Il metodo della fenice

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Titolo: Il metodo della fenice

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

Il metodo della fenice è il terzo libro che Antonio Fusco ha scritto con protagonista il commissario Casabona, sempre ambientato nella cittadina toscana inventata di Valdenza.

In una discarica viene ritrovato il cadavere di una ragazza, completamente nudo e in parte carbonizzato.

Subito dopo viene ritrovato il cadavere di un uomo, annegato nella sua auto in un lago. Il cadavere è del principale indiziato per l’omicidio della ragazza ritrovata nella discarica.

Segue il ritrovamento di una ragazza accoltellata.

Una serie di omicidi terribili le cui indagini convergono verso la comunità “La siepe” che accoglie bambini con difficoltà familiari o orfani da portare all’adozione. Ma la comunità non è quello che sembra e le indagini porteranno alla luce una lunga sequenza di violenze e di attività illecite a carico dei responsabili della comunità, oltre a trovare i colpevoli degli omicidi.

La storia è ben costruita e il commissario Casabona continua nella sua attività investigativa con la solita determinazione e dedizione. Le sue vicende familiari hanno sempre una certa importanza nella storia che sembrano prendere una piega drammatica.

Il libro racconta una storia che potrebbe essere vera, senza esagerazioni o vicende inverosimili. I personaggi sono persone normali.

I pregi come scrittore di Antonio Fusco e del commissario Casabona sono, in questo libro, simili a quelli già esposti nelle recenti recensioni degli altri libri di Fusco, ossia “Ogni giorno ha il suo male” e “Le vite parallele”.

Consiglio di leggere i 4 libri dedicati al commissario Casabona seguendo la cronologia di uscita.

La segretaria

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Titolo: La segretaria

Autore: Renée Knight

Editore: Piemme

Traduzione: Rachele Salerno

Renée Knight è alla sua seconda prova come autrice di thriller psicologici. La segretaria è narrato in prima persona dalla protagonista e la scelta aumenta la presa sul lettore che viene coinvolto subito dalla trama accattivante del romanzo

Christine Butcher è una giovane segretaria di 25 anni, ha voglia di imparare, è ambiziosa, vorrebbe fare carriera, ma non ha una preparazione adeguata, non si sente all’altezza delle migliori. Ma quando ha la possibilità di diventare assistente personale di Mina Appleton, la carismatica e potente figlia del proprietario dell’omonima catena di supermercati della Gran Bretagna, non si lascia sfuggire l’occasione e trova la grinta ed il coraggio per essere scelta.

Mina Appleton è una donna forte e determinata negli affari, quando deve raggiungere uno dei suoi obiettivi non si lascia condizionare dai sentimenti o principi ma la sua immagine pubblica è quella della donna affascinante e di classe che svolge il suo lavoro con dedizione e forte senso etico.

Christine è affascinata da Mina, la vede come una divinità da adorare e fa di tutto per apparire ai suoi occhi efficiente ed affidabile. La storia racconta i 18 anni passati da Christine come segretaria di Mina Appleton, sempre pronta a tutto per soddisfare le esigenze della sua “boss”. Christine dedica completamente la sua vita a Mina, viene lasciata dal marito per colpa della sua dedizione al lavoro e anche la figlia abbandona la madre per andare a vivere con il padre, sempre per colpa del suo attaccamento al lavoro.

Tutto sembra andare bene fino a quando durante una ricorrenza in onore del padre di Mina, morto dopo essere stato allontanato dal comando dell’azienda dalla stessa Mina con la complicità di Christine, un fornitore si presenta sul luogo dell’evento per affrontare Mina, colpevole a suo dire del fallimento della sua azienda agricola, storica fornitrice della catena di supermercati Appleton. Da qui inizia la seconda parte del libro, decisamente più coinvolgente rispetto alla prima, dove le cose cambiano decisamente direzione per i protagonisti.

