La pietà dell’acqua

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Titolo: La pietà dell’acqua

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

Antonio Fusco è un funzionario della Polizia di Stato, lavora in Toscana dove si occupa di indagini di polizia giudiziaria. Quindi non è uno scrittore professionista ma comunque, nel caso di gialli e thriller deve essere considerato un addetto ai lavori.

La storia è ambientata in Toscana, è agosto, tempo di vacanze e di giornate caldissime. Un cadavere viene ritrovato in campagna nei pressi di un albero che ha una storia legata alla seconda guerra mondiale. Siamo sulle montagne nei pressi di Valdenza. Il delitto viene commesso nei pressi del paesino di Torre Alta, che ha preso il posto del vecchio borgo di Torre Ghibellina, sommerso da un lago artificiale creato nel dopoguerra dalla costruzione di una diga. Nei giorni dell’omicidio il lago è stato svuotato per la manutenzione straordinaria e la zona è piena di turisti accorsi per visitare il paese sommerso. Il commissario Casabona inizia ad indagare con la sua squadra e conosce subito una presunta giornalista francese che si trova sul posto per indagare su un cold case parigino del 1967. L’indagine è ancora alle fasi preliminari che il caso viene tolto alla polizia giudiziaria e viene preso in carico dalla Dia, in particolare dal commissario Morelli, uno squallido arrivista, al servizio di poteri occulti o deviati, nemico giurato di Casabona. Dopo poco tempo l’inchiesta ritorna di competenza del commissario Casabona e le indagini prenderanno la giusta direzione per chi tiene per la verità e la giustizia.

La storia si svolge tra eventi accaduti durante l’occupazione tedesca, proseguiti nel dopoguerra con ripercussioni anche nel presente, tra suicidi eccellenti, omicidi, pistole fantasma, bossoli di provenienza sospetta, politici ambigui, dossier spariti e molto altro per confezionare un giallo ben scritto e affascinante. Un secondo omicidio, il prete del paese, rende il mistero ancora più oscuro ma fornisce la conferma che è in corso una vendetta che parte da lontano e che è ancora in corso secondo il disegno del suo cinico esecutore.

Il libro racconta gli intrecci tra indagini e politica, il ruolo ambiguo e spesso poco chiaro di coloro che lavorano per i servizi segreti. C’è il personaggio del commissario Casabona, un uomo onesto e incorruttibile che si trova a combattere non solo i criminali ma anche coloro che all’interno del sistema antepongono gli interessi personali o di parte alla giustizia. Un bel personaggio, con i suoi problemi familiari, le sue debolezze personali, i suoi limiti caratteriali, molto umani e condivisibili. C’è anche una figura femminile, la poliziotta francese che collabora con il commissario Casabona, Monique Bernard, che contribuisce a dare alla storia un tocco di seduzione e piacevolezza. Casabona e Monique scopriranno il legame con il passato che condannerà l’omicida. Il commissario Casabona troverà il modo ed il coraggio per sconfiggere anche coloro che avevano interessi politici occulti per far tacere parte della verità.

Casabona si rivela uno dei commissari migliori della lunga serie di personaggi scaturiti dalla fantasia degli scrittori di casa nostra. Un libro piacevole, breve e intenso.

Picnic a Hanging Rock

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Titolo: Picnic a Hanging Rock

Autore: Joan Lindsay

Editore: Sellerio

Traduzione: Maria Vittoria Malvano

La recente messa in onda in TV della miniserie “Picnic a Hanging Rock”, di cui ho visto qualche spezzone,  mi ha incuriosito e non ho potuto fare a meno di leggere il libro.

Questo romanzo appassiona al di là delle sue qualità letterarie perché l’alone di mistero che ruota attorno al monolite di Hanging Rock, un gruppo roccioso nella zona di Melbourne, si è esteso anche al romanzo ed alla sua inedita storia.

Il libro nella versione originale era composto da 17 capitoli più un epilogo che voleva in qualche modo dare una spiegazione degli eventi di Hanging Rock su cui è basata la trama. L’editore all’epoca, con una inedita e fortunata scelta commerciale, decise l’eliminazione dell’epilogo insieme alle conseguenti modifiche del romanzo, per aumentare l’effetto mistero, imponendo la divulgazione di quest’ultima parte solo dopo la morte di Joan Lindsay. Il 18 capitolo venne pubblicato nel 1987, con il titolo “Il segreto di Hanging Rock”.

La trama è ambientata in Australia nel 1900, nel giorno di San Valentino. Il racconto parte da un articolo di cronaca di un giornale locale, sembra un riferimento ad un fatto realmente accaduto, ma la trama è completamente frutto della fantasia di Joan Lindsay.

Il 14 febbraio 1900 un gruppo di studentesse del college Appleyard, una scuola esclusiva per signorine di buone e facoltose famiglie, si recano presso il gruppo roccioso detto Hanging Rock per una gita con relativo picnic. Siamo a circa 50 km da Melbourne, in una campagna bella e selvaggia. Nel pomeriggio quattro ragazze, Miranda, Irma, Marion ed Edith si allontanano dal resto del gruppo insieme alla professoressa di matematica Greta McCraw. Le cinque donne scompaiono improvvisamente. Le ricerche immediate delle amiche e degli accompagnatori non danno alcun risultato. Compare dopo poco solo Edith, in evidente stato confusionale, non ricorda nulla di quanto accaduto alle altre compagne. La polizia viene subito avvisata e organizza le ricerche delle scomparse senza nessun risultato. Un giovane che si trovava vicino alle ragazze, Mike Fitzhubert, colpito dalla bellezza di Miranda, decide di tornare a Hanging Rock per continuare le ricerche, ma si perde nella notte e non fa ritorno a casa. Il suo amico Albert, allarmato dalla scomparsa di Mike, si reca a Hanging Rock alla ricerca dell’amico. Mike viene ritrovato il giorno dopo, è ferito, in stato confusionale, privo di forze, non ricorda nulla di quanto gli è accaduto. Mike ha però lasciato degli appunti con alcune indicazioni. Albert torna ad Hanging Rock e grazie agli appunti di Mike ritrova Irma, in stato di incoscienza, senza scarpe ma con i piedi puliti e senza alcun graffio o ferita, cosa abbastanza insolita, senza alcuna memoria di quello che le è accaduto.

