Addio Niki

Addio Niki. Te ne sei andato improvvisamente. Sapevano che le cose non stavano andando per il verso giusto, ma speravamo di rivederti ai box. Sei stato uno dei più grandi campioni del Motor Sport. Eri un grande pilota ma l’incidente del Nurburgring ti ha fatto diventare un eroe. Certo Merzario ti ha salvato la vita e non lo hai trattato proprio bene. Quella volta potevi fare meglio. Le tue ferite esteriori erano ormai un marchio di fabbrica, il simbolo del tuo coraggio. Le ferite interne ti hanno fatto soffrire dopo qualche anno e forse ti hanno portato via troppo presto. Hai perso un mondiale sotto la pioggia perché hai avuto paura, ti sei fermato prima che fosse troppo tardi. Sei stato un grande uomo, pilota, imprenditore e team manager. Eri passato al nemico Mercedes ma per noi sei sempre rimasto Niki, come quando guidavi la Ferrari. Il tuo italiano era peggiorato negli ultimi anni, ma eri rimasto sempre uno dei nostri.  Riposa in pace Niki, ci mancherai. Saluta James quando lo incontri.

Primo maggio

Seguo i temi del lavoro tutto l’anno per motivi professionali, ho a che fare quotidianamente con la formazione dei dipendenti e la sicurezza del lavoro. Trovo che la festività del primo maggio sia una ricorrenza ormai sbiadita, svuotata del suo reale significato, infarcita di retorica e di luoghi comuni, in cui molti parlano senza dire nulla che possa contribuire realmente a migliorare la situazione dei lavoratori meno fortunati o di coloro che sono senza lavoro. Ci vorrebbe meno ipocrisia e maggiore determinazione a fare qualcosa di concreto per chi il lavoro non lo ha e per chi è costretto a lavorare in condizioni impossibili.

In questi giorni sta facendo molto scalpore la protesta dei Food Rider, ossia coloro che in bicicletta consegnano cibo a domicilio. La protesta consiste nella minaccia di rendere pubblici nomi, abitudini ed altri dettagli privati dei clienti presunti VIP dal braccino corto che non lasciano mance a chi consegna loro le ordinazioni. La forma insolita di protesta ha scatenato una serie di articoli sui vari organi di informazione, smentite da parte degli interessati, tanti commenti pieni di odio sui social. Trovo questo tipo di protesta fuori luogo. I Rider stanno sbagliando bersaglio. Il loro nemico non sono i clienti che acquistano i servizi dalle aziende che li sfruttano. Non sono i clienti che devono elargire mance per arrotondare la misera paga che viene corrisposta dalle aziende a chi consegna le ordinazioni. I Rider fanno un lavoro rischioso, affrontano in bici il traffico delle città, sono costretti a lavorare con ogni condizione climatica, senza alcuna copertura assicurativa, senza nessuna dotazione di sicurezza pagata dall’azienda, per pochi spiccioli a consegna, mentre le aziende che li ingaggiano realizzano utili milionari. Per i food rider non ci sono tutele, non ci sono leggi o normative sulla sicurezza del lavoro, non ci sono salari minimi, non c’è nessuno che li difenda. E’ questa la modernità? E’ questo il progresso che avanza? No, affatto. E’ il vecchio che trionfa. Multinazionali ricche e potenti si muovono in modo scaltro e spregiudicato cogliendo di sorpresa i governi che spesso colpevolmente reagiscono con la velocità dei bradipi alle iniziative dei privati, senza riuscire a riscrivere regole e leggi continuamente e creativamente aggirate dalle aziende. Un anno fa i Food Rider erano nelle stesse condizioni ed oggi nulla è cambiato anzi l’unica cosa che è cambiata è la paga per consegna che è stata dimezzata. I food rider non dovrebbero protestare o scioperare. Dovrebbero fare molto di più. Dato che tutti dicono che guadagnano troppo poco ed il lavoro che fanno non dà loro nessuna prospettiva futura (per quanti anni si può fare il food rider?) dovrebbero fare un atto di coraggio collettivo e rinunciare a questo sfruttamento lasciando le aziende. Tutti, insieme, contemporaneamente e subito. Una azione collettiva, concreta, forte, coraggiosa. A beneficio di tutti loro ed anche degli altri che in futuro lavoreranno per le stesse aziende.

