Forse ho sognato troppo

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Titolo: Forse ho sognato troppo

Autore: Michel Bussi

Editore: edizioni e/o

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Nathalie ha una vita apparentemente perfetta. Una bella casa, un marito, due figlie, due nipoti, ha 53 anni ed è ancora una donna attraente. Ha un lavoro invidiato da molte donne, è una hostess dell’Air France, impiegata sui voli intercontinentali. Viaggia tre volte al mese sulle tratte intercontinentali, destinazioni lontane, in tutti i paesi del mondo, un sogno per la maggior parte delle persone. E’ innamorata del suo lavoro e della sua famiglia a cui dedica tutto il tempo libero. La vita impegnata e laboriosa di Nathalie viene turbata da una serie di strane circostanze che la costringeranno a rivivere una successione di viaggi e di avvenimenti che vent’anni prima avevano segnato profondamente la sua vita. Le analogie con il passato sono troppo strane, le coincidenze troppo improbabili per non pensare che ci sia un disegno preciso dietro quello che sta turbando la vita di Nathalie.

Presentato come un libro giallo, in realtà è la storia di un amore folle e irrazionale tra Nathalie e un giovane musicista di nome Ylian, con i protagonisti che decidono di troncare la loro relazione mettendo da parte il cuore a favore della ragione e del conformismo. Questo romanzo di Michel Bussi contiene tutti gli ingredienti per soddisfare i gusti di molti lettori, una specie di libro di genere universale, per metà giallo e per metà storia romantica. Una trama con un intreccio misterioso, con incidenti sospetti, rapimenti, tentati omicidi, cronache di voli intercontinentali e racconti della vita di bordo degli equipaggi, soggiorni in luoghi esotici, descrizioni dettagliate di città lontane, tanta musica, racconti di vita quotidiana mescolati con eventi straordinari ed imprevedibili, il racconto di una storia d’amore e di passione di rara intensità, un pizzico di erotismo. Un amore travolgente e totale anche se di breve durata tra la hostess e il musicista che segnerà per sempre la vita dei due.  La trama è ben confezionata e questo “Forse ho sognato troppo” si rivela un libro intrigante anche se l’autore ha spinto troppo sul tasto romantico, almeno per i miei gusti. Un romanzo raccontato su due piani temporali, nel 1999 e nel 2019, con continui salti avanti e indietro nel tempo, per raccontare gli eventi della storia che si ripetono a distanza di vent’anni con troppe analogie con il passato per essere solo il frutto del caso. La trama è strutturata in modo molto articolato, senza nessun indizio sull’epilogo della storia, con l’autore che conduce il lettore lungo un percorso a ritroso nel tempo che riuscirà a spiegare gli eventi imprevedibili del presente.

L’istante presente

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Titolo: L’istante presente

Autore: Guillaume Russo

Editore: La nave di Teseo

Traduzione: Sergio Arecco

Arthur Costello è un giovane medico, figlio di un famoso chirurgo con cui non ha mai avuto buoni rapporti. Un giorno il padre organizza con lui una battuta di pesca ma è solo una scusa per portarlo al faro di cui la famiglia è proprietaria. Il padre gli offre in eredità la proprietà della torre ad una condizione tassativa, ossia di non aprire mai una porta metallica che si trova nella cantina e che lui stesso aveva murato proprio per evitare che fosse aperta e che fosse svelato il terribile segreto che nasconde. Arthur accetta la condizione imposta dal padre, firma tutti i documenti e diventa a tutti gli effetti il legittimo proprietario del faro. Appena rimane solo, Arthur trova degli attrezzi e per prima cosa abbatte il muro ed apre la porta che lo conduce nella stanza che il padre gli aveva chiesto di non violare per nessuna ragione. Inizia per Arthur una storia incredibile, una specie di viaggio attraverso il tempo, la sua famiglia ed i suoi affetti. Conoscerà Lisa, una ragazza che studia recitazione e che si mantiene agli studi facendo la barista, si innamorerà di lei e inizierà una storia d’amore molto particolare a causa della particolare condizione in cui si trova Arthur dopo essere entrato nella stanza segreta del faro. La storia si sviluppa in modo imprevedibile, con i tempi tipici di un thriller, con il segreto della stanza del faro che sembra doversi svelare da un momento all’altro e risolvere il mistero che sovrasta tutta la storia. Solo alla fine il lettore scoprirà che il libro non è un thriller ma una storia completamente diversa.

Il libro tratta il tema delle scelte che si fanno nella vita di cui non riusciamo a comprendere le conseguenze e le influenze che avranno negli eventi futuri della nostra vita. Un romanzo che racconta l’incredibile avventura di Arthur alla ricerca della sua felicità, in un viaggio apparentemente sconclusionato nel tempo, in cui subisce gli eventi che gli accadono. Solo quando riuscirà a mettere insieme idee e ricordi troverà il senso degli avvenimenti della sua vita.

