La ragazza di Brooklyn

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Titolo: La ragazza di Brooklyn

Autore: Guillaume Musso

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Sergio Arecco

Raphael è un giovane scrittore che dopo un grande successo di vendite è andato in crisi e non riesce più a scrivere. Vive con un figlio di tre anni, avuto in un precedente matrimonio che è naufragato subito dopo la nascita del bambino e che è rimasto con il padre per scelta della madre, che ha preferito seguire la sua carriera ed abbandonare Parigi per vivere negli Stati Uniti. Raphael si sta per sposare con Maria, una donna di 25 anni, bella, intelligente, apparentemente senza difetti. Durante una serata di un week end romantico in Costa Azzurra, una banale discussione tra i due innamorati diventa uno scontro irreparabile che provoca la fuga di Maria  dalla casa, in piena notte, dopo che lei ha mostrato a lui una foto, dal contenuto terribile. La mattina dopo Raphael si mette alla ricerca di Maria, scopre che è partita per Parigi, dove entrambi risiedono. Raphael, arrivato a Parigi, va subito a casa di Maria ma non la trova. Sembra sparita, anzi rapita. Nel suo appartamento trova una borsa con una cifra considerevole in contanti. I soldi, la fuga, la foto mostrata la sera prima, Rapahel ha la certezza che la donna che ama ha un passato che lui non conosce e che lei sta cercando a tutti i costi di non mostrare.

Inizia una avventura mozzafiato con Raphael che da scrittore di gialli diventa investigatore, per andare alla ricerca della sua amata Maria. Nelle ricerche Raphael si fa aiutare da un vicino di casa, un ex poliziotto, Marc Caradec, che avrà un ruolo centrale nella storia. Un libro scritto tra Parigi e New York, in cui convivono le ricche abitudini del giovane scrittore, con le meno fascinose condizioni di vita di persone con storie dolorose alle spalle che non hanno raggiunto nessun successo nella vita. La trama è una continua alternanza di progressi nelle indagini e scoperte di cose che riguardano persone che apparentemente non sono coinvolte in alcun fatto criminale. Un romanzo con una serie di colpi di scena infinita, con i fatti raccontati da diversi punti di vista dai vari protagonisti, per dare completezza e varietà al racconto. Bisogna seguire con attenzione la scala temporale in cui i vari capitoli si susseguono per non perdersi nei meandri della storia. La scrittura di Musso scorre veloce, gli eventi si susseguono senza pausa, le cose cambiano in continuazione. Una lettura appassionante e piacevole che assicura divertimento e relax.

Le sigarette del manager

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Titolo: Le sigarette del manager

Autore: Bruno Morchio

Editore: Garzanti

Bacci Pagano è un investigatore privato di Genova. La città è ancora sotto shock per il crollo del ponte Morandi, una ferita che non potrà mai essere guarita. Oreste Mari è un imprenditore che è scomparso da qualche mese, lasciando la sua azienda in bancarotta. Le indagini vanno a rilento, non ci sono indizi di una fine violenta, anzi, alcune voci lasciano pensare che il Mari se ne stia in qualche paradiso esotico a godersi i soldi sottratti al fisco. La moglie di Mari chiede aiuto a Bacci Pagano per trovare suo marito. La donna vive con grandi difficoltà. Lavora come donna di servizio per guadagnare pochi soldi al mese necessari per sopravvivere. Non ha soldi per pagare l’investigatore ma ha bisogno di sapere che fine ha fatto suo marito e confida sulla sua generosità. Bacci Pagano è attratto dalla storia, capisce la situazione drammatica in cui si trova la donna, senza mezzi, con il rischio di vedersi sequestrata la casa e le poche cose che le sono rimaste. Decide di accettare l’incarico della donna, anche se non sarà pagato, per una volta se lo può permettere, in fondo la sua agenzia investigativa guadagna a sufficienza per accettare un incarico gratuito.

