Il trafficante

shopping

Titolo: Il Trafficante

Autore: Jorge Fernandez Diaz

Editore: Longanesi

Traduzione: Patrizia Spinato

Remil è un agente dell’intelligence argentina. Viene da un periodo difficile per lui abituato ad operazioni rischiose e sotto copertura. Sta pagando gli errori commessi durante una operazione antidroga con un periodo in cui è stato impiegato solo per incarichi secondari e di scarsa importanza. Il suo purgatorio termina quando viene coinvolto nelle indagini sulla scomparsa di una suora molto nota per le sue attività caritatevoli nelle zone povere di Baires. La religiosa è scomparsa improvvisamente, ha lasciato un messaggio di difficile interpretazione. La sua scomparsa e le conseguenti indagini potrebbero mettere in imbarazzo il Vaticano. Un uomo molto vicino a papa Francesco contatta il capo di Remil affidandogli le indagini sulla scomparsa della religiosa. Remil è di nuovo chiamato in azione e dopo un breve soggiorno in Italia si ritrova in Argentina, in Patagonia. L’indagine lo porterà verso un nuovo incarico e Remil si troverà nella squadra di una consulente politica priva di scrupoli che sta curando l’immagine del Governatore della zona. Remil si troverà coinvolto in una avventura in cui le manovre politiche si mescoleranno con lo spionaggio, corruzione a vari livelli negli organismi dello stato, manipolazione delle informazioni e finte operazioni di marketing costruite per scoprire vicende criminali. La storia cambia continuamente ambientazione e passa da Roma a Napoli fino alla Patagonia, con continui viaggi e frenetici spostamenti, fino al ritorno in Italia. Lo stile di Jorge Fernández Díaz deriva dalla sua professione di giornalista di inchiesta, quindi informato e dettagliato, senza troppi orpelli ma con una certa ricercatezza. Una storia che vede tra i protagonisti uomini del Vaticano, trafficanti di droga, criminalità organizzata, politici e uomini di potere, coinvolti in una serie di vicende difficili da collegare tra loro se non si conoscono i retroscena. Il libro è originale per l’ambientazione nel sud argentino, una parte del paese poco sfruttata come ambientazione di thriller e spy story, così come le ampie e dettagliate descrizioni dei retroscena della vita politica argentina, sono una componente importante ed interessante del libro. Una lettura coinvolgente.

The Chain

index

Titolo: The Chain

Autore: Adrian McKinty

Editore: Longanesi

Traduzione: Alberto Pezzotta

La vita di Rachel Klein non era stata facile negli ultimi tempi. Aveva cambiato lavoro, era guarita da un cancro al seno che ancora doveva essere completamente domato, aveva divorziato. Una giornata come altre, una telefonata da un numero anonimo la avvisa che sua figlia Kylie è stata rapita. Non è un rapimento comune. La voce al telefono le dice cosa deve fare, come deve pagare ma soprattutto le dice che per rivedere sua figlia deve rapire un altro ragazzo, per proseguire la terribile catena. Rachel trova dentro di sé la forza per trovare i soldi, per pagare la cifra richiesta, eseguendo alla lettera le istruzioni ricevute e soprattutto mettere in pratica il piano criminale che prevede un rapimento. In poche ore Rachel si trasforma in un freddo e calcolatore criminale per amore della figlia. E’ rimasta intrappolata nella catena.

La storia è ben costruita e ruota attorno alla forza che i genitori possono trovare dentro di sé per salvare i figli in pericolo. In certi casi convinzioni civili e morali perdono ogni significato, i genitori si ritrovano accecati dall’amore per i propri figli, trasformandosi in quello che non sono e che mai vorrebbero essere. L’inventore della catena ha costruito un meccanismo apparentemente perfetto, in cui le sue vittime diventano anche suoi complici, garantendosi l’incolumità nel caso in cui qualcosa dovesse andare storto. Ma non aveva previsto di avere a che fare con Rachel, una donna determinata e coraggiosa, decisa a tutto, sia per salvare la figlia che per interrompere la catena per sempre.

Un libro originale, con una trama costruita con ingegno, in un susseguirsi di eventi incalzanti, per una lettura coinvolgente ma anche destabilizzante. Adrian McKinty ha saputo giocare con il doppio ruolo che i personaggi sono chiamati ad affrontare, ossia quello di amorevoli genitori e di spietati rapitori, di vittime della catena e spietati carnefici, persone gentili e crudeli esecutori di ordini superiori. Con questa dualità dei personaggi che il libro gioca le sue carte migliori, con i protagonisti costretti a diventare quello che non sono per amore dei propri figli, chiamati a giocare una partita che non avrebbero mai voluto iniziare che potrebbe non avere mai fine. L’origine della catena ha inizio da un trauma infantile di un ragazzo e la storia dimostra di come gli eventi dell’infanzia segnato in modo determinante la psicologia di un ragazzo. Un thriller che racconta una trama avvincente ma è anche un modo per indagare la mente umana quando è soggetta a sollecitazioni estreme.

