Il basilico di Palazzo Galletti

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Titolo: Il basilico di palazzo Galletti

Autore: Giuseppina Torregrossa

Editore: Mondadori

Maria Teresa Pajno, detta Marò, è stata da poco promossa a capo del gruppo “antifemminicidio” del commissariato Politeama di Palermo. La relazione con il suo fidanzato, il sostituto commissario Rosario Sasà D’Alessandro,è ormai alla fine ed a nulla serviranno i meravigliosi piatti che lei preparerà per lui, uomo troppo poco raffinato per apprezzare le meraviglie gastronomiche che gli prepara Marò. Le vicende personali dei due poliziotti si intreccieranno con le indagini per l’omicidio di una giovane donna, appartenente ad una famiglia importante di Palermo.

Il libro permette al lettore di vivere in una Palermo arsa dal sole e dalla siccità, devastata dalla immondizia che rende l’aria irrespirabile, dove anche l’acqua del mare è incapace di dare un pò di benessere per colpa di alcune alghe che stanno infestando le spiagge. Ma basta trovare un tavolino libero in una delle tante rosticcerie per dimenticare tutto e assaporare cibi meravigliosi. Anche i profumi della campagna, delle piante e dei frutti sono descritti con realismo tale che quasi è possibile sentire gli aromi uscire delicatamente dalle pagine del libro. I personaggi del popolo, gli ultimi, i poveracci, sono resi magnificamente, figure piene di umanità e dignità, pur nella misera condizione in cui la vita li ha ridotti. La commissaria Marò, donna piacevole e dai molti corteggiatori, non si lascia abbattere dalla fine della sua storia d’amore con Sasà, risolve brillantemente l’indagine, troverà il modo di aiutare due poveri protagonisti dell’indagine del tutto estranei al caso e saprà risolvere almeno momentaneamente la sua crisi sentimentale in modo creativo, originale e quanto meno intrigante. Un libro scritto da una ginecologa che ha iniziato a scrivere a 51 anni a cui va tutta la mia considerazione per essere riuscita a cambiare la sua vita in modo così radicale. Un libro la leggere utilizzando tutti i sensi, la vista per la lettura dei testi, l’udito per il frastuono della città che quasi fuoriesce dal libro, l’olfatto per il profumo di basilico e degli altri meravigliosi prodotti della natura siciliana descritti in modo eccellente, il gusto per i meravigliosi piatti descritti nel romanzo e il tatto per la meravigliosa sensazione di tenere in mano questo libro.

Il banchiere di lucifero

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Titolo: Il banchiere di lucifero

Autore: Bradley C.Birkenfeld

Editore: RaiEri

Bradley Birkenfeld voleva diventare un pilota dell’aviazione americana ma il destino lo ha dirottato verso gli studi economici. Il primo impiego in una banca americana poi l’avventura in Svizzera fino a toccare il vertice della finanza. Procurava clienti per la potentissima banca svizzera UBS. Clienti particolari, persone in grado di trasferire milioni e milioni di dollari nei capaci forzieri svizzeri. Soldi messi al sicuro, protetti dal fisco e da ogni tipo di indagine. Birkenfeld procurava clienti importanti provenienti dagli USA, per farlo aveva a disposizione ogni mezzo, aerei privati, imbarcazioni di lusso, eventi esclusivi, cene nei migliori ristoranti del mondo ed ogni mezzo che fosse attraente per quella categorie di persone troppo ricche per poterle attrarle con metodi tradizionali.

Bradley è un grande affabulatore, attrae i ricchi con tutti i mezzi ed è uno dei migliori procacciatore di clienti di UBS. Opera sul mercato americano quindi tutti i soldi che riesce a far depositare nella banca svizzera sono soldi sottratti al fisco americano. Tutto sembra andare per il meglio nella vita di Bradley che in pochi anni è diventato ricco e con un tenore di vita altissimo, fino a quando il suo mondo dorato comincia a sgretolarsi. La banca si rende conto che le pratiche che in Svizzera sono perfettamente legali, non lo sono negli Stati Uniti, pertanto l’attività della banca è passibile di inchieste e di conseguenti condanne da parte delle autorità americane. UBS comincia a tutelarsi e fare in modo che molte delle colpe ricadano sui loro uomini addetti alla ricerca dei clienti. Bradley si sente incastrato e tradito da coloro che hanno maggiormente usufruito del suo lavoro. Decide di giocare di anticipo, denunciando UBS alle autorità americane e collaborando alle indagini, fornendo documenti, nomi, circostanze. Andrà anche in prigione per aver avuto un ruolo di primo piano nelle attività illecite, ma incasserà un sostanzioso assegno per aver contribuito al recupero di somme enormi al fisco americano.

