Il silenzio dei larici

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Titolo: Il silenzio dei larici

Autore: Lenz Koppelstätter

Editore: Corbaccio

Traduzione: Mara Ronchetti

“Il silenzio dei larici” è il secondo romanzo che l’autore, Lenz Koppelstätter, pubblica con protagonista il commissario Grauner e l’ispettore Saltapepe.

La storia è ambientata a Santa Geltrude, un piccolo paese nella Val d’Ultimo, in Alto Adige. Il cadavere di Marie, una ragazza di soli diciassette anni, viene ritrovato vicino a dei larici antichi, una delle mete turistiche del paese. L’architetto Haller, un abitante del posto che da poco ha scelto di vivere nella zona, si autodenuncia dell’omicidio. Tutto il paese sembra invece convinto che sia suo figlio Michael il vero colpevole. Le indagini porteranno alla luce dei gioielli ed alcune pagine di un diario scritto, con molta probabilità, da un celebre ospite della valle. Il diario parla di un omicidio avvenuto circa cento anni prima ma è una storia di cui gli abitanti della valle non vogliono parlare. L’indagine sarà affidata al commissario Grauner in collaborazione con il suo fido ispettore Saltapepe. La storia si svolge in quattro giorni, scanditi da altrettanti capitoli del libro, caratterizzati da un racconto incalzante con una serie di eventi e colpi di scena che attirano l’attenzione del lettore, senza mai un calo di tensione narrativa.

La storia è molto intricata e racconta una vicenda che ha le radici in eventi accaduti oltre cento anni prima. La locanda del paese è il punto di riferimento per le indagini, dove è facile incontrare persone coinvolte negli eventi. La piccola comunità montana è composta da poche persone, dove tutti sanno tutto degli altri ma raramente parlano volentieri dei fatti che non li riguardano e spesso una sorta di omertà valligiana rende difficili le indagini per la coppia di poliziotti, alle prese con difficoltà do ogni genere. Il romanzo è un riuscito mix di buoni ingredienti: la vita nella valle, le abitudini dei valligiani, la natura, la buona cucina, le storie tramandate dal passato, la costruzione di dighe che hanno provocato ferite alle popolazioni non facilmente curabili, antiche rivalità tra le famiglie egemoni della valle, affari moderni ed antiche faide familiari, innamoramenti sfortunati e malesseri giovanili. Tanti ingredienti che Lenz Koppelstätter ha saputo dosare e mettere insieme con una scrittura piacevole e scorrevole, con una buona dose di creatività, dimostrata dal finale imprevedibile.

Il treno dei bambini

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Titolo: Il treno dei bambini

Autore: Viola Ardone

Editore: Einaudi

Siamo a Napoli nel 1946. Amerigo Speranza è un bambino di sette anni che vive con sua madre Antonietta. Una vita dura, senza soldi, nella povertà più assoluta. Il marito di Antonietta è partito per l’America per tentare la fortuna ma di lui non ci sono notizie. Amerigo è un ragazzino vispo, nel quartiere è conosciuto come Nobel perché sa tante cose, è curioso, ogni giorno ascolta ed impara. Non ha possibilità di studiare, deve aiutare la madre e guadagnare qualche soldo facendo lavori umili. Non ci sono prospettive per lui, la povertà non lascia scampo. Antonietta decide di separarsi da Amerigo e di mandarlo al Nord, con uno dei treni organizzati dal Partito Comunista Italiano, una iniziativa di solidarietà in cui alcune famiglie del nord Italia ospiteranno per qualche tempo dei bambini del sud, per strapparli alla povertà e dare loro la possibilità di studiare e vivere in condizioni migliori. Amerigo sarà ospitato da una famiglia di Modena, troverà una nuova madre, dei fratelli ed un padre, che gli insegnerà la passione per la musica, gli regalerà un violino che diventerà la sua ragione di vita. La nuova vita di Amerigo è molto diversa dalla precedente e la nostalgia di casa dei primi tempi sarà presto dimenticata per fare posto al timore del ritorno a casa e di perdere tutto quel benessere inaspettato.

Il libro “Il treno dei bambini” è diviso in due parti. La prima in cui si descrive l’infanzia di Amerigo e la seconda, che ha inizio dopo un salto di cinquant’anni in avanti, quando Amerigo ritorna nei suoi luoghi di origine. La narrazione dell’infanzia di Amerigo occupa la maggior parte del romanzo ed è senza dubbio la parte migliore del libro. La storia è raccontata con gli occhi di un bambino ed è resa in modo magistrale da Viola Ardone. Il mondo di Amerigo, i suoi giochi, le sue emozioni, i suoi sentimenti, sono descritti in modo impeccabile. La vita povera e umile dei quartieri napoletani è descritta con realismo, trasferendo al lettore la gioia di vivere e l’energia di un ragazzino ma anche la povertà, il degrado e le difficili condizioni di vita. Così come le emozioni per la nuova vita in una città di cui non capisce la lingua, non conosce il cibo, le difficoltà di inserimento a scuola, la scoperta della musica, tutto è raccontato con grande abilità e realismo.

