Il prezzo dei soldi

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Titolo: Il prezzo dei soldi

Autore: Petros Markaris

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Andrea De Gregorio

La Grecia ha vissuto negli ultimi anni una profonda crisi economica. Sono noti a tutti i sacrifici che imposti al paese dalla Comunità Europea. “Il prezzo dei soldi” è ambientato in una Grecia che ha superato la lunga crisi e sta vivendo un periodo di ripresa economica, grazie ad alcuni investimenti esteri ed al ritorno delle compagnie di navigazione e dei loro armatori. Nessuno è a conoscenza della provenienza dei soldi, ma in fondo questo non interessa a nessuno, l’importante è che i soldi stiano tornando e con essi le speranze dei greci per un futuro migliore. In questo clima di euforia economica, ad Atene, viene ucciso un funzionario dell’Ente del turismo. Il commissario Kostas Charitos della polizia criminale è incaricato delle indagini che prendono subito la strada giusta con la confessione di due ladri di poco conto. Trovati i colpevoli, caso chiuso. Poco dopo avviene l’assassinio di un noto armatore. Due sue navi sono da poco affondate, una in Tailandia ed una in Ucraina, è naturale abbinare l’omicidio all’affondamento delle imbarcazioni. Anche questa volta l’indagine si risolve rapidamente, c’è la confessione, inchiesta chiusa. Ma il commissario Charitos vuole vederci chiaro, cerca di capire cosa sta accadendo, sente che c’è qualcosa di grosso su cui nessuno sta indagando. Gli omicidi diventano tre, un noto giornalista di inchiesta viene ucciso sotto casa, a bordo della sua auto. Il giornalista è un vecchio amico di Charitos, sempre più convinto che gli omidici siano collegati tra di loro ed a loro volta collegati con un grosso giro di riciclaggio di soldi che sta interessando la Grecia. L’inchiesta del commissario Kostas Charitos viene fermata dal vicecomandante della polizia, i soldi non si possono fermare. Il commissario viene sospeso dal servizio ed indagato per presunte irregolarità nella condotta delle indagini. Ma Charitos è un duro che non si lascia intimidire dai suoi superiori, riuscirà a trovare i collegamenti che cerca. E’ sicuro di riuscire a tornare in servizio, ad evitare sanzioni o trasferimenti. In realtà accadrà molto di più, ma per scoprirlo bisogna leggere il libro.

Il commissario Kostas Charitos, con la moglie Adriana, la figlia Caterina e gli altri personaggi della squadra investigativa, sono persone semplici, normali, non hanno problemi particolari o passati discutibili da nascondere, come molti commissari protagonisti di gialli e polizieschi moderni. La storia è ambientata ad Atene ma ha un respiro ampio, la Grecia al centro del Mediterraneo e del mondo, con i suoi armatori e le loro navi in giro per tutto il pianeta. Petros Markaris ha studiato economia e la sua formazione è evidente nel libro che pur essendo un giallo descrive gli eventi tenendo conto degli aspetti economici, senza appesantire il racconto, ma contribuendo a dare una maggiore credibilità ed attualità alla trama. Il libro è scritto con il commissario Charitos che narra in prima persona, con uno stile chiaro e diretto, molto piacevole. Atene è descritta come una città caotica, disordinata, urbanizzata senza alcun criterio, in una Grecia che mantiene una burocrazia lenta e poco efficiente, per non parlare della corruzione. Charitos è un personaggio simpatico, umano, poco propenso ad ubbidire ai superiori e di questo la sua carriera ne ha risentito. Il passato recente della Grecia è stato caratterizzato dalla imposizione da parte della Comunità Europea di sacrifici enormi per ridurre il debito pubblico. Nel libro di Markaris la Grecia è ora teatro di un nuovo esperimento di finanza internazionale, che apparentemente darà benefici immediati alla maggior parte dei cittadini, ma prevedere che risultati potrà dare nel lungo termine sarà tutto da scoprire. I soldi sono arrivati, ma nessuno ne conosce il prezzo.

Rien ne va plus

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Titolo: Rien ne va plus

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

L’ultimo libro di Antonio Manzini “Rien ne va plus” è il seguito di “Fate il vostro gioco”. Il Vice questore Rocco Schiavone è convinto che la conclusione dell’indagine sull’omicidio del ragionier Fevre non ha individuato tutti i responsabili. Ma non c’è solo questo a rendere Rocco nervoso. Il vice ispettore Caterina Rispoli lascia Aosta dopo che Rocco ha scoperto che era stata messa al suo fianco per controllarlo. C’è qualcuno dei servizi segreti che sospetta di lui. Enzo Baiocchi, l’assassino della sua amica Adele, uccisa proprio a casa sua, ha raccontato al giudice Baldi che il cadavere di suo fratello, a sua volta responsabile della morte della moglie di Rocco, è sepolto nelle fondazioni di un villino alla periferia di Roma. La cosa preoccupa non poco Rocco Schiavone che sa che il ritrovamento del cadavere porterà immediatamente alla scoperta del responsabile della sua morte e quindi la sua vita potrebbe essere sconvolta. Schiavone è impaurito e preoccupato dalla piega che stanno prendendo gli eventi e per una volta è indeciso su quello che deve fare, restare o sparire per sempre.

