I pilastri della terra

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Titolo: I pilastri della terra

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

Traduzione: Roberta Rambelli

I pilastri della terra è un libro monumentale di Ken Follett che racconta le vicende storiche dell’Inghilterra del periodo compreso tra il 1120 e il 1174. Il racconto è ambientato nella cittadina di Kingsbridge, un nome di fantasia, localizzata nella regione del Wiltshire, nella zona sud-ovest dell’isola. Non lo avrei mai letto se non avessi avuto a disposizione il tempo libero che la quarantena da corona virus ci sta concedendo.

Le varie vicende del libro ruotano attorno alla costruzione della cattedrale di Kingsbridge, con tanti e diversi personaggi, le cui storie personali sono la base portante della trama, che si sviluppa sullo sfondo delle vicende storiche del periodo, caratterizzato da una lunga e sanguinosa guerra civile, dalle lotte tra la nobiltà e la nuova borghesia commerciale che premeva per abbattere il feudalesimo. Non meno cruente erano le lotte tra la Chiesa Cattolica e la Monarchia. La Storia reale e quelle dei personaggi della finzione sono miscelate in modo perfetto, ottenendo un risultato piacevole e di grande interesse. Impossibile riepilogare la trama senza dover occupare pagine su pagine. Il libro racconta l’eterna lotta tra il bene e il male, le continue ed insopportabili sopraffazioni dei potenti contro i poveri, la durezza della vita dell’epoca, sia quella dei nobili che quella dei poveri, le abitudini sociali, le lotte ed i giochi di potere a tutti i livelli. Ma racconta anche tante vicende umane di molti splendidi personaggi, la loro psicologia, gli amori, le delusioni, i dispiaceri, i lutti e le gioie, le poche soddisfazioni e le grandi delusioni. In quegli anni cominciarono le costruzioni delle grandi cattedrali, monumenti alla fede di Dio ma anche dimostrazione della grandezza del genio umano. Dal punto di vista artistico e della tecnica delle costruzioni ci sono spunti di grande interesse, anche per chi non è un tecnico, nel vedere come al tempo partendo da un semplice disegno su una tavoletta di gesso si potessero costruire edifici così grandi ed imponenti, senza strumenti e senza calcoli.  Un libro di dimensioni mastodontiche, oltre 1000 pagine, che incute un certo timore (per anni ho pensato che fosse un mattone micidiale), ma che una volta cominciato si trasforma in un romanzo travolgente, da leggere tutto di un fiato. Molti critici hanno trovato questo libro studiato a tavolino per farlo diventare un “best seller”. Sarà anche vero, ma il risultato finale è comunque sorprendente.

Il grande sonno

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Titolo: Il grande sonno

Autore: Raymond Chandler

Editore: Adelphi

Traduzione: Gianni Pannofino

Philip Marlowe è un giovane investigatore privato che viene ingaggiato da un ricco e anziano ex generale che ha ricevuto una lettera con cui viene ricattato. Marlowe si mette subito al lavoro e scoprirà presto come le intraprendenti figlie del generale siano in vario modo collegate ad alcuni personaggi di spicco della malavita di Los Angeles. Dal libro è stato tratto un famoso film in cui hanno recitato alcune grandi star del cinema americano.

Il grande sonno è stato pubblicato nel 1939 ed è considerato il romanzo che ha inventato il genere “noir”, in cui le vicende criminali sono raccontate con inedito realismo trattando temi scottanti come la corruzione e la violenza molto diffusa nella società.

L’investigatore Marlowe è un personaggio inedito per la letteratura gialla dell’epoca, grande fisico, veste con eleganza nonostante non sia ricco, ha solo 33 anni ma ha già vissuto tante vicende scottanti e pericolose. Si comporta come i malviventi che deve contrastare e collabora con la polizia senza apparire mai in prima fila. E’ un tipo solitario, non si prende troppo sul serio, affronta la vita con sarcasmo ed è sempre molto critico con le persone benestanti che conducono una vita agiata lontana dalla quotidianità delle persone comuni. Ha grande rispetto per i suoi clienti ed ha un grande senso del dovere. Il libro è ambientato a Los Angeles quanto era ancora una città equivoca, lontana dai fasti ed il lusso di oggi, piena di locali malfamati.

