidiana Berlinese, con tutti gli episodi di antisemitismo e di violenza che si ripetono con ormai monotona frequenza.  In quei giorni a Berlino si respira un’aria di maggiore libertà, in quanto proprio per le Olimpiadi, il regime aveva adottato alcune misure per dimostrare ai turisti ed agli stranieri come la Germania fosse un paese aperto e libero, che lasciava spazio alla libertà di stampa ed alle voci critiche verso il governo. Un giallo con una trama molto ben costruita, un investigatore empatico e anticonformista, una ambientazione che mostra dall’interno alcuni aspetti e fatti poco noti della storia della Germania del Terzo Reich. In questa storia nulla è come sembra, nell’indagine di Bernie, dove i vari personaggi appaiono per quello che non sono, come nella vita quotidiana di Berlino, grazie all’atmosfera olimpica.

Notturno di Gibilterra

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Titolo: Notturno di Gibilterra

Autore: Gennaro Serio

Editore: L’orma

Lo scrittore Enrique Vila-Matas uccide un giornalista che lo sta intervistando. Il motivo della furia omicida è la scarsa preparazione e professionalità dell’intervistatore. Dopo aver ucciso il giornalista, lo scrittore scappa. Ad indagare sull’omicidio è il detective che è anche voce narrante del romanzo, guidato dalla sorella Soledad, altra voce narrante. Il detective si mette alla ricerca dell’unico sospettato per l’omicidio, ossia il fuggiasco Vila-Matas, che cerca di scappare viaggiando qua e là per l’Europa. Il detective si proclama “Nemico delle lettere” ma per sostenere di esserlo dimostra una grande conoscenza del genere letterario che vorrebbe combattere mentre la sorella è una donna di enorme cultura e conoscenza letteraria, anche se un po’ stramba e originale. La storia si sviluppa sotto forma di romanzo epistolare tra il detective e la sorella, con i vari capitoli che altro non sono che le lettere con cui il detective racconta i progressi delle indagini e le risposte scritte che la sorella scrive per spingerlo a continuare le ricerche e guidarlo nel suo peregrinare all’inseguimento dello scrittore.

Il libro altro non è che una critica alla produzione di libri di media e scarsa qualità, con particolare attenzione verso il genere giallo, di cui è una colta parodia fatta attraverso gli strumenti delle citazioni letterarie e dei tanti e continui riferimenti agli autori del passato, che in qualche modo sono rappresentati dal detective. La scrittura è brillante e ironica, tanti i riferimenti alle opere della letteratura, la costruzione della trama trapela fantasia ed inventiva. Un grande gioco che usa la letteratura per criticare la letteratura, con grande sfoggio di conoscenza della materia. Un libro originale per gli appassionati di romanzi e dei loro protagonisti. Il libro può anche essere visto, invece che come una critica, come un modo per rendere omaggio alla narrativa nel suo complesso.

Il metodo Catalanotti

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Titolo: Il metodo Catalanotti

Autore: Andrea Camilleri

Editore: Sellerio

Il romanzo inizia con Mimì Augello in piena azione con l’ennesima amante occasionale quando improvvisamente il marito rientra a casa. Per Mimì non rimane che la fuga attraverso la finestra della camera da letto. L’unica possibilità di allontanarsi è quella offerta dall’appartamento al piano di sotto dove Mimì entra e si ritrova di fronte un uomo, sdraiato sul letto, vestito di tutto punto ma rigido e freddo. Mimì scappa e corre a casa del suo amico Salvo Montalbano, in piena notte. La mattina successiva in commissariato arriva la notizia del ritrovamento di un cadavere in un appartamento, ma l’indirizzo non è quello dove si trovava Mimì la notte precedente, ma è quello dell’abitazione di Carmelo Catalanotti, un impresario teatrale ma anche strozzino. Ch allora l’uomo visto morto da Mimì?

