Nel monastero di Crest

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Titolo: Nel monastero di Crest

Autore: Sandrine Destombes

Editore: Rizzoli

Traduzione: Maurizio Ferrara

Una pattuglia della polizia è ferma da ore lungo una strada in mezzo ad un bosco, fa freddo, non passa nessuno. Si intravede una auto, una piccola Peugeot, la pattuglia intima l’alt e il conducente si ferma, appena il poliziotto si distrae accende il motore e parte veloce per schiantarsi poco più avanti. Un semplice controllo si trasforma nella scena di un delitto. Il conducente muore sul colpo e la bambina che era in macchina sembra grave. Il luogo dell’incidente diventa il centro di una indagine che porta a scoprire poco distante il cadavere di un uomo privo degli occhi. Non sembrano esserci collegamenti tra l’incidente d’auto e il ritrovamento del cadavere, ma mai fidarsi delle apparenze. Il tenente Perceval Benoit conduce l’indagine che presto lo porterà a bussare al vicino monastero di Crest, una costruzione isolata e misteriosa che ospita un gruppo di suore diretta dalla Badessa Joséphine Ballard. La struttura aiuta ed ospita donne dal passato e dal presente difficile. Il monastero agli occhi di Benoit appare come un luogo pieno di misteri e di fatti che non possono essere raccontati. La presenza di sole donne e la preclusione agli uomini rende l’ambiente ancora più oscuro e inquietante di quanto non fosse di suo. La storia narrata è costruita su una trama molto solida e ben strutturata, ambientata nella provincia francese, che sembra deliziosa ed incantata vedendola in cartolina ma che in realtà nasconde fatti sanguinari e violenti come le principali città in mano alle peggiori organizzazioni criminali. Questo libro parla soprattutto di donne la cui vita è stata rovinata dagli uomini, di donne che hanno rovinato la vita di altri, di donne che si rovinano da sole. Tante donne, tante storie diverse, tante sofferenze diverse. Nel monastero di Crest racconta un mistero che mette sotto tensione il lettore per le vicende che interessano alcune protagoniste, con le sofferenze del tenente, la pena per la sorte della bambina coinvolta nell’incidente. La soluzione del caso arriva solo alla fine come sempre nei gialli ben congegnati. Avere al centro della vicenda il Monastero e l’organizzazione religiosa è risultata una ottima idea per dare all’intrigo una dose aggiuntiva di mistero e creare una atmosfera oscura ed appassionante. Un ottimo noir, con protagonisti dalla grande personalità, un piano criminale attuato con folle precisione e determinazione, una mente folle capace di abbindolare chiunque, scoperta e messa in crisi solo dalla determinazione e dal buon senso dei poliziotti che al di sopra delle ideologie, delle gerarchie e dei luoghi comuni, portano avanti il loro ideale di giustizia, dimostrandosi più bravi dei geni del crimine che devono combattere.

Una lettera per Sara

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Titolo: Una lettera per Sara

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Rizzoli

Maurizio De Giovanni è uno dei giallisti italiani più prolifico ed interessante. È tornato in libreria con il terzo volume della serie che ha come protagonista Sara Morozzi, l’ex agente dei servizi segreti in pensione, che continua la sua saltuaria collaborazione con l’amico ispettore Davide Pardo. Sara ha una particolare abilità nell’interpretazione del linguaggio del corpo, è sempre stata la migliore e non ha perso lo smalto ora che è in pensione ed è diventata anche nonna. Il caso di questo “Una lettera per Sara” ha inizio molti anni fa, quando una ragazza che lavorava in una libreria come commessa viene uccisa in circostanze misteriose senza che il colpevole sia mai stato trovato. Tornati ai giorni nostri, un anziano collega di Davide Pardo, Angelo Fusco ex vicecommissario, malato e male in arnese, si presenta in commissariato, chiedendogli in nome della loro vecchia amicizia, di fare in modo che possa incontrare in carcere un anziano detenuto che, anche lui in punto di morte, vorrebbe confidargli alcuni segreti prima di morire. Pardo è scocciato prima di tutto per essere stato interrotto nella sua pausa caffè del lunedì mattina, un rito propiziatorio per la settimana che inizia che per nulla al mondo dovrebbe essere disturbato, poi per la richiesta del suo ex collega che lo mette in difficoltà, dovendo scomodare persone che non ha piacere di rivedere per poterlo aiutare. Pardo non si lascia intenerire dalle cattive condizioni di salute di Fusco e non fa nulla per aiutarlo. Il detenuto muore senza che l’ex vicecommissario sia riuscito a parlargli e solo allora Pardo decide di aiutare Fusco cercando di scoprire cosa il detenuto voleva confidargli. Inizia una avventura con un gran numero di personaggi, coinvolti in un viaggio nel tempo e nelle sofferenze umane. C’è chi è malato oppure nasconde colpe per le quali non ha mai pagato pegno, chi vive ai margini della legge ma è pieno di coraggio e di buoni pensieri, chi vive la pena di non aver visto condannati gli assassini di una persona cara. C’è molta umanità nei romanzi di De Giovanni, che è un grande narratore ed un bravissimo esploratore dell’animo dei suoi personaggi. Se le sue storie mostrano il lato criminale della società, violenta e crudele, i suoi personaggi mostrano la potenza dei sentimenti e della volontà e dimostrano la loro forza a seconda di come reagiscono alle prove dolorose che il destino gli riserba, quando vedono distrutte le convinzioni più forti e profonde su cui hanno basato la propria vita. L’atmosfera scanzonata dei libri dei Bastardi di Pizzofalcone è sparita, i libri con Sara sono malinconici, ci sono troppi ricordi che hanno lasciato tracce profonde e dolorose, ma il piacere della lettura è sempre lo stesso.