La storia è scritta in modo lineare e scorrevole, i tratti dei protagonisti sono descritti con molta precisione, mettendo bene in evidenza alcuni aspetti delle relazioni tra persone che lavorano insieme ma con posizioni sociali molto diverse. La figura di Mina, imprenditrice di successo, ambiziosa, bella, intelligente e affascinate, è l’opposto di quella di Christine, modesta, priva di personalità, quasi succube del ruolo, entrambe bisognose una dell’altra, Mina per superare le sue iperattive giornate lavorative con l’aiuto di una collaboratrice affidabile, l’altra per colmare l’insoddisfazione della vita che sta vivendo. Christine rimane vittima di sé stessa, della tendenza a considerare importante solo l’affermazione professionale, trascurando ogni altro aspetto della propria vita.

Questo libro mi da l’occasione di parlare di uno dei temi che personalmente mi sta più a cuore. Ossia quanto siamo disposti a sacrificare della nostra vita privata per il lavoro, per mantenerlo, per fare carriera? E’ giusto trascurare la propria famiglia ed i propri affetti per soddisfare le proprie ambizioni personali?

Personalmente mi ritrovo in una massima di A.P.J. Abdul Kalam, uomo politico indiano, undicesimo presidente dell’India dal 2002 al 2007, noto per le sue idee non convenzionali. La massima dice:

“Ama il tuo lavoro, ma non amare la tua azienda perché non puoi sapere quando lei smetterà di amarti”.

Mai come ora la frase pone un tema molto attuale. La situazione economica è cambiata moltissimo rispetto ai decenni precedenti, il lavoro nelle aziende è diventato molto instabile e spesso ci sono cambiamenti organizzativi nelle aziende, sia per cambi di strategia o per cambi di proprietà, resi necessari dalle disastrate condizioni economiche in cui sono ridotte le aziende per gli errori della proprietà o dei manager. In questi cambiamenti forzati spesso sono persone dalla carriera ineccepibile a pagarne le conseguenze, senza poter in alcun modo far valere i meriti pregressi, trovandosi magari tra gli esclusi dal nuovo corso per via degli inevitabili tagli che le riorganizzazioni comportano. Ad essere troppo attaccati alla azienda per cui si lavora si rischia di perdere delle opportunità di cambiamento o di sacrificare per il lavoro una parte importante della propria vita.

Ognuno di noi dovrebbe dare al lavoro la giusta importanza e la giusta collocazione tra i vari interessi, insieme alla famiglia, alle amicizie, alla propria crescita personale. Siamo persone, non automi o risorse produttive. Abbiamo il dovere di lavorare con impegno per chi ci paga lo stipendio ma abbiamo anche il diritto di essere rispettati per quello che siamo. Ed a pagare dovrebbero essere i veri responsabili delle crisi aziendali. Sarebbe bello.

Ogni giorno ha il suo male

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Titolo: Ogni giorno ha il suo male

Autore: Antonio Fusco

Editore: Giunti

“Ogni giorno ha il suo male” è il primo libro scritto da Antonio Fusco dedicato al commissario Tommaso Casabona. L’avventura è ambientata in una cittadina toscana inventata, chiamata Valdenza, nel periodo di Natale. Viene ritrovata una donna uccisa in una camera da letto di una casa in cui vive una insegnate di religione che non ha alcun legame con la vittima. Il cadavere viene ritrovato in una posizione innaturale in cui l’assassino lo ha costretto, quasi a voler lasciare un indizio, un segnale di sfida agli investigatori. Il commissario Casabona viene affiancato nelle indagini da una collega, Cristina Belisario, inviata da Roma per velocizzare la soluzione del caso e per creare qualche problema al commissario. Ma le indagini segnano il passo e altri omicidi andranno a sconvolgere la cittadina di Valdenza. Le indagini scopriranno dei collegamenti tra gli omicidi e sarà evidente che c’è un serial killer in azione che firma ogni omicidio in modo inequivocabile, per lanciare una sfida agli investigatori. Solo dopo qualche tempo, quando potrebbe essere troppo tardi, si scoprirà che la sfida è stata lanciata proprio contro il Casabona.

