Ancora Primo maggio

Primo maggio 1994. Alle ore 18,40, il cuore di Ayrton Senna ha smesso di battere.

Non dimenticherò mai quel comunicato medico, letto con voce tremante da una dottoressa dell’ospedale di Imola.

Ma Ayrton era praticamente morto qualche ora prima, alle 14,17, nell’impatto della sua vettura alla curva del Tamburello dell’autodromo di Imola. Le immagini TV non lasciavano molte speranze. Si era intravisto Senna sdraiato per terra su un lenzuolo bianco con una enorme macchia di sangue in corrispondenza della testa. Solo un attimo, poi la regia aveva cambiato inquadratura.

Di quel giorno ricordo come fosse adesso le immagini dell’incidente, lo schianto, l’attesa del comunicato, la terribile conferma. Seguo la Formula 1 da quando avevo 10 anni e ovviamente ero un grande difoso di Senna. Mi piaceva come pilota, veloce, coraggioso, implacabile, mi piaceva soprattutto come persona. Generoso con i meno fortunati, capace di grandi gesti di umanità lontano dai riflettori, era un grande uomo dallo sguardo profondo e melanconico. Nessuno è stato grande come lui. Qualche anno fà ero per lavoro in Brasile, a Rio de Janeiro. Mi trovavo in una grande strada a tre corsie, una specie di autostrada. Leggo il nome della via. Avenida Ayrton Senna. Un brivido mi ha scosso dalla testa ai piedi.

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