La pista

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Titolo: La pista

Autore: Anne Holt

Editore: Einaudi

Traduzione: Margherita Podestà Heir

Anne Holt è una delle principali scrittrici norvegesi, è stata avvocato, giornalista ed anche ministro della giustizia. Ora si dedica totalmente alla scrittura. Non conosco i dettagli delle sue carriere nei vari ambiti, ma se da avvocato a giornalista è un passaggio che hanno fatto molte persone, molte meno sono diventate ministro della giustizia nei rispettivi paesi e ancora meno sono diventati scrittori a tempo pieno. Ammiro questo genere di persone, ossia coloro che hanno saputo evolvere e cambiare attività nel tempo, raggiungendo risultati di assoluto rilievo.

La pista è un thriller sorprendente, di ambientazione nordica che più nordica non si può, visto che è ambientato nel giro dello sport che si chiama sci nordico. La protagonista è l’avvocato Selma Falck, ex atleta, avvocato famoso ed affermato, ha perso tutto per colpa della sua dipendenza dal gioco d’azzardo. Hege Chin Morell è la più forte sciatrice di fondo norvegese, è nel pieno della preparazione per le olimpiadi di PyeongChang, quando viene trovata positiva ad un controllo antidoping. Con la piena convinzione che le analisi fossero state sabotate, il padre di Hege, Jan Morell ingaggia Selma Falck per farle trovare le prove della innocenza della figlia. Dopo pochi giorni dal clamore che la positività di Hege aveva scatenato, un atleta della squadra maschile viene trovato cadavere lungo la strada dell’allenamento. Le analisi dimostreranno che anche lui aveva in corpo la stessa sostanza che era stata trovata nelle analisi di Hege Chin Morell. E’ possibile che i due atleti siano stati dopati a loro insaputa? Forse c’è un complotto contro gli sciatori o contro la Federazione dello sci norvegese?

La trama di questo thriller è ben strutturata, i personaggi sono originali come tutta l’ambientazione, sia per i paesaggi tipici del nord Europa che per l’appartenenza al mondo degli sport invernali, che raramente sono utilizzati per ambientare gialli o thriller. Il romanzo si sviluppa in modo molto lineare e racconta vicende veritiere con un buon epilogo. Il libro disegna una società norvegese molto diversa da quella che di solito siamo portati ad immaginare. La scrittura della Holt, per sua stessa ammissione, raccontando le indagini e le investigazioni, porta a studiare a fondo le caratteristiche degli esseri umani, difetti, ossessioni, debolezze e particolarità. Questo libro è una lettura consigliabile, che descrive un mondo poco conosciuto in cui violenza e corruzione sono più diffuse di quanto non possa sembrare, con personaggi che nelle loro imperfezioni trovano il modo per essere interessanti, con altri che nella loro voglia di essere perfetti sono in realtà fonte di tanti problemi. Stupenda l’immagine in copertina.

Stella o croce

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Titolo: Stella o croce

Autore: Gian Mauro Costa

Editore: Sellerio

Per scrivere un buon giallo non è necessario inventare storie complicate, con tecnologie spaziali e personaggi straordinari con doti da supereroe. Basta scrivere una storia credibile, con personaggi normali ma ben caratterizzati, con una ambientazione piacevole, una scrittura lineare e piacevole ed il gioco è fatto, come è il caso di Stella o croce di Gian Mauro Costa.