Il libro inizia con un prologo, che resta incomprensibile per buona parte del libro, seguito da sei parti, ciascuna con una frase introduttiva che la caratterizza e contribuisce a costruire la struttura della trama. La scrittura è molto chiara e lineare, nonostante la trama complicata e affollata di molti personaggi, le cui storie si intrecciano apparentemente senza legami. La trama scorre e coinvolge il lettore senza effetti speciali ma con una serie di eventi ben costruiti, raccontati con ritmo e credibilità, uno di principali pregi del libro. Fusco è un poliziotto professionista che conosce molto bene i meccanismi seguiti nelle indagini e racconta il lavoro degli investigatori con molta precisione e dettagli senza mai essere troppo tecnico nelle descrizioni. Il commissario Casabona è un personaggio vero, credibile, potrebbe essere il nostro vicino di pianerottolo. Ha una famiglia normale, problemi comuni a tante persone, che affronta con il buon senso e le trepidazioni delle persone semplici ma dotate della grande determinazione che deriva dalla mancanza di mezzi straordinari. Casabona combatte per salvare il suo matrimonio dal tempo che ha raffreddato i rapporti con la moglie, cerca di convivere senza troppi drammi alla tossicodipendenza del figlio, che sta affrontando una difficile riabilitazione, si sforza di contenere la gelosia nei confronti di un misterioso fidanzato della figlia di 25 anni, comunque ottima studentessa avviata in qualche modo a lavorare in un settore vicino alla professione del padre. Casabona è il personaggio trainante della squadra investigativa e riesce a coinvolgere i suoi collaboratori con i suoi modi semplici e mai scorbutici, con una umanità non comune ai vari commissari protagonisti di tanti libri della produzione giallistica nazionale. Un buon libro per gli appassionati di gialli a cui regalerà qualche ora di relax.

L’uomo delle castagne

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Titolo: L’uomo delle castagne

Autore: Søren Sveistrup

Editore: Rizzoli

Traduzione: Bruno Berni

Campagna nella periferia di Copenaghen. Un maiale morto semi nascosto da un trattore attira le cornacchie che sorvolano i poveri resti dell’animale. Gli uccelli attirano l’attenzione di un agente di polizia che passa per caso da quelle parti. Conosce il proprietario della fattoria e sa che non avrebbe mai lasciato un animale morto in bella vista nella sua fattoria. C’è qualcosa che non quadra e l’agente decide di entrare in casa. Trova la porta di ingresso socchiusa, entra e vede l’inferno. Un cadavere mutilato ed altri corpi sparsi sul pavimento. Ispeziona tutto l’appartamento e quando arriva nell’ultima stanza trova centinaia di piccoli omini fatti con castagne e fiammiferi. Sono incompleti, storti, diversi uno dall’altro, è evidente che sono stati fatti dalle mani incerte di bambini.

Alcuni anni dopo inizia una serie di crimini che cominciano con il rapimento di una ragazzina e proseguono con il ritrovamento di donne uccise dopo aver subito mutilazioni terribili. In tutte le scene del crimine vengono ritrovati gli omini di castagne, uguali a quelli trovati tanti anni fa nella fattoria. Questo elemento ricorrente degli omini di castagne, accentua l’interesse del lettore, essendo un particolare macabro e funesto anche se frutto di un gioco di bambini. Non può che essere una specie di firma di una mente malata che si porta dietro i turbamenti di una infanzia segnata da violenze e soprusi.

Conducono le indagini due detective, Thulin ed Hess, due tipi tra loro completamente diversi che si trovano a lavorare insieme per la prima volta e dopo qualche difficoltà iniziale, il loro rapporto diventa sempre più saldo e collaborativo.

