Il respiro del sangue

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Titolo: Il respiro del sangue

Autore. Luca D’Andrea

Editore: Einaudi

Luca D’Andrea è un giovane scrittore nato e cresciuto a Bolzano dove tutt’ora vive. Il protagonista del suo romanzo “Il respiro del sangue” si chiama Tony Carcano e di mestiere fa lo scrittore di libri “rosa”. Tony Carcano vive per scrivere, si è isolato dal mondo esterno, divide la sua casa con Freddy, un simpatico cane San Bernardo, e con la sua domestica, di nome Polliana. Il suo consulente legale è l’avvocato Tante Frida, che è anche sua amica affidabile e battagliera. Tony lavora con impegno e si gode i meritati guadagni delle vendite dei suoi libri vivendo in una comoda casa e guidando una auto storica affascinante e prestigiosa come la sua Ford Mustang, di colore rosso, una icona di stile e di potenza, sogno di molti appassionati collezionisti di auto. La vita forse monotona di Tony viene improvvisamente movimentata dall’irruzione di Sibylle, figlia ventenne di Erika, una donna morta annegata nel 1999 in un laghetto della località di Kreuzwirt, in Sud Tirolo. Sibylle percorre in motocicletta il tragitto fino a Bolzano per incontrare Tony che si vede raggiunto da una ragazza in corti short con ìn mano una foto in cui lui appare sorridente accanto al cadavere di Erika. Sibylle chiede a Tony perchè, ma non aspetta la risposta e stampa un sonoro ceffone sulla faccia dello scrittore. Sibylle non vuole credere alla versione delle autorità che hanno archiviato come “suicidio” la morte della madre Erika ed inizia una personale indagine per scoprire la verità, partendo proprio da Tony Carcano.

Inizia una avventura che unisce storie del passato e del presente, persone scomparse e presunti testi magici, racconti esoterici e favole per bambini, simboli misteriosi e spaventose credenze popolari, violenza e follia. C’è di tutto nel “Respiro del sangue”.

Luca D’Andrea ha messo insieme tanti ingredienti diversi creando un thriller con una trama articolata e ingegnosa, riuscendo a dare al racconto un ottimo ritmo che tiene alta l’attenzione del lettore grazie a capitoli brevi, continui cambi di scena, tanti personaggi con storie e vite diverse. Un romanzo in bilico tra omicidi cruenti e storie sovrannaturali con un finale pieno di sorprese e colpi di scena a non finire. Molti riferimenti alla musica pop e rock, a film di culto, libri famosi. Luca d’Andrea ha una scrittura lineare e diretta, non si perde in lunghe digressioni o pesanti descrizioni. Va dritto al punto, colpisce il bersaglio e poi riparte alla ricerca di un nuovo obiettivo. Così pagina dopo pagina, per tutto il romanzo.

Delitti senza castigo

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Titolo: Delitti senza castigo

Autore: Loriano Macchiavelli

Editore: Einaudi

Tutti gli autori, scrivendo un libro, hanno un obiettivo, uno scopo ben preciso. Alcuni creano storie per sorprendere i lettori con trame complesse, altri puntano tutto sui continui colpi di scena, per intrattenere il lettore e divertirlo. Altri scrittori scrivono “gialli” o “noir” per raccontare il crimine ed esplorare gli aspetti più violenti dell’animo umano. Altri invece usano la trama del libro poliziesco come sfondo per raccontare qualcosa di più importante, che possa essere di insegnamento per tutti i lettori. Loriano Macchiavelli è uno scrittore del genere “noir” ma i suoi libri sono molto di più di un poliziesco. “Delitti senza castigo” è un libro dove i crimini e le indagini servono come contorno a dei contenuti profondi quali sono le lezioni che ci lascia la storia e che non dobbiamo dimenticare. Così come non dobbiamo dimenticare che anche gli ultimi e gli emarginati  hanno diritto alla giustizia, che invece loro viene spesso negata.

Lo stile di scrittura è asciutto, diretto, senza troppi giri di parole. “Delitti senza castigo” racconta fatti accaduti negli anni novanta e nel dopoguerra. I vari delitti irrisolti del presente, raccontano l’Italia di quegli anni, che sono stati il preludio dei grandi cambiamenti politici e sociali che in qualche modo hanno cambiato la vita degli italiani. I racconti del periodo della Seconda guerra mondiale, raccontano alcune stragi naziste viste dal punto di vista di piccoli protagonisti, di persone capitate per caso in avvenimenti terribili ed efferati, di cui non si dovrebbe mai perdere la memoria. Ora come in passato, tanti colpevoli sono rimasti sconosciuti, tante persone non hanno avuto giustizia. I crimini irrisolti spesso hanno come vittime persone ai margini della società, persone di cui nessuno si preoccupa.

