In nome del male

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Titolo: In nome del male

Autore: Fabrizio Carcano

Editore: Mursia

“In nome del male” è l’ultimo libro di Fabrizio Carcano, giornalista e scrittore. La storia è ambientata a Milano e in Lombardia, dove gli indizi di alcuni omicidi sembrano orientare le indagini verso le sette sataniche ed i loro terribili e macabri rituali. Il commissario Bruno Ardigò è incaricato a dirigere le indagini fin dal ritrovamento del primo cadavere, vicino al quale sono trovate delle informazioni riguardo il numero totale degli omicidi programmati, tra cui proprio il commissario Ardigò come ultimo della serie. Ardigò quindi si trova nella scomodissima posizione di responsabile delle indagini ed obiettivo del colpevole. Ma il commissario è un uomo duro che non si lascia impressionare e che porterà avanti l’indagine senza paure, commettendo solo un errore, verso la fine, che poteva costargli molto caro. Ardigò si fà aiutare nelle indagini dal “demonologo” Dario Vanner, i cui suggerimenti portano il lettore a conoscere alcuni luoghi misteriosi di Milano, probabilmente sconosciuti a molti. Il libro è basato su una trama molto fitta, continui cambi di scenario, tante storie parallele, tanti personaggi. Una scrittura intensa, piena di spunti, con continui riferimenti alla realtà, anche di crimini realmente avvenuti che hanno catturato per mesi l’attenzione dei media e del pubblico televisivo. Un libro che necessita un certo impegno per essere letto. Un libro che descrive la doppia vita della scintillante Milano, dove dietro il lusso dei locali alla moda frequentati dalle persone più in vista della città, spesso si nasconde un mondo non proprio esaltante, fatto di persone molto ricche che hanno continue voglie ed appetiti che trovano sempre o quasi sempre la malavita organizzata pronta a soddisfarli, basta pagare. Soldi, tanti soldi, che servono a soddisfare tutte le voglie ma anche ad arricchire chi guadagna soldi smerciando droga e ragazze, in una finta corsa al divertimento che porta di solito verso una strada senza uscita. Un libro duro, a tratti violento, che mostra il lato peggiore della nostra società, un mondo occulto che vive nell’ombra, che non viene visto dalla maggioranza delle persone forse perchè fa di tutto per non vederlo. Comunque niente è quello che sembra ed il commissario scoprirà forse troppo tardi il vero motivo per cui è stato inserito nella lista di coloro che devono essere sacrificati.

 

A chi appartiene la notte

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Titolo: A chi appartiene la notte

Autore: Patrik Fogli

Editore: Baldini+Castoldi

“A chi appartiene la notte” è l’ultima opera di Patrik Fogli, scrittore ingegnere, categoria di autori che seguo con particolare interesse.

Irene Fontana fugge dal suo passato di giornalista di inchiesta e si rifugia nella casa di sua nonna, sulle colline dell’Appennino reggiano. Irene assiste al ritrovamento del cadavere di un giovane del posto, caduto dalla Pietra di Bismantova. Sembra un suicidio ma la madre del ragazzo non crede che suo figlio possa essersi tolto la vita e chiede ad Irene di indagare, di scoprire tutto il possibile su suo figlio, per capire cosa effettivamente è successo. Per Irene inizia una avventura nel passato della zona, scopre patti segreti tra le famiglie del posto, locali ambigui dove si svolgono feste non proprio regolari, storie di personaggi strani, un universo parallelo del tutto inaspettato.

Patrik Fogli ha una frase sulla sua home page che dice “le cose non si migliorano solo perchè si semplificano”. Questa frase rappresenta anche il suo modo di scrivere. “A chi appartiene la notte” è un libro complesso, con una trama studiata in tutti i particolari, con tanti riferimenti alla mitologia greca, all’occultismo, alla magia, alle storie misteriose che si narra siano collegate con le storie reali, alla vita quotidiana. Tanto per fare qualche esempio si parla del “Cristo velato “ di Giuseppe Sanmartino, una delle sculture più straordinarie realizzate dall’uomo, oppure del mito di Prometeo, della storia di Abramo Lincoln e della misteriosa morte di suo figlio. Quindi un libro complesso che per essere compreso in tutte le sue sfumature necessita qualche ripasso o qualche ricerca on line ogni tanto. Un libro pregevole e inedito, lontano dai gialli e noir tanto in voga di questi tempi. Un libro che racconta il lato oscuro e nascosto della nostra società ma che apre la speranza che le tenebre possano essere illuminate dalla luce di persone come Irene che pur sapendo di dover pagare un prezzo enorme, si dedicano alla ricerca della verità.

 

 

La morte mi è vicina

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Titolo: La morte mi è vicina

Autore: Colin Dexter

Editore: Sellerio

Colin Dexter è un grande scrittore inglese di gialli anche se è stato un professore universitario di lingua greca oltre che grande enigmista.

L’ispettore capo Morse ed il suo fido vice Lewis sono i protagonisti del libro di Colin Dexter “La morte mi è vicina”.