Guillaume Musso in questo libro dichiara di essersi ispirato ad altre opere che hanno trattato il viaggio nel tempo, ma in “L’istante presente” è riuscito a scrivere un racconto originale e non scontato, trattando il senso della vita, l’importanza degli affetti e della famiglia e sulla capacità di superare drammi e disgrazie familiari. La storia ha una ambientazione vagamente oscura con apparenti continui passaggi di Arthur da sogno a realtà, con il lettore in balia di queste sensazioni alterne di cui non riesce a comprenderne la natura  se non alla fine del libro. La scrittura è lineare e piacevole, la lettura procede velocemente, per una conclusione assolutamente imprevedibile.

Il treno per Istanbul

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Titolo: Il Treno per Istanbul

Autore: Graham Greene

Editore: Sellerio

Traduzione: Alessandro Carrera

Il treno per Istanbul è stato il primo grande successo di Graham Greene, la prima edizione fu pubblicata nel 1932, questa ultima edizione del 2019 è pubblicata da Sellerio. Sono molti gli elementi di interesse per questo libro, dall’ambientazione sul treno Orient Express, che ha mantenuto intatto il suo fascino con il passare del tempo, la carriera dell’autore, divenuto uno dei principali scrittori inglesi del dopoguerra e la sua reale appartenenza al MI6, il servizio segreto di spionaggio per l’estero della Gran Bretagna, ossia l’orgonizzazione a cui appartiene il mitico James Bond. L’edizione di Sellerio nella collana “La memoria” ha in copertina una immagine pubblicitaria del viaggio in treno più famoso della storia, un piccolo dettaglio che colpisce la fantasia del lettore, che appena prende in mano il libro si ritrova già in viaggio.

Il libro racconta le avventure sul treno Orient Express di un gruppo assortito di viaggiatori che l’autore ha scelto per rappresentare, tramite le loro storie,  la situazione politica dell’Europa dell’epoca. I viaggiatori coinvolti nel viaggio sono un comunista idealista, un ricco ebreo in viaggio d’affari, una giornalista a caccia di scoop, un ladro che sta rischiando la vita, una ballerina di fila in viaggio per Istanbul con la speranza di essere ingaggiata da una compagnia inglese. L’Europa sta vivendo un periodo difficile, in Germania sta per nascere il partito nazista, tutta Europa è pervasa dall’antisemitismo ed in generale da sentimenti contrari alla solidarietà. Il libro è nato come un thriller ma ha avuto maggior fama per aver anticipato quello che sarebbe accaduto da lì a poco in Europa. Nel 1933 Il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei lavoratori, guidato da Adolf Hitler, salì al potere dando origine al Terzo Reich. Il libro racconta le vite dei protagonisti ma in realtà prevede il pericolo costituito dalle ideologie del momento e delle loro enormi conseguenze sulle sorti europee. Il romanzo è scritto con grande ritmo, con molta attenzione verso gli aspetti caratteriali dei personaggi, con una costruzione dell’intreccio molto precisa, con diversi spunti umoristici che aumentano il piacere della lettura.

Ghiaccio e Argento

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Titolo. Ghiaccio e argento

Autore: Stina Jackson

Editore: Longanesi

Traduzione: Andrea Berardini

C’è una strada lunga 500 chilometri che corre lungo il Nord della Svezia lungo il confine con la Norvegia. E’ chiamata la via dell’Argento. Lelle è un insegnante di liceo e padre di una ragazza, Lina, scomparsa lungo quella strada tre anni prima. Lelle trascorre le estati, quando è libero dagli impegni dell’insegnamento, lungo questa strada alla ricerca di sua figlia. Lelle è un uomo disperato, sa che è molto difficile che la figlia sia ancora viva, ma cercarla per tutta l’estate è l’unico motivo che gli è rimasto per vivere.

Meja è una ragazza di diciassette anni, costretta dalla madre ad una vita stentata e disordinata. Per seguire l’ultimo amore della madre, si trasferisce con lei in un paesino lungo la via dell’argento, non troppo distante dall’abitazione di Lelle. Solitudine e disperazione accompagnano la sua vita quotidiana, che sembra non offrirle nulla di buono, fino a quando non conoscerà un ragazzo che potrebbe cambiarle la vita in modo sorprendente ed inaspettato.

Due storie parallele tra le tante raccontate nel romanzo, che si incontreranno dando vita ad una avventura intensa che rivoluzionerà la loro vita per sempre.

L’avventura ruota attorno alla scomparsa di Lina ed alla folle e disperata determinazione con cui il padre cerca di ritrovarla, senza ascoltare la polizia, che ritiene impossibile ritrovare viva la ragazza e la moglie, da cui ha divorziato, che anche lei ritiene inutile disperarsi in una ricerca impossibile.

Stina Jackson è al suo romanzo di esordio e questo “Ghiaccio e Argento” sembra molto promettente per questa autrice di thriller che sembra aver trovato subito il suo genere ideale per esprimersi al meglio come autrice. Il romanzo scorre veloce, la trama è ben congegnata, i vari personaggi hanno storie molto diverse tra loro, tutto concorre a tenere alta l’attenzione del lettore. L’ambientazione è tipica del nord Europa, una natura selvaggia e attraente, condizioni di vita dure per il freddo, la neve e la poca luce in inverno, tutti fattori poco adatti alla vita delle persone. La cosa migliore del romanzo sono i personaggi, ben caratterizzati e descritti in modo molto efficace, nei loro pregi, difetti, paure, limiti e fobie. Il libro non presenta momenti di calo di attenzione, tutto è sempre in movimento, c’è sempre qualcosa che sta per accadere. Un romanzo con tutti gli ingredienti che dovrebbe avere un thriller dei giorni d’oggi. Un libro che regala agli appassionati del genere qualche ora di avventuroso relax.

