La scuola

La scuola 01

Titolo: La scuola

Autore: Herman Koch

Editore: Neri Pozza

Traduzione: Stefano Musilli

“La scuola” è un romanzo di Herman Koch, romanziere olandese, scritto nel 1989 e recentemente pubblicato in Italia da Neri Pozza. Il romanzo racconta la storia di un ragazzo, figlio unico, nato in una famiglia benestante e progressista, che vive in un quartiere bene di Amsterdam e viene iscritto dalla famiglia in una scuola riservata ai figli di famiglie facoltose, che applica il metodo “Montanelli”. Chiaro il riferimento al metodo Montessori che nel romanzo cambia nome probabilmente per evitare qualche problema legale.

La famiglia del ragazzo si è traferita da poco nel quartiere. La situazione familiare del ragazzo non è serena. La madre è malata e morirà in breve tempo, il padre è un giornalista, ha una amante, la moglie è a conoscenza del tradimento, una situazione molto difficile da sopportare per tutti i membri della famiglia. Il ragazzo è la voce narrante del romanzo che contiene molti spunti autobiografici della vita di Koch. In pratica è Koch ragazzo che racconta, osserva con gli occhi del ragazzo che fu ma ragiona con la testa della persona che è diventato. La storia narra principalmente i fatti che accadono durante la giornata scolastica, con gli insegnanti insoddisfatti che fanno il loro lavoro senza molto impegno e soddisfazione, con i ragazzi che lavorano pigramente sapendo che dovranno impegnarsi poco per andare avanti. Il libro critica fortemente il metodo “Montanelli”, ritenuto troppo blando e troppo poco formativo. Ad accentuare la sfiducia nel metodo scolastico c’è l’arrivo di un nuovo studente, Jan Wildschut, un ragazzo un po’ ritardato, che agli occhi degli altri studenti, dà l’impressione di uno che si approfitta della sua condizione per fare pena ai professori ed ottenere la loro indulgenza. Questo provoca la reazione degli altri giovani che invece di essere così pazienti con lui lo prenderebbero a schiaffi, convinti che si stiam prendendo troppe libertà grazie alla sua condizione.

Il ragazzo esprime giudizi molto pesanti sulla scuola che frequenta a cominciare dal fatto che la retta è di 16 volte maggiore di quella delle scuole normali e soprattutto non concepisce come un metodo nato per favorire l’apprendimento scolastico di ragazzi di classi sociali povere, sia invece adottato in una scuola per ragazzi appartenenti a famiglie benestanti. Giudica la scuola un vero disastro educativo, autoreferenziale, senza risultati pratici, incapace di formare le persone. Il ragazzo Koch si rende conto che la formazione di una persona passa attraverso sacrifici e disciplina, che i risultati non sono frutto della fortuna ma dell’impegno. Ma qui l’io narrante non è tanto il ragazzo ma Koch adulto, che in ogni pagina del libro trova uno spunto per attaccare il modello sociale progressista benestante, il conformismo della società e la falsità delle relazioni della classe sociale a cui appartiene, sia nella finzione del romanzo che nella vita reale. Kock combatte la sua guerra contro l’ipocrisia con uno stile diretto e pungente, incurante di colpire duro. E’ così che si fa la guerra al nemico. In questo quadro di ribellione, l’attacco al metodo “Montanelli” rientra nella guerra all’ipocrisia ed al buonismo che non dà risultati ma crea solo disastri. Ci vuole altro nella vita.

Benevolenza cosmica

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Titolo: Benevolenza cosmica

Autore: Fabio Bacà

Editore: Einaudi

Kurt O’Reilly è un trentenne che vive a Londra e lavora in un ufficio di statistica governativo. E’ sposato con Elizabeth, famiglia benestante, scrittrice emergente, personalità eccentrica. Il loro matrimonio non va benissimo, i due vivono separati in due appartamenti diversi anche se hanno regolari e felici rapporti sessuali. Kurt sta vivendo un momento difficile della sua vita. E’ infelice. Il motivo di tale infelicità è la fortuna che lo perseguita. Ha un piccolo problema ad un occhio e il suo medico curante gli dice che tra tutti i casi studiati, quel tipo di malattia ha un esito mortale, tranne il suo. Pur lavorando poco e senza entusiasmo, è stato promosso, ricevendo un congruo aumento di stipendio. Ha acquistato una automobile usata che ha un numero di serie con una particolare sequenza numerica ed un riccone la vuole acquistare per una cifra che è oltre il doppio del suo valore. Un investimento finanziario di sole 2.000 sterline gli frutta in un solo giorno oltre 40.000 sterline. Viene colpito per errore da un proiettile durante il tentativo di fermare un pazzo che si voleva suicidare e riceve un indennizzo di 65.000 sterline. Prende un taxi il cui autista è all’ultima corsa prima di andare in pensione e non chiede di essere pagato. Tutto ciò che lo riguarda ha un esito fortunato oltre ogni ragionevole previsione. Ma Kurt sa che c’è qualcosa che non va, che non riesce a capire. Vi sente vittima di questa fortuna che lo assilla, la trova innaturale, fuori luogo. Si sente insoddisfatto anche se non riesce a capire l’origine di questa insoddisfazione. La conclusione del libro cerca di dare un senso alla vita di Kurt che troverà la giusta direzione in modo quanto meno imprevedibile.

Fabio Bacà è al suo esordio letterario che in questo romanzo esordisce esibendo una scrittura brillante e divertente, con una trama originale, quasi irresistibile nella prima metà, mentre la seconda parte perde di spinta per concludere in modo forse inferiore alle attese. Il racconto è ben ambientato in una Londra vulcanica e assediata dal traffico. Gli eventi del racconto si susseguono con un ritmo incalzante e spesso sorprendono per la fantasia dell’invenzione.