Possiamo salvare il mondo prima di cena

index

Titolo: Possiamo salvare il mondo prima di cena

Autore: Jonathan Safran Foer

Editore: Guanda

Traduzione: Irene Abigail Piccinini

Questo libro non è un romanzo anche se racconta qualche aneddoto della famiglia di Jonathan o qualche fatto storico rilevante per le tesi portate avanti dall’autore. Non è un saggio scientifico, non ne ha le caratteristiche e le intenzioni. E’ il tentativo di fare qualcosa per salvare l’ambiente individuando i cambiamenti nei comportamenti, individuali e collettivi, che potrebbero dare un contributo decisivo per le sorti della terra. Foer è uno scrittore e cerca di contribuire alla causa facendo quello che gli riesce meglio ovvero scrivere, raccontare delle storie che possano influire sui comportamenti delle persone. Foer è consapevole del fatto che non è facile trattare i temi ambientali scrivendo belle storie che possano colpire le persone al punto di convincerle ad adottare comportamenti diversi ed utili a migliorare la condizione del pianeta. Foer individua negli allevamenti intensivi di animali per l’alimentazione umana uno dei principali problemi della terra e cerca di convincerci che passare ad una dieta vegana sia un grande vantaggio sia per la nostra salute che per quella della terra. Foer crede che la carenza di buone storie sia uno dei motivi del disinteresse della maggior parte delle persone verso i temi ambientali però non coglie l’occasione del libro che ha scritto per creare queste buone storie. Il libro non colpisce, non emoziona, non contiene un solo argomento nuovo e di grande presa sui lettori. Non ci sono dati scientifici inequivocabili, le ricette non convincono, soprattutto perché l’autore cerca di trovare comportamenti individuali virtuosi che possano portare a grandi cambiamenti nei comportamenti collettivi. Non credo che cambiare dieta possa salvare il pianeta. Sembrano tesi improvvisate, troppo semplicistiche e poco convincenti. Personalmente sono convinto della gravità della situazione ma è compito della scienza e della politica la ricerca delle soluzioni. I singoli possono fare poco. Gli scrittori possono fare molto per la causa ambientale ma anche loro devono impegnarsi parecchio. Non ci sono scorciatoie per nessuno.

 

La ragazza del Kyushu

index

Titolo: La ragazza del Kyushu

Autore: Matsumoto Seicho

Editore: Adelphi

Traduzione: Gaia Maria Follaco

“La ragazza del Kyushu” è Kirilo, una giovane impiegata cha abita a Kitakyushu (la città dove è nato l’autore Matsumoto Seicho). Kirilo arriva a Tokio dopo un lungo viaggio in treno per incontrare il famoso avvocato Kinzo Otsuka, un principe del foro, un penalista tra i più famosi del Giappone. Kirilo vuole chiedere a Otsuka di difendere il fratello che è stato accusato di aver ucciso una donna che gli aveva prestato ad usura dei soldi. Kirilo è una donna mite e gentile, durante l’incontro con l’avvocato spiega le ragioni della sua visita. Otsuka risponde negativamente alla richiesta della ragazza, sia perché è molto impegnato ma anche e soprattutto perché la donna ammette candidamente di non avere i soldi per pagarlo. Chiede una cospicua riduzione della parcella ed una dilazione del pagamento. Ma Otsuka non vuole saperne, deve raggiungere l’amante in un esclusivo club di golf e non vuole perdere tempo in chiacchiere inutili. Kirilo insiste, prova anche a tornare il giorno successivo per un nuovo incontro con l’avvocato, ma riceve un secondo e definitivo rifiuto da parte della sua segretaria. Kirilo lascia Tokio, offesa ed umiliata, senza aver raggiunto il risultato che sparava, ma la sua vita cambierà in modo inaspettato e la cosa avrà conseguenze inimmaginabili per altri protagonisti del libro.

Questo libro è un giallo con una trama costruita con abilità e precisione dove ogni parte del racconto è funzionale allo sviluppo degli eventi futuri e nulla è lasciato al caso, è il caso di dirlo, con nipponica precisione. Un racconto con una serie di eventi che creano una tensione sempre crescente, con uno stile narrativo essenziale, senza lungaggini o digressioni. I dialoghi e le ambientazioni sono tipiche giapponesi ed abbastanza diverse da quelle che siamo abituati a vivere quotidianamente noi occidentali. I modi ed i comportamenti dei giapponesi sono molto diversi rispetto alle nostre abitudini, la cortesia e l’apparenza sono molto più importanti che da noi e tutto deve avvenire con sequenze e modalità ben precise, per non apparire scortesi o troppo sfrontati.

Il romanzo racconta come le ferite della vita possono cambiare le persone, di come il dolore possa portare a produrre azioni vendicative incredibili, di come la superficialità e l’egoismo possano portare persone importanti a commettere errori fatali. Il libro ci racconta qualcosa sul sistema giudiziario giapponese, lo mostra come una macchina non proprio efficiente, dove si prendono per buone soluzioni di comodo tanto per arrivare ad una conclusione, senza nessuna pietà o considerazione per un innocente condannato addirittura alla pena di morte. Ma certe ferite trovano conforto solo con la vendetta, se la giustizia non fa il suo dovere.

 

Musica sull’abisso

index

Titolo: Musica sull’abisso

Autore: Marilù Oliva

Editore: HarperCollins

Il cadavere di una giovane donna viene ritrovato lungo l’argine di uno dei corsi d’acqua della Pianura Padana. Il corpo è reso irriconoscibile dalle conseguenze della lunga permanenza in acqua. La Polizia di Padova chiude il caso come suicidio, forse in modo troppo sbrigativo. I familiari della donna non vogliono credere alla tesi del suicidio e si recano alla Polizia di Bologna, nella sezione dove lavora Micol Medici, già protagonista del primo romanzo di Marilù Oliva, “Le spose sepolte”. Le indagini vengono orientate dai familiari della vittima verso la classe che la povera donna aveva frequentato al liceo, il Cicerone di Bologna, una scuola pubblica frequentata dai rampolli delle famiglie più in vista di Bologna. La classe è stata colpita da un destino tragicamente avverso dato che molti degli studenti sono morti in tempi diversi ed in circostanze sempre diverse e tali da non far emergere alcun tipo di collegamento. C’è una data ricorrente nelle morti, il 21 febbraio. Dopo un primo momento di smarrimento dovuto ai motivi per cui la Polizia possa aver ignorato per tanto tempo questa strage senza avere il minimo sospetto, le indagini partono con il massimo impegno, bisogna fare presto prima che la stampa si interessi del caso e scateni il putiferio. L’ispettrice Micol Medici dirige le indagini che partono dagli interrogatori delle famiglie degli studenti morti, dagli studenti rimasti in vita e dai professori della scuola.  Le indagini portano alla luce una canzone, scritta dagli studenti, il latino, che anticipa in modo macabro e puntuale quello che sarebbe accaduto ad alcuni degli studenti della classe.

