Ci vuole orecchio

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Titolo: Ci vuole orecchio

Autore: Gino Vignali

Editore: Solferino

Gino Vignali continua la sua attività di scrittore di romanzi gialli con la pubblicazione del secondo titolo della prevista tetralogia dedicata alla riviera romagnola dal titolo “Ci vuole orecchio”. La squadra dei protagonisti è rimasta la stessa del primo libro “La chiave di tutto”, come pure l’ambientazione, ossia Rimini e la sua famosissima riviera, anche se questa volta c’è un veloce viaggio a Montecarlo, la stagione è la primavera, per l’esattezza il mese di maggio. L’avventura inizia con il ritrovamento di una valigia nella rete di un peschereccio che sta pescando proprio al largo di Rimini. L’equipaggio del peschereccio scopre subito che all’interno della valigia c’è uno scheletro ed avvisa subito la Capitaneria di Porto del macabro ritrovamento. La squadra omicidi viene subito chiamata in causa, guidata dal vice-ispettore Costanza Confalonieri Bonnet. Le prime indagini sullo scheletro portano a scoprire che si tratta di una donna, dal fisico minuto e dalla postura assunta dal corpo all’interno della valigia senza subire fratture si pensa possa trattarsi di una contorsionista professionista. Le indagini sono subito orientate nel mondo circense. Dopo solo due giorni dal ritrovamento della valigia, una ricca ereditiera, molto nota a Rimini, viene uccisa nella propria abitazione. La donna stava vivendo un periodo di grande infelicità e di difficoltà esistenziali. Il testamento della vittima assegna gran parte del suo cospicuo patrimonio immobiliare ad una Fondazione che fa capo al medico che la aveva in cura, che diventa uno dei principali indagati insieme all’ex marito della vittima. Le due indagini saranno condotte in parallelo dalla squadra omicidi e l’avvenente Costanza Confalonieri dovrà dare fondo a tutte le sue risorse per trovare le soluzioni.

Il libro è molto piacevole, per il ritmo degli eventi, per le ambientazioni, per l’atmosfera frizzante e perennemente vacanziera che si respira a Rimini, grazie al mare, al clima ed alla simpatia dei suoi abitanti. I vari protagonisti con le loro storie personali sono un ottimo contorno alle vicende criminali della trama che ha una certa complessità, è ambientata in luoghi e ambiti sociali molto diversi tra loro. La storia mantiene sempre una alta credibilità e le vicende sono narrate con bello stile, chiaro e veloce. Molti i riferimenti a Fellini che danno al libro un tocco di nostalgico fascino. Il titolo del libro è un chiaro omaggio ad Enzo Jannacci, amico di Gino Vignali, entrambi coautori della canzone che da il titolo al libro.

L’autore Gino Vignali, oltre al merito di avere una ottima scrittura, ma su questo non c’erano dubbi, ha saputo creare personaggi inediti, divertenti e moderni, che danno vita a storie intriganti per una lettura divertente e rilassante.

Nero su bianco

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Titolo: Nero su bianco

Autore: Junichiro Tanizaki

Editore: Neri Pozza

Traduzione: Gianluca Coci

Jun’ichiro Tanizaki è stato uno dei principali scrittori giapponesi moderni che si è cimentato nel genere romanzo giallo solo una volta, scrivendo, “Nero su Bianco”, edito per la prima volta in Italia nel 2019 da Neri Pozza.

Il protagonista del romanzo è Mizuno, uno scrittore di romanzi dallo stile decadente che scrive testi che parlano delle paure e timori che tormentano la mente umana e di visioni negative del mondo. Mizuno è uomo solitario, divorziato dalla moglie, che sta sprecando il suo talento di scrittore, lavorando in modo saltuario e poco produttivo, vittima della pigrizia e dei suoi vizi. Mizuno ha consegnato da pochi giorni il suo ultimo racconto all’editore della rivista che lo deve pubblicare, quando si accorge che nel testo ha chiamato la vittima con il suo vero nome, ossia con il nome della persona reale da lui conosciuta a cui si era ispirato per creare il personaggio. Il timore di Mizuno è che la persona possa riconoscersi nel personaggio del romanzo e che qualcuno possa prendere spunto dal racconto ed uccidere realmente la vittima con le stesse modalità descritte nel racconto. Quindi l’intento di descrivere un omicidio perfetto, senza lasciare prove, potrebbe diventare, nel caso in cui qualcuno uccidesse realmente la vittima, la prova della sua colpevolezza. Mizuno è ossessionato da questa possibilità e dopo un lungo ripensamento decide che deve tentare di fermare la pubblicazione della rivista ma quando si decide a telefonare alla tipografia scopre che ormai è troppo tardi, la rivista è stata stampata ed è pronta per andare in edicola. Mizuno ritiene che il modo migliore per tirarsi fuori dai guai è quello di scrivere il seguito del romanzo per far apparire l’omicidio del personaggio come una delle tante scene del racconto e in qualche modo far capire che il suo scopo non era quello di eliminare la vittima. Cerca di mettersi subito al lavoro ma i suoi sforzi sono vanificati dalla conoscenza di una prostituta di cui si innamora, perdendo completamente la testa. Diventa il suo migliore cliente, cade in una spirale di piacere che lo porta completamente fuori di testa, perdendo i riferimenti temporali e dimenticandosi di tutti i suoi problemi. Mentre Mizuno si perde nel piacere, accade proprio quello che lui temeva, con le inevitabili temute conseguenze.