Il libro è suddiviso in 68 capitoli. Ogni capitolo inizia con versi o frasi che sono delle vere e proprie perle che arricchiscono il racconto e lo rendono ancora più gradevole di quanto non fosse già il testo del racconto. La trama del giallo passa quasi in secondo piano di fronte alle continue batture umoristiche dei protagonisti. Un libro da leggere con calma cercando di apprezzare parola per parole, per cogliere tutte le sfumature racchiuse in ogni pagina del libro.

La trama a mio giudizio è meno importante dei contenuti umoristici del libro.

Una giovane donna viene uccisa con un colpo di pistola esploso attraverso la finestra del soggiorno di casa sua. Un quartiere tranquillo, una strada dive tutti si conoscono. Gli indizi sembrano dimostrare che l’operato sia quello di un professionista ma non c’è un movente. Le indagini sembrano ad un punto morto ma la brillante mente dell’ispettore Morse trova i giusti collegamenti per arrivare alla soluzione del caso. Un libro che è un vero e proprio piccolo capolavoro di umorismo e perspicacia.

Eleanor Oliphant sta benissimo

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Titolo: Eleanor Oliphant sta benissimo

Autore: Gail Honeyman

Editore: garzanti

Eleanor Oliphant è una donna di trent’anni, impiegata come contabile in una piccola azienda, dove è apprezzata per le sue capacità professionali e dove capi e colleghi non danno troppo peso alle sue scarse capacità sociali. La sua è una vita anonima e solitaria, forse una barriera per coprire le profonde ferite che una infanzia travagliata le sono rimaste dentro. La vodka è l’unica compagnia dei suoi week end. Eleanor ha una infatuazione platonica per un musicista sconosciuto, che lei spera possa diventare l’uomo della sua vita. Le cose andranno diversamente e la cosa avrà una grande importanza nella storia.

Il libro racconta un breve e intenso periodo della vita di Eleanor, in cui lei cerca di cambiare abitudini, modo di vestire, pettinatura, per apparire diversa ed aderire ai canoni estetici e comportamentali ritenuti normali dalla maggior parte delle persone. Ma non si può cambiare la propria indole, non basta qualche acquisto per diventare quello che non si è. Un libro in cui è la protagonista che narra in prima persona le sue disavventure, le sue debolezze, i suoi pensieri. Il tipo di narrazione aumenta l’efficacia della descrizione per il lettore. La storia appare all’inizio una specie di Bridget Jones ma poi il libro prende una piega più intensa e profonda e la commedia iniziale si trasforma in dramma, per poi tornare su toni più rilassati. Un buon libro che racconta come una persona apparentemente fragile e con poche capacità di difesa, possa resistere alle prove dolorose e terribili della vita, trovando dentro di sè la forza di sopravvivere anche quando ha raggiunto il fondo, come capiterà proprio a Eleanor. L’importanza dell’impiego di Eleanor nella socità di computer grafica sarà fondamentale per il suo ritorno alla normalità. Piaccia o no, il lavoro è importante nella vita di ciascuno di noi anche se non tutti siamo disposti a valutare tale importanza nel modo giusto. Una copertina intrigante che si comprende solo alla fine del libro.

Il compimento è la pioggia

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Titolo: Il compimento è la pioggia

Autore: Giorgia Lepore

Editore: edizionie/o

Il titolo enigmatico “Il compimento è la pioggia” troverà spiegazione nella lettura del libro, un noir ben scritto da Giorgia Lepore, una archeologa insegnante di liceo con la passione per la scrittura. Il libro è ambientato a Bari e nel testo ci sono alcuni inserti in dialetto barese, dosati con misura, che sono un piacevole modo per spezzare il ritmo della lettura. La notte di San Nicola viene scoperto l’omicidio di una giovane donna, madre di due figli. Il corpo della giovane vittima è in condizioni pietose per botte, coltellate e ferite di tutti i tipi. I due figli vengono ritrovati, una bambina di 5 anni ed un bambino di 2, all’interno di una cassapanca nella stanza dell’omicidio. La bambina afferma di aver visto tutto e di essere in grado di smascherare il colpevole. La squadra di investigatori è composta dall’ispettore Gerri Esposito, dall’ispettrice Sara Coen e dal loro capo Marinetti. Il magistrato che segue l’inchiesta è Giancarlo Autieri, milanese, trapiantato a Bari per lavoro, non proprio felicissimo di trovarsi in un posto con mentalità e comportamenti così diversi da quelli a cui è abituato.

Il libro ruota attorno alla figura dell’ispettore Gerri, un uomo che si porta dietro le ferite di una infanzia dolorosa, con i suoi comportamenti estremi ma corretti. Gerri instaura un forte legame con la bambina figlia della vittima, che vuole parlare solo con lui, confidandogli quello che ha visto o sostiene di aver visto il giorno dell’assassinio di sua madre. I colloqui tra l’ispettore e la bambina sono intensi, commoventi ed a tratti straordinari. La storia si sviluppa negli ambienti poveri e degradati della citta di Bari, in famiglie prive di alcuna capacità di intervenire nella formazione dei figli, senza nessuna aspirazione verso la legalità.

