Un’area di tenebra

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Titolo: Un’area di tenebra

Autore: V.S. Naipaul

Editore: Adelphi

Traduzione: Franco Salvatorelli

V.S. Naipaul è stato premio Nobel per la letteratura nel 2001. Era nato a Trinidad nel 1932 da una famiglia indiana trapiantata nei Caraibi per lavorare nelle piantagioni, è scomparso nel 2018. “Un’area di tenebra” è stato completato nel 1964 e racconta il primo viaggio in India che l’autore fece tra il febbraio del 1962 e il febbraio del 1964. Fin dal primo impatto V.S. Naipaul ebbe un rapporto conflittuale con il paese di origine della sua famiglia, iniziato con un piccolo incidente burocratico, descritto nelle prime pagine del libro. L’opera, pur non essendo un saggio antropologico, fornisce un ritratto dell’India di quei tempi e soprattutto degli indiani approfondito e originale, sotto forma di resoconto di viaggio, in cui l’autore riporta le sue impressioni sulle caratteristiche caratteriali degli indiani e sui loro comportamenti. Naipaul racconta gli incontri avuti con le persone, le avventure e le molte disavventure, i paesaggi e la natura. Fornisce una sua interpretazione su come gli indiani siano riusciti a superare indenni il colonialismo inglese, cambiando solo esteriormente ma rimanendo sé stessi interiormente. Attribuisce la poca propensione degli indiani a comportarsi in modo competitivo al sistema delle caste, ufficialmente abolito oggi, ma all’epoca ancora in essere, che giudicava gli indiani in funzione delle attività svolte e non per il risultato ottenuto.

Una delle affermazioni più forti e controcorrente di Naipaul, spiegata dettagliatamente nell’opera, è la facilità con cui si possono leggere sull’India libri che raccontano una realtà che non c’è. Le descrizioni entusiaste di libri e guide turistiche che parlano dell’India come un luogo affascinante ed esotico, pervaso di misticismo e religione, non trovano riscontro con quello che il viaggiatore deve affrontare, ossia una realtà molto lontana da quella che può aver idealizzato leggendo prima di partire i Veda e le Upanishad, qualche libro di yoga o di autorealizzazione oppure ascoltando le idee di qualche santone famoso. È difficile trovare il collegamento tra tali libri e l’incomprensibile, disordinata, sporca e complessa realtà dell’India. Questo era vero nel 1962 ma lo è ancora oggi, anche se la situazione generale sta lentamente cambiando in meglio. Un libro scritto con chiarezza e lucidità, una voce critica ma non per questo poco obiettiva, che riserva al continente indiano pagine poetiche e appassionate. Il libro è rimasto attuale anche se sono passati oltre cinquant’anni dalla sua pubblicazione. L’India di oggi è un paese molto diverso rispetto a quello che Naipaul trovò nel 1962, molte cose sono cambiate e molte altre stanno cambiando velocemente, ma la natura degli indiani non cambia facilmente e non tiene conto di quello che succede all’esterno. Proprio come accadde con il colonialismo. Ma allora Naipaul aveva proprio ragione ?