Nero su Bianco è un thriller anomalo, con il protagonista che è una persona completamente instabile, che non riesce sempre a distinguere ciò che è vero da ciò che è frutto della sua fantasia. Il bello del libro è proprio la miscela tra la finzione raccontata nel racconto di Mizuno e la realtà stessa vissuta da Mizuno, che nel tentativo di costruire un alibi che lo possa scagionare precipita nelle zone più torbide della città, finisce ancora di più vittima delle sue paranoie. Il libro ha ritmi lenti, abbastanza tipici nella letteratura giapponese.

Morte dietro la cresta

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Titolo              : Morte dietro la cresta

Autore            : Glyn Carr

Editore            : Mulatero

Traduzione     : Eva Allione

Il protagonista di “Morte dietro la cresta” è l’attore shakespeariano Abercromble Lewker che ha appena terminato una serie di rappresentazioni teatrali de “La tempesta” e parte per le vacanze che come al solito trascorrerà in montagna. Questa volta si sta recando verso le montagne di Snowdonia, nel Galles del nord. Abercrombe è partito senza la moglie, rimasta in città per stare vicino ad una amica che sta per partorire, lasciando il marito libero di affrontare come meglio crede l’avventura in montagna. Lewer è stato collaboratore dei servizi segreti, anche se ora è un attore a tempo pieno, ha mantenuto contatti con i vecchi amici dell’MI6 e non ha mai rinunciato alla sua attività di investigatore dilettante.

La sua meta è una fattoria dove in contemporanea al suo soggiorno è stato organizzato un raduno di amici che hanno scelto di fare vacanze in montagna. Abercromble si unisce alla comitiva che lo accoglie subito amichevolmente. Il secondo giorno di escursioni, lungo un percorso facile del Milestone Buttress, un giovane della comitiva, esperto alpinista e valente scienziato, Raymond Cauthery, cade e muore sul colpo. Le prime indagini archiviano l’episodio come un fatale incidente di montagna. Al momento dell’incidente, Cauthery era in compagnia di una ragazza, Hilary Bourne, che rimane illesa pur essendo in cordata con lo sventurato compagno di scalata. Hilary, superato lo shock per la morte del compagno di avventura, comincia a raccontare ad Abercromble alcuni dettagli di quanto accaduto il giorno prima. Inizia una indagine che porterà a scoprire che Raymond non è rimasto vittima di un incidente ma è la vittima di un assassino, che verrà scoperto grazie al metodo investigativo di Abercromble, che consegnerà il colpevole alla polizia in pochissimo tempo.

Il libro è stato scritto nel 1951. La storia è molto lineare, l’avventura si svolge in un ambiente naturale ben descritto, con una indagine basata sulle deduzioni dell’investigatore Abercromble che con la sua indole gentile e per niente aggressiva ha l’autorevolezza di riuscire ad indagare senza averne nessun diritto. Il lettore si sente coinvolto nella storia come se fosse un ospite della fattoria. La scrittura colta ed elegante di Glyn Carr (che va ricordato è lo pseudonimo di Frank Showell Styles), la ottima conoscenza delle tecniche di arrampicata e la capacità di descrivere gli ambenti naturali in cui si svolgono le avventure, rendono la lettura del libro piacevole e divertente, grazie al sottile ed elegante umorismo dell’autore.

km 123

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Titolo: Km 123

Autore: Andrea Camilleri

Editore: Mondadori

Il libro inizia con una telefonata senza risposta e prosegue con dei messaggi inviati con un cellulare. Ester prova a contattare il suo amante Giulio che non può rispondere dato che è ricoverato all’ospedale dopo uno strano incidente automobilistico. Ad avvisare Ester dell’incidente è la moglie di Giulio, Giuditta, che non conosce Ester, ma capisce subito di cosa si tratta. Inizia così il libro di Andrea Camilleri dal titolo “km 123”. Storie di infedeltà coniugali che si intrecciano con altre storie torbide, ambientate tra Roma, Grosseto e Fregene, che avranno come luogo simbolo dei vari eventi il chilometro 123 dell’Aurelia. Un testimone racconta che l’auto al cui volante c’era Giulio è stata volontariamente speronata da un grosso SUV e quindi quello che poteva sembrare un banale incidente è in realtà un tentativo di omicidio. I sospetti ricadono tutti su Giuditta, la moglie di Giulio, che da parte sua non fa nulla per celare la sua rabbia nei confronti del marito, colpevole di averla tradita.

Un libro breve che racconta una serie di relazioni coniugali, tradimenti e vendette che compongono una storia incalzante che si legge con facilità e con grande piacere. Il testo è scritto differenziando l’aspetto grafico a seconda che si tratti di un testo di un messaggio, di una e-mail, di un articolo di giornale, di una lettera interna al Commissariato di Polizia o di una parte del racconto tradizionale, utilizzando stili di scrittura diversi a seconda della tipologia di documento, quasi un esercizio di stile che aumenta piacere della lettura ed accelera il ritmo del racconto.  La storia è ambientata tra Roma e Grosseto ed ovviamente l’Aurelia, strada ben nota a chi si reca al mare in toscana dalla capitale. Il libro descrive fatti e personaggi facendoli sembrare quello che non sono facendo credere al lettore l’opposto di quella che sarà la realtà. Un abile gioco dell’autore che si diverte ad ingannare il lettore.