In tutto c’è stata bellezza

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Titolo: In tutto c’è stata bellezza

Autore: Manuel Vilas

Editore: Guanda

Traduzione: Bruno Arpaia

Non conoscevo Manuel Vilas, non sapevo nulla della sua vita e produzione letteraria. Ho comprato questo libro per il titolo, che mi è sembrato subito meraviglioso. Manuel Vilas in questo “In tutto c’è stata bellezza” tratta del rapporto che ha avuto con la sua famiglia, del dolore per la perdita dei genitori e della loro presenza costante a fianco a lui dopo la loro scomparsa. Vilas racconta la sua vita, episodi normali, niente di mirabolante, sullo sfondo della vita spagnola degli ultimi decenni. Lui è un uomo ossessionato dalla morte, poco abituato ad esprimere i propri sentimenti, anzi quasi portato a nasconderli. Racconta tanti dettagli della storia dei suoi genitori, piccoli segreti familiari, abitudini e comportamenti quotidiani della sua famiglia. Tante piccole cose, dettagli trascurabili, che al momento lo facevano arrabbiare ma che a ripensarci ora provocano solo tenerezza e nostalgia. Ricordi sparsi, disordinati, scritti con sincera spontaneità, nulla di programmato.

Il libro mi è piaciuto molto, non tanto per il contenuto, ma per avermi fatto rivivere situazioni analoghe della mia vita con la mia famiglia, con i miei genitori. Chi ha perso i genitori può capire cosa vuol dire abituarsi a vivere senza di loro, a non averli a fianco tutti i giorni, alla mancanza del loro affetto e della loro comprensione.  Quel senso di incompletezza che rimane intatto con il passare degli anni per le mancate dimostrazioni di affetto che per fretta e superficialità i figli in genere negano ai propri genitori, senza motivo, senza capire quanto possano essere importanti e quanto grande possa essere l’errore di non esprimerle. I legami con i nostri genitori ci sostengono e ci guidano anche quando si interrompono e sono proprio questi legami che ci danno la forza di andare avanti da soli. Qui sta la meraviglia del titolo del libro. In Tutto c’è stata bellezza. Nelle piccole cose, nei gesti di affetto, nelle frasi quotidiane, quando i comportamenti dei genitori sono mossi solo dall’amore, senza bisogno di avere un immediato ritorno. L’amore dei genitori per i figli non ha bisogno di ricompense, è un dare senza chiedere nulla in cambio. Noi siamo quello che i nostri genitori ci hanno insegnato, sta a noi onorarli e rispettarli, vivendo secondo i loro insegnamenti e mantenendo in questo modo vivo il loro ricordo. Ci sono figli che onorano padri illustri scrivendo biografie che raccontano la vita di grandi uomini, nel campo della politica o dell’industria. Manual Vilas ci ha raccontato la sua vita normale, normalissima ma proprio perché in questa vita normale ha trovato che “In tutto c’è stata bellezza” sta la sua grandezza. Siamo abituati a misurare tutto con il denaro, i successi sono solo quelli che danno ricchezza, ma ci sbagliamo. Non dobbiamo vivere per la ricchezza, ma per la bellezza. Dei sentimenti, degli affetti, delle relazioni, del nostro modo di essere.

 

 

La misura del tempo

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Titolo: La misura del tempo

Autore: Gianrico Garofiglio

Editore: Einaudi

Guido Guerrieri, avvocato, ha quasi cinquant’ anni, comincia ad accusare la routine della professione, affiora una certa stanchezza verso il proprio lavoro. Sente il peso del tempo che passa e che riduce le prospettive. E’ un uomo con pochi stimoli, ancora alla ricerca di una attività che lo rappresenti veramente, più di quanto non abbia fatto la professione di avvocato, da lui concepita fin dagli inizi come qualcosa di provvisorio in attesa della vera svolta.

Guido aveva conosciuto Lorenza quando erano giovani. Lei era bella e affascinante, lui un giovane di venticinque anni ancora poco esperto di cose d’amore. Si erano lasciati e non si erano più rivisti. Un pomeriggio la ritrova nel suo studio. Lei ha perso tutto il suo fascino, è invecchiata, il tempo non è stato gentile con lei e neanche la sorte. Suo figlio Jacopo è in carcere con una condanna per omicidio in primo grado. Lorenza gli chiede di difenderlo nel processo di appello, il suo avvocato precedente è morto da poco. Guido accetta la difesa. Si rende conto delle difficoltà, ma accetta lo stesso il caso che appare subito difficile, con pochissime possibilità di successo. Ha inizio il racconto del nuovo processo, mentre Guerrieri rivive alcuni periodi della sua gioventù legati al ricordo di Lorenza. Da un lato la cronaca giudiziaria con la spiegazione per non addetti ai lavori di tutti i tecnicismi e le tattiche di difesa, di come condurre le contro indagini, dell’attività che un avvocato difensore deve svolgere per preparare al meglio il processo. Dall’altro lato c’è un uomo più che maturo che si ritrova a rivivere parte del suo passato dopo ventisette anni, provando sentimenti contrastanti e lontani tra loro. Dalla compassione per la persona che vede con gli occhi, per le rughe che il tempo e la vita hanno lasciato, ed il ricordo della persona che era stata, con il suo fascino e la bellezza che non ci sono più ma che tornano di continuo alla memoria, rievocando le emozioni e le sensazioni di un tempo. Il romanzo è raccontato in prima persona da Guerrieri e si svolge su due piani temporali, tra ricordi pieni di malinconia e vicende processuali, veloci, dinamiche, con la spietata competizione tra difesa e accusa.

