Luciano De Crescenzo

Anche Luciano De Crescenzo ci ha lasciato. Devo molto della mia passione per la lettura proprio a lui. Lo ammiravo per la sua evoluzione, da ingegnere idraulico a scrittore di successo, da dirigente di industria ad uomo di cultura e di spettacolo. Lo trovavo spassoso e nello stesso tempo gentile ed arguto, mai volgare, con quella cadenza napoletana delicata ed irresistibile. Riposa in pace anche tu, Luciano.

Andrea Camilleri

Addio Andrea Camilleri, riposa in pace. Sei stato un grande scrittore ma soprattutto un grande uomo. Hai sempre espresso le tue idee con chiarezza e coraggio, mai nessun cedimento all’opportunismo. Hai scritto per divertire ma anche per insegnare a difendere la libertà e combattere gli egoismi. Ci lasci una eredità ricchissima, i tuoi scritti e le tue idee. Chissà se ne saremo degni.

Addio Niki

Addio Niki. Te ne sei andato improvvisamente. Sapevano che le cose non stavano andando per il verso giusto, ma speravamo di rivederti ai box. Sei stato uno dei più grandi campioni del Motor Sport. Eri un grande pilota ma l’incidente del Nurburgring ti ha fatto diventare un eroe. Certo Merzario ti ha salvato la vita e non lo hai trattato proprio bene. Quella volta potevi fare meglio. Le tue ferite esteriori erano ormai un marchio di fabbrica, il simbolo del tuo coraggio. Le ferite interne ti hanno fatto soffrire dopo qualche anno e forse ti hanno portato via troppo presto. Hai perso un mondiale sotto la pioggia perché hai avuto paura, ti sei fermato prima che fosse troppo tardi. Sei stato un grande uomo, pilota, imprenditore e team manager. Eri passato al nemico Mercedes ma per noi sei sempre rimasto Niki, come quando guidavi la Ferrari. Il tuo italiano era peggiorato negli ultimi anni, ma eri rimasto sempre uno dei nostri.  Riposa in pace Niki, ci mancherai. Saluta James quando lo incontri.

Primo maggio

Seguo i temi del lavoro tutto l’anno per motivi professionali, ho a che fare quotidianamente con la formazione dei dipendenti e la sicurezza del lavoro. Trovo che la festività del primo maggio sia una ricorrenza ormai sbiadita, svuotata del suo reale significato, infarcita di retorica e di luoghi comuni, in cui molti parlano senza dire nulla che possa contribuire realmente a migliorare la situazione dei lavoratori meno fortunati o di coloro che sono senza lavoro. Ci vorrebbe meno ipocrisia e maggiore determinazione a fare qualcosa di concreto per chi il lavoro non lo ha e per chi è costretto a lavorare in condizioni impossibili.

In questi giorni sta facendo molto scalpore la protesta dei Food Rider, ossia coloro che in bicicletta consegnano cibo a domicilio. La protesta consiste nella minaccia di rendere pubblici nomi, abitudini ed altri dettagli privati dei clienti presunti VIP dal braccino corto che non lasciano mance a chi consegna loro le ordinazioni. La forma insolita di protesta ha scatenato una serie di articoli sui vari organi di informazione, smentite da parte degli interessati, tanti commenti pieni di odio sui social. Trovo questo tipo di protesta fuori luogo. I Rider stanno sbagliando bersaglio. Il loro nemico non sono i clienti che acquistano i servizi dalle aziende che li sfruttano. Non sono i clienti che devono elargire mance per arrotondare la misera paga che viene corrisposta dalle aziende a chi consegna le ordinazioni. I Rider fanno un lavoro rischioso, affrontano in bici il traffico delle città, sono costretti a lavorare con ogni condizione climatica, senza alcuna copertura assicurativa, senza nessuna dotazione di sicurezza pagata dall’azienda, per pochi spiccioli a consegna, mentre le aziende che li ingaggiano realizzano utili milionari. Per i food rider non ci sono tutele, non ci sono leggi o normative sulla sicurezza del lavoro, non ci sono salari minimi, non c’è nessuno che li difenda. E’ questa la modernità? E’ questo il progresso che avanza? No, affatto. E’ il vecchio che trionfa. Multinazionali ricche e potenti si muovono in modo scaltro e spregiudicato cogliendo di sorpresa i governi che spesso colpevolmente reagiscono con la velocità dei bradipi alle iniziative dei privati, senza riuscire a riscrivere regole e leggi continuamente e creativamente aggirate dalle aziende. Un anno fa i Food Rider erano nelle stesse condizioni ed oggi nulla è cambiato anzi l’unica cosa che è cambiata è la paga per consegna che è stata dimezzata. I food rider non dovrebbero protestare o scioperare. Dovrebbero fare molto di più. Dato che tutti dicono che guadagnano troppo poco ed il lavoro che fanno non dà loro nessuna prospettiva futura (per quanti anni si può fare il food rider?) dovrebbero fare un atto di coraggio collettivo e rinunciare a questo sfruttamento lasciando le aziende. Tutti, insieme, contemporaneamente e subito. Una azione collettiva, concreta, forte, coraggiosa. A beneficio di tutti loro ed anche degli altri che in futuro lavoreranno per le stesse aziende.