Ogni giorno ha il suo male

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Titolo: Ogni giorno ha il suo male

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

“Ogni giorno ha il suo male” è il primo libro scritto da Antonio Fusco dedicato al commissario Tommaso Casabona. L’avventura è ambientata in una cittadina toscana inventata, chiamata Valdenza, nel periodo di Natale. Viene ritrovata una donna uccisa in una camera da letto di una casa in cui vive una insegnate di religione che non ha alcun legame con la vittima. Il cadavere viene ritrovato in una posizione innaturale in cui l’assassino lo ha costretto, quasi a voler lasciare un indizio, un segnale di sfida agli investigatori. Il commissario Casabona viene affiancato nelle indagini da una collega, Cristina Belisario, inviata da Roma per velocizzare la soluzione del caso e per creare qualche problema al commissario. Ma le indagini segnano il passo e altri omicidi andranno a sconvolgere la cittadina di Valdenza. Le indagini scopriranno dei collegamenti tra gli omicidi e sarà evidente che c’è un serial killer in azione che firma ogni omicidio in modo inequivocabile, per lanciare una sfida agli investigatori. Solo dopo qualche tempo, quando potrebbe essere troppo tardi, si scoprirà che la sfida è stata lanciata proprio contro il Casabona.

Il libro inizia con un prologo, che resta incomprensibile per buona parte del libro, seguito da sei parti, ciascuna con una frase introduttiva che la caratterizza e contribuisce a costruire la struttura della trama. La scrittura è molto chiara e lineare, nonostante la trama complicata e affollata di molti personaggi, le cui storie si intrecciano apparentemente senza legami. La trama scorre e coinvolge il lettore senza effetti speciali ma con una serie di eventi ben costruiti, raccontati con ritmo e credibilità, uno di principali pregi del libro. Fusco è un poliziotto professionista che conosce molto bene i meccanismi seguiti nelle indagini e racconta il lavoro degli investigatori con molta precisione e dettagli senza mai essere troppo tecnico nelle descrizioni. Il commissario Casabona è un personaggio vero, credibile, potrebbe essere il nostro vicino di pianerottolo. Ha una famiglia normale, problemi comuni a tante persone, che affronta con il buon senso e le trepidazioni delle persone semplici ma dotate della grande determinazione che deriva dalla mancanza di mezzi straordinari. Casabona combatte per salvare il suo matrimonio dal tempo che ha raffreddato i rapporti con la moglie, cerca di convivere senza troppi drammi alla tossicodipendenza del figlio, che sta affrontando una difficile riabilitazione, si sforza di contenere la gelosia nei confronti di un misterioso fidanzato della figlia di 25 anni, comunque ottima studentessa avviata in qualche modo a lavorare in un settore vicino alla professione del padre. Casabona è il personaggio trainante della squadra investigativa e riesce a coinvolgere i suoi collaboratori con i suoi modi semplici e mai scorbutici, con una umanità non comune ai vari commissari protagonisti di tanti libri della produzione giallistica nazionale. Un buon libro per gli appassionati di gialli a cui regalerà qualche ora di relax.

Il futuro degli altri

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Titolo: Il futuro degli altri

Autore: Paolo Brera

Editore: Clown Bianco

Un giallo ambientato a Milano, ai giorni d’oggi. Una donna di nazionalità ucraina viene ritrovata morta nell’appartamento dove viveva in una casa di ringhiera, conosciuta da tutti, considerata una persona normale, nessuna attività sospetta, nessuna frequentazione anomala. I vicini di casa non hanno visto e sentito nulla il giorno dell’omicidio. A dare una direzione ben precisa alle indagini è un libro giallo che viene venduto subito dopo l’omicidio come allegato del quotidiano la Padania. In questo libro il delitto viene descritto in ogni suo particolare con una precisione incredibile. Le indagini sull’omicidio della donna sono svolte dal Colonnello dei Carabinieri De Valera che per prima cosa indaga l’autore del libro giallo, Paolo Brera, giornalista e scrittore, che in quei giorni si trova a Nizza dove la sua compagna di origine russa sta seguendo un corso di qualificazione nella locale Università. Brera scopre di essere indagato leggendo il quotidiano che fortunatamente è disponibile anche nella cittadina francese. Dopo un primo momento di sbandamento, Brera decide di prendere il primo treno per Milano e di andare a costituirsi. Il colonnello De Valera lo interroga, il magistrato dispone una perquisizione a casa del Brera, ma non viene trovato nessun indizio che possa provare la colpevolezza del giornalista che continua a dichiararsi completamente innocente, anche se ammette di aver conosciuto la donna che per qualche anno era andata a servizio da lui. Il Colonnello De Valera si convince subito che non può essere Brera il colpevole e comincia a provare nei suoi confronti una certa simpatia. Altre persone saranno indagate e le loro storie personali andranno a formare un quadro della situazione sociale di Milano, della vita nelle case di ringhiera, della condizione degli immigrati, delle difficoltà economiche delle persone che divorziano. Si racconta anche la crisi dei quotidiani, della cassa integrazione e della condizione dei giornalisti che sempre più spesso si ritrovano a fare un lavoro precario, con sempre meno garanzie e senza alcun privilegio. Si narra anche di pregiudizi verso le persone diversamente abili, delle difficoltà ad integrare nella stessa società culture e razze diverse. Molti temi attuali trattati con eleganza e leggerezza, senza luoghi comuni o giudizi superficiali. Il libro è un giallo di tipo tradizionale, senza scene d’azione inverosimili o grandi colpi di scena. Una indagine condotta con esperienza e professionalità dal Colonnello De Valera, che senza pregiudizi e con molto intuito scopre il colpevole senza lasciarsi ingannare dalle apparenze. Lo stile è gradevole, fluido ed ironico, con un piacevole gioco che alterna continuamente finzione e realtà, per aumentare il divertimento del lettore. La brevità del libro non deve trarre in inganno. Leggendo il libro si ha la sensazione che l’autore sia riuscito a scrivere tutto quello che voleva dire, senza sacrificare nulla.