Un furgone portavalori con una ingente quantità di contanti, gli incassi del casinò di Saint Vincent, scompare nel nulla, volatilizzato. Uno degli autisti viene ritrovato in un bosco e le indagini partono dalle sue dichiarazioni. Rocco Schiavone sente che il furto del furgone è collegato con l’omicidio di Fevre anche se non ne ha le prove e comincia ad indagare con il suo solito stile dirompente. Ma viene fermato dai suoi superiori, c’è una indagine in corso su una grande truffa che riguarda il Casinò e la Regione e Rocco viene invitato caldamente a non interferire, lasciando il Casinò fuori dalle sue indagini. Rocco suo malgrado deve obbedire e prosegue le indagini con inusuale riservatezza, delegando molte delle azioni ai suoi sottoposti, dato che lui è costretto a seguire di nascosto ma personalmente quello che sta accadendo a Roma, nel villino dove il giudice Baldi ha dato ordine di scavare alla ricerca del cadavere di Baiocchi. Per Rocco è l’occasione per rivedere i suoi amici, per rivedere Roma, per trovarla sempre più imbruttita, sporca, invivibile, trovando insopportabile il peso dei ricordi che lo legano alla città. La trama procede, gli eventi si susseguono con buon ritmo. Il libro si legge tutto di un fiato. Al suo termine non rimane che aspettare il prossimo capitolo della serie.

Questo libro segna una piccola evoluzione del personaggio del vicequestore Rocco Schiavone, che rimane preda dei suoi ricordi e rimorsi ma mostra un lato umano più evidente, che si manifesta nei rapporti con il suo improbabile amico Gabriele, che ormai vive a casa sua con la madre Cecilia e il cane Lupa che acquista sempre maggior spazio nel racconto, diventando ormai uno dei personaggi irrinunciabili. Manzini è bravo a non dimenticare nessuno dei protagonisti dei libri precedenti, a tutti viene data una piccola parte nei nuovi volumi. Passano gli anni e il fascino di Rocco rimane intatto, le donne continuano a cercarlo, nonostante il suo modo di essere sfuggente, disordinato, a volte brutale, ma sempre sincero e mai ipocrita. Rien ne va plus è un giallo con una trama più articolata rispetto ai libri precedenti, dove c’è spazio per altri protagonisti, per altre storie parallele che non vedono Rocco come protagonista. I libri di Antonio Manzini sul vicequestore Rocco Schiavone sono ormai diventati degli appuntamenti classici per gli appassionati del genere. Leggerli vuol dire respirare un’aria familiare, ci si sente a proprio agio nei freddi inverni aostani, si sta comodi nel loden di Rocco, si cammina bene con le solite Clark’s, anche se inadatte alla neve. Una lettura confortevole, qualche ora di puro rilassamento.

Il morso della reclusa

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Titolo: Il morso della reclusa

Autore: Fred Vargas

Editore: Einaudi

Traduzione: Margherita Botto

La vacanza in Islanda del commissario Jean Baptiste Adamsberg viene interrotta da un messaggio che lo richiama al suo lavoro presso il tredicesimo arrondissement parigino. Un caso di omicidio in cui una donna è rimasta uccisa in un incidente provocato dal SUV del marito. Il caso viene risolto velocemente, così il commissario Adamsberg può trovare il tempo di indagare su uno spiacevole caso che sta rovinando la vita ad una sua collaboratrice, Froissy. Il commissario risolve la questione ad insaputa di Froissy a dimostrazione della sua grande generosità. Ma c’è anche il caso di tre uomini anziani ritrovati cadaveri nel sud della Francia, tutti uccisi dal veleno della Reclusa, un tipo di ragno che è pericoloso per l’uomo ma che non può uccidere solo con un morso, ce ne vogliono decine per provocare la morte di una persona in normali condizioni di salute. Il ragno è per sua natura molto pauroso e tende a scappare piuttosto che a mordere. Tra la popolazione dei social cresce la paura, ci sono in giro voci incontrollate di ragni mutanti il cui veleno aumenta la sua potenza a causa del riscaldamento globale e dei pesticidi. Il caso va risolto prima che le voci false provochino il panico. Adamsberg si convince che le tre morti sono collegate tra loro e che non si tratta di incidenti ma dell’azione di un serial killer. Il resto della sua squadra non è convinta delle argomentazioni e rimane scettica. Tra i più ostili c’è il capitano Danglard, che sembra pronto a denunciare Jean Baptiste ai superiori. La sua contrarietà si dimostrerà sospetta e sarà Danglard ad essere messo in discussione. Il commissario è convinto di essere nel giusto e continua la sua indagine, contro il parere di tutti. Le cose cambiano completamente quando si scopre che i tre anziani morti si conoscevano da quando erano bambini.

L’indagine a questo punto prende quota e la vita dei tre anziani deceduti è analizzata a fondo partendo dall’infanzia. Vengono riportate alla luce storie di violenze subite e inflitte, antichi retaggi medioevali, fatti raccapriccianti e crudeli che hanno provocato e continuano a provocare dolore e violenza. Tutta l’indagine ruota attorno al mistero del veleno della reclusa. Tale veleno è pericoloso per l’uomo ma diventa mortale solo in grandi quantità e risulta inspiegabile come un uomo possa essere morso così tante volte da arrivare ad accumulare nel proprio corpo una quantità di veleno che possa risultare mortale. Le indagini sono complesse e destinate a complicarsi per l’abilità del colpevole a nascondere indizi e tracce del suo operato. Fred Vargas riesce a raccontare sentimenti ed emozioni dei vari protagonisti con grande realismo, inserendo nel testo spunti legati alla storia, gastronomia ed usanze dei luoghi interessati dalle indagini.

Un racconto vario, con molti spunti di interesse e molti colpi di scena. L’analisi psicologica dei protagonisti si mescola con la parte scientifica relativa ai ragni ed alle loro abitudini ed al veleno che producono. Un romanzo inedito nella trama e imprevedibile negli sviluppi.

Assassinio sul Cervino

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Titolo: Assassinio sul Cervino

Autore: Glyn Carr

Editore: Mulatero

Traduzione: Paola Mazzarelli

Il libro è uscito per la prima volta nel 1951. Scritto da Glyn Carr, pseudonimo di Frank Showell Styles, arruolato nella Royal Navy nella seconda guerra mondiale, poi divenuto esploratore ed alpinista. Si è dedicato alla scrittura scrivendo un gran numero di opere, tra cui alcuni gialli.