La scomparsa delle ragazze ha forti ripercussioni sulla sorte del collegio. Molte famiglie decidono di ritirare le allieve. La giovanissima Sara, presa di mira dalla perfida direttrice mrs. Appleyard, si suicida. Dora Lumley, insegnante del college, viene licenziata con il fratello ma muoiono il giorno dopo in un misterioso incendio dell’albergo in cui erano ospiti. Nel frattempo la polizia ritrova il corpo di Sara e la direttrice fugge dal collegio, raggiunge proprio il monolite di Hanging Rock e si suicida lanciandosi da un dirupo.

Il libro racconta la vita delle ragazze alle prese con i primi turbamenti dell’adolescenza, della rigida disciplina imposta nel college, delle amicizie delle giovani allieve che nel caso di Miranda, Marion ed Irma raggiunge livelli quasi mistici, del magnetismo di cui è pervaso il sito di Hanging Rock, oscuro e sinistro, ideale teatro della misteriosa sparizione delle ragazze. Un libro che trae molto del suo fascino proprio dalla sua incompletezza e dalla storia rimasta irrisolta. La natura si prende le ragazze e le porta chissà dove, quasi che Hanging Rock fosse un portale attraverso cui passare in una nuova dimensione.

Il famigerato diciottesimo capitolo ci racconta che Edith fugge dal gruppo di ragazze e torna verso la base. Irma, Marion e Miranda salgono il monolite di Hanging Rock e sono raggiunte poco dopo dalla professoressa McGraw, in uno stato quasi di estasi ed accompagna le ragazze verso una diversa forma di realtà, indicando una apertura tra le rocce. Resta fuori solo Irma che esita prima di entrare ma una frana chiude l’apertura in cui sono entrate le altre ragazze. Un finale quasi esoterico, con il passaggio delle fanciulle verso una nuova realtà.

Una storia irrisolta e indecifrabile che continua ad intrigare ad oltre cinquant’anni dalla pubblicazione.

Il gioco del suggeritore

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Titolo: Il gioco del suggeritore

Autore: Donato Carrisi

Editore: Longanesi

Una donna chiama la polizia in una serata di forte pioggia. La voce è spaventata, racconta che uno sconosciuto si aggira attorno casa sua senza alcuna intenzione di andarsene. E’ arrivato a bordo di una vecchia station wagon verde. La telefonata arriva dall’abitazione della famiglia Anderson, composta da padre, moglie e due figlie. Vivono in una vecchia casa isolata, priva di qualsiasi tecnologia, solo un telefono per le emergenze. A causa del temporale e delle poche risorse disponibili, la polizia riesce a raggiungere la casa degli Anderson solo al mattino dopo. La scena che i poliziotti si trovano davanti è sconvolgente. All’interno della casa ci sono impronte di mani insanguinate, striscie di sangue lasciate da corpi trascinati, segnali chiari di una strage effettuata all’interno dell’abitazione, ma non si trovano cadaveri. Tutti i componenti della famiglia Andersson spariti. Una telefonata anonima avvisa la polizia della presenza di una vettura station wagon di colore verde parcheggiata in prossimità di un edificio industriale abbandonato fuori città. La polizia fa irruzione e trova un uomo con il corpo completamente coperto di tatuaggi che rappresentano numeri. L’uomo si lascia arrestare senza opporre resistenza. La stanza in cui si trova l’uomo è piena di vecchi computer. L’uomo tatuato non parla, non rilascia alcuna dichiarazione. Il giudice responsabile delle indagini decide di chiedere la collaborazione di una persona che ha lasciato la polizia da qualche tempo, Mila Vasquez, una esperta nel ritrovamento di persone scomparse, che vive isolata in una casa fuori città con la figlia Alice. Mila ha fatto una scelta di vita radicale, non vuole più occuparsi di indagini, di caccia ai colpevoli, non vuole più avere a che fare con il male. Risponde alla convocazione dei suoi ex colleghi solo per cortesia, decisa a non collaborare. Ma dopo qualche resistenza si convince a collaborare all’indagine e si unisce alla squadra dei suoi ex colleghi che indaga sul caso. Inizia un’avventura mozzafiato in bilico tra realtà vera e realtà virtuale, per esplorare tutte le forme del male, oltre ogni immaginazione.

Il libro ha un magnetismo speciale che attira il lettore come la calamita il ferro. Bastano poche pagine per essere completamente catturati dalla trama e desiderare di proseguire la lettura fino al termine del libro, senza alcuna interruzione. La personalità di Mila Vasquez è unica e attraente, con i suoi limiti e difetti, ma con una mente raffinata e veloce, pronta a rispondere alle sfide lanciate dal male. Così come è intrigante il misterioso sospettato nominato dagli investigatori “Enigma”, con i numeri tatuati sul corpo che diventeranno indizi per le indagini.

Il libro si basa su un ipotetico “gioco” che utilizza la tecnologia della realtà virtuale, attorno al quale ruota la trama. Il libro funziona nella sua totalità, non c’è un aspetto che domina sugli altri. L’atmosfera, le personalità dei personaggi, le continue sfide lanciate dal criminale agli investigatori, i sospettati che cambiano in continuazione in funzione del quadro investigativo, il gioco, le droghe.

Il libro denuncia in qualche modo i rischi di Internet e della tecnologia informatica usata per fini criminali. Ma la storia è invenzione e va presa per quello che è, ossia divertimento per gli amanti di questo genere di libri.

Le rughe del sorriso

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Titolo: Le rughe del sorriso

Autore: Carmine Abate

Editore: Mondadori

“Le rughe del sorriso” è il titolo dell’ultima opera di Carmine Abate che racconta la storia di Sahra, una donna somala che ha raggiunto il centro di seconda accoglienza di Spillace, un piccolo centro della Calabria.