E’ una storia di violenza sulle donne, con enormi e devastanti ripercussioni sui bambini, perpetrata da uomini che considerano le donne come “cose” di loro proprietà, per sfruttarle illegalmente o picchiarle in nome di un presunto amore che non contempla tale possibilità. Un “noir” che accosta la violenza, ampiamente raccontata nel romanzo in varie forme, all’umanità dei pensieri e dei comportamenti dell’ispettore Gerri, che pur con qualche limitazione a dimostrare i suoi sentimenti e con comportamenti spesso al limite, tendenti verso l’asocialità, riesce a mostrare il lato migliore degli uomini.

Il taglio di Dio

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Titolo: Il taglio di Dio

Autore: Jeffery Deaver

Editore: Rizzoli

Il taglio di Dio è l’ultima avventura in ordine di tempo di Lincoln Rhyme e della sua compagna Amelia Sachs scritta da Jeffery Deaver, uno dei migliori scrittori di thriller di questi anni. La trama parte con l’omidicio di un famoso tagliatore di diamanti di New York e si sviluppa in molte direzioni e storie parallele che tutte si andranno a comporre al termine della storia. Inutile dire di più sulla trama, le cose sono talmente tante che per dire di più si dovrebbe in pratica copiare il libro. I romanzi che hanno Lincoln Rhyme come protagonista sono sempre ricchi di nozioni scientifiche e tecniche che arricchiscono in genere il racconto, aumentando l’interesse, senza essere mai pedante o pesante. Il protagonista indiscusso è Lincoln Rhyme che pur nei limiti della sua condizione di paraplegico, è una mente sopraffina, un uomo dalla cultura stupefacente, oltre che un investigatore formidabile, assecondato da collaboratori efficienti ed assolutamente fedeli che credono ai metodi di Lincoln e li applicano sempre alla lettera. I libri di Jeffery Deaver sono caratterizzati da continui cambi di scenario, storie parallele che sembrano non avere punti di contatto e poi però arrivano sempre a convergere, con situazioni sempre inedite ed originali, rendendo la lettura sempre piacevole e stimolante. Deaver tratta con disinvoltura sia argomenti scientifici che sociali, rendendo il libro attuale e stimolante. Questa volta sono i diamanti ad essere studiati a fondo così come la vita e l’organizzazione sociale delle comunità indiane in USA. Deaver è riuscito anche ad inserire nel libro delle aperture culturali di persone di religioni diverse ed in conflitto tra loro che riescono a superare tali difficoltà per raggiungere la pace e l’arminia in famiglia. Un libro ricco di spunti di vario tipo che conferma le capacità di Deaver di raccontare storie complesse, multiformi, con tanti argomenti sempre nuovi ed originali, senza mai perdere l’attenzione del lettore. Un libro da non perdere per coloro che amano i thriller.

Le assaggiatrici

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Titolo: Le assaggiatrici

Autore: Rosella Postorino

Editore: Feltrinelli

Rosella Postorino per scrivere il romanzo “Le assaggiatrici” si è ispirata alla storia vera di Margot Wolk che è stata assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf.

Nel libro la protagonista è Rosa Sauer, appena arrivata nel 1943 da Berlino a Gross Partsch, un villaggio vicino al quartier generale di Hitler. Rosa è fuggita dai bombardamenti ed ha raggiunto il paese di suo marito, spedito a combattere in Russia, mentre lei è ospite a casa dei suoceri. La vita della giovane Rosa cambia improvvisamente quando viene scelta, insieme ad altre 9 donne, per diventare “assaggiatrice” del cibo che quotidianamente viene servito ad Hitler ed al suo entourage. Il Fuhrer teme di essere avvelenato da uno dei tanti nemici che si stannno prodigando per farlo fuori con tutti i mezzi possibili. Le donne mangiano il cibo preparato per Hilter e vengono tenute sotto osservazione, se entro un’ora non ci sono stati problemi per nessuna delle assaggiatrici, il cibo sarà servito alla tavola del Fuhrer. Il libro racconta la guerra e la follia del nazismo dal punto di vista molto particolare delle “assaggiatrici”, donne in qualche modo privilegiate dato che invece di patire la fame, come tutti i loro familiari e concittadini, hanno la possibilità di mangiare tre volte al giorno, quasi sempre pietanze prelibate, privilegio che potrebbe anche essere la loro condanna a morte in caso di avvelenamento del cibo. Consapevoli dei rischi che corrono, le donne vivono la loro vita, le loro passioni, emozioni e desideri, nonostante l’angosciosa condizione di “assaggiatrici” e le ristrettezze e pericoli della guerra unita alla ferocia con cui il regime nazista teneva a bada i cittadini tedeschi e rastrellava gli ebrei per farli fuori. Le assaggiatrici dividevano la loro giornata con soldati dell’esercito tedesco che nonostante la fedeltà incondizionata ad Hitler ed al suo regime oltre che alla rigida disciplina militare, trovavano spazio per innamorarsi, cedere alle tentazioni, intenerirsi e rendersi capaci anche di gesti umanitari nei confronti delle assaggiatrici, che a loro volta con cinismo ed egoismo, tendevano a sfruttare ogni situazione che potesse garantire dei vantaggi. E’ la vita che fà il suo corso normale anche quando le condizioni sembrerebbero impedire qualsiasi forma di rapposto umano, è la forza di vivere e di sopravvivere che ha il sopravvento su tutto, anche sul male assoluto rappresentato da Hitler e i suoi adepti. Un libro di sentimenti e di emozioni, di storie di persone semplici e spesso sfortunate, capaci di trovare la forza di sopravvivere a tutto quello che di terribile sta accadendo attorno a loro. Un ottimo libro, scritto in modo impeccabile con molta misura e delicatezza in tutte le molteplici situazioni. Un finale a sorpresa del tutto imprevedibile. Ho trovato la copertina poco rappresentativa del contenuto del libro.