In questo romanzo Camilleri unisce le doti investigative ed umane della squadra di Montalbano con le sue conoscenze ed esperienze di regista teatrale. La trama è costruita ad arte, con più storie che si intrecciano tra loro, con al centro l’attività teatrale del Catalanotti e dei suoi metodi per la selezione degli attori per le sue rappresentazioni. Il libro è un piccolo corso di recitazione e di regia teatrale raccontato con la verve e la simpatia che Camilleri è in grado di inserire nelle sue storie. In questo romanzo, il Commissario Montalbano è più tormentato che mai, con la sua consueta brama di giustizia, con la solita determinazione con cui aiuta chi a suo giudizio merita di essere aiutato e con la sensazione che la sua storia d’amore con la storica fidanzata Livia sia arrivata al capolinea. Non mancano nel romanzo riferimenti al difficile momento sociale del paese, con la crisi economica e la disoccupazione che rendono difficile la vita per i giovani e per alcune categorie della società siciliana. Le indagini mostreranno che Catalanotti era stato un discreto intellettuale, un regista con ottime intuizioni e la soluzione del caso sarà possibile proprio grazie alle intuizioni che Montalbano avrà leggendo le sceneggiature del regista. L’incontro con una giovane e avvenente collega della polizia scientifica aiuterà Montalbano alla soluzione del caso ma lo farà anche innamorare al punto che troveremo Montalbano pronto a cambiare tutto nella sua vita per la giovane poliziotta. Ma dovrà superare velocemente la fase dell’innamoramento per rendersi conto che in amore bisogna volere in due le stesse cose. Una bella storia, movimentata e piena di colpi di scena, con Montalbano determinato come poliziotto e fragile e indeciso come uomo. Camilleri ancora una volta conferma tutte le sue doti con una scrittura capace di descrivere perfettamente gli scenari della storia ed i sentimenti dei protagonisti, con il solito tono scanzonato e impertinente.

La pietra per gli occhi – La bottega dello speziale – L’angelo del mare fangoso

LA PIETRA PER GLI OCCHILA BOTTEGA DELLO SPEZIALEL'ANGELO DEL MARE FANGOSO

Titolo:

La Pietra per gli occhi

La bottega dello speziale

L’angelo del mare fangoso

Autore: Roberto Tiraboschi

Editore: e/o

 

Tre libri, una unica recensione. Una trilogia che narra la storia di Edgardo d’Arduino, dal 1106 al 1119. Edgardo è il primogenito di una famiglia nobile nato con una deformità fisica che ne condiziona sia l’aspetto fisico che psicologico. Si sente inadeguato per diventare cavaliere, come vorrebbe il padre, quindi decide di diventare chierico e amanuense presso l’Abazia di Bobbio. La storia ha inizio quando in giovane età Edgardo perde progressivamente la vista, rendendolo non più adatto a fare l’amanuense, attività a cui aveva dedicato la sua vita e per la quale aveva un enorme talento. Alla ricerca di quelli che furono i primi occhiali della storia, Edgardo si reca a Venezia. Da qui hanno inizio le mille avventure raccontate nella trilogia.

I tre libri hanno gli stessi protagonisti ed è consigliabile leggerli in ordine cronologico di uscita per apprezzare l’evoluzione dei personaggi e il mutare delle condizioni storiche.

I tre romanzi sono veri e propri libri gialli ambientati nel 12° secolo, in una Venezia piena di artigiani del vetro, commercianti, centro dei commerci verso l’oriente, ma anche una città pericolosa, piena di rapinatori e avventurieri di ogni tipo. Un agglomerato urbano in preda alle maree ed al fango, una mezza palude piena di una umanità dedita ad ogni tipo di traffici, leciti e non, di intrighi e di persone che con mille sotterfugi provavano a vincere la guerra contro la miseria che caratterizzava la vita della maggior parte della popolazione.

I romanzi presentano un numero incredibile di personaggi, tutti ben definiti e caratterizzati, donne, uomini, mercanti, soffiatori di vetro, frati, garzoni, poveri, schiavi, medici, signori e magistrati. C’è di tutto, una umanità varia e multiforme, che ne combina di tutti i colori pur di avere la meglio sugli altri, nemici, concorrenti o anche sconosciuti.