Sahra è una donna bellissima con un sorriso che colpisce chiunque la guardi.  Sparisce dal centro di accoglienza senza alcun preavviso e senza dare alcuna indicazione su dove fosse diretta o sui motivi della sua improvvisa sparizione. Antonio Cerasa è l’insegnante di italiano del centro di accoglienza, innamorato di Sahra, non si dà pace per la scomparsa della donna e comincia ad indagare sulla sua scomparsa. Le ricerche portano Antonio a ricostruire la storia di Sahra, fatta di povertà, di violenza, di sofferenza, fino alla drammatica traversata del mediterraneo e l’arrivo al centro di accoglienza di Spillace.

La storia di Sahra è la storia di molti migranti, che fuggono da paesi in cui le condizioni di vita sono impossibili, per via delle violenze, della povertà, rischiano la vita per raggiungere paesi dove non sono accettati, dove trovano enormi difficoltà ad integrarsi in un mondo che non li vuole.

La storia parla di razzismo, di pregiudizi, del poco valore della vita dei migranti, di come la vita tende a imporsi anche in condizioni tremende.

“Le rughe del sorriso” è un romanzo che tratta il tema dell’immigrazione con la dolcezza dei sentimenti, usando un linguaggio misto, italiano e calabrese, che aumenta il realismo del racconto.

Si parla di immigrazione, integrazione, razzismo e pregiudizi, di paura degli altri ma anche di amore ed accoglienza. Un libro duro e gentile che aiuta a vedere il fenomeno dell’immigrazione dalla parte dei migranti, senza secondi fini politici, facili populismi e luoghi comuni.

Carmine Abate si conferma scrittore attento al tema dell’emigrazione, prima dal punto di vista degli italiani, ora dal punto di vista dei migranti che arrivano nel nostro paese, trovando il coraggio di scrivere un libro che va controcorrente rispetto al pensiero prevalente ai giorni d’oggi.

Dovremmo ricordarci che tutte le persone vorrebbero avere una vita migliore e che tutti, senza alcuna distinzione, dovrebbero avere la possibilità di tentare di averla questa vita migliore.

Il cinese

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Titolo: Il cinese

Autore: Andrea Ciotti

Editore: Rizzoli

Nella odierna Roma multietnica incontrare persone con caratteri somatici di paesi lontani, che parlano italiano come madrelingua o addirittura un perfetto “romanaccio” non è una rarità, anzi, diventa sempre più comune. Ma se si tratta di un poliziotto la sorpresa è ancora tanta. Luca Wu è un vicequestore, italiano di origini cinesi, che viene assegnato al commissariato di Torpignattara, proveniente da Bologna dove si è conquistato una fama di grande investigatore grazie ai brillanti risultati ottenuti sul campo. Il quartiere di Torpignattara è un mix di etnie provenienti da tutto il mondo dove attività economiche e commerciali lecite e alcune inevitabilmente illecite, convivono in modo apparentemente pacifico ma in una situazione che potrebbe degenerare da un momento all’altro. Le autorità hanno sempre maggiori difficoltà a controllare le comunità straniere che diventano sempre più numerose e potenti. Proprio a “Torpigna”, come viene comunemente definito il quartiere nello slang giovanile romano, avviene un efferato delitto durante una rapina. Due malviventi uccidono un commerciante cinese e la sua bambina di 4 anni. Inizia così un giallo dal ritmo serratissimo ambientato nei quartieri di Roma sud che impegnerà le autorità locali a scoprire i colpevoli del duplice omicidio e nello stesso tempo a tenere calme le comunità straniere romane che si sentono discriminate e messe in pericolo.  Le indagini analizzeranno a fondo le attività imprenditoriali dei cinesi a Roma portando alla luce illeciti di vario tipo che procurano guadagni milionari con una organizzazione gerarchica governata da severe leggi che antepongono il guadagno a qualsiasi considerazione etica o umanitaria.

Il libro racconta con precisione la situazione sociale dei quartieri in cui è ambientata la trama, con il racconto storico di come il passare del tempo è coinciso inesorabilmente con la crescita del degrado e l’evoluzione delle attività illecite. Andrea Cotti è stato molto bravo sia nella costruzione della trama che nel raccontare cose e fatti con grande rispetto per tutti, senza pregiudizi o banali luoghi comuni, fornendo un quadro della situazione veritiero. La struttura organizzativa della comunità cinese a Roma ed in Italia viene descritta in modo dettagliato e credibile, sempre nei limiti della finzione del romanzo giallo. Il personaggio del vicequestore è quello di un uomo tormentato che si è separato dalla moglie italiana e dal figlio, rimasti a Bologna, accettando la proposta di trasferimento a Roma. Luca Wu è un uomo infedele di natura ma nello stesso tempo innamorato della moglie, è un ottimo praticante di arti marziali orientali che per il suo lavoro di poliziotto risulteranno estremamente utili. Un personaggio inedito ed empatico che potrebbe avere un ottimo successo in una eventuale serie TV.

Un libro che alterna scene di azione, indagini, fatti violenti con situazioni personali delicate che mostrano l’umanità e la fragilità di alcuni personaggi. C’è molta cura nel descrivere le procedure investigative, le fasi di lotta con le arti marziali, il funzionamento delle attività illecite. Il libro è stato scritto con grande attenzione per tutti i dettagli e il risultato finale beneficia degli sforzi fatti. La lettura del libro concede qualche ora di piacevole evasione con una storia incalzante, ben ritmata e coinvolgente. Le descrizioni di Roma, i percorsi in auto, le condizioni dei vari quartieri descritti sono molto azzeccate, scritte da un autore che conosce bene la città.