 

Aglio, olio e assassino

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Titolo: Aglio, olio ed assassino

Autore: Pino Imperatore

Editore: DeA

Un titolo forse rivedibile che non rende onore al libro. Una copertina un po’ macabra ma di grande effetto.

Un thriller napoletano scritto da Pino Imperatore, uno scrittore con un grande senso dell’umorismo, profondo conoscitore di Napoli, della sua storia e della sua gastronomia. Un Thriller in cui la trama criminale si alterna a vicende varie della vita semplice e spassosa dei protagonisti. Un libro avvincente e nello stesso tempo divertente oltre che colto per i vari riferimenti alla Napoli storica ed artistica.

La rumorosa preparazione al Natale napoletano viene sconvolta da un omicidio di un ragazzo di una famiglia importante, trovato morto nella sua casa. Il cadavere viene ritrovato condito con aglio olio e peperoncino, secondo quello che sembra un rituale macabro.

L’ispettore Gianni Scapece e il suo capo il commissario Carlo Improta sono incaricati delle indagini e lavorano in un nuovo commissariato di polizia, aperto di recente a Mergellina, proprio di fronte alla Trattoria Phartenope, da sempre gestita da Francesco e Peppe Vitiello con le rispettive famiglie.

La storia va oltre i fatti criminali narrati e le relative indagini grazie alle descrizioni di fatti storici, monumenti sacri e superstizioni varie di Napoli, quasi il libro fosse un trattato di storie varie napoletane.

La grande cucina napoletana, con i suoi piatti straordinari per sapore, originalità e semplicità degli ingredienti usati, viene raccontata con garbo e senso della misura, grazie all’autore che è riuscito a creare la giusta armonia tra le varie componenti del romamzo.

Un libro unico nel panorama delle storie criminali, che forse farà storcere il naso agli appassionati di thriller classici, ma che merita di essere letto. In cambio il lettore potrà trarne divertimento, qualche perla di saggeza napoletana e forse qualche spunto per le prossime praprazioni gastronomiche.

Dove mi trovo

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Titolo: Dove mi trovo

Autore: Jhumpa Lahiri

Editore: Guanda

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di origine indiana, nata a Londra, vissuta a New York e poi a Roma. Vincitrice del premio Pulitzer nel 2000, è a tutti gli effetti una scrittrice americana. Ha studiato l’italiano ed ora scrive in italiano. La cosa è sorprendente date le difficoltà che avrà incontrato l’autrice per conoscere la nostra lingua così bene da decidere di usarla per scrivere un libro. Il giudizio su “Dove mi trovo” non può non essere condizionato dalla grande determinazione e volontà che l’autrice ha dovuto trovare per riuscire nel suo intento. Inoltre non può che fare piacere da italiano scoprire che la nostra lingua piaccia così tanto ad una scrittrice affermata in tutto il mondo.

Il libro non si può definire un romanzo, piuttosto una specie di diario in cui l’autrice, in 46 capitoli o piuttosto sarebbe meglio definirli mini-racconti, riporta i suoi stati d’animo ed i suoi pensieri durante le giornate. Le storie sono ambientate in una città sconosciuta (anche se non è difficile immaginare che si tratta di Roma), con protagonista una persona il cui nome non è svelato nel libro. Il filo conduttore del libro è la solitudine della protagonista, che racconta le sue attività quotidiane, i suoi incontri, il quasi amore platonico con un uomo che incontra di solito al supermercato, i dialoghi delle persone ascoltati senza volere, le sensazioni che prova camminando nel quartiere in cui vive, le preoccupazioni per la salute dei genitori, il rimorso per non fare tutto quello che forse dovrebbe fare per loro, la presenza nei suoi pensieri della madre. Brevi racconti in cui si parla di relazioni tra le persone, pensieri, sentimenti e sensazioni. Il tutto scritto e raccontato con semplicità e con una sensibilità che non è comune in noi italiani e che forse l’autrice ha ereditato dai genitori indiani.

Khalil

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Titolo: Khalil

Autore: Yasmina Khadra

Editore: Sellerio

Il nome dell’autore è uno pseudonimo. Il suo vero nome è Mohamed Moulessehoul ed è un ex ufficiale dell’esercito algerino che dopo le prime prove letterarie decise di pubblicare sotto pseudonimo dopo che i suoi superiori avevano giudicato sconvenienti le sue opere. Scelse di proseguire l’attività letteraria usando il nome della moglie che continua ad usare anche ora che vive e lavora in Francia.