Il protagonista di “Delitti senza castigo” è Sarti Antonio, sergente di polizia, questurino a Bologna, affiancato dal suo compagno di avventure da Rosas, detto il talpone. Sarti Antonio è un piccolo giustiziere di coloro che vivono ai margini dela società, di quelli che non contano, degli esclusi. Sono tempi duri a Bologna, diversi delitti rimangono senza colpevole, la città sembra impazzita. I nervi di Sarti Antonio sono messi a dura prova. Anche un innocuo barbone, noto a tutti come Settecappotti, per la sua abitudine di portare tanti cappotti sia in estate che in inverno, per proteggersi dalle radiazioni cosmiche, viene aggredito e ridotto in fin di vita per le percosse ricevute. Sarti comincia ad indagare su questa aggressione del tutto inspiegabile. L’indagine porta Sarti a villa Rosantico, di proprietà di un facoltoso industriale delle acque minerali e della sua giovane ed avvenente moglie, Elena, che tra ammiccamenti e piccole provocazioni, mette a dura prova i principi morali di Sarti. L’indagine porterà il sergente anche in Calabria, sulle tracce del marito di Elena, ma il cuore del racconto è nella scoperta di un legame indicibile tra alcuni protagonisti del racconto con episodi tra i più sanguinari e violenti accaduti durante la Seconda guerra mondiale.

Il cuoco dell’Alcyon

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Titolo: Il cuoco dell’Alcyon

Autore: Andrea Camilleri

Editore: Sellerio

Il cuoco dell’Alcyon è l’ultimo libro scritto da Andrea Camilleri con protagonista il Commissario Montalbano. La collana “La memoria” di Sellerio si arricchisce di un nuovo romanzo delle serie ambientata a Vicata, ormai giunta al trentesimo episodio.

In questo romanzo ai soliti coprotagonisti come Fazio, Mimi Augello, Catarella, Livia, Adelina, si aggiungono addirittura uomini dell’FBI, per una operazione di livello internazionale, che coinvolgerà Montalbano e la sua banda. Questo romanzo ha un respiro diverso, insolito, quasi una spy story, una avventura caratterizzata da un ritmo incalzante di eventi con una tensione crescente, insolita rispetto alle storie più tradizionali di Montalbano.

Il romanzo inizia con la crisi di un cantiere navale di Vicata, con la tensione suscitata dalle proteste degli operai e dal suicidio di uno di loro. La situazione in paese è molto delicata, la polizia si trova in difficoltà a controllare l’ordine pubblico, c’è molta tensione tra gli operai rimasti senza lavoro e le guardie giurate poste a protezione dell’azienda in chiusura. Il proprietario del cantiere navale è un uomo ricco e viziato, noto per il suo stile di vita dispendioso e libertino. Dopo pochi giorni viene ritrovato assassinato, i segni dell’omicidio sembrano quelli di una esecuzione mafiosa. In tutto questo trambusto, una misteriosa imbarcazione, una lussuosa goletta, l’Alcyon, compare e scompare dal porto di Vigata, senza lasciare tracce, senza indizi sui possibili passeggeri. Il commissario Montalbano, oltre alle indagini, deve far fronte alla apparente guerra che i suoi superiori hanno dichiarato al suo commissariato. Infatti lui riceve l’invito a consumare le ferie arretrate e mentre si trova lontano da Vigata, parte lo smantellamento del commissariato con il trasferimento dei suoi fidi collaboratori. La storia prenderà direzioni inaspettate e Montalbano sarà coinvolto in una avventura tra le più pericolose tra le tante conosciute.

Un libro che si discosta dalle storie tradizionali che Camilleri ha scritto per il grande commissario. Questa volta l’autore ha scelto una trama meno “siciliana”, riuscendo a dare un taglio inaspettato alla storia ed anche alle azioni dei personaggi principali, che appaiono in attività inedite. Il solito linguaggio italo-siculo costringe ad una lettura lenta ed attenta, di quello che ormai non è più un dialetto siciliano ma una vera e propria lingua autonoma, “il Camilleriese”. Buon divertimento.