La seconda parte del libro sposta in avanti il calendario di cinquant’anni. La vita di Amerigo è cambiata, non ha nulla in comune con le sue origini. Il suo quartiere invece è rimasto simile a quello che aveva lasciato. La storia de “Il treno dei bambini” fa parte di quelle pagine del nostro passato che non hanno avuto notorietà e sono state in gran parte dimenticate. Viola Ardone è riuscita a descrivere la storia di Amerigo, dalla estrema povertà ed al dolore per l’allontanamento dalla famiglia, ai timori per l’inserimento nella nuova famiglia alla gioia per la nuova vita, senza mai cadere nel patetico o esagerare con i toni drammatici. Un libro che emoziona per la storia, che stupisce per la scrittura, lineare di grande efficacia, che ci mostra un paese ancora capace di gesti di umana solidarietà.

The warehouse

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Titolo: The Warehouse

Autore: Rob Hart

Editore: DeA

Traduzione: Carlo Prosperi

Siamo in un futuro prossimo abbastanza simile alla nostra epoca. Le auto sono solo elettriche e le emissioni di CO sono state ridotte anche se il livello dei mari ha sommerso alcune città importanti. La vita quotidiana delle persone è influenzata fortemente da Cloud, una società di distribuzione di dimensioni enormi, capace di consegnare ovunque i prodotti che commercializza, consegnandoli con i suoi droni, ecologici, veloci, pratici e senza pilota. Ogni genere di prodotto è disponibile nell’immenso catalogo di Cloud che grazia a politiche sempre più aggressive ha distrutto il mercato globale, diventando di fatto l’unico attore presente sul mercato della distribuzione. Per molte persone Cloud non solo è l’unico posto dove comprare le merci, il cibo, ogni genere di prodotto, ma anche l’unico posto dove andare a lavorare. Cloud è una perfetta macchina organizzativa che fa di tutto per tenere alta la produttività dei dipendenti, che svolgono solo incarichi semplici e di basso livello, come mettere i beni venduti negli scaffali o prendere i generi e metterli sui nastri trasportatori per poterli spedire. Chi non tiene il passo viene licenziato. Regole semplici, crudeli e spietate. I dipendenti di Cloud vivono all’interno di Cloud in minuscoli appartamenti, mangiano solo il cibo di Cloud, consumano solo prodotti per loro disponibili in Cloud, sono controllati in tutto quello che fanno. La parola “sindacato” non può essere neanche pronunciata e le libertà individuali sono molto limitate.

Il libro ha tre principali protagonisti. Uno è mr. Gigson, il fondatore e proprietario di Cloud, un uomo ricchissimo che è malato terminale e ha deciso che prima di morire vuole visitare tutte le sue aziende. In alcuni capitoli del libro parla in prima persona della sua genialità, del suo grande spirito imprenditoriale ed innovativo messo a disposizione delle persone per facilitare le loro vite.

Il secondo protagonista è Paxson, un piccolo imprenditore che per anni ha accarezzato il sogno di mettersi in proprio e di avere una propria attività ma proprio per colpa di Cloud ha dovuto chiudere l’azienda, rinunciare al suo sogno e rimasto senza lavoro gli è rimasta come unica possibilità andare a lavorare per  Cloud.

La terza protagonista è Zinnia, una ex professoressa che nasconde dietro un aspetto avvenente e di brava impiegata l’attività di spia, assunta da un misterioso mandante per scoprire segreti di Cloud per riuscire a colpirla e farla fallire.

The Warehouse è un thriller scritto in un futuro non molto diverso da quello che potrebbe essere il mondo in cui vivremo tra qualche anno. In fondo anche oggi ci sono alcune megacorporation così ricche e potenti da essere superiori per potere reale e finanziario di molti stati sovrani, capaci quindi di accerchiare le leggi o farle modificare a proprio vantaggio, senza temere in nessun modo l’operato dei governi e delle loro eventuali contromisure. Già oggi in molte aziende i diritti dei lavoratori sono stati sacrificati e cancellati in nome della produttività, della globalizzazione, della riduzione dei costi di esercizio. In cambio di un salario modesto e non garantito, le persone accettano condizioni di lavoro che negli anni settanta o ottanta sarebbero state impossibili da imporre. Questo viene descritto e rappresentato da stampa e media in genere come il nuovo che avanza mentre invece è solo il vecchio che trionfa, azzerando i progressi fatti da anni ed anni di lotte per i diritti dei lavoratori. Siamo diventati incapaci di reagire, accettiamo supinamente tutto quello che ci viene imposto da una classe politica ormai incapace di avere un progetto per il nostro futuro e che subisce l’operato di aziende potenti, veloci nell’attuare le proprie politiche e che si approfittano della colpevole inerzia dei vari governi per metterli di fronte al fatto compiuto e quindi in condizioni in cui è difficile tirnare indiatro.

The Warehouse di Rob Hart è un libro che denuncia i rischi che stiamo correndo, che tipo di futuro avremo se non cambiamo in fretta direzione e modo di fare. Un buon libro che invita a non accettare che l’avidità ed il cinismo continuino a governare il mondo.