Gianrico Carofiglio ci ricorda l’importanza di guardare le cose da diversi punti di vista, nei processi come nella vita quotidiana e di non accettare le verità più comode ma di avere sempre dei dubbi e di usarli per accertare la verità. “La misura del tempo” è un invito a ripensare alla propria vita, a quello che si sta facendo ed al futuro che si desidera. Non è mai troppo tardi per immaginare un cambiamento e per tentare di realizzarlo veramente.

La danza del Gorilla

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Titolo: La danza del gorilla

Autore: Sandrone Dazieri

Editore: Rizzoli

Gorilla soffre di disturbo dissociativo dell’identità. In lui convivono due persone, il Gorilla e il Socio, il suo alter ego, sempre pronto ad intervenire ed in genere a mettere nei guai il Gorilla. Vive ad Amsterdam, su una barca, apparentemente lontano dai guai in cui aveva vissuto negli anni precedenti. Ora deve tornare a Milano, un suo amico è morto e non può mancare al suo funerale. Ha inizio così “La danza del gorilla”, l’ultimo in ordine di tempo, dei romanzi di Sandrone Dazieri. Un romanzo noir ambientato nella Milano contemporanea, una città che muta in continuazione, dove i soldi comandano su tutto.

Sandrone Dazieri scrive in modo lineare e scorrevole, racconta storie forti in modo diretto e veritiero. Così come il Gorilla ha una doppia personalità, la citta di Milano viene descritta come una città moderna ed affascinante con i suoi nuovi quartieri e grattacieli ma che dietro il velo della modernità, nasconde la città dei disperati, dei drogati, degli immigrati clandestini, di coloro che non hanno mai abbandonato la lotta politica clandestina. E’ qui che si scatena la scrittura di Dazieri, quando c’è da descrivere le verità scomode, gli ambienti criminali delle città moderne. Un romanzo che racconta un mondo in cui il denaro comanda anche la giustizia e decide chi deve pagare e quanto. Il denaro non riesce a comandare solo il Gorilla, un uomo che ha deciso di vivere fuori dal coro. Un libro che tritura la realtà moderna e la critica. Un libro che piacerà a chi vuole leggere una storia dissacrante, piena di azione e ben costruita.

Il coltello

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Titolo: Il Coltello

Autore: Jo Nesbo

Editore: Einaudi

Traduzione: Eva Kampmann

Il coltello è il dodicesimo romanzo di Jo Nesbo con protagonista Harry Hole.  Il libro inizia con Hole che è stato buttato fuori di casa dalla moglie Rakel a causa del suo alcolismo senza limiti. Hole è ridotto a vivere in un piccolo appartamento, tra sporcizia e bottiglie vuote. E’ un brutto momento per lui, è stato degradato ad agente semplice ed è stato anche sospeso dal servizio. Un pomeriggio, risvegliatosi da una sbornia colossale, si accorge di avere i vestiti e le mani sporchi di sangue. Non ricorda nulla di quello che è successo la sera prima ma le condizioni in cui si trova non lasciano sperare nulla di buono.

La trama è basata su un intreccio complesso che pagina dopo pagina si complica e si arricchisce di nuovi protagonisti e particolari. Il filo conduttore delle varie storie raccontate nel libro è la vendetta, nelle varie forme possibili, come conseguenza di torti o violenze subite. Jo Nesbo con questo romanzo si conferma come grande costruttore di trame criminali ma anche un grande conoscitore dell’animo umano, riuscendo a descrivere la psicologia dei personaggi con grande capacità. Il senso di giustizia di Harry Hole lo porterà a condurre le indagini anche se sospeso dal servizio, con la solita determinazione anche se i risultati dovessero essere per lui fatali. La Norvegia, idealizzata da noi mediterranei come una specie di paradiso sociale, viene descritta in questo romanzo come un paese dove alcolismo, suicidi, criminalità di ogni tipo e consumo di droghe sono all’ordine del giorno, descrivendo una realtà molto più dura e meno affascinante di quella generalmente considerata. La storia parte con un delitto che appare assurdo e senza movente e le indagini prendono di continuo direzioni che di volta in volta si riveleranno errate, per un epilogo impensabile e del tutto imprevedibile. Jo Nesbo riesce di continuo a depistare il lettore, confondendolo con falsi indizi per allontanarlo dalla soluzione finale, con abilità e grande inventiva. I dialoghi tra i protagonisti sono tra le cose migliori del libro, a dimostrazione delle capacità dell’autore. Un libro complesso, con personaggi violenti, che racconta storie crude e molto lontane dalla quotidianità, con un personaggio complesso e contraddittorio come Harry Hole, sempre in lotta con le sue debolezze personali, i suoi nemici criminali e l’alcolismo da cui non riesce proprio ad allontanarsi. Di poliziotti devastati dall’alcol la letteratura è piena, ma Harry riesce ad affascinare i lettori per il suo modo di essere una persona libera, che non cerca gratificazioni personali ma vuole trovare la verità e trovare giustizia, ad ogni costo.