Il libro tratta in modo simpatico e ironico il rapporto di Kurt con il proprio destino e con il concetto di fortuna. La conclusione è che la nostra vita è un mistero insondabile a cui nessuna religione o legge fisica riuscirà a spiegarne il significato. Copertina del libro irresistibile per il colore e per la grafica.

I tempi nuovi

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Titolo: I tempi nuovi

Autore: Alessandro Robecchi

Editore: Sellerio

Una utilitaria parcheggiata alla periferia di Milano. Nell’interno un cadavere, le mani legate al volante con le fascette di plastica usate in genere dagli elettricisti, il foro di una pallottola alla tempia, un violento colpo alla nuca. Il morto si chiama Filippo Maria Gelsi. Le indagini scopriranno che era un ragazzo a posto, ottimo studente universitario, fidanzato con una brava ragazza, nato in una famiglia di persone rispettabili. Qualche lavoretto saltuario per mettere da parte i soldi per un viaggio in America. Le indagini sono affidate ai sovraintendenti Ghezzi e Carella e nonostante l’abbondanza di indizi, non riescono a capire da dove partire. Alla agenzia investigativa “Sistemi Integrati” di Oscar Falcone, amico di Carlo Monterossi, noto autore televisivo, si presenta una nuova cliente, Gloria Grechi, impiegata amministrativa di uno studio medico, che chiede di indagare sulla scomparsa del marito Alberto. La donna ha un comportamento strano, per niente turbata dalla scomparsa del marito, certa del suo ritrovamento e del fatto che il marito non sia scappato con una amante. Gloria convince l’agenzia ad occuparsi del caso anche grazie ad un congruo anticipo in contanti. L’agenzia ha da poco acquisito una nuova collaboratrice, Agata Cirielli, ex poliziotta e collega di Ghezzi e Carella. Carlo Monterossi, aiuta il suo amico Oscar Falcone nelle attività dell’agenzia, per umana curiosità e si troverà coinvolto in prima persona nelle indagini sulla sparizione del marito della signora Ghechi molto più di quanto avesse potuto immaginare. La trama ha un breve ma significativo spazio per una vicenda tra adolescenti. Una ragazzina di 14 anni si è lasciata fotografare in qualche posa osé da un ragazzo più grande che minaccia di pubblicare le foto, terrorizzando la ragazzina che per la vergogna non vuole più uscire di casa ed andare a scuola. Il ragazzo delle minacce è figlio di un importante personaggio, uno che scrive libri, che parla in televisione e che non vuole credere che suo figlio possa essere coinvolto in una faccenda squallida come quella delle foto. Il padre “intellettuale” userà tutta la sua influenza per evitare che il figlio sia messo in cattiva luce dalla vicenda, ma intanto riceve una pesante lezione che lo umilierà di fronte a tutta la cerchia dei suoi amici. E questo grazie alla generosità di Ghezzi che ha preso a cuore le sorti della ragazzina. Robecchi si diverte a prendere in giro il tipo di intellettuale rappresentato dal padre del ragazzo, che si protegge dietro le sue conoscenze per evitare di prendere atto della realtà e quindi capire che suo figlio è un mezzo delinquente.

La vicenda è ambientata a Milano, descritta in modo realistico, lontano dai soliti luoghi comuni. Una città in cui circola un fiume di denaro frutto di attività illecite, come scommesse clandestine, spaccio di droga, malaffare di ogni tipo. Tali attività fruttano molti soldi in contanti, che devono essere riciclati per poter essere di nuovo messi in circolazione. Le attività illecite trovano facile manovalanza in giovani disoccupati o semplici pensionati, a cui non sembra vero di poter raggranellare un po di soldi facili, per una o due ore di lavoro semplice come portare un pacco o una borsa ad un indirizzo ben preciso. Nessuno è al corrente del contenuto dei pacchi, nessuno fa domande troppo dettagliate. La povera gente non ha i mezzi per tirare avanti mentre il crimine cresce e si dilaga a macchia d’olio. Monterossi si trova a combattere la sua guerra personale contro la TV spazzatura e la sua trasmissione “Crazy Love” che pure gli ha garantito fama e ricchezza, ma che ormai è diventata una esibizione continua del peggio che una TV commerciale è in grado di offrire. Una trama articolata e piena di diversi personaggi e storie parallele che alla fine confluiranno tutte in un unico finale. Il libro è scritto con il solito stile divertente ed irriverente di Alessandro Robecchi. Dietro la trama “Noir”, l’autore ha scritto una vera e propria critica ai tempi in cui viviamo, mostrando il lato peggiore della nostra società che spesso tende a ignorare o coprire i fenomeni negativi e di  degrado, nonostante le evindenze . Un libro piacevole, ben scritto, che parte lento per poi prendere una velocità inaspettata, con eventi che si accavallano con un ritmo inarrestabile. i libro è meritatamente ai primi posti delle classifiche di vendita e gli appassionati del genere non rimarranno sicuramente delusi.