Il cadavere del lago

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Titolo: Il cadavere del lago

Autore: Danilo Pennone

Editore: Newton Compton Editori

Mario Ventura, commissario di polizia, è un uomo provato dalla vita. Ha da poco assistito al funerale della figlia, è rimasto vedovo molto presto, alla soglia dei sessant’anni ha un fisico provato da una certa dipendenza dall’alcol. E’ un musicista mancato, dopo 10 anni di studio al conservatorio non è riuscito a diplomarsi in pianoforte, la musica è rimasta uno dei suoi grandi rimpianti. Anche il lavoro non è mai stato prodigo di soddisfazioni. Nonostante tutte queste ingiustizie, è attaccato al suo lavoro, agli ideali di onestà e moralità che dovrebbero essere patrimonio comune di tutti gli esseri umani. La storia de “Il cadavere del lago” è ambientata tra i Castelli Romani e Roma. Questa ambientazione mi ha fatto comprare il libro senza leggere altro della trama. I gialli ambientati a Roma mi appassionano, mi interessano, mi piace leggere come gli autori vedono la città, come la raccontano. Mi piace avere un punto di vista diverso dal mio di normale cittadino che vede solo disservizi, sporcizia e maleducazione.

Una sera di inverno del 2013, viene ritrovato un cadavere vicino al lago di Albano. Si tratta di un giovane irlandese che frequentava un seminario poco distante dal luogo dove è stato ucciso. Il corpo viene ritrovato senza pantaloni e con evidenti segni di soffocamento. Si tratta di omicidio, senza alcun dubbio. Le indagini partono dal Seminario Apostolico d’Irlanda che si trova a Castel Gandolfo. Il seminarista ucciso è un giovane che aveva una condotta molto discutibile, con frequentazioni assidue di un giro di prostituzione omosessuale, non proprio consone ad un seminarista. Il Commissario Ventura si trova di fronte ad una indagine molto complicata, che vede alcuni giovani che si prostituiscono che sembrano essere coinvolti nell’omicidio, ma ci sono anche altri collegamenti tra la storia personale della vittima e la vita di alcuni alti prelati che dirigono il Seminario. Inizia una indagine molto impegnativa e difficile e Ventura sarà costretto ad indagare contro gli autori dell’omicidio ma anche contro istituzioni potenti e quasi intoccabili, coinvolte nell’omicidio o che vogliono solo evitare troppa pubblicità ai fatti criminali. Il commissario Ventura è una figura di uomo integerrimo, come ce ne sono molti per fortuna, che pur sconfitto dalla vita, continua a lavorare con passione e determinazione, per amore della verità e della moralità, pur trovandosi contro le istituzioni che invece di proteggerlo e tutelarlo, lo considerano carne da macello, l’elemento sacrificabile, per salvare la faccia di alcuni potenti immorali e indegni delle cariche che rivestono. Ventura è uno di noi, onesto e poco disposto ai compromessi con la sua coscienza, per questo non ha fatto carriera, mentre i furbi e gli opportunisti gli sono passati avanti tante volte.

Un libro ben scritto da Danilo Perrone che è riuscito a trattare argomenti delicati senza lasciarsi andare ad esagerazioni ideologiche, pur senza fare sconti a nessuno, scrivendo una trama avvincente e molto attuale. Il finale è amaro e non lascia molte speranze. Questa volta non arrivano i nostri e nessuno vivrà felice e contento. Forse è bene così. A certe storie non si addice il lieto fine.

La paziente silenziosa

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Titolo: La paziente silenziosa

Autore: Alex Michaelides

Editore: Einaudi

Traduzione: Seba Pezzani

Alicia Berenson e suo marito Gabriel sono due giovani e affermati artisti. Lei pittrice e lui fotografo, vivono a Londra, in un quartiere esclusivo, hanno successo, tutto sembra andare nel migliore dei modi nella loro vita. Una sera avviene un fatto imprevedibile. Alicia viene ritrovata a casa sua con la pistola che ha appena sparato cinque colpi sul suo adorato marito, seduto e legato ad una sedia, il volto orrendamente dilaniato dalla sequenza di colpi che lo hanno raggiunto. Alicia si chiude nel silenzio più totale. Non parlerà più, né durante il processo, né durante il suo internamento in un ospedale psichiatrico. Il processo non chiarirà tutte le circostanze della morte di Gabriel ma il silenzio di Alicia è preso dalla giuria come la conferma della sua colpevolezza che sarà condannata anche senza prove certe della sua colpevolezza.