Le vicende ci descriveranno le tecnologie dell’epoca per la produzione del vetro, dei traffici commerciali e delle pratiche mercantili dell’epoca, oltre ad un quadro affascinante delle scienze, della medicina e del sapere dell’epoca. Tanti riferimenti alle opere classiche che all’epoca erano il riferimento dei saggi, dai trattati di filosofia, a quelli di medicina, astronomia e astrologia. Un misto di sapere antichissimo e di nozioni dalla provenienza misteriosa, scienza, alchimia e cialtronaggine mischiate insieme. Tre libri di grande fascino ma anche di divertimento, per il tono quasi scanzonato con cui molte parti delle vicende sono raccontate e per gli inserti in dialetto veneto che aumentano la varietà e il piacere della lettura, mettendo alla prova il lettore con esercizi di comprensione inediti.

Tre libri da leggere facendosi trasportare dagli avvenimenti, pieni di imprevisti e di colpi di scena sapientemente distribuiti nel racconto. La lettura coinvolge l’uso anche del senso dell’olfatto e dell’udito, con odori e rumori descritti in modo efficace ed a volte anche troppo cruento. Una lettura per spendere in modo piacevole alcune ore di tempo libero che in questo periodo non dovrebbe essere merce rara per la maggior parte di noi.

L’angelo di Monaco

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Titolo: L’angelo di Monaco

Autore: Fabiano Massimi

Editore: Longanesi

Un romanzo a metà tra lo storico ed il giallo. Siamo a Monaco, in Germania, nel 1931. La Repubblica di Weimar sta per finire, il partito di Adolf Hitler sta per prendere il potere. Già allora Hitler e il suo apparato poteva contare su una organizzazione potentissima, con una rete di fedelissimi inseriti in ogni apparato della società civile, anche se molta parte della popolazione è contraria alle idee professate da Hitler, ma per paura molti di loro non fanno sentire la propria voce come dovrebbe essere. Il libro Mein Kampf era già stato pubblicato e le basi ideologiche del futuro Terzo Reich erano già state gettate. Si profila quella che sarà una delle dittature peggiori della storia dell’umanità. Hitler è già allora un personaggio discusso non solo per le sue idee politiche ma anche per il suo stile di vita e per alcune sue perversioni, difficilmente accettabili per le persone normali, ma tollerate da tutti i suoi sostenitori osannanti. Il Commissario Sauner è chiamato a dirigere l’inchiesta per la morte di una donna di soli 22 anni, Angela Raubal, trovata cadavere nell’appartamento di suo zio, che era anche il tutore legale. La ragazza era molto legata allo zio, che lei chiamava affettuosamente zio Alf. Lo zio era nientemeno che Aldolf Hitler. Le indagini furono chiuse in tempo record stabilendo che si era trattato di un suicidio. Ma su pressione dello stesso Hitler, Sauer continuò ad indagare perché forti erano i sospetti che si fosse trattato di omicidio. Le indagini si svilupperanno attorno agli uomini che circondavano Hitler, tutti nomi che la storia seguente renderà tristemente noti per i crimini di cui si renderanno responsabili. Un giallo avvincente, scritto in modo brillante, anche con un piacevole senso dell’umorismo che riesce a stemperare la tensione di alcune parti del racconto. Una ricostruzione storica attenta e precisa, alternata con la parte creativa in modo molto abile ed intrigante. Un libro i cui protagonisti sono tutti nomi tristemente noti, visti da un punto di vista inedito, ambientato in un periodo storico, quello tra le due guerre mondiali, che solo in apparenza sembrava tranquillo ma che stava preparando quello che poi sarebbe accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale. Una lettura molto coinvolgente e interessante con un personaggio come il commissario Sauer che ci farà riflettere sull’importanza della ricerca della verità a tutti i costi e che non reagire di fronte a chi proclama idee violente e irrispettose della dignità di una parte del genere umano è forse il comportamento peggiore che la gente può avere. Vale per allora ma anche per i giorni d’oggi.