Le parole di Sara

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Titolo: Le parole di Sara

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Rizzoli

Sara Morozzi e Teresa Pandolfi hanno lavorato nella stessa unità dei Servizi. Sara ha abbandonato il lavoro dopo la perdita del marito e del figlio. Era stata una grande investigatrice, nessuno come lei sapeva interpretare il linguaggio del corpo. Sara ha rinunciato a tutto, preferendo vivere nell’oblio e nel ricordo del marito e del figlio, riservando tutto l’affetto di cui è capace verso il nipote Massimiliano, il bambino che suo figlio ha concepito con Viola prima di morire. Viola è una ragazza intelligente e capace, fotografa alle prime armi con un certo talento, che è riuscita ad instaurare con Sara un buon rapporto. Le due donne si aiutano a vicenda per superare la situazione difficile in cui si trovano e per dare al bambino tutto l’affetto possibile pur con i limiti della loro situazione famigliare. In questo è di aiuto l’ispettore Davide Pardo, che è molto affezionato al bambino e che prova a tutti i costi di far innamorare Viola, che però non vede il lui il suo uomo ideale. Viola aiuta Sara nelle sue rare indagini, quando qualcuno si ricorda delle sue abilità. Teresa è rimasta in servizio e per non avere intralci nella carriera ha preferito non sposarsi, vivendo avventure brevi, sfruttando la sua avvenenza e la sua posizione gerarchica per avere rapporti con uomini molto più giovani di lei, avventure da una notte, senza nessun coinvolgimento sentimentale. Ma l’ultima avventura di Teresa è stata diversa, si era innamorata di un giovane ricercatore che era stato inserito nell’Unità per uno stage, Sergio Minucci, che ad un certo punto sparisce senza lasciare traccia. Teresa si rivolge alla sua amica Sara per iniziare una personale indagine. Teresa sa che ha infranto delle regole ma vuole scoprire la verità prima che qualcuno insabbi tutto.

Maurizio De Giovanni, nonostante il grande successo del personaggio del Commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone, ha deciso di lanciare una seconda serie di romanzi che vedono Sara Morozzi come protagonista. In questi libri lo stile narrativo è più semplice, la città di Napoli è solo uno sfondo, protagoniste indiscusse della storia sono Sara e Teresa, con i loro pensieri ed i loro problemi. Il libro tratta molti argomenti di estrema attualità come la collusione tra politica e malavita, l’immigrazione clandestina e lo sfruttamento degli immigrati da parte di imprenditori spietati e privi di umanità, il cattivo funzionamento della giustizia. Sara è uno dei poliziotti il cui senso della giustizia rimane indelebile nonostante non sia più in servizio e nonostante le vicende della vita la abbiano portata ad abbandonare tutto, ad estraniarsi, per scontare il senso di colpa per il figlio a cui non era riuscita a dare l’amore che avrebbe voluto e per convivere con l’immenso dolore dovuto alla morte del marito. Ma se c’è da aiutare i vecchi colleghi in qualche indagine particolare lei è sempre pronta ad entrare in azione. Le sue doti sono sempre le stesse, la capacità di mimetizzarsi, la lettura del linguaggio del corpo, l’intuito investigativo. Nei due libri dedicati a Sara, DeGiovanni mette in secondo piano l’aspetto investigativo per dare maggiore spazio ai sentimenti ed alle riflessioni dei protagonisti. Questo non è un limite del libro ma una diversa impostazione della trama che aiuta ad allargare l’interesse per il libro.

Suite 200

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Titolo: Suite 200 L’ultima notte di Ayrton Senna

Autore: Giorgio Terruzzi

Editore: RDS Mediagroup spa

Giorgio Terruzzi è un giornalista/scrittore conosciuto tra gli appassionati di corse automobilistiche e non. Era uno dei pochi giornalisti con cui Ayrton Senna aveva un vero rapporto di amicizia e di stima reciproca. Il libro “Suite 200” racconta la notte che precedette il Gran Premio di Imola del primo maggio 1994, una data indimenticabile per tutti gli appassionati di F1 e di sport in genere. La cronaca di quella notte è il pretesto per ripercorrere la vita di Senna, la sua carriera di pilota e la sua avventura umana al di fuori delle corse. Terruzzi è uno scrittore di grande sensibilità, capace di raccontare come pochi le persone, i segni distintivi del carattere, debolezze e punti di forza. In questo libro dà il meglio di sé, guidato ed ispirato dall’amicizia che lo legava ad Ayrton. Senna è stato un grande pilota di auto, forse il più grandi di tutti i tempi, di sicuro il più amato. Il suo incidente è stato uno degli eventi indimenticabili di quegli anni. Disse Lucio Dalla, che di Senna era un grande fan, che tutti si ricordavano cosa stessero facendo o dove fossero quel disgraziato primo maggio del 1994 quando l’auto di Senna si schiantò contro il muro. Se ad Ayrton Senna vivo erano riservate manifestazioni di amore e di affetto fuori del comune in ogni parte del mondo, alla salma di Ayrton sono stati tributati onori unici nella storia moderna. La bara avvolta nella bandiera brasiliana imbarcata in business class nell’ultimo volo verso casa, per non farlo stare nella stiva come una cassa di materiale qualsiasi. Il trasporto della salma dall’aeroporto di San Paolo alla Camera ardente dell’edificio dell’Assemblea municipale di San Paolo. 31 chilometri di strada tra due ali uniche di persone che piangevano ed applaudivano il loro eroe. Una dimostrazione di amore collettivo incredibile. Senna era amato dalla povera gente. Non era uno di loro, era nato in una famiglia ricca, ma la sua umanità e generosità lo resero un modello per coloro che cercavano nelle imprese altrui il riscatto da una vita povera e misera. Senna è stato uno dei principali fenomeni mediatici della storia dello sport. A renderlo grande è stato il suo coraggio e la sua forza come pilota sempre pronto a cogliere ogni sfida e ad alzare continuamente l’asticella allo scopo di dimostrare di essere il più grande di tutti, contrapposta alla sua fragilità di uomo, alle sue incertezze nella vita privata e sentimentale. Ayrton trovava nella fede in Dio la spinta per essere il migliore e l’ispirazione per comportarsi nel modo più adeguato. Io adoravo Senna pilota e mi emozionava Senna uomo. Il suo casco giallo e verde è stampato nella mia memoria, nel mio cuore. Sono passati 25 anni. E come tutti gli anni, alle 14,17 rivedrò lo schianto alla curva del Tamburello dell’autodromo di Imola ed alle 18,40 risentirò la dottoressa che nell’ultimo comunicato medico di quella giornata, ci disse che il nostro eroe ci aveva lasciato. Ha fatto bene Terruzzi a scrivere questo libro, uscito nel 2014 ed ora riapparso in edicola. Anche i miti hanno bisogno di qualcuno che continui a parlare di loro, per svelare qualche particolare inedito, per rinnovare un dolore ma soprattutto per alimentare il ricordo. E per commuoversi ancora una volta.