Perché accettare di essere sfruttati? I food rider possono essere presi come esempio di tutti i lavoratori costretti ad accettare condizioni impossibili. Ci sono esempi anche in altri campi, di aziende di dimensione mondiali, che stanno acquisendo posizioni quasi monopolistiche, che continuano a macinare profitti miliardari in euro o dollari imponendo ai propri dipendenti condizioni di produttività impossibili.

Bisogna riconquistare per tutti i lavoratori il diritto ad avere un lavoro dignitoso. Perché farsi sfruttare da aziende che grazie a questo sfruttamento fanno profitti milionari senza ridustribuire in modo equo gli utili ?

Un modello di business non può funzionare sottopagando la manodopera ed imponendo condizioni vessatorie a coloro che svolgono il lavoro sul campo. Questo sfruttamento andrebbe proibito dalla legge. Perché un semplice artigiano se ha bisogno di un aiutante lo deve assumere, formare, dotarlo di adeguati dispositivi di sicurezza, pagare tutti i contributi previsti, malattie, ferie, riposi e festività, mentre aziende milionarie possono permettersi di sfruttare i lavoratori che tengono in piedi il business senza offrire ai lavoratori condizioni minime accettabili? Non sono queste le aziende di cui abbiamo bisogno per risolvere il problema della disoccupazione, non sono questi i lavori che possono aiutare i disoccupati a trovare il modo di guadagnarsi da vivere. Questo è solo un esempio delle tante cose che non vanno nel mondo del lavoro. Ma nessuno fa niente, né il Governo né i Sindacati. Ed anche questo primo maggio 2019 sarà sprecato, solo tante parole e niente fatti. Intanto in Italia dal primo gennaio 2019 i morti sul lavoro sono 145.

Scrittori ingegneri – aggiornamento

Uno dei miei primi post elencava gli ingegneri divenuti scrittori.

Gli ingegneri in genere sono considerati troppo legati alla tecnologia per avere velleità artistiche. Ma questo è un luogo comune che vorrei sfatare.

Ho inserito nuovi nomi all’elenco iniziale di ingegneri scrittori.

Ingegneri scrittori (aggiornamento del 5/4/2019)

  • Fyodor Dostoyevsky
  • Robert Musil
  • Carlo Emilio Gadda
  • Andrea Barbato
  • Claudio Calabrese
  • Roberto Costantini
  • Luciano De Crescenzo
  • Patrik Fogli
  • Leonardo Sinisgalli
  • Roberto Vacca
  • Yrsa Sigurdardottir
  • Elisabeth Noreback
  • Emilio Bignami
  • Louis Notari
  • Francesco Grandis
  • Paolo Zardi

Se la ricerca si estende ad altre specialità scientifiche, quali la chimica, l’elenco si arricchisce con:

  • Elias Canetti
  • Primo Levi
  • Marco Malvaldi

Come architetto c’è anche:

  • Rosanna Rubino (Architetto)

La ricerca continua.

Gilet Gialli

FOTO GILET GIALLI

Sono stato mercoledì scorso a Cassis, vicino Marsiglia. Ho percorso in auto l’autostrada da Ventimiglia a Marsiglia. Ho incontrato i famigerati gilet gialli, gli autori della clamorosa protesta iniziata contro l’aumento del prezzo dai carburanti che sta tenendo in scacco la Francia nelle ultime settimane. I caselli autostradali erano presidiati dai manifestanti che impedivano il pagamento dei pedaggi. Grandi cartelli ricordavano il motivo della protesta, che si può riassumere nella reazione del ceto medio contro la politica del Governo, per le troppe tasse e per la progressiva perdita di potere di acquisto e delle tutele sociali.

Il principale obiettivo dei gilet gialli è il presidente Emmanuel Macron, colpevole di aver dimenticato nella sua azione politica, proprio il ceto medio, probabilmente il suo principale elettore.

I manifestanti non appartengono a nessun schieramento politico, il movimento dei “gilet gialli” è nato al di fuori dei partiti e dei sindacati. E’ il ceto medio che si è stufato di essere utilizzato come fonte di finanziamento di tutte le manovre politiche e di essere preso in giro dalle false promesse dei politici durante le elezioni e poi dimenticato per tutto il resto della legislatura.