Lo spirito della fantascienza

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Titolo: Lo spirito della fantascienza

Autore: Roberto Bolano

Editore: Adelphi

Traduzione: Ilide Carmignani

Noto il libro tra le novità in libreria e la copertina mi colpisce, come pure il titolo. Scoprirò più tardi che le immagini sono degli ingrandimenti di polvere cosmica. Inevitabile l’acquisto. “Lo spirito della fantascienza” è il primo romanzo di Roberto Bolano, scritto nel 1984 che racconta la storia di due amici, Jan Schrella e Remo Moran. La storia è ambientata a Città del Messico negli anni settanta. Jan è un tipo che passa la sua vita chiuso in casa a leggere romanzi di fantascienza ed a scrivere lettere ai suoi autori preferiti. Remo invece a casa non ci sta mai, collabora con alcune riviste di letteratura, partecipa a seminari di poesia. Conosce José Arco, un poeta conosciuto in un seminario, con cui intraprende un percorso di iniziazione all’amore ed alla letteratura. Il libro è un continuo saltare da una parte all’altra, ossia dalle lettere di Jan ed alle dichiarazioni che rilascia ad una fantomatica intervistatrice in qualità di vincitore di un premio, alle avventure di Remo, impegnato nella sua avventura “on the road”. Un libro con una atmosfera sempre mutevole, che passa dal fervore giovanile alla tristezza, dalla povertà alla tenerezza. Un libro che mescola creatività, visioni del futuro, storie dolorose del passato, cultura giovanile e amore per la poesia e la letteratura, il tutto mescolato con uno stile che cambia in continuazione, in linea con lo spirito dell’autore, irrequieto e anticonvenzionale. Molto belle le immagini del quaderno che conteneva le scritture e riscritture dell’opera, tutto scritto a mano con una calligrafia minuta ed ordinata, così come lo schema del racconto era ben definito prima della scrittura. Quasi una conferma che l’ispirazione deve sempre essere sostenuta da una attenta ed ordinata pianificazione di quello che si vuole scrivere.

Il gioco del silenzio

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Titolo: Il gioco del silenzio

Autore: Rob Keller

Editore: DeA

Il gioco del silenzio è il romanzo di esordio di Rob Keller, nato nel 1956 e vissuto sul lago di Como, lavorando come maestro orologiaio. Esordire a 63 anni non è una cosa comune ma è la dimostrazione di come la passione e la determinazione possano rendere possibili i sogni quando si vuole vederli realizzati. La vita dell’autore spiega come mai questo romanzo sia ambientato proprio in una villa sul lago di Como chiamata “Villa degli orologi”, una imponente e lugubre proprietà della potentissima famiglia Radlach, in zona molto conosciuta e temuta.

La protagonista del romanzo è Cristina, una criminologa che ha da poco risolto un caso molto impegnativo e si è presa una pausa dal lavoro anche per occuparsi di suo figlio Leone, un bambino che ha un disturbo da deficit di attenzione che ha bisogno di essere seguito con pazienza e dedizione. Un giorno Cristina riceve una telefonata dal padre che la avvisa del suicidio di suo zio Francesco. Cristina è costretta a tornare nel paesino sul lago di Como dove è nata enda cui è fuggita appena  ha potuto, per allontanarsi dal padre con cui aveva un rapporto molto difficile. Vuol dire anche ritornare alla Villa degli Orologi dove suo padre Alessandro e lo zio suicida avevano lavorato per tanti anni a servizio della famiglia radlach. Cristina capisce subito che quello che è stato definito un suicidio in realtà è un omicidio ma non ha intenzione di contribuire alle indagini per non dover ricordare un passato che non ha alcuna intenzione di rivivere. Ma lo sviluppo degli eventi la costringeranno ad occuparsi delle indagini, scoprendo molto di più di quello che poteva immaginare quando ricevette la telefonata del padre.

Il romanzo descrive una storia familiare torbida, difficile, piena di segreti e di violenze, tenute segrete grazie alla potenza della famiglia Radlach ed ai comportamenti ambigui di altri protagonisti delle storie. La scrittura è lineare con una buona tensione che tiene alta l’attenzione del lettore. Rob Keller ha creato personaggi ben caratterizzati, con molti limiti e difetti che li rendono normali e molto reali. Il romanzo ricostruisce il passato di persone che con i loro segreti hanno nascosto violenze, ricatti, ruberie, ricatti e convenienze di vario tipo. Una storia che racconta come l’ambizione e la voglia di salire la scala sociale trasformi anche le migliori persone che per troppa ambizione si comportano in modo opposto a quello che la propria indole suggerirebbe. Il libro mostra anche come troppo spesso i bambini sono vittime di traumi vissuti in tenera età e tali episodi possono avere effetti devastanti sulla loro crescita e sulla loro personalità da adulti.

Un debutto interessante questo di Bob Keller, sia per la sua storia personale, che per la qualità del suo primo lavoro.

Turbolenza

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Titolo: Turbolenza

Autore: David Szalay

Editore: Adelphi

Traduzione: A.Rusconi

Un romanzo breve composto da dodici racconti, ciascuno con un protagonista di una storia che ha in comune con le altre lo sfondo di un viaggio in aereo. Le storie sono apparentemente scollegate tra loro, ma proseguendo con la lettura si ritrovano alcuni personaggi già incontrati in precedenza. Brevi storie che raccontano la precarietà della vita, che può essere scossa da un momento all’altro da un evento improvviso che destabilizza e che toglie importanza a tutto il resto. Proprio come le turbolenze sconquassano l’aereo che improvvisamente perde la sua apparente robustezza e sicurezza ed i passeggeri smettono di pensare alla bellezza del volo, alla comodità dei sedili od alla qualità del cibo e sperano solo di atterrare incolumi, in preda al terrore di precipitare. David Szalay ha scelto un modo originale e coinvolgente per raccontare la precarietà della condizione umana, in cui siamo soli ad affrontare i grandi cambiamenti e le grandi sfide che la vita ci riserva.