La misura dell’uomo

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Titolo: La misura dell’uomo

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Giunti

Marco Malvaldi non si accontenta di scrivere le storie del “Bar Lume” con i suoi irresistibili vecchietti, ma appena può si dedica a qualcosa di diverso. Questa volta ha scritto un giallo storico con protagonisti Ludovico il Moro e Leonardo da Vinci.

La storia è ambientata nel 1493. Siamo nel Rinascimento, il mondo sta cambiando, Colombo è arrivato in America con le sue Caravelle, il sistema bancario si sta evolvendo facilitando gli scambi commerciali grazie alla diffusione delle lettere di credito. Milano sta attraversando uno dei suoi periodi migliori con Ludovico il Moro. Leonardo da Vinci frequenta il Castello per realizzare alcuni progetti commissionati proprio da Ludovico. Leonardo è già famoso come inventore, pittore, come uomo di scienza. La sua fama ha superato le Alpi e il re di Francia Carlo VIII invia a Milano due ambasciatori per chiedere aiuto a Ludovico il Moro nella guerra contro gli Aragonesi ma anche con l’incarico segreto di rubare il famoso taccuino dove Leonardo scrive i suoi appunti e disegna gli schizzi dei suoi nuovi progetti, tra cui un fantomatico studio di un automa guerriero progettato per essere invincibile. Leonardo è anche impegnatissimo nella costruzione di un monumento equestre a cui Ludovico il Moro tiene tantissimo, la cui realizzazione è in grave ritardo. In tale situazione storica, un uomo viene trovato ucciso all’interno del Castello e le indagini conseguenti danno il via alla trama del giallo.

Il libro ricostruisce in modo eccellente la parte storica della trama e il lato “umano” di Leonardo, alle prese con vicende terrene quali l’indagine sull’omicidio che porta a scoprire una lettera di credito falsa che in qualche modo coinvolge il Leonardo stesso. Il libro descrive intrighi, giochi di potere, pettegolezzi che si svolgono dentro il Castello dove Ludovico Sforza, duca di Bari, esercita il potere come reggente in nome del nipote. Ludovico è sposato con Beatrice D’Este ma ama Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino, soggetto del famoso ritratto commissionato a Leonardo proprio da Ludovico il Moro. Esilarante il racconto del momento in cui Beatrice scopre che Tommaso ha ordinato a Leonardo il ritratto della sua amante che era stato fatto di nascosto, con sedute di posa notturne. Il libro è scritto da Marco Malvaldi che non si spaventa del blasone dei protagonisti e con il solito stile ironico e irriverente, con alcune parti in linguaggio “rinascimentale” ed alcune parti in toscano moderno, si lancia in una ricostruzione storica degna di un saggio “serio”, scritto da uno storico professionista. Il personaggio di Leonardo è descritto con ironia ed “umanità” inedite. Forse la parte più debole del libro è la parte del “giallo” che non riserba grandi emozioni dalle indagini e relativi sviluppi. Un libro che fornisce una visione inedita sul Rinascimento Italiano ed in particolare di Milano. Nel libro si sono alcuni disegni degli schizzi di Leonardo, una piantina ed una vista del Castello, una pianta di Milano ed una cartina dell’Italia dell’epoca, che impreziosiscono l’edizione stampata. Forse il libro meritava una copertina migliore.

Frammenti di lei

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Titolo: Frammenti di lei

Autore: Karin Slaughter

Editore: HarperCollins

Traduzione: Anna Ricci

Laura e Andy, madre e figlia, al ristorante per festeggiare il compleanno di Andy. Siamo a Belle Isle, Florida. Laura è una logopedista, ha 55 anni e negli ultimi anni ha combattuto contro un tumore al seno. Andy è una ragazza timida che sta cercando la sua strada nella vita ma ancora non ha trovato un lavoro stabile e dipende dalla famiglia. Andy è molto legata alla madre con cui ritiene di avere un rapporto unico ed esclusivo. Madre e figlia stanno parlando durante il pranzo quando improvvisamente entra nel ristorante un uomo armato. Si tratta di Jonah Helsinger, figlio di un ex sceriffo ucciso dai banditi che stavano rapinando una banca. Jonah aveva come obiettivo la ex fidanzata che lo aveva lasciato da poco. Laura interviene ed affronta Jonah con freddezza e determinazione, senza alcun timore di fronte all’uomo armato. Laura non è una madre che cerca di difendere sua figlia ma una specie di marines addestrato ad affrontare questo tipo di situazioni. Laura viene accoltellata ad una mano da Jonah ma con mosse esperte, sorprende tutti i presenti e riesce ad uccidere l’aggressore. Il tutto viene ripreso dalle telecamere e trasmesso ripetutamente dalla TV. Andrea non riesce a credere che sua madre possa aver fatto quello che ha visto. Chi è sua madre? Come può una donna tranquilla trasformarsi in una glaciale assassina? Dall’episodio nel ristorante, ha inizio una storia dal ritmo serratissimo, con Andy costretta alla fuga dalla sua famiglia, inseguita da un nemico che non riesce a capire chi è, da dove arrivi. Andy da ragazza timida ed impacciata dovrà trasformarsi rapidamente in una specie di 007 per fuggire da un nemico sconosciuto e per salvare la pelle.

La storia si sviluppa su due piani temporali, il 2018 e il 1986. Le due storie, quella del 2018 e quella del 1986, sembrano non avere alcun punto di contatto, ma ogni dubbio sarà risolto alla fine del libro, quando tutto troverà una spiegazione. Un thriller che assume a tratti la veste della spy-story, scritto con un crescendo di ritmo, in cui i fatti si susseguono in modo incalzante e con personaggi dalla psicologia ben definita e differenziata. La trama del libro si sviluppa tra molti episodi di azione, fughe, continui cambi di scenario, raccontati con abilità e tempismo. Il libro descrive in modo molto efficace la determinazione di Laura a tenere nascosto il suo passato per proteggere la figlia e lo stupore di Andy nello scoprire che la madre che ha sempre creduto di conoscere in realtà è una persona che non esiste o che è esistita solo nella sua immaginazione. La realtà insegna che nulla è come sembra ed anche che non serve a nulla nascondere il passato a tutti i costi, prima o poi si dovrà fare i conti con la verità. Il libro garantisce qualche ora di puro divertimento per gli amanti del genere. Karin Slaughter dimostra di essere una delle migliori scrittrici di thriller, prolifica ed in continua crescita.