Il silenzio dei larici

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Titolo: Il silenzio dei larici

Autore: Lenz Koppelstätter

Editore: Corbaccio

Traduzione: Mara Ronchetti

“Il silenzio dei larici” è il secondo romanzo che l’autore, Lenz Koppelstätter, pubblica con protagonista il commissario Grauner e l’ispettore Saltapepe.

La storia è ambientata a Santa Geltrude, un piccolo paese nella Val d’Ultimo, in Alto Adige. Il cadavere di Marie, una ragazza di soli diciassette anni, viene ritrovato vicino a dei larici antichi, una delle mete turistiche del paese. L’architetto Haller, un abitante del posto che da poco ha scelto di vivere nella zona, si autodenuncia dell’omicidio. Tutto il paese sembra invece convinto che sia suo figlio Michael il vero colpevole. Le indagini porteranno alla luce dei gioielli ed alcune pagine di un diario scritto, con molta probabilità, da un celebre ospite della valle. Il diario parla di un omicidio avvenuto circa cento anni prima ma è una storia di cui gli abitanti della valle non vogliono parlare. L’indagine sarà affidata al commissario Grauner in collaborazione con il suo fido ispettore Saltapepe. La storia si svolge in quattro giorni, scanditi da altrettanti capitoli del libro, caratterizzati da un racconto incalzante con una serie di eventi e colpi di scena che attirano l’attenzione del lettore, senza mai un calo di tensione narrativa.

La storia è molto intricata e racconta una vicenda che ha le radici in eventi accaduti oltre cento anni prima. La locanda del paese è il punto di riferimento per le indagini, dove è facile incontrare persone coinvolte negli eventi. La piccola comunità montana è composta da poche persone, dove tutti sanno tutto degli altri ma raramente parlano volentieri dei fatti che non li riguardano e spesso una sorta di omertà valligiana rende difficili le indagini per la coppia di poliziotti, alle prese con difficoltà do ogni genere. Il romanzo è un riuscito mix di buoni ingredienti: la vita nella valle, le abitudini dei valligiani, la natura, la buona cucina, le storie tramandate dal passato, la costruzione di dighe che hanno provocato ferite alle popolazioni non facilmente curabili, antiche rivalità tra le famiglie egemoni della valle, affari moderni ed antiche faide familiari, innamoramenti sfortunati e malesseri giovanili. Tanti ingredienti che Lenz Koppelstätter ha saputo dosare e mettere insieme con una scrittura piacevole e scorrevole, con una buona dose di creatività, dimostrata dal finale imprevedibile.

Il treno dei bambini

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Titolo: Il treno dei bambini

Autore: Viola Ardone

Editore: Einaudi

Siamo a Napoli nel 1946. Amerigo Speranza è un bambino di sette anni che vive con sua madre Antonietta. Una vita dura, senza soldi, nella povertà più assoluta. Il marito di Antonietta è partito per l’America per tentare la fortuna ma di lui non ci sono notizie. Amerigo è un ragazzino vispo, nel quartiere è conosciuto come Nobel perché sa tante cose, è curioso, ogni giorno ascolta ed impara. Non ha possibilità di studiare, deve aiutare la madre e guadagnare qualche soldo facendo lavori umili. Non ci sono prospettive per lui, la povertà non lascia scampo. Antonietta decide di separarsi da Amerigo e di mandarlo al Nord, con uno dei treni organizzati dal Partito Comunista Italiano, una iniziativa di solidarietà in cui alcune famiglie del nord Italia ospiteranno per qualche tempo dei bambini del sud, per strapparli alla povertà e dare loro la possibilità di studiare e vivere in condizioni migliori. Amerigo sarà ospitato da una famiglia di Modena, troverà una nuova madre, dei fratelli ed un padre, che gli insegnerà la passione per la musica, gli regalerà un violino che diventerà la sua ragione di vita. La nuova vita di Amerigo è molto diversa dalla precedente e la nostalgia di casa dei primi tempi sarà presto dimenticata per fare posto al timore del ritorno a casa e di perdere tutto quel benessere inaspettato.

Il libro “Il treno dei bambini” è diviso in due parti. La prima in cui si descrive l’infanzia di Amerigo e la seconda, che ha inizio dopo un salto di cinquant’anni in avanti, quando Amerigo ritorna nei suoi luoghi di origine. La narrazione dell’infanzia di Amerigo occupa la maggior parte del romanzo ed è senza dubbio la parte migliore del libro. La storia è raccontata con gli occhi di un bambino ed è resa in modo magistrale da Viola Ardone. Il mondo di Amerigo, i suoi giochi, le sue emozioni, i suoi sentimenti, sono descritti in modo impeccabile. La vita povera e umile dei quartieri napoletani è descritta con realismo, trasferendo al lettore la gioia di vivere e l’energia di un ragazzino ma anche la povertà, il degrado e le difficili condizioni di vita. Così come le emozioni per la nuova vita in una città di cui non capisce la lingua, non conosce il cibo, le difficoltà di inserimento a scuola, la scoperta della musica, tutto è raccontato con grande abilità e realismo.