Una donna viene uccisa a Palermo. Era una parruccaia, produceva parrucche su misura, soprattutto per malati oncologici. Era una donna buona e generosa, ben voluta da tutti. Chi può averla uccisa?  A distanza di alcuni mesi dal ritrovamento del cadavere, le indagini sono ferme, nessun indizio, nessuna pista da seguire. Angela Mazzola è una poliziotta, giovane, intraprendente e grazie ad una amicizia in comune con la parruccaia, inizia una sua indagine personale per scoprire il colpevole dell’omicidio. Questo Stella o Croce è il primo libro che l’autore scrive con protagonista Angela Mazzola. Il libro è ambientato a Palermo, con le sue strade trafficate e rumorose, la sua gastronomia esuberante, i suoi abitanti dalla spiccata umanità. Angela è una semplice agente della squadra mobile, decide di indagare per semplice voglia di giustizia, per far prevalere il bene, senza trarne benefici personali. Il libro scorre veloce, i colpi di scena si susseguono con buon tempismo. Il mondo dei clienti della parruccaia era vasto e variegato, una umanità che soffriva in silenzio e subiva il peso della malattia, continuando a vivere la vita delle persone semplici, che viene abilmente descritta e messa in risalto. Un giallo tradizionale, senza alcun riferimento alla mafia e per essere una storia ambientata a Palermo è un pregio non da poco. Una trama ben studiata, originale, ben scritta, per una piacevole ed intrigante lettura.

KENNEDY AWARD OF EXCELLENCE

Ringrazio il blog La borsetta delle donne e Farida Karim per avermi nominato per il

Kennedy Award of excellence.

KAE

LE REGOLE

  1. Il blogger nominato dovrebbe ringraziare chi l’ha nominato
  2. Il blogger nominato dovrebbe postare la foto del premio sul proprio blog
  3. Chi viene nominato può nominare a sua volta quanti blog vuole (un minimo di cinque
  4. Avvisare i blogger nominati
  5. Rispondere alle seguenti domande
  • Cosa hai imparato dal Coronavirus

Ho imparato ad eliminare il superfluo e dedicarmi alle cose veramente importanti.

  • Quali valori ti guidano ?

L’onestà e la sincerità.

  • Qual è il tuo film preferito ?

Mission.

  • Quale persona hai amato dal profondo del tuo cuore ?

I miei genitori.

  • Quali sono i tuoi sogni?

Scrivere un romanzo. Diventare uno scrittore.

BLOGGER NOMINATI E MOTIVO

pupazzovi: per la sua divertente creatività.

Il Costa: per le sue poesie sempre diverse.

Oui Magazine: perché esplora la cultura in tutte le sue forme.

Kitchen & Clue: è un blog di cucina divertente.

Mia nonna fuma Blog letterario di Alessandro Raschellà: per la sua brillante varietà.

 

Il naufragio delle civiltà

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Titolo: Il naufragio della civiltà

Autore: Amin Maalouf

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Anna Maria Lorusso

Amin Maalouf è un giornalista e scrittore nato in Libano nel 1949, residente a Parigi dal 1976. La sua vita professionale gli ha permesso di osservare l’evoluzione del mondo, seguendo la cronaca ed analizzando i fatti ed il modo in cui hanno avuto influenza nello sviluppo delle varie società che ha avuto modo di conoscere. Il libro è un saggio che ripercorre i principali fatti storici che hanno caratterizzato lo sviluppo del mondo nel secolo scorso comprendendo nella sua analisi i paesi del Medio Oriente, l’America, l’Europa. Il libro racconta episodi che hanno cambiato la storia, i grandi e piccoli cambiamenti, le occasioni mancate, errori politici e strategici. L’autore esprime il rammarico per le tante volte in cui l’umanità si è divisa invece di coalizzarsi di fronte alle grandi sfide, così come ancora ai nostri giorni le sfide del clima e della salute sono occasioni per creare ulteriori divisioni e lacerazione. Prevedere il futuro non è mai facile ma vedendo l’attuale corsa di tutte le Nazioni verso un aumento degli armamenti non è difficile capire che ci si sta attrezzando per un cambio degli equilibri mondiali e che tutte queste armi prima o poi saranno usate. Questo dipende dal fatto che al momento mancano Stati in grado di guidare il Mondo. Paesi che potevano essere la guida del mondo hanno fallito nella loro funzione, altri Paesi che potevano avere ambizioni di leader e progetti credibili hanno perso per strada tutta la loro forza. Le nuove forze sono troppo impegnate a gestire i propri problemi e le aspirazioni dei loro abitanti, così il Mondo si trova senza un leader e senza una guida che sappia indirizzare tutti verso un futuro migliore. Il naufragio delle civiltà è un ottimo libro, scritto in modo molto chiaro, che ci mostra come episodi politici o bellici di rilevanza locale possano avere ripercussioni enormi e imprevedibili in termini economici e di spartizione del potere a livello mondiale. La scrittura è brillante, le idee sono espresse con chiarezza e originalità. La visione del futuro di Maalouf è completamente protesa alla ricerca del bene e del progresso dell’umanità, indipendentemente delle credenze religiose o politiche e questo gli consente di vedere le cose da una prospettiva alta ed originale. Molto diversa da quella degli uomini politici che hanno in mano il potere e che ci stanno guidando oggi. La visione di Maalouf forse è troppo pessimista riguardo l’immediato futuro, ma resta comunque condivisibile e realista.