Mai come oggi l’uomo ha tante possibilità di volare, tutti lo fanno, per piacere o per lavoro, per inseguire i propri sogni o per appagare la voglia di conoscenza. E tutti sanno cosa si prova quando si vola. Si è soli con se stessi in preda ai propri pensieri, in balia degli eventi senza poter fare nulla per cambiarli. Così nella vita siamo in balia di quello che ci riserva il destino, in modo imprevedibile e improvviso.

Macchine come me

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Titolo: Macchine come me

Autore: Ian McEwan

Editore: Einaudi

Traduzione: Susanna Basso

La storia è ambientata nel 1982 di un tempo diverso da quello attuale. Ci sono già i telefoni cellulari, c’è internet ed i computer dominano la vita quotidiana. Sempre in questo tempo inventato, i Beatles stanno per uscire con un nuovo disco ed Alan Turing non è morto anzi sta lavorando intensamente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sono stati immessi sul mercato 25 robot antropomorfi, dall’aspetto decisamente realistico, tredici donne chiamate Eva e dodici uomini chiamati Adam. I robot sono in grado di sviluppare la propria personalità e la propria coscienza, propri gusti personali, esattamente come gli umani. La differenza principale è che lo fanno con una velocità superiore grazie alla potenza degli algoritmi che li governano.  Charlie Friend è un trentaduenne che decide di acquistare uno degli Adam disponibili, per usarlo alla stregua di un “animale da compagnia”. Anche Alan Turing ne acquista uno identico e Charlie riuscirà ad entrare in contatto con lui per scambiare le proprie esperienze con i robot. Charlie ha una vicina di casa, Miranda, di cui è innamorato. Charlie e Miranda si ritroveranno a vivere una serie di esperienze di vita condivise con Adam, che come gli altri robot in commercio si ritroveranno ad evolversi al di là delle previsioni dei loro programmatori, arrivando non solo a sviluppare comportamenti logici e razionali, ma anche sviluppando senso etico e coscienza di sé. I risultati dell’evoluzione andranno ben al di là degli intenti dei loro programmatori. Qualcuno di loro arriverà addirittura a chiedersi quale fosse il senso della loro vita, arrivando a risposte e comportamenti del tutto analoghi a quelli di tanti umani.  Ian Mc Ewan ha scritto questo libro inventando molti eventi, cambiandone la datazione in alcuni casi, raccontando cose vere in altri. Una specie di riscrittura del tempo passato, di come poteva essere stato se alcune cose fossero andate diversamente. Il romanzo “Macchine come me” descrive come potrebbero comportarsi robot molto evoluti vivendo a stretto contatto con gli umani. Tali tipologie di robot potrebbero essere il risultato estremo della ricerca che sta sviluppando programmi di intelligenza artificiale sempre più evoluti, in grado di simulare i comportamenti umani. Nel romanzo sono addirittura capaci di sviluppare una sorta di inconscio simile a quello umano quando di notte si ricaricano e viaggiano negli spazi infiniti di internet alla ricerca di chissà cosa, esattamente come la mente umana durante le fasi di sonno. Difficile definire il genere del libro. Potrebbe essere di fantascienza ma in realtà è più una storia di una umana vendetta e relative conseguenze legali. La presenza e la partecipazione diretta di Adam alle vicende, comporta alcuni problemi imprevisti per Charlie e Miranda, che si troveranno alle prese delle conseguenze delle scelte di Adam. Il romanzo ruota attorno ad un problema morale che vede coinvolti tutti i protagonisti, con robot ed umani dai comportamenti simili che si distinguono con difficoltà. Cosa caratterizza gli umani e cosa caratterizza i robot? E se i robot possono provare sentimenti o avere concetti etici, chi può essere più calcolatore tra un umano ed un robot? Qualora l’intelligenza artificiale dovesse diventare anche una coscienza artificiale, il suo proprietario avrebbe i diritto di spegnerla come fosse un elettrodomestico qualsiasi?

 