La seconda parte del libro sposta in avanti il calendario di cinquant’anni. La vita di Amerigo è cambiata, non ha nulla in comune con le sue origini. Il suo quartiere invece è rimasto simile a quello che aveva lasciato. La storia de “Il treno dei bambini” fa parte di quelle pagine del nostro passato che non hanno avuto notorietà e sono state in gran parte dimenticate. Viola Ardone è riuscita a descrivere la storia di Amerigo, dalla estrema povertà ed al dolore per l’allontanamento dalla famiglia, ai timori per l’inserimento nella nuova famiglia alla gioia per la nuova vita, senza mai cadere nel patetico o esagerare con i toni drammatici. Un libro che emoziona per la storia, che stupisce per la scrittura, lineare di grande efficacia, che ci mostra un paese ancora capace di gesti di umana solidarietà.

The warehouse

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Titolo: The Warehouse

Autore: Rob Hart

Editore: DeA

Traduzione: Carlo Prosperi

Siamo in un futuro prossimo abbastanza simile alla nostra epoca. Le auto sono solo elettriche e le emissioni di CO sono state ridotte anche se il livello dei mari ha sommerso alcune città importanti. La vita quotidiana delle persone è influenzata fortemente da Cloud, una società di distribuzione di dimensioni enormi, capace di consegnare ovunque i prodotti che commercializza, consegnandoli con i suoi droni, ecologici, veloci, pratici e senza pilota. Ogni genere di prodotto è disponibile nell’immenso catalogo di Cloud che grazia a politiche sempre più aggressive ha distrutto il mercato globale, diventando di fatto l’unico attore presente sul mercato della distribuzione. Per molte persone Cloud non solo è l’unico posto dove comprare le merci, il cibo, ogni genere di prodotto, ma anche l’unico posto dove andare a lavorare. Cloud è una perfetta macchina organizzativa che fa di tutto per tenere alta la produttività dei dipendenti, che svolgono solo incarichi semplici e di basso livello, come mettere i beni venduti negli scaffali o prendere i generi e metterli sui nastri trasportatori per poterli spedire. Chi non tiene il passo viene licenziato. Regole semplici, crudeli e spietate. I dipendenti di Cloud vivono all’interno di Cloud in minuscoli appartamenti, mangiano solo il cibo di Cloud, consumano solo prodotti per loro disponibili in Cloud, sono controllati in tutto quello che fanno. La parola “sindacato” non può essere neanche pronunciata e le libertà individuali sono molto limitate.

Il libro ha tre principali protagonisti. Uno è mr. Gigson, il fondatore e proprietario di Cloud, un uomo ricchissimo che è malato terminale e ha deciso che prima di morire vuole visitare tutte le sue aziende. In alcuni capitoli del libro parla in prima persona della sua genialità, del suo grande spirito imprenditoriale ed innovativo messo a disposizione delle persone per facilitare le loro vite.

Il secondo protagonista è Paxson, un piccolo imprenditore che per anni ha accarezzato il sogno di mettersi in proprio e di avere una propria attività ma proprio per colpa di Cloud ha dovuto chiudere l’azienda, rinunciare al suo sogno e rimasto senza lavoro gli è rimasta come unica possibilità andare a lavorare per  Cloud.

La terza protagonista è Zinnia, una ex professoressa che nasconde dietro un aspetto avvenente e di brava impiegata l’attività di spia, assunta da un misterioso mandante per scoprire segreti di Cloud per riuscire a colpirla e farla fallire.

The Warehouse è un thriller scritto in un futuro non molto diverso da quello che potrebbe essere il mondo in cui vivremo tra qualche anno. In fondo anche oggi ci sono alcune megacorporation così ricche e potenti da essere superiori per potere reale e finanziario di molti stati sovrani, capaci quindi di accerchiare le leggi o farle modificare a proprio vantaggio, senza temere in nessun modo l’operato dei governi e delle loro eventuali contromisure. Già oggi in molte aziende i diritti dei lavoratori sono stati sacrificati e cancellati in nome della produttività, della globalizzazione, della riduzione dei costi di esercizio. In cambio di un salario modesto e non garantito, le persone accettano condizioni di lavoro che negli anni settanta o ottanta sarebbero state impossibili da imporre. Questo viene descritto e rappresentato da stampa e media in genere come il nuovo che avanza mentre invece è solo il vecchio che trionfa, azzerando i progressi fatti da anni ed anni di lotte per i diritti dei lavoratori. Siamo diventati incapaci di reagire, accettiamo supinamente tutto quello che ci viene imposto da una classe politica ormai incapace di avere un progetto per il nostro futuro e che subisce l’operato di aziende potenti, veloci nell’attuare le proprie politiche e che si approfittano della colpevole inerzia dei vari governi per metterli di fronte al fatto compiuto e quindi in condizioni in cui è difficile tirnare indiatro.