Il suo ultimo libro si chiama Khalil e racconta la storia di un giovane originario del Marocco che vive in Belgio che dopo anni di segregazione sociale si lascia convincere da una cellula terroristica ad entrare nel giro di coloro che decidono di sacrificare la propria vita per le ragioni dell’estremismo religioso. Khalil vive la sua vita da emarginato, senza nessuna possibilità di inserimento nella vita sociale di Bruxelles, dove l’unico suo vero affetto che lo lega alla vita terrena è l’amore per la sorella gemella, che vive anche lei in Belgio ma che vede raramente dato che Khalil ha rotto i rapporti con il padre e di conseguenza con l’intera famiglia. Khalil viene scelto per immolarsi nella sera degli attentati di Parigi del 2015, dove arriva munito della sua cintura esplosiva, si apposta in un vagone ben affollato della metropolitana, preme il pulsante che lo dovrebbe proiettare in paradiso e diventare un eroe per la comunità musulmana che approva le gesta degli attentatori suicidi, ma non succede niente. La sua cintura è difettosa e il suo viaggio verso il paradiso è rimandato, mentre un suo amico, anche lui scelto per immolarsi la stessa sera, porta a compimento la sua missione facendosi esplodere nei pressi dello Stade de France. La vita di Khalil diventa molto difficile, più di prima, alcuni sospettano di lui, ha paura di avere la polizia alle costole e teme anche i vertici della organizzazione che lo ha fatto diventare un possibile martire perché potrebbero non credere alla sua versione dei fatti e considerarlo un codardo. Khalil riesce a convincere i capi della sua cellula terroristica che lui non è un traditore, che la sua fede è intatta e che vuole essere scelto nuovamente per una missione suicida che questa volta dovrà avere una conclusione diversa dalla prima. Mentre Khalil di prepara alla missione suicida definitiva, a Bruxelles un suo collega si lascia esplodere nella metropolitana. Tra le vittime l’amata sorella gemella di Khalil, che resta sconvolto dalla perdita e comincia a vedere le cose in modo diverso, al punto da portarlo a prendere una decisione impensabile fino a poco prima.

Il libro racconta il punto di vista degli attentatori con molta pacatezza, senza fare nessuna apologia, senza nessuna esaltazione delle gesta dei martiri. Racconta cosa non piace della nostra vita occidentale a coloro che ritengono di non dover continuare questa vita e di doversi sacrificare per costruire un ipotetico futuro migliore per coloro che potranno viverlo. L’autore descrive come i vertici delle organizzazioni terroristiche non conoscono minimamente le persone che manderanno a morire, ma ne controllano la personalità a loro piacimento, sapendo esattamente quali argomenti utilizzare per convincerli alla morte. Il libro lancia un messaggio di speranza facendo intendere che anche i martiri possono cambiare idea, che la convivenza pacifica tra religioni diverse non è impossibile, basta che la ragione abbia il sopravvento sulle ideologie, da qualsiasi punto di vista si veda la cosa.

 

 

 

331 metri al secondo

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Titolo: 331 metri al secondo

Autore: Rosanna Rubino

Editore: HarperCollins

331 metri al secondo è un thriller ambientato a Milano, negli ambienti del recente boom immobiliare, dei grattacieli firmati dai grandi architetti, del nuovo corso cittadino iniziato con l’expo e che sembra ormai destinato a durare molti anni. La trama racconta la vita di Chon, un ragazzino che ha visto uccidere i suoi genitori in un agguato in casa  e che è riuscito a salvarsi grazie ad una sua rara caratteristica fisica, ossia una specie di superudito, l’acusia, che gli consente di sentire rumori di lieve entità a grandi distanze. Riesce a sentire gli assassini dei suoi genitori che ancora dovevano entrare dentro casa riuscendo a rifugiarsi sotto il divano, nascondendosi alla vista dei criminali un attimo prima che il massacro fosse compiuto. Chon viene ritrovato dalla polizia ma riesce a fuggire nascondendosi per 64 giorni nei tunnel della metropolitana, dove incontra Lara, una ragazzina sua coetanea che sarà l’incontro più importante della sua vita. Dopo qualche anno Chon si ritroverà a lavorare nei cantieri dei grattacieli di lusso come saldatore e grazie al suo superudito diventerà informatore della polizia. Inizia quindi la sua avventura che lo porterà a compiere il piano che aveva in mente dal giorno in cui fu testimone dell’assassioni dei genitori.

Rosanna Rubino è un architetto, esperta del settore immobiliare, arricchisce i suoi romanzi con le sue conoscenze tecniche, nel caso di 331 metri al secondo c’è una perizia geomorfologica che turba i sonni di molte persone e che è tenuta nascosta, ma che sarà importantissima sia per dare credibilità alla trama che per far notare come il lavoro scrupoloso dei tecnici venga oscurato da coloro che detengono il potere reale e gestiscono i grandi business, senza preoccuparsi della salute altrui per risparmiare sui costi quindi aumentare i profitti.