Il prezzo dei soldi

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Titolo: Il prezzo dei soldi

Autore: Petros Markaris

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Andrea De Gregorio

La Grecia ha vissuto negli ultimi anni una profonda crisi economica. Sono noti a tutti i sacrifici che imposti al paese dalla Comunità Europea. “Il prezzo dei soldi” è ambientato in una Grecia che ha superato la lunga crisi e sta vivendo un periodo di ripresa economica, grazie ad alcuni investimenti esteri ed al ritorno delle compagnie di navigazione e dei loro armatori. Nessuno è a conoscenza della provenienza dei soldi, ma in fondo questo non interessa a nessuno, l’importante è che i soldi stiano tornando e con essi le speranze dei greci per un futuro migliore. In questo clima di euforia economica, ad Atene, viene ucciso un funzionario dell’Ente del turismo. Il commissario Kostas Charitos della polizia criminale è incaricato delle indagini che prendono subito la strada giusta con la confessione di due ladri di poco conto. Trovati i colpevoli, caso chiuso. Poco dopo avviene l’assassinio di un noto armatore. Due sue navi sono da poco affondate, una in Tailandia ed una in Ucraina, è naturale abbinare l’omicidio all’affondamento delle imbarcazioni. Anche questa volta l’indagine si risolve rapidamente, c’è la confessione, inchiesta chiusa. Ma il commissario Charitos vuole vederci chiaro, cerca di capire cosa sta accadendo, sente che c’è qualcosa di grosso su cui nessuno sta indagando. Gli omicidi diventano tre, un noto giornalista di inchiesta viene ucciso sotto casa, a bordo della sua auto. Il giornalista è un vecchio amico di Charitos, sempre più convinto che gli omidici siano collegati tra di loro ed a loro volta collegati con un grosso giro di riciclaggio di soldi che sta interessando la Grecia. L’inchiesta del commissario Kostas Charitos viene fermata dal vicecomandante della polizia, i soldi non si possono fermare. Il commissario viene sospeso dal servizio ed indagato per presunte irregolarità nella condotta delle indagini. Ma Charitos è un duro che non si lascia intimidire dai suoi superiori, riuscirà a trovare i collegamenti che cerca. E’ sicuro di riuscire a tornare in servizio, ad evitare sanzioni o trasferimenti. In realtà accadrà molto di più, ma per scoprirlo bisogna leggere il libro.

Il commissario Kostas Charitos, con la moglie Adriana, la figlia Caterina e gli altri personaggi della squadra investigativa, sono persone semplici, normali, non hanno problemi particolari o passati discutibili da nascondere, come molti commissari protagonisti di gialli e polizieschi moderni. La storia è ambientata ad Atene ma ha un respiro ampio, la Grecia al centro del Mediterraneo e del mondo, con i suoi armatori e le loro navi in giro per tutto il pianeta. Petros Markaris ha studiato economia e la sua formazione è evidente nel libro che pur essendo un giallo descrive gli eventi tenendo conto degli aspetti economici, senza appesantire il racconto, ma contribuendo a dare una maggiore credibilità ed attualità alla trama. Il libro è scritto con il commissario Charitos che narra in prima persona, con uno stile chiaro e diretto, molto piacevole. Atene è descritta come una città caotica, disordinata, urbanizzata senza alcun criterio, in una Grecia che mantiene una burocrazia lenta e poco efficiente, per non parlare della corruzione. Charitos è un personaggio simpatico, umano, poco propenso ad ubbidire ai superiori e di questo la sua carriera ne ha risentito. Il passato recente della Grecia è stato caratterizzato dalla imposizione da parte della Comunità Europea di sacrifici enormi per ridurre il debito pubblico. Nel libro di Markaris la Grecia è ora teatro di un nuovo esperimento di finanza internazionale, che apparentemente darà benefici immediati alla maggior parte dei cittadini, ma prevedere che risultati potrà dare nel lungo termine sarà tutto da scoprire. I soldi sono arrivati, ma nessuno ne conosce il prezzo.

Rien ne va plus

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Titolo: Rien ne va plus

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

L’ultimo libro di Antonio Manzini “Rien ne va plus” è il seguito di “Fate il vostro gioco”. Il Vice questore Rocco Schiavone è convinto che la conclusione dell’indagine sull’omicidio del ragionier Fevre non ha individuato tutti i responsabili. Ma non c’è solo questo a rendere Rocco nervoso. Il vice ispettore Caterina Rispoli lascia Aosta dopo che Rocco ha scoperto che era stata messa al suo fianco per controllarlo. C’è qualcuno dei servizi segreti che sospetta di lui. Enzo Baiocchi, l’assassino della sua amica Adele, uccisa proprio a casa sua, ha raccontato al giudice Baldi che il cadavere di suo fratello, a sua volta responsabile della morte della moglie di Rocco, è sepolto nelle fondazioni di un villino alla periferia di Roma. La cosa preoccupa non poco Rocco Schiavone che sa che il ritrovamento del cadavere porterà immediatamente alla scoperta del responsabile della sua morte e quindi la sua vita potrebbe essere sconvolta. Schiavone è impaurito e preoccupato dalla piega che stanno prendendo gli eventi e per una volta è indeciso su quello che deve fare, restare o sparire per sempre.