“Assassinio sul Cervino” vede come protagonista un noto attore shakespeariano inglese, Abercrombie Lewker, appassionato alpinista e detective dilettante. Abercrombie è in partenza per le vacanze, destinazione Zermatt, quando viene contattato dal suo ex capo dei servizi segreti, proprio il famigerato MI6 di 007, sir Frederick Claybury, che lo incarica di scoprire qualcosa in più sulle reali tendenza politiche di Leon Jacot, un uomo politico emergente francese, anche lui appassionato alpinista in partenza con destinazione proprio Zermatt. E’ intenzione del politico francese  scalare il Cervino a tempo di record. Il corpo di Leon viene ritrovato ai piedi della montagna che voleva scalare, apparentemente precipitato durante la scalata. Lewker arriva sul posto e scopre subito che non si è trattato di un incidente ma di un omicidio. I sospettati sono molti, amici, nemici, accompagnatori, avversari politici, tutti presenti a Zermatt, tutti coinvolti nelle indagini.

Abercromble Lewker è un protagonista originale e brillante, dotato di senso dell’umorismo, acume investigativo, buon senso e inventiva. Gli ambienti naturali in cui si svolge la trama sono descritti dall’autore con abilità e competenza. La scoperta degli indizi, le varie ipotesi e ricostruzioni fatte dagli investigatori per arrivare alla soluzione del caso sono oggetto di accurate descrizioni. Gli indizi sono collegati con i sospettati e le ipotesi sono descritte più volte nel corso della trama, un modo per coinvolgere il lettore nella ricerca della soluzione del caso e provare a confrontare le sue capacità deduttive con quelle degli investigatori. La trama è ambientata nel dopoguerra e le indagini non sono supportate dalle tecnologie onnipresenti nei gialli contemporanei, con un certo beneficio della trama che lascia più spazio alle descrizioni della natura ed alla ricerca delle motivazioni che hanno spinto il colpevole ad uccidere. Il libro è scritto in modo piacevole con un certo humor ed anche con molta attenzione verso gli usi e consumi dell’epoca in cui è ambientata la trama.

La misura dell’uomo

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Titolo: La misura dell’uomo

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Giunti

Marco Malvaldi non si accontenta di scrivere le storie del “Bar Lume” con i suoi irresistibili vecchietti, ma appena può si dedica a qualcosa di diverso. Questa volta ha scritto un giallo storico con protagonisti Ludovico il Moro e Leonardo da Vinci.

La storia è ambientata nel 1493. Siamo nel Rinascimento, il mondo sta cambiando, Colombo è arrivato in America con le sue Caravelle, il sistema bancario si sta evolvendo facilitando gli scambi commerciali grazie alla diffusione delle lettere di credito. Milano sta attraversando uno dei suoi periodi migliori con Ludovico il Moro. Leonardo da Vinci frequenta il Castello per realizzare alcuni progetti commissionati proprio da Ludovico. Leonardo è già famoso come inventore, pittore, come uomo di scienza. La sua fama ha superato le Alpi e il re di Francia Carlo VIII invia a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto a Ludovico il Moro nella guerra contro gli Aragonesi ma anche con l’incarico segreto di rubare il famoso taccuino dove Leonardo scrive i suoi appunti e disegna gli schizzi dei suoi nuovi progetti, tra cui un fantomatico studio di un automa guerriero progettato per essere invincibile. Leonardo è anche impegnatissimo nella costruzione di un monumento equestre a cui Ludovico il Moro tiene tantissimo, la cui realizzazione è in grave ritardo. In tale situazione storica, un uomo viene trovato ucciso all’interno del Castello e le indagini conseguenti danno il via alla trama del giallo.

Il libro ricostruisce in modo eccellente la parte storica della trama e il lato “umano” di Leonardo, alle prese con vicende terrene quali l’indagine sull’omicidio che porta a scoprire una lettera di credito falsa che in qualche modo coinvolge il Leonardo stesso. Il libro descrive intrighi, giochi di potere, pettegolezzi che si svolgono dentro il Castello dove Ludovico Sforza, duca di Bari, esercita il potere come reggente in nome del nipote. Ludovico è sposato con Beatrice D’Este ma ama Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino, soggetto del famoso ritratto commissionato a Leonardo proprio da Ludovico il Moro. Esilarante il racconto del momento in cui Beatrice scopre che Tommaso ha ordinato a Leonardo il ritratto della sua amante che era stato fatto di nascosto, con sedute di posa notturne. Il libro è scritto da Marco Malvaldi che non si spaventa del blasone dei protagonisti e con il solito stile ironico e irriverente, con alcune parti in linguaggio “rinascimentale” ed alcune parti in toscano moderno, si lancia in una ricostruzione storica degna di un saggio “serio”, scritto da uno storico professionista. Il personaggio di Leonardo è descritto con ironia ed “umanità” inedite. Forse la parte più debole del libro è la parte del “giallo” che non riserba grandi emozioni dalle indagini e relativi sviluppi. Un libro che fornisce una visione inedita sul Rinascimento Italiano ed in particolare di Milano. Nel libro si sono alcuni disegni degli schizzi di Leonardo, una piantina ed una vista del Castello, una pianta di Milano ed una cartina dell’Italia dell’epoca, che impreziosiscono l’edizione stampata. Forse il libro meritava una copertina migliore.

Sabbia Nera

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Titolo: Sabbia Nera

Autore: Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi

Il corpo mummificato di una donna viene rinvenuto in una villa in stato di abbandono di proprietà di una storica famiglia catanese. Le analisi scientifiche diranno che la morte risale a quasi sessant’anni prima. I resti dell’abbigliamento del cadavere stanno a testimoniare che era una persona benestante, che vestiva in modo accurato ed alla moda. L’incarico di indagare sul caso viene affidato al vicequestore Giovanna Guarrasi, Vanina per gli amici. Ad aiutare le indagini il commissario ormai in pensione Biagio Patanè e la squadra di poliziotti della Guarrasi, un gruppo ben affiatato ed assortito. La scoperta della mummia costringe le autorità a riaprire un caso di omicidio che sembrava chiuso ed a indagare sulla identità della mummia che appare ai più sconosciuta. Un passato che torna e che porterà ad allungare la striscia di sangue da allora ai giorni nostri.