Il tempo della vendetta

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Titolo: Il tempo della Vendetta

Autore: Yrsa Sigurdardottir

Editore: Mondadori

Traduzione dall’inglese: Stefano Massaron

Il tempo della vendetta è l’ultimo libro scritto da Yrsa Sigurdardottir, ingegnere civile islandese che si è dedicata alla scrittura dopo alcuni anni di professione. Ho scritto un post sugli ingegneri scrittori, categoria che seguo con grande interesse e Yrsa è sicuramente un esempio moderno di come si possa diventare buoni scrittori dopo aver studiato discipline molto lontane da quelle letterarie.

Una bambina viene uccisa a Reykjavík, frequentava la scuola media. Dopo dodici anni, viene ritrovata una “capsula del tempo”, ossia una scatola in cui un gruppo di alunni, aveva inserito delle lettere in cui descrivevano come sarebbe stata l’Islanda nel 2016. Una lettera è diversa dalle altre, è anonima e riporta un messaggio terrificante “Le seguenti persone moriranno: K, S, BT, JJ, AV e I. Nessuno sentirà la loro mancanza. Io meno di tutti. Non vedo l’ora.” La macabra anticipazione fa scattare le indagini della polizia che vengono assegnate al detective Huldar ed alla collega psicologa Freya. I due come prima cosa cercano di definire il profilo dell’autore del messaggio. Tutto sembra confermare che la lettera è solo uno scherzo di cattivo gusto di qualche ragazzo in vena di scrivere stupidaggini, quando vengono ritrovate due mani violentemente segate dal corpo a cui appartenevano. Del corpo nessuna traccia. Le indagini portano ad identificare la vittima le cui iniziali sono comprese tra quelle del macabro messaggio trovato nella capsula del tempo. Seguiranno altri crimini le cui vittime hanno le iniziali comprese nell’elenco. Si scatena una vera e propria gara contro il tempo per fermare la carneficina.

La storia è narrata dalla Sigurdardottir con uno stile essenziale, un ritmo incalzante, una trama intricata, capace di affascinare il lettore e di sorprenderlo continuamente. Una storia di una serie di crimini commessi con freddezza e malvagità assoluta da parte di una mente che ha lo scopo principale di uccidere costringendo la vittima a provare il dolore giù grande possibile, unica giustificazione alle irrituali modalità con cui avvengono gli omicidi. I protagonisti sono personaggi privi di fascino particolare, persone normali, con i loro pregi e difetti, coinvolti in una storia crudele iniziata anni prima e che continua a generare violenza e vittime. Alcuni protagonisti hanno passati pesanti di violenze e sofferenze familiari in tenera età. Il libro traccia un quadro della società islandese non proprio idilliaco, con violenze domestiche molto più diffuse di quanto si possa immaginare, con pesanti ripercussioni sulle vite future delle vittime. La maggior parte dei romanzi che arrivano dai paesi nordici sono thriller e libri gialli che raccontano storie che spesso hanno origine da violenze subite dai protagonisti in famiglia o in età adolescenziale. Non che gli altri paesi non abbiano questo tipo di problemi, ma a leggere la produzione letteraria, sembra che in questi paesi la violenza domestica sia un problema irrisolto dall’innegabile progresso sociale che questi paesi hanno raggiunto.

km 123

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Titolo: Km 123

Autore: Andrea Camilleri

Editore: Mondadori

Il libro inizia con una telefonata senza risposta e prosegue con dei messaggi inviati con un cellulare. Ester prova a contattare il suo amante Giulio che non può rispondere dato che è ricoverato all’ospedale dopo uno strano incidente automobilistico. Ad avvisare Ester dell’incidente è la moglie di Giulio, Giuditta, che non conosce Ester, ma capisce subito di cosa si tratta. Inizia così il libro di Andrea Camilleri dal titolo “km 123”. Storie di infedeltà coniugali che si intrecciano con altre storie torbide, ambientate tra Roma, Grosseto e Fregene, che avranno come luogo simbolo dei vari eventi il chilometro 123 dell’Aurelia. Un testimone racconta che l’auto al cui volante c’era Giulio è stata volontariamente speronata da un grosso SUV e quindi quello che poteva sembrare un banale incidente è in realtà un tentativo di omicidio. I sospetti ricadono tutti su Giuditta, la moglie di Giulio, che da parte sua non fa nulla per celare la sua rabbia nei confronti del marito, colpevole di averla tradita.

Un libro breve che racconta una serie di relazioni coniugali, tradimenti e vendette che compongono una storia incalzante che si legge con facilità e con grande piacere. Il testo è scritto differenziando l’aspetto grafico a seconda che si tratti di un testo di un messaggio, di una e-mail, di un articolo di giornale, di una lettera interna al Commissariato di Polizia o di una parte del racconto tradizionale, utilizzando stili di scrittura diversi a seconda della tipologia di documento, quasi un esercizio di stile che aumenta piacere della lettura ed accelera il ritmo del racconto.  La storia è ambientata tra Roma e Grosseto ed ovviamente l’Aurelia, strada ben nota a chi si reca al mare in toscana dalla capitale. Il libro descrive fatti e personaggi facendoli sembrare quello che non sono facendo credere al lettore l’opposto di quella che sarà la realtà. Un abile gioco dell’autore che si diverte ad ingannare il lettore.