Lo scarafaggio

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Titolo: Lo scarafaggio

Autore: Ian Mc Ewan

Editore: Einaudi

Traduzione: Susanna basso

Il protagonista è uno scarafaggio che di punto in bianco si ritrova trasformato nel primo ministro inglese ai tempi di oggi. Il contrario di quanto accade nel racconto di Kafka “Le metamorfosi”, quasi a simboleggiare un mondo che funziona al contrario di come dovrebbe. Così come in natura lo scarafaggio si adatta velocemente ai cambiamenti dell’ambiente, Jim Sams, il nome del Primo Ministro ex scarafaggio, si adatta velocemente alle esigenze della politica, per guadagnare consensi e durare più a lungo, assumendo comportamenti arroganti e imprevedibili di fronte ai giornalisti, lanciando una rivoluzionaria teoria politico-economica in cui il lavoratore paga l’azienda per le ore lavorate e riceve in cambio l’equivalente in denaro quando compra dei beni, a condizione di non accumulare risparmi. Sono in molti ex scarafaggi nel suo ambiente politico ed anche il Presidente degli Stati Uniti è uno di loro. Un libro di pura fantasy applicata alla politica, un modo per mostrare la contrarietà dell’autore a quello che la politica sta decidendo per il suo paese, un modo per mostrarsi contrario alla Brexit a tutti i costi, senza aver trovato un accordo con la UE.

Una voce critica contro la politica attuata da coloro che fanno del populismo la propria bandiera politica, per chi vuole crearsi il sostegno seguendo i sondaggi, avendo come strategia politica fare quello che le persone comuni vogliono. Il libro è poco più di un racconto, troppo breve per essere un manifesto programmatico di un movimento di opposizione, ma abbastanza sarcastico ed irriverente per affondare un discreto colpo ai destinatari dello sberleffo che il libro lancia senza nascondere la mano.

Vittima numero 2117

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Titolo: Vittima n. 2117

Autore: Jussi Adler Olsen

Editore: Marsilio

Traduzione: Maria Valeria D’Avino ed Eva Valvo

Durante un naufragio sulle coste di Cipro, una donna muore e la foto del suo cadavere riverso sulla spiaggia fa il giro del mondo. Ma la donna non è annegata, è stata uccisa da un noto terrorista che si trovava con i profughi perché stava infiltrando in Europa alcuni adepti pronti ad immolarsi in un grande attentato suicida. Nella stessa foto, un agente della sezione Q di Copenaghen, Assad, riconosce la moglie e una delle figlie. A Barcellona c’è un display che conta il numero delle vittime nel mare Mediterraneo tra i profughi che per varie ragioni abbandonano i loro paesi per arrivare in Europa. La donna della foto di Cipro è la numero 2117. Un ragazzo che vive in casa solo per giocare a Kill Sublime, che ha in odio i genitori, minaccia di fare una strage quando arriverà alla vittoria numero 2117 con il suo video gioco che ormai è la sua ossessione.

Le vicende della sezione Q sono il pretesto per trattare il tema dei rifugiati e delle infiltrazioni di cellule terroristiche nelle rotte di coloro che fuggono da guerre e repressioni religiose e politiche. Il libro narra storie tremende e dolorose di rifugiati provenienti dall’Iraq e dalla Siria, si sofferma su alcune contraddizioni di tali conflitti e dei danni irreparabili per le popolazioni civili. Conflitti nati sulla base di errate convinzioni o previsioni, comunque portati avanti per garantire gli interessi di pochi a discapito di milioni di civili che sono stati ridotti alla fame, alla povertà e costretti a fuggire dalle loro terre nella speranza di trovare la pace. I grandi movimenti di persone attirano le attenzioni dei terroristi che sono sempre alla ricerca di adepti proprio dove ci sono persone che vivono senza speranze e senza prospettive. La trama ruota attorno alla grande azione di polizia che viene messa in atto per evitare un attentato di dimensioni enormi che sta per essere portato a termine nella città di Berlino e per evitare la strage promessa dal ragazzo fissato con i video games, mentre Assad è impegnato anche a salvare sua moglie e la sua famiglia dal terrorista a cui sta dando la caccia. Le storie parallele si alternano in una trama ben costruita e scandita da tempi serrati. C’è spazio anche per storie personali dei vari componenti della squadra Q in questo ottavo capitolo di una serie che ha decretato il successo dell’autore. Un thriller ben costruito e scritto in modo brillante, che tratta temi importanti e profondi.

Black Twilight

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Titolo: Black Twilight

Autore: Leonardo Maugeri

Editore: Marsilio

L’autore di questo libro, Leonardo Maugeri, scomparso prematuramente a soli 53 anni, è stato un manager del settore petrolifero di altissimo livello con una conoscenza diretta delle vicende che racconta in questo thriller che è frutto della fantasia dell’autore ma include molte storie, personaggi e fatti reali.

