La chiave di tutto

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Autore: Gino Vignali

Titolo: La chiave di tutto

Editore: Solferino

Quando ho scoperto che il Gino della coppia Gino & Michele era uscito in libreria con un libro scritto solo da lui senza l’amico Michele, la curiosità è stata tanta e non ho potuto evitare di acquistare il libro. Sono stato un fan delle varie edizioni di “Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”. Ricordo quattro edizioni dei libri delle formiche poi una edizione che le raccoglieva tutte. Sono uscite nei primi anni 90, la loro lettura mi ha tirato su il morale in molte occasioni, quando la stanchezza ti impedisce di affrontare letture più impegnative, ma la mente ha comunque bisogno di evasione.

“La chiave di tutto” è principalmente un giallo ma è anche una commedia umoristica, che mescola omicidi, indagini e colpi di scena con situazioni comiche, qualche episodio di seduzione e qualche riferimento alla ricca borghesia milanese al meglio della sua condizione. Gino Vignali è anche un noto ed appassionato tifoso dell’Inter ed è riuscito ad inserire alcune battute con al centro la sua squadra preferita e lo stadio di San Siro

Il libro è ambientato a Rimini in un inverno freddo e nevoso, il team di poliziotti è composto da personaggi estremamente diversi tra loro ma ben affiatati ed assortiti. La trama non è molto complessa, i quattro omicidi sembrano avere come movente una specie di pulizia ideologica a cui i poliziotti non credono e continuano ad ingagare seguento le loro intuizioni.

Il libro è un giallo ma la parte umoristica in molte parti ha il sopravvento, soprattutto nei dialoghi tra i protagonisti, dove l’autore mostra tutta la sua vena comica.

Un libro per divertirsi e trovare un pò di svago.

Less

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Autore: Andrew Sean Greer

Titolo: Less

Editore: La nave di Teseo

“Less” è il libro che ha vinto il premio Pulitzer nel 2018. Un premio importante che premia libri importanti.

“Less” racconta la storia di uno scrittore ormai cinquantenne, che dopo aver raggiunto un certo successo, sta attraversando un momento difficile, sia per la sua produzione letteraria, ormai ferma da tempo, che per la sua vita sentimentale. Il suo ex fidanzato si sta per sposare e lui non vuole andare al suo matrimonio. Arthur Less decide di accettare tutti gli inviti a manifestazioni letterarie, corsi universitari, festival di qualsiasi tipo che ha accumulato sulla sua scrivania, per giustificare la sua partenza in un giro del mondo per il Messico, Francia, Germania, Italia, Marocco, India e Giappone che durerà diversi mesi e giustificare così la sua assenza al matrimonio tanto temuto. Il libro racconta la paura di invecchiare del protagonista, i suoi sentimenti e quelli degli altri protagonisti, i paesi in cui si svolge la trama. Arthur Less appare come una persona ingenua e pasticciona, che si sente sempre inadeguato in ogni circostanza, in pratica un perdente di successo.

Le fedeltà invisibili

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Titolo: Le fedeltà invisibili

Autore: Delphine De Vigan

Editore: Einaudi

Ero indeciso se comprare o meno questo libro. La storia di due adolescenti dediti ai superalcolici durante l’orario scolastico non mi attraeva moltissimo. Rileggendo il riassunto del libro nella seconda pagina di copertina mi lascio convincere. Compro il libro e lo leggo subito durante la prima parte di un volo per Dubai, prima che la sonnolenza tipica dei viaggi aerei avesse il sopravvento. Mi piace leggere in aereo. Ci sono le condizioni ideali per leggere senza essere disturbati, telefono spento, computer nella cappelliera, basta rifiutare i terribili vassoietti con il cibo ed abbandonarsi alla lettura.

Come in qualche modo temevo, “Le fedeltà invisibili” si è confermato un libro triste e drammatico che ha il merito di essere scritto con grande ritmo e che mostra una grande capacità dell’autrice nel raccontare le debolezze e le inadeguatezze dei protagonisti con molta efficacia senza avere la necessità di soffermarsi troppo sui particolari più degradanti ed umilianti per le persone che vivono tali condizioni di disagio.

“Le fedeltà invisibili” racconta una breve parte della vita di un adolescente problematico, Theo, del suo amico Mathis e delle rispettive famiglie, che vivono situazioni di grande sofferenza spicologica.

