Il cielo sopra l’Everest

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Titolo: Il cielo sopra l’Everest

Autore: David Lagercrantz

Editore: Marsilio

David Lagercrantz per me era un perfetto sconosciuto fino a quando non è stato scelto per continuare la saga Millennium iniziata da Stieg Larsson, che aveva scritto i primi tre volumi prima della sua prematura morte. Lagercrantz ha scritto fino ad ora altri due volumi della saga, “Quello che non uccide” e “L’uomo che inseguiva la sua ombra”, libri che gli hanno dato successo e fama internazionali. Tutte le sue opere hanno beneficiato di questo successo. Il romanzo “Il cielo sopra l’Everest” era stato scritto nel 2005 e solo nell’aprile del 2018 è stato pubblicato in Italia. Racconta di una tragica spedizione sul monte Everest di un gruppo di scalatori dilettanti, finanziata da un grande imprenditore della moda Paolo Villari, con a capo una guida di grande esperienza, l’italiano Giuseppe Cagliari. La spedizione doveva essere una felice avventura da vivere in totale sicurezza, sia pure nella sua estrema pericolosità, ed invece si è via via trasformata in tragedia. Tra i tanti protagonisti, spicca la personalità di Jacob Engler, uno scalatore solitario che si ritrova coinvolto nella storia e che sarà determinante per salvare i sopravvissuti e che userà tale avventura per trovare una svolta per la propria vita.

La storia è una opera di fantasia ma è stata ispirata da un fatto realmente accaduto, ossia una spedizione del 1996 che si era conclusa drammaticamente con otto morti. L’autore per riuscire a scrivere questo libro ha dedicato molto tempo a documentarsi e studiare le spedizioni in montagna, sia dal punto di vista della tecnica di arrampicata che dal punto di vista del funzionamento del corpo umano e delle sue reazioni alle condizioni avverse che si trovano ad ottomila metri.

Il romanzo tocca molti argomenti quali i rancori che covavano da tempo tra amici che erano tali solo in apparenza, le differenze culturali e religiose tra le popolazioni locali e gli ospiti stranieri, la deturpazione dell’ambiente provocata dalle troppo numerose spedizioni sull’Everest.

Il libro racconta in modo molto efficace le fatiche e le sofferenze fisiche degli scalatori, oltre ai dolori e le sofferenze psicologiche dei vari protagonisti, delle loro difficoltà personali e familiari. A mio giudizio le parti migliori del libro sono proprio quelle che descrivono i dolori fisici degli scalatori, per la mancanza di ossigeno, per gli effetti del congelamento, per le allucinazioni, per la pazzia che è sempre in agguato alle alte quote.

Il libro è scritto come se fosse un thriller, senza pause, con una tensione continua e crescente. Un libro sulle varie sofferenze degli umani, un racconto duro, che non fà sconti a nessuno.

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