L’azione ha inizio nel 1973, quando una spia del KGB, passata al servizio della CIA, rivela ad un agente americano, di avere le prove di un complotto di natura politico-economico che coinvolge le principali potenze mondiali. A pochi giorni dalla rivelazione il cadavere della spia viene ritrovato in mare nel golfo di Stoccolma.  Nel 2013, nel Connecticut, Thomas Bell, un anziano libraio, viene ucciso subito dopo aver incontrato il nipote a cui aveva consegnato alcuni documenti con le prove dell’esistenza di un piano elaborato da un gruppo di potenti, abituato a lavorare nell’ombra, per dare il via ad una crisi energetica che avrebbe cambiato gli equilibri geopolitici mondiali. Questi due episodi, distanti quarant’anni, in realtà sono collegati tra loro e c’è qualcuno che vuole evitare a tutti i costi che la verità sia scoperta e per evitare questo ci sono persone pronte ad uccidere.

Black Twilight è un libro dai molti protagonisti e dalle molte storie parallele, con giornalisti di inchiesta, agenti segreti, faccendieri, uomini politici e di potere. Una storia di spionaggio e di fanta-politica economica che vede al centro di tutto il racconto un piano sovversivo con l’intento di ottenere il controllo dell’economia mondiale. Lo schieramento in campo è ampissimo, coinvolge tutta la struttura di potere americana, i principali uomini di potere arabi e di altre nazioni, una guerra non combattuta da eserciti, ma da spie e agenti segreti, che coinvolge tutti e dove tutti sono contro tutti e non ci sono buoni e cattivi ma solo vincitori o vinti. Un racconto dal ritmo forsennato, con omicidi, fughe, indagini, pedinamenti, depistaggi, c’è di tutto, narrato in modo chiaro, lineare, coerente e veritiero, con molti riferimenti a fatti storici avvenuti nella realtà. L’autore si muove nello scacchiere internazionale con grande familiarità, dimostrando tutta la sua competenza sia delle questioni petrolifere che della storia e della politica a partire dagli anni 70.  Tantissimi i colpi di scena che vanno a movimentare una trama complessa e ambientata in vari posti del mondo, dagli Usa, alla Svezia, Turchia e Arabia Saudita, dove anche l’Italia ha un suo piccolo spazio con riferimenti alla poco gloriosa Loggia P2 ed alcuni fatti ad essa collegati. Un libro adrenalinico e pieno di spunti di interesse, che fanno capire quanto grandi siano gli interessi dietro decisioni politiche che influiscono nel settore dell’energia e di come tanti fatti che avvengono sono volutamente costruiti per ottenere reazioni o provocare decisioni politiche atte a favorire giochi di potere più grandi, quasi sempre a favore dei soliti vincitori. Un bel libro che non potrà non piacere agli amanti del genere thriller spy-politico.

I cerchi nell’acqua

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Titolo: I cerchi nell’acqua

Autore: Alessandro Robecchi

Editore: Sellerio

Un romanzo poliziesco questo I cerchi dell’acqua, con protagonisti Ghezzi e Carella, due personaggi già noti ai lettori di Alessandro Robecchi. Un antiquario famoso viene ucciso in circostanze apparentemente inspiegabili, Ghezzi è impegnato nella ricerca di uno scassinatore che è sparito senza lasciare tracce, mentre Carella, noto a tutti per essere un poliziotto integerrimo, viene segnalato alla guida di una auto di lusso in visite serali ai locali più malfamati della città. I due poliziotti lavorano insieme, sono una coppia di investigatori affiatata, ma sono molto diversi per temperamento e per modi di fare, anche se sono accumunati dall’avere una grande sensibilità verso gli altri. Il titolo del romanzo è anche il tema ricorrente del libro, ossia che le ingiustizie si propagano proprio come i cerchi nell’acqua, arrivando molto lontano.

