Altri morti sul lavoro

Oggi 16 ottobre altri due morti sul lavoro.

Dall’inizio dell’anno le morti sul lavoro continuano a crescere. Nei primi tre mesi dell’anno erano stati 185. A fine agosto erano diventati 771. I numeri continuano a peggiorare. Troppi incidenti, troppi morti. Molte le grandi cause su cui l’opinione pubblica di impegna e di batte. Covid19, vaccini e tamponi, le elezioni, i nuovi squadrismi di ogni colore, il riscaldamento globale, l’invasione della plastica. Al lavoro si muore, ma nessuno manifesta, nessuno protesta.

La colpa non è del caso o della sfortuna. Ci sono colpe individuabili e cause risolvibili. Se fossimo un Paese normale. Ma non lo siamo. Si muore perché la sicurezza costa. Formare un lavoratore costa, dotarlo di attrezzature adeguate costa, organizzare il lavoro in modo sicuro costa, perché le sicurezze delle macchine costano e si risparmia tempo eliminandone. Diminuire fino ad azzerare i rischi di infortunio nelle aziende dovrebbe essere l’obiettivo comune di imprenditori, lavoratori, sindacati, politici. Ma a parte qualche titolo sui giornali, la commozione per qualche incidente dalla modalità particolarmente cruente, qualche storia personale che attira maggiormente l’attenzione, delle morti sul lavoro ci si dimentica presto, quasi come fossero inevitabili. Qualche mese fa avevo scritto a proposito delle morti di Luana, schiacciata in un orditoio e di Christian, schiacciato da un tornio, le seguenti frasi.

“Spero che le indagini sulle morti di Luana e Christian siano accurate e che portino alla verità. Chi ha sbagliato è giusto che paghi un prezzo adeguato alla colpa. Luana, Christian, le loro famiglie e tutte le altre vittime del lavoro, hanno già pagato un prezzo troppo alto. Non c’è indennizzo che possa ripagare la perdita di una persona cara, ma la verità non ha prezzo e spesso è il vero indennizzo che le famiglie delle vittime desiderano ricevere.” Non è successo molto dopo diversi mesi da queste morti, dolorose come tutte le altre.

Continuo a credere che anche un solo morto all’anno sia inaccettabile, che mettere a repentaglio la vita delle persone senza prendere tutte le misure organizzative e tecniche in tutte le attività produttive sia assolutamente irresponsabile e che le aziende che non attuino tutte le misure di sicurezza debbano essere costrette a farlo, con un sistema di controlli, di formazione per gli imprenditori e per i lavoratori, di sostegni economici, per riuscire a risolvere questo problema.

In molte aziende industriali ci sono dei pannelli luminosi che indicano il numero di incidenti che si sono verificati da una certa data in poi, da quanti giorni la fabbrica o la linea stia lavorando senza che ci siano stati infortuni. Propongo di mettere davanti al nostro Parlamento un mega schermo, con un contatore, che 24 h su 24 ricordi ai nostri politici quanti morti sul lavoro ci sono stati dall’inizio dell’anno e quanti ce ne sono ogni giorno. Per ricordargli, tutti i giorni, la loro inefficacia, superficialità ed incompetenza.

4 pensieri su “Altri morti sul lavoro

  1. Hai ragione e definire bianche queste morti è un’ulteriore offesa perché sono tragedie evitabili nella gran parte dei casi e hanno il colore dell’incuria e del profitto che mette in conto il pericolo. L’indifferenza che le circonda è un’ulteriore offesa ed è il segno che l’umanità troppo spesso è solo una parola.

    • La progressiva perdita dei diritti dei lavoratori, grazie alle politiche degli ultimi anni, hanno reso il mondo del lavoro una giungla. Pur di mantenere il lavoro, troppi sono disposti a correre rischi altissimi. Per il green pass si prendono provvedimenti a raffica, sospensione immediata dallo stipendio e via dicendo. Muore la gente e nessuno dice nulla.