Possiamo salvare il mondo prima di cena

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Titolo: Possiamo salvare il mondo prima di cena

Autore: Jonathan Safran Foer

Editore: Guanda

Traduzione: Irene Abigail Piccinini

Questo libro non è un romanzo anche se racconta qualche aneddoto della famiglia di Jonathan o qualche fatto storico rilevante per le tesi portate avanti dall’autore. Non è un saggio scientifico, non ne ha le caratteristiche e le intenzioni. E’ il tentativo di fare qualcosa per salvare l’ambiente individuando i cambiamenti nei comportamenti, individuali e collettivi, che potrebbero dare un contributo decisivo per le sorti della terra. Foer è uno scrittore e cerca di contribuire alla causa facendo quello che gli riesce meglio ovvero scrivere, raccontare delle storie che possano influire sui comportamenti delle persone. Foer è consapevole del fatto che non è facile trattare i temi ambientali scrivendo belle storie che possano colpire le persone al punto di convincerle ad adottare comportamenti diversi ed utili a migliorare la condizione del pianeta. Foer individua negli allevamenti intensivi di animali per l’alimentazione umana uno dei principali problemi della terra e cerca di convincerci che passare ad una dieta vegana sia un grande vantaggio sia per la nostra salute che per quella della terra. Foer crede che la carenza di buone storie sia uno dei motivi del disinteresse della maggior parte delle persone verso i temi ambientali però non coglie l’occasione del libro che ha scritto per creare queste buone storie. Il libro non colpisce, non emoziona, non contiene un solo argomento nuovo e di grande presa sui lettori. Non ci sono dati scientifici inequivocabili, le ricette non convincono, soprattutto perché l’autore cerca di trovare comportamenti individuali virtuosi che possano portare a grandi cambiamenti nei comportamenti collettivi. Non credo che cambiare dieta possa salvare il pianeta. Sembrano tesi improvvisate, troppo semplicistiche e poco convincenti. Personalmente sono convinto della gravità della situazione ma è compito della scienza e della politica la ricerca delle soluzioni. I singoli possono fare poco. Gli scrittori possono fare molto per la causa ambientale ma anche loro devono impegnarsi parecchio. Non ci sono scorciatoie per nessuno.

 

La ragazza del Kyushu

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Titolo: La ragazza del Kyushu

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Traduzione: Gaia Maria Follaco

“La ragazza del Kyushu” è Kirilo, una giovane impiegata cha abita a Kitakyushu (la città dove è nato l’autore Matsumoto Seicho). Kirilo arriva a Tokio dopo un lungo viaggio in treno per incontrare il famoso avvocato Kinzo Otsuka, un principe del foro, un penalista tra i più famosi del Giappone. Kirilo vuole chiedere a Otsuka di difendere il fratello che è stato accusato di aver ucciso una donna che gli aveva prestato ad usura dei soldi. Kirilo è una donna mite e gentile, durante l’incontro con l’avvocato spiega le ragioni della sua visita. Otsuka risponde negativamente alla richiesta della ragazza, sia perché è molto impegnato ma anche e soprattutto perché la donna ammette candidamente di non avere i soldi per pagarlo. Chiede una cospicua riduzione della parcella ed una dilazione del pagamento. Ma Otsuka non vuole saperne, deve raggiungere l’amante in un esclusivo club di golf e non vuole perdere tempo in chiacchiere inutili. Kirilo insiste, prova anche a tornare il giorno successivo per un nuovo incontro con l’avvocato, ma riceve un secondo e definitivo rifiuto da parte della sua segretaria. Kirilo lascia Tokio, offesa ed umiliata, senza aver raggiunto il risultato che sparava, ma la sua vita cambierà in modo inaspettato e la cosa avrà conseguenze inimmaginabili per altri protagonisti del libro.