Il libro è scritto in prima persona da Bradley, un pò spaccone e un pò troppo americano. Non è certo per i meriti letterari che il libro è interessante. Leggere questo libro è utile per chi è interessato a comprendere meglio come funziona il sistema bancario svizzero e internazionale, di come il mondo attuale sia fatto per premiare i ricchi, che godono di benefici e possibilità inconcepibili per i comuni mortali. Un sistema ingiusto che favorisce che è già troppo ricco e lo diventa sempre di più, mentre lo stesso sistema con le persone normali è assolutamente ingiusto e inaccessibile

Leggendo il libro non c’è alcuna simpatia per Birkenfeld, non siamo di fronte a un Robin Hood ma ad una persona che ha tentato di distruggere il sistema bancario svizzero per una vendetta personale verso i suoi superiori e soprattutto per salvare se stesso dalla giustizia americana. Quando si parla di private banking o di alta finanza, di gestioni patrimoniali e dei livelli più alti dei servizi bancari internazionali, il lusso degli uffici e delle prestigiose sedi delle principali banche, serve a coprire attività che non hanno nulla di nobile ma che anzi sono spesso molto ma molto vicine a pratiche illegali o poco lecite. E il potere della finanza e delle banche diventa sempre più grande, più forte delle nazioni e dei loro governi. E di conseguenza anche i popoli che sono sempre meno sovrani e sempre di più sudditi.

Il cacciatore di orfani

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Titolo: Il cacciatore di orfani

Autore: Yrsa Sigurdardottir

Editore: Mondadori

L’omicidio di una giovane donna avviene con modalità di inaudita crudeltà. Unico testimone la piccola figlia della vittima, Margrét, 7 anni, nascosta sotto il letto su cui la madre veniva barbaramente uccisa.

Ad indagare il detective Huldar con una psicologa infantile di nome Freya, amanti occasionali ed ora in pessimi rapporti. Gli omicidi proseguono ed un presunto colpevole viene arrestato. Si tratta di un ragazzo, Karl, radioamatore, che ha intercettato alcune strane trasmissioni numeriche che lo hanno coinvolto nelle indagini. E’ molto difficile far parlare la piccola Margét che in qualità di testimone di un omicidio potrebbe rivelare particolari utilissimi per le indagini.

Yrsa Sigurdardottir ha iniziato la sua carriera come ingegnere civile prima di dedicarsi alla scrittura. Questo è stato il motivo principale per cui ho acquistato il libro. Uno dei primi post di questo blog era dedicato agli ingegneri scrittori e sono molto interessato a conoscere le carriere e gli scritti degli ingegneri che si dedicano alla scrittura, per evidenti affinità personali.

Il libro ha una trama che è scandita da un ritmo lento e all’inizio la storia tarda a prendere un ritmo accettabile. Siamo abituati a gialli e thriller moderni, dove i fatti si susseguono ad un ritmo incessante, senza nessuna possibilità di tirare il fiato, dove ad ogni pagina accadono cose impensabili. In questo caso si percepisce la tranquilla cadenza della vita della capitale islandese, che non sembra disponibile a cambiare le proprie abitudini per colpa di qualche assassinio. In compenso i personaggi sono ben caratterizzati e ben costruiti. Le descrizioni sono dettagliate e tutto sommato piacevoli. Per alcuni personaggi non si può che avere una grande simpatia come per la piccola Margrét e il presunto colpevole Karl, un tipo asociale e leggermente strano. La storia è ambientata nella tranquilla Reykjavik, una città dove sembra impossibile che possano accadere storie così crudeli. Questa sensazione è comune ai vari thriller e gialli ambientati nei paesi nordici. Siamo abituati a pensare a tali paesi come una specie di paradisi tranquilli e poco propensi alla violenza, invece anche quelle società, nonostante la migliore situazione sociale, sono teatro della umana violenza che a quanto pare è simile a tutte le latitudini. Un libro originale e di piacevole lettura. Copertina ben fatta e molto intrigante. I vari numeri impressi in trasparenza sono strettamente legati alla trama e sono molto azzeccati.