La trama è complessa ed articolata, abbondano le descrizioni precise e dettagliate che sono una specie di marchio di fabbrica dell’autore, tutto è raccontato in modo diretto, senza filtri, i dialoghi sono diretti ma anche pieni di fascino ed eleganza.  A distanza di oltre ottant’anni dalla pubblicazione, il libro mantiene inalterato il suo fascino, anche per il lettore di oggi di libri gialli e noir che escono ogni anno a centinaia, pieni di azioni mirabolanti, tecnologie inarrivabili ed effetti speciali. Ma quanti di questi libri saranno attuali a ottant’anni dalla pubblicazione?

La devota

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Titolo: La Devota

Autore: Koethi Zan

Editore: Longanesi

Traduzione: Alberto Pezzotta

Julie Brookman è una ragazza fortunata. Nata in una famiglia benestante, ha un fidanzato che la adora, sta per iniziare una promettente carriera universitaria. E’ bella e brillante, ha tanti amici e conduce una vita agiata e spensierata. Una sera, mentre tornava a casa, Julie viene rapita, gettata in un furgone, portata in una casa sconosciuta e rinchiusa in una stanza senza finestre. La casa è abitata da Cora e il suo compagno James, un novello messia che predica una presunta nuova via per la redenzione. La vita di Cora è sempre stata disperata. Dopo 18 anni di vita con un padre violento ed alcolizzato, credeva di trovare una vita migliore fuggendo con James, trovandosi nuovamente a vivere con una persona violenta e dispotica che la ha plagiata completamente costringendola ad una forma di devozione assoluta nei suoi confronti.

Julie e Cora sono costrette nella stessa casa ed hanno in comune il carceriere, la prima come vittima del rapimento, tenuta prigioniera con catene fisiche e Cora tenuta prigioniera con catene psicologiche. La trama è incentrata sul rapporto che si instaura tra Julie e Cora, prigioniera e carceriera. La tensione tra le due donne costituisce la parte principale di questo libro che è un thriller psicologico quasi claustrofobico dato che è ambientato quasi interamente all’interno della casa.  Julie odia Cora, la vorrebbe uccidere per riacquistare la libertà, prova a farlo senza riuscirci, ma nello stesso tempo prova a farla rinsavire, a lasciar perdere quello che James le fa credere. Julie prova a destabilizzare Cora sperando che la rottura dei legami psicologici con James possa essere l’unica possibilità per lei di convincere Cora a liberarla. Julie comprende che Cora ha avuto una vita impossibile che la ha trasformata in una persona diversa da quella che avrebbe potuto essere se avesse avuto una vita normale. Il romanzo descrive con molta attenzione sentimenti e sensazioni delle due donne, con una riuscita analisi psicologica delle due personalità. La vicenda è narrata con buon ritmo e la tensione crescente tra le due protagoniste cattura l’attenzione del lettore. La Devota è un thriller meno scontato di quello che potrebbe sembrare leggendo le note di copertina, una lettura adatta per concedersi qualche ora di adrenalinico relax.

Hitler e il nazismo magico

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Titolo: Hitler e il nazismo magico

Autore: Giorgio Galli

Editore: Rizzoli

Tra le recensioni delle ultime settimane di questo blog avete trovato due romanzi “L’angelo di Monaco “e “Violette di marzo” che sono ambientati in Germania negli anni che videro la presa del potere di Hitler, con protagonisti i vertici del terzo Reich. Nell’Angelo di Monaco compare Hitler in persona, in quanto zio dell’angelo del titolo, ossia la sua amata nipote. I due romanzi hanno il pregio di mostrare come andassero le cose nel partito naziolasocialista di Hitler, dando la possibilità al lettore conoscere aspetti inediti e poco noti della storia di quegli anni.

