L’uomo delle castagne

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Titolo: L’uomo delle castagne

Autore: Søren Sveistrup

Editore: Rizzoli

Traduzione: Bruno Berni

Campagna nella periferia di Copenaghen. Un maiale morto semi nascosto da un trattore attira le cornacchie che sorvolano i poveri resti dell’animale. Gli uccelli attirano l’attenzione di un agente di polizia che passa per caso da quelle parti. Conosce il proprietario della fattoria e sa che non avrebbe mai lasciato un animale morto in bella vista nella sua fattoria. C’è qualcosa che non quadra e l’agente decide di entrare in casa. Trova la porta di ingresso socchiusa, entra e vede l’inferno. Un cadavere mutilato ed altri corpi sparsi sul pavimento. Ispeziona tutto l’appartamento e quando arriva nell’ultima stanza trova centinaia di piccoli omini fatti con castagne e fiammiferi. Sono incompleti, storti, diversi uno dall’altro, è evidente che sono stati fatti dalle mani incerte di bambini.

Alcuni anni dopo inizia una serie di crimini che cominciano con il rapimento di una ragazzina e proseguono con il ritrovamento di donne uccise dopo aver subito mutilazioni terribili. In tutte le scene del crimine vengono ritrovati gli omini di castagne, uguali a quelli trovati tanti anni fa nella fattoria. Questo elemento ricorrente degli omini di castagne, accentua l’interesse del lettore, essendo un particolare macabro e funesto anche se frutto di un gioco di bambini. Non può che essere una specie di firma di una mente malata che si porta dietro i turbamenti di una infanzia segnata da violenze e soprusi.

Conducono le indagini due detective, Thulin ed Hess, due tipi tra loro completamente diversi che si trovano a lavorare insieme per la prima volta e dopo qualche difficoltà iniziale, il loro rapporto diventa sempre più saldo e collaborativo.

L’uomo delle castagne è un thriller mozzafiato, scritto in modo brillante, con una trama originale, un ritmo incalzante che non lascia respiro al lettore, con personaggi ben definiti e perfettamente aderenti al ruolo. La struttura della trama è piuttosto tradizionale, ossia un serial killer con un passato terribile, due storie parallele che andranno a confluire, una coppia di investigatori dalla vita privata complicata ma che non è parte della storia. Lo stile di scrittura è fluido, diretto, viene raccontato solo l’essenziale legato agli eventi della trama. Il racconto è ambientato in Danimarca, paese considerato molto civile con una organizzazione sociale che protegge e tutela le famiglie disagiate ed in difficoltà ma a quanto pare quanto previsto non è abbastanza per evitare violenze efferate sui ragazzini e sulle donne che nonostante tutto qui come altrove sono le vittime designate dei criminali.

La storia è affascinante nella sua crudeltà e racconta fatti terribili mantenendo una credibilità elevata in tutte le situazioni, quasi fosse il resoconto di fatti realmente accaduti. Il romanzo non si perde in lunghe dissertazioni psicologiche sulla vita dei protagonisti e sui loro disagi e questo va a vantaggio del ritmo e del coinvolgimento del lettore. Tutto il racconto si concentra sui fatti, sulle azioni, sulle emozioni ed il dolore che provano i personaggi.

Søren Sveistrup è al suo esordio come scrittore di romanzi, ma è un noto autore televisivo e sceneggiatore cinematografico. Quindi è comunque uno scrittore professionista. Ciò non toglie che il suo esordio da romanziere non poteva essere migliore.

5 pensieri su “L’uomo delle castagne

  1. Devo dire che non l’ho trovato così eccezionale. Cero, ci sono i due protagonisti, ovvero i due poliziotti che conducono l’indagine, entrambi sull’orlo di qualcosa: lui, Hess, che lavora all’Europol, e ci sta perché gli è successo qualcosa, per cui preferisce vivere altrove e non mettere più radici in patria. Ma dall’Europol Hess è stato allontanato…. E poi c’è la poliziotta, che vorrebbe anche lei andarsene dalla Omicidi e anandare a lavorare neila sezione dei crimini informatici. Quello che li unisce è questo voler essere altrove, e nello stesso tempo rimanere dove sono. In realtà il romanzo poi si chiude con entrambi che vengono soddisfatti nelle loro richieste. Poi c’è la descrizione della politica, il ministro degli affari sociali, una donna, una donna che ha subito un orrendo trauma, e deve prendersi un anno di aspettativa, per poter essere di nuovo abbastanza equilibrata per fare il suo lavoro. E c’è il rapporto tra lei e suo marito. Ecco, forse, più che la trama, o la scrittura, quelle che mi ha intrigato in questo romanzo è stata la.descrizione delle relazione tr ai vari protagonisti. Tanto che proprio una di queste relazioni mi ha fatto credere di aver indovinato il colpevole prima che il romanzo stesso non chiarisca la dinamica. Mi sfugge in questo momento sia l’intera trama ehi eia nome della protagonista femminile.

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      • Ma dai. Stavo giusto rileggendolo e disperandomi per i refusi. Comunque grazie per le tue parole. La tua recensione era molto approfondita e professionale. Io ho solo scritto velocemente e un poco disordinatamente la mia impressione del thriller che, appunto, non mi ha entusiasmato, pur avendone certamente letti di peggiori. Sono passati alcuni mesi ora, da quando ho letto “L’uomo delle castagne”, e effettivamente le impressioni dovrebbero essere perlomeno appuntate poco dopo aver finito il romanzo, se no la memoria tradisce.
        Adesso ho cominciato a leggere “Herzog”, di Saul Bellow. Vediamo fin dove arrivo….Ciao Roberto, grazie e grazie anche per i tuoi pensieri sui libri che leggi. Buona serata.

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