Hotel Silence

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Titolo: Hotel Silence

Autore: Audur Ava Olafsdottir

Editore: Einaudi

Jonas sta partendo per un viaggio di sola andata per una destinazione indefinita. Ha una madre malata di demenza, una moglia da cui ha divorziato che gli ha comunicato che la figlia che credeva fosse sua invece non lo è. La sua vita è tutta qui, macerie che non si possono ricostruire. Jonas ha un palento particolare per riparare le cose, non tanto per costruirle nuove ma per riparare le cose rotte. Ha deciso di farla finita, di suicidarsi, ma non vuole che a scoprire il suo cadavere sia sua figlia, quindi decide di partire per una destinazione sconosciuta e di farla finita lì, lontano da tutto e da tutti. Porterà con sè la sua valigetta per gli attrezzi. Arriva in un paese che è appena uscito da una guerra terribile, che ha lasciato solo lutti e distruzione. E’ ospite dell’Hotel Silence, i cui proprietari sono due fratelli usciti indenni dalla guerra. Jonas viene coinvolto dai due fratelli in piccole riparazioni, presto troverà nuove ragioni di vita e inizierà una nuova vita, piena di persone a cui dedicare il suo tempo, per aiutarli a superare difficoltà e poter sognare un futuro migliore.

Hotel Silence è un libro triste, delicato, poetico ma nello stesso tempo un testo che riesce a trasmettere positività ed ottimismo. Jonas è un uomo solo che ha perso o almeno crede di aver perso ogni ragione di vita. Ritrova voglia di vivere, di fare qualcosa per aiutare gli altri. Constatare come le ferite delle persone che tutti i giorni combattono per sopravvivere , sono ben più profonde e dolorose delle sue, lo rigenera, gli fornisce nuovi motivi per proseguire la sua avventura terrena. La vita è dura e dolorosa ovunque, ma ognuno di noi deve onorare il dono ricevuto combattendo contro le avversità con tutte le proprie forze, senza mai arrendersi. Un libro in cui si parla di disgrazie personali, di morte, di guerra ma anche di rapporti umani, di solidarietà, di speranza e della possibilità di risorgere dalle macerie, materiali e psicologiche.

Ephemera

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Titolo: Ephemera

Autore: James Hazel

Editore: Longanesi

L’autore di questo thriller, James Hazel, è un avvocato che ha lasciato la sua attività nel campo legale per dedicarsi alla scrittura. Solo per questo ha guadagnato tutta la mia simpatia, prima ancora di aver letto il libro, per il coraggio che ha avuto nel seguire le sue aspirazioni lasciando la strada che la ragione gli aveva fatto intraprendere.

Ephemera è il suo primo romanzo ed è un esordio con i fuochi d’artificio per gli appassionati del genere thriller. La storia è basata su due piani temporali, il primo nel 1945 nel periodo immediatamente successivo al termine della Seconda Guerra Mondiale ed il secondo ai giorni d’oggi.

Nel 1945 il colonnello dei servizi segreti britannici Alber Ruck riceve l’incarico di interrogare un medico nazista autore di molti esperimenti sui prigionieri dei campi di concentramento di Buchenwald, alla ricerca di un veleno che infliggesse una morte non immediata con sofferenze fortissime. Il medico dopo pochi giorni viene ucciso e le indagini si fermano subito. Ma il colonnello Ruck prosegue le sue attività che avranno una importanza fondamentale nella costruzione della storia.

Ai giorni d’oggi, l’avvocato Charlie Priest viene aggredito in casa da un uomo alla ricerca di una chiavetta USB. Priest riesce a liberarsi dell’aggressore che fugge dalla casa senza aver rubato nulla. L’aggressore viene trovato ucciso in modo terribile subito l’aggressione a Priest. Le modalità della morte lasciano pensare ad un rituale iniziatico. L’aggressore si chiama Mils Ellinder, un tossicodipendente appartenente ad una ricchissima famiglia che controlla una delle principali case farmaceutiche inglesi. Priest viene subito sospettato di essere coinvolto nell’omicidio di Ellinder e per dimostrare la sua innocenza inizia la sua personale indagine che lo porterà sulle tracce di una  misteriosa setta segreta.