Questo libro è un giallo con una trama costruita con abilità e precisione dove ogni parte del racconto è funzionale allo sviluppo degli eventi futuri e nulla è lasciato al caso, è il caso di dirlo, con nipponica precisione. Un racconto con una serie di eventi che creano una tensione sempre crescente, con uno stile narrativo essenziale, senza lungaggini o digressioni. I dialoghi e le ambientazioni sono tipiche giapponesi ed abbastanza diverse da quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente noi occidentali. I modi ed i comportamenti dei giapponesi sono molto diversi rispetto alle nostre abitudini, la cortesia e l’apparenza sono molto più importanti che da noi e tutto deve avvenire con sequenze e modalità ben precise, per non apparire scortesi o troppo sfrontati.

Il romanzo racconta come le ferite della vita possono cambiare le persone, di come il dolore possa portare a produrre azioni vendicative incredibili, di come la superficialità e l’egoismo possano portare persone importanti a commettere errori fatali. Il libro ci racconta qualcosa sul sistema giudiziario giapponese, lo mostra come una macchina non proprio efficiente, dove si prendono per buone soluzioni di comodo tanto per arrivare ad una conclusione, senza nessuna pietà o considerazione per un innocente condannato addirittura alla pena di morte. Ma certe ferite trovano conforto solo con la vendetta, se la giustizia non fa il suo dovere.

 

Musica sull’abisso

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Titolo: Musica sull’abisso

Autore: Marilù Oliva

Editore: HarperCollins

Il cadavere di una giovane donna viene ritrovato lungo l’argine di uno dei corsi d’acqua della Pianura Padana. Il corpo è reso irriconoscibile dalle conseguenze della lunga permanenza in acqua. La Polizia di Padova chiude il caso come suicidio, forse in modo troppo sbrigativo. I familiari della donna non vogliono credere alla tesi del suicidio e si recano alla Polizia di Bologna, nella sezione dove lavora Micol Medici, già protagonista del primo romanzo di Marilù Oliva, “Le spose sepolte”. Le indagini vengono orientate dai familiari della vittima verso la classe che la povera donna aveva frequentato al liceo, il Cicerone di Bologna, una scuola pubblica frequentata dai rampolli delle famiglie più in vista di Bologna. La classe è stata colpita da un destino tragicamente avverso dato che molti degli studenti sono morti in tempi diversi ed in circostanze sempre diverse e tali da non far emergere alcun tipo di collegamento. C’è una data ricorrente nelle morti, il 21 febbraio. Dopo un primo momento di smarrimento dovuto ai motivi per cui la Polizia possa aver ignorato per tanto tempo questa strage senza avere il minimo sospetto, le indagini partono con il massimo impegno, bisogna fare presto prima che la stampa si interessi del caso e scateni il putiferio. L’ispettrice Micol Medici dirige le indagini che partono dagli interrogatori delle famiglie degli studenti morti, dagli studenti rimasti in vita e dai professori della scuola.  Le indagini portano alla luce una canzone, scritta dagli studenti, il latino, che anticipa in modo macabro e puntuale quello che sarebbe accaduto ad alcuni degli studenti della classe.

Una catena di morti impressionante e difficilmente collegabili tra loro, una canzone apparentemente priva di significato ma che alla luce dei macabri fatti accaduti assume tutt’altro significato. Un mistero ben congegnato e costruito in modo brillante attorno alle vite degli studenti, con le loro passioni giovanili, i loro dubbi ed incertezze unite alla voglia di sorprendere e di esplorare zone proibite. Ragazzi apparentemente fortunati, di buona famiglia, ma con storie individuali non facili, qualche volta drammatiche, nulla è bello e pulito come sembra. In questo secondo capitolo delle indagini di Micol Medici, Marilù Oliva ha scritto un bel romanzo con una trama originale e ben costruita, con una grande attenzione verso la descrizione della condizione sociale dei protagonisti, trattando argomenti impegnativi come la malattia, l’attrazione dei giovani verso le droghe, le difficoltà dei giovani ad accettare se stessi, i fenomeni di bullismo e di prevaricazione di alcuni sui più deboli, i rapporti mai facili tra genitori e figli, il tutto con eleganza e leggerezza ma mai con superficialità.