Il libro racconta tante storie parallele e tra i principali personaggi c’è il poliziotto di cui Chon è informatore, soprannominato Il Fermo o Occhi di husky, una figura di poliziotto non proprio esemplare, uno uomo con grossi problemi personali ma anche con una originale visione dei rapporti che possono esserci tra poliziotti, informatori e mondo climinale.

Lo stile di scrittura di Rosanna Rubino è essenziale, senza orpelli, con dialoghi molto diretti, quasi rudi, che utilizzano un linguaggio veloce, senza mezze parole, arrivando subito al sodo, che ricorda a tratti il linguaggio dei fumetti. E proprio al mondo dei fumetti sembra essere ispirata la copertina, che per grafica e colori spicca per originalità tra le tante novità editoriali esposte nelle librerie. Il libro racconta l’altro lato della città di Milano, non quella della moda o dei nuovi quartieri “glamour” abitati da personaggi famosi e influenti, ma quello meno noto e patinato dei cantieri di costruzione e delle attività che vi si svolgono, viste con gli occhi di coloro che in questi cantieri lavorano tra fatica, sudore e disagi economici. Un thriller originale, inedito, scritto con grande ritmo. Una storia che coinvolge il lettore fin dalle prime pagine ed una storia che non ha alcun calo di tensione man mano che procede.

La settina lapide

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Titolo: La settima lapide

Autore: Igor De Amicis

Editore: DeA

Igor De Amicis è un commissario di polizia penitenziaria per professione e scrittore per hobby. Il suo romanzo di esordio è “La settima lapide”, un noir forte, con una trama ben costruita, sostenuta da personaggi duri e di grande carattere. La storia inizia in un cimitero in cui vengono scoperte 7 lapidi con incisi nomi e cognomi e date di nascita dei destinatari, ma una sola è completata con la data di morte ed occupata da un cadavere . Si tratta di un boss della malavita locale a cui è stata tagliata la gola. Le altre sei lapidi sono destinate ad altrettanti boss della camorra napoletana ancora vivi e vegeti. Un presagio di quello che accadrà a breve, una dichiarazione di morte macabra ed enigmatica. La polizia non riesce a ricostruire il filo che lega i sette nomi incisi nelle pietre ed i motivi della comune sentenza di morte emessa da un oscuro e sconosciuto giudice. L’ultimo nome della lista è Michele Vigilante, soprannominato “tiradritto”. Un uomo crudele la cui ascesa ai vertici del crimine era stata interrotta 20 anni prima per una condanna per omicidio, uno dei tanti e forse uno dei meno importanti. La lunga detenzione non lo ha cambiato, è rimasto un crudele assassino ed uno spietato vendicatore dei suoi nemici, forse più consapevole delle proprie azioni, ora che ha smesso di assumere droghe, ma sempre pronto ad uccidere chi si trova sulla sua strada. In carcere ha letto qualche libro che ha segnato il suo carattere, senza cambiarlo, forse dandogli solo una diversa visione della sua condizione. Appena uscito dal carcere non ha tempo per abituarsi alla libertà che il suo passato gli presenta il conto, mettendosi subito alla sua caccia. Vigilante pagherà il conto, fino in fondo, ma pagheranno anche tutti i suoi nemici. Inizia così un libro che racconta il male in modo diretto, senza giudizi, senza esaltazione della crudeltà ma anche senza alcun velo. La vita estrema nelle carceri, la gavetta dei ragazzini che aspirano ad entrare nel giro della criminalità, la venerazione verso i grandi boss da parte dei sottoposti, che diventa ammirazione e fede quasi religiosa verso coloro che possono disporre delle vite altrui solo con un cenno del capo. Un mondo assurdo e crudele, con la droga che fà da amplificatrice della violenza, strumento necessario per scalare la lunga salita verso i vertici dell’organizzazione criminale e per rimanere nelle posizioni raggiunte. Un mondo in cui la vita delle persone non conta nulla, contano solo i soldi, il potere, il controllo del mercato della droga, vero diavolo dei tempi moderni. Un mondo di criminali in carriera o solo poveracci che cercano di sopravvivere, tutti pronti a tradire, vendicarsi, fare doppi e tripli giochi, con montagne di cadaveri che sono gli effetti collaterali delle attività illecite. Il mondo criminale raccontato da chi lo conosce bene, da chi parla tutti i giorni con criminali, che ne conosce i pensieri, le motivazioni, le debolezze.I personaggi del libro sono quasi tutte vittime, della propria storia criminale o delle azioni criminali altrui. Una storia che racconta tante guerre, tutte senza senza vincitori, ma con solo sconfitti.