La protagonista è il vicequestore Guarrasi, una figura di poliziotto inedita nel fiorire di gialli italiani degli ultimi anni, una donna con un passato doloroso che non ha piacere di ricordare e che fa di tutto per dimenticarlo.

La ricostruzione del giallo è un modo per raccontare la Catania di oggi, rimasta ancorata al suo passato, con le sue tradizioni gastronomiche e le usanze linguistiche.

La trama del libro è ben costruita, le indagini portano in continuazione nuovi elementi che cambiano gli scenari e che ampliano la rosa dei possibili colpevoli.

La storia è intricata, raccontata con ritmo e continui cambiamenti di scena, per una lettura appassionata e piacevole.

Il libro è scritto da Cristina Cassar Scalia, medico di professione con la passione per la scrittura. A lei va il merito di aver scritto un giallo originale, senza troppi riferimenti alla sua professione, dimostrando ottime doti di scrittura dove ha ben dosato gli inserimenti delle frasi in lingua sicula che non sono troppo invadenti e non rallentano la lettura per il lettore che non ha dimestichezza con tale parlata.

Sembra che i diritti del libro siano stati acquistati per farne una serie TV. Se il progetto andrà in porto, il confronto con una delle serie TV dedicate ad un commissario di polizia ambientate in Sicilia sarà inevitabile ed anche molto impegnativo. Questo primo libro dedicato al vicequestore Guarrasi sembra comunque avere le carte in regola per tentare questa strada con ottime probabilità di successo.

Molto bella la copertina di Andrea Calisi.

Arrigoni e l’omicidio nel bosco

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Titolo: Arrigoni e l’omicidio nel bosco

Autore: Dario Crapanzano

Editore: SEM

Siamo a Milano, nell’ormai lontano 1953. Il commissario Arrigoni e l’agente Di Pasquale sono una  coppia affidata di investigatori, che ha ottenuto ottimi risultati nelle varie indagini che hanno affrontato. I comandi della Polizia e dei Carabinieri decidono di dotarsi di una squadra speciale che dovrà affrontare i casi di omicidio nei paesi della provincia. Arrigoni viene scelto per comandare questa nuova unità. Un avanzamento di carriera, un buon aumento di stipendio e qualche settimana di trasferta all’anno sono i cambiamenti nella tranquilla routine lavorativa che il commissario si è ritagliano lavorando per lungo tempo a Porta Venezia. Arrigoni accetta la nuova proposta spinto più dalla moglie e dalla figlia che dalla propria ambizione Dopo solo una settimana la squadra speciale ha la prima occasione per essere messa alla prova. Un uomo è stato ucciso con un colpo alla testa e ritrovato in un bosco nelle vicinanza di un paesino chiamato Arbizzone Varesino. L’uomo è titolare di una impresa edile, è ben conosciuto in paese, sia per la giovane ed avvenente moglie che per le sue attività legate al contrabbando con la vicina Svizzera che per la sua attività di usuraio. Non proprio un gentiluomo, ma chi potrebbe avercela avuta con lui al punto di ucciderlo? Una indagine difficile per il commissario Arrigoni, senza indizi e piste da seguire. Solo con il suo lavoro metodico riuscirà a trovare la soluzione del caso.

Il libro è ambientato nel dopoguerra e scritto oggi come se fosse stato scritto allora. Uno stile d’altri tempi, elegante, colto, pacato. La storia si sviluppa in modo lineare, senza colpi di scena o episodi cruenti. I personaggi appartengono a varie categorie sociali ma sono sempre persone a modo, nessun degrado sociale, nulla di esagerato. Un giallo classico, con poliziotti e carabinieri che collaborano tra loro senza gelosie o colpi bassi, che indagano con i metodi di allora, interrogano, pensano, elaborano teorie, si confrontano e lavorano con pazienza. Siano nel 1953, niente computer, telefonini, internet. Allora si usava la propria esperienza, il proprio sapere ed il buon senso. Le giornate lavorative di Arrigoni e Di Pasquale sono scandite dal ritmo dei pasti. Pranzi e cene del commissario e del suo ottimo assistente sono oggetto di meticolose descrizioni e costituiscono i momenti salienti della giornata, sia per lo svolgimento delle indagini che per la vita sociale della piccola comunità in cui si svolgono i fatti. Il commissario Arrigoni è una buona forchetta, il suo braccio destro è giovane e l’appetito non gli manca, entrambi si abbandonano due volte al giorno ai piaceri della tavola, senza paure per la linea e per la salute. Anche da questo si vede che siamo nel 1953 e non ai giorni nostri.

Questo libro giallo è una bella pausa dopo tanti tanti libri ambientati ai giorni nostri, pieni di violenza e di azioni rocambolesche al limite della credibilità. Si può scrivere una bella storia senza ricorrere a nessuna esagerazione. Un piacevole viaggio nel tempo, quando la vita era più semplice e meno confortevole, ma lasciava più spazio alle persone di vivere secondo la loro indole, senza le esasperazioni di oggi.

Fate il vostro gioco

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Titolo: Fate il vostro gioco

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

Un ex dipendente del casinò di Saint-Vincent viene ucciso a casa sua con due coltellate. Il cadavere viene scoperto dai vicini di casa. In una mano stringe una fiche. Un chiaro messaggio per indirizzare le indagini nel mondo del gioco d’azzardo. Rocco Schiavone è costretto ad indagare nel mondo dei frequentatori del casinò, persone con il vizio del gioco, indebitate ed in grande difficiltà, insieme a personaggi ambigui che lucrano sulle disgrazie collegate al vizio del gioco. Il morto aveva una vita tranquilla ed irreprensibile, a detta di tutti coloro che lo conoscevano, era una persona mite e gentile. Il suo omicidio è un vero mistero.