La lettura è resa ancora più interessante da riferimenti letterari che impreziosiscono il testo senza appesantirlo. L’importanza della musica nell’indagine, da cui il chiaro richiamo del titolo, dà eleganza al racconto e fornisce un elemento in più per essere attratti dalla lettura.

La ragazza che doveva morire

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Titolo: La ragazza che doveva morire

Autore: David Lagercrantz

Editore: Marsilio

Traduzione: Laura Cangemi

La saga di Millennium è arrivata al sesto capitolo. Il romanzo si chiama “La ragazza che doveva morire”. La formidabile serie di romanzi iniziata da Stieg Larsson, morto prematuramente, proseguita da David Lagercrantz, arriva all’epilogo.

Lisbeth Salander è sparita, ha venduto l’appartamento di Stoccolma ed è partita per un luogo sconosciuto. Neanche Mikael Blomkvist sa dove si trova la sua amica hacker. Lisbeth vuole chiudere definitivamente i conti con la odiata sorella che si è sistemata in Russia dove gestisce le sue numerose attività illecite. Un senza tetto viene trovato senza vita in un parco pubblico di Stoccolma, con in tasca il numero di telefono proprio di Mikael Blomkvist, che viene subito coinvolto nelle indagini. Inizia una trama che intreccia storie diverse, con un ritmo serrato, un continuo incalzare di eventi, tra inchieste di Mikael, azioni di Lisbeth che cerca vendetta per sé e per chiunque lei ritenga di meritare la sua protezione, avventure di vario tipo di altri protagonisti, l’indagine su una sfortunata spedizione sull’Everest che coinvolge il povero barbone ritrovato cadavere nel parco. Un libro che mette insieme criminali russi, aziende produttrici di “fake news”, il passato di Lisbeth che torna sempre a mettere in pericolo lei e Mikael, una storia che riguarda molto da vicino il ministro della difesa svedese e che sarà oggetto di un fortunato numero della rivista “Millennium” che si confermerà come la migliore rivista di giornalismo di inchiesta della Svezia.

Ci sono tutti gli ingredienti che hanno determinato il successo della serie. Avventura, tecnologia, giornalismo, vite private dei protagonisti, relazioni sentimentali, personaggi unici dalla personalità quanto meno originale, che hanno reso la saga “Millennium” una delle più fortunate produzioni letterarie degli ultimi anni. Ho letto il libro tutto di un fiato, così come è stato per gli altri cinque. Sarà anche una operazione commerciale per sfruttare il successo dovuto alla vena creativa di Stieg Larsson, ma David Lagercrantz è stato bravo a proseguire la serie, senza snaturare il carattere dei protagonisti, apportando qualche piccolo aggiornamento dato che il tempo passa per tutti.  In questo sesto romanzo Lisbeth porta i capelli corti, veste in modo sobrio ed ha rinunciato ai piercing per meglio confondersi tra la gente per portare a compimento i suoi piani. Mikael è rimasto il solito idealista eternamente attratto dalle donne ma come giornalista si trova in difficoltà a raccontare il mondo contemporaneo dove è difficile catturare i lettori raccontando la verità frutto di grandi inchieste e combattere la montagna di fake news che inonda il mondo dell’informazione. David Lagercrantz ha saputo adattare il suo stile a quello del suo predecessore, riuscendo comunque a dare la sua impronta caratteristica, fatta di analisi dettagliate ed attenzione per i dettagli, riuscendo ad arricchire la saga con ulteriori tre romanzi senza creare discontinuità rispetto ai precedenti. Ma tutto ha una fine e da “fan” della serie credo che sia un bene che la saga “Millennium” termini qui. I personaggi non hanno nessun segreto, ne hanno viste e combinate di tutti i colori e il rischio di ripetersi o di essere prevedibili e di perdere mordente è molto forte, anche se fin qui l’autore non ha mostrato alcun segnale di stanchezza. Una chiusura in bellezza, il velo di tristezza per aver finito di leggere l’ultimo libro della serie è subito rimosso dal ricordo del divertimento che Lisbeth e Mikael ci hanno regalato.