Storie di persone fragili che con le loro debolezze influenzano le vite di coloro che vivono al loro fianco. Le fedeltà invisibili richiamate dal titolo sono i rapporti di amore tra genitori e figli che resistono nonostante gli errori che la vita porta a commettere.

I due ragazzi protagonisti si stordiscono con l’alcool a scuola, tra l’indifferenza di professori ed amici e la cecità dei genitori che non si accorgono dei problemi dei figli. L’unica persona che si rende conto del loro disagio è la professoressa di scienze, Helene, una donna forte e sensibile con un passato tremendo di violenze paterne che la hanno resa molto sensibile a scoprire le sofferenze altrui. Nessuno prende sul serio le preoccupazioni di Helene che vengono scambiate come indebite ingerenze nelle vite altrui.

Un libro che nella sua crudezza ci fà capire quanto sia importante seguire la crescita dei nostri ragazzi e quanto sia importante che i genitori investano tantissimo sulla formazione dei propri figli, che altrimenti si ritrovano a dover affrontare la vita senza una adeguata preparazione.

 

 

 

 

Il fiuto del dottor Jean

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Titolo: Il fiuto del dottor Jean

Autore: Georges Simenon

Editore: Adelphi

Questo libro è stato scritto nel 1939 e contiene 4 racconti che hanno come protagonista un giovane medico che scopre di avere un certo talento per le indagini poliziesche. L’ambientazione dei racconti è meno cupa di altre opere di Simenon ed anche il protagonista è un personaggio dotato di una certa brillantezza. Le storie sono ambientate nella zona di La Rochelle e nel sud della Francia, che Simenon descrive con il suo stile scarno ma efficace.

Il medico si scopre abile investigatore grazie alla sua capacità di studiare i dettagli e di capire il modo di operare dei colpevoli. Da quste analisi riesce ad individuare il profilo del colpevole e quindi a scovarlo. Il dottore non ha interesse a consegnare i colpevoli alla giustizia, lui cerca solo la soddisfazione personale, l’ebbrezza di scoprirsi più abile di tanti poliziotti professionisti.

Il libro è breve e si legge molto agevolmente, un paio d’ore di puro relax.

L’anello mancante

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Titolo: L’anello mancante

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

Questo è il secondo libro che mi ha accompagnato nella breve trasferta in Inghilterra, ossia “L’anello mancante”. Antonio Manzini è uno dei migliori giallisti italiani del momento e il suo poliziotto Rocco Schiavone è uno dei personaggi che preferisco.

Il libro unisce cinque racconti brevi, tutti con Rocco protagonista. Sono cinque indagini in cui Schiavone dimostra ancora una volta il suo grande intuito per scoprire i colpevoli, la sua intelligenza ma anche la sua umanità. Quello che mi piace di più di Rocco Schiavone non è tanto la sua capacità investigativa, ma i suoi difetti, i suoi limiti, i suoi comportamenti spesso al limite della legge, il suo passato doloroso che non riesce a dimenticare. La sua non è solo una battaglia contro il crimine, ma anche contro le ingiustizie di una società che non apprezza ed a cui non vuole appartenere, da cui vuole prendere le distanze. I libri di Manzini non sono solo dei gialli ironici e intelligenti, ma sono anche libri che denunciano i disagi sociali ed esistenziali che caratterizzano questa epoca.

Rocco Schiavone viene descritto come un personaggio di altri tempi ed a dimostrazione del suo essere obsoleto, c’è il suo abbigliamento, immutabile nel tempo. Due i particolari che lo caratterizzano, ossia le scarpe Clarks e il Loden. Quando ero ragazzo vestivo sempre nello stesso modo, scarpe Clarks estate ed inverno e Loden, ovviamente solo in inverno. Ora alle Clarks ho rinunciato, mi fanno venire la tallonite, al Loden non rinuncerò mai.

La clinica Riposo & Pace

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Titolo: La clinica Riposo & Pace

Autore: Francesco Recami

Editore: Sellerio

Sono in partenza per un breve viaggio di lavoro in Inghilterra. Compagnia Low Cost, rigorosamente solo bagaglio a mano, leggero, il più leggero possibile. La scelta dei libri da portare va su due titoli della Sellerio, la casa editrice dei libri blu, un pò più piccoli del normale. Comodissimi da portare in giro senza appesantirsi. I titoli scelti sono: “La clinica Riposo e Pace” e “L’anello mancante”.