Inizia una nuova avventura per Rocco Schiavone in un mondo, quello del gioco, che non gli appartiene ma che affronterà con la solita apparente indolenza che nasconde una grande determinazione e capacità. Schiavone risolverà il caso a modo suo, aiutando persone in difficoltà, inguaiando quelli che hanno infranto la legge, utilizzando quando serve i suoi vecchi amici romani, che con metodi poco ordotossi ed al limite della legalità, sono comunque dalla parte della giustizia, anche se regolamentata dal codice personale del vice questore.

Rocco Schiavone è uno dei personaggi più riusciti della produzione letteraria poliziesca degli ultimi anni. Un uomo a cui la vita ha riservato prove durissime, che ha scelto di vivere da solo, con l’unico affetto del cane “Lupa”, la sua amica inseparabile. Un uomo semplice che non si lascia plagiare dalle mode rimanendo fedele alle scarpe ed al cappotto della sua gioventù, che continua ad indossare anche quando non rappresentano proprio la scelta migliore. Un romano che non riesce ad adattarsi alla vita in Valle d’Aosta ma che non trova il coraggio di tornare a Roma, per evitare di trovarsi di fronte al suo passato. Un uomo duro, schietto, coraggioso, pronto ad aiutare gli altri, a modo suo, senza romanticismi, a volte con qualche violenza, sempre comunque per salvare persone in difficoltà e per sconfiggere i colpevoli. Ogni indagine per lui è una sfida personale che va oltre la giustizia ufficiale e diventa una guerra personale. Manzini approfitta di ogni libro e di ogni avventura di Rocco Schiavone per entrare nei meandri della vita delle persone comuni, per esplorarne limiti e difetti, nel tentativo di trovare vie di uscita e soluzioni alle situazioni difficili e drammatiche che la vita ci impone di affrontare.

Il basilico di Palazzo Galletti

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Titolo: Il basilico di palazzo Galletti

Autore: Giuseppina Torregrossa

Editore: Mondadori

Maria Teresa Pajno, detta Marò, è stata da poco promossa a capo del gruppo “antifemminicidio” del commissariato Politeama di Palermo. La relazione con il suo fidanzato, il sostituto commissario Rosario Sasà D’Alessandro,è ormai alla fine ed a nulla serviranno i meravigliosi piatti che lei preparerà per lui, uomo troppo poco raffinato per apprezzare le meraviglie gastronomiche che gli prepara Marò. Le vicende personali dei due poliziotti si intreccieranno con le indagini per l’omicidio di una giovane donna, appartenente ad una famiglia importante di Palermo.

Il libro permette al lettore di vivere in una Palermo arsa dal sole e dalla siccità, devastata dalla immondizia che rende l’aria irrespirabile, dove anche l’acqua del mare è incapace di dare un pò di benessere per colpa di alcune alghe che stanno infestando le spiagge. Ma basta trovare un tavolino libero in una delle tante rosticcerie per dimenticare tutto e assaporare cibi meravigliosi. Anche i profumi della campagna, delle piante e dei frutti sono descritti con realismo tale che quasi è possibile sentire gli aromi uscire delicatamente dalle pagine del libro. I personaggi del popolo, gli ultimi, i poveracci, sono resi magnificamente, figure piene di umanità e dignità, pur nella misera condizione in cui la vita li ha ridotti. La commissaria Marò, donna piacevole e dai molti corteggiatori, non si lascia abbattere dalla fine della sua storia d’amore con Sasà, risolve brillantemente l’indagine, troverà il modo di aiutare due poveri protagonisti dell’indagine del tutto estranei al caso e saprà risolvere almeno momentaneamente la sua crisi sentimentale in modo creativo, originale e quanto meno intrigante. Un libro scritto da una ginecologa che ha iniziato a scrivere a 51 anni a cui va tutta la mia considerazione per essere riuscita a cambiare la sua vita in modo così radicale. Un libro la leggere utilizzando tutti i sensi, la vista per la lettura dei testi, l’udito per il frastuono della città che quasi fuoriesce dal libro, l’olfatto per il profumo di basilico e degli altri meravigliosi prodotti della natura siciliana descritti in modo eccellente, il gusto per i meravigliosi piatti descritti nel romanzo e il tatto per la meravigliosa sensazione di tenere in mano questo libro.

La morte mi è vicina

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Titolo: La morte mi è vicina

Autore: Colin Dexter

Editore: Sellerio

Colin Dexter è un grande scrittore inglese di gialli anche se è stato un professore universitario di lingua greca oltre che grande enigmista.

L’ispettore capo Morse ed il suo fido vice Lewis sono i protagonisti del libro di Colin Dexter “La morte mi è vicina”.

Il libro è suddiviso in 68 capitoli. Ogni capitolo inizia con versi o frasi che sono delle vere e proprie perle che arricchiscono il racconto e lo rendono ancora più gradevole di quanto non fosse già il testo del racconto. La trama del giallo passa quasi in secondo piano di fronte alle continue batture umoristiche dei protagonisti. Un libro da leggere con calma cercando di apprezzare parola per parole, per cogliere tutte le sfumature racchiuse in ogni pagina del libro.

La trama a mio giudizio è meno importante dei contenuti umoristici del libro.

Una giovane donna viene uccisa con un colpo di pistola esploso attraverso la finestra del soggiorno di casa sua. Un quartiere tranquillo, una strada dive tutti si conoscono. Gli indizi sembrano dimostrare che l’operato sia quello di un professionista ma non c’è un movente. Le indagini sembrano ad un punto morto ma la brillante mente dell’ispettore Morse trova i giusti collegamenti per arrivare alla soluzione del caso. Un libro che è un vero e proprio piccolo capolavoro di umorismo e perspicacia.

