Il censimento dei radical chic

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Titolo: Il censimento dei radical chic

Autore: Giacomo Papi

Editore: Feltrinelli

Siamo nel futuro prossimo di una Italia che ha subito molti cambiamenti dovuti alla definitiva affermazione del populismo come metodo per conquistare il consenso adottato dagli ultimi governi. In questa nuova Italia è proibito parlare in modo forbito, esprimere pensieri complessi, la semplicità del linguaggio è ormai garantita dalle leggi dello stato. Gli intellettuali sono una scomoda eredità del passato, danno fastidio con la loro spocchia e presunzione, meritano una giusta lezione. La prima vittima del nuovo volere popolare è il professor Prospero, colpevole di aver citato Spinoza durante un dibattito televisivo. Il povero accademico viene ritrovato sul pianerottolo di casa sua, massacrato di botte da alcuni sconosciuti. Il ministro degli interni approfitta dell’omicidio per istituire il “Registro Naturale degli intellettuali e dei radical chic”, un censimento di coloro che per titoli accademici, studi e letture “si credono più intelligenti degli altri”. La scusa è proteggerli, in realtà li si vuole intimorire e schedare, per controllarli e possibilmente isolarli. Molti di loro non ci cascano e svuotano le librerie, nascondono i libri e buttano via quei capi di abbigliamento che sono il segno caratteristico dell’appartenenza alle fazioni “radical chic” come golfini di cachemire, giacche di velluto a coste, morbide sciarpe dai colori pastello. La figlia del professor Prospero, Olivia, residente da anni a Londra, torna in Italia per il funerale del padre e scopre un paese cambiato in modo incomprensibile. Svolge una sua personale indagine per capire le cause che hanno provocato l’omicidio del padre. Inizia un viaggio tragicomico nell’assurda situazione che sta vivendo l’Italia narrata nel romanzo, raccontata in termini paradossali ma verosimili nel contesto del libro.

Giacomo Papi ha scritto un libro breve, facile, non poteva fare altrimenti, come garantito dal timbro nella quarta di copertina che assicura che “Questo libro non contiene parole difficili.” Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana DL, 17/6, n. 1728”, con una scrittura scorrevole, ironica e tagliente. Molto divertente l’idea di inserire le note a piè di pagina scritte dal funzionario incaricato della semplificazione dei testi dell’apposito ministero. Il libro descrive un paese immaginario che assomiglia molto all’Italia del presente proiettata in un futuro prossimo. Ma anche altri Paesi Occidentali potrebbero trovarsi in condizioni simili, non siamo soli. Le politiche populiste hanno lo scopo preciso di assecondare gli istinti delle persone, per ottenerne più facilmente il consenso. I liberi pensieri sono difficili da prevedere, da controllare. Le emozioni delle persone sono governate da regole ben precise che sono state studiate in modo scientifico dal marketing, prima con lo scopo di vendere più facilmente i prodotti di largo consumo, ora con lo scopo di guadagnare il consenso politico. Il libro rappresenta in modo paradossale le conseguenze portate all’estremo del fenomeno della semplificazione, già presente in molte forme nella nostra società. Il calo dei lettori dei quotidiani, chi ormai legge gli articoli di fondo, il calo delle vendite dei libri, chi ormai perde tempo a leggere volumi che non sono più di moda neanche come oggetti di arredamento. I talk show televisivi, dove conta solo chi urla di più, senza dare spazio a chi vorrebbe argomentare in modo pacato ma completo. Lo scenario raccontato nel “Censimento dei radical chic” non è così vicino per fortuna, ma la tendenza è in atto e non è affatto incoraggiante. Ci vorrebbe un cambio di tendenza, soprattutto per dare alle nuove generazioni gli strumenti per imparare a pensare con la propria testa. L’Italia è già un paese in declino economico e culturale e certo non ha bisogno di peggiorare la sua situazione.

Il finale del libro prende spunto da “Farhenheit 451”, ma è un rendere omaggio al capolavoro di Ray Bradbury, non una banale scopiazzata. Almeno lo spero.

3 pensieri su “Il censimento dei radical chic

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