Solo un anno e mezzo fa Macron era stato scelto dal 66 % degli elettori votanti e il motivo principale della scelta era stata la sua indipendenza dai partiti tradizionali. Ora si ritrova contro buona parte dei cittadini francesi che proseguono con la loro protesta nonostante il Governo Francese abbia fatto notevoli passi indietro, sospendendo le nuove tasse sui carburanti e rinviando i rincari sui trasporti inquinanti. Lo sciopero continua, l’obiettivo è cacciare Macron, spingerlo alle dimissioni. Macron si è sempre definito un liberista, parola che suona spesso tranquillizzante per gli elettori, come se fosse sinonimo di qualcosa di buono, ma che rappresenta una idea politica che in realtà raramente ha prodotto qualcosa di buono per la maggioranza della popolazione, favorendo in genere gli interessi delle élite che gestiscono il potere. Negli ultimi vent’anni la politica dei principali paesi europei è stata caratterizzata dal continuo e progressivo attacco al ceto medio che ha provocato il suo progressivo impoverimento e peggioramento delle sue condizioni e prospettive di vita. E’ noto da sempre che Macron è espressione del mondo della finanza e da Presidente sta governando coerentemente alle idee sue e di quelli che rappresenta. Ritengo condivisibile la rabbia dei cittadini francesi. Così come trovo giusto che il ceto medio trovi una forma diversa di rappresentanza rispetto agli attuali partiti. Mi chiedo però perché i francesi hanno votato in massa Macron. Cari francesi, non potevate pensarci prima?

Eseguendo la Sentenza e Un atomo di verità

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Titolo: Eseguendo la sentenza

Autore: Giovanni Bianconi

Editore: Corriere della Sera

 

Titolo: Un atomo di verità

Autore: Marco Damilano

Editore: Feltrinelli

 

Due libri sul caso Moro. Un rapimento iniziato con una strage (i cinque uomini della scorta) e concluso con l’omicidio dell’uomo politico più importante dell’Italia dell’epoca.

Un evento tanto crudele quanto misterioso che dopo 40 anni rimane avvolto dalla nebbia delle bugie, dei depistaggi, delle false ricostruzioni, delle strane presenze sul luogo del rapimento.

Due libri abbastanza diversi tra loro, il primo è una cronaca dei 55 giorni del rapimento, iniziato il 16 marzo 1978 e concluso il 9 maggio 1978, il secondo è più un racconto di sentimenti e di emozioni legate ai personaggi e luoghi coinvolti nella storia. I due libri citati in questo post non fanno nuova luce sui misteri legati a quanto accaduto nel 1978, ma tengono accesa l’attenzione dell’opinione pubblica su un evento che ha troppe ombre e zone oscure su cui dovrà essere fatta chiarezza. 40 anni sono troppi per non essere riusciti a fare piena luce sul rapimento Moro.

Tanto per mantenere viva la memoria su altri omicidi dell’epoca, un triste elenco:

Oltre ad Aldo Moro, il 9 maggio 1978 fu ucciso Peppino Impastato, giornalista antimafia.

Il 20 marzo 1979 fu ucciso il giornalista Mino Pecorelli.

Il 21 luglio 1979 fu ucciso Boris Giuliano, Capo della Mobile di Palermo

Il 25 settembre 1979 fu ucciso il giudice Cesare Terranova.

Non dobbiamo dimenticare. Dobbiamo continuare a pretendere che la verità venga alla luce.

A Genova non è crollato solo il ponte

Quando ho letto le prime notizie sul crollo del ponte Morandi lo scorso 14 agosto, la prima reazione è stata di incredulità, poi con il passare dei minuti, quando la tragedia si è manifestata in tutta la sua disastrosa portata, lo sgomento ha preso il sopravvento. Non è crollato solo il ponte di Genova. Si è sgretolata l’Italia. Un disastro così grande, indipendentemente dalle cause tecniche che lo hanno provocato, dimostra che l’Italia è un paese che non funziona, marcio nella sua stuttura portante, proprio come il ponte.