Ha inizio una avventura mozzafiato raccontata con maestria e ritmo. Il racconto, con l’intreccio tra passato e presente, dosato con grande tempismo, è sempre molto coinvolgente con personaggi ben delineati e credibili. Il tema dell’olocausto, ben presente nella storia, è trattato con misura ed equilibrio. L’avventura nel presente ha qualche tratto horror necessario per meglio rappresentare l’aberrazione umana che è alla base della storia. Personaggi, relazioni all’interno delle loro famiglie, luoghi ed azioni sono resi molto bene dall’autore che ha inventato una trama originale, basata su fatti storici realistici, descritti con grande abilità, così come gli intrecci sentimentali dei protagonisti, sia della storia passata che di quella ambientata nel presente.

Ephemera è senza dubbio uno dei migliori thriller che ho letto negli ultimi tempi. Alla fine del libro resta il compiacimento per aver vissuto una avventura fantastica con un pizzico di dispiacere per aver terminato la lettura. Ma una nota dell’autore dice chiaramente che sta lavorando alle prossime avventure dell’avvocato Priest. Non resta che attendere con impazienza l’uscita dei nuovi libri.

Morte di uno scrittore

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Titolo: Morte di uno scrittore

Autore: Hakan Nesser

Editore: Guanda

Il famoso scrittore Germund Rein muore in circostanze misteriose, probabilmente suicida, ma il cadavere non viene ritrovato e molte domande restano senza risposta. David Moerk è il traduttore di tutti i libri di Rein e tramite il suo editore entra in possesso del manoscritto dell’ultimo libro di Rein, che per espressa volontà dell’autore, deve essere pubblicato non in lingua originale e Moerk dovrà essere il traduttore.

Oltre a David Moerk e Germund Rein, lo scrittore scomparso, il libro ha per protagonista Ewa, la ex moglie di Moerk, sparita dopo la separazione dal marito, avvenuta in circostanze drammatiche.

Moerk sarà impegnato nella ricerca della sua ex moglie e nella traduzione del libro che presto diventerà una specie di indagine per scoprire le vere circostanze della morte dello scrittore. Moerk troverà degli indizi che lo porteranno dove non avrebbe mai immaginato.

La storia procede in modo lineare, senza colpi di scena o avventure mirabolanti, quasi con lentezza, senza fretta, seguendo lo stile lavorativo di Moerk, un persona a cui piace lavorare con comodo, seguendo i suoi ritmi, dividendo equamente il tempo tra il lavoro, le ricerche della moglie e le bevute al bar, complemento indispensabile per tirarsi su e non subire troppo la vita solitaria che si è imposto dopo la separazione dalla moglie.

Lo stile di Nesser è molto chiaro ed elegante, descrive in modo semplice ma efficace le vicende, coinvolgendo il lettore senza ricorrere ad una trama fitta ed incalzante, ma con una scrittura che dosa sapientemente le vicende senza concendere indizi, per arrivare ad una conclusione del racconto del tutto inaspettata.

Il gioco della trama è proprio quello di confondere il lettore e fargli credere il contrario di quello che è in realtà.

Solo alla fine del libro il lettore scoprirà cose è vero e cosa è falso, rimanendo stupito per non aver percepito minimamente l’epilogo della storia. Il libro è scritto in prima persona con Moerk come narratore. Questa scelta dà molta forza al racconto e facilita il compito che si è dato l’autore di portare il lettore dove vuole.

La Svezia ancora una volta stupisce per la qualità dei suoi scrittori e per la loro capacità di produrre thriller di ottimo livello con una sorprendente continuità.

Ricordi dormienti

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Titolo: Ricordi dormienti

Autore: Patrik Modiano

Editore: Einaudi

Jean è il protagonista di questo breve e delicato libro sul tema dei ricordi.

Durante una passeggiata sul lungosenna, Jean legge il titolo di un libro su una bancarella e all’improvviso nella sua mente riappaiono eventi della sua gioventù che aveva dimenticato in chissà quale meandro della sua memoria. Luoghi, fatti e incontri con sei donne, molto diverse tra di loro, che in qualche modo hanno segnato la sua vita. Ricorda piccoli dettagli, pensieri, antiche paure. Un passato messo da parte per molto tempo e poi tornato alla memoria per puro caso. I ricordi sono descritti a metà tra un diario ed un sogno, senza particolari nostalgie o rimorsi per qualcosa che poteva essere e non è stato.

Modiano ha vinto un premio Nobel (2014) con la motivazione “per l’arte della memoria con la quale ha evocato i destini umani più inesplicabili e scoperto il mondo della vita nel tempo dell’occupazione”. Non poteva che proseguire nella sua produzione letteraria con testi in cui il ricordo ha una valenza dominante. Dimentichiamo per poi ricordare le cose che riteniamo importanti. I ricordi sono le nostre radici che ci aiutano a capire le persone che siamo diventate e sono anche le basi sulle quali costruire il nostro futuro.