Una catena di morti impressionante e difficilmente collegabili tra loro, una canzone apparentemente priva di significato ma che alla luce dei macabri fatti accaduti assume tutt’altro significato. Un mistero ben congegnato e costruito in modo brillante attorno alle vite degli studenti, con le loro passioni giovanili, i loro dubbi ed incertezze unite alla voglia di sorprendere e di esplorare zone proibite. Ragazzi apparentemente fortunati, di buona famiglia, ma con storie individuali non facili, qualche volta drammatiche, nulla è bello e pulito come sembra. In questo secondo capitolo delle indagini di Micol Medici, Marilù Oliva ha scritto un bel romanzo con una trama originale e ben costruita, con una grande attenzione verso la descrizione della condizione sociale dei protagonisti, trattando argomenti impegnativi come la malattia, l’attrazione dei giovani verso le droghe, le difficoltà dei giovani ad accettare se stessi, i fenomeni di bullismo e di prevaricazione di alcuni sui più deboli, i rapporti mai facili tra genitori e figli, il tutto con eleganza e leggerezza ma mai con superficialità.

La lettura è resa ancora più interessante da riferimenti letterari che impreziosiscono il testo senza appesantirlo. L’importanza della musica nell’indagine, da cui il chiaro richiamo del titolo, dà eleganza al racconto e fornisce un elemento in più per essere attratti dalla lettura.

La ragazza che doveva morire

index

Titolo: La ragazza che doveva morire

Autore: David Lagercrantz

Editore: Marsilio

Traduzione: Laura Cangemi

La saga di Millennium è arrivata al sesto capitolo. Il romanzo si chiama “La ragazza che doveva morire”. La formidabile serie di romanzi iniziata da Stieg Larsson, morto prematuramente, proseguita da David Lagercrantz, arriva all’epilogo.

Lisbeth Salander è sparita, ha venduto l’appartamento di Stoccolma ed è partita per un luogo sconosciuto. Neanche Mikael Blomkvist sa dove si trova la sua amica hacker. Lisbeth vuole chiudere definitivamente i conti con la odiata sorella che si è sistemata in Russia dove gestisce le sue numerose attività illecite. Un senza tetto viene trovato senza vita in un parco pubblico di Stoccolma, con in tasca il numero di telefono proprio di Mikael Blomkvist, che viene subito coinvolto nelle indagini. Inizia una trama che intreccia storie diverse, con un ritmo serrato, un continuo incalzare di eventi, tra inchieste di Mikael, azioni di Lisbeth che cerca vendetta per sé e per chiunque lei ritenga di meritare la sua protezione, avventure di vario tipo di altri protagonisti, l’indagine su una sfortunata spedizione sull’Everest che coinvolge il povero barbone ritrovato cadavere nel parco. Un libro che mette insieme criminali russi, aziende produttrici di “fake news”, il passato di Lisbeth che torna sempre a mettere in pericolo lei e Mikael, una storia che riguarda molto da vicino il ministro della difesa svedese e che sarà oggetto di un fortunato numero della rivista “Millennium” che si confermerà come la migliore rivista di giornalismo di inchiesta della Svezia.

Ci sono tutti gli ingredienti che hanno determinato il successo della serie. Avventura, tecnologia, giornalismo, vite private dei protagonisti, relazioni sentimentali, personaggi unici dalla personalità quanto meno originale, che hanno reso la saga “Millennium” una delle più fortunate produzioni letterarie degli ultimi anni. Ho letto il libro tutto di un fiato, così come è stato per gli altri cinque. Sarà anche una operazione commerciale per sfruttare il successo dovuto alla vena creativa di Stieg Larsson, ma David Lagercrantz è stato bravo a proseguire la serie, senza snaturare il carattere dei protagonisti, apportando qualche piccolo aggiornamento dato che il tempo passa per tutti.  In questo sesto romanzo Lisbeth porta i capelli corti, veste in modo sobrio ed ha rinunciato ai piercing per meglio confondersi tra la gente per portare a compimento i suoi piani. Mikael è rimasto il solito idealista eternamente attratto dalle donne ma come giornalista si trova in difficoltà a raccontare il mondo contemporaneo dove è difficile catturare i lettori raccontando la verità frutto di grandi inchieste e combattere la montagna di fake news che inonda il mondo dell’informazione. David Lagercrantz ha saputo adattare il suo stile a quello del suo predecessore, riuscendo comunque a dare la sua impronta caratteristica, fatta di analisi dettagliate ed attenzione per i dettagli, riuscendo ad arricchire la saga con ulteriori tre romanzi senza creare discontinuità rispetto ai precedenti. Ma tutto ha una fine e da “fan” della serie credo che sia un bene che la saga “Millennium” termini qui. I personaggi non hanno nessun segreto, ne hanno viste e combinate di tutti i colori e il rischio di ripetersi o di essere prevedibili e di perdere mordente è molto forte, anche se fin qui l’autore non ha mostrato alcun segnale di stanchezza. Una chiusura in bellezza, il velo di tristezza per aver finito di leggere l’ultimo libro della serie è subito rimosso dal ricordo del divertimento che Lisbeth e Mikael ci hanno regalato.