Un furgone portavalori con una ingente quantità di contanti, gli incassi del casinò di Saint Vincent, scompare nel nulla, volatilizzato. Uno degli autisti viene ritrovato in un bosco e le indagini partono dalle sue dichiarazioni. Rocco Schiavone sente che il furto del furgone è collegato con l’omicidio di Fevre anche se non ne ha le prove e comincia ad indagare con il suo solito stile dirompente. Ma viene fermato dai suoi superiori, c’è una indagine in corso su una grande truffa che riguarda il Casinò e la Regione e Rocco viene invitato caldamente a non interferire, lasciando il Casinò fuori dalle sue indagini. Rocco suo malgrado deve obbedire e prosegue le indagini con inusuale riservatezza, delegando molte delle azioni ai suoi sottoposti, dato che lui è costretto a seguire di nascosto ma personalmente quello che sta accadendo a Roma, nel villino dove il giudice Baldi ha dato ordine di scavare alla ricerca del cadavere di Baiocchi. Per Rocco è l’occasione per rivedere i suoi amici, per rivedere Roma, per trovarla sempre più imbruttita, sporca, invivibile, trovando insopportabile il peso dei ricordi che lo legano alla città. La trama procede, gli eventi si susseguono con buon ritmo. Il libro si legge tutto di un fiato. Al suo termine non rimane che aspettare il prossimo capitolo della serie.

Questo libro segna una piccola evoluzione del personaggio del vicequestore Rocco Schiavone, che rimane preda dei suoi ricordi e rimorsi ma mostra un lato umano più evidente, che si manifesta nei rapporti con il suo improbabile amico Gabriele, che ormai vive a casa sua con la madre Cecilia e il cane Lupa che acquista sempre maggior spazio nel racconto, diventando ormai uno dei personaggi irrinunciabili. Manzini è bravo a non dimenticare nessuno dei protagonisti dei libri precedenti, a tutti viene data una piccola parte nei nuovi volumi. Passano gli anni e il fascino di Rocco rimane intatto, le donne continuano a cercarlo, nonostante il suo modo di essere sfuggente, disordinato, a volte brutale, ma sempre sincero e mai ipocrita. Rien ne va plus è un giallo con una trama più articolata rispetto ai libri precedenti, dove c’è spazio per altri protagonisti, per altre storie parallele che non vedono Rocco come protagonista. I libri di Antonio Manzini sul vicequestore Rocco Schiavone sono ormai diventati degli appuntamenti classici per gli appassionati del genere. Leggerli vuol dire respirare un’aria familiare, ci si sente a proprio agio nei freddi inverni aostani, si sta comodi nel loden di Rocco, si cammina bene con le solite Clark’s, anche se inadatte alla neve. Una lettura confortevole, qualche ora di puro rilassamento.

Il morso della reclusa

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Titolo: Il morso della reclusa

Autore: Fred Vargas

Editore: Einaudi

Traduzione: Margherita Botto

La vacanza in Islanda del commissario Jean Baptiste Adamsberg viene interrotta da un messaggio che lo richiama al suo lavoro presso il tredicesimo arrondissement parigino. Un caso di omicidio in cui una donna è rimasta uccisa in un incidente provocato dal SUV del marito. Il caso viene risolto velocemente, così il commissario Adamsberg può trovare il tempo di indagare su uno spiacevole caso che sta rovinando la vita ad una sua collaboratrice, Froissy. Il commissario risolve la questione ad insaputa di Froissy a dimostrazione della sua grande generosità. Ma c’è anche il caso di tre uomini anziani ritrovati cadaveri nel sud della Francia, tutti uccisi dal veleno della Reclusa, un tipo di ragno che è pericoloso per l’uomo ma che non può uccidere solo con un morso, ce ne vogliono decine per provocare la morte di una persona in normali condizioni di salute. Il ragno è per sua natura molto pauroso e tende a scappare piuttosto che a mordere. Tra la popolazione dei social cresce la paura, ci sono in giro voci incontrollate di ragni mutanti il cui veleno aumenta la sua potenza a causa del riscaldamento globale e dei pesticidi. Il caso va risolto prima che le voci false provochino il panico. Adamsberg si convince che le tre morti sono collegate tra loro e che non si tratta di incidenti ma dell’azione di un serial killer. Il resto della sua squadra non è convinta delle argomentazioni e rimane scettica. Tra i più ostili c’è il capitano Danglard, che sembra pronto a denunciare Jean Baptiste ai superiori. La sua contrarietà si dimostrerà sospetta e sarà Danglard ad essere messo in discussione. Il commissario è convinto di essere nel giusto e continua la sua indagine, contro il parere di tutti. Le cose cambiano completamente quando si scopre che i tre anziani morti si conoscevano da quando erano bambini.

L’indagine a questo punto prende quota e la vita dei tre anziani deceduti è analizzata a fondo partendo dall’infanzia. Vengono riportate alla luce storie di violenze subite e inflitte, antichi retaggi medioevali, fatti raccapriccianti e crudeli che hanno provocato e continuano a provocare dolore e violenza. Tutta l’indagine ruota attorno al mistero del veleno della reclusa. Tale veleno è pericoloso per l’uomo ma diventa mortale solo in grandi quantità e risulta inspiegabile come un uomo possa essere morso così tante volte da arrivare ad accumulare nel proprio corpo una quantità di veleno che possa risultare mortale. Le indagini sono complesse e destinate a complicarsi per l’abilità del colpevole a nascondere indizi e tracce del suo operato. Fred Vargas riesce a raccontare sentimenti ed emozioni dei vari protagonisti con grande realismo, inserendo nel testo spunti legati alla storia, gastronomia ed usanze dei luoghi interessati dalle indagini.

Un racconto vario, con molti spunti di interesse e molti colpi di scena. L’analisi psicologica dei protagonisti si mescola con la parte scientifica relativa ai ragni ed alle loro abitudini ed al veleno che producono. Un romanzo inedito nella trama e imprevedibile negli sviluppi.