Questi due libri mi hanno riportato in mente un terzo libro che secondo me è molto interessante che si intitola Hitler e il nazismo magico scritto da Giorgio Galli. Se i due romanzi sono opere di fantasia con elementi storici reali, il libro di Giorgio Galli è un saggio un po’ complesso ma ben scritto e documentato che racconta la formazione delle basi culturali dell’ideologia nazista. Senza cercare alcuna giustificazione o nobilitazione alle atrocità commesse dal regime di Hitler, il libro offre una inedita ricostruzione di come si sono formate le idee che erano alla base del nazismo, offrendo una visione da un punto di vista diverso da quello prettamente storico. Alla fine del milleottocento tornarono di moda alcune teorie antiche, che trovarono molti adepti negli ambienti esoterici degli Stati Uniti, Inghilterra, Francia e soprattutto Germania. Le idee erano derivate da culture che furono cancellate dalla rivoluzione scientifica e dall’illuminismo. L’opera di riferimento di tale cultura era l’opera “De occulta philosophia” di Agrippa Von Netteshein, filosofo tedesco vissuto tra il 1486 e il 1535. Agrippa fu alchimista, astrologo, esoterista e filosofo e la sua opera principale fu un trattato dedicato alla magia, considerata la vera scienza perfetta. L’opera presta particolare attenzione agli elementi che costituiscono le cose, sia materiali che spirituali, oltre ai poteri occulti delle cose. Il libro racconta come dietro decisioni dei nazisti difficilmente giustificabili con la logica e attribuite dagli storici alla follia di Hitler e dei suoi collaboratori, in realtà ci fossero ragioni dettate dalla magia, esoterismo, ermetismo ed altre scienze occulte. Il libro non è l’unico testo che tratta dell’interesse dei nazisti per le discipline esoteriche ed i misteri, esiste una ricca bibliografia in merito. E’ noto e dimostrato l’interesse dei nazisti per il Santo Graal e gli scavi e le ricerche fatte nei castelli Catari in Francia alla ricerca del presunto tesoro che poteva contenere il Graal. A tal riguardo c’è un libro dal titolo “Crociata contro il Graal” scritto da Otto Rahn, uno storico che fu anche ufficiale nazista, scomparso in circostanze msteriose. E’ anche noto il grande interessamento dei vertici nazisti per la “Lancia di Longino”, ossia la lancia del soldato che ferì il costato di Gesù crocifisso, reliquia a cui sono attribuiti poteri magici.

Altro riferimento noto a tutti è il famosissimo film “Indiana Jones – I predatori dell’arca perduta”, il primo film della fortunata serie, dove è evidente l’interessamento dei dei nazisti per il ritrovamento dell’ “Arca dell’Alleanza”, la cassa di legno di acacia con coperchio d’oro che conteneva le Tavole della Legge date da Dio a Mosè.

Violette di marzo

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Titolo: Violette di marzo

Autore: Philip Kerr

Editore: Fazi

Traduzione: Patrizia Bernardini

Siamo a Berlino nel 1936, mancano pochi giorni ai Giochi Olimpici, quelli della storica vittoria del velocista di colore Owens nei cento metri piani davanti ad Hitler. Marito e moglie vengono uccisi a casa loro che viene successivamente data alle fiamme. La donna era figlia di un famoso e ricchissimo uomo d’affari, Hermann Six, che incarica l’investigatore privato Bernie Gunther, ex poliziotto, per indagare sul duplice omicidio e soprattutto ritrovare una preziosissima collana di diamanti della figlia Grete, che risulta scompara. La donna non aveva fatto testamento, quindi tutti i suoi beni, compresa la collana, sarebbero andati al marito, Paul Pfarr, che, come avrebbero scoperto le indagini, era una “violetta di marzo”, ossia un affiliato recente al partito nazionalsocialista, che  aveva fatto testamento e designato come unico suo erede il Reich. L’investigatore Bernie Gunther accetta l’incarico dal signor Six, attratto dal generoso compenso offerto, pur consapevole dei rischi che l’indagine avrebbe comportato.