Perché accettare di essere sfruttati? I food rider possono essere presi come esempio di tutti i lavoratori costretti ad accettare condizioni impossibili. Ci sono esempi anche in altri campi, di aziende di dimensione mondiali, che stanno acquisendo posizioni quasi monopolistiche, che continuano a macinare profitti miliardari in euro o dollari imponendo ai propri dipendenti condizioni di produttività impossibili.

Bisogna riconquistare per tutti i lavoratori il diritto ad avere un lavoro dignitoso. Perché farsi sfruttare da aziende che grazie a questo sfruttamento fanno profitti milionari senza ridustribuire in modo equo gli utili ?

Un modello di business non può funzionare sottopagando la manodopera ed imponendo condizioni vessatorie a coloro che svolgono il lavoro sul campo. Questo sfruttamento andrebbe proibito dalla legge. Perché un semplice artigiano se ha bisogno di un aiutante lo deve assumere, formare, dotarlo di adeguati dispositivi di sicurezza, pagare tutti i contributi previsti, malattie, ferie, riposi e festività, mentre aziende milionarie possono permettersi di sfruttare i lavoratori che tengono in piedi il business senza offrire ai lavoratori condizioni minime accettabili? Non sono queste le aziende di cui abbiamo bisogno per risolvere il problema della disoccupazione, non sono questi i lavori che possono aiutare i disoccupati a trovare il modo di guadagnarsi da vivere. Questo è solo un esempio delle tante cose che non vanno nel mondo del lavoro. Ma nessuno fa niente, né il Governo né i Sindacati. Ed anche questo primo maggio 2019 sarà sprecato, solo tante parole e niente fatti. Intanto in Italia dal primo gennaio 2019 i morti sul lavoro sono 145.

Scrittori ingegneri – aggiornamento

Uno dei miei primi post elencava gli ingegneri divenuti scrittori.

Gli ingegneri in genere sono considerati troppo legati alla tecnologia per avere velleità artistiche. Ma questo è un luogo comune che vorrei sfatare.

Ho inserito nuovi nomi all’elenco iniziale di ingegneri scrittori.

Ingegneri scrittori (aggiornamento del 5/4/2019)

  • Fyodor Dostoyevsky
  • Robert Musil
  • Carlo Emilio Gadda
  • Andrea Barbato
  • Claudio Calabrese
  • Roberto Costantini
  • Luciano De Crescenzo
  • Patrik Fogli
  • Leonardo Sinisgalli
  • Roberto Vacca
  • Yrsa Sigurdardottir
  • Elisabeth Noreback
  • Emilio Bignami
  • Louis Notari
  • Francesco Grandis
  • Paolo Zardi

Se la ricerca si estende ad altre specialità scientifiche, quali la chimica, l’elenco si arricchisce con:

  • Elias Canetti
  • Primo Levi
  • Marco Malvaldi

Come architetto c’è anche:

  • Rosanna Rubino (Architetto)

La ricerca continua.

Gilet Gialli

FOTO GILET GIALLI

Sono stato mercoledì scorso a Cassis, vicino Marsiglia. Ho percorso in auto l’autostrada da Ventimiglia a Marsiglia. Ho incontrato i famigerati gilet gialli, gli autori della clamorosa protesta iniziata contro l’aumento del prezzo dai carburanti che sta tenendo in scacco la Francia nelle ultime settimane. I caselli autostradali erano presidiati dai manifestanti che impedivano il pagamento dei pedaggi. Grandi cartelli ricordavano il motivo della protesta, che si può riassumere nella reazione del ceto medio contro la politica del Governo, per le troppe tasse e per la progressiva perdita di potere di acquisto e delle tutele sociali.