Fate il vostro gioco

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Titolo: Fate il vostro gioco

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

Un ex dipendente del casinò di Saint-Vincent viene ucciso a casa sua con due coltellate. Il cadavere viene scoperto dai vicini di casa. In una mano stringe una fiche. Un chiaro messaggio per indirizzare le indagini nel mondo del gioco d’azzardo. Rocco Schiavone è costretto ad indagare nel mondo dei frequentatori del casinò, persone con il vizio del gioco, indebitate ed in grande difficiltà, insieme a personaggi ambigui che lucrano sulle disgrazie collegate al vizio del gioco. Il morto aveva una vita tranquilla ed irreprensibile, a detta di tutti coloro che lo conoscevano, era una persona mite e gentile. Il suo omicidio è un vero mistero.

Inizia una nuova avventura per Rocco Schiavone in un mondo, quello del gioco, che non gli appartiene ma che affronterà con la solita apparente indolenza che nasconde una grande determinazione e capacità. Schiavone risolverà il caso a modo suo, aiutando persone in difficoltà, inguaiando quelli che hanno infranto la legge, utilizzando quando serve i suoi vecchi amici romani, che con metodi poco ordotossi ed al limite della legalità, sono comunque dalla parte della giustizia, anche se regolamentata dal codice personale del vice questore.

Rocco Schiavone è uno dei personaggi più riusciti della produzione letteraria poliziesca degli ultimi anni. Un uomo a cui la vita ha riservato prove durissime, che ha scelto di vivere da solo, con l’unico affetto del cane “Lupa”, la sua amica inseparabile. Un uomo semplice che non si lascia plagiare dalle mode rimanendo fedele alle scarpe ed al cappotto della sua gioventù, che continua ad indossare anche quando non rappresentano proprio la scelta migliore. Un romano che non riesce ad adattarsi alla vita in Valle d’Aosta ma che non trova il coraggio di tornare a Roma, per evitare di trovarsi di fronte al suo passato. Un uomo duro, schietto, coraggioso, pronto ad aiutare gli altri, a modo suo, senza romanticismi, a volte con qualche violenza, sempre comunque per salvare persone in difficoltà e per sconfiggere i colpevoli. Ogni indagine per lui è una sfida personale che va oltre la giustizia ufficiale e diventa una guerra personale. Manzini approfitta di ogni libro e di ogni avventura di Rocco Schiavone per entrare nei meandri della vita delle persone comuni, per esplorarne limiti e difetti, nel tentativo di trovare vie di uscita e soluzioni alle situazioni difficili e drammatiche che la vita ci impone di affrontare.

Il basilico di Palazzo Galletti

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Titolo: Il basilico di palazzo Galletti

Autore: Giuseppina Torregrossa

Editore: Mondadori

Maria Teresa Pajno, detta Marò, è stata da poco promossa a capo del gruppo “antifemminicidio” del commissariato Politeama di Palermo. La relazione con il suo fidanzato, il sostituto commissario Rosario Sasà D’Alessandro,è ormai alla fine ed a nulla serviranno i meravigliosi piatti che lei preparerà per lui, uomo troppo poco raffinato per apprezzare le meraviglie gastronomiche che gli prepara Marò. Le vicende personali dei due poliziotti si intreccieranno con le indagini per l’omicidio di una giovane donna, appartenente ad una famiglia importante di Palermo.

Il libro permette al lettore di vivere in una Palermo arsa dal sole e dalla siccità, devastata dalla immondizia che rende l’aria irrespirabile, dove anche l’acqua del mare è incapace di dare un pò di benessere per colpa di alcune alghe che stanno infestando le spiagge. Ma basta trovare un tavolino libero in una delle tante rosticcerie per dimenticare tutto e assaporare cibi meravigliosi. Anche i profumi della campagna, delle piante e dei frutti sono descritti con realismo tale che quasi è possibile sentire gli aromi uscire delicatamente dalle pagine del libro. I personaggi del popolo, gli ultimi, i poveracci, sono resi magnificamente, figure piene di umanità e dignità, pur nella misera condizione in cui la vita li ha ridotti. La commissaria Marò, donna piacevole e dai molti corteggiatori, non si lascia abbattere dalla fine della sua storia d’amore con Sasà, risolve brillantemente l’indagine, troverà il modo di aiutare due poveri protagonisti dell’indagine del tutto estranei al caso e saprà risolvere almeno momentaneamente la sua crisi sentimentale in modo creativo, originale e quanto meno intrigante. Un libro scritto da una ginecologa che ha iniziato a scrivere a 51 anni a cui va tutta la mia considerazione per essere riuscita a cambiare la sua vita in modo così radicale. Un libro la leggere utilizzando tutti i sensi, la vista per la lettura dei testi, l’udito per il frastuono della città che quasi fuoriesce dal libro, l’olfatto per il profumo di basilico e degli altri meravigliosi prodotti della natura siciliana descritti in modo eccellente, il gusto per i meravigliosi piatti descritti nel romanzo e il tatto per la meravigliosa sensazione di tenere in mano questo libro.

