L’appeso di Conakry

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Titolo: L’appeso di Conakry

Autore: Jean Christophe Rufin

Editore: Edizioni e/o

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

L’appeso di Conakry è Jacques Mayères, un ricco ex industriale francese che si è ritirato dagli affari e vive a bordo del suo yacht in giro per il mondo. La sua barca è ancorata a Conakry, capitale della Guinea. Una mattina il suo cadavere viene trovato appeso ad un albero della sua imbarcazione. Le autorità locali iniziano le indagini e il consolato francese incarica Aurel Timescu, un suo addetto, di seguire il caso. Aurel è nato in Romania ed è riuscito a intraprendere la carriera diplomatica per caso, grazie alla famiglia della sua ex moglie. Aurel è un tipo originale, amante del vino bianco, è un buon suonatore di pianoforte, veste sempre in modo troppo pesante per il caldo esagerato africano e indossa sempre occhiali da sole da alpinista. Vestito così è difficile essere presi sul serio e infatti Aurel è spesso oggetto di scherno da parte di colleghi e conoscenti. Aurel decide di iniziare una sua indagine personale sull’omicidio di Jacques Mayères, per dare un senso alla sua presenza a Conakry ed anche perché fare l’investigatore è sempre stato un suo sogno.

La trama del libro è consistente e originale, l’ambientazione è esotica e accattivante, descritta in modo dettagliato e realistico. La situazione generale della Guinea, sia sociale che politica, è ben descritta e il contesto di tutta la storia è molto verosimile. Il porto di Conakry diventa l’ambientazione ideale per una storia come quella raccontata, al centro di traffici di armi e droga da e verso il Sudamerica, ma anche approdo turistico per esperti naviganti, frequentato, come tutti i porti, da una umanità varia, con molti personaggi che conducono una vita di espedienti al limite della legalità. L’omicidio sembra l’epilogo di una rapina andata a finire male ma con il procedere del racconto diventa una nuova storia, quello che sembrava essere un ricco e annoiato milionario francese in cerca di facili avventure si dimostra essere un uomo del tutto diverso e di tutt’altra pasta. L’autore, Jean-Christophe Rufin, è un medico, diplomatico ed è tra i fondatori di Medici senza Frontiere. Un uomo intraprendente, generoso e dotato di molti talenti, tra cui anche quello della scrittura.