Sette brevi lezioni di fisica

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Titolo: Sette brevi lezioni di fisica

Autore: Carlo Rovelli

Editore: Adelphi

Sette brevi lezioni di fisica è un libro del 2015, edito da Adelphi, per la collana “Piccola Biblioteca”. Un libro breve, sole 88 pagine, piccolo nelle sue dimensioni. L’autore si chiama Carlo Rovelli, è un fisico teorico che insegna all’Università di Marsiglia ed è già stato autore di altri libri di divulgazione scientifica. Il libro riassume 7 brevi lezioni di fisica ognuna dedicata ai seguenti argomenti:

  • La teoria della relatività di Einstein
  • Meccanica Quantistica
  • Il cosmo e la sua architettura
  • Le particelle elementari
  • Gravità quantistica
  • La probabilità e il calore dei buchi neri
  • Ultimo capitolo dedicato all’Uomo.

Il libro è stato scritto con lo scopo di spiegare la fisica quantistica a persone che non hanno una formazione scientifica e riesce benissimo nel suo intento. Gli argomenti sono trattati in modo semplice e chiaro e soprattutto breve, senza perdersi in troppi dettagli e senza esempi ampiamente utilizzati in altre opere di divulgazione che non sempre sono riuscite a raggiungere l’obiettivo della chiarezza. Il libro contiene brevi riferimenti autobiografici sia dell’autore che degli scienziati nominati nei racconti e questi riferimenti rendono la lettura più appassionante.

Rovelli scrive con vera passione per gli argomenti che tratta e che ama e lo fa in modo poco scientifico ma ricorrendo ad una scrittura lineare e chiara con molti riferimenti alla filosofia ed alla cultura umanistica. Sia la fisica che la filosofia studiano le leggi della natura e il pensiero scientifico non contraddice il modo di funzionare della mente umana.

In questo libro si parla di grandi scienziati come Einstein, Galilei, Keplero, Newton, Rubbia, ma per spiegare il loro pensiero l’autore deve ricorrere alle opere di grandi filosofi come Aristotele, Euclide, Kant, Parmenide, Pitagora e Spinoza. Sembra proprio che a raccontare il sapere umano non sia possibile farlo lasciando parlare solo gli scienziati ma è necessario coinvolgere anche i grandi filosofi.

Resoconto

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Titolo: Resoconto

Autore: Rachel Cusk

Editore: Einaudi

Traduzione: Anna Nadotti

Una scrittrice inglese di nome Faye, divorziata, due figli, quasi una fotocopia di Rachel Cush, sta andando in Grecia per tenere un seminario di scrittura creativa. Prima di prendere il volo per Atene incontra a pranzo un ricco uomo d’affari interessato a fondare una rivista letteraria. Durante l’incontro si parla poco di affari e molto della vita privata del riccone, senza concludere nulla di interessante. Durante il volo per Atene la scrittrice inizia una conversazione con il suo vicino di posto, un uomo appartenente ad una famiglia greca benestante. I due parlano per tutta la durata del viaggio, lui soprattutto racconta della sua vita, dei suoi divorzi, dei suoi tracolli finanziari, di suo figlio con gravi problemi. Lui ha bisogno di parlare mentre Faye è interessata ad ascoltare, l’intesa funziona fino all’atterraggio ad Atene. All’arrivo, in aeroporto, i due si scambiano i numeri di telefono, con la promessa di Faye di accettare l’invito di lui a fare una gita sulla sua barca.

Faye inizia il corso di scrittura, conosce i partecipanti, ascolta i dibattiti che si aprono durante le lezioni, quando i partecipanti raccontano il contenuto del proprio compito. Tra una lezione e l’altra, la scrittrice incontra un suo amico che a sua volta le presenta una sua amica scrittrice greca. Altre storie, altre vite, altre esperienze. Per Faye ogni storia ascoltata è l’occasione per riflettere sulla sua vita, sui suoi sentimenti. Matrimoni, divorzi, figli, relazioni tra genitori e figli, nostalgia, incomprensioni tra coniugi, realizzazione dei propri sogni, solitudine, questi sono gli argomenti che Faye ascolta in queste giornate trascorse ad Atene, ben descritta come città caotica, trafficata ma affascinante con mille attrattive non solo artistiche.

Un libro strano, anomalo, in cui la protagonista dice pochissime parole, lascia raccontare agli altri quelle cose che le sono necessarie per comprendere se stessa. La storia parla anche di scrittori e di scrittura, senza alcun compiacimento, anzi, come qualcosa che non aiuta e si avverte anche una certa insofferenza verso i romanzi. il libro è pervaso da un senso di solitudine, voluta nel caso della protagonista, combattura invece da altri personaggi.

Scrittori ingegneri – aggiornamento

Uno dei miei primi post elencava gli ingegneri divenuti scrittori.

Gli ingegneri in genere sono considerati troppo legati alla tecnologia per avere velleità artistiche. Ma questo è un luogo comune che vorrei sfatare.

Ho inserito nuovi nomi all’elenco iniziale di ingegneri scrittori.