La Parata

index

Titolo: La Parata

Autore: Dave Eggers

Editore: Feltrinelli

Traduzione: Francesco Pacifico

Un libro ambientato in un indefinito paese del Terzo Mondo appena uscito da una lunga e sanguinosa guerra civile. Per celebrare l’armistizio tra le fazioni in lotta viene organizzata una parata che si dovrà svolgere su una nuova strada che sarà costruita per unire il Nord del paese, più avanzato, con il Sud, più arretrato, per garantire prosperità e benessere per l’intero paese. Una opera pubblica di grande utilità a vantaggio di tutti. Ma sarà proprio così? Il lavoro viene commissionato ad una impresa del Primo Mondo che invia due tecnici specializzati che utilizzeranno una macchina futuristica capace di costruire 23 chilometri di strada al giorno, quindi capace di completare l’opera in soli 10 giorni. La strada sarà perfettamente dritta, un vero prodigio tecnologico per la velocità di realizzazione e la qualità del lavoro finito. I tempi per la costruzione sono strettissimi, non c’è da perdere una sola ora di lavoro per rispettare il programma, le conseguenze di un ritardo sarebbero disastrose, per i due tecnici ed anche per l’Azienda costruttrice. I due tecnici non hanno un nome, solo un numero li contraddistingue, ossia Quattro e Nove. Parole semplici, facili da ricordare.

Numero Nove ha il compito di guidare un quad e di liberare la strada da eventuali ostacoli e per evitare qualsiasi tipo di intoppo che possa rallentare l’azione della macchina asfaltatrice, chiamata RS-80, guidata da numero Quattro, un lavoratore esperto, affidabile e rispettoso dei regolamenti.

I due sono uno il contrario dell’altro. Quattro ligio al dovere, segue le regole, non vuole avere contatti con la popolazione locale, vuole fare il suo lavoro senza problemi per poter tornare a casa in fretta evitando qualsiasi tipo di imprevisto all’Azienda. Numero Nove invece ha continui rapporti con la popolazione locale, cena con loro, passa le serate con chi incontra per strada, tutti comportamenti proibiti dal regolamento e anche pericolosi. Nove correrà grandi rischi e metterà a repentaglio la riuscita della costruzione della strada, che solo grazie all’impegno di Quattro sarà portata a termine. Ma non solo, Nove con i suoi comportamenti costringerà Quattro ad affrontare problemi di natura etica, cose a cui è del tutto impreparato.

Un racconto allegorico, tutta l’azione è finalizzata alla costruzione della strada per lo svolgersi dell’attesa parata. Il racconto mostra come le vere intenzioni di tante iniziative vengono scoperte solo quando è troppo tardi e di come anche le migliori intenzioni possono portare a risultati nefasti. Le differenze di comportamento tra Quattro, razionale e poco comunicativo, e Nove, più umano ed estroverso, rappresentano anche gli estremi dei comportamenti di molte persone appartenenti ad alcune società moderne. Alcuni comportamenti sembrano meritori di approvazione ma in realtà facilitano chi persegue il male, mentre chi apparentemente ha comportamenti da disapprovare in realtà è meno pericoloso di quanto sembri. C’è anche un episodio in cui sono tirate in ballo le ONG, in particolare un episodio in cui una presunta dottoressa non si comporta come ci si sarebbe dovuto aspettare, quasi a voler sottolineare come in alcune circostanze le ONG si trovano a svolgere funzioni che non sono adatte alle loro organizzazioni.

Dave Eggers è un autore schietto ed autentico, che si preoccupa di comprendere il mondo in cui viviamo per quello che è, senza fermarsi alle apparenze, a cui piace scrivere libri originali e in qualche modo visionari. In questo libro è andato oltre, raccontando un futuro molto prossimo, anzi in buona parte già in essere, in una ambientazione indefinita e in un tempo indefinito, scrivendo un romanzo con molti significati nascosti ed enigmatici che lascia il lettore pieno di dubbi e di domande. Alcune risposte possono essere trovate osservando quanto è accaduto in alcuni paesi africani negli ultimi anni.

Il delitto ha le gambe corte

index

Titolo: Il delitto ha le gambe corte

Autore: Christian Frascella

Editore: Einaudi

E’ la sera della festa di Barriera di Milano, un tempo quartiere proletario ed industriale della Torino del dopoguerra, ora area in crisi in attesa di piani di recupero e di riqualificazione che ha perso la sua connotazione originale per diventare un quartiere multietnico con gli inevitabili problemi legati al declino industriale ed il conseguente degrado sociale. E’ una sera di festa, le diverse comunità del quartiere si abbandonano a canti e danze, è l’occasione per conoscersi e per mostrare agli altri le tradizioni delle proprie origini. Una ragazza americana, Catherine Rovelli, giovane e bellissima, incrocia lo sguardo con Contrera e dà inizio al romanzo.

Contrera è nativo di Barriera, non vorrebbe essere nato in nessun altro posto, detective non proprio di successo con ufficio in una lavanderia a gettoni gestita da un extracomunitario. Era un poliziotto ma è stato allontanato dal corpo perché ha cercato di spacciare la droga sequestrata alla malavita. Ha divorziato dalla moglie ed ha una figlia adolescente che vede pochissimo a cui non è in grado di versare alcun tipo di aiuto economico. Vive a casa della sorella Paola, mal sopportato dal cognato ma adorato dai nipotini. Un vero disastro la vita di Contrera che continua a fare il detective anche se da questa attività non riesce a guadagnare abbastanza per condurre una vita autonoma. Ma lui è uno spirito libero e non cede, vuole continuare la sua vita di stenti ma condotta in libertà, anche se questo vuol dire sfruttare la sorella che gli presta l’automobile e ogni tanto anche qualche soldo. Questo “Il delitto ha le gambe corte” è il secondo libro che vede Contrera come protagonista, questa volta impegnato in tre diverse indagini. La prima è relativa al ritrovamento di Catherine, scomparsa dopo aver ucciso uno spacciatore investendolo con l’automobile. La ex moglie di Contrera è perseguitata da uno stalker che la molesta e che minaccia anche sua figlia Valentina. Contrera sarà costretto ad una nuova convivenza con la ex moglie ed anche con sua figlia Valentina per proteggerle e cercare di annientare lo stalker. Oltre a questo, Contrera deve anche ritrovare un cuoco cinese scomparso, che è un ottimo conoscente di arti marziali e che si rivela essere un tipo molto pericoloso e inavvicinabile ed a farne le spese sarà proprio il povero Contrera.