Violette di marzo  è uscito nel 1989 ed è il primo di una trilogia che vede Bernie Gunther come protagonista. L’indagine porterà Bernie ad incontrare figure importanti della politica del momento, quindi personaggi di spicco del Terzo Reich, che passeranno alla storia per le notissime e terribili vicende legate al nazismo. La situazione all’interno del partito nazionalsocialista è ben diversa da quella del gruppo di potere monolitico che potremmo essere portati a credere. Grandi conflitti interni, lotte di potere per prendere le posizioni più vicine ad Hitler, corruzione, violenza, controllo sulla popolazione da parte della polizia esagerato, violento ed eccessivo. Bernie si rivela un abile e scaltro investigatore, anche se la sua intraprendenza gli farà correre moliti rischi per la sua incolumità. I suoi agganci da ex poliziotto lo salveranno da alcune situazioni molto complicate. Bernie è un convinto antinazista che si trova a disagio nel clima tetro della vita quotidiana Berlinese, con tutti gli episodi di antisemitismo e di violenza che si ripetono con ormai monotona frequenza.  In quei giorni a Berlino si respira un’aria di maggiore libertà, in quanto proprio per le Olimpiadi, il regime aveva adottato alcune misure per dimostrare ai turisti ed agli stranieri come la Germania fosse un paese aperto e libero, che lasciava spazio alla libertà di stampa ed alle voci critiche verso il governo. Un giallo con una trama molto ben costruita, un investigatore empatico e anticonformista, una ambientazione che mostra dall’interno alcuni aspetti e fatti poco noti della storia della Germania del Terzo Reich. In questa storia nulla è come sembra, nell’indagine di Bernie, dove i vari personaggi appaiono per quello che non sono, come nella vita quotidiana di Berlino, grazie all’atmosfera olimpica.

Notturno di Gibilterra

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Titolo: Notturno di Gibilterra

Autore: Gennaro Serio

Editore: L’orma

Lo scrittore Enrique Vila-Matas uccide un giornalista che lo sta intervistando. Il motivo della furia omicida è la scarsa preparazione e professionalità dell’intervistatore. Dopo aver ucciso il giornalista, lo scrittore scappa. Ad indagare sull’omicidio è il detective che è anche voce narrante del romanzo, guidato dalla sorella Soledad, altra voce narrante. Il detective si mette alla ricerca dell’unico sospettato per l’omicidio, ossia il fuggiasco Vila-Matas, che cerca di scappare viaggiando qua e là per l’Europa. Il detective si proclama “Nemico delle lettere” ma per sostenere di esserlo dimostra una grande conoscenza del genere letterario che vorrebbe combattere mentre la sorella è una donna di enorme cultura e conoscenza letteraria, anche se un po’ stramba e originale. La storia si sviluppa sotto forma di romanzo epistolare tra il detective e la sorella, con i vari capitoli che altro non sono che le lettere con cui il detective racconta i progressi delle indagini e le risposte scritte che la sorella scrive per spingerlo a continuare le ricerche e guidarlo nel suo peregrinare all’inseguimento dello scrittore.

Il libro altro non è che una critica alla produzione di libri di media e scarsa qualità, con particolare attenzione verso il genere giallo, di cui è una colta parodia fatta attraverso gli strumenti delle citazioni letterarie e dei tanti e continui riferimenti agli autori del passato, che in qualche modo sono rappresentati dal detective. La scrittura è brillante e ironica, tanti i riferimenti alle opere della letteratura, la costruzione della trama trapela fantasia ed inventiva. Un grande gioco che usa la letteratura per criticare la letteratura, con grande sfoggio di conoscenza della materia. Un libro originale per gli appassionati di romanzi e dei loro protagonisti. Il libro può anche essere visto, invece che come una critica, come un modo per rendere omaggio alla narrativa nel suo complesso.

Il metodo Catalanotti

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Titolo: Il metodo Catalanotti

Autore: Andrea Camilleri

Editore: Sellerio

Il romanzo inizia con Mimì Augello in piena azione con l’ennesima amante occasionale quando improvvisamente il marito rientra a casa. Per Mimì non rimane che la fuga attraverso la finestra della camera da letto. L’unica possibilità di allontanarsi è quella offerta dall’appartamento al piano di sotto dove Mimì entra e si ritrova di fronte un uomo, sdraiato sul letto, vestito di tutto punto ma rigido e freddo. Mimì scappa e corre a casa del suo amico Salvo Montalbano, in piena notte. La mattina successiva in commissariato arriva la notizia del ritrovamento di un cadavere in un appartamento, ma l’indirizzo non è quello dove si trovava Mimì la notte precedente, ma è quello dell’abitazione di Carmelo Catalanotti, un impresario teatrale ma anche strozzino. Ch allora l’uomo visto morto da Mimì?