Non c’è solo un ponte da ricostruire. C’è da costruire uno stato che funzioni veramente e non solo nelle dichiarazioni propagandistiche dei politici, che sia in grado di proteggere i suoi cittadini e tutelarli, di garantire diritti e pretendere che tutti facciano il proprio dovere. Uno stato capace di spendere le proprie risorse in modo oculato e non sprecarle in modo becero. La legge permette di dare in concessione i beni dello stato ? Se il risultato è quello di Genova si revochino tutte le concessioni, si cambino subito le leggi che le regolano. La Concessionaria che aveva in gestione il ponte ha rispettato tutte le regole ? Allora le regole sono sbagliate e devono essere riscritte. Ci sono 43 morti che giustificano ampiamente qualsiasi intervento legislativo. Abbiano dovuto dare in concessione la rete autostradale per ridurre il debito pubblico per entrare nell’euro ? Allora le regole europee sono sbagliate e bisogna combattere per cambiare ciò che di sbagliato è stato fatto.

Non è possibile che lo Stato italiano non abbia le risorse economiche e le strutture organizzative e di controllo per evitare quello che è successo a Genova. Le grandi infrastrutture devono essere gestite e manutenute con l’unico scopo di garantire gli interessi del popolo italiano e non per fare arricchire gruppi privati. Non si possono dare in concessione attività importanti e remunerative come la gestione delle rete autostradale italiana, costruita con i soldi di tutti gli italiani, per fare arricchire aziende private vicine ai politici del momento. Le responsabilità non sono solo della Concessionaria ma anche delle forze politiche che hanno permesso questa scelta scellerata. Tutte le attività di importanza nazionale devono essere controllate dallo stato che deve intervenire per garantire sicurezza e continuità di esercizio. Serve una politica più responsabile e lungimirante, che governi in base a stategie e programmi a lungo termine e non in base ai sondaggi. Servono banche, dirigenti pubblici, politici, imprese e imprenditori che abbiano a cuore il futuro dell’Italia. Servono enti di controllo efficaci dotati di tutti i mezzi necessari per fare bene il loro lavoro, leggi funzionali di facile e certa applicazione. Serve una giustizia veloce ed efficiente. Servono elettori più attenti alle competenze dei candidati alle elezioni politiche che alle ideologie, meno populismi e maggiore visione strategica del futuro. Serve una stampa meno prona verso la politica ma più critica e vigile. Serve una istruzione migliore, investire sulla formazione degli insegnanti, riqualificare le università, aumentare il livello medio di istruzione della popolazione. Non servono scorciatoie o sotterfugi, serve formare persone migliori, diffondere il concetto di responsabilità personale. Serve un progetto per definire l’Italia del futuro. Serve una concezione diversa di come amministrare il bene pubblico, materiale, finanziario ed intellettuale. Non serve cercare soluzioni di comodo o incolpare qualche avversario per mettersi a posto la coscienza. Serve uno sforzo enorme di tutti gli italiani per trasformare il paese in qualcosa di diverso da quello che è adesso.

Ancora Primo maggio

Primo maggio 1994. Alle ore 18,40, il cuore di Ayrton Senna ha smesso di battere.

Non dimenticherò mai quel comunicato medico, letto con voce tremante da una dottoressa dell’ospedale di Imola.

Ma Ayrton era praticamente morto qualche ora prima, alle 14,17, nell’impatto della sua vettura alla curva del Tamburello dell’autodromo di Imola. Le immagini TV non lasciavano molte speranze. Si era intravisto Senna sdraiato per terra su un lenzuolo bianco con una enorme macchia di sangue in corrispondenza della testa. Solo un attimo, poi la regia aveva cambiato inquadratura.

Di quel giorno ricordo come fosse adesso le immagini dell’incidente, lo schianto, l’attesa del comunicato, la terribile conferma. Seguo la Formula 1 da quando avevo 10 anni e ovviamente ero un grande difoso di Senna. Mi piaceva come pilota, veloce, coraggioso, implacabile, mi piaceva soprattutto come persona. Generoso con i meno fortunati, capace di grandi gesti di umanità lontano dai riflettori, era un grande uomo dallo sguardo profondo e melanconico. Nessuno è stato grande come lui. Qualche anno fà ero per lavoro in Brasile, a Rio de Janeiro. Mi trovavo in una grande strada a tre corsie, una specie di autostrada. Leggo il nome della via. Avenida Ayrton Senna. Un brivido mi ha scosso dalla testa ai piedi.