Miss Islanda

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Titolo: Miss Islanda

Autore: Auður Ava Ólafsdóttir

Editore: Einaudi

Traduzione: Stefano Rosatti

Miss Islanda è l’ultimo romanzo scritto da Auður Ava Ólafsdóttir. A parte un brevissimo prologo del 1942, la storia ha inizio nel 1963. Hekla è una ragazza che ha un sogno, diventare scrittrice. Il suo nome è quello di un vulcano che dopo un secolo di silenzio, nel 1947 si svegliò con una eruzione imponente a cui Hekla assistette, accompagnata dal padre. Lo spettacolo dell’eruzione segnò Hekla, le insegnò a guardare in alto, a trovare nel cielo idee meravigliose, fonti di ispirazione per i sogni da realizzare nella vita. E lei continuò a guardare in alto, lontano, per sognare una vita migliore di quella che poteva offrirle un paese dalla natura impetuosa ma poco ospitale come l’Islanda. Hekla a ventun anni si trasferisce a Reykjavik per trovare un lavoro, per mantenersi lavorando con la possibilità di frequentare gli ambienti degli scrittori, per contattare le case editrici, per tentare di realizzare il suo sogno. Hekla va a vivere a casa di un suo amico di infanzia, DJ Johnsson, con cui ha condiviso anni di amicizia adolescenziale ed ora condivide la voglia di libertà e di cambiare vita. L’Islanda di quel periodo è descritta come un paese gretto e retrogrado, maschilista e omofobo, dove le donne non possono fare le scrittrici dato che sono destinate solo a sposarsi e fare le mamme e le mogli, mentre DJ, omosessuale, non ha un posto in una società che disdegna ed emargina i diversi, “gli invertiti”. Hekla è molto bella e da più parti le propongono di partecipare al concorso di Miss Islanda, ma lei rifiuta, con determinazione e coraggio. Non vuole essere quello che tutti le chiedono, lei vuole diventare una scrittrice, è quello che vuole fare e lo farà, con tutta la determinazione e il coraggio che dimostrerà di avere.

Miss Islanda descrive una società molto distante da quella attuale, che vede le differenze tra uomini e donne ridotte al minimo. “Miss Islanda” descrive una società arretrata e piena di pregiudizi, dove le donne come Hekla, da cameriera di un hotel, deve subire quotidianamente molestie fisiche e verbali, da parte di clienti abituati a trattare le donne senza rispetto. Ma Hekla non si cura di loro, va avanti per la sua strada, lascia l’impiego all’hotel e si fidanza con un giovane aspirante poeta, che rimane vittima della personalità e della volontà di Hekla. Anche lui sarà lasciato da Hekla che sceglierà di raggiungere DJ nella sua fuga dalla società Islandese. Il libro racconta la straordinaria forza di volontà della protagonista e la sua determinazione a diventare scrittrice ma anche una straordinaria storia di amicizia e di amore tra Hekla e DJ. Un amore che prescinde dai rapporti fisici, che non ci saranno mai data l’omosessualità di DJ, ma proprio dall’anomalia della relazione scaturisce il vero amore tra due persone che decidono di affrontare insieme le difficoltà della vita, sostenendosi a vicenda. Un amore senza sesso ma di grande intensità, pieno di sentimenti. Hekla e DJ non potrebbero essere più diversi, lui fragile e segnato dalla sua diversità, lei coraggiosa e determinata, entrambi contano sulla loro amicizia come punto fermo delle rispettive vite. Una storia di due persone capaci di scelte coraggiose e che sono disposte a tutto  per vedere i propri sogni realizzati. Un libro contro i pregiudizi e le discriminazioni ed un inno al coraggio di intraprendere scelte controcorrente alla ricerca della vita che si desidera vivere.

Presenza oscura

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Titolo: Presenza oscura

Autore: Wulf Dorn

Editore: Corbaccio

Traduzione: Alessandra Petrelli

Siamo in Germania. Nikka è una ragazzina di 16 anni che era andata ad una festa con la sua amica Zoe. Era la sera di Hallowin, tutti in maschera, un locale affollato, musica a tutto volume e tanti bicchieri con dentro alcool ma anche tanta droga. Nikka si risveglia in ospedale, dopo essere stata in coma ma soprattutto dopo ventuno minuti in cui il suo cuore si era fermato. Nikka ha qualche vago ricordo. Un tunnel lungo e buio, con una luce in fondo. Non ricorda altro. Al risveglio in ospedale  scopre che Zoe è sparita la sera della festa e non è più tornata a casa.

“Presenza Oscura” e’ il primo libro che leggo di Wulf Dorn. È un autore di thriller psicologici, ma i suoi romanzi potrebbero far parte della sezione horror senza sfigurare. La protagonista è Nikka, che racconta in prima persona l’avventura incredibile cha ha vissuto, prima con la sua esperienza di pre-morte e poi con le ricerche per ritrovare la sua amica Zoe. Il racconto sembra rivolto ai giovani per l’età dei protagonisti e per alcuni dei temi trattati, come la dipendenza da social o gli abusi di alcol e droghe, ma nel suo svolgimento ci sono anche molti spunti di interesse per le persone adulte in quanto il racconto mostra la gamma completa di brutture che l’animo umano può concepire, rendendo la storia adatta a tutti gli appasionati del genere thriller – horror. Il libro ha una trama molto ben definita, che conduce il lettore verso direzioni inaspettate ed ogni volta diverse. Inizialmente il tema della pre-morte ha il sopravvento e Nikki sembra la versione horror della serie televisiva “Ghost Whisperer” con Nikka novella Melinda Gordon, che può comunicare con gli spiriti delle persone morte. Poi la storia prende una piega inaspettata, spariscono i fantasmi e comincia la parte del libro più tradizionale, dove si ha a che fare con la malvagità umana ed i suoi progetti imprevedibili.

