Concupiscenza Libraria

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Titolo: Concupiscenza Libraria

Autore: Giorgio Manganelli

Editore: Adelphi

Giorgio Manganelli è stato un grande uomo di cultura, giornalista e critico letterario, non avevo mai letto nulla di suo. L’uscita di questo libro “Concupiscenza Libraria” mi ha dato l’occasione di conoscerlo. Si tratta di un libro complesso che necessita di una lettura impegnativa anche se di sicuro fascino. Ho acquistato questo libro augurandomi di imparare qualcosa da un maestro della recensione ma mi sono dovuto subito rendere conto che non posso neanche minimamente considerarmi un modesto allievo. Manganelli è stato un letterato che ha creato un genere a sé stante, quello della critica come opera letteraria. Scriveva in modo deciso, perentorio, usando un vocabolario forbito ed esclusivo, con riferimenti ad altre opere di autori noti e meno noti, che solo una ristretta cerchia di lettori poteva conoscere. Aveva un modo del tutto personale di incuriosire il lettore portandolo su territori inaspettati, costringendolo a vedere le cose in modo unico ed originale. Le sue recensioni sono ben diverse da quelle che è possibile leggere oggi sui quotidiani o sui loro inserti dedicati alla letteratura. All’epoca la recensione era parte integrante ed importante del quotidiano. Manganelli rappresentò il più alto livello del recensore, interpretando la sua professione di critico mettendosi allo stesso livello degli scrittori che recensiva. Manganelli scrisse per molti quotidiani e riviste, tra il meglio che fosse pubblicato in quegli anni. Scrisse anche per L’Illustrazione Italiana, rivista stupenda e prestigiosa che terminò le pubblicazioni negli anni Sessanta. Il mondo della critica letteraria di Manganelli ormai non c’è più. Oggi la letteratura è diventata un prodotto da vendere e la critica letteraria è uno strumento di marketing, può essere buona fin che si vuole ma alla fine è un mezzo per vendere. Il marketing ha cambiato le regole. Manganelli fece sua la classificazione dei lettori fatta da Hermann Hesse che li suddivideva in tre categorie: gli ingenui, gli infantili e il lettore supremo ed infimo, colui che legge di tutto senza distinzione. In base a tale classificazione ho scoperto di essere nella categoria degli “ingenui” ossia coloro che si appassionano alle storie che leggono. Felice di esserlo.