La storia della scomparsa di Oreste Mari è l’occasione per Bruno Morchio di raccontare gli ultimi decenni di storia della citta di Genova, dalle speranze del dopoguerra, alle prime chiusure delle grandi aziende, alla crisi economica degli ultimi anni, culminata con l’evento epocale del crollo del ponte Morandi. Bacci Pagano racconta i cambiamenti della città, il degrado, l’immigrazione clandestina, lo spaccio di droga, l’evoluzione sociale ed economica, l’infiltrazione della mafia in tutte le attività produttive, di come i soldi sporchi frutto di ogni tipo di attività illecita vengano riciclati nell’economia quotidiana, con pesanti conseguenze nella vita della gente comune. Morchio racconta Genova, l’evoluzione territoriale, il cambiamento dovuto alla quasi sparizione della classe operaia, un tempo cuore pulsante della città. Ma la storia del declino di Genova è anche la storia dell’Italia contemporanea. Un Paese ed un Popolo incapaci di affrontare la modernità ed il futuro, una società incapace di muoversi agilmente perché appesantita dalla zavorra rappresentata dagli errori del passato, per colpa di generazioni che non hanno saputo lavorare per costruire e garantire il futuro del nostro paese. Una analisi cruda ma realistica, un messaggio chiaro, un invito a fare per chi ha voglia di costruire un nuovo futuro per Genova e per il nostro Paese basato sulla legalità, modernità, giustizia ed equità. Una spinta a smettere di guardare con nostalgia ad un passato che sembra sempre migliore del presente, ma che forse non è stato così bello. Un bel libro, piacevole e a tratti divertente, con un invito a riflettere su cosa siamo diventati e cosa possiamo fare per avere un futuro migliore.

Una contessa a Chinatown – Dario Crapanzano

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Titolo: Una contessa a Chinatown

Autore: Dario Crapanzano

Editore: SEM

La storia è ambientata a Milano nel 1953. Margherita Grande è una giovane avvenente ragazza che lavora in una delle più eleganti case chiuse di Milano gestita dalla contessa Vergani. Grazie ai guadagni della sua attività è riuscita a tirare fuori dalla povertà la sua famiglia. Improvvisamente la contessa viene ritrovata senza vita in uno dei suoi appartamenti nella Chinatown  milanese. Grande lo sgomento di Margherita e delle altre ragazze che lavorano per la defunta contessa. L’inchiesta giudiziaria è fin da subito orientata verso il suicidio, dato che tutti gli indizi portano a tale conclusione. Margherita viene convocata dal notaio per l’apertura del testamento della contessa che le ha lasciato quasi l’intero patrimonio. La ragazza si ritrova ad essere ricca in modo improvviso e del tutto inaspettato.  Decide quindi di abbandonare la “professione”, ma vuole anche indagare sulla morte della contessa dato che la tesi del suicidio non la convince. La Contessa non aveva nessun motivo per suicidarsi e Margherita è convinta che si è trattato di un omicidio. Per rispetto alla sua immagine postuma e per la generosità mostrata nei suoi confronti, Margherita veste i panni dell’investigatrice.

Crapanzano è riuscito a ricostruire l’atmosfera frizzante ed ottimista dell’epoca, di una Milano che stava per diventare la città più moderna e ricca d’Italia, dopo le sofferenze e ristrettezze imposte dalla guerra. Il libro trasmette una certa allegria nonostante ci sia di mezzo il cadavere della contessa, ma tutto è lieve e delicato. I personaggi della vicenda, pur svolgendo attività illecite o al limite dell’illecito, collaborano con la polizia per contribuire alla ricerca del colpevole, esprimendo un senso di solidarietà che forse era più comune all’epoca ma che ormai è andato completamente perduto. Lo stile di Crapanzano è elegante e simpaticamente  retrò, privo di qualsiasi volgarità pur trattando un argomento che si sarebbe prestato facilmente a qualche caduta di stile. Un viaggio piacevole e rilassante in un mondo che non c’è più.

La chiave rubata – Gianni Simoni

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Titolo: La chiave rubata e altri racconti

Autore: Gianni Simoni

Editore: Tea

La chiave rubata contiene 6 racconti di Gianni Simoni, con protagonista il giudice Petri e il commissario Grazia Bruni. Le storie raccontano di piccole vicende giudiziarie, storie di provincia, vicende da cronaca locale. Racconti scritti con misura, eleganza, che trattano di indagini condotte con calma, metodo, senza l’urgenza di trovare un colpevole ad ogni costo, senza le pressioni indebite di superiori o della stampa. Si indaga sui profili degli indiziati, sulla loro vita, abitudini. Le intuizioni sono quasi sempre determinanti per trovare la soluzione del caso. Ogni racconto è dedicato ad un certo profilo di colpevole e di vittima, si indaga sulle loro motivazioni e comportamenti. I racconti mostrano il lato gentile della giustizia, quando l’umanità ed il buon senso si combinano con la scaltrezza e l’acume degli investigatori di professione. Una lettura piacevole e tranquilla che si differenzia molto dalla lettura di molti gialli attuali, frenetici e senza un attimo di respiro.