Ingegneri scrittori (aggiornamento del 5/4/2019)

  • Fyodor Dostoyevsky
  • Robert Musil
  • Carlo Emilio Gadda
  • Andrea Barbato
  • Claudio Calabrese
  • Roberto Costantini
  • Luciano De Crescenzo
  • Patrik Fogli
  • Leonardo Sinisgalli
  • Roberto Vacca
  • Yrsa Sigurdardottir
  • Elisabeth Noreback
  • Emilio Bignami
  • Louis Notari
  • Francesco Grandis
  • Paolo Zardi

Se la ricerca si estende ad altre specialità scientifiche, quali la chimica, l’elenco si arricchisce con:

  • Elias Canetti
  • Primo Levi
  • Marco Malvaldi

Come architetto c’è anche:

  • Rosanna Rubino (Architetto)

La ricerca continua.

Il metodo della fenice

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Titolo: Il metodo della fenice

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

Il metodo della fenice è il terzo libro che Antonio Fusco ha scritto con protagonista il commissario Casabona, sempre ambientato nella cittadina toscana inventata di Valdenza.

In una discarica viene ritrovato il cadavere di una ragazza, completamente nudo e in parte carbonizzato.

Subito dopo viene ritrovato il cadavere di un uomo, annegato nella sua auto in un lago. Il cadavere è del principale indiziato per l’omicidio della ragazza ritrovata nella discarica.

Segue il ritrovamento di una ragazza accoltellata.

Una serie di omicidi terribili le cui indagini convergono verso la comunità “La siepe” che accoglie bambini con difficoltà familiari o orfani da portare all’adozione. Ma la comunità non è quello che sembra e le indagini porteranno alla luce una lunga sequenza di violenze e di attività illecite a carico dei responsabili della comunità, oltre a trovare i colpevoli degli omicidi.

La storia è ben costruita e il commissario Casabona continua nella sua attività investigativa con la solita determinazione e dedizione. Le sue vicende familiari hanno sempre una certa importanza nella storia che sembrano prendere una piega drammatica.

Il libro racconta una storia che potrebbe essere vera, senza esagerazioni o vicende inverosimili. I personaggi sono persone normali.

I pregi come scrittore di Antonio Fusco e del commissario Casabona sono, in questo libro, simili a quelli già esposti nelle recenti recensioni degli altri libri di Fusco, ossia “Ogni giorno ha il suo male” e “Le vite parallele”.

Consiglio di leggere i 4 libri dedicati al commissario Casabona seguendo la cronologia di uscita.

La segretaria

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Titolo: La segretaria

Autore: Renée Knight

Editore: Piemme

Traduzione: Rachele Salerno

Renée Knight è alla sua seconda prova come autrice di thriller psicologici. La segretaria è narrato in prima persona dalla protagonista e la scelta aumenta la presa sul lettore che viene coinvolto subito dalla trama accattivante del romanzo

Christine Butcher è una giovane segretaria di 25 anni, ha voglia di imparare, è ambiziosa, vorrebbe fare carriera, ma non ha una preparazione adeguata, non si sente all’altezza delle migliori. Ma quando ha la possibilità di diventare assistente personale di Mina Appleton, la carismatica e potente figlia del proprietario dell’omonima catena di supermercati della Gran Bretagna, non si lascia sfuggire l’occasione e trova la grinta ed il coraggio per essere scelta.

Mina Appleton è una donna forte e determinata negli affari, quando deve raggiungere uno dei suoi obiettivi non si lascia condizionare dai sentimenti o principi ma la sua immagine pubblica è quella della donna affascinante e di classe che svolge il suo lavoro con dedizione e forte senso etico.

Christine è affascinata da Mina, la vede come una divinità da adorare e fa di tutto per apparire ai suoi occhi efficiente ed affidabile. La storia racconta i 18 anni passati da Christine come segretaria di Mina Appleton, sempre pronta a tutto per soddisfare le esigenze della sua “boss”. Christine dedica completamente la sua vita a Mina, viene lasciata dal marito per colpa della sua dedizione al lavoro e anche la figlia abbandona la madre per andare a vivere con il padre, sempre per colpa del suo attaccamento al lavoro.

Tutto sembra andare bene fino a quando durante una ricorrenza in onore del padre di Mina, morto dopo essere stato allontanato dal comando dell’azienda dalla stessa Mina con la complicità di Christine, un fornitore si presenta sul luogo dell’evento per affrontare Mina, colpevole a suo dire del fallimento della sua azienda agricola, storica fornitrice della catena di supermercati Appleton. Da qui inizia la seconda parte del libro, decisamente più coinvolgente rispetto alla prima, dove le cose cambiano decisamente direzione per i protagonisti.

La storia è scritta in modo lineare e scorrevole, i tratti dei protagonisti sono descritti con molta precisione, mettendo bene in evidenza alcuni aspetti delle relazioni tra persone che lavorano insieme ma con posizioni sociali molto diverse. La figura di Mina, imprenditrice di successo, ambiziosa, bella, intelligente e affascinate, è l’opposto di quella di Christine, modesta, priva di personalità, quasi succube del ruolo, entrambe bisognose una dell’altra, Mina per superare le sue iperattive giornate lavorative con l’aiuto di una collaboratrice affidabile, l’altra per colmare l’insoddisfazione della vita che sta vivendo. Christine rimane vittima di sé stessa, della tendenza a considerare importante solo l’affermazione professionale, trascurando ogni altro aspetto della propria vita.

Questo libro mi da l’occasione di parlare di uno dei temi che personalmente mi sta più a cuore. Ossia quanto siamo disposti a sacrificare della nostra vita privata per il lavoro, per mantenerlo, per fare carriera? E’ giusto trascurare la propria famiglia ed i propri affetti per soddisfare le proprie ambizioni personali?

Personalmente mi ritrovo in una massima di A.P.J. Abdul Kalam, uomo politico indiano, undicesimo presidente dell’India dal 2002 al 2007, noto per le sue idee non convenzionali. La massima dice:

“Ama il tuo lavoro, ma non amare la tua azienda perché non puoi sapere quando lei smetterà di amarti”.