The Warehouse di Rob Hart è un libro che denuncia i rischi che stiamo correndo, che tipo di futuro avremo se non cambiamo in fretta direzione e modo di fare. Un buon libro che invita a non accettare che l’avidità ed il cinismo continuino a governare il mondo.

Lo spirito della fantascienza

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Titolo: Lo spirito della fantascienza

Autore: Roberto Bolano

Editore: Adelphi

Traduzione: Ilide Carmignani

Noto il libro tra le novità in libreria e la copertina mi colpisce, come pure il titolo. Scoprirò più tardi che le immagini sono degli ingrandimenti di polvere cosmica. Inevitabile l’acquisto. “Lo spirito della fantascienza” è il primo romanzo di Roberto Bolano, scritto nel 1984 che racconta la storia di due amici, Jan Schrella e Remo Moran. La storia è ambientata a Città del Messico negli anni settanta. Jan è un tipo che passa la sua vita chiuso in casa a leggere romanzi di fantascienza ed a scrivere lettere ai suoi autori preferiti. Remo invece a casa non ci sta mai, collabora con alcune riviste di letteratura, partecipa a seminari di poesia. Conosce José Arco, un poeta conosciuto in un seminario, con cui intraprende un percorso di iniziazione all’amore ed alla letteratura. Il libro è un continuo saltare da una parte all’altra, ossia dalle lettere di Jan ed alle dichiarazioni che rilascia ad una fantomatica intervistatrice in qualità di vincitore di un premio, alle avventure di Remo, impegnato nella sua avventura “on the road”. Un libro con una atmosfera sempre mutevole, che passa dal fervore giovanile alla tristezza, dalla povertà alla tenerezza. Un libro che mescola creatività, visioni del futuro, storie dolorose del passato, cultura giovanile e amore per la poesia e la letteratura, il tutto mescolato con uno stile che cambia in continuazione, in linea con lo spirito dell’autore, irrequieto e anticonvenzionale. Molto belle le immagini del quaderno che conteneva le scritture e riscritture dell’opera, tutto scritto a mano con una calligrafia minuta ed ordinata, così come lo schema del racconto era ben definito prima della scrittura. Quasi una conferma che l’ispirazione deve sempre essere sostenuta da una attenta ed ordinata pianificazione di quello che si vuole scrivere.

Il gioco del silenzio

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Titolo: Il gioco del silenzio

Autore: Rob Keller

Editore: DeA

Il gioco del silenzio è il romanzo di esordio di Rob Keller, nato nel 1956 e vissuto sul lago di Como, lavorando come maestro orologiaio. Esordire a 63 anni non è una cosa comune ma è la dimostrazione di come la passione e la determinazione possano rendere possibili i sogni quando si vuole vederli realizzati. La vita dell’autore spiega come mai questo romanzo sia ambientato proprio in una villa sul lago di Como chiamata “Villa degli orologi”, una imponente e lugubre proprietà della potentissima famiglia Radlach, in zona molto conosciuta e temuta.

La protagonista del romanzo è Cristina, una criminologa che ha da poco risolto un caso molto impegnativo e si è presa una pausa dal lavoro anche per occuparsi di suo figlio Leone, un bambino che ha un disturbo da deficit di attenzione che ha bisogno di essere seguito con pazienza e dedizione. Un giorno Cristina riceve una telefonata dal padre che la avvisa del suicidio di suo zio Francesco. Cristina è costretta a tornare nel paesino sul lago di Como dove è nata enda cui è fuggita appena  ha potuto, per allontanarsi dal padre con cui aveva un rapporto molto difficile. Vuol dire anche ritornare alla Villa degli Orologi dove suo padre Alessandro e lo zio suicida avevano lavorato per tanti anni a servizio della famiglia radlach. Cristina capisce subito che quello che è stato definito un suicidio in realtà è un omicidio ma non ha intenzione di contribuire alle indagini per non dover ricordare un passato che non ha alcuna intenzione di rivivere. Ma lo sviluppo degli eventi la costringeranno ad occuparsi delle indagini, scoprendo molto di più di quello che poteva immaginare quando ricevette la telefonata del padre.

Il romanzo descrive una storia familiare torbida, difficile, piena di segreti e di violenze, tenute segrete grazie alla potenza della famiglia Radlach ed ai comportamenti ambigui di altri protagonisti delle storie. La scrittura è lineare con una buona tensione che tiene alta l’attenzione del lettore. Rob Keller ha creato personaggi ben caratterizzati, con molti limiti e difetti che li rendono normali e molto reali. Il romanzo ricostruisce il passato di persone che con i loro segreti hanno nascosto violenze, ricatti, ruberie, ricatti e convenienze di vario tipo. Una storia che racconta come l’ambizione e la voglia di salire la scala sociale trasformi anche le migliori persone che per troppa ambizione si comportano in modo opposto a quello che la propria indole suggerirebbe. Il libro mostra anche come troppo spesso i bambini sono vittime di traumi vissuti in tenera età e tali episodi possono avere effetti devastanti sulla loro crescita e sulla loro personalità da adulti.

