L’atroce delitto di via Lurcini – Francesco Recami

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Titolo: L’atroce delitto di via Lurcini

Autore: Francesco Recami

Editore: Sellerio

Un palazzo abbandonato nei pressi della stazione di Santa Maria Novella a Firenze è il luogo dove disperati e barboni senza fissa dimora si rifugiano la notte. Questo luogo è il regno di Franzes, un senza tetto anche lui ma con un passato di piccolo imprenditore, ora in disgrazia. Franzes gestisce il palazzo abbandonato come se fosse suo, facendosi pagare dai suoi poveri ospiti. Una mattina Franzes si sveglia senza ricordare assolutamente cosa avesse fatto la sera prima. E’ sporco di sangue, ha tra le mani un coltello e nel suo misero giaciglio trova una parrucca rossa ed un paio di scarpe da donna rosa. Teme di aver ucciso una donna, ma non riesce a ricordare nulla.

La vita nel ricovero per disperati va avanti con i soliti litigi tra gli occupanti e i soliti soprusi, secondo una certa routine ormai consolidata, quando viene interrotta dalla presenza della troupe di un famoso coreografo che vuole usare il ricovero dei senzatetto per ambientare un suo spettacolo dal titolo “Gli ultimi”.  Tra i preparativi per lo spettacolo ed i tentativi di Franzes di scoprire come mai fosse in possesso della parrucca rossa e delle scarpe rosa, il romanzo coinvolge nella storia un gruppo di personaggi di diverse etnie dalle storie più disparate, tutti ospitati nei fatiscenti spazi del palazzo abbandonato. La storia racconta episodi senza pietà umana, dove non ci sono buoni, ma solo povertà, sporcizia, disordine, risse e litigi, uomini e donne colpiti dalla cattiva sorte che sono preda dei loro istinti. I protagonisti sono tutti nello stesso tempo vittime e carnefici, tutti pronti ad approfittarsi di ogni occasione per guadagnare qualche spicciolo o rimediare qualche cosa. Una vita dedita alla sopravvivenza, dove il detto “mors tua vita mea” non è solo un dotto riferimento a rimembranze scolastiche ma è il modo reale di vivere la quotidianità. Lo spettacolo che il noto coreografo vuole mettere in piedi non è altro che la vita quotidiana degli inquilini del palazzo, dove gli ultimi vanno in scena tutti i giorni, non solo durante la messa in scena dello spettacolo. Così come il palazzo abbandonato con i suoi inquilini è una metafora piuttosto crudele ma veritiera del mondo in cui viviamo.

Recami scrive in modo schietto e diretto, senza giri di parole. Il suo stile cinico e sarcastico ci mostra difetti e contraddizioni della nostra società che in genere non riusciamo a vedere, per ricordarci, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che la vita vera non è rose e fiori, ma è piena di fatti e comportamenti crudeli. Questo richiamo alla realtà, cruda e scomoda, è comunque fatto con umorismo e con uno stile irriverente, che permette al lettore di riflettere sulla realtà riuscendo anche a coglierne il lato comico, non solo quello violento.

Dodici rose a Settembre – Maurizio de Giovanni

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Titolo: Dodici rose a Settembre

Autore: Maurizio de Giovanni

Editore: Sellerio

Maurizio de Giovanni è in un momento di grande produttività e di grande successo. Il suo ultimo libro, Dodici rose a settembre, uscito per Sellerio, vede come protagonista la dottoressa Gelsomina Settembre, da tutti chiamata Mina, un personaggio che ha tutte le caratteristiche per diventare protagonista di una nuova serie di romanzi, secondo lo stile di de Giovanni, che fin qui ha dato il meglio di se nelle produzioni seriali. Mina è una donna di circa quarant’anni, divorziata, il suo ex marito è un magistrato, subisce le angherie della madre che non fa altro che sminuirla e trattarla male. Mina lavora in un consultorio pubblico a fianco ad un collega bellissimo che è al centro delle attenzioni di tutte le donne che lo incontrano.

La trama si svolge attorno a due vicende principali. L’ex marito di Mina, il magistrato Claudio De Carolis, sta indagando sugli omicidi di un serial killer che uccide le sue vittime dopo aver inviato dodici rose. L’arma del delitto è sempre la stessa e il proiettile è una specie di firma che l’assassino lascia sulle sue vittime.

Mina Settembre, nella sua qualità di assistente sociale, deve affrontare quotidianamente situazioni difficili, sia per la cronica carenza organizzativa del consultorio, che per le difficili situazioni sociali ed umane che si trova ad affrontare. A renderle la vita più complicata sembra che un oscuro ammiratore abbia cominciato ad inviarle una rosa al giorno, ma il suo ex marito è all’oscuro di questo particolare della vita della ex moglie.

