Il sigillo del cielo

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Titolo: Il sigillo del cielo

Autore: Glenn Cooper

Editore: Nord

Traduzione: Barbara Ronca

Glenn Cooper ha scritto un nuovo romanzo che vede come protagonista Cal Donovan, professore di Teologia alla Università di Hardvard. Dopo “Il segno della croce”, “Il debito” e “I figli di Dio”, l’ultimo libro si intitola “Il sigillo del cielo”. La formula è ormai collaudata e vincente. Una avventura nel presente che ha le radici nel passato, fatti storici realmente accaduti con una dose non indifferente di contributi della fantasia dell’autore, tutto messo insieme con abilità, in una trama appassionante e coinvolgente. Il libro ruota attorno alla capacità di alcune persone di entrare in contatto con entità sovrannaturali, le forze del bene e del male. Per farlo bisogna conoscere una lingua speciale, che si apprende solo se si hanno poteri personali straordinari. Solo pochi possono si possono mettere in contatto con angeli e demoni. Ma per farlo servono anche delle pietre speciali, una specie di antenna capace di amplificare le doti del veggente per migliorare il contatto con le forze dell’aldilà.

Il padre di Cal, Hiram Donovan, era stato un importante archeologo che nel 1989, durante una campagna di scavi in Iraq, ritrovò una pietra ed intuì immediatamente che aveva dei poteri straordinari, la prese e la spedì alla moglie negli Stati Uniti. Il luogo dello scavo era controllato e Hiram ricevette subito una visita di persone interessate alla pietra. Lui fece resistenza e fu ucciso, come punizione per non aver consegnato la pietra ai suoi nemici, simulando un incidente, ossia una caduta proprio nello scavo del ritrovamento. La moglie di Hiram rimase sconvolta dalla morte del marito e si dimenticò completamente del plico che era arrivato dall’Iraq. Dopo trent’anni dalla morte del padre Hiram, anche la madre di Cal viene uccisa mentre si trovava nel suo appartamento, dalle stesse persone che uccisero suo padre, sempre alla ricerca della pietra ritrovata in Iraq. Lo stesso Cal Donovan si troverà in pericolo. E’ stata dichiarata una specie di guerra a Cal Donovan, da parte di persone dotate dei poteri di chiaroveggenza, che vogliono entrare in possesso della pietra per riuscire ad evocare poteri superiori. Il libro è un susseguirsi di vicende che vedono Cal Donovan nella doppia veste di investigatore e di vittima, che grazie alle sue conoscenze teologiche ed alle sue doti atletiche, retaggio di un passato di atleta di buon livello, unite ad una buona dose di incoscienza, lo rendono un personaggio brillante ed affascinante, una via di mezzo tra Indiana Jones, il protagonista della serie fortunata di film, e Robert Langdon, il protagonista dei romanzi di Dan Brown, anche lui esperto di religioni.

“Il sigillo del cielo” è un romanzo che spazia dagli inizi dell’anno mille all’Inghilterra del 1500, fino ai giorni nostri, dall’Egitto all’Inghilterra e gli Stati Uniti, con la resa dei conti tra Cal Donovan ed i suoi nemici. Il libro è costruito con molta abilità, ha dialoghi efficaci, ricostruzioni storiche dettagliate, descrizioni dei vari luoghi veritiere e ben fatte, una serie di personaggi ben definiti ed affascinanti, tutto in una avventura che mescola misteri religiosi, esoterismo ed azione. Glenn Cooper è di sicuro un grande affabulatore, un grande inventore e narratore di storie intriganti, per una lettura di evasione e di grande relax.

3 pensieri su “Il sigillo del cielo

  1. Di Glenn Cooper ho letto la trilogia che l’ha reso famoso, quella della Biblioteca di morti, e poco altro, perché in verità mi irrita. Ha idee buone, se non ottime, sulle quali esercita le sue non comuni doti di narratore, ma poi sembra incapace di sfruttarle come potrebbero, s’incarta e lascia le sue storie incomplete. Per fare un esempio, proprio la vicenda della biblioteca dei morti è significativa: alla fine, dopo tre volumi e quasi novecento pagine, non viene nemmeno adombrata una spiegazione relativa alla biblioteca, perché era stata concepita, perché non era stata completata, a che cosa doveva servire. Fra l’altro, a un certo punto, quando parla della famosa (o famigerata) Area 51, Cooper sembra voler introdurre l’argomento degli extraterrestri, ma poi lo molla subito e senza un perché.
    Cooper mi irrita anche perché guarda all’Europa, alla sua storia e al suo patrimonio artistico e letterario con l’impudenza dell’americano magari anche plurilaureato ma fondamentalmente poco acculturato, che sottovaluta (o stravolge) quello che non riesce a capire. Nella Mappa del destino, tanto per dire, fra i vari personaggi si segnala un francese che, uscito dalla Sorbona, ignora chi fosse Bernardo di Chiaravalle, tanto che deve farselo spiegare: questa è, direbbe Ezio Greggio, una tavanata galattica, una stupidaggine madornale. E non è l’unica. Che dire del pontefice romano che decide di vendere i beni artistici del Vaticano per ripianare un debito contratto da un suo predecessore con una banca che è proprietà di una famiglia di (ovviamente) ebrei? Ma chi diamine può credere a una cosa del genere?
    Tralascio altri esempi. Aggiungo solo che anche lo stile di Cooper lascia un po’ a desiderare. Secondo due amici americani trapiantati in Italia, che hanno letto Cooper nell’originale inglese e poi, per curiosità, hanno sfogliato anche l’edizione italiana, i nostri traduttori l’avrebbero “decisamente migliorato”.
    Non so se Cooper soffra la rivalità con Dan Brown (anch’egli “scrittore sciatto” secondo i miei amici di cui sopra), ma quest’ultimo almeno tenta sempre di dare una conclusione logica alle sue storie strampalate 🙂

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