Primo maggio

Primo maggio, festa del lavoro e dei lavoratori. Oggi tutti diranno che il lavoro è importante, che va difeso, che vanno creati posti di lavoro, che la sicurezza del lavoro è una priorità. Domani tutti continueranno a fare quello che è stato fatto fino ad ora, ossia nulla, con conseguenti statistiche crescenti dei morti sul lavoro e dei disoccupati.

Diceva Albert Einstein: non si possono risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che li ha creati.

Creare posti di lavoro stabili dovrebbe essere una priorità di qualsiasi governo, invece si preferisce favorire il precariato. Che costa meno. Tutelare i lavoratori ? Costerebbe troppo, di questi tempi non ce lo possiamo permettere. E la sicurezza del lavoro ? Basta produrre leggi di difficile applicazione, vessare chi è in regola o prova ad esserlo ed ignorare chi è completamente fuori regola. Per le aziende la sicurezza è un costo, la formazione dei lavoratori è un costo, se i costi sono troppo alti i profitti si riducono, quindi meglio fare più profitti, poi se ci scappa l’incidente si vedrà, il modo di mettere a posto le carte si trova sempre.

Protestare? Non serve, chi lo fà viene allontanato dal lavoro, ci sono le norme a tutela dei diritti dei lavoratori, ma possono essere eluse molto facilmente. E perdere il lavoro di questi tempi vuol dire avere ottime probabilità di restare disoccupati ed andare ad aumentare il numero di lavoratori disponibili a fare di tutto per pochi soldi. Come quelli che fanno le consegne di cibo a domicilio in bicicletta. Oggi su un quotidiano c’è una intervista ad un food rider, uno dei tanti giovani o meno giovani che per soli 5 euro a consegna, vanno in bicicletta in giro per la città, a tutte le ore, con tutti i rischi a carico del lavoratore, senza alcuna assicurazione o alcuna tutela.

Questa è la Gig Economy. E’ la modernità. Il nuovo che avanza ? No è sempre il solito vecchio modo di fare profitti sulla pelle delle persone che hanno bisogno di guadagnare, sfruttando vuoti legislativi che i governi colmano non tempi molto lunghi e colpevole ritardo.

Vorrei poter convincere tutti i food biker a lasciar perdere, provare a fare altri lavori a condizioni più dignitose, di non farsi sfruttare in questo modo così palese e arrogante, di non buttarsi via per pochi soldi. Ma capisco che per molti non ci sono alternative e allora cresce la rabbia e il senso di impotenza. Intanto c’è chi si arricchisce sfruttando gli altri. Altri per i quali il primo maggio non ha alcun significato.

 

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