Maurizio de Giovanni ha scritto un libro fluido e positivo, con una trama piena di personaggi tipici da commedia, per raccontare la realtà della sua città, piena di contraddizioni, di personaggi violenti e di personaggi dalla carica umana inarrestabile o altri dalla simpatia trascinante. Il racconto ha molti spunti comici ed è molto diverso dai toni melanconici degli ultimi libri con Sara come protagonista oppure quelli decisamente  più drammatici del commissario Ricciardi o dei Bastardi di Pizzofalcone.

Mina è un anti-personaggio, verso la quale non si può che provare empatia, data la sua situazione personale e familiare, così come verso gli altri protagonisti, donne e uomini, personaggi accumunati da una vita faticosa che si svolge in una città tumultuosa e spesso inverosimile come Napoli, che viene vissuta e affrontata sempre con passione e leggerezza.

Il trafficante – Jorge Fernandez Diaz

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Titolo: Il Trafficante

Autore: Jorge Fernandez Diaz

Editore: Longanesi

Traduzione: Patrizia Spinato

Remil è un agente dell’intelligence argentina. Viene da un periodo difficile per lui abituato ad operazioni rischiose e sotto copertura. Sta pagando gli errori commessi durante una operazione antidroga con un periodo in cui è stato impiegato solo per incarichi secondari e di scarsa importanza. Il suo purgatorio termina quando viene coinvolto nelle indagini sulla scomparsa di una suora molto nota per le sue attività caritatevoli nelle zone povere di Baires. La religiosa è scomparsa improvvisamente, ha lasciato un messaggio di difficile interpretazione. La sua scomparsa e le conseguenti indagini potrebbero mettere in imbarazzo il Vaticano. Un uomo molto vicino a papa Francesco contatta il capo di Remil affidandogli le indagini sulla scomparsa della religiosa. Remil è di nuovo chiamato in azione e dopo un breve soggiorno in Italia si ritrova in Argentina, in Patagonia. L’indagine lo porterà verso un nuovo incarico e Remil si troverà nella squadra di una consulente politica priva di scrupoli che sta curando l’immagine del Governatore della zona. Remil si troverà coinvolto in una avventura in cui le manovre politiche si mescoleranno con lo spionaggio, corruzione a vari livelli negli organismi dello stato, manipolazione delle informazioni e finte operazioni di marketing costruite per scoprire vicende criminali. La storia cambia continuamente ambientazione e passa da Roma a Napoli fino alla Patagonia, con continui viaggi e frenetici spostamenti, fino al ritorno in Italia. Lo stile di Jorge Fernández Díaz deriva dalla sua professione di giornalista di inchiesta, quindi informato e dettagliato, senza troppi orpelli ma con una certa ricercatezza. Una storia che vede tra i protagonisti uomini del Vaticano, trafficanti di droga, criminalità organizzata, politici e uomini di potere, coinvolti in una serie di vicende difficili da collegare tra loro se non si conoscono i retroscena. Il libro è originale per l’ambientazione nel sud argentino, una parte del paese poco sfruttata come ambientazione di thriller e spy story, così come le ampie e dettagliate descrizioni dei retroscena della vita politica argentina, sono una componente importante ed interessante del libro. Una lettura coinvolgente.

The Chain – Adrian McKinty

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Titolo: The Chain

Autore: Adrian McKinty

Editore: Longanesi

Traduzione: Alberto Pezzotta

La vita di Rachel Klein non era stata facile negli ultimi tempi. Aveva cambiato lavoro, era guarita da un cancro al seno che ancora doveva essere completamente domato, aveva divorziato. Una giornata come altre, una telefonata da un numero anonimo la avvisa che sua figlia Kylie è stata rapita. Non è un rapimento comune. La voce al telefono le dice cosa deve fare, come deve pagare ma soprattutto le dice che per rivedere sua figlia deve rapire un altro ragazzo, per proseguire la terribile catena. Rachel trova dentro di sé la forza per trovare i soldi, per pagare la cifra richiesta, eseguendo alla lettera le istruzioni ricevute e soprattutto mettere in pratica il piano criminale che prevede un rapimento. In poche ore Rachel si trasforma in un freddo e calcolatore criminale per amore della figlia. E’ rimasta intrappolata nella catena.

La storia è ben costruita e ruota attorno alla forza che i genitori possono trovare dentro di sé per salvare i figli in pericolo. In certi casi convinzioni civili e morali perdono ogni significato, i genitori si ritrovano accecati dall’amore per i propri figli, trasformandosi in quello che non sono e che mai vorrebbero essere. L’inventore della catena ha costruito un meccanismo apparentemente perfetto, in cui le sue vittime diventano anche suoi complici, garantendosi l’incolumità nel caso in cui qualcosa dovesse andare storto. Ma non aveva previsto di avere a che fare con Rachel, una donna determinata e coraggiosa, decisa a tutto, sia per salvare la figlia che per interrompere la catena per sempre.