“La clinica riposo & pace” è l’ultima opera di Francesco Recami, scrittore toscano, dalla scrittura diretta e ironica. ll libro racconta le vicissitudini di Alfio Pallini, un terribile anziano che si ritrova ospite nella “Clinica Riposo e Pace” suo malgrado, per opera dei suoi nipoti. Alfio si oppone al ricovero, facendo di tutto per riuscire a scappare, ma dovrà cedere ad una potente iniezione di sedativo che lo mette fuori uso. Appena riprende conoscenza, progetta subito la sua fuga, adottando nel frattempo comportamenti prudenti come non prendere le medicine prescritte dai medici o staccare le flebo a cui era collegato, senza farsi accorgere dal personale di sorveglianza della clinica.

Pallini è convinto che lo vogliano ammazzare ed i suoi sospetti trovano conferma in una serie di decessi di suoi compagni di stanza che passano a miglior vita in modo repentino e sospetto. Il racconto si snoda attraverso varie avventure del Pallini, morti sospette ed una serie di eventi che danno corpo ad un giallo ben costruito che arriva al finale tenendo il lettore piacevolmente sulle spine. Ma la trama del giallo è solo una delle possibili chiavi di lettura del libro.

“La clinica Riposo & Pace” è un libro che mette alla gogna quelle persone ciniche che approfittano della condizione dei malati per trarre enormi profitti da attività illecite e criminali rese possibili anche grazie ai comportamenti ipocriti dei familiari degli anziani e dalla compiacente e colpevole assenza di controlli da parte delle autorità. Ma non solo. Vengono sbeffeggiate anche le cure farmacologiche dei disagi mentali ed anche le strutture sanitarie private e non i cui rappresentanti sono spesso responsabili di comportamenti poco o per nulla etici.

Basta un vecchietto abbastanza demente ma non troppo e molto a molto tenate e testardo per sgominare una banda di criminali.

 

 

Una donna

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Titolo: Una donna

Autore: Annie Ernaux

Editore: Kreuzville Aleph

Un libro autobiografico, breve, intenso. Annie Ernaux ha scritto la storia della vita di sua madre. E’ il dono finale di una figlia che vuole far conoscere al mondo che grande persona è stata la madre, pur avendo vissuto una vita semplice ed ordinaria, fatta di sacrifici e di rinuncie. I figli non sono mai pronti alla perdita dei genitori, a qualsiasi età avvenga il distacco, il dolore è sempre troppo grande. Annie Ernaux prova ad affrontare e sconfiggere tale dolore scrivendo di sua madre e della sua vita, della sua fine resa ancora più insopportabile dalla demenza di cui si era ammalata.

“Una donna” è un libro che va letto assaporando ogni singola parola, ogni singolo sentimento evocato, ogni sfumatura che descrive il rapporto tra madre e figlia. Un grande libro che emoziona e commuove, scritto in modo semplice ma estremamente efficace.

La casa delle spie

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Titolo: La case delle spie

Autore: Daniel Silva

Editore: Harper Collins

Le storie che preferisco sono quelle di spionaggio. I film preferiti della mia gioventù sono stati quelli di 007 e ancora oggi la passione per lo spionaggio è rimasta intatta. Reputo Daniel Silva il miglior scrittore di spy-story del momento. I suoi romanzi sono una vera goduria per gli amanti del genere. Storie mozzafiato raccontate con un ritmo incalzante, con ambientazioni affascinanti descritte con grande capacità, personaggi sempre diversi e caratterizzati in modo preciso e realistico. Il tutto unito ad una grande conoscenza dei modi operativi dei vari servizi segreti delle nazioni coinvolte nella storia. A tutto questo va aggiunto l’incredibile protagonista di molti romanzi di Daniel Silva, ossia Gabriel Alton, agente segreto dei servizi israeliani, coinvolto in numerosissime missioni di successo contro il terrorismo mondiale, pluriomicida e, incredibilmente, uno dei più bravi restauratori di quadri di livello mondiale. Le sue capacità di restauratore sono il motivo per inserire nei romanzi delle pause in cui si parla di arte, di pittura, di tecniche di restauro, in modo che il lettore possa riprendere fiato dopo una serie di eventi ad alta tensione.