Assassinio sul Cervino

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Titolo: Assassinio sul Cervino

Autore: Glyn Carr

Editore: Mulatero

Traduzione: Paola Mazzarelli

Il libro è uscito per la prima volta nel 1951. Scritto da Glyn Carr, pseudonimo di Frank Showell Styles, arruolato nella Royal Navy nella seconda guerra mondiale, poi divenuto esploratore ed alpinista. Si è dedicato alla scrittura scrivendo un gran numero di opere, tra cui alcuni gialli.

“Assassinio sul Cervino” vede come protagonista un noto attore shakespeariano inglese, Abercrombie Lewker, appassionato alpinista e detective dilettante. Abercrombie è in partenza per le vacanze, destinazione Zermatt, quando viene contattato dal suo ex capo dei servizi segreti, proprio il famigerato MI6 di 007, sir Frederick Claybury, che lo incarica di scoprire qualcosa in più sulle reali tendenza politiche di Leon Jacot, un uomo politico emergente francese, anche lui appassionato alpinista in partenza con destinazione proprio Zermatt. E’ intenzione del politico francese  scalare il Cervino a tempo di record. Il corpo di Leon viene ritrovato ai piedi della montagna che voleva scalare, apparentemente precipitato durante la scalata. Lewker arriva sul posto e scopre subito che non si è trattato di un incidente ma di un omicidio. I sospettati sono molti, amici, nemici, accompagnatori, avversari politici, tutti presenti a Zermatt, tutti coinvolti nelle indagini.

Abercromble Lewker è un protagonista originale e brillante, dotato di senso dell’umorismo, acume investigativo, buon senso e inventiva. Gli ambienti naturali in cui si svolge la trama sono descritti dall’autore con abilità e competenza. La scoperta degli indizi, le varie ipotesi e ricostruzioni fatte dagli investigatori per arrivare alla soluzione del caso sono oggetto di accurate descrizioni. Gli indizi sono collegati con i sospettati e le ipotesi sono descritte più volte nel corso della trama, un modo per coinvolgere il lettore nella ricerca della soluzione del caso e provare a confrontare le sue capacità deduttive con quelle degli investigatori. La trama è ambientata nel dopoguerra e le indagini non sono supportate dalle tecnologie onnipresenti nei gialli contemporanei, con un certo beneficio della trama che lascia più spazio alle descrizioni della natura ed alla ricerca delle motivazioni che hanno spinto il colpevole ad uccidere. Il libro è scritto in modo piacevole con un certo humor ed anche con molta attenzione verso gli usi e consumi dell’epoca in cui è ambientata la trama.

La misura dell’uomo

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Titolo: La misura dell’uomo

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Giunti

Marco Malvaldi non si accontenta di scrivere le storie del “Bar Lume” con i suoi irresistibili vecchietti, ma appena può si dedica a qualcosa di diverso. Questa volta ha scritto un giallo storico con protagonisti Ludovico il Moro e Leonardo da Vinci.

La storia è ambientata nel 1493. Siamo nel Rinascimento, il mondo sta cambiando, Colombo è arrivato in America con le sue Caravelle, il sistema bancario si sta evolvendo facilitando gli scambi commerciali grazie alla diffusione delle lettere di credito. Milano sta attraversando uno dei suoi periodi migliori con Ludovico il Moro. Leonardo da Vinci frequenta il Castello per realizzare alcuni progetti commissionati proprio da Ludovico. Leonardo è già famoso come inventore, pittore, come uomo di scienza. La sua fama ha superato le Alpi e il re di Francia Carlo VIII invia a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto a Ludovico il Moro nella guerra contro gli Aragonesi ma anche con l’incarico segreto di rubare il famoso taccuino dove Leonardo scrive i suoi appunti e disegna gli schizzi dei suoi nuovi progetti, tra cui un fantomatico studio di un automa guerriero progettato per essere invincibile. Leonardo è anche impegnatissimo nella costruzione di un monumento equestre a cui Ludovico il Moro tiene tantissimo, la cui realizzazione è in grave ritardo. In tale situazione storica, un uomo viene trovato ucciso all’interno del Castello e le indagini conseguenti danno il via alla trama del giallo.

Il libro ricostruisce in modo eccellente la parte storica della trama e il lato “umano” di Leonardo, alle prese con vicende terrene quali l’indagine sull’omicidio che porta a scoprire una lettera di credito falsa che in qualche modo coinvolge il Leonardo stesso. Il libro descrive intrighi, giochi di potere, pettegolezzi che si svolgono dentro il Castello dove Ludovico Sforza, duca di Bari, esercita il potere come reggente in nome del nipote. Ludovico è sposato con Beatrice D’Este ma ama Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino, soggetto del famoso ritratto commissionato a Leonardo proprio da Ludovico il Moro. Esilarante il racconto del momento in cui Beatrice scopre che Tommaso ha ordinato a Leonardo il ritratto della sua amante che era stato fatto di nascosto, con sedute di posa notturne. Il libro è scritto da Marco Malvaldi che non si spaventa del blasone dei protagonisti e con il solito stile ironico e irriverente, con alcune parti in linguaggio “rinascimentale” ed alcune parti in toscano moderno, si lancia in una ricostruzione storica degna di un saggio “serio”, scritto da uno storico professionista. Il personaggio di Leonardo è descritto con ironia ed “umanità” inedite. Forse la parte più debole del libro è la parte del “giallo” che non riserba grandi emozioni dalle indagini e relativi sviluppi. Un libro che fornisce una visione inedita sul Rinascimento Italiano ed in particolare di Milano. Nel libro si sono alcuni disegni degli schizzi di Leonardo, una piantina ed una vista del Castello, una pianta di Milano ed una cartina dell’Italia dell’epoca, che impreziosiscono l’edizione stampata. Forse il libro meritava una copertina migliore.