Il caso di Alicia attira l’attenzione di Theo Faber, uno psicologo criminale, che decide di occuparsi del caso, sia per aiutare Alicia che per fare luce sulle circostanze della morte di Gabriel. Theo inizia a scavare nel passato di Alicia, dei suoi familiari e delle persone che le sono state vicine, per trovare il modo per scardinare il mutismo della donna e scoprire la verità. L’indagine ruota anche attorno ai quadri di Alicia, in particolare l’ultima sua opera, l’Alcesti, un quadro ispirato alla omonima tragedia di Euripide, che sembra essere un messaggio che la pittrice ha voluto lasciare al mondo prima di chiudersi nel suo mutismo.

Il thriller è ambientato in una Londra per nulla attraente e piuttosto opaca e nella casa di cura dove è ricoverata Alicia. Il romanzo vede l’inserimento di lunghe pagine tratte dal diario di Alicia, un racconto nel racconto, dove la personalità della pittrice è descritta in modo dettagliato e preciso. La scrittura di Alex Michaelides è netta, senza fronzoli, con approfondimenti psicologici credibili, con una trama incalzante ben costruita, con colpi di scena che stupiscono il lettore per originalità e imprevedibilità. Alicia e Theo sono due persone con passati difficili, provengono da esperienze familiari dolorose, sembrano legati da qualcosa di indecifrabile che li unisce e li attrae. Andando avanti con la lettura non è ben chiaro il motivo reale che spinge Theo ad interessarsi del caso di Alicia, ma sembra un dettaglio di poco conto rispetto all’insieme del racconto. Solo alle ultime pagine del libro tutto sarà chiarito e nulla sarà come è sembrato per la maggior parte del libro.

Questo è il primo romanzo di Alex Michaelides e come esordio è sorprendente, quasi come il finale del libro.

Il cuore vero

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Titolo: Il cuore vero

Autore: Sylvia Townsend Warner

Editore: Adelphi

Traduzione: Laura Noulian

Sylvia Towsend Warner è stata una scrittrice britannica tra le più importanti del Novecento. Il suo romanzo “Il Cuore vero” è stato pubblicato per la prima volta nel 1929 in Inghilterra. In Italia questa di Adelphi nel 2019 è la prima pubblicazione.

La protagonista del romanzo è Sukey Bond, una ragazzina che dopo essere cresciuta in orfanatrofio viene mandata come cameriera presso una famiglia che vive in una fattoria. Qui Sukey conosce Eric, un ragazzo giovane, bello e forse senza tutte le rotelle a posto, ospite della fattoria dove la famiglia lo tiene nascosto per paura del giudizio della gente riguardo la presunta pazzia del giovane.

Sukey si dimostra essere una donna pronta ad affrontare la vita sapendo andare ben oltre l’educazione ricevuta in orfanatrofio. Sukey e Eric si innamorano ma la famiglia del ragazzo si oppone e fa di tutto per allontanarli. Per ostacolare la relazione tra i due viene inventato anche un rapimento del giovane ma grazie a varie peripezie Sukey ritroverà Eric per tenerselo per sempre.

Il libro racconta della storia d’amore tra due ragazzi, ingenui e sognatori, che potranno vivere il loro amore grazie alla determinazione di Sukey che nonostante le difficoltà andrà avanti con la forza che le viene data dalla fiducia nel credere che le cose impossibili possano diventare possibili. L’ambientazione del romanzo è l’Inghilterra di inizio novecento, dove le convenzioni sociali avevano il sopravvento su tutto e dove le persone leggermente fuori dagli schemi e dalle regole erano viste di cattivo occhio anche se non facevano nulla di male.

Sylvia Townsend Warner ha uno stile di scrittura molto tradizionale secondo le consuetudini dell’epoca, con grandiose descrizioni dei paesaggi e della natura, ma per i temi trattati si dimostra essere una scrittrice moderna che ha saputo anticipare i tempi, affrontando l’ipocrisia e il perbenismo dell’epoca con forza e coraggio, dimostrando di essere una donna combattiva ed anticonformista.