Hypnerotomachia Poliphili

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Titolo: Hypnerotomachia Poliphili

Autore: Francesco Colonna

Editore: Adelphi

Il post su “Il Cristo velato” e il Principe di San Severo mi ha riportato indietro di circa 15 anni, periodo in cui ero completamente preso dalla lettura di testi ermetici ed esoterici o legati ai grandi misteri del passato. Uno dei libri più straordinari in cui mi sono imbattuto è stato senza ombra di dubbio Hypnerotomachia Poliphili. Era appena uscita in libreria l’ultima edizione di Adelphi (era il 2004), quel doppio volume dalla copertina rossa e con quel titolo quasi impronunciabile, attirò subito la mia attenzione e lo acquistai senza indugio. La lettura avvenne dopo qualche mese, dovevo trovare la giusta ispirazione per affrontare un testo simile.

Il libro è attribuito a Francesco Colonna che era un frate domenicano, ordine che accoglieva personaggi poco tradizionali come Giordano Bruno e Tommaso Campanella ed aveva più di qualche collegamento con ambienti e culti esoterici. Il libro è stato scritto in italiano misto al latino tra il 1400 e il 1500 ed è una vera a propria opera d’arte, sia per il testo che per meravigliose centosettanta xilografie che sono inserite nel libro.

Il libro è un testo iniziatico e allegorico, la cui traduzione è “La battaglia d’amore in sogno di Polifilo”, composto da 38 capitoli. Il testo è un romanzo che racconta l’amore di Polifilo per Polia. Polifilo si addormenta e si ritrova in un bosco e seguendo un canto bellissimo inizia un viaggio verso l’amore e la conoscenza. Polifilo trova l’amata Polia dopo aver superato una serie di prove. Inutile cercare di riassumere la trama, troppo lunga, articolata e piena di allegorie, enigmi, misteri, miti. Un viaggio attraverso buona parte delle conoscenze della cultura occidentale dell’epoca, con qualche riferimento anche troppo libertino, trattandosi dell’opera di un frate. Il libro, pur nella sua complessità, è scritto in modo piacevole e coinvolgente per il lettore, che può seguire la storia grazie alle descrizioni dei luoghi e all’azione sempre descritta in modo chiaro. Un libro che nonostante sia stato scritto oltre 500 anni fà, rappresenta ancora un mistero anche per storici e studiosi della materia. Un libro che lascia intendere come a volte la creatività e l’immaginazione di alcuni artisti potrebbe essere stata ispirata da entità sconosciute o al di sopra del naturale.

Il Cristo Velato

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Nel recente post dedicato a “A chi appartiene la notte” ho ricordato che nella trama del libro si parla del “Cristo Velato”, una famosa scultura del 1753 realizzata da Giuseppe Sammartino e commissionata dal Principe di San Severo.

Raimondo di Sangro principe di SanSevero è stato un uomo dai molteplici talenti ed interessi che spaziarono dall’alchimia, esoterismo, letteratura, anatomia. Si interessò a molti diversi campi della scienza e delle arti, dalla chimica all’idrostatica, dalla tipografia alla meccanica. Ad oggi la sua principale eredità è la arcinota “Cappella di Sansevero”, il mausoleo di famiglia che comprende alcune opere straordinarie, tra cui il “Cristo Velato”.

La scultura mostra il corpo di Cristo sdraiato, privo di vita, coperto da un lenzuolo marmoreo finissimo. La statua ha dato origine ad alcune leggende riguardo l’origine del velo che dicevano fosse stato realizzato grazie ad una misteriosa tecnica alchemica di marmorizzazione del tessuto scoperta dal Principe di San Severo. A parte le leggende, la statua è una delle opere dell’uomo più stupefacenti per la bellezza e per le sensazioni che si provano guardandola.

Alcune delle più grandi sculture della storia dell’umanità, rappresentano la perfezione delle forme, una per tutte il David di Donatello. La Pietà di Michelangelo unisce la perfezione delle forme alla grande rappresentazione della sofferenza scolpita nel volto di Cristo e di Maria. Il Cristo velato unisce la perfezione delle forme alla espressione del dolore del volto di Cristo all’effetto straordinario che crea il velo che copre il corpo senza coprire nulla anzi, esaltandone le forme e nello stesso tempo dando l’impressione di un corpo che sta perdendo la sua consistenza materiale, quasi a poter percepire l’anima che sta per lasciare il corpo ormai senza vita.

La mano di Sammartino è stata guidata da Dio ? Sammartino ha voluto continuare l’opera di Dio ? Sammartino ha voluto dimostrare che l’uomo può creare cose straordinarie come se fosse Dio ?

Si può essere credenti o no, ma di fronte a certi capolavori non si può non pensare che certi uomini, oltre al talento ed all’applicazione, hanno avuto una ispirazione straordinaria la cui provenienza è quanto meno misteriosa.