Mio caro serial killer

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Titolo: Mio caro serial killer

Autore: Alicia Gimenez Bartlett

Editore: Sellerio

Mio caro serial killer è l’ultimo libro in ordine di tempo scritto da Alicie Gimenez Bartlett che ha come protagonista l’ispettrice di polizia Petra Delicado. La città di Barcellona è scossa dall’omicidio di una donna che viveva sola, che conduceva una vita anonima ed apparentemente tranquilla. Il corpo è stato straziato da diverse coltellate a dimostrazione di un feroce accanimento dell’assassino contro la vittima. Una lettera d’amore trovata sul cadavere indirizza le indagini verso il delitto passionale ma con molti interrogativi e dubbi. L’ispettore Petra Delicado e il suo fido collaboratore Fermin Garzon sono la coppia di poliziotti incaricati di condurre le indagini affiancati da un ispettore della polizia autonoma della Catalogna con l’incarico di dirigere il team investigativo. Petra e Fermin non sono abituati a lavorare con altri poliziotti ma sono costretti ad accettare una decisione caduta dall’alto. Le indagini sono appena all’inizio quando giungono le notizie in rapida successione del ritrovamento di altri corpi di donne uccise con modalità analoghe al primo omicidio. Ormai tutti sono convinti che un pericolosissimo serial killer stia facendo strage di donne sole.

La trama del giallo si intreccia con i temi che stanno a cuore dell’autrice, come il rispetto delle libertà dei singoli, la lotta alle discriminazioni, la violenza sulle donne. Il racconto si concentra sui dialoghi e sui personaggi, principalmente sul loro modo di pensare e di essere. Non ci sono molte parole spese per descrivere i luoghi in cui si svolgono i fatti. Questo modo di scrivere aumenta la partecipazione del lettore che rimane sempre concentrato sulla trama senza distrazioni. I protagonisti del romanzo sono poliziotti che conducono vite normali, senza lussi particolari, senza passati particolari. Le ambientazioni sono luoghi popolari e non c’è spazio per raccontare i piaceri o le bellezze del lusso o dell’estremo consumismo. Tutto è molto semplice e non c’è spazio per lo straordinario. Le colazioni dei due colleghi poliziotti, pur semplicissime, sono descritte con voluttuosa e golosa maestria, facendo passare un semplice spuntino come una soddisfazione enorme che la vita concede dopo una notte passata in piedi a lavorare per dare una svolta alle indagini. La preparazione di una notte al commissariato per procedere con le indagini viene caratterizzata da un entusiasmo quasi infantile, con tanto di tovaglia e cena abbondante, a dimostrare che i protagonisti del romanzo lavorano con vera passione, che si sacrificano senza malinconie per la lontananza da casa e dalla famiglia, mostrando una vera passione per quello che stanno facendo. Il libro tocca in modo molto doloroso la vita delle donne sole che sono alla ricerca di un compagno che possa concederle qualche ora di tenerezza e che invece si ritrovano vittime predestinate di una società che nonostante i grandi progressi, è ancora troppo violenta contro le donne.

Il libro concede qualche spunto alla situazione politica spagnola, alla lotta dello Stato Centrale contro le istanze separatiste della Catalogna. Sia i temi politici che quelli sociali sono trattati con garbo, senza estremismi, senza gridare, inseriti nel racconto senza alcun effetto dirompente. Un libro giallo che si legge con piacere e che offre spunti divertenti, che non è solo evasione ma anche una rappresentazione dei difetti della nostra società.

 

Il purgatorio dell’angelo

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Titolo: Il purgatorio dell’angelo

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi

Maurizio De Giovanni è uno degli scrittori italiani maggiormente apprezzati al momento e i suoi libri sono puntualmente ai vertici delle classifiche di vendita. La sua carriera è cominciata per caso a 48 anni con la partecipazione ad un concorso letterario per esordienti. La sua storia di scrittore per caso mi piace tantissimo e sembra incredibile che un talento del genere non si fosse manifestato prima.

ll purgatorio dell’angelo è un libro ambientato nel 1933. Il cadavere di un prete viene ritrovato sulla spiaggia di villa Maisto, a Posillipo. Il corpo è di padre Angelo, un anziano gesuita molto ben introdotto nella Napoli bene, essendo confessore di molte persone importanti e facoltose. Il povero padre Angelo è stato trovato inginocchato, con la testa massacrata, in una posizione che lascia intendere che l’assassinio sia stata quasi una esecuzione a cui la vittima si è concessa senza difendersi. Il commissario Ricciardi con la sua squadra si ritrova la responsabilità del caso. Le indagini iniziano senza alcun indizio, sembra incredibile che qualcuno possa aver ucciso un uomo buono, che ha fatto solo del bene, amato da tutti. Il caso di omicidio costituisce la struttura portante della trama che mette insieme le numerose storie parallele raccontate nel libro. Il libro ha due principali temi. Il primo e l’amore nelle sue diversi versioni, tra amici, tra amanti e tra familiari. Il secondo tema è la necessità per alcuni protagonisti di confessare i propri peccati ed il perchè di alcune scelte. Di questo secondo tema non dirò nulla di più per non anticipare nulla dell’indagine. Mentre di esempi di amore non c’è che l’imbarazzo della scelta.