La storia mette insieme le avventure collegate alle tre indagini e Contrera si ritroverà ad affrontare ‘ndrangheta, mafia nigeriana, spacciatori, ex colleghi, ex moglie, figlia, cognato, vecchie amicizie, senza avere l’aiuto e la comprensione di nessuno, a parte la sorella. Le varie scene sono raccontate con umorismo e sarcasmo, con continui cambi di ambiente, imprevisti e colpi di scena che rendono la lettura piacevole e varia. Contrera combatte la sua squallida situazione con l’unica arma che riesce a maneggiare, ossia l’ironia, con cui prova a risolvere le situazioni incresciose in cui si trova, sempre in fuga dalle sue responsabilità, ma mai completamente sconfitto. Teoricamente il libro dovrebbe essere inserito nella categoria Noir ma è anche un romanzo sulla società attuale, ne descrive le contraddizioni, l’immoralità e l’ipocrisia. Contrera più che un detective sembra un personaggio della commedia all’italiana, sbruffone, cialtrone, ma in fondo, nonostante tutto, con un suo senso morale che lo porta a scoprire la verità, anche a discapito della sua incolumità.

Rosso come il mare

index

Titolo: Rosso come il mare

Autore: Wolfram Fleishhauer

Editore: Emons

Traduttore: Simone Buttazzi

Teresa si trova a bordo della nave Valladolid per conto della UE con il compito di controllare che le operazioni di pesca si svolgessero in modo regolare. Durante questa ispezione, Teresa scompare misteriosamente senza lasciare traccia. L’equipaggio della nave dichiara di non sapere cosa possa essere accaduto, ma ritengono molto probabile che la ragazza possa essere caduta in mare. Il suo fidanzato e collega John Render è distrutto dal dolore, per la perdita della fidanzata e per non essere riuscito a proteggerla. Dall’altra parte del mondo, anche l‘attivista Ragna Di Melo è distrutta per la scomparsa della sua amica Teresa. Ragna sta combattendo una guerra spietata contro la pesca illegale e contro le grandi società che controllano il mercato del pesce mondiale, che coprono attività illegali ed immensamente dannose per il sistema marino. Nella storia c’è coinvolto anche un ex fidanzato di Ragna che ora fa l’interprete per la Comunità Europea. Il sig. Di Melo sta cercando sua figlia per proteggerla, ma Ragna ha interrotto da anni ogni rapporto con lui a causa delle attività illegali delle sue aziende. Quali sono i collegamenti tra questi personaggi e quali sono gli eventi che li vedranno protagonisti? Basta leggere Rosso come il mare. Un thriller di matrice ecologica che mette a nudo le difficoltà che un organismo come la Comunità Europea deve affrontare nel cercare di regolamentare un settore come la pesca che offre possibilità enormi di guadagno soprattutto se le attività sono svolte in modo irregolare. Gli interessi economici rendono gli uomini sempre più ingordi e sfruttano una risorsa come il mare senza alcun rispetto. La pesca è diventata un business miliardario, migliaia di navi, veri e propri stabilimenti industriali galleggianti, solcano il mare depredandolo di tutto quello che riescono a prendere, compromettendo sia la fauna che la flora, distruggendo il sistema marino. Le lavorazioni sono fatte a bordo delle navi stesse e controllare le attività è praticamente impossibile soprattutto quando le specie protette pescate vengono trasformate immediatamente in farine o altri semilavorati. A fronte dei guadagni milionari delle grandi organizzazioni, i piccoli pescatori con le loro barchette non riescono più a guadagnare dal loro lavoro divenuto ormai improduttivo per le scarse catture e per i prezzi sempre più bassi che il mercato impone. E se in Europa ci sono leggi che provano a difendere il mare e ci sono organismi che cercano di controllare e limitare le attività illecite, ci sono intere nazioni extraeuropee che non svolgono alcun controllo sulle attività di pesca, tollerando da anni attività svolte in modo massivo e eccessivo, senza rispettare l’ambiente e senza dare il tempo alle varie specie di riprodursi evitando la scomparsa delle specie ittiche.

Un libro scritto da Wolfram Fleischhauer, scrittore ma anche interprete della Comunità Europea, che prova a difendere l’operato dell’istituzione per cui lavora dagli attacchi di coloro che la ritengono una inutile fabbrica di regolamenti astrusi e inapplicabili. Mentre la UE cerca di fare qualcosa pur nelle lungaggini delle commissioni, estenuanti riunioni, lunghi dibattiti ed emana leggi e regolamenti che cercano di migliorare le cose, il mondo va comunque a rotoli per colpa della cupidigia immorale di uomini senza scrupoli ed a nulla valgono gli sforzi di qualche idealista che decide di combattere il declino del pianeta con azioni che sconfinano con il terrorismo e che portano a risultati opposti rispetto alle intenzioni, favorendo alla fine proprio quelle organizzazioni che vorrebbero combattere. Un bel thriller con tanti protagonisti molto diversi tra loro, con idee ed obiettivi diversi, tutti a modo loro coraggiosi e determinati ad ottenere il proprio obiettivo, nel bene e nel male. Sullo sfondo il declino del nostro pianeta, ecologico e morale.