Il banchiere di lucifero

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Titolo: Il banchiere di lucifero

Autore: Bradley C.Birkenfeld

Editore: RaiEri

Bradley Birkenfeld voleva diventare un pilota dell’aviazione americana ma il destino lo ha dirottato verso gli studi economici. Il primo impiego in una banca americana poi l’avventura in Svizzera fino a toccare il vertice della finanza. Procurava clienti per la potentissima banca svizzera UBS. Clienti particolari, persone in grado di trasferire milioni e milioni di dollari nei capaci forzieri svizzeri. Soldi messi al sicuro, protetti dal fisco e da ogni tipo di indagine. Birkenfeld procurava clienti importanti provenienti dagli USA, per farlo aveva a disposizione ogni mezzo, aerei privati, imbarcazioni di lusso, eventi esclusivi, cene nei migliori ristoranti del mondo ed ogni mezzo che fosse attraente per quella categorie di persone troppo ricche per poterle attrarle con metodi tradizionali.

Bradley è un grande affabulatore, attrae i ricchi con tutti i mezzi ed è uno dei migliori procacciatore di clienti di UBS. Opera sul mercato americano quindi tutti i soldi che riesce a far depositare nella banca svizzera sono soldi sottratti al fisco americano. Tutto sembra andare per il meglio nella vita di Bradley che in pochi anni è diventato ricco e con un tenore di vita altissimo, fino a quando il suo mondo dorato comincia a sgretolarsi. La banca si rende conto che le pratiche che in Svizzera sono perfettamente legali, non lo sono negli Stati Uniti, pertanto l’attività della banca è passibile di inchieste e di conseguenti condanne da parte delle autorità americane. UBS comincia a tutelarsi e fare in modo che molte delle colpe ricadano sui loro uomini addetti alla ricerca dei clienti. Bradley si sente incastrato e tradito da coloro che hanno maggiormente usufruito del suo lavoro. Decide di giocare di anticipo, denunciando UBS alle autorità americane e collaborando alle indagini, fornendo documenti, nomi, circostanze. Andrà anche in prigione per aver avuto un ruolo di primo piano nelle attività illecite, ma incasserà un sostanzioso assegno per aver contribuito al recupero di somme enormi al fisco americano.

Il libro è scritto in prima persona da Bradley, un pò spaccone e un pò troppo americano. Non è certo per i meriti letterari che il libro è interessante. Leggere questo libro è utile per chi è interessato a comprendere meglio come funziona il sistema bancario svizzero e internazionale, di come il mondo attuale sia fatto per premiare i ricchi, che godono di benefici e possibilità inconcepibili per i comuni mortali. Un sistema ingiusto che favorisce che è già troppo ricco e lo diventa sempre di più, mentre lo stesso sistema con le persone normali è assolutamente ingiusto e inaccessibile

Leggendo il libro non c’è alcuna simpatia per Birkenfeld, non siamo di fronte a un Robin Hood ma ad una persona che ha tentato di distruggere il sistema bancario svizzero per una vendetta personale verso i suoi superiori e soprattutto per salvare se stesso dalla giustizia americana. Quando si parla di private banking o di alta finanza, di gestioni patrimoniali e dei livelli più alti dei servizi bancari internazionali, il lusso degli uffici e delle prestigiose sedi delle principali banche, serve a coprire attività che non hanno nulla di nobile ma che anzi sono spesso molto ma molto vicine a pratiche illegali o poco lecite. E il potere della finanza e delle banche diventa sempre più grande, più forte delle nazioni e dei loro governi. E di conseguenza anche i popoli che sono sempre meno sovrani e sempre di più sudditi.

Il cacciatore di orfani

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Titolo: Il cacciatore di orfani

Autore: Yrsa Sigurdardottir

Editore: Mondadori

L’omicidio di una giovane donna avviene con modalità di inaudita crudeltà. Unico testimone la piccola figlia della vittima, Margrét, 7 anni, nascosta sotto il letto su cui la madre veniva barbaramente uccisa.