Un libro originale, con una trama costruita con ingegno, in un susseguirsi di eventi incalzanti, per una lettura coinvolgente ma anche destabilizzante. Adrian McKinty ha saputo giocare con il doppio ruolo che i personaggi sono chiamati ad affrontare, ossia quello di amorevoli genitori e di spietati rapitori, di vittime della catena e spietati carnefici, persone gentili e crudeli esecutori di ordini superiori. Con questa dualità dei personaggi che il libro gioca le sue carte migliori, con i protagonisti costretti a diventare quello che non sono per amore dei propri figli, chiamati a giocare una partita che non avrebbero mai voluto iniziare che potrebbe non avere mai fine. L’origine della catena ha inizio da un trauma infantile di un ragazzo e la storia dimostra di come gli eventi dell’infanzia segnato in modo determinante la psicologia di un ragazzo. Un thriller che racconta una trama avvincente ma è anche un modo per indagare la mente umana quando è soggetta a sollecitazioni estreme.

Possiamo salvare il mondo prima di cena – Jonathan Safran Foer

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Titolo: Possiamo salvare il mondo prima di cena

Autore: Jonathan Safran Foer

Editore: Guanda

Traduzione: Irene Abigail Piccinini

Questo libro non è un romanzo anche se racconta qualche aneddoto della famiglia di Jonathan o qualche fatto storico rilevante per le tesi portate avanti dall’autore. Non è un saggio scientifico, non ne ha le caratteristiche e le intenzioni. E’ il tentativo di fare qualcosa per salvare l’ambiente individuando i cambiamenti nei comportamenti, individuali e collettivi, che potrebbero dare un contributo decisivo per le sorti della terra. Foer è uno scrittore e cerca di contribuire alla causa facendo quello che gli riesce meglio ovvero scrivere, raccontare delle storie che possano influire sui comportamenti delle persone. Foer è consapevole del fatto che non è facile trattare i temi ambientali scrivendo belle storie che possano colpire le persone al punto di convincerle ad adottare comportamenti diversi ed utili a migliorare la condizione del pianeta. Foer individua negli allevamenti intensivi di animali per l’alimentazione umana uno dei principali problemi della terra e cerca di convincerci che passare ad una dieta vegana sia un grande vantaggio sia per la nostra salute che per quella della terra. Foer crede che la carenza di buone storie sia uno dei motivi del disinteresse della maggior parte delle persone verso i temi ambientali però non coglie l’occasione del libro che ha scritto per creare queste buone storie. Il libro non colpisce, non emoziona, non contiene un solo argomento nuovo e di grande presa sui lettori. Non ci sono dati scientifici inequivocabili, le ricette non convincono, soprattutto perché l’autore cerca di trovare comportamenti individuali virtuosi che possano portare a grandi cambiamenti nei comportamenti collettivi. Non credo che cambiare dieta possa salvare il pianeta. Sembrano tesi improvvisate, troppo semplicistiche e poco convincenti. Personalmente sono convinto della gravità della situazione ma è compito della scienza e della politica la ricerca delle soluzioni. I singoli possono fare poco. Gli scrittori possono fare molto per la causa ambientale ma anche loro devono impegnarsi parecchio. Non ci sono scorciatoie per nessuno.

 

La ragazza del Kyushu – Matsumoto Seicho

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Titolo: La ragazza del Kyushu

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Traduzione: Gaia Maria Follaco

“La ragazza del Kyushu” è Kirilo, una giovane impiegata cha abita a Kitakyushu (la città dove è nato l’autore Matsumoto Seicho). Kirilo arriva a Tokio dopo un lungo viaggio in treno per incontrare il famoso avvocato Kinzo Otsuka, un principe del foro, un penalista tra i più famosi del Giappone. Kirilo vuole chiedere a Otsuka di difendere il fratello che è stato accusato di aver ucciso una donna che gli aveva prestato ad usura dei soldi. Kirilo è una donna mite e gentile, durante l’incontro con l’avvocato spiega le ragioni della sua visita. Otsuka risponde negativamente alla richiesta della ragazza, sia perché è molto impegnato ma anche e soprattutto perché la donna ammette candidamente di non avere i soldi per pagarlo. Chiede una cospicua riduzione della parcella ed una dilazione del pagamento. Ma Otsuka non vuole saperne, deve raggiungere l’amante in un esclusivo club di golf e non vuole perdere tempo in chiacchiere inutili. Kirilo insiste, prova anche a tornare il giorno successivo per un nuovo incontro con l’avvocato, ma riceve un secondo e definitivo rifiuto da parte della sua segretaria. Kirilo lascia Tokio, offesa ed umiliata, senza aver raggiunto il risultato che sparava, ma la sua vita cambierà in modo inaspettato e la cosa avrà conseguenze inimmaginabili per altri protagonisti del libro.