Forse ho sognato troppo – Michel Bussi

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Titolo: Forse ho sognato troppo

Autore: Michel Bussi

Editore: edizioni e/o

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Nathalie ha una vita apparentemente perfetta. Una bella casa, un marito, due figlie, due nipoti, ha 53 anni ed è ancora una donna attraente. Ha un lavoro invidiato da molte donne, è una hostess dell’Air France, impiegata sui voli intercontinentali. Viaggia tre volte al mese sulle tratte intercontinentali, destinazioni lontane, in tutti i paesi del mondo, un sogno per la maggior parte delle persone. E’ innamorata del suo lavoro e della sua famiglia a cui dedica tutto il tempo libero. La vita impegnata e laboriosa di Nathalie viene turbata da una serie di strane circostanze che la costringeranno a rivivere una successione di viaggi e di avvenimenti che vent’anni prima avevano segnato profondamente la sua vita. Le analogie con il passato sono troppo strane, le coincidenze troppo improbabili per non pensare che ci sia un disegno preciso dietro quello che sta turbando la vita di Nathalie.

Presentato come un libro giallo, in realtà è la storia di un amore folle e irrazionale tra Nathalie e un giovane musicista di nome Ylian, con i protagonisti che decidono di troncare la loro relazione mettendo da parte il cuore a favore della ragione e del conformismo. Questo romanzo di Michel Bussi contiene tutti gli ingredienti per soddisfare i gusti di molti lettori, una specie di libro di genere universale, per metà giallo e per metà storia romantica. Una trama con un intreccio misterioso, con incidenti sospetti, rapimenti, tentati omicidi, cronache di voli intercontinentali e racconti della vita di bordo degli equipaggi, soggiorni in luoghi esotici, descrizioni dettagliate di città lontane, tanta musica, racconti di vita quotidiana mescolati con eventi straordinari ed imprevedibili, il racconto di una storia d’amore e di passione di rara intensità, un pizzico di erotismo. Un amore travolgente e totale anche se di breve durata tra la hostess e il musicista che segnerà per sempre la vita dei due.  La trama è ben confezionata e questo “Forse ho sognato troppo” si rivela un libro intrigante anche se l’autore ha spinto troppo sul tasto romantico, almeno per i miei gusti. Un romanzo raccontato su due piani temporali, nel 1999 e nel 2019, con continui salti avanti e indietro nel tempo, per raccontare gli eventi della storia che si ripetono a distanza di vent’anni con troppe analogie con il passato per essere solo il frutto del caso. La trama è strutturata in modo molto articolato, senza nessun indizio sull’epilogo della storia, con l’autore che conduce il lettore lungo un percorso a ritroso nel tempo che riuscirà a spiegare gli eventi imprevedibili del presente.

La misura del tempo – Gianrico Carofiglio

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Titolo: La misura del tempo

Autore: Gianrico Carofiglio

Editore: Einaudi

Guido Guerrieri, avvocato, ha quasi cinquant’ anni, comincia ad accusare la routine della professione, affiora una certa stanchezza verso il proprio lavoro. Sente il peso del tempo che passa e che riduce le prospettive. E’ un uomo con pochi stimoli, ancora alla ricerca di una attività che lo rappresenti veramente, più di quanto non abbia fatto la professione di avvocato, da lui concepita fin dagli inizi come qualcosa di provvisorio in attesa della vera svolta.