Ad indagare il detective Huldar con una psicologa infantile di nome Freya, amanti occasionali ed ora in pessimi rapporti. Gli omicidi proseguono ed un presunto colpevole viene arrestato. Si tratta di un ragazzo, Karl, radioamatore, che ha intercettato alcune strane trasmissioni numeriche che lo hanno coinvolto nelle indagini. E’ molto difficile far parlare la piccola Margét che in qualità di testimone di un omicidio potrebbe rivelare particolari utilissimi per le indagini.

Yrsa Sigurdardottir ha iniziato la sua carriera come ingegnere civile prima di dedicarsi alla scrittura. Questo è stato il motivo principale per cui ho acquistato il libro. Uno dei primi post di questo blog era dedicato agli ingegneri scrittori e sono molto interessato a conoscere le carriere e gli scritti degli ingeggneri che si dedicano alla scrittura, per evidenti affinità personali.

Il libro ha una trama che è scandita da un ritmo lento e all’inizio la storia tarda a prendere un ritmo accettabile. Siamo abituati a gialli e thriller moderni, dove i fatti si susseguono ad un ritmo incessante, senza nessuna possibilità di tirare il fiato, dove ad ogni pagina accadono cose impensabili. In questo caso si percepisce la tranquilla cadenza della vita della capitale islandese, che non sembra disponibile a cambiare le proprie abitudini per colpa di qualche assassinio. In compenso i personaggi sono ben caratterizzati e ben costruiti. Le descrizioni sono dettagliate e tutto sommato piacevoli. Per alcuni personaggi non si può che avere una grande simpatia come per la piccola Margrét e il presunto colpevole Karl, un tipo asociale e leggermente strano. La storia è ambientata nella tranquilla Reykjavik, una città dove sembra impossibile che possano accadere storie così crudeli. Questa sensazione è comune ai vari thriller e gialli ambientati nei paesi nordici. Siamo abituati a pensare a tali paesi come una specie di paradisi tranquilli e poco propensi alla violenza, invece anche quelle società, nonostante la migliore situazione sociale, sono teatro della umana violenza che a quanto pare è simile a tutte le latitudini. Un libro originale e di piacevole lettura. Copertina ben fatta e molto intrigante. I vari numeri impressi in trasparenza sono strettamente legati alla trama e sono molto azzeccati.

Hypnerotomachia Poliphili

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Titolo: Hypnerotomachia Poliphili

Autore: Francesco Colonna

Editore: Adelphi

Il post su “Il Cristo velato” e il Principe di San Severo mi ha riportato indietro di circa 15 anni, periodo in cui ero completamente preso dalla lettura di testi ermetici ed esoterici o legati ai grandi misteri del passato. Uno dei libri più straordinari in cui mi sono imbattuto è stato senza ombra di dubbio Hypnerotomachia Poliphili. Era appena uscita in libreria l’ultima edizione di Adelphi (era il 2004), quel doppio volume dalla copertina rossa e con quel titolo quasi impronunciabile, attirò subito la mia attenzione e lo acquistai senza indugio. La lettura avvenne dopo qualche mese, dovevo trovare la giusta ispirazione per affrontare un testo simile.

Il libro è attribuito a Francesco Colonna che era un frate domenicano, ordine che accoglieva personaggi poco tradizionali come Giordano Bruno e Tommaso Campanella ed aveva più di qualche collegamento con ambienti e culti esoterici. Il libro è stato scritto in italiano misto al latino tra il 1400 e il 1500 ed è una vera a propria opera d’arte, sia per il testo che per meravigliose centosettanta xilografie che sono inserite nel libro.

Il libro è un testo iniziatico e allegorico, la cui traduzione è “La battaglia d’amore in sogno di Polifilo”, composto da 38 capitoli. Il testo è un romanzo che racconta l’amore di Polifilo per Polia. Polifilo si addormenta e si ritrova in un bosco e seguendo un canto bellissimo inizia un viaggio verso l’amore e la conoscenza. Polifilo trova l’amata Polia dopo aver superato una serie di prove. Inutile cercare di riassumere la trama, troppo lunga, articolata e piena di allegorie, enigmi, misteri, miti. Un viaggio attraverso buona parte delle conoscenze della cultura occidentale dell’epoca, con qualche riferimento anche troppo libertino, trattandosi dell’opera di un frate. Il libro, pur nella sua complessità, è scritto in modo piacevole e coinvolgente per il lettore, che può seguire la storia grazie alle descrizioni dei luoghi e all’azione sempre descritta in modo chiaro. Un libro che nonostante sia stato scritto oltre 500 anni fà, rappresenta ancora un mistero anche per storici e studiosi della materia. Un libro che lascia intendere come a volte la creatività e l’immaginazione di alcuni artisti potrebbe essere stata ispirata da entità sconosciute o al di sopra del naturale.