La Parata

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Titolo: La Parata

Autore: Dave Eggers

Editore: Feltrinelli

Traduzione: Francesco Pacifico

Un libro ambientato in un indefinito paese del Terzo Mondo appena uscito da una lunga e sanguinosa guerra civile. Per celebrare l’armistizio tra le fazioni in lotta viene organizzata una parata che si dovrà svolgere su una nuova strada che sarà costruita per unire il Nord del paese, più avanzato, con il Sud, più arretrato, per garantire prosperità e benessere per l’intero paese. Una opera pubblica di grande utilità a vantaggio di tutti. Ma sarà proprio così? Il lavoro viene commissionato ad una impresa del Primo Mondo che invia due tecnici specializzati che utilizzeranno una macchina futuristica capace di costruire 23 chilometri di strada al giorno, quindi capace di completare l’opera in soli 10 giorni. La strada sarà perfettamente dritta, un vero prodigio tecnologico per la velocità di realizzazione e la qualità del lavoro finito. I tempi per la costruzione sono strettissimi, non c’è da perdere una sola ora di lavoro per rispettare il programma, le conseguenze di un ritardo sarebbero disastrose, per i due tecnici ed anche per l’Azienda costruttrice. I due tecnici non hanno un nome, solo un numero li contraddistingue, ossia Quattro e Nove. Parole semplici, facili da ricordare.

Numero Nove ha il compito di guidare un quad e di liberare la strada da eventuali ostacoli e per evitare qualsiasi tipo di intoppo che possa rallentare l’azione della macchina asfaltatrice, chiamata RS-80, guidata da numero Quattro, un lavoratore esperto, affidabile e rispettoso dei regolamenti.

I due sono uno il contrario dell’altro. Quattro ligio al dovere, segue le regole, non vuole avere contatti con la popolazione locale, vuole fare il suo lavoro senza problemi per poter tornare a casa in fretta evitando qualsiasi tipo di imprevisto all’Azienda. Numero Nove invece ha continui rapporti con la popolazione locale, cena con loro, passa le serate con chi incontra per strada, tutti comportamenti proibiti dal regolamento e anche pericolosi. Nove correrà grandi rischi e metterà a repentaglio la riuscita della costruzione della strada, che solo grazie all’impegno di Quattro sarà portata a termine. Ma non solo, Nove con i suoi comportamenti costringerà Quattro ad affrontare problemi di natura etica, cose a cui è del tutto impreparato.

Un racconto allegorico, tutta l’azione è finalizzata alla costruzione della strada per lo svolgersi dell’attesa parata. Il racconto mostra come le vere intenzioni di tante iniziative vengono scoperte solo quando è troppo tardi e di come anche le migliori intenzioni possono portare a risultati nefasti. Le differenze di comportamento tra Quattro, razionale e poco comunicativo, e Nove, più umano ed estroverso, rappresentano anche gli estremi dei comportamenti di molte persone appartenenti ad alcune società moderne. Alcuni comportamenti sembrano meritori di approvazione ma in realtà facilitano chi persegue il male, mentre chi apparentemente ha comportamenti da disapprovare in realtà è meno pericoloso di quanto sembri. C’è anche un episodio in cui sono tirate in ballo le ONG, in particolare un episodio in cui una presunta dottoressa non si comporta come ci si sarebbe dovuto aspettare, quasi a voler sottolineare come in alcune circostanze le ONG si trovano a svolgere funzioni che non sono adatte alle loro organizzazioni.

