Dove crollano i sogni

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Titolo: Dove crollano i sogni

Autore: Bruno Morchio

Editore: Rizzoli

Genova, quartiere periferico della Certosa. Blondi è una ragazza di diciassette anni che ha smesso di studiare dopo la terza media, vive in un piccolo appartamento con la madre, infermiera in un ospizio, single, ancora giovane ed anche di bell’aspetto, ma si è lasciata andare, sempre sciatta e trascurata, alla sera beve per dimenticare. Blondi è una ragazza sveglia, intelligente, è fidanzata con Cris, un ragazzo inutilmente bello, una testa vuota che pensa solo a passare il tempo con gli amici al bar, sogna una moto, ma non fa nulla per comprarla, meno che mai lavorare. Blondi non ci sta a buttare la sua vita nel quartiere, non vuole lavorare in condizioni miserabili per pochi soldi come la madre, vuole una vita migliore ed è disposta a tutto pur di ottenerla. Sogna di andare a vivere in Costa Rica. Il sogno diventa una ossessione, la sua vita diventa la ricerca dell’occasione che le possa consentire di partire.

L’ossessione di Blondi mette in marcia il romanzo che dovrebbe raccontare la realizzazione di un sogno e invece diventa il soggetto per un noir ambientato a Genova, nel quartiere del famoso ponte crollato due anni fa, divenuto il simbolo del fallimento sociale e progettuale di questa Italia. I quartieri periferici si assomigliano tutti. Un tempo abitati da famiglie operaie che riuscivano a vivere dignitosamente con il proprio lavoro, ora quartieri poveri, dove le famiglie vivono con sempre maggiori difficoltà economiche, tra privazioni e mancanza di mezzi per assicurare un futuro migliore ai figli. La storia ha come protagonisti dei ragazzi, più o meno di vent’anni, che sono già persi, incapaci di pensare al proprio domani, capaci solo di vivere il presente, senza sogni, prospettive, senza futuro. Si accontentano di vivacchiare, qualche spinello, pomeriggi e serate al bar. Niente impegno, niente lavoro, meglio andare al mare. Un quadro desolante e disperato di una generazione perduta, condannata dalla crisi della città e della società, incapace di trovare il modo di formare e indirizzare nel modo giusto i suoi giovani. Un libro triste, pregno di un pessimismo senza via di scampo. Lo stile è semplice, diretto, c’è molto slang giovanile nei dialoghi. Una trama coinvolgente e ben ritmata anche se non c’è empatia per i giovani protagonisti, c’è rabbia per la loro inettitudine e la mancanza di energia, di volontà. Questo libro non traccia un ritratto lusinghiero dei giovani d’oggi, ma è anche un modo per rinfacciare a quelli più grandi il loro di fallimento, per come hanno ridotto la società. Non è colpa dei giovani se si ritrovano a vivere in un paese ridotto in queste condizioni, con la scuola pubblica spesso inadeguata, senza concrete prospettive di trovare un lavoro che li faccia crescere, che li aiuti a divenire responsabili. L’educazione dei figli ricade quasi completamente sulle famiglie, che spesso sono inadeguate e senza mezzi economici per seguire e formare i figli come servirebbe. E’ anche colpa di chi è arrivato prima, di chi non ha fatto niente per evitare tutto questo.