Mio caro serial killer

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Titolo: Mio caro serial killer

Autore: Alicia Gimenez Bartlett

Editore: Sellerio

Mio caro serial killer è l’ultimo libro in ordine di tempo scritto da Alicie Gimenez Bartlett che ha come protagonista l’ispettrice di polizia Petra Delicado. La città di Barcellona è scossa dall’omicidio di una donna che viveva sola, che conduceva una vita anonima ed apparentemente tranquilla. Il corpo è stato straziato da diverse coltellate a dimostrazione di un feroce accanimento dell’assassino contro la vittima. Una lettera d’amore trovata sul cadavere indirizza le indagini verso il delitto passionale ma con molti interrogativi e dubbi. L’ispettore Petra Delicado e il suo fido collaboratore Fermin Garzon sono la coppia di poliziotti incaricati di condurre le indagini affiancati da un ispettore della polizia autonoma della Catalogna con l’incarico di dirigere il team investigativo. Petra e Fermin non sono abituati a lavorare con altri poliziotti ma sono costretti ad accettare una decisione caduta dall’alto. Le indagini sono appena all’inizio quando giungono le notizie in rapida successione del ritrovamento di altri corpi di donne uccise con modalità analoghe al primo omicidio. Ormai tutti sono convinti che un pericolosissimo serial killer stia facendo strage di donne sole.

La trama del giallo si intreccia con i temi che stanno a cuore dell’autrice, come il rispetto delle libertà dei singoli, la lotta alle discriminazioni, la violenza sulle donne. Il racconto si concentra sui dialoghi e sui personaggi, principalmente sul loro modo di pensare e di essere. Non ci sono molte parole spese per descrivere i luoghi in cui si svolgono i fatti. Questo modo di scrivere aumenta la partecipazione del lettore che rimane sempre concentrato sulla trama senza distrazioni. I protagonisti del romanzo sono poliziotti che conducono vite normali, senza lussi particolari, senza passati particolari. Le ambientazioni sono luoghi popolari e non c’è spazio per raccontare i piaceri o le bellezze del lusso o dell’estremo consumismo. Tutto è molto semplice e non c’è spazio per lo straordinario. Le colazioni dei due colleghi poliziotti, pur semplicissime, sono descritte con voluttuosa e golosa maestria, facendo passare un semplice spuntino come una soddisfazione enorme che la vita concede dopo una notte passata in piedi a lavorare per dare una svolta alle indagini. La preparazione di una notte al commissariato per procedere con le indagini viene caratterizzata da un entusiasmo quasi infantile, con tanto di tovaglia e cena abbondante, a dimostrare che i protagonisti del romanzo lavorano con vera passione, che si sacrificano senza malinconie per la lontananza da casa e dalla famiglia, mostrando una vera passione per quello che stanno facendo. Il libro tocca in modo molto doloroso la vita delle donne sole che sono alla ricerca di un compagno che possa concederle qualche ora di tenerezza e che invece si ritrovano vittime predestinate di una società che nonostante i grandi progressi, è ancora troppo violenta contro le donne.

Il libro concede qualche spunto alla situazione politica spagnola, alla lotta dello Stato Centrale contro le istanze separatiste della Catalogna. Sia i temi politici che quelli sociali sono trattati con garbo, senza estremismi, senza gridare, inseriti nel racconto senza alcun effetto dirompente. Un libro giallo che si legge con piacere e che offre spunti divertenti, che non è solo evasione ma anche una rappresentazione dei difetti della nostra società.

 

Il purgatorio dell’angelo

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Titolo: Il purgatorio dell’angelo

Autore: Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi

Maurizio De Giovanni è uno degli scrittori italiani maggiormente apprezzati al momento e i suoi libri sono puntualmente ai vertici delle classifiche di vendita. La sua carriera è cominciata per caso a 48 anni con la partecipazione ad un concorso letterario per esordienti. La sua storia di scrittore per caso mi piace tantissimo e sembra incredibile che un talento del genere non si fosse manifestato prima.

ll purgatorio dell’angelo è un libro ambientato nel 1933. Il cadavere di un prete viene ritrovato sulla spiaggia di villa Maisto, a Posillipo. Il corpo è di padre Angelo, un anziano gesuita molto ben introdotto nella Napoli bene, essendo confessore di molte persone importanti e facoltose. Il povero padre Angelo è stato trovato inginocchato, con la testa massacrata, in una posizione che lascia intendere che l’assassinio sia stata quasi una esecuzione a cui la vittima si è concessa senza difendersi. Il commissario Ricciardi con la sua squadra si ritrova la responsabilità del caso. Le indagini iniziano senza alcun indizio, sembra incredibile che qualcuno possa aver ucciso un uomo buono, che ha fatto solo del bene, amato da tutti. Il caso di omicidio costituisce la struttura portante della trama che mette insieme le numerose storie parallele raccontate nel libro. Il libro ha due principali temi. Il primo e l’amore nelle sue diversi versioni, tra amici, tra amanti e tra familiari. Il secondo tema è la necessità per alcuni protagonisti di confessare i propri peccati ed il perchè di alcune scelte. Di questo secondo tema non dirò nulla di più per non anticipare nulla dell’indagine. Mentre di esempi di amore non c’è che l’imbarazzo della scelta.