L’uomo delle castagne è un thriller mozzafiato, scritto in modo brillante, con una trama originale, un ritmo incalzante che non lascia respiro al lettore, con personaggi ben definiti e perfettamente aderenti al ruolo. La struttura della trama è piuttosto tradizionale, ossia un serial killer con un passato terribile, due storie parallele che andranno a confluire, una coppia di investigatori dalla vita privata complicata ma che non è parte della storia. Lo stile di scrittura è fluido, diretto, viene raccontato solo l’essenziale legato agli eventi della trama. Il racconto è ambientato in Danimarca, paese considerato molto civile con una organizzazione sociale che protegge e tutela le famiglie disagiate ed in difficoltà ma a quanto pare quanto previsto non è abbastanza per evitare violenze efferate sui ragazzini e sulle donne che nonostante tutto qui come altrove sono le vittime designate dei criminali.

La storia è affascinante nella sua crudeltà e racconta fatti terribili mantenendo una credibilità elevata in tutte le situazioni, quasi fosse il resoconto di fatti realmente accaduti. Il romanzo non si perde in lunghe dissertazioni psicologiche sulla vita dei protagonisti e sui loro disagi e questo va a vantaggio del ritmo e del coinvolgimento del lettore. Tutto il racconto si concentra sui fatti, sulle azioni, sulle emozioni ed il dolore che provano i personaggi.

Søren Sveistrup è al suo esordio come scrittore di romanzi, ma è un noto autore televisivo e sceneggiatore cinematografico. Quindi è comunque uno scrittore professionista. Ciò non toglie che il suo esordio da romanziere non poteva essere migliore.

La versione di Fenoglio

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Titolo: La versione di Fenoglio

Autore: Gianrico Carofiglio

Editore: Einaudi

Pietro Fenoglio è un maresciallo dei carabinieri prossimo alla pensione. Giulio è un ragazzo di 23 anni, gentile, ben educato, sensibile e ancora alla ricerca della sua strada. I due si conoscono facendo fisioterapia dopo una operazione ortopedica, il caso ha voluto che fossero assegnati agli stessi turni. Le sedute di fisioterapia si trasformano in lunghi e piacevoli incontri con Fenoglio che trasmette a Giulio le sue esperienze investigative e di vita mentre Giulio racconta i suoi dubbi esistenziali, le sue difficoltà, le sue incertezze. Il maresciallo Fenoglio si dimostra un eccellente narratore che trasforma le sue esperienze di carabiniere in fantastici racconti che insegnano ad indagare, a scoprire le menzogne, a riconoscere i buoni dai cattivi. I racconti parlano anche di amore, di amicizia, della vita quotidiana, di come aiutare la fortuna, di come comportarsi di fronte alle varie situazioni che la vita ci obbliga ad affrontare. Il libro descrive il modo in cui il maresciallo Fenoglio ha risolto i suoi casi, con impegno e dedizione, a piccoli passi, grazie al suo ingegno ed al suo buon senso. Fenoglio riesce a dare alla sua professione quasi un significato artistico, quando avvicina il mestiere di investigatore a quello dello scrittore, per via dell’uso delle parole che deve essere fatto in entrambi i casi. Le tecniche di Fenoglio comportano anche il sapersi adattare alle varie situazioni, ad essere come l’acqua che si adatta alla forma del contenitore che la contiene, oppure saper cambiare punto di vista quando non si riesce a trovare una soluzione.

Il libro usa i racconti di fatti polizieschi per affrontare il confronto tra due generazioni, senza conflitti, senza rabbia, ma con l’interesse reciproco ad ascoltare quello che dice l’altro, con rispetto ed amicizia.

