Macbeth

Titolo: Macbeth

Autore: Jo Nesbo

Editore: Rizzoli

Traduzione: Maria Teresa Cattaneo

Il titolo è lo stesso della tragedia shakespeariana, così come parte della trama e i nomi di molti dei protagonisti. La storia è ambientata negli anni 70, una città industriale in declino economico e sociale, fabbriche chiuse, disoccupazione e spaccio di droga ovunque. Macbeth è il miglior poliziotto della città, un passato difficile, abbandonato da piccolo, senza famiglia, ex tossicodipendente. Un uomo fragile ma anche un ottimo elemento, affidabile e completamente dedito alla lotta al crimine. Riesce a guadagnarsi la fiducia dei suoi capi, viene promosso, acquisisce potere. Iniziata la salita le ambizioni aumentano, l’ebrezza del potere genera dipendenza. Perdere il controllo di sé è molto facile quando non si ha un limite. Il romanzo di Nesbo non è un semplice remake in chiave moderna dell’opera originale, bensì di un terribile esempio di cosa potrebbe accadere in questa era di post-industrializzazione alle nostre città ed alla nostra organizzazione sociale. Le fabbriche chiuse senza più manutenzione sono cause di inquinamento, la crescente disoccupazione aumenta il consumo delle droghe che arricchiscono la criminalità che diventa sempre più potente e prepotente. Al degrado economico e sociale contribuiscono in buona misura anche la politica e le forze dell’ordine, impegnate solo a mantenere il potere, ad arricchirsi facendosi corrompere, senza alcun interesse per il bene comune.

Una ambientazione tetra, oscura, di grande effetto, storie di degrado umano, tutto esaltato da una scrittura di grande efficacia, diretta, secca, precisa, con dialoghi serrati e veritieri. Un libro drammatico che ci pone di fronte a quello che potrebbe essere un futuro prossimo non proprio lontanissimo, se la politica non comprenderà per tempo che senza lavoro e senza prospettive di crescita sociale la nostra società non ha futuro.