L’amore del Commissario Ricciardi per la sua vicina di casa Enrica, ossia l’amore di un uomo che teme i suoi poteri paranormali scambiati per follia e che ha paura di amare la donna della sua vità per non coinvolgerla nella sua presunta malattia. L’amore del nobile Carlo Marangolo per Bianca Borgati, un amore che non è mai stato fisico ma solo platonico, interrotto dalla morte di lui, che ha vissuto la sua vita con la consapevolezza di aver amato una donna che non avrebbe mai potuto avere ma a cui è rimasto sempre fedele. Le pagine che raccontano l’ultimo incontro tra Carlo e Bianca, dove Carlo sapendo di essere ormai vicino alla morte si congeda da Bianca annunciandole di averla nominata unica erede delle sue immenze ricchezze, sono molto belle e struggenti. L’amore che Raffaele Maione, un poliziotto della squadra di Ricciardi, nutre nei confronti della moglie Lucia e del povero figlio Luca, anche lui poliziotto morto in servizio. Un libro intenso e commovente, con tante storie e personaggi, tutti caratterizzati da una straordinaria umanità, da una grande nobiltà di sentimenti e purezza di pensiero, nonostante le difficoltà che la vita riserva a ciascuno di loro. Un libro molto bello in cui la parte riservata al crimine ed alle indagini perde progressivamente di importanza, sopraffatta dalle grandi pagine in cui l’autore racconta pensieri e sentimenti dei protagonisti. Ci sono anche personaggi brillanti e spiritosi come la Marchesa maria Civita Berardelli. C’è anche la figura di Nelide, figlia di Rosa, domestica di casa Ricciardi, già presente in alcuni libri precedenti, che si guadagna un ruolo di protagonista nella storia e che riesce con la sua umanità a dare un aiuto importante al Commissario.

 

Come una famiglia

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La casa editrice Sellerio riunisce nella sua squadra alcuni dei migliori scrittori italiani del genere giallo/noir, tra cui Giampaolo Simi, un autore molto abile a usare le trame dei suoi libri per analizzare la società italiana e raccontarne limiti e difetti.

Come una famiglia è una storia che vede coinvolto il giornalista Dario Corbo e la sua ex moglie Giulia, già presenti nel precedente libro di Simi, La ragazza sbagliata. Dario, dopo una carriera come giornalista, lavora ora come addetto stampa della fondazione Beckford, un famoso scultore inglese deceduto, creata dalla figlia Nora, anche lei tra i protagonisti de La ragazza sbagliata.

Luca Corbo, figlio di Dario e Giulia, non ha ancora compiuto diciotto anni, promessa del calcio italiano, è già nel mirino di alcuni procuratori che lo vogliono lanciare nel mondo del calcio professionistico. I due genitori ormai divorziati si ritrovano per la finale della Viareggio Cup, un prestigioso trofeo internazionale giovanile, dove il Rivadarno, la squadra di Luca, gioca contro il Ducka Praga. La partita si risolve solo ai rigori ed è proprio Luca a segnare il goal decisivo per il Rivadarno. La sera tutta la squadra si trova a festeggiare la vittoria in un locale alla moda e avviene il fattaccio. Una ragazza si presenta al pronto soccorso locale massacrata di botte dopo aver subito violenza sessuale ed accusa un ragazzo di nome Luca che fà il calciatore nella locale squadra. Tutto cambia nel giro di pochissime ore. L’accusa di stupro inizialmente sembra essere solo un piccolo incidente di percorso che si chiarirà in poco tempo, poi la storia prende direzioni imprevedibili per molti dei protagonisti.

Come una famiglia è un romanzo noir che è anche un ritratto non molto lusinghiero della società italiana. Il libro racconta le difficoltà dei figli di genitori separati, le false amicizie che nascono in ambienti come quello delle squadre di calcio giovanili che invece di insegnare valori morali e comportamenti etici, lasciano che i ragazzi si lascino comandare dagli istinti più bassi e beceri, pensando che tutto sia loro dovuto solo per qualche risultato sportivo incoraggiante. La storia mostra come il mondo del calcio giovanile sia in mano a personaggi che altro non sono che trafficoni ambigui, viscidi e assetati solo di soldi, capaci di tutto pur di portare avanti i loro affari truffaldini. La trama tocca anche il degrado della vita delle famiglie meno fortunate, della violenza domestica che spesso è il risultato delle cattive condizioni economiche, delle scelte sbagliate che i giovani possono fare per fuggire dalla povertà prendendo scorciatoie che non portano da nessuna parte. C’è anche la violenta ma inarrestabile forza comunicativa di internet e dei social network, dove centinaia di giudici improvvisati sono sempre pronti a condannare ed emettere sentenze senza nessuna conoscenza dei fatti. In tutto questo contesto spicca la mancanza della scuola nella vita dei giovani calciatori, che pur avendo meno di 18 anni, sono presi dallo sport, dai social network, dai telefonini, ma lo studio e la scuola sono completamente assenti. Dario Corbo è un padre che cerca di combattere con tutte le sue forze per salvare il figlio, per evitare altre violenze e disgrazie, ma le sue iniziative spesso sono condizionate dalla cattiva fama che si è conquistato per alcuni presunti errori del passato. Della sua ex moglie Giulia niente da dire se non che non fà una grande figura.