Il delitto di Agora

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Titolo: Il delitto di Agora

Autore: Antonio Pennacchi

Editore: Mondadori

“Il delitto di Agora” era già stato pubblicato da Antonio Pennacchi nel 1998 con il titolo “Una nuvola rossa”. Questa nuova versione del libro è stata scritta per correggere alcune parti della storia e per darle un finale completamente diverso. Il libro è ispirato ad un fatto realmente accaduto ad Agora, un paesino dei Monti Lepini, nella zona dell’agro pontino, la terra di Pennacchi.

Il 25 febbraio 1996 ad Agora vengono ritrovati due cadaveri orrendamente uccisi con molteplici coltellate. I due morti sono una coppia di fidanzati, Emanuele Ferrero di 23 anni ed Emanuela Proietti di 17 anni. La scoperta dei due cadaveri viene fatta dal padre della ragazza che con il figlio minore ed un amico delle vittime, si era messo alla ricerca dei due ragazzi quando era ormai evidente che erano scomparsi. Il libro racconta i fatti accertati, le testimonianze, le deposizioni agli inquirenti, pettegolezzi e chiacchiere di paese, cose vere e cose false, il tutto ricostruito e messo insieme con maestria nello stile di Pennacchi, che approfitta di questo “giallo” per raccontare la storia di queste zone, per presentare la cultura contadina e le usanze della zona. Il tema del libro è la difficoltà nel riconoscere il vero dal falso, in un mondo in cui nessuno dice la verità.

L’autore è incontenibile nella scrittura ed appena può mette commenti e riferimenti alla situazione politica italiana, al funzionamento della giustizia, all’informazione. Pennacchi dice che lui non è uno scrittore di gialli e che questa storia non la voleva scrivere. L’autore infatti non ha scritto un vero e proprio giallo ma un libro che ha una doppia veste, quella di giallo ambientato ad Agora ed una storia dei Monti Lepini. Il libro è pieno di citazioni con i riferimenti degli autori, che Pennacchi non dimentica mai di citare per non appropriarsi di idee e frasi altrui.  Antonio Pennacchi è un uomo coerente con i suoi principi oltre che un grande scrittore di fatti e storie delle sue terre.

Il tunnel

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Titolo: Il Tunnel

Autore: Abraham B.Yehoshua

Editore: Einaudi

Traduzione: Alessandra Shomroni

Un ingegnere stradale israeliano, Zvi Luria, ha superato da poco settant’anni quando gli viene diagnosticato un principio di demenza senile. Inizialmente le malattia si presenta in forma lieve e poco preoccupante ma nel giro di poco tempo le cose precipitano e la vita di Luria cambia completamente. Sua moglie Dina, medico pedriata, è più giovane di lui ed ama suo marito in modo incondizionato, non solo con la gentilezza dei modi che deriva dalla consuetudine di una vita passata insieme ma con la tenerezza che solo una donna ancora innamorata di suo marito può dare. Dina convince il marito che per rallentare il progredire della malattia dovrebbe riprendere a lavorare per il Dipartimento dei Lavori Pubblici, dove ha trascorso tutta la sua carriera di funzionario pubblico. Luria inizua a collaborare senza alcuna retribuizione per un giovane ingegnere, Assael Maimoni, che sta lavorando ad un nuovo progetto di strada e di nascosto anche ad un tunnel segreto che servirà a proteggere alcuni profughi palestinesi. Luria si impegnerà nel lavoro come fosse il suo primo progetto ed avrà un successo personale inaspettato. Luria si ritroverà a dover gestire una improvvisa malattia della moglie, vittima di una infezione, riuscendo a comportarsi in modo adeguato, pur con le sue inevitabili carenze. La malattia di Luria continuerà il suo corso, ma l’ingegnere grazie al paziente amore della moglie, dei figli e del giovane Maimoni, riuscirà a vivere il suo declino con serenità. La trama narra il declino umano di Luria, la perdita di autostima, il cambiamento dei ruoli e delle relazioni in famiglia, le insicurezze provocate dalla sempre meno affidabili capacità mentali, ma anche quella piccola follia che solo la non consapevolezza di quello che si sta facendo rende a volte la malattia capace di far compiere al malato azioni impensabili. Il libro parla anche delle relazioni tra Israele e il popolo Palestinese e dei tentativi che alcune parti della società israeliana stanno facendo per migliorare le relazioni tra i due popoli. Yehoshua è sempre stato un fautore del dialogo tra i due popoli e non perde occasione per manifestare le sue idee a proposito.

Un libro che parla del dolore della malattia ma parla anche di amore, di gentilezza, di tenerezza. Yehoshua è un grande scrittore di sentimenti. Descrive in modo unico i pensieri sbrindellati e sempre più confusi di Luria, l’amore incondizionato della moglie ma anche le sue paure per le condizioni del marito, la gentilezza di Maimoni, l’affetto preoccupato del figlio di Luria. Un libro commovente e coinvolgente, dove il lettore partecipa al declino di Luria come fosse quello di un familiare a cui si augura sempre che possa accadere un miglioramento miracoloso della malattia, ma che nella realtà può solo assistere inerme all’inesorabile compimento del destino. Un libro che lascia anche un barlume di speranza che i popoli israeliani e palestinesi possano un giorno vivere in pace.

