La fine del tempo – Guido Maria Brera

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Titolo: La fine del tempo

Autore: Guido Maria Brera

Editore: La nave di Teseo

“La fine del tempo” racconta la vicenda del professor Philip Wade e della sua amnesia che ha fatto sparire i suoi ricordi recenti oltre al saggio che stava scrivendo. Le vicende della storia sono la base su cui poggia un saggio sul funzionamento della finanza mondiale negli ultimi 10 anni. Il libro tratta argomenti di grande attualità come il populismo delle nuove forze politiche, le grandi corporation protagoniste dell’economia mondiale, la nuova aristocrazia finanziaria che governa il mondo tramite le nuove aziende Hi Tech. Un racconto dettagliato e avvincente su quello che è accaduto e su quello che potrà accadere nel prossimo futuro con l’economia non più basata sulla produzione industriale o sugli investimenti immobiliari. Le enormi quantità di soldi disponibili a tasso zero, grazie alle politiche monetarie delle Banche Centrali, hanno eliminato la variabile del tempo e favorito gli investimenti nell’economia digitale. Il limite di quello che è accaduto è che questa nuova economia crea troppe diseguaglianze e il prezzo maggiore lo stanno pagando i ceti medi che non sono più in grado di mantenere il proprio tenore di vita e non consumano più e da qui il calo della domanda di beni di consumo. I Governi stanno reagendo troppo lentamente per contenere lo strapotere delle Corporation. Solo i Governi potranno fare da argine alla crisi prossima ventura. I consumi dei ceti medi sono indispensabili per mantenere in piedi la macchina dell’economia e la loro tutela deve essere affidata ai Governi e non alla finanza. Non è facile adeguare le leggi alla velocità con cui le corporation operano sui mercati mondiali, creando posizioni dominanti in pochissimo tempo, approfittando dei vuoti legislativi, ponendosi in posizione di indubbio vantaggio quando i Governi cercheranno di modificare le condizioni di mercato. Tutto questo e molto altro è raccontato nel romanzo.

Guido Maria Brera è un imprenditore della Finanza, gode di un punto di vista privilegiato sull’economia e forse è uno dei pochi protagonisti della finanza mondiale che si preoccupa delle sorti del ceto medio. Il suo intento di voler spiegare in modo realistico e senza giri di parole i meccanismi per cui l’ascensore sociale ha smesso di funzionare per i ceti medi è di certo lodevole, come pure la sua posizione critica sull’economia moderna che scarica tutti i rischi sulla classe operaia e tutti i guadagni sulle istituzioni finanziarie. Il libro non è solo finanza, c’è spazio per riferimenti storici, filosofici, culturali di vario tipo. Un libro che si legge di un fiato, interessante e coinvolgente come un giallo.