Dave Eggers è un autore schietto ed autentico, che si preoccupa di comprendere il mondo in cui viviamo per quello che è, senza fermarsi alle apparenze, a cui piace scrivere libri originali e in qualche modo visionari. In questo libro è andato oltre, raccontando un futuro molto prossimo, anzi in buona parte già in essere, in una ambientazione indefinita e in un tempo indefinito, scrivendo un romanzo con molti significati nascosti ed enigmatici che lascia il lettore pieno di dubbi e di domande. Alcune risposte possono essere trovate osservando quanto è accaduto in alcuni paesi africani negli ultimi anni.

Il delitto ha le gambe corte

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Titolo: Il delitto ha le gambe corte

Autore: Christian Frascella

Editore: Einaudi

E’ la sera della festa di Barriera di Milano, un tempo quartiere proletario ed industriale della Torino del dopoguerra, ora area in crisi in attesa di piani di recupero e di riqualificazione che ha perso la sua connotazione originale per diventare un quartiere multietnico con gli inevitabili problemi legati al declino industriale ed il conseguente degrado sociale. E’ una sera di festa, le diverse comunità del quartiere si abbandonano a canti e danze, è l’occasione per conoscersi e per mostrare agli altri le tradizioni delle proprie origini. Una ragazza americana, Catherine Rovelli, giovane e bellissima, incrocia lo sguardo con Contrera e dà inizio al romanzo.

Contrera è nativo di Barriera, non vorrebbe essere nato in nessun altro posto, detective non proprio di successo con ufficio in una lavanderia a gettoni gestita da un extracomunitario. Era un poliziotto ma è stato allontanato dal corpo perché ha cercato di spacciare la droga sequestrata alla malavita. Ha divorziato dalla moglie ed ha una figlia adolescente che vede pochissimo a cui non è in grado di versare alcun tipo di aiuto economico. Vive a casa della sorella Paola, mal sopportato dal cognato ma adorato dai nipotini. Un vero disastro la vita di Contrera che continua a fare il detective anche se da questa attività non riesce a guadagnare abbastanza per condurre una vita autonoma. Ma lui è uno spirito libero e non cede, vuole continuare la sua vita di stenti ma condotta in libertà, anche se questo vuol dire sfruttare la sorella che gli presta l’automobile e ogni tanto anche qualche soldo. Questo “Il delitto ha le gambe corte” è il secondo libro che vede Contrera come protagonista, questa volta impegnato in tre diverse indagini. La prima è relativa al ritrovamento di Catherine, scomparsa dopo aver ucciso uno spacciatore investendolo con l’automobile. La ex moglie di Contrera è perseguitata da uno stalker che la molesta e che minaccia anche sua figlia Valentina. Contrera sarà costretto ad una nuova convivenza con la ex moglie ed anche con sua figlia Valentina per proteggerle e cercare di annientare lo stalker. Oltre a questo, Contrera deve anche ritrovare un cuoco cinese scomparso, che è un ottimo conoscente di arti marziali e che si rivela essere un tipo molto pericoloso e inavvicinabile ed a farne le spese sarà proprio il povero Contrera.

La storia mette insieme le avventure collegate alle tre indagini e Contrera si ritroverà ad affrontare ‘ndrangheta, mafia nigeriana, spacciatori, ex colleghi, ex moglie, figlia, cognato, vecchie amicizie, senza avere l’aiuto e la comprensione di nessuno, a parte la sorella. Le varie scene sono raccontate con umorismo e sarcasmo, con continui cambi di ambiente, imprevisti e colpi di scena che rendono la lettura piacevole e varia. Contrera combatte la sua squallida situazione con l’unica arma che riesce a maneggiare, ossia l’ironia, con cui prova a risolvere le situazioni incresciose in cui si trova, sempre in fuga dalle sue responsabilità, ma mai completamente sconfitto. Teoricamente il libro dovrebbe essere inserito nella categoria Noir ma è anche un romanzo sulla società attuale, ne descrive le contraddizioni, l’immoralità e l’ipocrisia. Contrera più che un detective sembra un personaggio della commedia all’italiana, sbruffone, cialtrone, ma in fondo, nonostante tutto, con un suo senso morale che lo porta a scoprire la verità, anche a discapito della sua incolumità.