Sabbia Nera

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Titolo: Sabbia Nera

Autore: Cristina Cassar Scalia

Editore: Einaudi

Il corpo mummificato di una donna viene rinvenuto in una villa in stato di abbandono di proprietà di una storica famiglia catanese. Le analisi scientifiche diranno che la morte risale a quasi sessant’anni prima. I resti dell’abbigliamento del cadavere stanno a testimoniare che era una persona benestante, che vestiva in modo accurato ed alla moda. L’incarico di indagare sul caso viene affidato al vicequestore Giovanna Guarrasi, Vanina per gli amici. Ad aiutare le indagini il commissario ormai in pensione Biagio Patanè e la squadra di poliziotti della Guarrasi, un gruppo ben affiatato ed assortito. La scoperta della mummia costringe le autorità a riaprire un caso di omicidio che sembrava chiuso ed a indagare sulla identità della mummia che appare ai più sconosciuta. Un passato che torna e che porterà ad allungare la striscia di sangue da allora ai giorni nostri.

La protagonista è il vicequestore Guarrasi, una figura di poliziotto inedita nel fiorire di gialli italiani degli ultimi anni, una donna con un passato doloroso che non ha piacere di ricordare e che fa di tutto per dimenticarlo.

La ricostruzione del giallo è un modo per raccontare la Catania di oggi, rimasta ancorata al suo passato, con le sue tradizioni gastronomiche e le usanze linguistiche.

La trama del libro è ben costruita, le indagini portano in continuazione nuovi elementi che cambiano gli scenari e che ampliano la rosa dei possibili colpevoli.

La storia è intricata, raccontata con ritmo e continui cambiamenti di scena, per una lettura appassionata e piacevole.

Il libro è scritto da Cristina Cassar Scalia, medico di professione con la passione per la scrittura. A lei va il merito di aver scritto un giallo originale, senza troppi riferimenti alla sua professione, dimostrando ottime doti di scrittura dove ha ben dosato gli inserimenti delle frasi in lingua sicula che non sono troppo invadenti e non rallentano la lettura per il lettore che non ha dimestichezza con tale parlata.

Sembra che i diritti del libro siano stati acquistati per farne una serie TV. Se il progetto andrà in porto, il confronto con una delle serie TV dedicate ad un commissario di polizia ambientate in Sicilia sarà inevitabile ed anche molto impegnativo. Questo primo libro dedicato al vicequestore Guarrasi sembra comunque avere le carte in regola per tentare questa strada con ottime probabilità di successo.

Molto bella la copertina di Andrea Calisi.

Arrigoni e l’omicidio nel bosco

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Titolo: Arrigoni e l’omicidio nel bosco

Autore: Dario Crapanzano

Editore: SEM

Siamo a Milano, nell’ormai lontano 1953. Il commissario Arrigoni e l’agente Di Pasquale sono una  coppia affidata di investigatori, che ha ottenuto ottimi risultati nelle varie indagini che hanno affrontato. I comandi della Polizia e dei Carabinieri decidono di dotarsi di una squadra speciale che dovrà affrontare i casi di omicidio nei paesi della provincia. Arrigoni viene scelto per comandare questa nuova unità. Un avanzamento di carriera, un buon aumento di stipendio e qualche settimana di trasferta all’anno sono i cambiamenti nella tranquilla routine lavorativa che il commissario si è ritagliano lavorando per lungo tempo a Porta Venezia. Arrigoni accetta la nuova proposta spinto più dalla moglie e dalla figlia che dalla propria ambizione Dopo solo una settimana la squadra speciale ha la prima occasione per essere messa alla prova. Un uomo è stato ucciso con un colpo alla testa e ritrovato in un bosco nelle vicinanza di un paesino chiamato Arbizzone Varesino. L’uomo è titolare di una impresa edile, è ben conosciuto in paese, sia per la giovane ed avvenente moglie che per le sue attività legate al contrabbando con la vicina Svizzera che per la sua attività di usuraio. Non proprio un gentiluomo, ma chi potrebbe avercela avuta con lui al punto di ucciderlo? Una indagine difficile per il commissario Arrigoni, senza indizi e piste da seguire. Solo con il suo lavoro metodico riuscirà a trovare la soluzione del caso.

Il libro è ambientato nel dopoguerra e scritto oggi come se fosse stato scritto allora. Uno stile d’altri tempi, elegante, colto, pacato. La storia si sviluppa in modo lineare, senza colpi di scena o episodi cruenti. I personaggi appartengono a varie categorie sociali ma sono sempre persone a modo, nessun degrado sociale, nulla di esagerato. Un giallo classico, con poliziotti e carabinieri che collaborano tra loro senza gelosie o colpi bassi, che indagano con i metodi di allora, interrogano, pensano, elaborano teorie, si confrontano e lavorano con pazienza. Siano nel 1953, niente computer, telefonini, internet. Allora si usava la propria esperienza, il proprio sapere ed il buon senso. Le giornate lavorative di Arrigoni e Di Pasquale sono scandite dal ritmo dei pasti. Pranzi e cene del commissario e del suo ottimo assistente sono oggetto di meticolose descrizioni e costituiscono i momenti salienti della giornata, sia per lo svolgimento delle indagini che per la vita sociale della piccola comunità in cui si svolgono i fatti. Il commissario Arrigoni è una buona forchetta, il suo braccio destro è giovane e l’appetito non gli manca, entrambi si abbandonano due volte al giorno ai piaceri della tavola, senza paure per la linea e per la salute. Anche da questo si vede che siamo nel 1953 e non ai giorni nostri.