Il libro oltre a raccontare le vicende criminali ci parla del malessere del Ghezzi, un uomo di quasi sessant’anni, poliziotto da sempre, che ha rinunciato alla carriera per continuare il suo lavoro sul campo, ma che comincia ad accusare la stanchezza per le troppe cose che lo addolorano, per le troppe persone che soffrono, senza che nessuno possa fare nulla per loro. Anche Carella ha i suoi pensieri che lo turbano nel profondo. Solo che lui è giovane, ha lo stesso grado di Ghezzi, è irruente ed indisciplinato, non segue i regolamenti ma segue il suo istinto, ha sete di giustizia, vuole vendicare chi non è in grado di farlo. Le indagini personali dei due poliziotti si intrecciano con l’indagine principale della procura. La trama del libro è interessante per i molti personaggi tutti diversi tra loro che partecipano a vario titolo alla trama. Ci sono molti criminali di vario livello e di varia crudeltà, alcuni personaggi attigui al malaffare ma che in fondo sono brave persone, i poliziotti con i loro pensieri, difficoltà familiari, gioie e dolori. Il romanzo mostra il volto oscuro e nascosto di Milano, dove la malavita entra sempre più prepotentemente nella vita quotidiana, tra sfruttamento della prostituzione, immigrazione clandestina, traffico di ragazze, spaccio di droga, strozzinaggio, sempre più diffuso e pericoloso, ricettazione e ogni forma di attività lecita che possa fare da copertura alle attività illecite. Un libro con tanti personaggi, con molta azione e molta analisi psicologica, che mostra le difficoltà dei poliziotti, i rischi che devono prendere, le conseguenze emotive del loro lavoro che influenzano non poco la loro vita privata. Un libro dove il lato umano e morale ha grande importanza anche nel giudicare criminali e fuorilegge. A volte per riuscire a condannare un grande criminale si può farla passare liscia ad un fuorilegge minore, se collabora o se mostra pentimento. Certe decisioni sono al limite della legalità, sono i poliziotti che possono decidere in base al loro personale metro di giudizio, sono forse ingiuste, ma quanti compromessi nella vita sono necessari per ottenere dei risultati? Bellissima la copertina con una illustrazione di una Alfa Romeo Giulia Super, auto che fu per tanti anni il simbolo della polizia.

Dove crollano i sogni

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Titolo: Dove crollano i sogni

Autore: Bruno Morchio

Editore: Rizzoli

Genova, quartiere periferico della Certosa. Blondi è una ragazza di diciassette anni che ha smesso di studiare dopo la terza media, vive in un piccolo appartamento con la madre, infermiera in un ospizio, single, ancora giovane ed anche di bell’aspetto, ma si è lasciata andare, sempre sciatta e trascurata, alla sera beve per dimenticare. Blondi è una ragazza sveglia, intelligente, è fidanzata con Cris, un ragazzo inutilmente bello, una testa vuota che pensa solo a passare il tempo con gli amici al bar, sogna una moto, ma non fa nulla per comprarla, meno che mai lavorare. Blondi non ci sta a buttare la sua vita nel quartiere, non vuole lavorare in condizioni miserabili per pochi soldi come la madre, vuole una vita migliore ed è disposta a tutto pur di ottenerla. Sogna di andare a vivere in Costa Rica. Il sogno diventa una ossessione, la sua vita diventa la ricerca dell’occasione che le possa consentire di partire.

L’ossessione di Blondi mette in marcia il romanzo che dovrebbe raccontare la realizzazione di un sogno e invece diventa il soggetto per un noir ambientato a Genova, nel quartiere del famoso ponte crollato due anni fa, divenuto il simbolo del fallimento sociale e progettuale di questa Italia. I quartieri periferici si assomigliano tutti. Un tempo abitati da famiglie operaie che riuscivano a vivere dignitosamente con il proprio lavoro, ora quartieri poveri, dove le famiglie vivono con sempre maggiori difficoltà economiche, tra privazioni e mancanza di mezzi per assicurare un futuro migliore ai figli. La storia ha come protagonisti dei ragazzi, più o meno di vent’anni, che sono già persi, incapaci di pensare al proprio domani, capaci solo di vivere il presente, senza sogni, prospettive, senza futuro. Si accontentano di vivacchiare, qualche spinello, pomeriggi e serate al bar. Niente impegno, niente lavoro, meglio andare al mare. Un quadro desolante e disperato di una generazione perduta, condannata dalla crisi della città e della società, incapace di trovare il modo di formare e indirizzare nel modo giusto i suoi giovani. Un libro triste, pregno di un pessimismo senza via di scampo. Lo stile è semplice, diretto, c’è molto slang giovanile nei dialoghi. Una trama coinvolgente e ben ritmata anche se non c’è empatia per i giovani protagonisti, c’è rabbia per la loro inettitudine e la mancanza di energia, di volontà. Questo libro non traccia un ritratto lusinghiero dei giovani d’oggi, ma è anche un modo per rinfacciare a quelli più grandi il loro di fallimento, per come hanno ridotto la società. Non è colpa dei giovani se si ritrovano a vivere in un paese ridotto in queste condizioni, con la scuola pubblica spesso inadeguata, senza concrete prospettive di trovare un lavoro che li faccia crescere, che li aiuti a divenire responsabili. L’educazione dei figli ricade quasi completamente sulle famiglie, che spesso sono inadeguate e senza mezzi economici per seguire e formare i figli come servirebbe. E’ anche colpa di chi è arrivato prima, di chi non ha fatto niente per evitare tutto questo.