Il Cristo Velato

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Nel recente post dedicato a “A chi appartiene la notte” ho ricordato che nella trama del libro si parla del “Cristo Velato”, una famosa scultura del 1753 realizzata da Giuseppe Sammartino e commissionata dal Principe di San Severo.

Raimondo di Sangro principe di SanSevero è stato un uomo dai molteplici talenti ed interessi che spaziarono dall’alchimia, esoterismo, letteratura, anatomia. Si interessò a molti diversi campi della scienza e delle arti, dalla chimica all’idrostatica, dalla tipografia alla meccanica. Ad oggi la sua principale eredità è la arcinota “Cappella di Sansevero”, il mausoleo di famiglia che comprende alcune opere straordinarie, tra cui il “Cristo Velato”.

La scultura mostra il corpo di Cristo sdraiato, privo di vita, coperto da un lenzuolo marmoreo finissimo. La statua ha dato origine ad alcune leggende riguardo l’origine del velo che dicevano fosse stato realizzato grazie ad una misteriosa tecnica alchemica di marmorizzazione del tessuto scoperta dal Principe di San Severo. A parte le leggende, la statua è una delle opere dell’uomo più stupefacenti per la bellezza e per le sensazioni che si provano guardandola.

Alcune delle più grandi sculture della storia dell’umanità, rappresentano la perfezione delle forme, una per tutte il David di Donatello. La Pietà di Michelangelo unisce la perfezione delle forme alla grande rappresentazione della sofferenza scolpita nel volto di Cristo e di Maria. Il Cristo velato unisce la perfezione delle forme alla espressione del dolore del volto di Cristo all’effetto straordinario che crea il velo che copre il corpo senza coprire nulla anzi, esaltandone le forme e nello stesso tempo dando l’impressione di un corpo che sta perdendo la sua consistenza materiale, quasi a poter percepire l’anima che sta per lasciare il corpo ormai senza vita.

La mano di Sammartino è stata guidata da Dio ? Sammartino ha voluto continuare l’opera di Dio ? Sammartino ha voluto dimostrare che l’uomo può creare cose straordinarie come se fosse Dio ?

Si può essere credenti o no, ma di fronte a certi capolavori non si può non pensare che certi uomini, oltre al talento ed all’applicazione, hanno avuto una ispirazione straordinaria la cui provenienza è quanto meno misteriosa.

In nome del male

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Titolo: In nome del male

Autore: Fabrizio Carcano

Editore: Mursia

“In nome del male” è l’ultimo libro di Fabrizio Carcano, giornalista e scrittore. La storia è ambientata a Milano e in Lombardia, dove gli indizi di alcuni omicidi sembrano orientare le indagini verso le sette sataniche ed i loro terribili e macabri rituali. Il commissario Bruno Ardigò è incaricato a dirigere le indagini fin dal ritrovamento del primo cadavere, vicino al quale sono trovate delle informazioni riguardo il numero totale degli omicidi programmati, tra cui proprio il commissario Ardigò come ultimo della serie. Ardigò quindi si trova nella scomodissima posizione di responsabile delle indagini ed obiettivo del colpevole. Ma il commissario è un uomo duro che non si lascia impressionare e che porterà avanti l’indagine senza paure, commettendo solo un errore, verso la fine, che poteva costargli molto caro. Ardigò si fà aiutare nelle indagini dal “demonologo” Dario Vanner, i cui suggerimenti portano il lettore a conoscere alcuni luoghi misteriosi di Milano, probabilmente sconosciuti a molti. Il libro è basato su una trama molto fitta, continui cambi di scenario, tante storie parallele, tanti personaggi. Una scrittura intensa, piena di spunti, con continui riferimenti alla realtà, anche di crimini realmente avvenuti che hanno catturato per mesi l’attenzione dei media e del pubblico televisivo. Un libro che necessita un certo impegno per essere letto. Un libro che descrive la doppia vita della scintillante Milano, dove dietro il lusso dei locali alla moda frequentati dalle persone più in vista della città, spesso si nasconde un mondo non proprio esaltante, fatto di persone molto ricche che hanno continue voglie ed appetiti che trovano sempre o quasi sempre la malavita organizzata pronta a soddisfarli, basta pagare. Soldi, tanti soldi, che servono a soddisfare tutte le voglie ma anche ad arricchire chi guadagna soldi smerciando droga e ragazze, in una finta corsa al divertimento che porta di solito verso una strada senza uscita. Un libro duro, a tratti violento, che mostra il lato peggiore della nostra società, un mondo occulto che vive nell’ombra, che non viene visto dalla maggioranza delle persone forse perchè fa di tutto per non vederlo. Comunque niente è quello che sembra ed il commissario scoprirà forse troppo tardi il vero motivo per cui è stato inserito nella lista di coloro che devono essere sacrificati.