Wulf Dorn è uno scrittore che conosce molto bene come catturare l’attenzione dei suoi lettori e come sorprenderli in modo sempre diverso, giocando con la tensione o la parte horror o giocando la carta dell’imprevisto con molta capacità. Nikka è una voce narrante giovane, determinata e coraggiosa ed è pronta a qualsiasi sacrificio pur di salvare la sua amica Zoe che invece è vittima di una serie di circostanze del tutto imprevedibili. La scelta di raccontare la storia utilizzando una giovane protagonista come Nikka, è una scelta indovinata. Solo una persona giovane più credere così tanto nell’amicizia per arrivare a fare quello che Nikka fa per salvare la vita di Zoe ed anche per riuscire a superare un trauma così grande come quello vissuto dalla giovane la sera in discoteca, quando è morta per ventuno minuti. Molti riferimenti musicali nel libro, molte citazioni musicali, alcune di ottimo livello.

Ossigeno

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Titolo: Ossigeno

Autore: Sacha Naspini

Editore: Edizioni e/o

Laura era una bambina di otto anni quando è stata rapita. Per quattordici anni è stata tenuta relegata in un container da un uomo crudele.  Luca è figlio del famoso professore Balestri, docente universitario, antropologo noto in tutto il mondo. Una sera Luca vede suo padre arrestato e portato via da casa con ancora il boccone della cena che stava consumando in bocca. Quella sera Luca scopre che suo padre ha rapito una ragazzina di otto anni e per quattordici anni la ha tenuta prigioniera.

Le vite di Laura e Luca saranno per sempre condizionate dal trauma tremendo che hanno vissuto, sia pure con ruoli molto diversi. Anche la vita della madre di Laura cambierà per sempre, con il quasi rifiuto di accettare il ritorno a casa della figlia, come pure la vita della migliore amica di Laura cambierà per sempre per il senso di colpa di aver chiesto con insistenza alla sua amichetta di uscire quel giorno del rapimento.

Il romanzo racconta quello che succede alle vittime di eventi terribili, come possano superare il trauma vissuto, come le personalità delle persone vengano modificate e come possa essere possibile ritrovare un equilibrio.

“Ossigeno” è un libro scritto in modo diretto e lineare. I pensieri dei protagonisti sono descritti in modo esemplare, riuscendo a esprimere emozioni forti e fatti tragici, tenendo alta l’attenzione del lettore senza terrorizzarlo. Il libro non dedica una parola al perché un antropologo possa avere rapito una bambina, il libro non si occupa del perché certe cose possano accadere. Il libro tratta solo come sia possibile ritornare alla propria vita dopo aver vissuto traumi e violenze così grandi come quello che ha subito Laura.

Sacha Naspini riesce ad entrare nelle menti dei protagonisti in modo molto efficace, riuscendo a descrivere sentimenti e problemi, indagando nel profondo, dove c’è solo il buio, senza alcun spiraglio di luce.

Quel che sa la notte

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Titolo: Quel che sa la notte

Autore: Arnaldur Indridason

Editore: Guanda

Traduzione: Alessandro Storti

Un gruppo di turisti tedeschi è in gita al famoso ghiacciaio Langjökull, il più grande di Islanda. Mentre la guida illustra le meraviglie del ghiacciaio e mostra i segnali di sofferenza dovuti al riscaldamento globale, appare il corpo di un uomo congelato in ottimo stato di conservazione. Si tratta di un imprenditore scomparso da oltre trent’anni in circostanze mai chiarite. Il medico legale che riconosce il cadavere si ricorda che il caso era stato seguito da un suo amico, un poliziotto ora in pensione, Konrað. Ai tempi della scomparsa, le indagini erano state orientate sul socio di affari del morto, ma in mancanza di prove il caso era rimasto irrisolto. Il ritrovamento del cadavere rimette tutto in discussione e proprio l’ex poliziotto Konrað riprende le indagini in modo non ufficiale, aiutato dai suoi colleghi ancora in attività.

Il romanzo “Quel che sa la notte” è completamente ambientato in Islanda, una terra dalla natura impetuosa e ricca, ma anche dura e avversa all’uomo, che per viverci deve abituarsi al freddo ed alle tante difficoltà. L’ambiente avverso è una costante importante della vita islandese e la sua conoscenza è condizione necessaria per apprezzare il libro in tutte le sue sfumature. La storia racconta la trama del thriller ma è anche l’occasione per l’autore di  parlare delle condizioni di vita dei protagonisti, persone normali che vivono a Reykjavik, tra difficoltà ambientali e climatiche ma anche in condizioni sociali non proprio invidiabili, almeno per noi mediterranei. Il thriller è ben costruito, complesso, con sempre nuove figure che compaiono nel racconto, che rendono la storia sempre più complessa e apparentemente senza soluzione. Come spesso accade l’indagine e il crimine sono la base su cui raccontare la vita degli islandesi, quando alcool e solitudine sono le armi disponibili per rendere apparentemente forti persone fragili e dove una certa freddezza nei rapporti umani rende le vite malinconiche e vissute generalmente senza passioni. Lo stile di Arnaldur Indridason qualche volta si lascia andare ad una certa lentezza, ma è preciso e lineare, porta il lettore verso la soluzione senza grossi scossoni che sono più congeniali ad altre ambientazioni. Il fascino dei luoghi e una certa rassegnazione dei protagonisti caratterizza il libro che analizza in modo distaccato e senza alcun pudore i limiti ed i difetti della società islandese. Un libro affascinante ed originale, che mette insieme storie criminali, storie d’amore interrotte tragicamente, solitudine e caparbietà umana. C’è di tutto in questo libro, tranne l’umorismo. Ma non se ne sente la mancanza e la necessità.