La via del male

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Titolo: La via del male

Autore: Robert Galbraith

Editore: TEA

Traduzione: Francesco Bruno

Ecco il terzo capitolo della serie che Robert Galbraith dedica a Cormoran Strike, intitolato Le vie del male. Il sodalizio professionale di Cormoran con Robin Ellacot va avanti con gli alti e bassi dovuti all’andamento degli incassi della agenzia di investigazioni. Un giorno un pacco viene recapitato all’agenzia, destinato a Robin. Il contenuto è una gamba tagliata da poco ad una donna. Anche se il pacco è destinato a Robin, è un chiaro segnale per Cormoran, che ripensando al suo passato, sa che solo quattro persone possono aver fatto una cosa così crudele. I sospetti di Cormoran non coincidono con i sospetti della polizia. Altri omicidi saranno commessi e l’incolumità di Robin sarà sempre più a rischio.

Lo sfondo del racconto è Londra nel 2011, nei giorni del matrimonio di Kate e William, tutti sembrano essere interessati solo al matrimonio del secolo. Ma proprio in quei giorni un assassino si dedica a uccidere donne indifese ed a farle a pezzi, secondo un piano ben preciso, architettato contro Cormoran. La storia alterna le vicende delle indagini con le storie personali di Robin, che arriva a mettere in dubbio il suo matrimonio per colpa del lavoro all’agenzia investigativa e di Cormoran, la cui vita privata è sempre più disordinata e tendente alla solitudine. Le storie dei possibili colpevoli occupano una parte considerevole del libro, ma non sono poi così interessanti e intriganti da meritare tanto spazio. La prima metà abbondante del libro risulta troppo lenta e poco movimentata, mentre la parte finale prende il ritmo giusto per un thriller di questo tipo. La tensione tra Robin e Cormoran cresce di continuo e mai come in questo volume i due sono vicini al punto di non ritorno. Il legame trai i due è sicuramente una delle parti più riuscite della serie. Il talento narrativo di Galbraith (ossia J.K.Rowling) non è in discussione, ma alcune scelte sono rivedibili. Va bene approfondire l’aspetto psicologico dei personaggi, ma in questo libro forse si è troppo calcato la mano sulla psicologia dei sospettati, a discapito dell’azione e del ritmo. E il giudizio finale ne risente.

Una perfetta sconosciuta

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Titolo: Una perfetta sconosciuta

Autore: Alafair Burke

Editore: Pickwick

Traduzione: Elena Cantoni

Alice Humphrey sta attraversando un momento difficile. Figlia di un regista premio Oscar ed una madre attrice famosa, non riesce a trovare la sua strada. Il suo incarico al Metropolitan Museum of Art era frutto delle donazioni del padre e quando queste sono finite è finito anche il suo lavoro. Sono diversi mesi che Alice è disoccupata e non ha grandi prospettive. All’improvviso incontra un uomo che dopo pochi giorni le propone di dirigere una galleria d’arte. Un ignoto finanziatore garantisce la solidità economica dell’operazione. Sembra un sogno, ma non lo è. E’ tutto vero. Alice firma un regolare contratto di lavoro, insieme al suo nuovo conoscente trova lo spazio da affittare per aprire la galleria, l’allestimento avviene in tempi record, così come l’inaugurazione. Poi tutto precipita. L’uomo viene trovato ucciso nella galleria proprio da Alice, che poco dopo si trova a dover fronteggiare un poliziotto che le mostra una foto in cui lei sta baciando lui. Ma Alice non ricorda di averlo mai baciato. Qualcuno sta cercando di incastrarla e lei non ha nessuna idea sul perché.

Inizia un incubo per Alice Humphrey, accusata dell’omicidio senza essere in grado di difendersi. Tutto sembra tramare contro Alice. Le sue certezze sono spazzate via, lei stessa non è in grado di dire con certezza se è innocente o è in qualche modo coinvolta nell’omicidio.

Alafair Burke è una grande costruttrice di thriller avvincenti con trame complesse in cui spesso quello che accade mostra le cose in modo diverso dalla realtà. La fragilità della protagonista e l’accanimento dei fatti contro di lei crea fin da subito una grande empatia per Alice che sembra bersagliata dalla sfortuna. Alice è costretta a vivere il peggiore degli incubi, ma nonostante tutto dimostra di avere coraggio e determinazione per riuscire a dimostrare la sua innocenza oltre che ad affrancarsi dalla sua famiglia importante ma invadente ed anche molto chiacchierata. Il libro è ambientato a New York che viene mostrata come una città in crisi economica, molti edifici commerciali vuoti e pronti per essere affittati. Una città che mostra il volto normale, lontano dal glamour delle zone più blasonate e famose. Un buon thriller, una trama complessa, tante storie parallele apparentemente senza collegamenti, che convergono verso la conclusione in tutto troverà il giusto senso.

Liebster Award

Liebster Award

LIEBSTER

Buongiorno a tutti.

Sono stato nominato per il Liebster Award da Farida Hakin che ringrazio per avermi scelto e per la conseguente opportunità di avere una maggior visibilità.