La casa delle spie contiene tutti gli elementi di successo dei precedenti libri di Daniel Silva. La storia vede l’agente segreto Gabriel Alton impegnato nel tentativo di catturare la mente operativa dell’Isis, ossia il terribile terrorista Saladino.

La trama si svolge in varie località del mondo e mostra come affari apparentemente leciti possano essere un modo per coprire attività illecite che hanno lo scopo di finanziare i movimenti terroristici come l’Isis. La storia coinvolge servizi segreti, terroristi, finanzieri internazionali, infiltrati, malavita comune, terroristi internazionali, trafficanti di armi e di droga. Un insieme ben miscelato e amalgamato come solo un grande narratore riesce a fare, mantenendo sempre il giusto equilibrio. Se non conoscete i libri scritti in precedenza da Daniel Silva, dopo aver letto La casa delle spie, andate a scoprire il resto della sua produzione e godetevi la lettura dei suoi libri.

 

 

 

 

L’uomo di gesso

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Titolo: L’uomo di gesso

Autore: C.J.Tudor

Editore: Rizzoli

Mi colpisce subito la copertina che sembra una lavagna su cui un bambino si è divertito a disegnare. Anche al tatto la copertina sembra proprio pietra di lavagna. A dire il vero tenere il libro in mano crea qualche problema tattile, una sensazione di leggero disagio, come se fosse un modo per accentuare lo stato di tensione creato dalla lettura del libro.

La storia ruota attorno ad un codice segreto utilizzato da una banda di ragazzini composto da figure disegnate con il gesso. Dopo trent’anni, quel codice ricompare e nasce uno dei libri thriller più originali degli ultimi tempi.

L’autrice, C.J. Tudor, è alla sua prima opera ed il risultato è sorprendente per la qualità del libro, per lo stile deciso e per l’abilità con cui la trama è stata costruita.

La caduta dei Golden

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Titolo: La Caduta dei Golden

Autore: Salman Rushdie

Editore: Mondadori

Settembre 2017. Ero di ritorno in Italia da uno dei consueti viaggi in India (ci vado per lavoro, seguo il mercato indiano come responabile commerciale dell’azienda per cui lavoro). Mi aggiravo per l’aeroporto di Delhi in attesa del volo per Dubai, lunghe ore di attesa nel cuore della notte. Entro in una libreria e mi colpisce una parete con esposte centinaia di copie dell’ultimo libro di Salman Rushdie, dal titolo “The Golden House”. Mi riprometto di acquistarlo non appena fosse uscito in Italia. Dopo qualche settimana leggo che tra i libri in uscita a partire dalla metà di ottobre ci sarà l’ultima opera di Salman Rushdie. Tralascio il resto della notizia. Nel fine settimana successivo vado in libreria e chiedo l’ultimo libro di Salman Rushdie. Mi portano un libro con una copertina completamente diversa da quella che avevo visto esposta in India, con titolo “La caduta del Golden”. Mi aspettavo un titolo diverso, fedele traduzione dell’originale e mi viene il dubbio che mi avessero dato un libro diverso, un capitolo diverso legato ai Golden. Prima di espormi ad una brutta figura con il commesso, leggo le note di copertina e mi tolgo ogni dubbio, quello era proprio l’ultimo libro di Rushdie.

La storia inizia con l’arrivo negli Stati Uniti di un grande imprenditore del settore immobiliare, Nero Golden, con i suoi tre figli, che assumono nuove identità, prendendo nomi di personaggi dell’antica Roma. Il passato della famiglia Golden è oscuro e poco noto. La famiglia Golden si stabilisce in una villa nel centro di Manhattan. La storia è raccontata dal punto di vista di un vicino di casa dei Golden, un certo Renè, che trova nell’evolversi del declino della famiglia il soggetto ideale per il film che sta scrivendo. Tra letteratura, cinema e cultura pop, l’autore ha prodotto un romanzo geniale ed estremamente moderno, descrivendo i mutamenti della società americana degli ultimi anni e ponendo l’attenzione su come verità e falsità siano mescolati in modo da non riuscire sempre a distinguerli.