OXEN La prima vittima

index

Titolo: Oxen – La prima vittima

Autore: Jens Henrik Jensen

Editore: Salani

Traduzione: Margherita Podestà Heir

Oxen è il titolo del libro ma è anche il cognome del protagonista, Niels Oxen, un eroe di guerra danese, un super-soldato capace di azioni mirabolanti, con tante decorazioni. Dopo aver partecipato a molte missioni, divenuto un veterano, ha lasciato l’esercito, ha divorziato dalla moglie, è afflitto da disturbo da stress post-traumatico, si ritrova a vivere ai margini della società, senza fissa dimora, unico suo compagno il fedele Mr. White, un cane di razza samoiedo che ha adottato da oltre tre anni.

Mentre Oxen vagabondeggia nei boschi danesi, due degli uomini più potenti della Danimarca perdono la vita in circostanze sospette, uno in un incidente stradale, l’altro incircostanze mai chiarite ufficialmente durante una gita in canoa. In entrambi i casi un lugubre cerimoniale è stato rispettato, ossia qualche giorno prima della morte, i rispettivi cani delle vittime sono stati ritrovati impiccati. Stessa sorte tocca ad un ex ambasciatore ed al suo cane. Non ci sono più dubbi che si tratta di omicidi che hanno una matrice comune. C’è un serial killer che sta uccidendo secondo un oscuro disegno criminale o per una vendetta di cui non si conoscono i retroscena. L’indagine viene condotta dai vertici dei servizi segreti e Niels Oxen si ritrova ad essere prima sospettato di essere il responsabile degli omicidi, poi ad essere ingaggiato dai servizi per contribuire alle indagini operando in modo non ufficiale, senza alcuna copertura. L’indagine prenderà direzioni impensabili arrivando a scoprire l’operato di una antica società segreta che opera per condizionare ed indirizzare le scelte politiche e strategiche del governo danese.

Un libro di azione, di avventura, di spionaggio, in cui poteri occulti, servizi segreti, politici, donne e uomini di potere si ritrovano coinvolti in una avventura mozzafiato, raccontata con mestiere e senso del ritmo. Una trama articolata, complessa, con protagonisti personaggi originali e ben costruiti, con le loro ambiguità, paure, doppi giochi e comportamenti leciti ed illeciti. Quando potere politico, servizi segreti e uomini d’affari combinano qualche guaio che deve essere nascosto all’opinione pubblica, ognuno mette in campo il peggio di sé e le vittime sono sempre quelle che occupano la parte bassa della gerarchia sociale, pedine di poca importanza in uno scacchiere molto affollato di persone solo apparentemente potenti e rispettabili. Un libro che critica gli interventi militari all’estero condotti per esportare la democrazia, che evidenzia la mancanza di moralità della politica e di chi gestisce il potere a vari livelli, che denuncia come i reduci dalle guerre siano abbandonati a se stessi e destinati anche da veterani ad essere considerati merce avariata da continuare a mandare allo sbaraglio. Un libro che parte come un tipico giallo scandinavo ma che si trasforma via via in un thriller politico ma anche un libro di denuncia contro lo scadimento della classe dirigente e di come viene gestito il potere. Una lettura piacevole e imperdibile per gli amanti del genere.

I Cospiratori

index

Titolo: I cospiratori

Autore: Un Su Kim

Editore: HarperCollins

Traduzione: Alberto Pezzotta

Ho comprato questo libro “I cospiratori” di Un Su Kim per la curiosità di leggere un libro del genere “noir” scritto da un autore sudcoreano, cosa abbastanza singolare nel nostro panorama editoriale.

Il protagonista si chiama Raeseng ed è un killer professionista, che lavora agli ordini dei Cospiratori ed esegue i piani organizzati dai Pianificatori. Raeseng non chiede nulla sulla vittima, esegue il suo compito senza esitazioni, rispetta le regole, precise, inderogabili. La vittima viene uccisa, il cadavere viene fatto cremare in un forno per animali, le ceneri disperse per evitare che in nessun modo possa essere ritrovata alcuna traccia che potesse far risalire all’identità della vittima. Un bel giorno Raeseng scopre di essere lui una delle vittime da eliminare e allora per lui tutto cambia.

Un romanzo originale, con i personaggi che indagano sulla propria vita ed un confronto da un mondo antico in via di sparizione ed il nuovo mondo che sta per arrivare ma che in fondo ha gli stessi difetti del vecchio. Tanti richiami alla cultura “pop”, tanti riferimenti ai moderni fenomeni giapponesi ed alla filmografia orientale. Una atmosfera dominata dalla malinconia con molti sconfinamenti nel surreale ed a tratti nell’inverosimile. Molte scene violente raccontate spesso con umorismo. I personaggi sono tutti fuori di testa, le vicende che li riguardano sono grottesche. I dialoghi sono efficaci, le scene raccontate con molto verismo e precisione. Tanti riferimenti ad opere letterarie italiane che probabilmente hanno grande importanza nella cultura coreana. Un libro singolare che non mi ha convinto pienamente ma che merita una segnalazione.

Il Party

index

Titolo: Il Party

Autore: Elizabeth Day

Editore: Neri Pozza

Traduzione: Serena Prina

Il Party è un thriller psicologico che racconta la storia dell’amicizia tra Martin Gilmour e Ben Fitzmaurice. Il libro inizia con uno sfarzoso party organizzato da Ben per i suoi quarant’anni nella sua nuova villa. Martin è con la moglie Lucy e verso la fine della festa ha un incontro con Ben e la moglie. Martin uscirà sconvolto dall’incontro con il suo migliore amico e si ritroverà nella stanza degli interrogatori del commissariato di polizia locale. Cosa si nasconde dietro l’amicizia tra i due che era cominciata quando i due erano adolescenti e non aveva mai dato segni di cedimento? Difficile dire di più senza anticipare troppo della trama. Il libro è scritto dal punto di vista cronologico al contrario, inizia praticamente dalla fine e racconta con continui salti all’indietro, in epoche sempre diverse, la storia dell’amicizia dei due ragazzi, fino ad arrivare di nuovo alla famosa festa per i quarant’anni di Ben.