Lazarus

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Titolo: Lazarus

Autore: Lars Kepler

Editore: Longanesi

Traduzione: Andrea Berardini

“Lazarus” è l’ultimo romanzo con protagonista il commissario di Stoccolma Joona Linna, scritto da Lars Kepler, lo pseudonimo con cui firmano i loro libri i coniugi Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho. La polizia di Oslo scopre un uomo ucciso nel suo appartamento e nel frigorifero vengono ritrovati resti di diversi corpi tra cui la testa della moglie del commissario Joona Linna. La donna era sepolta in Finlandia, quindi la sua tomba è stata aperta per rubarne i resti. L’indagine si complica quando viene ritrovato il cadavere di un uomo noto alle forze dell’ordine come stupratore e nella memoria del suo telefono viene trovato proprio il numero di telefono di Joona Linna. I due cadaveri presentano gli stessi segni di violenza sulla schiena, entrambi sono stati flagellati. Sembra la firma di Jurek Walter, un terribile serial killer che risultava morto da tempo, ucciso da Saga Bauer, un commissario dei servizi segreti svedesi che lavora con Joona. Il corpo del serial killer era caduto in mare, Saga gli aveva sparato tre colpi. Tutti sono convinti che il killer sia morto. Nessuno crede a Joona Linna quando afferma che si tratta proprio di Jurek, tornato in azione per vendicarsi. Ha inizio una caccia all’uomo che doveva essere morto ma che invece sembra essere risorto. I due omicidi con cui il libro si apre sono l’inizio di una lunga serie di delitti apparentemente scollegati tra loro ma che alla fine saranno tutti collegati tra loro ed avranno un filo conduttore che porta dritto al passato peggiore che Joona e Saga potessero immaginare. A nulla serviranno le intuizioni di Joona per cercare di catturare l’omicida resuscitato in pochi giorni. Ci vorrà molto tempo e molte persone perderanno la vita prima che il bene abbia il sopravvento sul male.

“Lazarus” è un thriller che racconta dove può arrivare la violenza dell’uomo quando viene guidato dalle sue ossessioni e quanto possono far male le scelte errate degli investigatori. Alcuni personaggi subiranno perdite terribili per colpa di un freddo e spietato killer. Gli uomini della polizia sono descritti come infaticabili difensori della giustizia pronti a pagare prezzi altissimi pur di raggiungere la verità e catturare definitivamente lo spietato killer. Gli autori sono molto abili nel creare le atmosfere di terrore e le situazioni ad altissima tensione, riuscendo a tenere il lettore attaccato al libro fino alla fine, quando si renderà conto che presto Joona si ritroverà a combattere ancora la sua battaglia per la giustizia. Un libro per gli amanti delle storie estreme, piene di sofferenze e terrore, raccontate con un ritmo elevatissimo, con emozioni forti che si susseguono senza sosta.

La vacanza ideale

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Titolo: La vacanza ideale

Autore: Claire Douglas

Editore: Nord

Traduzione: Francesca Toticchi

Una coppia di giovani sposi riceve un regalo inaspettato. Uno scambio di casa per una settimana. Libby e Jaime sono sposati da nove mesi e il loro matrimonio non sta andando come previsto. Qualche difficoltà di troppo rende la loro vita poco soddisfacente. Abitano in un piccolo appartamento a Bath e ricevere la proposta di scambiare il loro appartamentino per una settimana con una splendida villa in Cornovaglia è una bella novità del tutto inaspettata. E’ il momento giusto per sparire per qualche giorno da Bath dove suo malgrado Libby è diventata famosa per alcune foto sui giornali locali dopo aver salvato un suo alunno da un incendio scoppiato nella scuola dove insegna. Libby ha paura che la notorietà possa in qualche modo riaprire i riflettori sulla sua vita passata da cui sta cercando di fuggire. Libby e Jaime arrivano nella villa che appare in tutto il suo splendore. Ma c’è qualcosa che non quadra, nessuno del vicinato è stato avvisato dai proprietari della villa che ci sarebbero stati degli ospiti per una settimana. Iniziano ad accadere una serie di piccoli incidenti che non sembrano essere casuali, ma provocati da qualcuno che vuole rovinare la vacanza ai due giovani ospiti. Libby è convinta che ci sia qualcuno che di proposito vuole spaventarla ma non riesce a trovare alcuna prova che possa avvalorare i suoi timori.

Gli incidenti e gli imprevisti continuano anche quando la coppia torna nel loro appartamento di città. A quel punto Libby non ha più dubbi. Qualcuno che conosce il suo segreto è riuscito a trovarla e lei dovrà fare i conti con il suo passato.

Il libro inizia in modo tranquillo e lineare, poi la tensione comincia a salire, il ritmo del racconto cresce, la storia diventa sempre più misteriosa e intricata. La trama è basata su una idea originale e interessante, che si sviluppa in modo inedito e sorprendente. La storia è scritta in modo lineare fino a quando il passato ed il presente di Libby si ritrovano. A quel punto seguire la trama diventa un buon allenamento per la reattività della mente del lettore. Una storia sviluppata su due piani temporali, con continui richiami al passato durante gli eventi del presente.

Claire Douglas è una giornalista con la passione per la narrativa, in particolare per i thriller, genere in cui dimostra le sue qualità narrative. Il libro parla di errori di gioventù, di amicizie frettolose e superficiali, delle difficoltà della vita, di bugie e di vendette, di quanto sia difficile costruire una vita dignitosa e quanto sia facile distruggere tutto. Insegna alla fine a non darsi mai per vinti e che nella vita se si vuole una cosa veramente bisogna lottare con tutte le proprie forze per riuscire ad ottenerla. Claire Douglas è brava a non far trapelare nulla di quello che accadrà e riesce sempre a mantenere alta l’attenzione del lettore che è portato a leggere senza interruzione per arrivare a scoprire la fine della storia. Finale per nulla scontato, anzi.

La resa dei conti

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Titolo: La resa dei Conti

Autore: John Grisham

Editore: Mondadori

Traduzione: Luca Fusari e Sara Prencipe

“La resa dei conti” è l’ultima fatica di John Grisham, uno dei maestri contemporanei del thriller.