L’università del crimine – Petros Markaris

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Titolo: L’università del crimine

Autore: Petros Markaris

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Andrea Di Gregorio

Il commissario Charitos è appena tornato dalle vacanze e scopre che il suo direttore sta per andare in pensione ed a lui sarà assegnato provvisoriamente il comando della Centrale di polizia di Atene. Il commissario non ha tempo di festeggiare perché arriva subito la notizia del ritrovamento del cadavere del ministro per le Riforme. Si tratta di un importante politico ed ex professore universitario. La rivendicazione dell’omicidio, senza citare sigle terroristiche o gruppi organizzati,  parla del tradimento da parte del professore nei confronti dell’Istituzione universitaria per abbracciare la carriera politica. L’indagine si presenta difficile per la mancanza di indizi e di moventi ed insidiosa trattandosi di un Ministro. La vita privata di Charitos è allietata dalla notizia che la figlia è in attesa di un bimbo ed il commissario e la moglie non vedono l’ora di diventare nonni. La città è ancora molto scossa per l’assassinio del Ministro quando un secondo uomo politico anche lui ex professore universitario viene ritrovato cadavere. E poi un terzo ancora. Charitos deve affrontare le indagini nella nuova posizione di maggior responsabilità, con addosso la pressione delle Istituzioni che vogliono trovare al più presto i responsabili di questa mattanza di politici ex universitari. Il commissario riuscirà a risolvere il caso che si rivelerà assai difficile e per lui in un certo qual modo imbarazzante.

Un romanzo giallo che si affida ad una trama complessa e ben costruita, dove le vicende criminali sono mescolate con le allegre cronache della vita quotidiana della famiglia Charitos, un nucleo affiatato ed empatico, dove vige la serenità e l’equilibrio dato dal buon senso delle persone che vivono con i piedi per terra senza mai lasciarsi andare. La trama assegna all’Italia una certa importanza dato il collegamento di uno dei politici uccisi con esponenti di una notissima formazione dell’estrema sinistra, un tempo molto nota ed attiva in Italia. Il romanzo fornisce un quadro della situazione politica e sociale della Grecia da un punto di vista originale, mostrando un paese che non rinuncia ad uno stile di vita rilassato nonostante le difficoltà dovute alla crisi economica. Petros Markaris si conferma un ottimo tessitore di trame, raccontate con la giusta dose di tensione e di umorismo per una lettura piacevole e divertente.

Ah l’amore l’amore – Antonio Manzini

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Titolo: Ah l’amore l’amore

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

Roberto Sirchia muore durante una operazione di asportazione di un rene all’ospedale di Aosta. Una improvvisa emorragia ha reso necessaria una trasfusione ma la sacca è sbagliata, contiene sangue incompatibile con quello del paziente che muore in sala operatoria. La famiglia Sirchia accusa subito l’ospedale di malasanità. In quei giorni il caso ha voluto che nello stesso ospedale fosse ricoverato il vicequestore Rocco Schiavone per subire una operazione identica a quella di Roberto Sirchia, ossia l’asportazione di un rene. Schiavone è stato colpito durante un conflitto a fuoco da un proiettile che gli ha colpito un rene. Rocco è impressionato dal fatto che una persona possa essere morta per un errore incorso per una operazione identica alla sua, quindi parla con Filippo Neri, il chirurgo che ha operato Roberto Sirchia, indaga, fa domande e dalle risposte del chirurgo si convince che la morte non è stata provocata da un errore ma da un gesto volontario. Non si è trattato di un errore in sala operatoria ma di omicidio mascherato da incidente. Rocco pur convalescente e ricoverato in ospedale, inizia le indagini per omicidio, mostrando la consueta irascibilità ed iperattività nonostante le limitazioni nel movimenti dovute ai punti ed alla ferita ancora in corso di rimarginazione.

Il romanzo racconta l’andamento delle indagini ma anche le vicende privare delle persone della sua squadra e sue personali, oltre ai consueti riferimenti alla cronaca ed allo stato della società contemporanea. Schiavone ha ormai quasi cinquant’anni, le sue inquietudini si vanno placando, il suo passato è sempre meno presente nella sua mente ed è sempre meno ingombrante. I cattivi pensieri lasciano spazio a momenti di inedita serenità anche grazie alla relazione sentimentale con Sandra Buccellato, la giornalista che in passato tanto gli era stata ostile.

Antonio Manzini racconta le vicende di Schiavone e soci con il consueto umorismo e disincanto, con il vicequestore che resta un personaggio scomodo, che vive senza rispettare regole e divieti, con il suo carattere burbero e intrattabile, ma capace di gesti di generosità e di umanità non comuni. Questo “Ah l’amore l’amore” è il nono capitolo della serie dedicata a Rocco Schiavone e ancora non si percepiscono segni di stanchezza, il personaggio è più vivo che mai.