E’ l’amicizia tra Fenoglio e Giulio il vero tema del libro. Fenoglio è vicino alla pensione, sta per concludere la sua vita lavorativa, sente che deve lasciare in qualche modo un suo testamento e trova in Giulio un giovane realmente interessato a quello che lui ha da raccontare e da insegnare. Giulio è il figlio che Fenoglio non ha avuto, così come Fenoglio è per Giulio il sostituto di suo padre, troppo impegnato con il suo lavoro per avere tempo per il figlio. Ma Fenoglio non è il padre di Giulio e riesce ad essere molto più paziente e comprensivo di un padre, riuscendo a trattare con leggerezza e comprensione le insicurezze del ragazzo. Per i due protagonisti trovare una persona disposta ad ascoltare quello che l’altro ha da dire è di grande aiuto e piacere.

Il libro ha anche il modo di trattare l’argomento dell’amore, grazie alla figura della fisioterapista che ha in cura i due protagonisti e che riesce ad attrarre le attenzioni di Fenoglio che sperava proprio che lei si accorgesse di lui, nonostante la differenza di età.

In questo libro Carofiglio ha voluto sorprendere i suoi lettori, con una storia piena di sentimenti e di umanità, scritta con il solito stile chiaro e scorrevole che diventa tecnico e professionale quando tratta le parti relative ai processi ed ai codici, quando emerge il Carofiglio magistrato. Ma è il Carofiglio scrittore quello che preferisco.

L’altra donna

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Titolo: L’altra donna

Autore: Daniel Silva

Editore: HarperCollins

Traduzione: Seba Pezzani

L’altra donna è il titolo dell’ultimo libro di Daniel Silva che vede protagonista Gabriel Allon, ora divenuto il capo del Mossad, l’agenzia di intelligence per l’estero di Israele, il secondo servizio segreto più grande dei paesi occidentali, dopo la CIA.

La storia ha inizio a Vienna, una delle città europee preferite dai turisti per la sua storia, il suo romanticismo ma che per Allon rappresenta il peggior ricordo della sua vita, quando una esplosione provocò nel suo cuore e nella sua mente una ferita inguaribile.

Un disertore russo ha chiesto aiuto ai servizi israeliani di cui era un informatore. Doveva essere una operazione facile, ma qualcosa va storto e il russo viene ucciso a pochi metri dalla salvezza davanti agli agenti israeliani che avrebbero dovuto proteggerlo. Nel giro dell’intelligence occidentale tutti sono convinti che siano stati gli stessi israeliani ad uccidere il russo. Allan si convince subito che c’è una talpa nei servizi segreti occidentali coinvolti nell’operazione di Vienna ed è anche un personaggio che ha raggiunto una posizione di vertice dato che pochi funzionari di alto livello erano a conoscenza di quello che stava per accadere. Allan dovrà spendere tutta la sua autorevolezza per convincere i suoi alleati che i servizi israeliani sono estranei all’uccisione e per non vedere compromessi anni di alleanze da lui stesso costruite. Allan comincia la ricerca della talpa, prima di tutto tra i suoi uomini, poi tra i suoi alleati, alla scoperta di chi ha tradito per lavorare per i Russi, gli eterni nemici di Israele e di Allan.

Una storia dalla trama complicata, in cui i servizi segreti di mezzo mondo sono implicati in una vicenda piena di azioni, di eventi tragici e di elevata tensione, con fatti che si svolgono in varie parti del mondo e che hanno influenza in quello che avviene neo vari paesi del mondo focolai di guerre dichiarate e non. Il tutto raccontato da Daniel Silva in modo impeccabile e credibile. Le connessioni geopolitiche mondiali sono raccontate con grande credibilità e le vicende che riguardano i servizi dei vari paesi ed i comportamenti delle varie spie sono riportate in modo così veritiero che a tratti ci si dimentica che si sta leggendo un’opera di fantasia, quali sono tutti i romanzi, e non un resoconto di fatti realmente accaduti. Gabriel Allan è un protagonista dalla personalità carismatica ed unica, con un forte attaccamento alla sua nazione ed alla sua famiglia. La sua squadra di collaboratori è anch’essa composta da persone integerrime che non tradirebbero mai il proprio paese. Le squadre degli altri paesi occidentali appaiono meno affiatate ed affidabili, così come la stampa internazionale viene messa spesso alla berlina dalle parole che Silva fa dire ai suoi personaggi. Il mondo delle spie è un mondo dove non ci si può fidare di nessuno e dove l’inganno è la principale attività da applicare giornalmente. Per gli appassionati di spy story e di thriller questo libro, come gli altri di Daniel Silva, è una specie di parco giochi dove si può trovare tutto quello che il lettore spera di trovare.  Unica nota stonata la descrizione della preparazione di una pasta “cacio e pepe” da parte di Chiara, la moglie di Allan, dove tra gli ingredienti figurano anche l’olio e il burro ! Daniel Silva, scrivi di spie che è il tuo campo, ma lascia perdere la “cacio e pepe”, non è cosa tua.