Una grande prova da parte di uno dei principali scrittori moderni.

Ancora Primo maggio

Primo maggio 1994. Alle ore 18,40, il cuore di Ayrton Senna ha smesso di battere.

Non dimenticherò mai quel comunicato medico, letto con voce tremante da una dottoressa dell’ospedale di Imola.

Ma Ayrton era praticamente morto qualche ora prima, alle 14,17, nell’impatto della sua vettura alla curva del Tamburello dell’autodromo di Imola. Le immagini TV non lasciavano molte speranze. Si era intravisto Senna sdraiato per terra su un lenzuolo bianco con una enorme macchia di sangue in corrispondenza della testa. Solo un attimo, poi la regia aveva cambiato inquadratura.

Di quel giorno ricordo come fosse adesso le immagini dell’incidente, lo schianto, l’attesa del comunicato, la terribile conferma. Seguo la Formula 1 da quando avevo 10 anni e ovviamente ero un grande difoso di Senna. Mi piaceva come pilota, veloce, coraggioso, implacabile, mi piaceva soprattutto come persona. Generoso con i meno fortunati, capace di grandi gesti di umanità lontano dai riflettori, era un grande uomo dallo sguardo profondo e melanconico. Nessuno è stato grande come lui. Qualche anno fà ero per lavoro in Brasile, a Rio de Janeiro. Mi trovavo in una grande strada a tre corsie, una specie di autostrada. Leggo il nome della via. Avenida Ayrton Senna. Un brivido mi ha scosso dalla testa ai piedi.

Primo maggio

Primo maggio, festa del lavoro e dei lavoratori. Oggi tutti diranno che il lavoro è importante, che va difeso, che vanno creati posti di lavoro, che la sicurezza del lavoro è una priorità. Domani tutti continueranno a fare quello che è stato fatto fino ad ora, ossia nulla, con conseguenti statistiche crescenti dei morti sul lavoro e dei disoccupati.

Diceva Albert Einstein: non si possono risolvere i problemi con lo stesso tipo di pensiero che li ha creati.

Creare posti di lavoro stabili dovrebbe essere una priorità di qualsiasi governo, invece si preferisce favorire il precariato. Che costa meno. Tutelare i lavoratori ? Costerebbe troppo, di questi tempi non ce lo possiamo permettere. E la sicurezza del lavoro ? Basta produrre leggi di difficile applicazione, vessare chi è in regola o prova ad esserlo ed ignorare chi è completamente fuori regola. Per le aziende la sicurezza è un costo, la formazione dei lavoratori è un costo, se i costi sono troppo alti i profitti si riducono, quindi meglio fare più profitti, poi se ci scappa l’incidente si vedrà, il modo di mettere a posto le carte si trova sempre.

Protestare? Non serve, chi lo fà viene allontanato dal lavoro, ci sono le norme a tutela dei diritti dei lavoratori, ma possono essere eluse molto facilmente. E perdere il lavoro di questi tempi vuol dire avere ottime probabilità di restare disoccupati ed andare ad aumentare il numero di lavoratori disponibili a fare di tutto per pochi soldi. Come quelli che fanno le consegne di cibo a domicilio in bicicletta. Oggi su un quotidiano c’è una intervista ad un food rider, uno dei tanti giovani o meno giovani che per soli 5 euro a consegna, vanno in bicicletta in giro per la città, a tutte le ore, con tutti i rischi a carico del lavoratore, senza alcuna assicurazione o alcuna tutela.

Questa è la Gig Economy. E’ la modernità. Il nuovo che avanza ? No è sempre il solito vecchio modo di fare profitti sulla pelle delle persone che hanno bisogno di guadagnare, sfruttando vuoti legislativi che i governi colmano non tempi molto lunghi e colpevole ritardo.

Vorrei poter convincere tutti i food biker a lasciar perdere, provare a fare altri lavori a condizioni più dignitose, di non farsi sfruttare in questo modo così palese e arrogante, di non buttarsi via per pochi soldi. Ma capisco che per molti non ci sono alternative e allora cresce la rabbia e il senso di impotenza. Intanto c’è chi si arricchisce sfruttando gli altri. Altri per i quali il primo maggio non ha alcun significato.