L’ultimo uomo nella torre

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Titolo: L’ultimo uomo nella torre

Autore: Aravind Adiga

Editore: Einaudi

Traduzione: Norman Gobetti

Questo romanzo è stato pubblicato in Italia nel 2012, ricordo di averlo comprato appena uscito, ma era finito nel dimenticatoio delle librerie di casa. Solo oggi ho completato la sua lettura con colpevole ritardo. L’ultimo uomo nella torre racconta la storia di un condominio di Mumbai, inaugurato nel 1959, abitato da persone della media borghesia. All’epoca della costruzione era un palazzo moderno e di prestigio, abitato da persone pacifiche e rispettabili, un esempio di civile convivenza tra appartenenti alle religioni cattolica, indù e musulmana. Tra i condomini un professore, in pensione all’epoca dei fatti narrati dal libro, Yogesh A. Murthy soprannominato Masterji, rimasto vedovo da un anno, con una figlia morta da piccola per un incidente ferroviario ed un figlio che non vede mai sposato con una nuora che non sopporta il suocero. Dopo oltre cinquant’anni il condominio risente dell’età, avrebbe bisogno di manutenzioni che gli inquilini non possono permettersi. La storia ha inizio quando un importante immobiliarista di Mumbai decide di acquistare l’intero condominio per demolirlo e ricostruire al suo posto un complesso residenziale di lusso, riservato a famiglie molto ricche. Per poter fare questo, il costruttore deve avere il benestare ad acquistare dall’unanimità degli inquilini, anche un solo rifiuto renderebbe impossibile l’operazione, dato che la costruzione del condominio era avvenuta sotto forma di cooperativa. Quindi, per assicurarsi la totalità dei consensi, il costruttore, di nome Dharmen Shah, offre un prezzo di acquisto esorbitante, pari a due volte e mezzo il valore di mercato degli appartamenti. Una offerta irripetibile a cui gli inquilini non possono dire di no. Tutti accettano la proposta, tranne Masterji, l’ex professore, che si ritrova da solo a combattere la sua battaglia di libertà, la sua decisione di rinunciare ai soldi e restare a casa sua. La pacifica convivenza imposta dal vivere insieme, quindi dal rispetto delle regole, di fronte alla possibilità offerta dal denaro, trasforma i pacifici abitanti del condominio, in un gruppo violento e vendicativo, in cui anche il passato integerrimo dell’ex professore viene messo in dubbio e distrutto come vendetta per la sua opposizione alla vendita dell’appartamento.

Il libro racconta in modo molto realistico e con un lieve umorismo la condizione attuale della società indiana, in cui convivono sia antiche tradizioni che il consumismo sfrenato in stile occidentale, dove i soldi sono diventati la cosa più importante della vita. Una società che sta cambiando velocemente, con i soldi che girano ad una velocità sempre più vorticosa, dove diventare ricchi è più importante di diventare rispettabili, gli antichi valori sono messi in discussione per riuscire a guadagnare più soldi possibile senza preoccuparsi di altro. I nuovi e bellissimi edifici, simbolo della modernità del paese, sono costruiti da operai pagati pochissimo, sfruttati come schiavi, a contatto con materiali pericolosi con grave danno per la loro salute, senza che nessuno se ne preoccupi. Mentre si abbattono le vecchie case per costruire prestigiosi palazzi, non si fa nulla per ridurre l’inquinamento e migliorare la condizione dei quartieri del ceto medio o delle baraccopoli che sempre più spesso sono sloggiate per fare posto ai nuovi edifici. Anche l’esasperante burocrazia tipica indiana diventa un modo per alimentare la corruzione e quindi permettere solo ai ricchi e potenti di continuare a fare i loro affari senza troppi ostacoli. Il libro descrive una situazione paradossale ma non impossibile, usando una scrittura elegante e gentile anche quando racconta fatti crudeli, riuscendo a cogliere molto bene molti dettagli tipici degli indiani e della vita che conducono, con grande sensibilità e completezza. Un viaggio originale e realistico nell’India attuale, un libro affascinante che mostra cosa possono diventare le persone quando si perde il senso dell’umanità.