Il futuro degli altri

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Titolo: Il futuro degli altri

Autore: Paolo Brera

Editore: Clown Bianco

Un giallo ambientato a Milano, ai giorni d’oggi. Una donna di nazionalità ucraina viene ritrovata morta nell’appartamento dove viveva in una casa di ringhiera, conosciuta da tutti, considerata una persona normale, nessuna attività sospetta, nessuna frequentazione anomala. I vicini di casa non hanno visto e sentito nulla il giorno dell’omicidio. A dare una direzione ben precisa alle indagini è un libro giallo che viene venduto subito dopo l’omicidio come allegato del quotidiano la Padania. In questo libro il delitto viene descritto in ogni suo particolare con una precisione incredibile. Le indagini sull’omicidio della donna sono svolte dal Colonnello dei Carabinieri De Valera che per prima cosa indaga l’autore del libro giallo, Paolo Brera, giornalista e scrittore, che in quei giorni si trova a Nizza dove la sua compagna di origine russa sta seguendo un corso di qualificazione nella locale Università. Brera scopre di essere indagato leggendo il quotidiano che fortunatamente è disponibile anche nella cittadina francese. Dopo un primo momento di sbandamento, Brera decide di prendere il primo treno per Milano e di andare a costituirsi. Il colonnello De Valera lo interroga, il magistrato dispone una perquisizione a casa del Brera, ma non viene trovato nessun indizio che possa provare la colpevolezza del giornalista che continua a dichiararsi completamente innocente, anche se ammette di aver conosciuto la donna che per qualche anno era andata a servizio da lui. Il Colonnello De Valera si convince subito che non può essere Brera il colpevole e comincia a provare nei suoi confronti una certa simpatia. Altre persone saranno indagate e le loro storie personali andranno a formare un quadro della situazione sociale di Milano, della vita nelle case di ringhiera, della condizione degli immigrati, delle difficoltà economiche delle persone che divorziano. Si racconta anche la crisi dei quotidiani, della cassa integrazione e della condizione dei giornalisti che sempre più spesso si ritrovano a fare un lavoro precario, con sempre meno garanzie e senza alcun privilegio. Si narra anche di pregiudizi verso le persone diversamente abili, delle difficoltà ad integrare nella stessa società culture e razze diverse. Molti temi attuali trattati con eleganza e leggerezza, senza luoghi comuni o giudizi superficiali. Il libro è un giallo di tipo tradizionale, senza scene d’azione inverosimili o grandi colpi di scena. Una indagine condotta con esperienza e professionalità dal Colonnello De Valera, che senza pregiudizi e con molto intuito scopre il colpevole senza lasciarsi ingannare dalle apparenze. Lo stile è gradevole, fluido ed ironico, con un piacevole gioco che alterna continuamente finzione e realtà, per aumentare il divertimento del lettore. La brevità del libro non deve trarre in inganno. Leggendo il libro si ha la sensazione che l’autore sia riuscito a scrivere tutto quello che voleva dire, senza sacrificare nulla.