L’atroce delitto di via Lurcini

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Titolo: L’atroce delitto di via Lurcini

Autore: Francesco Recami

Editore: Sellerio

Un palazzo abbandonato nei pressi della stazione di Santa Maria Novella a Firenze è il luogo dove disperati e barboni senza fissa dimora si rifugiano la notte. Questo luogo è il regno di Franzes, un senza tetto anche lui ma con un passato di piccolo imprenditore, ora in disgrazia. Franzes gestisce il palazzo abbandonato come se fosse suo, facendosi pagare dai suoi poveri ospiti. Una mattina Franzes si sveglia senza ricordare assolutamente cosa avesse fatto la sera prima. E’ sporco di sangue, ha tra le mani un coltello e nel suo misero giaciglio trova una parrucca rossa ed un paio di scarpe da donna rosa. Teme di aver ucciso una donna, ma non riesce a ricordare nulla.

La vita nel ricovero per disperati va avanti con i soliti litigi tra gli occupanti e i soliti soprusi, secondo una certa routine ormai consolidata, quando viene interrotta dalla presenza della troupe di un famoso coreografo che vuole usare il ricovero dei senzatetto per ambientare un suo spettacolo dal titolo “Gli ultimi”.  Tra i preparativi per lo spettacolo ed i tentativi di Franzes di scoprire come mai fosse in possesso della parrucca rossa e delle scarpe rosa, il romanzo coinvolge nella storia un gruppo di personaggi di diverse etnie dalle storie più disparate, tutti ospitati nei fatiscenti spazi del palazzo abbandonato. La storia racconta episodi senza pietà umana, dove non ci sono buoni, ma solo povertà, sporcizia, disordine, risse e litigi, uomini e donne colpiti dalla cattiva sorte che sono preda dei loro istinti. I protagonisti sono tutti nello stesso tempo vittime e carnefici, tutti pronti ad approfittarsi di ogni occasione per guadagnare qualche spicciolo o rimediare qualche cosa. Una vita dedita alla sopravvivenza, dove il detto “mors tua vita mea” non è solo un dotto riferimento a rimembranze scolastiche ma è il modo reale di vivere la quotidianità. Lo spettacolo che il noto coreografo vuole mettere in piedi non è altro che la vita quotidiana degli inquilini del palazzo, dove gli ultimi vanno in scena tutti i giorni, non solo durante la messa in scena dello spettacolo. Così come il palazzo abbandonato con i suoi inquilini è una metafora piuttosto crudele ma veritiera del mondo in cui viviamo.

Recami scrive in modo schietto e diretto, senza giri di parole. Il suo stile cinico e sarcastico ci mostra difetti e contraddizioni della nostra società che in genere non riusciamo a vedere, per ricordarci, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che la vita vera non è rose e fiori, ma è piena di fatti e comportamenti crudeli. Questo richiamo alla realtà, cruda e scomoda, è comunque fatto con umorismo e con uno stile irriverente, che permette al lettore di riflettere sulla realtà riuscendo anche a coglierne il lato comico, non solo quello violento.

Dodici rose a Settembre

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Titolo: Dodici rose a Settembre

Autore: Maurizio de Giovanni

Editore: Sellerio

Maurizio de Giovanni è in un momento di grande produttività e di grande successo. Il suo ultimo libro, Dodici rose a settembre, uscito per Sellerio, vede come protagonista la dottoressa Gelsomina Settembre, da tutti chiamata Mina, un personaggio che ha tutte le caratteristiche per diventare protagonista di una nuova serie di romanzi, secondo lo stile di de Giovanni, che fin qui ha dato il meglio di se nelle produzioni seriali. Mina è una donna di circa quarant’anni, divorziata, il suo ex marito è un magistrato, subisce le angherie della madre che non fa altro che sminuirla e trattarla male. Mina lavora in un consultorio pubblico a fianco ad un collega bellissimo che è al centro delle attenzioni di tutte le donne che lo incontrano.

La trama si svolge attorno a due vicende principali. L’ex marito di Mina, il magistrato Claudio De Carolis, sta indagando sugli omicidi di un serial killer che uccide le sue vittime dopo aver inviato dodici rose. L’arma del delitto è sempre la stessa e il proiettile è una specie di firma che l’assassino lascia sulle sue vittime.

Mina Settembre, nella sua qualità di assistente sociale, deve affrontare quotidianamente situazioni difficili, sia per la cronica carenza organizzativa del consultorio, che per le difficili situazioni sociali ed umane che si trova ad affrontare. A renderle la vita più complicata sembra che un oscuro ammiratore abbia cominciato ad inviarle una rosa al giorno, ma il suo ex marito è all’oscuro di questo particolare della vita della ex moglie.

Maurizio de Giovanni ha scritto un libro fluido e positivo, con una trama piena di personaggi tipici da commedia, per raccontare la realtà della sua città, piena di contraddizioni, di personaggi violenti e di personaggi dalla carica umana inarrestabile o altri dalla simpatia trascinante. Il racconto ha molti spunti comici ed è molto diverso dai toni melanconici degli ultimi libri con Sara come protagonista oppure quelli decisamente  più drammatici del commissario Ricciardi o dei Bastardi di Pizzofalcone.