Farida Hakim ha un bellissimo blog che si occupa del mondo al femminile, dalla finanza fino all’educazione, la salute, la tecnologia e il turismo.

Le regole del Liebster Award sono le seguenti:

  • Ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il lnk al suo blog
  • Rispondere alle 11 domande ricevute
  • Nominare altri 5-11 blogger
  • Chiedere 11 domande ai blogger nominati
  • Avvisare i blogger che sono stati nominati

Ecco le domande ricevute con a fianco le mie risposte:

  1. Quale è l’argomento preferito del tuo blog?  Sul mio blog potete trovare le recensioni dei libri che leggo oltre a qualche commento su fatti di cronaca.
  2. Perché il blogging è importante di questi tempi? Alcuni blogger si impegnano a scrivere contenuti originali che non troverebbero spazio su altri media e spesso sono persone che hanno da dire cose interessanti.
  3. Pensi che avresti potuto cominciare prima a fare il blogger? Si certo, ma per trovare la convinzione ci vuole il giusto tempo.
  4. Qual è il tuo libro preferito e perché: Il vecchio e il mare. Una meravigliosa metafora della vita.
  5. Qual è la tua cucina preferita? Sono banale, quella italiana. Tra i paesi stranieri mi piace mangiare in Turchia.
  6. Qual è la caratteristica che senti delle persone che hai vicine? La passione nel fare le cose insieme.
  7. Perché la realizzazione personale è importante? Per dare un senso alla propria vita.
  8. Di cosa sei grato? Della mia famiglia e degli amici.
  9. Cosa ti da ispirazione nello scrivere per il tuo blog? L’ispirazione nasce da quello che leggo.
  10. Qual è il tuo motto?  Il meglio deve ancora arrivare
  11. Se potessi cambiare qualcosa, cosa sarebbe? Cambierei i comportamenti di un certo tipo di persone

Le mie domande

  1. Perché hai aperto un blog?
  2. Pensi che il tuo blog possa essere utile per la tua professione?
  3. Come accogli le critiche?
  4. Come vedi il momento attuale del mondo o anche solo dell’Italia ?
  5. Dalla attuale pandemia ne usciremo più forti e migliori?
  6. Hai i pieni poteri per un giorno. Cosa cambieresti dell’Italia?
  7. Se dovessi consigliare 3 libri da salvare, quali titoli diresti?
  8. Lavorare per vivere o vivere per lavorare?
  9. Nomina le tre persone più influenti nella storia dell’umanità
  10. Hai la possibilità di prendere un anno sabbatico, cosa faresti?
  11. In quale paese straniero ti piacerebbe trasferirti?

Blog nominati:

FRITZ GEMINI

DIARIO DI UNA LETTRICE

CLAUDIO TURRI

QUASIBIANCANEVE

IL RE CENSORE

VOLTAIRE

Buon Blogging a tutti.

 

Il baco da seta

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Titolo: Il baco da sera

Autore: Robert Galbraith

Editore: Tea

Traduzione: Andrea Carlo Cappi

Dopo Il richiamo del cuculo, Il baco da seta è il secondo libro che vede Cormoran Strike con la sua giovane assistente alle prese di una indagine sulla sparizione di uno scrittore, Owen Quine. È la moglie di Quine ad ingaggiare Cormoran come investigatore. Lo scrittore aveva da poco concluso il suo ultimo libro, di cui sono in circolazione solo poche copie manoscritte, in cui descriveva in modo poco lusinghiero la maggior parte delle persone di sua conoscenza, tutte del giro dell’editoria. La pubblicazione di questo libro avrebbe rovinato la reputazione di molte persone, quindi erano in tanti ad avercela con lui. Quine viene trovato cadavere, ucciso in modo violento e anomalo, secondo una specie di rituale descritto proprio nel suo ultimo libro. Cormoran e Robin avranno molto da fare per trovare la soluzione del caso.

Questo secondo giallo di Robert Galbraith (pseudonimo di J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter) è molto più convincente del primo. Una storia ambientata nel mondo dei libri, degli editori e degli scrittori, terreno ben conosciuto da Galbraith. La storia fluisce gradevolmente, il carattere bizzarro dello scrittore Owen Quine ed i contenuti del suo ultimo libro, osceno, perverso e dissacratore, danno alla storia un tono drammatico ma anche anticonvenzionale. Il libro contiene diversi spunti umoristici e tutto sommato non gli si rende torto se lo si giudica divertente. Cormoran e Robin sono due personaggi unici, entrambi dediti al lavoro in modo ossessivo, trascurano la propria vita privata per portare avanti le indagini prendendo anche rischi per la loro incolumità. Non sono ricchi e non lo diventeranno investigando, è la passione che li porta a fare quello che fanno. Un libro molto piacevole, una storia lineare, tanti possibili colpevoli, una soluzione difficile da trovare. Ma Cormoran e Robin sono abituati alle difficoltà.