Mai come ora la frase pone un tema molto attuale. La situazione economica è cambiata moltissimo rispetto ai decenni precedenti, il lavoro nelle aziende è diventato molto instabile e spesso ci sono cambiamenti organizzativi nelle aziende, sia per cambi di strategia o per cambi di proprietà, resi necessari dalle disastrate condizioni economiche in cui sono ridotte le aziende per gli errori della proprietà o dei manager. In questi cambiamenti forzati spesso sono persone dalla carriera ineccepibile a pagarne le conseguenze, senza poter in alcun modo far valere i meriti pregressi, trovandosi magari tra gli esclusi dal nuovo corso per via degli inevitabili tagli che le riorganizzazioni comportano. Ad essere troppo attaccati alla azienda per cui si lavora si rischia di perdere delle opportunità di cambiamento o di sacrificare per il lavoro una parte importante della propria vita.

Ognuno di noi dovrebbe dare al lavoro la giusta importanza e la giusta collocazione tra i vari interessi, insieme alla famiglia, alle amicizie, alla propria crescita personale. Siamo persone, non automi o risorse produttive. Abbiamo il dovere di lavorare con impegno per chi ci paga lo stipendio ma abbiamo anche il diritto di essere rispettati per quello che siamo. Ed a pagare dovrebbero essere i veri responsabili delle crisi aziendali. Sarebbe bello.

Ogni giorno ha il suo male

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Titolo: Ogni giorno ha il suo male

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

“Ogni giorno ha il suo male” è il primo libro scritto da Antonio Fusco dedicato al commissario Tommaso Casabona. L’avventura è ambientata in una cittadina toscana inventata, chiamata Valdenza, nel periodo di Natale. Viene ritrovata una donna uccisa in una camera da letto di una casa in cui vive una insegnate di religione che non ha alcun legame con la vittima. Il cadavere viene ritrovato in una posizione innaturale in cui l’assassino lo ha costretto, quasi a voler lasciare un indizio, un segnale di sfida agli investigatori. Il commissario Casabona viene affiancato nelle indagini da una collega, Cristina Belisario, inviata da Roma per velocizzare la soluzione del caso e per creare qualche problema al commissario. Ma le indagini segnano il passo e altri omicidi andranno a sconvolgere la cittadina di Valdenza. Le indagini scopriranno dei collegamenti tra gli omicidi e sarà evidente che c’è un serial killer in azione che firma ogni omicidio in modo inequivocabile, per lanciare una sfida agli investigatori. Solo dopo qualche tempo, quando potrebbe essere troppo tardi, si scoprirà che la sfida è stata lanciata proprio contro il Casabona.

Il libro inizia con un prologo, che resta incomprensibile per buona parte del libro, seguito da sei parti, ciascuna con una frase introduttiva che la caratterizza e contribuisce a costruire la struttura della trama. La scrittura è molto chiara e lineare, nonostante la trama complicata e affollata di molti personaggi, le cui storie si intrecciano apparentemente senza legami. La trama scorre e coinvolge il lettore senza effetti speciali ma con una serie di eventi ben costruiti, raccontati con ritmo e credibilità, uno di principali pregi del libro. Fusco è un poliziotto professionista che conosce molto bene i meccanismi seguiti nelle indagini e racconta il lavoro degli investigatori con molta precisione e dettagli senza mai essere troppo tecnico nelle descrizioni. Il commissario Casabona è un personaggio vero, credibile, potrebbe essere il nostro vicino di pianerottolo. Ha una famiglia normale, problemi comuni a tante persone, che affronta con il buon senso e le trepidazioni delle persone semplici ma dotate della grande determinazione che deriva dalla mancanza di mezzi straordinari. Casabona combatte per salvare il suo matrimonio dal tempo che ha raffreddato i rapporti con la moglie, cerca di convivere senza troppi drammi alla tossicodipendenza del figlio, che sta affrontando una difficile riabilitazione, si sforza di contenere la gelosia nei confronti di un misterioso fidanzato della figlia di 25 anni, comunque ottima studentessa avviata in qualche modo a lavorare in un settore vicino alla professione del padre. Casabona è il personaggio trainante della squadra investigativa e riesce a coinvolgere i suoi collaboratori con i suoi modi semplici e mai scorbutici, con una umanità non comune ai vari commissari protagonisti di tanti libri della produzione giallistica nazionale. Un buon libro per gli appassionati di gialli a cui regalerà qualche ora di relax.

L’uomo delle castagne

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Titolo: L’uomo delle castagne

Autore: Søren Sveistrup

Editore: Rizzoli

Traduzione: Bruno Berni

Campagna nella periferia di Copenaghen. Un maiale morto semi nascosto da un trattore attira le cornacchie che sorvolano i poveri resti dell’animale. Gli uccelli attirano l’attenzione di un agente di polizia che passa per caso da quelle parti. Conosce il proprietario della fattoria e sa che non avrebbe mai lasciato un animale morto in bella vista nella sua fattoria. C’è qualcosa che non quadra e l’agente decide di entrare in casa. Trova la porta di ingresso socchiusa, entra e vede l’inferno. Un cadavere mutilato ed altri corpi sparsi sul pavimento. Ispeziona tutto l’appartamento e quando arriva nell’ultima stanza trova centinaia di piccoli omini fatti con castagne e fiammiferi. Sono incompleti, storti, diversi uno dall’altro, è evidente che sono stati fatti dalle mani incerte di bambini.