Mina è un anti-personaggio, verso la quale non si può che provare empatia, data la sua situazione personale e familiare, così come verso gli altri protagonisti, donne e uomini, personaggi accumunati da una vita faticosa che si svolge in una città tumultuosa e spesso inverosimile come Napoli, che viene vissuta e affrontata sempre con passione e leggerezza.

Il trafficante

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Titolo: Il Trafficante

Autore: Jorge Fernandez Diaz

Editore: Longanesi

Traduzione: Patrizia Spinato

Remil è un agente dell’intelligence argentina. Viene da un periodo difficile per lui abituato ad operazioni rischiose e sotto copertura. Sta pagando gli errori commessi durante una operazione antidroga con un periodo in cui è stato impiegato solo per incarichi secondari e di scarsa importanza. Il suo purgatorio termina quando viene coinvolto nelle indagini sulla scomparsa di una suora molto nota per le sue attività caritatevoli nelle zone povere di Baires. La religiosa è scomparsa improvvisamente, ha lasciato un messaggio di difficile interpretazione. La sua scomparsa e le conseguenti indagini potrebbero mettere in imbarazzo il Vaticano. Un uomo molto vicino a papa Francesco contatta il capo di Remil affidandogli le indagini sulla scomparsa della religiosa. Remil è di nuovo chiamato in azione e dopo un breve soggiorno in Italia si ritrova in Argentina, in Patagonia. L’indagine lo porterà verso un nuovo incarico e Remil si troverà nella squadra di una consulente politica priva di scrupoli che sta curando l’immagine del Governatore della zona. Remil si troverà coinvolto in una avventura in cui le manovre politiche si mescoleranno con lo spionaggio, corruzione a vari livelli negli organismi dello stato, manipolazione delle informazioni e finte operazioni di marketing costruite per scoprire vicende criminali. La storia cambia continuamente ambientazione e passa da Roma a Napoli fino alla Patagonia, con continui viaggi e frenetici spostamenti, fino al ritorno in Italia. Lo stile di Jorge Fernández Díaz deriva dalla sua professione di giornalista di inchiesta, quindi informato e dettagliato, senza troppi orpelli ma con una certa ricercatezza. Una storia che vede tra i protagonisti uomini del Vaticano, trafficanti di droga, criminalità organizzata, politici e uomini di potere, coinvolti in una serie di vicende difficili da collegare tra loro se non si conoscono i retroscena. Il libro è originale per l’ambientazione nel sud argentino, una parte del paese poco sfruttata come ambientazione di thriller e spy story, così come le ampie e dettagliate descrizioni dei retroscena della vita politica argentina, sono una componente importante ed interessante del libro. Una lettura coinvolgente.

The Chain

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Titolo: The Chain

Autore: Adrian McKinty

Editore: Longanesi

Traduzione: Alberto Pezzotta

La vita di Rachel Klein non era stata facile negli ultimi tempi. Aveva cambiato lavoro, era guarita da un cancro al seno che ancora doveva essere completamente domato, aveva divorziato. Una giornata come altre, una telefonata da un numero anonimo la avvisa che sua figlia Kylie è stata rapita. Non è un rapimento comune. La voce al telefono le dice cosa deve fare, come deve pagare ma soprattutto le dice che per rivedere sua figlia deve rapire un altro ragazzo, per proseguire la terribile catena. Rachel trova dentro di sé la forza per trovare i soldi, per pagare la cifra richiesta, eseguendo alla lettera le istruzioni ricevute e soprattutto mettere in pratica il piano criminale che prevede un rapimento. In poche ore Rachel si trasforma in un freddo e calcolatore criminale per amore della figlia. E’ rimasta intrappolata nella catena.

La storia è ben costruita e ruota attorno alla forza che i genitori possono trovare dentro di sé per salvare i figli in pericolo. In certi casi convinzioni civili e morali perdono ogni significato, i genitori si ritrovano accecati dall’amore per i propri figli, trasformandosi in quello che non sono e che mai vorrebbero essere. L’inventore della catena ha costruito un meccanismo apparentemente perfetto, in cui le sue vittime diventano anche suoi complici, garantendosi l’incolumità nel caso in cui qualcosa dovesse andare storto. Ma non aveva previsto di avere a che fare con Rachel, una donna determinata e coraggiosa, decisa a tutto, sia per salvare la figlia che per interrompere la catena per sempre.

Un libro originale, con una trama costruita con ingegno, in un susseguirsi di eventi incalzanti, per una lettura coinvolgente ma anche destabilizzante. Adrian McKinty ha saputo giocare con il doppio ruolo che i personaggi sono chiamati ad affrontare, ossia quello di amorevoli genitori e di spietati rapitori, di vittime della catena e spietati carnefici, persone gentili e crudeli esecutori di ordini superiori. Con questa dualità dei personaggi che il libro gioca le sue carte migliori, con i protagonisti costretti a diventare quello che non sono per amore dei propri figli, chiamati a giocare una partita che non avrebbero mai voluto iniziare che potrebbe non avere mai fine. L’origine della catena ha inizio da un trauma infantile di un ragazzo e la storia dimostra di come gli eventi dell’infanzia segnato in modo determinante la psicologia di un ragazzo. Un thriller che racconta una trama avvincente ma è anche un modo per indagare la mente umana quando è soggetta a sollecitazioni estreme.