Un libro dalla trama intrigante, basata sull’intreccio del racconto tra passato e presente e sul gioco di non far capire al lettore cosa è accaduto tra i due amici durante la vita passata ed in particolare la sera della festa e perché Martin si trova ad essere interrogato dalla polizia. Il libro tratta il tema dell’amicizia tra due adolescenti, come l’amicizia si trasforma con il passare del tempo. Le differenze sociali impediranno che l’amicizia rimanga quella disinteressata ed ingenua delle prime fasi e il rapporto tra i due diventerà un rapporto di reciproca convenienza. E chi sarà alla fine il vero opportunista? Il povero ragazzo affascinato da quello ricco e bello che farà di tutto per diventarne amico o quello ricco che scoprendo l’influenza che ha sull’amico povero la userà a suo vantaggio?

Di questo libro ho apprezzato la trama, interessante e con un intreccio ben congegnato, ma ho trovato i personaggi leggermente senza mordente. Il finale poi non mi è sembrato all’altezza del resto della trama lasciandomi un senso di incompletezza.

Punizione

index

Titolo: Punizione

Autore: Elizabeth George

Editore: Longanesi

Traduzione: Annamaria Biavasco e Valentina Guani

Punizione è il ventesimo romanzo di Elizabeth George con protagonista l’ispettore Lynley, ancora una volta in coppia con il sergente Barbara Hayers.

Ian Druitt è un diacono di Ludlow che viene trovato cadavere nel commissariato di zona, dove era trattenuto in custodia cautelare. Era accusato di un crimine tra i più disumani che possano esistere, eppure tanto diffuso negli ambienti ecclesiastici. Le indagini hanno archiviato il caso come suicidio, ma la famiglia Druitt, facoltosa e molto ben inserita in ambienti politici che contano, rifiuta di credere che il figlio si possa essere suicidato e soprattutto che possa essere coinvolto in atti di pedofilia. Le pressioni della famiglia ottengono che New Scotland Yard si occupi del caso con molta cura e dedizione. Vengono inviate sul posto ad indagare il sergente Barbara Hayers e il suo capo Isabelle Ardery. Il supplemento di indagine non porta a novità di rilievo e le due inviate tornano a casa senza novità di rilievo, almeno apparentemente. Sarà grazie all’intuito e alla determinazione di Barbara se l’indagine riuscirà ad incanalarsi nella giusta direzione ed individuare la fitta rete di intrecci che si nascondono dietro la morte di Druitt.

Il romanzo è scritto in modo impeccabile, con descrizioni dei luoghi e delle situazioni molto accurate e dettagliate, con i caratteri dei personaggi ben definiti. La trama come al solito nel romanzi di Elizabeth Geroge è molto complessa e le connessioni tra i vari personaggi e le diverse storie non sono semplici da capire in anticipo, bisogna arrivare quasi alla fine della storia per riuscire a collegare il tutto. I rapporti personali tra i vari protagonisti del gruppo di investigatori tengono banco quasi come il procedere dell’inchiesta e costituiscono una parte significativa della storia, in particolare la situazione personale di Isabelle Ardery, costretta ad affrontare un periodo molto difficile della sua vita, tra il divorzio, i problemi di alcool e le difficoltà professionali. Un bel thriller, da leggere quando si ha qualche giorno libero, altrimenti la lettura si prolungherebbe per troppo tempo, 682 pagine non sono uno scherzo.

I Leoni di Sicilia

index

Titolo: I Leoni di Sicilia – La saga dei Florio

Autore: Stefania Auci

Editore: EditriceNord

Il libro racconta la storia della famiglia Florio a partire dal 1799 fino al 1868. Una famiglia originaria della Calabria che si trasferì a Palermo alla ricerca di una condizione economica migliore. Una storia di persone coraggiose, dedite al lavoro, ambiziose e desiderose di dare ai propri familiari un futuro migliore. La storia di una famiglia di successo, raggiunto dopo tanti anni di sacrifici e tante sofferenze, sopportando ingiurie e soprusi, ma sempre sostenuti dalla determinazione, dalla voglia di arrivare, dall’ambizione di riscattare una sorte umile, per combattere un destino che sembrava sempre avverso. Una storia interessante ma in fondo simile a quella di tante altre famiglie italiane che hanno saputo creare fortune partendo da attività commerciali o industriali, ma che non hanno trovato una scrittrice come Stefania Auci che ne raccontasse la storia in un libro eccellente come questo “I Leoni di Sicilia”.