La storia inizia nel 1946 ed è ambientata nello stato del Mississippi. Un agricoltore, Pete Banning, uno dei principali produttori di cotone della zona, cittadino esemplare, eroe di guerra pluridecorato, uccide a sangue freddo il reverendo Dexter Bell della locale chiesa metodista, frequentata da tutta la comunità. La mattina dell’omicidio, Pete è uscito da casa armato, con la determinazione di uccidere Dexter. Nessuno è al corrente di precedenti tra i due che potessero in qualche modo giustificare un gesto di tale portata. Banning dopo l’omicidio si lascia arrestare, è tranquillo, dice che ha fatto quello che doveva e che non ha niente da dire. Non collabora con le autorità e con il suo avvocato per spiegare il motivo del suo gesto, continuando a ripetere “non ho niente da dire”. E sarà così per tutto il processo che lo vedrà condannato alla sedia elettrica. Banning porta con sé nella tomba il motivo che lo ha spinto ad uccidere. La storia continua con la causa che la famiglia di Bell intenta contro la famiglia di Banning per ottenere il risarcimento dei danni che in questi casi spetta alla famiglia della vittima. Anche in questo caso la battaglia legale non avrà esiti a sorpresa, nessun testimone segreto, nessun colpo da maestro da parte degli avvocati della famiglia Banning. Per scoprire i motivi del folle gesto di Pete sarà necessario ricostruire gli eventi della Seconda Guerra Mondiale sul fronte del Pacifico, nelle Filippine, dove tutti i soldati americani vissero momenti durissimi e drammatici in condizioni di vita estremamente dure.

John Grisham ha voluto utilizzare la storia tra Banning e Bell per offrire ai lettori la sua ricostruzione dei fatti accaduti nelle Filippine e raccontare le terribili sofferenze inflitte ai soldati americani da parte delle truppe giapponesi. La parte legale raccontata nel libro passa quasi in secondo piano rispetto alla vicenda umana di Pete legata al suo passato di soldato. La violenza subita ha lasciato il segno in Banning che continuerà a pensare da soldato anche quando la guerra sarà finita, cercando l’unica vendetta possibile che un soldato cerca contro il nemico.

Il libro conferma la grande abilità di Grisham come scrittore sia quando racconta le condizioni di vita del Mississippi nel 1940 che le vicende avvenute nelle Filippine o le vicende processuali. Nelle note alla fine del libro Grisham dice di essersi ispirato ad un fatto vero che gli è stato raccontato e che lo ha interessato e portato a scrivere questo libro. Il fatto richiamato da Grisham risale agli anni trenta, quindi senza nessun collegamento con le vicende avvenute nella seconda guerra mondiale. E’ evidente che Grisham ha un profondo rispetto per i soldati americani che hanno combattuto in tutto il mondo ed ha voluti omaggiarli in questo libro.

L’animale che mi porto dentro

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Titolo: L’animale che mi porto dentro

Autore: Francesco Piccolo

Editore: Einaudi

Francesco Piccolo è uno scrittore con uno stile unico, ironico e divertente.

Il suo ultimo libro “L’animale che mi porto dentro” è una specie di autobiografia romanzata che inizia con il parlare di sé stesso e poi in realtà traccia un ritratto comune alla maggior parte degli uomini contemporanei.

La tesi principale del libro è quella che l’uomo è combattuto tra seguire la sua indole quindi comportarsi da “animale”, aggressivo e violento, oppure seguire la parte razionale e gentile quindi modificare il proprio comportamento facendosi guidare dai sentimenti.

La società impone agli uomini, fin da piccoli, comportamenti omogenei e uniformi, che prevedono azioni rabbiose e violente come fossero normali e che sono di conseguenza tollerate e giustificate. Piccolo ha sempre cercato di comprimere la parte “animale” per non seguire i comportamenti della maggioranza, per essere diverso dal padre, per trovare il suo modo di essere. Riuscendoci solo in parte. Soprattutto nelle relazioni con le donne gli riesce difficile comportarsi seguendo solo il lato sentimentale, senza riuscire ad evitare di comportarsi secondo quello che la maggior parte delle persone si aspetta, quindi assecondando il lato “animale”.

Il libro analizza in modo acuto i comportamenti degli uomini con riferimenti a libri, film e fumetti che hanno condizionato negli anni settanta la formazione di quel ragazzo meridionale che è stato Francesco Piccolo. Un libro che lascerà molti uomini a chiedersi se veramente sono come Piccolo ci descrive ed anche a constatare che almeno lui ha tentato di soffocare la sua indole cercando di far prevalere la parte sentimentale. Il modello che Piccolo ha preso come riferimento nel libro è Sandokan, il grande personaggio di Emilio Salgari. Sandokan il terribile guerriero, privo di paura, in grado di uccidere senza pietà nemici e bestie feroci, eppure capace anche di riconsiderare le cose quando scopre di amare e di essere amato. Marianna, la famosa Perla di Labuan, è attratta da entrambi gli aspetti della personalità di Sandokan, il suo lato animale e il suo lato sentimentale, ma quello che conta è che alla fine Sandokan deciderà di seguire il consiglio di Yanez, ossia di sposare Marianna andando a vivere con i suoi pirati. Non voleva essere più un animale, non riusciva ad essere un uomo sentimentale, ma poteva far convivere le due anime insieme.

Il libro non parla solo degli uomini o agli uomini, ma parla anche dei comportamenti femminili, di come anche le donne sono combattute tra istinto, rabbia e la razionalità del sentimento, riuscendo forse ad avere una marcia in più nell’affrontare gli uomini, non prendendoli in considerazione e ferendo in modo irreversibile il loro ego. Il libro è scritto con la solita prosa scorrevole e scanzonata di Piccolo ma ci sono considerazioni profonde e meditate. Piccolo affronta l’argomento con molto impegno riuscendo a sollevare un problema non ancora risolto ma molto importante nella società attuale che è quello delle relazioni tra uomini e donne.