L’amore del Commissario Ricciardi per la sua vicina di casa Enrica, ossia l’amore di un uomo che teme i suoi poteri paranormali scambiati per follia e che ha paura di amare la donna della sua vità per non coinvolgerla nella sua presunta malattia. L’amore del nobile Carlo Marangolo per Bianca Borgati, un amore che non è mai stato fisico ma solo platonico, interrotto dalla morte di lui, che ha vissuto la sua vita con la consapevolezza di aver amato una donna che non avrebbe mai potuto avere ma a cui è rimasto sempre fedele. Le pagine che raccontano l’ultimo incontro tra Carlo e Bianca, dove Carlo sapendo di essere ormai vicino alla morte si congeda da Bianca annunciandole di averla nominata unica erede delle sue immenze ricchezze, sono molto belle e struggenti. L’amore che Raffaele Maione, un poliziotto della squadra di Ricciardi, nutre nei confronti della moglie Lucia e del povero figlio Luca, anche lui poliziotto morto in servizio. Un libro intenso e commovente, con tante storie e personaggi, tutti caratterizzati da una straordinaria umanità, da una grande nobiltà di sentimenti e purezza di pensiero, nonostante le difficoltà che la vita riserva a ciascuno di loro. Un libro molto bello in cui la parte riservata al crimine ed alle indagini perde progressivamente di importanza, sopraffatta dalle grandi pagine in cui l’autore racconta pensieri e sentimenti dei protagonisti. Ci sono anche personaggi brillanti e spiritosi come la Marchesa maria Civita Berardelli. C’è anche la figura di Nelide, figlia di Rosa, domestica di casa Ricciardi, già presente in alcuni libri precedenti, che si guadagna un ruolo di protagonista nella storia e che riesce con la sua umanità a dare un aiuto importante al Commissario.

 

Sara al tramonto

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Titolo: Sara al tramonto

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Rizzoli

Maurizio De Giovanni è uno scrittore con una storia personale che mi piace tantissimo. E’ diventaro scrittore quasi per caso, partecipando ad un concorso per scrittori emergenti quanto era già un uomo maturo. Il buon esito del concorso gli ha dato la spinta per iniziare a scrivere romanzi che negli ultimi anni lo hanno consacrato come uno dei migliori scrittori di gialli italiani.

Il suo libro Sara al tramonto è un romanzo a metà tra il giallo e il noir, scritto con il consueto stile elegante, che ha come protagonista Sara Morozzi, una donna di 55 anni a cui la vita ha lasciato ferite molto profonde. Sara è stata una ottima poliziotta impiegata in un reparto speciale per le intercettazioni non autorizzate, ha scoperto di avere un talento speciale nel riuscire a interpretare i segnali del corpo umano, quale il movimento labiale delle persone riuscendo a capire anche a notevole distanza le parole pronunciate o riuscendo a stabilire dalla postura, i movimenti della testa o delle mani, se la persona stesse dicendo la verità o stesse mentendo. Sara è in pensione, suo figlio è morto in un incidente e il suo compagno è morto di malattia. E’ sola e il rendersi invisibile durante il giorno è la sua prerogativa. La notte la povera Sara fà i conti con la sua vita. i suoi incubi, le sue colpe, vere o presunte, il suo pentimento di aver dedicato la sua vita al lavoro ed all’amore per il suo compagno, trascurando suo figlio ed il marito.

Sara ha qualche sporadico incontro con una ragazza che è stata la fidanzata di suo figlio prima che morisse e che ora aspetta un bambino. Sara tenta di stabilire un certo rapporto con la ragazza in modo da essere vicino al nipote, per poter dare al futuro bambino parte di quell’amore che ha negato al proprio figlio. Con il procedere della storia i rapporti tra le due improbabili suocera e nuora prenderanno una direzione imprevedibile.

Sara viene contattata da una ex collega ancora in servizio attivo che deve aprire una inchiesta su un caso di omicidio già risolto ma con alcuni segnali da valutare con prudenza e basso profilo, un tipo di lavoro in cui Sara con le sue doti speciali, potrà dare un contributo determinante. Sara, anche se in pensione da qualche tempo, accetta il lavoro a patto che abbia carta bianca e quindi sia lei a comandare le indagini. Viene affiancata all’ispettore Davide Pardo, una brava persona, un tipo leggermente introverso e poco spigliato ma con indubbie capacità professionali. I due avranno l’incarico di il caso, in cui ad essere in grave pericolo di vita è una bambina ignara e indifesa. La storia ruota attorno alla figura di Sara, una donna forte, che affronta le indagini con coraggio e determinazione, senza alcun timore di capi e superiori di qualsiasi livello. Di notte il lato oscuro e perdente di Sara prende il sopravvento, con i suoi incubi, errori, rimorsi per le sofferenze che ha inflitto alle persone che le volevano bene, mentre era impegnata solo a lavorare ed amare il compagno per il qualche aveva lasciato figlio e marito. Il racconto procede alternando la storia dell’indagine con la storia dei sensi di colpa e dei rimorsi di Sara, con una alternanza di emozioni e sentimenti che rendono il libro originale e molto convincente.

 

A bocce ferme

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Titolo: A bocce ferme

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Sellerio

“A bocce ferme” è l’ultima opera di Marco Malvaldi, un romanzo giallo ambientato nella inesistente cittadina di Pineta con protagonisti il “gruppo” del Bar Lume, ossia Massimo Viviani titolare del bar, Tiziana contitolare e collaboratrice di Massimo, Marchino banconista, i quattro pensionati Aldo, Ampelio, Pilade e il Rimediotti, oltre ad Alice Martelli, vicequestore di Pineta e fidanzata di Massimo.

I 4 “nonni” spendono la maggior parte della giornata al bar per la disperazione affettuosa di Massimo che se li ritrova sempre tra i piedi e li invita di continuo a cambiare abitudini ma che in realtà non potrebbe fare a meno di loro.

La struttura del libro è quella ben collaudata dall’autore nei precedenti volumi. Succede qualcosa a Pineta, si apre una indagine ufficiale nella questura del luogo e parte contemporaneamente una indagine parallela nella questura non ufficiale, ossia nel Bar Lume, dove Massimo pilota i 4 nonni in modo da sfruttare le sue doti di risolutore di casi giudiziari avvalendosi dell’esperienza e delle conoscenze dei 4 simpatici vecchietti.