Quello che rende speciale questo libro, è il modo in cui è narrata la saga familiare. Il libro unisce la storia indubbiamente interessante della famiglia Florio con una capacità narrativa di Stefania Auci straordinaria nel descrivere i caratteri dei protagonisti, di raccontarne i sentimenti, la bontà, la cattiveria, l’egoismo, la voglia di arrivare, l’ambizione, l’odio e l’amore. Il testo contiene alcuni inserti in siciliano, utilizzati a regola d’arte, per rafforzare i concetti di cui si sta parlando, sfruttando con maestria quella potenza espressiva tipica della “lingua siciliana”. Ogni capitolo ha una introduzione che riassume i principali fatti politici e sociali che hanno contrassegnato il periodo di cui si sta per parlare, riuscendo a spiegare in modo analitico e preciso le scelte strategiche ed imprenditoriali che hanno caratterizzato l’ascesa della famiglia Florio, raccontando le gesta dei protagonisti non solo da un punto di vista storico ma anche “geopolitico” ed economico, spiegandone la grandezza delle intuizioni imprenditoriali e la capacità di innovare con semplicità e chiarezza. La storia è narrata con uno stile schietto, diretto, senza troppi romanticismi, ma con molto realismo, per una lettura appassionante. La copertina mi aveva ingannato. Raffigura due uomini ed una donna, ben vestiti, capigliature molto curate, sullo sfondo il mare, un’atmosfera di benessere, di ricchezza. E’ il ritratto di persone appartenenti all’alta società o alla nobiltà, disegnato da un famoso pittote italiano, noto per i suoi ritratti di persone apartenenti alla nobiltà. Mi aspettavo una storia romantica, sdolcinata, poco adatta ai miei gusti. Invece mi sono dovuto ricredere fin dalle prime pagine. Il libro racconta la saga dei Florio come fosse un libro di azione o di avventura, con un ritmo elevato, senza tempi morti, tenendo sempre altissima l’attenzione del lettore. Una storia segnata da molta sofferenza, dal sudore e dalla fatica, dall’ostilità di coloro che vedevano nella ricchezza dei Florio solo il risultato del lavoro di faccendieri senza sangue nobile, pertanto poco meritevoli di tale successo, raccontata con passione e lucidità, senza eccessi di sentimentalismo ma con raffinata sensibilità.

Una banda di idioti

index

Titolo: Una banda di idioti

Autore: John Kennedy Toole

Editore: Marcos Y Marcos

Traduzione: Luciana Bianciardi

Ho scoperto questo libro per caso, sentendone parlare durante la pausa pranzo di una calda giornata lavorativa. Ho ascoltato per caso il dialogo tra due colleghe che parlavano delle loro letture del momento ed ho sentito per la prima volta il titolo “Una banda di idioti”. Ho scoperto che è un libro uscito nel 1980, undici anni dopo il suicidio dell’autore, grazie agli sforzi della madre di Toole che riuscì a fare pubblicare il libro dopo numerosi rifiuti degli editori. Il libro ebbe un grande successo e vinse anche il premio Pulitzer per la narrativa nel 1981. Non potevo non comprare subito un libro con una storia del genere.

La trama è ambientata a New Orleans negli anni sessanta. Il protagonista è Ignatius Reilly, un grosso, grasso ed inetto fannullone, che a trent’anni vive ancora con la madre senza nessuna intenzione di cercarsi un lavoro. Non ha mai lasciato New Orleans, solo una volta ha viaggiato con la corriera ed è stata una avventura per lui da non ripetere mai più nella vita. La madre di Ignatius, Irene Reilly, alla guida della sua vettura, distrugge parte di una abitazione e l’ammontare dei danni provocati dall’incidente, mette in crisi le scarse finanze della famiglia. Irene convince il più che riluttante Ignatius a cercarsi un lavoro per aumentare le entrate della famiglia ed evitare il pignoramento della loro abitazione. Inizia la grottesca ed esilarante avventura nel mondo del lavoro di Ignatius. Descrivere la personalità del protagonista non è affatto semplice. Grande ammiratore della filosofia medioevale, in particolare del filosofo Boezio, lamenta la mancanza di teologia e di geometria del mondo moderno, è convinto di essere nato nel momento sbagliato e che i continui fallimenti della sua vita siano solo il risultato di un disegno del destino a lui avverso. Mangia in quantità smodate ingrassando continuamente, vestendosi in modo anacronistico, con scarsa igiene personale ed una continua emissione di effluvi gassosi che fuoriescono dalla bocca (rutti). In pratica una persona insopportabile e impresentabile. Ignatius si sente circondato da idioti mediocri incapaci di riconoscere il suo genio e quando i continui inevitabili fallimenti che accompagnano le sue azioni quotidiane si manifestano lui è sempre più caparbiamente convinto di non esserne responsabile, attribuendo la colpa al destino avverso e comunque all’idiozia dei comportamenti altrui. Gli altri personaggi del libro che condividono le avventure con Ignatius, sono tutte figure inette e improbabili, come la madre Irene, l’amica epistolare Myrna vera e propria istigatrice di molti comportamenti assurdi di Ignatius, i vari colleghi di lavoro, i poliziotti, i vicini di casa. Tanti idioti che partecipano alle avventure dell’idiota più grande di tutti, con comportamenti esagerati e paradossali, quasi a rappresentare i possibili estremi dell’indole umana.

Un romanzo grottesco, con alcuni comportamenti dei protagonisti talmente fuori di testa da risultare quasi irritanti, ma che nel contesto della storia risultano quasi naturali. Ignatius è un eterno ragazzo, viziato e cresciuto in un ambiente troppo protettivo e pronto a giustificare tutti i suoi insuccessi, con una madre incapace di troncare il legame ossessivo ed esagerato con un figlio che alla fine neanche apprezza tutti gli sforzi materni. Ignatius non vuole confrontarsi con il mondo esterno e trova comodo rifugio nella casa materna, dove può fare tutto quello che vuole, senza dover rendere conto a nessuno, trovando sempre la madre pronta a giustificare ogni sua corbelleria. Ma prima o poi il mondo va affrontato e per le persone normali inizia una fase di crescita e di cambiamento ma non per Ignatius, che nonostante una lunghissima serie di disavventure e di disastri da lui provocati, riesce sempre a rimanere identico a se stesso, ossia l’idiota per eccellenza.

John Kennedy Toole ha scritto un libro surreale, che ad alcuni non piacerà, ma che altri potranno considerare un vero capolavoro. Un libro critico nei confronti della società americana e in qualche modo profetico, dato che ha saputo anticipare ed immaginare alcuni fenomeni che ancora dovevano manifestarsi completamente all’epoca in cui è stato scritto. Un libro speciale, sia per la sua storia che per il contenuto, assolutamente da non perdere.