 

A chi appartiene la notte

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Titolo: A chi appartiene la notte

Autore: Patrik Fogli

Editore: Baldini+Castoldi

“A chi appartiene la notte” è l’ultima opera di Patrik Fogli, scrittore ingegnere, categoria di autori che seguo con particolare interesse.

Irene Fontana fugge dal suo passato di giornalista di inchiesta e si rifugia nella casa di sua nonna, sulle colline dell’Appennino reggiano. Irene assiste al ritrovamento del cadavere di un giovane del posto, caduto dalla Pietra di Bismantova. Sembra un suicidio ma la madre del ragazzo non crede che suo figlio possa essersi tolto la vita e chiede ad Irene di indagare, di scoprire tutto il possibile su suo figlio, per capire cosa effettivamente è successo. Per Irene inizia una avventura nel passato della zona, scopre patti segreti tra le famiglie del posto, locali ambigui dove si svolgono feste non proprio regolari, storie di personaggi strani, un universo parallelo del tutto inaspettato.

Patrik Fogli ha una frase sulla sua home page che dice “le cose non si migliorano solo perchè si semplificano”. Questa frase rappresenta anche il suo modo di scrivere. “A chi appartiene la notte” è un libro complesso, con una trama studiata in tutti i particolari, con tanti riferimenti alla mitologia greca, all’occultismo, alla magia, alle storie misteriose che si narra siano collegate con le storie reali, alla vita quotidiana. Tanto per fare qualche esempio si parla del “Cristo velato “ di Giuseppe Sanmartino, una delle sculture più straordinarie realizzate dall’uomo, oppure del mito di Prometeo, della storia di Abramo Lincoln e della misteriosa morte di suo figlio. Quindi un libro complesso che per essere compreso in tutte le sue sfumature necessita qualche ripasso o qualche ricerca on line ogni tanto. Un libro pregevole e inedito, lontano dai gialli e noir tanto in voga di questi tempi. Un libro che racconta il lato oscuro e nascosto della nostra società ma che apre la speranza che le tenebre possano essere illuminate dalla luce di persone come Irene che pur sapendo di dover pagare un prezzo enorme, si dedicano alla ricerca della verità.

 

 

La morte mi è vicina

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Titolo: La morte mi è vicina

Autore: Colin Dexter

Editore: Sellerio

Colin Dexter è un grande scrittore inglese di gialli anche se è stato un professore universitario di lingua greca oltre che grande enigmista.

L’ispettore capo Morse ed il suo fido vice Lewis sono i protagonisti del libro di Colin Dexter “La morte mi è vicina”.

Il libro è suddiviso in 68 capitoli. Ogni capitolo inizia con versi o frasi che sono delle vere e proprie perle che arricchiscono il racconto e lo rendono ancora più gradevole di quanto non fosse già il testo del racconto. La trama del giallo passa quasi in secondo piano di fronte alle continue batture umoristiche dei protagonisti. Un libro da leggere con calma cercando di apprezzare parola per parole, per cogliere tutte le sfumature racchiuse in ogni pagina del libro.

La trama a mio giudizio è meno importante dei contenuti umoristici del libro.

Una giovane donna viene uccisa con un colpo di pistola esploso attraverso la finestra del soggiorno di casa sua. Un quartiere tranquillo, una strada dive tutti si conoscono. Gli indizi sembrano dimostrare che l’operato sia quello di un professionista ma non c’è un movente. Le indagini sembrano ad un punto morto ma la brillante mente dell’ispettore Morse trova i giusti collegamenti per arrivare alla soluzione del caso. Un libro che è un vero e proprio piccolo capolavoro di umorismo e perspicacia.