Guido aveva conosciuto Lorenza quando erano giovani. Lei era bella e affascinante, lui un giovane di venticinque anni ancora poco esperto di cose d’amore. Si erano lasciati e non si erano più rivisti. Un pomeriggio la ritrova nel suo studio. Lei ha perso tutto il suo fascino, è invecchiata, il tempo non è stato gentile con lei e neanche la sorte. Suo figlio Jacopo è in carcere con una condanna per omicidio in primo grado. Lorenza gli chiede di difenderlo nel processo di appello, il suo avvocato precedente è morto da poco. Guido accetta la difesa. Si rende conto delle difficoltà, ma accetta lo stesso il caso che appare subito difficile, con pochissime possibilità di successo. Ha inizio il racconto del nuovo processo, mentre Guerrieri rivive alcuni periodi della sua gioventù legati al ricordo di Lorenza. Da un lato la cronaca giudiziaria con la spiegazione per non addetti ai lavori di tutti i tecnicismi e le tattiche di difesa, di come condurre le contro indagini, dell’attività che un avvocato difensore deve svolgere per preparare al meglio il processo. Dall’altro lato c’è un uomo più che maturo che si ritrova a rivivere parte del suo passato dopo ventisette anni, provando sentimenti contrastanti e lontani tra loro. Dalla compassione per la persona che vede con gli occhi, per le rughe che il tempo e la vita hanno lasciato, ed il ricordo della persona che era stata, con il suo fascino e la bellezza che non ci sono più ma che tornano di continuo alla memoria, rievocando le emozioni e le sensazioni di un tempo. Il romanzo è raccontato in prima persona da Guerrieri e si svolge su due piani temporali, tra ricordi pieni di malinconia e vicende processuali, veloci, dinamiche, con la spietata competizione tra difesa e accusa.

Gianrico Carofiglio ci ricorda l’importanza di guardare le cose da diversi punti di vista, nei processi come nella vita quotidiana e di non accettare le verità più comode ma di avere sempre dei dubbi e di usarli per accertare la verità. “La misura del tempo” è un invito a ripensare alla propria vita, a quello che si sta facendo ed al futuro che si desidera. Non è mai troppo tardi per immaginare un cambiamento e per tentare di realizzarlo veramente.

L’atroce delitto di via Lurcini – Francesco Recami

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Titolo: L’atroce delitto di via Lurcini

Autore: Francesco Recami

Editore: Sellerio

Un palazzo abbandonato nei pressi della stazione di Santa Maria Novella a Firenze è il luogo dove disperati e barboni senza fissa dimora si rifugiano la notte. Questo luogo è il regno di Franzes, un senza tetto anche lui ma con un passato di piccolo imprenditore, ora in disgrazia. Franzes gestisce il palazzo abbandonato come se fosse suo, facendosi pagare dai suoi poveri ospiti. Una mattina Franzes si sveglia senza ricordare assolutamente cosa avesse fatto la sera prima. E’ sporco di sangue, ha tra le mani un coltello e nel suo misero giaciglio trova una parrucca rossa ed un paio di scarpe da donna rosa. Teme di aver ucciso una donna, ma non riesce a ricordare nulla.

La vita nel ricovero per disperati va avanti con i soliti litigi tra gli occupanti e i soliti soprusi, secondo una certa routine ormai consolidata, quando viene interrotta dalla presenza della troupe di un famoso coreografo che vuole usare il ricovero dei senzatetto per ambientare un suo spettacolo dal titolo “Gli ultimi”.  Tra i preparativi per lo spettacolo ed i tentativi di Franzes di scoprire come mai fosse in possesso della parrucca rossa e delle scarpe rosa, il romanzo coinvolge nella storia un gruppo di personaggi di diverse etnie dalle storie più disparate, tutti ospitati nei fatiscenti spazi del palazzo abbandonato. La storia racconta episodi senza pietà umana, dove non ci sono buoni, ma solo povertà, sporcizia, disordine, risse e litigi, uomini e donne colpiti dalla cattiva sorte che sono preda dei loro istinti. I protagonisti sono tutti nello stesso tempo vittime e carnefici, tutti pronti ad approfittarsi di ogni occasione per guadagnare qualche spicciolo o rimediare qualche cosa. Una vita dedita alla sopravvivenza, dove il detto “mors tua vita mea” non è solo un dotto riferimento a rimembranze scolastiche ma è il modo reale di vivere la quotidianità. Lo spettacolo che il noto coreografo vuole mettere in piedi non è altro che la vita quotidiana degli inquilini del palazzo, dove gli ultimi vanno in scena tutti i giorni, non solo durante la messa in scena dello spettacolo. Così come il palazzo abbandonato con i suoi inquilini è una metafora piuttosto crudele ma veritiera del mondo in cui viviamo.

Recami scrive in modo schietto e diretto, senza giri di parole. Il suo stile cinico e sarcastico ci mostra difetti e contraddizioni della nostra società che in genere non riusciamo a vedere, per ricordarci, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che la vita vera non è rose e fiori, ma è piena di fatti e comportamenti crudeli. Questo richiamo alla realtà, cruda e scomoda, è comunque fatto con umorismo e con uno stile irriverente, che permette al lettore di riflettere sulla realtà riuscendo anche a coglierne il lato comico, non solo quello violento.