Il principale obiettivo dei gilet gialli è il presidente Emmanuel Macron, colpevole di aver dimenticato nella sua azione politica, proprio il ceto medio, probabilmente il suo principale elettore.

I manifestanti non appartengono a nessun schieramento politico, il movimento dei “gilet gialli” è nato al di fuori dei partiti e dei sindacati. E’ il ceto medio che si è stufato di essere utilizzato come fonte di finanziamento di tutte le manovre politiche e di essere preso in giro dalle false promesse dei politici durante le elezioni e poi dimenticato per tutto il resto della legislatura.

Solo un anno e mezzo fa Macron era stato scelto dal 66 % degli elettori votanti e il motivo principale della scelta era stata la sua indipendenza dai partiti tradizionali. Ora si ritrova contro buona parte dei cittadini francesi che proseguono con la loro protesta nonostante il Governo Francese abbia fatto notevoli passi indietro, sospendendo le nuove tasse sui carburanti e rinviando i rincari sui trasporti inquinanti. Lo sciopero continua, l’obiettivo è cacciare Macron, spingerlo alle dimissioni. Macron si è sempre definito un liberista, parola che suona spesso tranquillizzante per gli elettori, come se fosse sinonimo di qualcosa di buono, ma che rappresenta una idea politica che in realtà raramente ha prodotto qualcosa di buono per la maggioranza della popolazione, favorendo in genere gli interessi delle élite che gestiscono il potere. Negli ultimi vent’anni la politica dei principali paesi europei è stata caratterizzata dal continuo e progressivo attacco al ceto medio che ha provocato il suo progressivo impoverimento e peggioramento delle sue condizioni e prospettive di vita. E’ noto da sempre che Macron è espressione del mondo della finanza e da Presidente sta governando coerentemente alle idee sue e di quelli che rappresenta. Ritengo condivisibile la rabbia dei cittadini francesi. Così come trovo giusto che il ceto medio trovi una forma diversa di rappresentanza rispetto agli attuali partiti. Mi chiedo però perché i francesi hanno votato in massa Macron. Cari francesi, non potevate pensarci prima?

Eseguendo la Sentenza e Un atomo di verità

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Titolo: Eseguendo la sentenza

Autore: Giovanni Bianconi

Editore: Corriere della Sera

 

Titolo: Un atomo di verità

Autore: Marco Damilano

Editore: Feltrinelli

 

Due libri sul caso Moro. Un rapimento iniziato con una strage (i cinque uomini della scorta) e concluso con l’omicidio dell’uomo politico più importante dell’Italia dell’epoca.

Un evento tanto crudele quanto misterioso che dopo 40 anni rimane avvolto dalla nebbia delle bugie, dei depistaggi, delle false ricostruzioni, delle strane presenze sul luogo del rapimento.

Due libri abbastanza diversi tra loro, il primo è una cronaca dei 55 giorni del rapimento, iniziato il 16 marzo 1978 e concluso il 9 maggio 1978, il secondo è più un racconto di sentimenti e di emozioni legate ai personaggi e luoghi coinvolti nella storia. I due libri citati in questo post non fanno nuova luce sui misteri legati a quanto accaduto nel 1978, ma tengono accesa l’attenzione dell’opinione pubblica su un evento che ha troppe ombre e zone oscure su cui dovrà essere fatta chiarezza. 40 anni sono troppi per non essere riusciti a fare piena luce sul rapimento Moro.

Tanto per mantenere viva la memoria su altri omicidi dell’epoca, un triste elenco:

Oltre ad Aldo Moro, il 9 maggio 1978 fu ucciso Peppino Impastato, giornalista antimafia.

Il 20 marzo 1979 fu ucciso il giornalista Mino Pecorelli.

Il 21 luglio 1979 fu ucciso Boris Giuliano, Capo della Mobile di Palermo

Il 25 settembre 1979 fu ucciso il giudice Cesare Terranova.

Non dobbiamo dimenticare. Dobbiamo continuare a pretendere che la verità venga alla luce.