La via del male

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Titolo: La via del male

Autore: Robert Galbraith

Editore: TEA

Traduzione: Francesco Bruno

Ecco il terzo capitolo della serie che Robert Galbraith dedica a Cormoran Strike, intitolato Le vie del male. Il sodalizio professionale di Cormoran con Robin Ellacot va avanti con gli alti e bassi dovuti all’andamento degli incassi della agenzia di investigazioni. Un giorno un pacco viene recapitato all’agenzia, destinato a Robin. Il contenuto è una gamba tagliata da poco ad una donna. Anche se il pacco è destinato a Robin, è un chiaro segnale per Cormoran, che ripensando al suo passato, sa che solo quattro persone possono aver fatto una cosa così crudele. I sospetti di Cormoran non coincidono con i sospetti della polizia. Altri omicidi saranno commessi e l’incolumità di Robin sarà sempre più a rischio.

Lo sfondo del racconto è Londra nel 2011, nei giorni del matrimonio di Kate e William, tutti sembrano essere interessati solo al matrimonio del secolo. Ma proprio in quei giorni un assassino si dedica a uccidere donne indifese ed a farle a pezzi, secondo un piano ben preciso, architettato contro Cormoran. La storia alterna le vicende delle indagini con le storie personali di Robin, che arriva a mettere in dubbio il suo matrimonio per colpa del lavoro all’agenzia investigativa e di Cormoran, la cui vita privata è sempre più disordinata e tendente alla solitudine. Le storie dei possibili colpevoli occupano una parte considerevole del libro, ma non sono poi così interessanti e intriganti da meritare tanto spazio. La prima metà abbondante del libro risulta troppo lenta e poco movimentata, mentre la parte finale prende il ritmo giusto per un thriller di questo tipo. La tensione tra Robin e Cormoran cresce di continuo e mai come in questo volume i due sono vicini al punto di non ritorno. Il legame trai i due è sicuramente una delle parti più riuscite della serie. Il talento narrativo di Galbraith (ossia J.K.Rowling) non è in discussione, ma alcune scelte sono rivedibili. Va bene approfondire l’aspetto psicologico dei personaggi, ma in questo libro forse si è troppo calcato la mano sulla psicologia dei sospettati, a discapito dell’azione e del ritmo. E il giudizio finale ne risente.