In questo romanzo Camilleri unisce le doti investigative ed umane della squadra di Montalbano con le sue conoscenze ed esperienze di regista teatrale. La trama è costruita ad arte, con più storie che si intrecciano tra loro, con al centro l’attività teatrale del Catalanotti e dei suoi metodi per la selezione degli attori per le sue rappresentazioni. Il libro è un piccolo corso di recitazione e di regia teatrale raccontato con la verve e la simpatia che Camilleri è in grado di inserire nelle sue storie. In questo romanzo, il Commissario Montalbano è più tormentato che mai, con la sua consueta brama di giustizia, con la solita determinazione con cui aiuta chi a suo giudizio merita di essere aiutato e con la sensazione che la sua storia d’amore con la storica fidanzata Livia sia arrivata al capolinea. Non mancano nel romanzo riferimenti al difficile momento sociale del paese, con la crisi economica e la disoccupazione che rendono difficile la vita per i giovani e per alcune categorie della società siciliana. Le indagini mostreranno che Catalanotti era stato un discreto intellettuale, un regista con ottime intuizioni e la soluzione del caso sarà possibile proprio grazie alle intuizioni che Montalbano avrà leggendo le sceneggiature del regista. L’incontro con una giovane e avvenente collega della polizia scientifica aiuterà Montalbano alla soluzione del caso ma lo farà anche innamorare al punto che troveremo Montalbano pronto a cambiare tutto nella sua vita per la giovane poliziotta. Ma dovrà superare velocemente la fase dell’innamoramento per rendersi conto che in amore bisogna volere in due le stesse cose. Una bella storia, movimentata e piena di colpi di scena, con Montalbano determinato come poliziotto e fragile e indeciso come uomo. Camilleri ancora una volta conferma tutte le sue doti con una scrittura capace di descrivere perfettamente gli scenari della storia ed i sentimenti dei protagonisti, con il solito tono scanzonato e impertinente.

L’uomo perduto

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Titolo: L’uomo perduto

Autore: Jane Harper

Editore: Bompiani

Traduzione: Claudia Valentini

Siamo abituati a considerare l’Australia spendente delle città simbolo di modernità, del mare, della vita allegra all’aperto, delle spiagge meravigliose, dello sport e del divertimento. L’Australia dell’Uomo perduto è tutt’altro ed è perfettamente descritta dalla copertina del libro. Immense distese di terra, caldo che uccide, vite solitarie nei ranch dedicate all’allevamento del bestiame, tanto lavoro, pochi contati sociali, una natura dura e spietata da prendere sempre con le dovute cautele.

I fratelli Bright non si ritrovano spesso. Questa volta però è diverso. Nathan e Bub guardano il corpo di Cameron esanime, bruciato dal sole, per terra, a tre ore di auto dal suo ranch. Nessuno si spiega come mai Cameron fosse in quel luogo, senza auto, lontano da tutto. Sembrerebbe un suicidio, ma non era da lui un gesto del genere. Suicidio o omicidio, in ogni caso i motivi della sua morte sono da ricercare nella sua vita familiare. Cameron non aveva altro.

Una storia ambientata nell’outback, quella sconfinata area semi desertica interna dell’Australia, anche definito il cuore rosso, per via del colore della terra. La vita nei ranch è molto diversa da quella delle città. C’è solo da lavorare, curare il bestiame, tenere le scorte in casa, cercare di non impazzire per la solitudine. La storia racconta le vicende delle famiglie dei fratelli Bright, il passato ed il presente, invidie sopite e violenze nascoste, la loro gioventù, il timore di un passato che potrebbe ritornare. Chi nasce nell’outback e sopporta la vita che la natura impone, non studia, non ha distrazioni, può solo seguire i ritmi imposti dalla terra, pagandone le conseguenze. Il romanzo ha una ambientazione particolare, descritta alla perfezione, senza ripetizioni, riuscendo sempre a trovare nuovi punti di vista o dettagli utili alla formazione della giusta atmosfera per la storia, con il sole, la polvere, gli ambienti sterminati, la natura ostile e mai accogliente. Una trama con ritmo costante ma incessante, con la verità che viene fuori lentamente ma inesorabilmente.