Questo libro è un giallo con una trama costruita con abilità e precisione dove ogni parte del racconto è funzionale allo sviluppo degli eventi futuri e nulla è lasciato al caso, è il caso di dirlo, con nipponica precisione. Un racconto con una serie di eventi che creano una tensione sempre crescente, con uno stile narrativo essenziale, senza lungaggini o digressioni. I dialoghi e le ambientazioni sono tipiche giapponesi ed abbastanza diverse da quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente noi occidentali. I modi ed i comportamenti dei giapponesi sono molto diversi rispetto alle nostre abitudini, la cortesia e l’apparenza sono molto più importanti che da noi e tutto deve avvenire con sequenze e modalità ben precise, per non apparire scortesi o troppo sfrontati.

Il romanzo racconta come le ferite della vita possono cambiare le persone, di come il dolore possa portare a produrre azioni vendicative incredibili, di come la superficialità e l’egoismo possano portare persone importanti a commettere errori fatali. Il libro ci racconta qualcosa sul sistema giudiziario giapponese, lo mostra come una macchina non proprio efficiente, dove si prendono per buone soluzioni di comodo tanto per arrivare ad una conclusione, senza nessuna pietà o considerazione per un innocente condannato addirittura alla pena di morte. Ma certe ferite trovano conforto solo con la vendetta, se la giustizia non fa il suo dovere.

 

Musica sull’abisso – Musica sull’abisso

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Titolo: Musica sull’abisso

Autore: Marilù Oliva

Editore: HarperCollins

Il cadavere di una giovane donna viene ritrovato lungo l’argine di uno dei corsi d’acqua della Pianura Padana. Il corpo è reso irriconoscibile dalle conseguenze della lunga permanenza in acqua. La Polizia di Padova chiude il caso come suicidio, forse in modo troppo sbrigativo. I familiari della donna non vogliono credere alla tesi del suicidio e si recano alla Polizia di Bologna, nella sezione dove lavora Micol Medici, già protagonista del primo romanzo di Marilù Oliva, “Le spose sepolte”. Le indagini vengono orientate dai familiari della vittima verso la classe che la povera donna aveva frequentato al liceo, il Cicerone di Bologna, una scuola pubblica frequentata dai rampolli delle famiglie più in vista di Bologna. La classe è stata colpita da un destino tragicamente avverso dato che molti degli studenti sono morti in tempi diversi ed in circostanze sempre diverse e tali da non far emergere alcun tipo di collegamento. C’è una data ricorrente nelle morti, il 21 febbraio. Dopo un primo momento di smarrimento dovuto ai motivi per cui la Polizia possa aver ignorato per tanto tempo questa strage senza avere il minimo sospetto, le indagini partono con il massimo impegno, bisogna fare presto prima che la stampa si interessi del caso e scateni il putiferio. L’ispettrice Micol Medici dirige le indagini che partono dagli interrogatori delle famiglie degli studenti morti, dagli studenti rimasti in vita e dai professori della scuola.  Le indagini portano alla luce una canzone, scritta dagli studenti, il latino, che anticipa in modo macabro e puntuale quello che sarebbe accaduto ad alcuni degli studenti della classe.

Una catena di morti impressionante e difficilmente collegabili tra loro, una canzone apparentemente priva di significato ma che alla luce dei macabri fatti accaduti assume tutt’altro significato. Un mistero ben congegnato e costruito in modo brillante attorno alle vite degli studenti, con le loro passioni giovanili, i loro dubbi ed incertezze unite alla voglia di sorprendere e di esplorare zone proibite. Ragazzi apparentemente fortunati, di buona famiglia, ma con storie individuali non facili, qualche volta drammatiche, nulla è bello e pulito come sembra. In questo secondo capitolo delle indagini di Micol Medici, Marilù Oliva ha scritto un bel romanzo con una trama originale e ben costruita, con una grande attenzione verso la descrizione della condizione sociale dei protagonisti, trattando argomenti impegnativi come la malattia, l’attrazione dei giovani verso le droghe, le difficoltà dei giovani ad accettare se stessi, i fenomeni di bullismo e di prevaricazione di alcuni sui più deboli, i rapporti mai facili tra genitori e figli, il tutto con eleganza e leggerezza ma mai con superficialità.

La lettura è resa ancora più interessante da riferimenti letterari che impreziosiscono il testo senza appesantirlo. L’importanza della musica nell’indagine, da cui il chiaro richiamo del titolo, dà eleganza al racconto e fornisce un elemento in più per essere attratti dalla lettura.