Un debutto interessante questo di Bob Keller, sia per la sua storia personale, che per la qualità del suo primo lavoro.

Turbolenza

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Titolo: Turbolenza

Autore: David Szalay

Editore: Adelphi

Traduzione: A.Rusconi

Un romanzo breve composto da dodici racconti, ciascuno con un protagonista di una storia che ha in comune con le altre lo sfondo di un viaggio in aereo. Le storie sono apparentemente scollegate tra loro, ma proseguendo con la lettura si ritrovano alcuni personaggi già incontrati in precedenza. Brevi storie che raccontano la precarietà della vita, che può essere scossa da un momento all’altro da un evento improvviso che destabilizza e che toglie importanza a tutto il resto. Proprio come le turbolenze sconquassano l’aereo che improvvisamente perde la sua apparente robustezza e sicurezza ed i passeggeri smettono di pensare alla bellezza del volo, alla comodità dei sedili od alla qualità del cibo e sperano solo di atterrare incolumi, in preda al terrore di precipitare. David Szalay ha scelto un modo originale e coinvolgente per raccontare la precarietà della condizione umana, in cui siamo soli ad affrontare i grandi cambiamenti e le grandi sfide che la vita ci riserva.

Mai come oggi l’uomo ha tante possibilità di volare, tutti lo fanno, per piacere o per lavoro, per inseguire i propri sogni o per appagare la voglia di conoscenza. E tutti sanno cosa si prova quando si vola. Si è soli con se stessi in preda ai propri pensieri, in balia degli eventi senza poter fare nulla per cambiarli. Così nella vita siamo in balia di quello che ci riserva il destino, in modo imprevedibile e improvviso.

Macchine come me

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Titolo: Macchine come me

Autore: Ian McEwan

Editore: Einaudi

Traduzione: Susanna Basso

La storia è ambientata nel 1982 di un tempo diverso da quello attuale. Ci sono già i telefoni cellulari, c’è internet ed i computer dominano la vita quotidiana. Sempre in questo tempo inventato, i Beatles stanno per uscire con un nuovo disco ed Alan Turing non è morto anzi sta lavorando intensamente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sono stati immessi sul mercato 25 robot antropomorfi, dall’aspetto decisamente realistico, tredici donne chiamate Eva e dodici uomini chiamati Adam. I robot sono in grado di sviluppare la propria personalità e la propria coscienza, propri gusti personali, esattamente come gli umani. La differenza principale è che lo fanno con una velocità superiore grazie alla potenza degli algoritmi che li governano.  Charlie Friend è un trentaduenne che decide di acquistare uno degli Adam disponibili, per usarlo alla stregua di un “animale da compagnia”. Anche Alan Turing ne acquista uno identico e Charlie riuscirà ad entrare in contatto con lui per scambiare le proprie esperienze con i robot. Charlie ha una vicina di casa, Miranda, di cui è innamorato. Charlie e Miranda si ritroveranno a vivere una serie di esperienze di vita condivise con Adam, che come gli altri robot in commercio si ritroveranno ad evolversi al di là delle previsioni dei loro programmatori, arrivando non solo a sviluppare comportamenti logici e razionali, ma anche sviluppando senso etico e coscienza di sé. I risultati dell’evoluzione andranno ben al di là degli intenti dei loro programmatori. Qualcuno di loro arriverà addirittura a chiedersi quale fosse il senso della loro vita, arrivando a risposte e comportamenti del tutto analoghi a quelli di tanti umani.  Ian Mc Ewan ha scritto questo libro inventando molti eventi, cambiandone la datazione in alcuni casi, raccontando cose vere in altri. Una specie di riscrittura del tempo passato, di come poteva essere stato se alcune cose fossero andate diversamente. Il romanzo “Macchine come me” descrive come potrebbero comportarsi robot molto evoluti vivendo a stretto contatto con gli umani. Tali tipologie di robot potrebbero essere il risultato estremo della ricerca che sta sviluppando programmi di intelligenza artificiale sempre più evoluti, in grado di simulare i comportamenti umani. Nel romanzo sono addirittura capaci di sviluppare una sorta di inconscio simile a quello umano quando di notte si ricaricano e viaggiano negli spazi infiniti di internet alla ricerca di chissà cosa, esattamente come la mente umana durante le fasi di sonno. Difficile definire il genere del libro. Potrebbe essere di fantascienza ma in realtà è più una storia di una umana vendetta e relative conseguenze legali. La presenza e la partecipazione diretta di Adam alle vicende, comporta alcuni problemi imprevisti per Charlie e Miranda, che si troveranno alle prese delle conseguenze delle scelte di Adam. Il romanzo ruota attorno ad un problema morale che vede coinvolti tutti i protagonisti, con robot ed umani dai comportamenti simili che si distinguono con difficoltà. Cosa caratterizza gli umani e cosa caratterizza i robot? E se i robot possono provare sentimenti o avere concetti etici, chi può essere più calcolatore tra un umano ed un robot? Qualora l’intelligenza artificiale dovesse diventare anche una coscienza artificiale, il suo proprietario avrebbe i diritto di spegnerla come fosse un elettrodomestico qualsiasi?