Alcuni anni dopo inizia una serie di crimini che cominciano con il rapimento di una ragazzina e proseguono con il ritrovamento di donne uccise dopo aver subito mutilazioni terribili. In tutte le scene del crimine vengono ritrovati gli omini di castagne, uguali a quelli trovati tanti anni fa nella fattoria. Questo elemento ricorrente degli omini di castagne, accentua l’interesse del lettore, essendo un particolare macabro e funesto anche se frutto di un gioco di bambini. Non può che essere una specie di firma di una mente malata che si porta dietro i turbamenti di una infanzia segnata da violenze e soprusi.

Conducono le indagini due detective, Thulin ed Hess, due tipi tra loro completamente diversi che si trovano a lavorare insieme per la prima volta e dopo qualche difficoltà iniziale, il loro rapporto diventa sempre più saldo e collaborativo.

L’uomo delle castagne è un thriller mozzafiato, scritto in modo brillante, con una trama originale, un ritmo incalzante che non lascia respiro al lettore, con personaggi ben definiti e perfettamente aderenti al ruolo. La struttura della trama è piuttosto tradizionale, ossia un serial killer con un passato terribile, due storie parallele che andranno a confluire, una coppia di investigatori dalla vita privata complicata ma che non è parte della storia. Lo stile di scrittura è fluido, diretto, viene raccontato solo l’essenziale legato agli eventi della trama. Il racconto è ambientato in Danimarca, paese considerato molto civile con una organizzazione sociale che protegge e tutela le famiglie disagiate ed in difficoltà ma a quanto pare quanto previsto non è abbastanza per evitare violenze efferate sui ragazzini e sulle donne che nonostante tutto qui come altrove sono le vittime designate dei criminali.

La storia è affascinante nella sua crudeltà e racconta fatti terribili mantenendo una credibilità elevata in tutte le situazioni, quasi fosse il resoconto di fatti realmente accaduti. Il romanzo non si perde in lunghe dissertazioni psicologiche sulla vita dei protagonisti e sui loro disagi e questo va a vantaggio del ritmo e del coinvolgimento del lettore. Tutto il racconto si concentra sui fatti, sulle azioni, sulle emozioni ed il dolore che provano i personaggi.

Søren Sveistrup è al suo esordio come scrittore di romanzi, ma è un noto autore televisivo e sceneggiatore cinematografico. Quindi è comunque uno scrittore professionista. Ciò non toglie che il suo esordio da romanziere non poteva essere migliore.

La versione di Fenoglio

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Titolo: La versione di Fenoglio

Autore: Gianrico Carofiglio

Editore: Einaudi

Pietro Fenoglio è un maresciallo dei carabinieri prossimo alla pensione. Giulio è un ragazzo di 23 anni, gentile, ben educato, sensibile e ancora alla ricerca della sua strada. I due si conoscono facendo fisioterapia dopo una operazione ortopedica, il caso ha voluto che fossero assegnati agli stessi turni. Le sedute di fisioterapia si trasformano in lunghi e piacevoli incontri con Fenoglio che trasmette a Giulio le sue esperienze investigative e di vita mentre Giulio racconta i suoi dubbi esistenziali, le sue difficoltà, le sue incertezze. Il maresciallo Fenoglio si dimostra un eccellente narratore che trasforma le sue esperienze di carabiniere in fantastici racconti che insegnano ad indagare, a scoprire le menzogne, a riconoscere i buoni dai cattivi. I racconti parlano anche di amore, di amicizia, della vita quotidiana, di come aiutare la fortuna, di come comportarsi di fronte alle varie situazioni che la vita ci obbliga ad affrontare. Il libro descrive il modo in cui il maresciallo Fenoglio ha risolto i suoi casi, con impegno e dedizione, a piccoli passi, grazie al suo ingegno ed al suo buon senso. Fenoglio riesce a dare alla sua professione quasi un significato artistico, quando avvicina il mestiere di investigatore a quello dello scrittore, per via dell’uso delle parole che deve essere fatto in entrambi i casi. Le tecniche di Fenoglio comportano anche il sapersi adattare alle varie situazioni, ad essere come l’acqua che si adatta alla forma del contenitore che la contiene, oppure saper cambiare punto di vista quando non si riesce a trovare una soluzione.

Il libro usa i racconti di fatti polizieschi per affrontare il confronto tra due generazioni, senza conflitti, senza rabbia, ma con l’interesse reciproco ad ascoltare quello che dice l’altro, con rispetto ed amicizia.

E’ l’amicizia tra Fenoglio e Giulio il vero tema del libro. Fenoglio è vicino alla pensione, sta per concludere la sua vita lavorativa, sente che deve lasciare in qualche modo un suo testamento e trova in Giulio un giovane realmente interessato a quello che lui ha da raccontare e da insegnare. Giulio è il figlio che Fenoglio non ha avuto, così come Fenoglio è per Giulio il sostituto di suo padre, troppo impegnato con il suo lavoro per avere tempo per il figlio. Ma Fenoglio non è il padre di Giulio e riesce ad essere molto più paziente e comprensivo di un padre, riuscendo a trattare con leggerezza e comprensione le insicurezze del ragazzo. Per i due protagonisti trovare una persona disposta ad ascoltare quello che l’altro ha da dire è di grande aiuto e piacere.

Il libro ha anche il modo di trattare l’argomento dell’amore, grazie alla figura della fisioterapista che ha in cura i due protagonisti e che riesce ad attrarre le attenzioni di Fenoglio che sperava proprio che lei si accorgesse di lui, nonostante la differenza di età.

In questo libro Carofiglio ha voluto sorprendere i suoi lettori, con una storia piena di sentimenti e di umanità, scritta con il solito stile chiaro e scorrevole che diventa tecnico e professionale quando tratta le parti relative ai processi ed ai codici, quando emerge il Carofiglio magistrato. Ma è il Carofiglio scrittore quello che preferisco.