In nome del male

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Titolo: In nome del male

Autore: Fabrizio Carcano

Editore: Mursia

“In nome del male” è l’ultimo libro di Fabrizio Carcano, giornalista e scrittore. La storia è ambientata a Milano e in Lombardia, dove gli indizi di alcuni omicidi sembrano orientare le indagini verso le sette sataniche ed i loro terribili e macabri rituali. Il commissario Bruno Ardigò è incaricato a dirigere le indagini fin dal ritrovamento del primo cadavere, vicino al quale sono trovate delle informazioni riguardo il numero totale degli omicidi programmati, tra cui proprio il commissario Ardigò come ultimo della serie. Ardigò quindi si trova nella scomodissima posizione di responsabile delle indagini ed obiettivo del colpevole. Ma il commissario è un uomo duro che non si lascia impressionare e che porterà avanti l’indagine senza paure, commettendo solo un errore, verso la fine, che poteva costargli molto caro. Ardigò si fà aiutare nelle indagini dal “demonologo” Dario Vanner, i cui suggerimenti portano il lettore a conoscere alcuni luoghi misteriosi di Milano, probabilmente sconosciuti a molti. Il libro è basato su una trama molto fitta, continui cambi di scenario, tante storie parallele, tanti personaggi. Una scrittura intensa, piena di spunti, con continui riferimenti alla realtà, anche di crimini realmente avvenuti che hanno catturato per mesi l’attenzione dei media e del pubblico televisivo. Un libro che necessita un certo impegno per essere letto. Un libro che descrive la doppia vita della scintillante Milano, dove dietro il lusso dei locali alla moda frequentati dalle persone più in vista della città, spesso si nasconde un mondo non proprio esaltante, fatto di persone molto ricche che hanno continue voglie ed appetiti che trovano sempre o quasi sempre la malavita organizzata pronta a soddisfarli, basta pagare. Soldi, tanti soldi, che servono a soddisfare tutte le voglie ma anche ad arricchire chi guadagna soldi smerciando droga e ragazze, in una finta corsa al divertimento che porta di solito verso una strada senza uscita. Un libro duro, a tratti violento, che mostra il lato peggiore della nostra società, un mondo occulto che vive nell’ombra, che non viene visto dalla maggioranza delle persone forse perchè fa di tutto per non vederlo. Comunque niente è quello che sembra ed il commissario scoprirà forse troppo tardi il vero motivo per cui è stato inserito nella lista di coloro che devono essere sacrificati.

 

A chi appartiene la notte

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Titolo: A chi appartiene la notte

Autore: Patrik Fogli

Editore: Baldini+Castoldi

“A chi appartiene la notte” è l’ultima opera di Patrik Fogli, scrittore ingegnere, categoria di autori che seguo con particolare interesse.

Irene Fontana fugge dal suo passato di giornalista di inchiesta e si rifugia nella casa di sua nonna, sulle colline dell’Appennino reggiano. Irene assiste al ritrovamento del cadavere di un giovane del posto, caduto dalla Pietra di Bismantova. Sembra un suicidio ma la madre del ragazzo non crede che suo figlio possa essersi tolto la vita e chiede ad Irene di indagare, di scoprire tutto il possibile su suo figlio, per capire cosa effettivamente è successo. Per Irene inizia una avventura nel passato della zona, scopre patti segreti tra le famiglie del posto, locali ambigui dove si svolgono feste non proprio regolari, storie di personaggi strani, un universo parallelo del tutto inaspettato.

Patrik Fogli ha una frase sulla sua home page che dice “le cose non si migliorano solo perchè si semplificano”. Questa frase rappresenta anche il suo modo di scrivere. “A chi appartiene la notte” è un libro complesso, con una trama studiata in tutti i particolari, con tanti riferimenti alla mitologia greca, all’occultismo, alla magia, alle storie misteriose che si narra siano collegate con le storie reali, alla vita quotidiana. Tanto per fare qualche esempio si parla del “Cristo velato “ di Giuseppe Sanmartino, una delle sculture più straordinarie realizzate dall’uomo, oppure del mito di Prometeo, della storia di Abramo Lincoln e della misteriosa morte di suo figlio. Quindi un libro complesso che per essere compreso in tutte le sue sfumature necessita qualche ripasso o qualche ricerca on line ogni tanto. Un libro pregevole e inedito, lontano dai gialli e noir tanto in voga di questi tempi. Un libro che racconta il lato oscuro e nascosto della nostra società ma che apre la speranza che le tenebre possano essere illuminate dalla luce di persone come Irene che pur sapendo di dover pagare un prezzo enorme, si dedicano alla ricerca della verità.