Eleanor Oliphant sta benissimo

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Titolo: Eleanor Oliphant sta benissimo

Autore: Gail Honeyman

Editore: garzanti

Eleanor Oliphant è una donna di trent’anni, impiegata come contabile in una piccola azienda, dove è apprezzata per le sue capacità professionali e dove capi e colleghi non danno troppo peso alle sue scarse capacità sociali. La sua è una vita anonima e solitaria, forse una barriera per coprire le profonde ferite che una infanzia travagliata le sono rimaste dentro. La vodka è l’unica compagnia dei suoi week end. Eleanor ha una infatuazione platonica per un musicista sconosciuto, che lei spera possa diventare l’uomo della sua vita. Le cose andranno diversamente e la cosa avrà una grande importanza nella storia.

Il libro racconta un breve e intenso periodo della vita di Eleanor, in cui lei cerca di cambiare abitudini, modo di vestire, pettinatura, per apparire diversa ed aderire ai canoni estetici e comportamentali ritenuti normali dalla maggior parte delle persone. Ma non si può cambiare la propria indole, non basta qualche acquisto per diventare quello che non si è. Un libro in cui è la protagonista che narra in prima persona le sue disavventure, le sue debolezze, i suoi pensieri. Il tipo di narrazione aumenta l’efficacia della descrizione per il lettore. La storia appare all’inizio una specie di Bridget Jones ma poi il libro prende una piega più intensa e profonda e la commedia iniziale si trasforma in dramma, per poi tornare su toni più rilassati. Un buon libro che racconta come una persona apparentemente fragile e con poche capacità di difesa, possa resistere alle prove dolorose e terribili della vita, trovando dentro di sè la forza di sopravvivere anche quando ha raggiunto il fondo, come capiterà proprio a Eleanor. L’importanza dell’impiego di Eleanor nella socità di computer grafica sarà fondamentale per il suo ritorno alla normalità. Piaccia o no, il lavoro è importante nella vita di ciascuno di noi anche se non tutti siamo disposti a valutare tale importanza nel modo giusto. Una copertina intrigante che si comprende solo alla fine del libro.

Il compimento è la pioggia

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Titolo: Il compimento è la pioggia

Autore: Giorgia Lepore

Editore: edizionie/o

Il titolo enigmatico “Il compimento è la pioggia” troverà spiegazione nella lettura del libro, un noir ben scritto da Giorgia Lepore, una archeologa insegnante di liceo con la passione per la scrittura. Il libro è ambientato a Bari e nel testo ci sono alcuni inserti in dialetto barese, dosati con misura, che sono un piacevole modo per spezzare il ritmo della lettura. La notte di San Nicola viene scoperto l’omicidio di una giovane donna, madre di due figli. Il corpo della giovane vittima è in condizioni pietose per botte, coltellate e ferite di tutti i tipi. I due figli vengono ritrovati, una bambina di 5 anni ed un bambino di 2, all’interno di una cassapanca nella stanza dell’omicidio. La bambina afferma di aver visto tutto e di essere in grado di smascherare il colpevole. La squadra di investigatori è composta dall’ispettore Gerri Esposito, dall’ispettrice Sara Coen e dal loro capo Marinetti. Il magistrato che segue l’inchiesta è Giancarlo Autieri, milanese, trapiantato a Bari per lavoro, non proprio felicissimo di trovarsi in un posto con mentalità e comportamenti così diversi da quelli a cui è abituato.

Il libro ruota attorno alla figura dell’ispettore Gerri, un uomo che si porta dietro le ferite di una infanzia dolorosa, con i suoi comportamenti estremi ma corretti. Gerri instaura un forte legame con la bambina figlia della vittima, che vuole parlare solo con lui, confidandogli quello che ha visto o sostiene di aver visto il giorno dell’assassinio di sua madre. I colloqui tra l’ispettore e la bambina sono intensi, commoventi ed a tratti straordinari. La storia si sviluppa negli ambienti poveri e degradati della citta di Bari, in famiglie prive di alcuna capacità di intervenire nella formazione dei figli, senza nessuna aspirazione verso la legalità.

E’ una storia di violenza sulle donne, con enormi e devastanti ripercussioni sui bambini, perpetrata da uomini che considerano le donne come “cose” di loro proprietà, per sfruttarle illegalmente o picchiarle in nome di un presunto amore che non contempla tale possibilità. Un “noir” che accosta la violenza, ampiamente raccontata nel romanzo in varie forme, all’umanità dei pensieri e dei comportamenti dell’ispettore Gerri, che pur con qualche limitazione a dimostrare i suoi sentimenti e con comportamenti spesso al limite, tendenti verso l’asocialità, riesce a mostrare il lato migliore degli uomini.