Questo libro giallo è una bella pausa dopo tanti tanti libri ambientati ai giorni nostri, pieni di violenza e di azioni rocambolesche al limite della credibilità. Si può scrivere una bella storia senza ricorrere a nessuna esagerazione. Un piacevole viaggio nel tempo, quando la vita era più semplice e meno confortevole, ma lasciava più spazio alle persone di vivere secondo la loro indole, senza le esasperazioni di oggi.

Fate il vostro gioco

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Titolo: Fate il vostro gioco

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

Un ex dipendente del casinò di Saint-Vincent viene ucciso a casa sua con due coltellate. Il cadavere viene scoperto dai vicini di casa. In una mano stringe una fiche. Un chiaro messaggio per indirizzare le indagini nel mondo del gioco d’azzardo. Rocco Schiavone è costretto ad indagare nel mondo dei frequentatori del casinò, persone con il vizio del gioco, indebitate ed in grande difficiltà, insieme a personaggi ambigui che lucrano sulle disgrazie collegate al vizio del gioco. Il morto aveva una vita tranquilla ed irreprensibile, a detta di tutti coloro che lo conoscevano, era una persona mite e gentile. Il suo omicidio è un vero mistero.

Inizia una nuova avventura per Rocco Schiavone in un mondo, quello del gioco, che non gli appartiene ma che affronterà con la solita apparente indolenza che nasconde una grande determinazione e capacità. Schiavone risolverà il caso a modo suo, aiutando persone in difficoltà, inguaiando quelli che hanno infranto la legge, utilizzando quando serve i suoi vecchi amici romani, che con metodi poco ordotossi ed al limite della legalità, sono comunque dalla parte della giustizia, anche se regolamentata dal codice personale del vice questore.

Rocco Schiavone è uno dei personaggi più riusciti della produzione letteraria poliziesca degli ultimi anni. Un uomo a cui la vita ha riservato prove durissime, che ha scelto di vivere da solo, con l’unico affetto del cane “Lupa”, la sua amica inseparabile. Un uomo semplice che non si lascia plagiare dalle mode rimanendo fedele alle scarpe ed al cappotto della sua gioventù, che continua ad indossare anche quando non rappresentano proprio la scelta migliore. Un romano che non riesce ad adattarsi alla vita in Valle d’Aosta ma che non trova il coraggio di tornare a Roma, per evitare di trovarsi di fronte al suo passato. Un uomo duro, schietto, coraggioso, pronto ad aiutare gli altri, a modo suo, senza romanticismi, a volte con qualche violenza, sempre comunque per salvare persone in difficoltà e per sconfiggere i colpevoli. Ogni indagine per lui è una sfida personale che va oltre la giustizia ufficiale e diventa una guerra personale. Manzini approfitta di ogni libro e di ogni avventura di Rocco Schiavone per entrare nei meandri della vita delle persone comuni, per esplorarne limiti e difetti, nel tentativo di trovare vie di uscita e soluzioni alle situazioni difficili e drammatiche che la vita ci impone di affrontare.

Il basilico di Palazzo Galletti

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Titolo: Il basilico di palazzo Galletti

Autore: Giuseppina Torregrossa

Editore: Mondadori

Maria Teresa Pajno, detta Marò, è stata da poco promossa a capo del gruppo “antifemminicidio” del commissariato Politeama di Palermo. La relazione con il suo fidanzato, il sostituto commissario Rosario Sasà D’Alessandro,è ormai alla fine ed a nulla serviranno i meravigliosi piatti che lei preparerà per lui, uomo troppo poco raffinato per apprezzare le meraviglie gastronomiche che gli prepara Marò. Le vicende personali dei due poliziotti si intreccieranno con le indagini per l’omicidio di una giovane donna, appartenente ad una famiglia importante di Palermo.

Il libro permette al lettore di vivere in una Palermo arsa dal sole e dalla siccità, devastata dalla immondizia che rende l’aria irrespirabile, dove anche l’acqua del mare è incapace di dare un pò di benessere per colpa di alcune alghe che stanno infestando le spiagge. Ma basta trovare un tavolino libero in una delle tante rosticcerie per dimenticare tutto e assaporare cibi meravigliosi. Anche i profumi della campagna, delle piante e dei frutti sono descritti con realismo tale che quasi è possibile sentire gli aromi uscire delicatamente dalle pagine del libro. I personaggi del popolo, gli ultimi, i poveracci, sono resi magnificamente, figure piene di umanità e dignità, pur nella misera condizione in cui la vita li ha ridotti. La commissaria Marò, donna piacevole e dai molti corteggiatori, non si lascia abbattere dalla fine della sua storia d’amore con Sasà, risolve brillantemente l’indagine, troverà il modo di aiutare due poveri protagonisti dell’indagine del tutto estranei al caso e saprà risolvere almeno momentaneamente la sua crisi sentimentale in modo creativo, originale e quanto meno intrigante. Un libro scritto da una ginecologa che ha iniziato a scrivere a 51 anni a cui va tutta la mia considerazione per essere riuscita a cambiare la sua vita in modo così radicale. Un libro la leggere utilizzando tutti i sensi, la vista per la lettura dei testi, l’udito per il frastuono della città che quasi fuoriesce dal libro, l’olfatto per il profumo di basilico e degli altri meravigliosi prodotti della natura siciliana descritti in modo eccellente, il gusto per i meravigliosi piatti descritti nel romanzo e il tatto per la meravigliosa sensazione di tenere in mano questo libro.