La rete ombra

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Titolo: La rete ombra

Autore: Giovanni Ziccardi

Editore: Marsilio

Giovanni Ziccardi insegna Informatica giuridica e Criminalità informatica. Quindi ha una profonda conoscenza delle tecnologie legate ad Internet ed alle telecomunicazioni oltre che degli ambienti legati alla criminalità. Chi più adatto di lui per scrivere un thriller tecnologico ?

“La rete ombra” è un thriller con protagonista Alessandro Correnti che rimette i panni di avvocato per difendere una sua vecchia cliente, dopo aver dismesso i panni di “Deus” uno degli hacker più famosi al mondo. Durante l’udienza del processo compare in aula a sorpresa “Nemesys” un famoso ladro di identità cinese che gli consegna una busta e sparisce in un attimo. Da questo incontro improvviso e brevissimo, avranno inizio una serie di avventure che vedranno come protagonisti l’avvocato Correnti ed il suo giovane assistente Massimo Foresta, coinvolti loro malgrado in una storia mozzafiato tra droni, stalker, hacker cinesi, spie, agenti del Mossad, poliziotti, informatici di vario tipo. La vita di Alessandro Correnti, del suo assistente e la cerchia delle sue amicizie più intime saranno messe a rischio da una vera e propria guerra che sta per scatenarsi per le vie di Milano. “Deus” tornerà in azione insieme alla comunità di “hacker” legata alla vita passata di Correnti a difesa della comunità. Una immersione nella tecnologia e nel suo utilizzo avanzato che spesso e volentieri sfocia nel crimine e in attività pericolosissime per coloro che sono presi di mira dai criminali informatici. Un libro che piacerà soprattutto a coloro che sono appassionati di informatica e di tecnologia. Giovanni Ziccardi riesce a intrecciare una trama articolata e sempre in evoluzione di eventi criminali che hanno sempre un rilevante aspetto tecnologico e questa miscela rende il racconto intenso ed intrigante. Ziccardi dimostra di conoscere bene il mondo degli “hacker” di cui ha una visione quasi romantica, in cui gli “hacker” sono buoni e lavorano per la sicurezza dei comuni cittadini, contro invece i cattivi, che non sono “hacker” ma semplici delinquenti, che utilizzano le tecnologie per scopi criminali. La copertina del libro è disegnata con una grafica da fumetto poliziesco ed è molto adatta al contenuto del libro.

Da molto lontano

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Titolo: Da molto lontano

Autore: Roberto Costantini

Editore: Marsilio

“Da molto lontano” è il sesto romanzo di Roberto Costantini, un “noir” che come i precedenti vede protagonista il commissario Michele Balestrieri.

Il libro ha inizio nel 1990 con la scomparsa di un giovane appartenente ad una importante famiglia di imprenditori romani. Il ragazzo è scomparso in circostanze sospette in compagnia di una presunta nuova fidanzata. Siamo in estate, nei giorni delle fasi conclusive dei campionati mondiali di calcio che nel 1990 si erano tenuti proprio in Italia. Le partite di calcio fanno da sfondo alle vicende criminali che vedono il commissario Balestrieri come responsabile delle indagini, insieme all’ispettore Capuzzo, napoletano verace, tifosissimo di Maradona ma anche della nazionale italiana. Le indagini sulla scomparsa dei due giovani nel 1990 saranno chiuse in modo formalmente ineccepibile ma con qualche dubbio di troppo. La storia riparte nel 2018 con il commissario Balestrieri ormai in pensione, ossessionato più che mai dalle vicende che hanno condizionato la sua gioventù ed anche dalle conseguenze del caso del 1990. Balestrieri soffre di vuoti di memoria che non sono i sintomi di una malattia degenerativa ma le conseguenze di un passato duro da ricordare, di una vita in cui molte cose non sono andate per il verso giusto. I colleghi della questura richiameranno Balestrieri a collaborare alle indagini dato che il vecchio caso del 1990 è stato riaperto grazie ad alcune inchieste giornalistiche condotte proprio dalla figlia di Balestrieri, diventata una ottima giornalista. La storia prenderà direzioni imprevedibili e Balestrieri con il suo intuito e con i suoi modi brutali e poco convenzionali darà un contributo decisivo per la risoluzione definitiva del caso. I personaggi del romanzo contribuiscono tutti, senza eccezioni, a rendere l’atmosfera del romanzo appassionante, con continui cambi di scenario, senza che il lettore abbia la minima possibilità di capire cosa accadrà nelle pagine successive. La trama è complessa ed articolata, con varie storie parallele che si vanno ad incontrare in modo imprevedibile. Roberto Costantini è molto bravo a tessere la tela della trama con una serie di eventi realmente accaduti in Italia, aumentando in questo modo l’interesse del lettore e la credibilità della storia. Il libro è anche l’occasione per denunciare i mali dell’Italia e i difetti degli italiani, raccontati senza alcuna benevolenza. Un libro bellissimo, da leggere con attenzione e concentrazione. Per chi non avesse letto i precedenti 5 libri, consiglio di seguire nella lettura la cronologia delle pubblicazioni dei vari volumi, altrimenti alcuni riferimenti alla vita di Balestrieri o alcuni aspetti del suo carattere risulteranno di difficile comprensione.

Roberto Costantini è uno degli esempi contemporanei di “ingegnere” divenuto grande scrittore, categoria che seguo con particolare interesse. Ha scoperto in età avanzata il suo talento per la narrativa e per le trame “noir”. Il personaggio del commissario Balestrieri, con la sua giovinezza ed adolescenza segnate da storie dolorose e violente, è il poliziotto migliore tra i tanti che sono stati inventati nella ricca produzione di “gialli” e “noir” italiani degli ultimi anni. Senza nulla togliere a tutti gli altri personaggi, il commissario Balestrieri è una figura unica, con i suoi difetti, il suo cinismo e il suo atteggiamento di fronte alle sfide che la vita gli propone. Dove arriva lui con le sue indagini si scatenano le forze del male in tutte le sue forme e solo lui con il suo coraggio e la sua forza interiore è capace di trovare il modo di vincere contro avversari che sembrano essere molto più forti di lui.