Primo maggio

Primo maggio, festa del lavoro e dei lavoratori. Oggi tutti diranno che il lavoro è importante, che va difeso, che vanno creati posti di lavoro, che la sicurezza del lavoro è una priorità. Domani tutti continueranno a fare quello che è stato fatto fino ad ora, ossia nulla, con conseguenti statistiche crescenti dei morti sul lavoro e dei disoccupati.

Diceva Albert Einstein: non si possono risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che li ha creati.

Creare posti di lavoro stabili dovrebbe essere una priorità di qualsiasi governo, invece si preferisce favorire il precariato. Che costa meno. Tutelare i lavoratori ? Costerebbe troppo, di questi tempi non ce lo possiamo permettere. E la sicurezza del lavoro ? Basta produrre leggi di difficile applicazione, vessare chi è in regola o prova ad esserlo ed ignorare chi è completamente fuori regola. Per le aziende la sicurezza è un costo, la formazione dei lavoratori è un costo, se i costi sono troppo alti i profitti si riducono, quindi meglio fare più profitti, poi se ci scappa l’incidente si vedrà, il modo di mettere a posto le carte si trova sempre.

Protestare? Non serve, chi lo fà viene allontanato dal lavoro, ci sono le norme a tutela dei diritti dei lavoratori, ma possono essere eluse molto facilmente. E perdere il lavoro di questi tempi vuol dire avere ottime probabilità di restare disoccupati ed andare ad aumentare il numero di lavoratori disponibili a fare di tutto per pochi soldi. Come quelli che fanno le consegne di cibo a domicilio in bicicletta. Oggi su un quotidiano c’è una intervista ad un food rider, uno dei tanti giovani o meno giovani che per soli 5 euro a consegna, vanno in bicicletta in giro per la città, a tutte le ore, con tutti i rischi a carico del lavoratore, senza alcuna assicurazione o alcuna tutela.

Questa è la Gig Economy. E’ la modernità. Il nuovo che avanza ? No è sempre il solito vecchio modo di fare profitti sulla pelle delle persone che hanno bisogno di guadagnare, sfruttando vuoti legislativi che i governi colmano non tempi molto lunghi e colpevole ritardo.

Vorrei poter convincere tutti i food biker a lasciar perdere, provare a fare altri lavori a condizioni più dignitose, di non farsi sfruttare in questo modo così palese e arrogante, di non buttarsi via per pochi soldi. Ma capisco che per molti non ci sono alternative e allora cresce la rabbia e il senso di impotenza. Intanto c’è chi si arricchisce sfruttando gli altri. Altri per i quali il primo maggio non ha alcun significato.

 

Il primo post

Ho preso coraggio e l’ho fatto.

Ho aperto un blog.

Questo è il mio primo post.

Scrivere queste poche parole è stato difficile.

Mille dubbi su cosa scrivere e come scrivere.

Per trovare aiuto, come spesso ho fatto nella vita, mi sono affidato ai libri.

Ho letto di recente un romanzo dal titolo “Rapsodia Francese” di Antonie Laurain.

La trama del romanzo ruota attorno al titolo di una canzone “Siamo fatti della stessa materia dei nostri sogni”, famosissima frase di W.Shakespeare. Se vi capita leggetelo, è un bel libro, soprattutto se avete una certa età e vi piace la musica rock.

La vita spesso ci allontana dai nostri sogni e viviamo con il rimorso di non aver fatto abbastanza per realizzarli.

Il mio sogno è sempre stato quello di essere uno scrittore.

Ora posso provare a scrivere e mettermi alla prova.

Scriverò di libri, di cose che mi piacciono o di cose che mi indignano, non ho ancora un piano definito.

Se riuscirò a conquistare qualche lettore sarò felicissimo.

Se resterò nell’anonimato, sarò contento lo stesso, potrò sempre dire di averci provato.

Per ora è tutto.

A presto.