Questa volta il caso da risolvere è un vecchio omicidio del 1968 rimasto all’epoca senza colpevole. Le indagini su tale caso devono essere riaperte per via di una questione legata ad una eredità. Tutto inizia con la morte per malattia di Alberto Corradi, proprietario di una importante azienda farmaceutica toscana. La volontà del Corradi è di lasciare tutto al figlio Matteo, ma nel testamento in mano al notaio di Pineta, c’è anche scritto che Alberto Corradi si dichiara responsabile dell’omicidio del fondatore della fabbrica farmaceutica, Camillo Luraschi, padre putativo di Alberto Corradi. L’inchiesta di omicidio viene riaperta dato che Matteo Corradi non potrebbe ereditare ciò che il padre avrebbe ereditato grazie ad un delitto. L’indagine è affidata al vicequestore Alice Martelli e di conseguenza tutto il Bar Lume è coincolto nel caso.

Il libro racconta alcuni episodi che caratterizzarono il 1968 in Toscana, periodo in cui i 4 nonni erano nel pieno delle forze e risulteranno anche protagonisti di alcuni dei fatti principali avvenuti all’epoca. Un riferimento ad un periodo storico importante per l’Italia moderna, che arricchisce il volume di ulteriori spunti interessanti.

Il punto di forza dei libri del Bar Lume non è mai il caso da risolvere. Il vero scopo del romanzo è quello di dare spazio e voce ai protagonisti ed in particolare ai 4 nonni, che rappresentano il pensiero comune, il buon senso delle persone meno istruite ma con esperienza e sale in zucca, che risultano veri e propri maestri di vita. Tra battute, scherzi, prese in giro, tra una risata e l’altra, si racconta l’Italia di provincia, con i suoi pregi e difetti, con le sue storie non sempre edificanti. Nei libri di Malvaldi, le soluzioni dei casi non sono mai banali, sono sempre frutto di intuizioni geniali, in genere di Massimo, vero e proprio investigatore mancato. L’umorismo regna sovrano, con battute a volte ciniche a volte cattive, ma sempre con un elevato grado di comicità. I libri di Malvaldi divertono e nello stesso tempo fanno pensare, con uno stile originale che rende la lettura sempre piacevole ed a tratti esilarante. E’ questo il il motivo principale del grande successo editoriale che hanno i suoi libri.

“A bocce ferme” non deluderà i lettori affezionati. Per coloro che non conoscono la serie, consiglierei di cominciare dai primi libri e leggerli in ordine cronologico.

Tokio Express

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Titolo: Tokyo Express

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Questo libro non è una novità, è stato un grande successo in Giappone nel lontano 1958, pubblicato in Italia nel 2018.

Matsumoto Seicho è stato definito come il Simenon giapponese. I punti in comune con il grande collega belga sono il tipo di opere, infatti entrambi sono stati grandi giallisti, e la grande produttività. Nel caso dell’autore giapponese, che ha iniziato a pubblicare a quarant’anni compiuti, oltre 1000 opere, tra romanzi, racconti e scritti vari.

Tokyo Express è un giallo che racconta del ritrovamento dei corpi di un uomo ed una donna sulla spiaggia della città di Hakata, città molto distante da Tokio.

Vicino ai due corpi una bottiglia di cianuro. Tutto sembra coincidere con un suicidio d’amore, secondo un classico rituale giapponese.

La polizia locale archivia subito il caso come doppio suicidio di due amanti clandestini.

Il caso viene riaperto dall’ispettore Torigai che non crede alla versione del suicidio e inizia una indagine minuziosa prendendo in considerazione tutti i minimi dettagli che potrebbero contribuire alla soluzione del caso.

I due presunti amanti erano stati visti lungo il binario di una stazione ferroviaria di Tokio dove era in partenza un treno espresso per la città di Hakata.

All’indagine si unisce anche l’ispettore Mihara di Tokio che conduce l’inchiesta che lo porterà a svelare un piano molto articolato basato su un intreccio di treni, orari e stazioni ferroviarie lontane tra loro. Il racconto è basato sulla proverbiale puntualità dei treni giapponesi, caratteristica che evidentemente era già in essere all’epoca della scrittura del libro quando la tecnologia non era paragonabile a quella dei giorni nostri. La puntualità dei treni giapponesi si misura in secondi ed un ritardo anche solo di uno o due minuti è considerato inaccettabile. Il Giappone ha sempre avuto una rete ferroviaria capillare, complicata, che permette di raggiungere qualsiasi punto del territorio. I treni e la loro puntualità sono il fondamento del funzionamento della intera società giapponese. Le note del libro avvertono che tutti gli orari dei treni indicati nel romanzo sono veri ed in vigore nel 1957, a testimonianza del gran lavoro di costruzione della trama fatto dall’autore. Per noi italiani questo libro racconda una realtà molto lontana. Costruire un giallo ed una inchiesta basata sull’assoluto rispetto dell’orario dei treni è qualcosa di inconcepibile per un autore italiano dato che il nostro concetto di puntualità è molto diverso da quello giapponese.

Tokio Express racconta la storia di una indagine condotta studiando in particolare le motivazioni e i modi che hanno portato l’omicida a compiere il delitto. Il libro è un giallo ma anche a modo suo un libro di denuncia sociale. L’investigatore Mihara porta avanti le indagini contro gli altri colleghi del dipartimento che vorrebbero archiviare il caso. Il libro parla di corruzione ad alto livello, infatti l’uomo trovato morto era implicato in una indagine relativa ad atti di corruzione in affari ministeriali. La denuncia di Matsumoto è chiara ed esplicita, la società giapponese, dietro la puntualità, la gentilezza e l’ineccepibile apparenza, nasconde aspetti sorprendenti e poco lusinghieri. Il libro è interessante ma non certo per la trama incalzante, il ritmo è lento rispetto a quello a cui ci siamo abituati con i gialli più recenti.